L’Associazionismo intercomunale nel Friuli Venezia Giulia Clara Busana Banterle - Università di Trieste Marco Bartolich - Università di Pavia.

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L’Associazionismo intercomunale nel Friuli Venezia Giulia Clara Busana Banterle - Università di Trieste Marco Bartolich - Università di Pavia

La realtà dei Comuni nel Friuli Venezia Giulia

Convenzioni: evoluzione del quadro normativo 1998-2005 Destinatari: la Regione fa riferimento in un primo momento ai soli Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti; successivamente (2004) lo estende a tutti. Incentivi e penalizzazioni: fino al 2001 si decurtano i trasferimenti ordinari (10%) se non si rispettano i vincoli quantitativi e/o qualitativi per la gestione associata; dal 2003 si stanziano dei fondi specifici da distribuire ai Comuni in base all’inverso della densità demografica. Vincoli quantitativi: fino al 2001 almeno 3 convenzioni per evitare la penalizzazione; nel 2003 almeno 5 per ottenere l’incentivo; nel 2004 solo 1 e nel 2005 di nuovo 3. Vincoli qualitativi: solo negli anni 1998, 1999, 2004 e 2005. Si richiede l’attivazione di convenzioni per la gestione di servizi ed attività in determinati settori (differenti ogni anno): amministrazione, gestione del territorio, attività produttive, sicurezza, cultura, tributi.

La convenzione: indispensabile strumento per i Comuni piccoli Suddivisione delle variabili fondamentali per fasce altimetriche Fascia altimetrica Numero Comuni Contributo pro capite Densità abitativa Media montagna 25 1.533.566,90 61,18 17,27 coll.int. 18 163.087,90 4,79 93,7 coll.lit. 2 20.981,30 6,90 69,13 pianura 45 282.363,90 3,31 118,22 Totale 90 2.000.000 13,58 57,12

Le Unioni dei Comuni: l’evoluzione normativa ed i suoi effetti:1998-2005 (1) 1998-1999: la Regione prevede un incremento del trasferimento ordinario (20%) in caso di costituzione di un’Unione. Nessuna Unione viene costituita poiché, in mancanza di una normativa regionale, vige la legge 142/90 (obbligo di fusione per i Comuni delle Unioni). 2000: entra in vigore la L.R. 25/99 e aumenta l’incremento del trasferimento ordinario (30% per i primi 4 anni) se la popolazione complessiva è inferiore a 10.000 abitanti. (Tuttavia, con la legge d’assestamento n°13 del luglio 2000, viene modificata nuovamente la normativa sulle unioni: l’incremento del trasferimento ordinario non è più “del 30%” ma diventa “fino al 30%”.) Si introducono vincoli di durata minima (9 anni) pena decurtazione (10%) del trasferimento ordinario, di numero minimo di funzioni da gestire (7) e sui settori d’intervento. Si favoriscono soprattutto i Comuni montani. A fine anno risultano costituite 16 Unioni.

Le Unioni dei Comuni: l’evoluzione normativa ed i suoi effetti:1998-2005 (2) 2001-2002-2003: si continua ad incentivare le Unioni dei Comuni montani (maggiori fondi). Si mantiene il solo vincolo di durata minima e le relative penalità in caso di scioglimento o recesso unilaterale. Si sciolgono 2 Unioni (marzo 2001). 2004: si favorisce lo scioglimento delle Unioni eliminando le penalità per lo scioglimento o il recesso unilaterale e si favorisce il passaggio alle convezioni. 11 Unioni si sciolgono entro la fine dell’anno. 2005: ridimensionamento del fondo per le Unioni attive, contributo erogato direttamente all’Unione e non più ai Comuni, maggiori controlli sull’operatività.

LE UNIONI: MOTIVI DELLO SCIOGLIMENTO (oggettivi e/o percepiti) Aspetti legislativi: vincoli di durata minima (9 anni) elevati specie per i progetti e le attività svolti dai Comuni singolarmente o attraverso altre forme associative; vincoli di contenuto quantitativi e qualitativi stringenti: timori di perdita di autonomia gestionale in settori ritenuti specifici per la singola comunità, rischi di contrasti continui in sede decisionale; penalizzazioni severe in caso di scioglimento o recesso unilaterale. Aspetti gestionali e sociali: complessità burocratica ed amministrativa dell’organizzazione; volontà di mantenere la propria identità locale ed il controllo sul proprio territorio; preoccupazioni per le possibili conseguenze occupazionali per le amministrazioni comunali.

Prospettive future della normativa regionale in materia di associazionismo Le indicazioni del disegno di legge regionale di riordino delle Autonomie locali Associazioni intercomunali: definiscono ambiti territoriali ed economici omogenei per la gestione di più funzioni e servizi attraverso una convenzione quadro e convenzioni attuative. Si richiede una durata minima di 6 anni. Unioni: riguardano Comuni contermini per l’esercizio congiunto di almeno 6 funzioni specifiche. La durata deve essere di almeno 6 anni. Le associazioni intercomunali, formate da comuni non montani, che abbiano o una popolazione non inferiore a 30.000 abitanti o non inferiore a 15.000 abitanti ma che coinvolgano almeno dieci comuni, costituiscono Ambiti per lo sviluppo territoriale (ASTER), per la programmazione di interventi territoriali integrati relativamente alle seguenti finalità: a) realizzazione di opere pubbliche; b) pianificazione territoriale e delle reti infrastrutturali; c) tutela e valorizzazione ambientale; d) strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici; e) coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Costituiscono, altresì, Ambiti per lo sviluppo territoriale (ASTER), i comuni capoluogo di provincia e le comunità montane.