L’Università pubblica a rotoli

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Transcript della presentazione:

L’Università pubblica a rotoli Quest’estate è stata approvata la legge 133 che prevede tagli dei finanziamenti statali alle strutture pubbliche Fra queste, l’Università!! Complessivamente, i tagli per gli Atenei saranno di 1,5 miliardi di euro, distribuiti su 5 anni In più è stato deciso il blocco delle assunzioni (vedi oltre)

Blocco del turnover e delle assunzioni: Per ogni 5 docenti che vanno in pensione, ne verrà assunto uno solo, mancheranno dunque docenti per corsi, esami, tutor, ecc. Fino al 2012, non avremo nuovi concorsi per ricercatori, professori associati e professori ordinari: né nuovi assunti, né scatti di carriera. I soldi così risparmiati non rimarranno alle Università, ma torneranno allo Stato centrale: altro taglio!!

Per circa la metà degli Atenei italiani, tra cui Firenze Siena e Pisa, questi tagli significano solo una cosa: BANCAROTTA Per fronteggiare l’emergenza creata dal provvedimento, il governo ha anche proposto, nella stessa legge, una curiosa scappatoia:

Legge 133,Art. 16. (…) Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato (…) N.B. Possono, non vuol dire che debbano: ma di fatto i tagli sui finanziamenti non lasciano altra scelta.

La fondazione è un ente di proprietà di chi lo finanzia (banche, imprese, case farmaceutiche, anche enti pubblici). I proprietari si daranno un nuovo statuto e nuovi regolamenti per la gestione, l' amministrazione e la contabilità, al fine di perseguire i propri scopi.

Infatti, come scritto al comma 4 dell’ articolo 16: “Le fondazioni universitarie… perseguono i propri scopi…”. NON IL BENE PUBBLICO! Per ribadire la differenza: Un soggetto pubblico ha come suo unico fine un bene :es.Scuola e Università: conoscenza e formazione Sistema Sanitario: prevenzione e cura delle malattie Sistema Previdenziale: tutela dei soggetti deboli eccetera

Per una fondazione di diritto privato invece, qualsiasi sia il suo ambito d’azione, il fine primo è mantenere il bilancio in pareggio (vedi il codice civile), obiettivo che essa può perseguire con ogni mezzo.

Per un’ università pubblica, le uniche entrate sono: - Il fondo erogato dal Ministero dell’Istruzione (FFO, quello che verrà tagliato di 1,5 mld) - Le tasse studentesche, non più del 20 % del FFO - Qualche spicciolo dai privati, esclusivamente per la ricerca specialistica Per una fondazione universitaria(di diritto privato), le entrate sarebbero: -I fondi stanziati dai proprietari (le suddette banche, imprese,ecc.), più eventuali lasciti di benefattori (!) -Le tasse studentesche, non più limitate ad un tetto massimo (potranno arrivare ai 10.000 € annui della Bocconi) -Qualche spicciolo dal Ministero delle Finanze

Quali saranno dunque le conseguenze della privatizzazione?

Per gli studenti e le loro famiglie Le tasse universitarie schizzeranno a livelli esorbitanti per coprire il buco di bilancio (per Firenze, è stato calcolato come probabile 6.000 € annui). Molti studenti non potranno permettersi di accedere all’Università. I corsi saranno decisi dai proprietari dell’Università, secondo i propri interessi Per aumentare l’efficienza, il numero chiuso sarà probabilmente inserito in ogni facoltà.

Per i dipendenti dell’Università Già nella legge 133 è previsto il BLOCCO delle assunzioni e del turnover Le garanzie sui contratti (stipendi, ferie, malattia, ecc.) non sono previste dalla legge, ma affidate ai proprietari, che potranno dunque utilizzare precariato, stipendi diversi per i docenti più quotati, e così via.

Per l’Italia La ricerca sarà finanziata prevalentemente dai privati. La ricerca di base non sarà più assicurata, perché non dà garanzie di profitto immediato La ricerca applicata sarà indirizzata solo verso quei progetti che possono portare un profitto alla fondazione

Poiché è sempre stata la ricerca di base a compiere le scoperte che hanno fatto progredire la scienza, c’è il serio rischio di rimanere fermi sul piano dell’innovazione scientifica, tecnologica e culturale.

A Firenze la situazione è grave L’Università è indebitata, anche a causa della cattiva gestione, e vende immobili per tamponare i debiti! Questi tagli saranno il colpo di grazia: è probabile che l’anno prossimo l’Ateneo non possa pagare gli stipendi ai docenti, e debba scegliere tra commissariamento e privatizzazione

E’ per questo che ricercatori e docenti sono da mesi in agitazione, è per questo che molti consigli di facoltà hanno espresso preoccupazione per l’accaduto, è per questo che Agraria e Scienze hanno sospeso la didattica, e per questo che centinaia, migliaia di studenti stanno partecipando alle iniziative di protesta!

E’ perché vogliamo che i tagli indiscriminati siano ritirati, che si apra un confronto tra governo e Atenei per decidere insieme come razionalizzare le spese, è perché vogliamo che si investa sull’Università pubblica e sulla ricerca libera, come tutti i Paesi civili!

E’ perché non vogliamo che la nostra e altre Università scompaiano da un anno all’altro lasciandoci a terra, oppure siano costrette al salto nel buio di una privatizzazione senza criterio!

Convincere il governo è un obiettivo difficile ma necessario Convincere il governo è un obiettivo difficile ma necessario. Per riuscirci abbiamo bisogno dell’energia e della determinazione di chiunque abbia a cuore questi valori, indipendentemente dal suo schieramento politico

Perciò stavolta partecipare si deve, e saltare qualche lezione si può, perché il rischio di perdere il diritto all’Università dall’anno prossimo, è reale.

Speriamo allora di vederti al nostro fianco uno di questi giorni! Gli Studenti per l’Università pubblica