La vendita di gas naturale:concorrenza e regolazione

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Transcript della presentazione:

La vendita di gas naturale:concorrenza e regolazione Alberto Cavaliere Master in Oil & Gas Law & Economics 30 Novembre 2009

Il mercato all’ingrosso nell’UE – Indagine sulla concorrenza (2006) Divergenza dei prezzi del gas per uso industriale assenza di integrazione Limiti alla concorrenza nell’approvv. si ripercuotono sul mercato all’ingrosso I venditori tentano di introdurre vincoli contrattuali simili a quelli dei contratti a lungo termine nell’approvv. limiti alle potenzialità di switching dei grandi clienti industriali e delle società di vendita locali

Restrizioni verticali sul mercato all’ingrosso. tipologia dimensioni volumi vincolati a singoli contratti mediante clausole di esclusiva Durata dei contratti a lungo termine sul mercato all’ingrosso Vincoli giustificati dal recupero di costi che generano incrementi di efficienza (da valutare caso per caso) Necessario valutare l’effetto cumulativo sulla concorrenza Data la maturità del mercato del gas: pochi margini per la concorrenza sugli incrementi di domanda (nuovi clienti) Rilevanza quindi dello switching dei clienti eistenti

Dimensioni volumi vincolati a singoli contratti mediante clausole di esclusiva I Obbligazioni de jure o de facto a mantenere un unico fornitore (x tutto il fabbisogno o x maggior parte) de jure: obbligo esplicito di coprire l’intera domanda o un’elevata % fissa de facto:varietà di forme obblighi prelievo minimo legati ai consumi passati sconti che determinano l’incentivo a rifornirsi presso un’unica impresa

Dimensioni volumi vincolati a singoli contratti mediante clausole di esclusiva II numero di contratti con sconti legati a soglia di consumi è significativo, ma minoritario Germania (13%), 23% della Francia, 28% dell’Olanda e 29% dell’Italia. Esclusività de facto è verosimilmente maggiore potrebbe derivare ad es. da clausole take-or-pay su prelievi = consumi totali previsti per il cliente Anche imprese locali di vendita al dettaglio con elevati livelli di prelievo hanno un unico fornitore sul mercato all’ingrosso

2.Contratti a lungo termine Trade-off: impedire di sfruttare offerte più convenienti MA possibilità di evitare aumenti dei prezzi. Effetti negativi su concorrenza  benessere dei consumatori Per volumi –Italia esclusa - in media la durata dei contratti è pari a 3 anni e ½. Maggiore in Germania (9 anni in media semplice e 15 anni in media ponderata) e Polonia, minore in Francia e Olanda:60-70% in scadenza entro un anno. Italia, durata contenuta (regolazione): meno del 10% ha durate ≥ 5.

Clausole che incidono sulla durata del vincolo contrattuale Gran parte dei contratti contiene clausole di rinnovo tacito – incidono maggiormente in Germania e Francia obbligo di un lungo periodo di preavviso ostacola cambio di fornitore Differenze fra Paesi: estremo superiore Germania (60% dei contratti preavviso da tre mesi ad un anno) estremo inferiore l’Italia (50% dei contratti periodi di preavviso che vanno da uno a tre mesi).

Limiti al trading e discriminazione di prezzo grandi consumatori industriali e centrali termo preferiscono un portafoglio di contratti che copra molteplicità di impianti Per quantità di gas in eccesso  trading. Clausole di restrizione degli usi impediscono trading: vincolare impiego del gas in un uso o in un sito proibizioni di rivendere i volumi di gas consentire di rivendere il gas solo al fornitore o dietro pagamento di un corrispettivo. Effetti simili:clausole di destinazione che impediscono di rivendere il gas al di fuori di un’area territoriale.

Vincoli al punto di consegna Consegna vincolata a punti della rete (sito di consumo, un punto della rete di trasmissione o un hub) riduce trading Clausole su usi, destinazione e consegna impediscono arbitraggi (necessari per la convergenza dei prezzi del gas)favoriscono discriminazione di prezzo. Ricorso a questo tipo di clausole in un numero significativo di contratti: primato negativo Olanda (incidenza > 90% su n.contratti e > 80% dei volumi). Molto minore in Germania e Francia (20% circa sul n.contratti) e ancora minore in Italia (10% circa grazie a regolazione).

Il mercato all’ingrosso in Italia: l’entrata dopo la liberalizzazione I Decreto 164/00: limite del 50% alle quote di mercato (differenza con import) Configurazione offerta a seguito di acquisizioni, alleanze, fusioni, ecc.. Concentrazione di imprese pubbliche locali (multiutility): Hera, AEM Mi+ASM Brescia (Plurigas); Bluegas, AEM Torino+AMGA Genova… ENI: riassetto interno, buy-back di Italgasvendita al dettaglio confluita in ENI G&P ENEL:entrata con acquisto reti di distribuzione + contratti di vendita costituzione di ENEL gas per vendita Edison (3° opertore): accordi con imprese pubbliche locali del Nord-Est e del centro (es. Estgas) Gaz de France: acquisto Italcogim (reti +contratti) EON (Rhurgas) crea Thuga (reti+contratti)

Il mercato all’ingrosso in Italia: l’entrata dopo la liberalizzazione II Entrata mediante crescita esterna NON con competizione per quote di mercatomonopoli locali su scala maggiore  segmentazione del mercato Processo di concentrazione che esclude il sud Processo reso possibile da incremento margini dovuto a riduzione costi d’uso delle infrastrutture (tariffe trasporto e stoccaggio) Le aggregazioni guidate da imprese pubbliche locali sono fortemente dipendenti da ENI per acquisto materia prima Processi di integrazione orizzontale “dual fuel”

Struttura attuale del mercato all’ingrosso Nel 2008 circa 78 società. volume di gas = 109,6 Gmc, di cui 43,2 % al mercato finale e 66,4% ad altri intermediari Approvvigionamento: quasi il 60% le importazioni, di cui circa 20 % acquisita da Eni. Il 23% del gas ceduto al mercato all’ingrosso viene acquistato da altri rivenditori in Italia (sia alla frontiera, sia al city gate), il 7% è prodotto e quasi il 10%acquisito al PSV. Elevata concentrazione: ENI in testa (44% circa nel 2008), ENEL Gas (11,6%),Edison (6,4%).

Il mercato all’ingrosso in Italia: i prezzi prima della liberalizzazione Monopolio di fatto di SNAM Utenze industriali: contrattazione bilaterale con Confindustria e Confapi prezzi uniformi sul territorio nazionale (parità di volumi/pre.) sussidi incrociati Tariffa degressiva per imprese “gas intensive” NB: include trasporto (sussidio a favore dei grandi da parte piccole imprese) Utenze termoelettriche: contrattazione bilaterale con ENEL Imprese locali di vendita del gas: accordi quadro con ANCI, Federgasacqua (oggi Federutility) ANIGAS SVENTAGLIAMENTO

Il mercato all’ingrosso in Italia: i prezzi dopo la liberalizzazione Fine accordi quadro (degressività tariffe industriali e sventagliamento non più sostenibile) Prezzi definiti con criterio cost-plus: stand-alone-cost + margine di profitto ΔP in aree sud-isole e utenze industriali gas intensive Stand-alone cost: dipende da localizzazione geo e curva di prelievo cliente Localizz. Geo costi trasporto regolati /curva prelievo  modulazione costi stoccaggio regolati Prezzo ingrosso costi di approvv. gas

Il mercato all’ingrosso in Italia: i prezzi dopo la liberalizzazione Prezzi per forniture industriali sempre collocati tra i più elevati in Europa Prezzi per forniture civili bassi per prime fasce di consumo(usi cucina e sanitari) e tra i più elevati per le altre fasce (riscaldamento) Prezzo cif gas importato in linea o minore rispetto ad altri paesi Europei  potere di mercato ENI spiega maggiori prezzi nazionali Prezzi praticati a clienti industriali (2000-2003): concorrenti Eni più elevato (in media 9%)/termoelettrici (in media + 4,2%) Prezzi praticati a società di vendita: concorrenti di ENI hanno praticato prezzi inferiori a ENI (minor sforzo commerciale dell’incumbent integrato con Italgas)