Il Comune e le forme associative tra comuni

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Il Comune e le forme associative tra comuni Di Nicolò Caciotti

Il Comune I caratteri generali “Spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto e utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.” (testo unico del 2000)

Istituzione di nuovi Comuni e modifiche alle loro circoscrizioni In base alla Costituzione, spetta alla Regione, con proprie leggi, “istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”.(art. 133, comma 2, non modificato dalla riforma del 2001) - Procedimento legislativo “rinforzato”: è richiesto un intervento consultivo popolare. - Individuazione delle “popolazioni interessate”: la Corte cost., dopo averne circoscritto l'ambito ai soli residenti nei territori da trasferire, ha dichiarato illegittima una limitazione della consultazione alla sola popolazione di frazioni richiedenti, senza coinvolgimento alle popolazioni residue. (Corte cost., 15 settembre 1995, n. 433) - Nell'intento di contenere tendenze alla frammentazione, poi, il t.u. del 2000 prevede un limite di dimensione demografica.

Il territorio comunale. I municipi Frammentazione comunale: i Comuni sono più di 8000, dei quali una percentuale notevole non raggiunge i 2000 abitanti. Legge 142 del 1990 Voleva favorire la fusione dei comuni, prevedendo l'erogazione da parte dello Stato, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni. Istituzione di municipi: prevista dallo Statuto del Comune istituito in seguito a fusione nei territori già corrispondenti a distinti Comuni. Unioni dei Comuni: alle fusioni venivano finalizzate queste nuove forme associative costituite volontariamente tra enti minori. Fallimento delle fusioni: l'esperienza attuativa di queste previsioni della legge 142 è stata assolutamente deludente.

Il decentramento comunale I consigli di quartiere: istituiti in base alla legge 278 del 1976 (ora abrogata), che tendeva a costituire un sistema di decentramento di partecipazione. Il territorio era diviso in circoscrizioni, cui corrispondevano consigli che rappresentavano le esigenze della relativa popolazione. Il decentramento comunale: con la riforma del 1990, l'istituzione delle circoscrizioni di decentramento comunale è divenuta necessaria in tutti i Comuni capoluogo e in quelli con popolazione superiore a 100.000 abitanti, che “articolano il loro territorio” (art. 17 del t.u.) in circoscrizioni di decentramento. A partire dal '99 (l. 265), la legislazione ha inteso sopprimere il carattere necessariamente elettivo dei consigli di circoscrizione, rinviando allo statuto e al regolamento ogni scelta, con la sola indicazione che “gli organi delle circoscrizioni rappresentano le esigenze della popolazione delle circoscrizioni nell'ambito dell'unità del Comune.” (art. 17 del t.u.)

Le forme associative tra comuni Le forme associative tra comuni . L'evoluzione legislativa in materia di forme associative L'ordinamento locale tradizionale prevedeva un solo modo di aggregazione tra enti locali, il consorzio. In seguito furono istituiti i comprensori e poi ci fu una prospettiva di utilizzazione delle associazioni intercomunali. Con la legge 142 del 1990 le forme associative vengono tipizzate in tre categorie: i consorzi, le unioni di Comuni, le Comunità montane (Comunità isolane o di arcipelago). D. lgs. 112 del 1998: si ripropone la questione dell'inadeguatezza degli enti minori a svolgere una serie di funzioni; le forme associative si propongono come un obiettivo primario. Il decreto 112, al fine di favorire l'esercizio associato delle funzioni dei Comuni di minore dimensione demografica, ha affidato alle Regioni il compito di individuare i “livelli ottimali” di esercizio delle funzioni stesse.

Le forme associative nel quadro della riforma costituzionale del 2001 Forme associative e principio di adeguatezza: nel nuovo disegno costituzionale, le forme di associazionismo e di cooperazione tra Comuni si configurano come elemento essenziale del sistema locale. Le forme associative nella legge 131 del 2003 - Gestione ottimale anche mediante l'associazione tra Comuni; - Valorizzazione delle forme associative applicata alla gestione dei servizi di competenza statale affidati ai Comuni; - Potere normativo di unioni di Comuni e Comunità montane; - La legge 131 specifica che tutte le funzioni non diversamente attribuite che spettano ai Comuni essi le esercitano “in forma singola o associata, anche mediante le Comunità montane e le unioni dei Comuni”. (art. 7, comma 1)

Consorzi Ente locale complesso dotato di organizzazione propria e di propria personalità giuridica pubblica. Funzioni: la loro individuazione è lasciata ampiamente alle opzioni degli enti consorziati. Costituzione del consorzio: è sufficiente una convenzione tra gli enti aderenti, che deve essere approvata, a maggioranza assoluta, dai rispettivi Consigli. Viene poi approvato lo Statuto. Assemblea consorziale: competente ad eleggere il consiglio di amministrazione e ad approvarne gli atti fondamentali. Composta dal sindaco o dal presidente dell'ente, o da un loro delegato, e ciascun membro dispone di un voto proporzionale alla quota di partecipazione dell'ente che rappresenta, nella misura determinata dalla convenzione e dallo statuto.

Unioni di Comuni “Enti locali costituiti da due o più Comuni, di norma contermini, allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza”. (art. 32 del t.u.) Costituzione delle unioni: avviene con deliberazione dei singoli Consigli, con cui si approvano, contestualmente, atto costitutivo e statuto. Funzioni: l'unione tende ad un carattere decisamente plurifunzionale, spettando allo statuto la concreta delimitazione dell'ambito di attività ad essa demandate. Il presidente dell'unione deve essere scelto tra i sindaci dei Comuni interessati e gli altri organi devono essere formati da componenti dei Consigli e delle Giunte, garantendo la rappresentanza delle minoranze.

Comunità montane . L'evoluzione legislativa La legge 3 dicembre 1971 n. 1102 istituiva uno specifico ente di diritto pubblico, la Comunità montana, la cui conformazione veniva affidata alle Regioni. Il DPR 616 del 1977 stabilì che, allorchè gli ambiti territoriali definiti dalla Regione per la gestione di determinati servizi coincidessero con quelli delle Comunità montane, le relative funzioni venivano assunte da quest'ultime. In questo modo si compì un decisivo passaggio delle Comunità montane al versante della gestione e della erogazione dei servizi. La legge 142 del 1990, ridefinì i criteri di individuazione territoriale e le funzioni. Il t.u. del 2000 afferma che le Comunità montane sono “unioni di Comuni” (art. 27), cioè enti locali associativi istituiti allo scopo di esercitare congiuntamente più funzioni di loro competenza.

Organizzazione delle Comunità montane - Organizzazione basata su un organo rappresentativo e un organo esecutivo composti da sindaci, assessori o consiglieri. - Il presidente può essere un sindaco di uno dei Comuni compresi. - I rappresentanti dei Comuni della Comunità montana sono eletti dai Consigli dei Comuni partecipanti. Il ruolo della legge regionale - Alla Regione spetta un ruolo fondamentale nella definizione degli ambiti delle Comunità montane. - La legge regionale può individuare distinte fasce altimetriche del territorio, al fine di graduare e differenziare gli interventi di competenza della Regione e della Comunità montana. - Alla legge regionale il t.u. rinvia in generale la disciplina delle Comunità montane.

Funzioni della Comunità montana Alla Comunità montana spettano: L'esercizio delle funzioni associate. Le funzioni ad essa conferite dai Comuni, dalla Provincia o dalla Regione. Le funzioni attribuite dalla legge e gli interventi speciali per la montagna stabiliti dall'Unione europea o dalle leggi statali e regionali. L'adozione di piani pluriennali di opere ed interventi e l'individuazione degli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socioeconomico, ivi compresi quelli previsti dall'Unione europea, dallo Stato e dalla Regione.