La filosofia di fronte alla guerra

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La filosofia di fronte alla guerra 2. Hegel Lezioni d'Autore

L’olismo politico Prospettiva teorica che tratta la comunità politica come se fosse un intero (holon) e gli individui che la compongono come sue parti. Questo punto di vista è affine alla riflessione politica di Hegel, e in particolare alla sua concezione dello Stato e della dialettica che s’impone tra gli Stati.

Stato e individuo Nella Repubblica, Platone sostiene che il medesimo schema della giustizia possa essere applicato sia al singolo sia alle comunità: è una posizione da ritenersi olistica? Come nella teoria politica organicistica, le parti del corpo hanno senso e funzionalità solo dentro l’organismo cui appartengono, così i cittadini hanno senso e valore esclusivamente in quanto parti dello Stato, del tutto che li ricomprende.

Salus rei publicae suprema lex? È possibile riferirsi al tutto e alle parti attraverso un unico imperativo razionale, oppure è necessario evidenziare due norme: una per gli individui in quanto parti del tutto e una per il tutto in quanto intero? Per gli individui il giusto si esprime comportandosi in modo funzionale al mantenimento della comunità? Il tutto, in quanto unità sostanziale, può legittimamente mirare esclusivamente alla propria durata?

J. Schlesinger, G. W. F. Hegel, 1831

Lo Stato come organismo Hegel sostiene che lo Stato ‘fonda’ logicamente i cittadini, i quali trovano il proprio senso in esso. Lo Stato è un organismo che costituisce quell'unità in vista di cui le membra sono poste. Lo Stato richiede per sussistere una costituzione, che rivela la dimensione etica, spirituale e collettiva del proprio popolo.

I rapporti tra gli Stati Poiché ogni Stato si presenta come un individuo compiuto in sé stesso e autonomo dagli altri, le relazioni tra gli Stati non possono essere eticamente solidali. I rapporti che si vengono a stabilire tra gli Stati ricordano proprio quelli tra individui atomizzati. Il principio fondamentale che ne regola le relazioni è la sovranità di ciascuno  gli Stati stanno tra loro come uomini nello stato di natura, guidati solo dalla loro volontà particolare.

L’alto valore morale della guerra Dalla dialettica fra gli Stati si sviluppa l'intera storia umana e proprio in questa opposizione il ricorso alla guerra garantisce non solo la risoluzione delle controversie, ma esprime un alto valore morale perché: “preserva i popoli dalla putredine cui sarebbero ridotti da una pace duratura o addirittura perpetua” (Lineamenti della Filosofia del Diritto § 324).

La guerra nel sistema hegeliano Il sistema hegeliano si prefigge di dar conto della struttura razionale della realtà, per cui l’Assoluto si manifesta in ogni epoca, in ogni popolo e in ogni eroe. Il conflitto, la vittoria, la sconfitta sono i modi in cui si dispiega l’Astuzia della Ragione. La storia illustra come la guerra abbia sempre fatto parte degli affari umani  risolutrice dei conflitti tra imperi prima e Stati poi.

L’espressione dello Spirito del popolo Hegel, a differenza di Kant e dei giusnaturalisti, nega: la dottrina del contrattualismo come fondamento dello Stato moderno la validità di qualsiasi ordinamento cosmopolitico che possa subordinare l’autorità del singolo Stato, in quanto quest’ultimo e la sua legalità sono l’espressione dello Spirito del popolo e l’incarnazione storica della Ragione stessa.

La guerra e il metodo dialettico La storia è testimone delle guerre, della violenza, della sconfitta e della morte  aspetti in piena conformità con il ruolo che la negazione ha nel metodo dialettico hegeliano, la dimensione storica del male non è che il momento necessario che prelude a un bene superiore.

Storia e passioni individuali Gli individui con le loro passioni sono mezzi utilizzati dalla Ragione perché nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione. Il Weltgeist (lo spirito del mondo) si manifesta nei popoli e nei grandi eroi storici che sanno cogliere le linee di sviluppo della storia portandola a compimento. Lo Spirito si serve di loro per compiere i propri disegni.

Fichte e i Discorsi alla nazione tedesca (1807-1808) Battaglia di Jena e invasione napoleonica della Prussia: modificano in senso nazionalistico la concezione politica di Fichte. L’educazione del popolo tedesco va ripensata e riformata per far sentire ciascuno come parte della totalità nazionale. Il senso di appartenenza alla germanicità originaria ha un fondamento di carattere etico-politico: l’amor di patria è un sentimento che nasce dal desiderio di eternità di ciascuno.

Discorso VIII “Eternare sé stessi è, dunque, eternare la propria comunità: ed è per questo che un popolo forte e debitamente consapevole di sé può essere composto solo da individui disposti a dare fino all’ultima goccia del proprio sangue per garantirne la sopravvivenza.”

Il popolo, la lingua, la patria tedeschi Il deutsche Volk è l’unico in grado di farsi carico della “nuova educazione” per i suoi caratteri originari, conservati inalterati, a partire dalla lingua priva di barbarismi che ha permesso di mantenere intatta la propria cultura: “L’importanza della lingua deriva dal fatto che essa, la sua struttura, il suo lessico, sono la fonte basilare dei pensieri di un individuo”. “La lingua tedesca è una lingua pura, originale, trasformatasi per sviluppo interno, e per questo paragonabile a un’altra lingua originale come la greca.”

La purezza della comunità tedesca Il sangue non si è commisto ad altre stirpi in quanto “quel ramo dei Germani venuti dall’Asia, insediatisi nell’Europa centro-settentrionale non abbandonò più questo loro insediamento”. La patria segnata nel caso della Germania dagli insegnamenti di Lutero (che le ha permesso di mantenere separati Stato e Chiesa) e di Kant, è il fattore unificante.

L’ultimo Discorso Fichte vuole risvegliare la nazione e scuoterla dal torpore nel quale è caduta, sancito dalla sconfitta prussiana. A proposito del concetto di nazione, distingue argomentazioni relative a: lingua come elemento strutturale e coesivo della comunità; discendenza: il legame tra le generazioni.

FINE Lezioni d'Autore