SIGMUND FREUD (Freiberg Londra 1939)

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Transcript della presentazione:

SIGMUND FREUD (Freiberg 1856- Londra 1939)

OPERE 1892-1895 Studi sull'isteria 1899 L'interpretazione dei sogni 1901 Psicopatologia della vita quotidiana 1905 Tre saggi sulla teoria sessuale; Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio 1912-1913 Totem e tabù 1915 Metapsicologia; Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte 1915-1917 Lezioni di Introduzione alla psicoanalisi 1920 Al di là del principio di piacere 1921 Psicologia delle masse e analisi dell'io 1923 L'io e l'es 1927 Avvenire di un’illusione 1929 Il disagio della civiltà 1932 Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni) 1908: si tiene a Salisburgo il primo Congresso internazionale di psicoanalisi 1910: fondazione della Società psicoanalitica internazionale per opera del Congresso di Norimberga

1860: la famiglia di Freud si trasferisce a Vienna BIOGRAFIA 1856: Sigmund Freud nasce a Freiberg, piccolo centro della Moravia, alla periferia dell’Impero asburgico 1860: la famiglia di Freud si trasferisce a Vienna 1874: Freud si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Vienna 1882-85: lavora all’ospedale di Vienna, ma non ha una vera vocazione per la professione di medico (studi di neuropatologia e di psicopatologia) 1885: si reca dal grande psichiatra francese Jean Martin Charcot, che sta conducendo interessanti ricerche ed esperimenti per lo studio dell’isteria, usando il metodo ipnotico, presso l’ospedale psichiatrico della «Salpetrière» Esiti di queste ricerche: l’isteria è una malattia di origine psichica, che come altre psiconevrosi si esprime in fenomeni somatici come, per esempio, la paralisi di arti 1886: Freud apre un suo gabinetto di consultazioni mediche per la cura delle nevrosi 1895: Freud, insieme a Joseph Breuer, con cui aveva analizzato il famoso caso della signorina Anna O., pubblica gli Studi sull’isteria, primo passo nella scoperta dell’inconscio

DAL METODO CATARTICO AL METODO DELLE ASSOCIAZIONI LIBERE Breuer usava il metodo catartico, in cui l’ipnosi veniva utilizzata per far raccontare alla paziente tutto ciò che opprimeva il suo animo. Viene confermata l’origine psichica della malattia Emerge il meccanismo della RIMOZIONE come causa dei fenomeni psiconevrotici: operazione inconscia ed automatica con cui il soggetto respinge o mantiene nell’inconscio rappresentazioni che confliggono con la coscienza e sono da questa vissute come intollerabili. Viene in primo piano l’esistenza di uno psichismo inconscio, ovvero di una parte della psiche che sfugge al controllo dell’io, che rimane ad esso sconosciuta e che opera attivamente esercitando pressioni sulla coscienza, che viene pesantemente condizionata. Il sintomo psiconevrotico è l’esito di un compromesso tra i contenuti rimossi nell’inconscio, che tendono a tradursi in un comportamento cosciente e la coscienza rimovente. Viene ripensato il rapporto tra fisico e psichico, che la medicina tradizionale concepiva in termini dicotomici; davanti al terapeuta sta l’essere umano intero e indiviso.

1896: rottura con Breuer per l’importanza che Freud attribuisce alla SESSUALITA’ e, di conseguenza, alla rimozione degli impulsi sessuali, come elemento scatenante dell’isteria. Freud adotta il metodo delle associazioni libere (colloquio psicoanalitico). Emerge il fenomeno delle RESISTENZE: forze che, responsabili della rimozione che è all’origine della psiconevrosi, si oppongono alla riannessione alla coscienza del materiale rimosso. TRANSFERT: perché ci sia la guarigione, la presa di coscienza conoscitiva rispetto ai contenuti rimossi, deve accompagnarsi ad una riattualizzazione pratico-emotiva dell’esperienza vissuta. Il paziente deve tornare a vivere il passato nel presente e tenderà a trasferire il proprio desiderio rimosso nella persona dell’analista. La psicoanalisi non si risolve in una semplice tecnica esplorativa dell’inconscio a fini terapeutici , ma ben presto viene a proporsi come teoria generale del funzionamento psichico dell’individuo (non solo di quello malato, ma anche di quello sano). Cade la rigida separazione che tradizionalmente si imponeva tra normalità e patologia (per cui l’individuo psichicamente disturbato era un «estraneo» da emarginare). Nevrotico e individuo sano non si distinguono per la modalità di funzionamento della loro psiche ,che è la medesima in entrambi, ma solo per la rilevanza quantitativa che nel primo assumono i processi della rimozione e le sintomatologie. Dal 1986 Freud si sottopone ad autoanalisi e scopre l’importanza dell’interpretazione dei sogni e la sessualità infantile, i due fondamenti della psicoanalisi come teoria generale.

LE DUE TOPICHE Freud rifiuta la concezione dell’io come unità semplice che coinciderebbe con la coscienza e sostiene che la PSICHE E’ UN’UNITA’ COMPLESSA, COSTITUITA DA DIVERSI SISTEMI, DOTATI DI DIVERSE FUNZIONI E DISPOSTI IN UN CERTO ORDINE COME METAFORICI LUOGHI (TOPOI) PSICHICI TOPICA: STUDIO DEI LUOGHI O DELLE REGIONI DELLA PSICHE I TOPICA: si trova esposta nel VII capitolo dell’Interpretazione dei sogni (1899) II TOPICA: si trova esposta nell’opera L’ Io e l’Es (1923) P-C = percettivo-conscio Prec. = preconscio

I TOPICA CONSCIO: funzione di quel sistema percettivo, collocato alla periferia dell’apparato psichico, che ci permette di ricevere informazioni dal mondo esterno (qualità sensibili dei corpi) e da quello interno (sentimenti di piacere e di dolore e ricordi) PRECONSCIO: sistema, attiguo alla coscienza, in cui si raccolgono tutti quei contenuti che, pur essendo latenti, sono facilmente riconducibili alla coscienza (ricordi) INCONSCIO: contenuti che stabilmente sfuggono alla coscienza perché soggetti a rimozione. Questi contenuti possono riaffiorare alla coscienza deformati e travestiti (nei sogni, nelle dimenticanze, nei lapsus, nei sintomi delle malattie psiconevrotiche) ma la terapia psicoanalitica è in grado di eliminare questi effetti delle forze rimoventi.

SOGNO E LAPSUS COME FORME DEL DESIDERIO Interpretazione dei sogni (1899): opera che segna la data di nascita della psicoanalisi Sogno: «via regia» per condurre a fondo l’esplorazione dell’inconscio, in quanto i meccanismi che stanno a fondamento della formazione onirica sono i medesimi che danno luogo ai sintomi psiconevrotici. Il sogno viene definito come APPAGAMENTO ALLUCINATORIO DI UN DESIDERIO (rimosso) È una costruzione della nostra fantasia che viene da noi vissuta come se fosse reale; si presenta come un’esperienza allucinatoria simile a quella che caratterizza la malattia mentale E’ caratterizzato da assurdità ed incoerenza, non sottostà al principio di non contraddizione Presenta un CONTENUTO MANIFESTO (risultato di un compromesso) E UN CONTENUTO LATENTE, CHE CONFERISCE SIGNIFICATO AL SOGNO. La resistenza è presente sotto forma di censura, che permette ai contenuti rimossi di emergere solo a patto di camuffarsi e presentarsi sotto altre sembianza, non immediatamente riconoscibili. Nel sogno si verifica un «ritorno all’infanzia» in quanto desideri antichi si fanno rappresentare e veicolare da desideri recenti In esso, inoltre, si esprimono anche dimensioni culturali che trascendono lo psichismo individuale (presenza di simbolismi ricorrenti nei sogni di individui fra loro diversi)

ALTRE OPERE 1901: Psicopatologia della vita quotidiana 1905: Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio 1905: Tre saggi sulla teoria sessuale LA SCOPERTA DELLA SESSUALITA’ INFANTILE (il bambino come essere sessualmente «perverso» e «polimorfo») COMPLESSO DI EDIPO E FORMAZIONE DEL SUPER-IO La sessualità ed il complesso edipico hanno un ruolo fondamentale nella strutturazione della personalità dell’individuo Il superamento del complesso edipico è legato al «complesso di castrazione» Il bambino per timore della punizione (angoscia per la minaccia di castrazione che avverte provenire dal suo potente rivale, il padre, decide di porre fine al complesso edipico, rinunciando all’amore esclusivo per la madre). La FASE DI LATENZA SESSUALE (dalla fine di questa tempesta emotiva al risveglio della pubertà) produce la rimozione di tutta l’esperienza sessuale infantile, che sprofonda nell’oscurità dell’inconscio. 1920: Al di là del principio di piacere PRINCIPIO DI PIACERE: secondo l’impostazione panedonista (il piacere è il fine della vita) il principio di piacere rientra tra i processi più antichi, originari dello psichismo e caratterizzanti il sistema inconscio (processi primari) e mira ad ottenere il piacere. IL PRINCIPIO DI REALTA’: si trova a fondamento del processo secondario e subentra al principio di piacere imponendogli la rinuncia alla soddisfazione immediata e totale dei propri desideri. Non si tratta di rinunciare al principio i piacere, ma di integrarlo con quello di realtà per una sua migliore salvaguardia. Le PULSIONI LIBIDICHE (SESSUALI) rimangono a lungo sotto il controllo del principio di piacere e non si traducono mai interamente in processi coscienti; proprio questo loro ritardo a tener conto della realtà determinerebbe la comparsa di sintomi nevrotici (ogni volta che le pulsioni sessuali appaiono incompatibili con l’integrità dell’io verrebbero sottoposte ad una violenta rimozione).

1915: Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte DAL PANEDONISMO AD UNA INTERPRETAZIONE DUALISTICA DELLA VITA PULSIONALE: EROS E THANATOS 1915: Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte Gli impulsi aggressivi di cui si vieta al singolo l’appagamento vengono considerati leciti durante la guerra, quando diventano espressione di una collettività 1920: Al di là del principio di piacere Concezione dualistica della vita pulsionale: a fianco del principio di piacere (con le sue pulsioni libidiche oggettuali o narcisistiche) che ora prende il nome di EROS opera un principio di morte (con le sue pulsioni di morte), THANATOS, che è presente, intrecciata alle pulsioni di vita, in ogni forma di vita, come se nella sostanza vivente vi fosse la tendenza a tornare alla disgregazione dello stato inorganico da cui tale sostanza una volta è emersa. Ogni vivente muore, la «meta di tutto ciò che è vivo è la morte». Coazione a ripetere presente nei pazienti con nevrosi traumatiche (desiderio masochistico di provare dolore)

II TOPICA 1923: l’Io e l’Es ES: complesso delle oscure forze pulsionali che costituiscono la matrice originaria della personalità; è fondamentalmente inconscio; ignora tutto ciò su cui è impostata la vita cosciente, dalle categorie del pensiero logico alla distinzione fra bene e male. Il suo nucleo originario è costituito dalle pulsioni a cui i aggiungono i materiali via via rimossi. lO: seconda formazione dell’apparato psichico, che verrebbe differenziandosi nel seno steso dell’Es, costituendone quella parte periferica ed epidermica che, a diretto contatto, tramite il sistema sensorio-percettivo, con la realtà esterna, si sarebbe venuta organizzando in modo cosciente. Una profonda novità rispetto alla prima topica consiste nel fatto che anche l’Io è, almeno in parte, inconscio. L’Io detiene il controllo della motilità e della percezione, l’esame della realtà, il pensiero logico, ma, al tempo stesso, si difende dalle spinte pulsionali provenienti dall’Es e lo fa in modo inconscio. SUPER-IO: formazione che si costituirebbe nel momento del superamento del complesso edipico, quando il bambino, rinunciando ai desideri edipici, colpiti dal divieto parentale, si identifica con i genitori, interiorizzandone esigenze e divieti, che si arricchiranno successivamente mediante il riferimento ad altre figure educative (insegnati, sacerdoti) ed ai modelli ideali, morali e religiosi proposti dalla società. La sua funzione è quella del censore e del giudice severo, che rimprovera e induce nell’individuo il rimorso e il senso di colpa. L’IO svolge la difficile funzione di mediatore fra le opposte richieste dell’Es e del Super-io

L’UOMO UN ANIMALE NEVROTICO E INFELICE 1912-1913: Totem e tabù: alcune concordanze tra la vita psichica dei selvaggi e i nevrotici L’avvenire di un’illusione La religione è considerata come la conseguenza del bisogno umano di trovare una compensazione alle angosce, come un pensiero consolante, con effetto «narcotico» per chi non riesce ad affrontare con le sole sue forze la durezza della realtà (ateismo di Freud) 1929: Il disagio della civiltà La civiltà può affermarsi solo a prezzo della repressione della pulsioni sessuali e, di conseguenza, di una sempre più ampia diffusione delle nevrosi SUBLIMAZIONE: la società impone all’individuo di rinunciare a desideri e pulsioni, la cui carica energetica desessualizzata viene posta al servizio degli scopi della società, attraverso il meccanismo della sublimazione per cui la pulsione sessuale distolta dalla sua naturale destinazione viene impiegata nella scienza, nelle arti, e in ogni altra prestazione utile alla società.

Il disagio della civiltà Scritta nell'intervallo tra le due Guerre Mondiali, allorché il mondo si trovava in uno stato d'instabilità politica, economica e psicosociologica molto elevato, quest'opera mette la psicoanalisi alla prova sul terreno della sociologia. L'intento di Freud è da ricondurre al volere dimostrare ciò che nel primo capitolo è espresso en passant: "nella vita psichica il passato può essere conservato e non necessariamente va distrutto". Ora il passato arcaico è legato alle pulsioni, che continuano a funzionare secondo la logica loro propria dell'appagamento, e la Civiltà si definisce come una struttura di controllo, di repressione e di canalizzazione delle pulsioni. Il conflitto perenne tra natura e cultura è il tema centrale del saggio. "il programma del principio del piacere stabilisce lo scopo dell'esistenza umana. Questo principio domina il funzionamento dell'apparato psichico fin dall'inizio; non può sussistere dubbio sulla sua efficacia, eppure il suo programma è in conflitto con il mondo intero, tanto con il macrocosmo quanto con il microcosmo. E' assolutamente irrealizzabile, tutti gli ordinamenti dell'universo si oppongono ad esso; potremmo dire che nel piano della Creazione non è incluso l'intento che l'uomo sia felice" (p. 568). "il senso di felicità derivante dal soddisfacimento di un moto pulsionale selvaggio, che l'Io non controlla in alcun modo, è incomparabilmente più intenso di quello che si ottiene saziando una pulsione addomesticata" (p. 571)

Il disagio della civiltà La sofferenza minaccia l'uomo da tre parti: "dal nostro corpo che, destinato a deperire e a disfarsi, non può eludere quei segnali di allarme che sono il dolore e l'angoscia, dal mondo esterno che contro di noi può infierire con forze distruttive inesorabili e di potenza immane, e infine dalle nostre relazioni con altri uomini. La sofferenza che tra origine dall'ultima fonte viene da noi avvertita come più dolorosa di ogni altra; propendiamo a considerarla in certo qual modo un ingrediente superfluo, quantunque possa essere non meno fatalmente inevitabile della sofferenza di provenienza diversa" (pp. 568 - 569). Contro la sofferenza l'uomo pone in azione diverse strategie: la più rozza è l'intossicazione chimica, un'altra più ambiziosa è la mortificazione dei desideri, un'altra ancora è la sublimazione, vale a dire smistare le spinte pulsionali verso obbiettivi elevati (scienza, letteratura, arte, religione), un'altra infine è l'amore, che si avvicina all'obbiettivo più di tutte le altre ma espone essa stessa al rischio della delusione e della perdita della persona amata. Occorre riconoscere però che "il programma impostoci dal principio di piacere (raggiungere la felicità) è irrealizzabile; tuttavia non dobbiamo, anzi non possiamo abbandonare il tentativo di accostarci a questo adempimento.

Il disagio della civiltà Si possono prendere molte strade diverse in questa direzione; o mettere innanzi il contenuto positivo della meta: il conseguimento del piacere, oppure il contenuto negativo: l'elusione del dispiacere. Per nessuna di queste strade possiamo ottenere tutto ciò che desideriamo… la saggezza che nasce dall'esperienza della vita ci consiglierà di non attenderci tutto il soddisfacimento da una sola aspirazione" (p. 575). "è impossibile ignorare in quale misura la civiltà sia costruita sulla rinuncia pulsionale, quanto abbia come presupposto il non soddisfacimento (repressione, rimozione o che altro?) di potenti pulsioni. Questa "frustrazione civile" domina il vasto campo delle relazioni sociali degli uomini" (p. 587). Di tale frustrazione occorre considerare due aspetti: il primo riguarda l'Eros. «Non v'è dubbio che la civiltà odierna intende permettere le relazioni sessuali solo sulla base di un legame unico e indissolubile tra un uomo e una donna, non accetta la sessualità come fonte di piacere fine a se stessa ed è disposta a tollerarla solo come mezzo dimostratosi finora insostituibile per l'accrescimento della specie" (p. 594). In conseguenza di questo, "la vita sessuale dell'uomo civile è in effetti seriamente danneggiata, talora dà l'impressione di una funzione in via d'involuzione" (p. 594).

Il disagio della civiltà L'altro aspetto è riconducibile alla necessità di porre sotto controllo l'aggressività, che tenderebbe a disgregare la civiltà. "l'uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d'amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che bisogna attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore e oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui può magari sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, umiliarlo, farlo soffrire, torturarlo e uccidere. Homo homini lupus: chi ha il coraggio di contestare quest'affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia? Questa crudele aggressività è di regola in attesa di una provoca, oppure si mette al servizio di qualche altro scopo, che si sarebbe potuto raggiungere anche con mezzi meno brutali. In circostanze che le sono propizie, quando le forze psichiche contrarie che solitamente la inibiscono cessano di funzionare, essa si manifesta anche spontaneamente e rivela nell'uomo una bestia selvaggia, alla quale è estraneo il rispetto della propria specie" (p. 599).

Il disagio della civiltà Dato che "per via di questa ostilità primaria degli uomini tra loro, la società civile è continuamente minacciata di distruzione… la civiltà deve fare di tutto per porre limiti alle pulsioni aggressive dell'uomo" (p. 600). Come si realizza di fatto il controllo sociale dell'aggressività? In due modi: attraverso la sanzione penale, che punisce i trasgressori, e il giudizio sociale, che li emargina, dall'esterno, attraverso il senso di colpa dall'interno. Rifiutando l'attribuzione all'uomo di un bisogno sociale, Freud riconduce il senso di colpa ad un'istanza psichica - il Super-io -, derivata dall'originaria identificazione del bambino con le figure genitoriali e con gli educatori, che mantiene in vigore i valori culturali da essi trasmessi in virtù della paura di perdere il loro amore e di essere punito. La preoccupazione fondamentale del Super-io, che riflette la preoccupazione dell'ordinamento civile, consiste nel tenere a freno l'aggressività innata dell'uomo. Il Super-io in breve rende l'uomo civile e adattato al suo contesto culturale nella misura in cui riesce a piegare alle esigenze sociali l'egoismo individuale sotteso dalle pulsioni, che, in sé e per sé, non hanno altra meta che non sia la soddisfazione dell'individuo. In conseguenza di questo, "infuria in ogni individuo la lotta tra due tendenze, quella verso la felicità individuale e quella a congiungersi con gli altri esseri umani; così si contrappongono ostilmente i due processi dello sviluppo individuale e dell'incivilimento, costretti a disputarsi il campo l'un l'altro" (p. 626).

Il disagio della civiltà La civiltà, insomma, "presume che l'io dell'uomo sia psicologicamente in grado di sottostare a qualsiasi richiesta, che l'Io abbia un potere illimitato sul suo Es. Questo è un errore, e anche negli uomini cosiddetti normali la padronanza dell'Es non può superare un certo limite. Esigendo di più, si produce nell'individuo la rivolta o la nevrosi, o lo si rende infelice" (p. 628). Si dà dunque una "patologia delle comunità civili" riconducibile al fatto che alcune epoche civili, come la nostra, "sono divenute nevrotiche per effetto del loro stesso sforzo di civiltà" (p. 629). La conclusione cui giunge Freud: "il problema fondamentale del destino della specie umana a me sembra sia questo: se, e fino a che punto, l'evoluzione civile riuscirà a padroneggiare i turbamenti della vita collettiva provocati dalla pulsione aggressiva e autodistruttiva degli uomini. In questo aspetto proprio il tempo presente merita forse particolare interesse. Gli uomini adesso hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali, che giovandosi di esse sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino all'ultimo uomo. Lo sanno, donde buona parte della loro presente inquietudine, infelicità, apprensione. E ora c'è da aspettarsi che l'altra delle due "potenze celesti", l'Eros eterno, farà uno sforzo per affermarsi nella lotta con il suo avversario parimenti immortale" (p. 630).