NAVIGANDO NELLA MITOLOGIA EGIZIA

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Transcript della presentazione:

NAVIGANDO NELLA MITOLOGIA EGIZIA

INDICE 2.MITI 3.LEGGENDE INTRODUZION ACCENNO AGLI DEI 1.INTRODUZIONE INTRODUZION ACCENNO AGLI DEI SCRITTURA GEROGLIFICA NELL’ ALDILA’ OLTRETOMBA INDICE   2.MITI MITI EGIZI MITI COSMOGONICI ELIOPOLI, MENFI E TEBE MITO DI BASTET E SEKHMET IL GATTO RA OSIRIDE ANUBI HAPY SCARABEO 3.LEGGENDE

Introduzione Gli egiziani erano e rimangono uno dei popoli più evoluti e interessanti della storia antica, sia dal punto di vista artistico che culturale. Una parte fondamentale della cultura egizia è determinata dalla religione, che si basa su miti e leggende riguardanti soprattutto la vita dopo la morte e i fenomeni naturali essenziali per la loro esistenza.

Un accenno agli dei egizi Gli egizi erano politeisti quindi adoravano molti dei. Questi venivano rappresentati con sembianze in parte umane e in parte animali a cui erano attribuiti poteri soprannaturali. Ogni dio era associato come risposta ad un fenomeno inspiegabile. Gli dei più importanti erano: -AMON RA; -OSIRIDE; -ISIDE ; -TOTH; -SETH; -HORUS; -HATOR; -ANUBI.

L’ oltretomba La concezione egizia dell'aldilà ha subìto notevoli trasformazioni nel corso dei secoli. In epoca arcaica il mondo delle anime era considerato il cielo stellato (Duat), nel quale il dio del sole passa sulle sue barche. Verso la dodicesima dinastia si assiste ad una inversione di tendenza riguardo alla localizzazione del regno dei morti, che viene “ trasferito ” sotto terra e governato da Osiride, il Signore dell'Occidente. Il dio solare Ra porta la luce ai defunti, visitandoli ogni notte. Il passaggio al regno dei morti doveva però essere preceduto da una rituale, conosciuto come il giudizio dell'anima o psicostasia. Questo rito era presieduto dal dio Anubi e avveniva in presenza di Osiride. L’ anima del defunto veniva posta sul piatto di una bilancia dove era pesata. Se questa era leggera come la piuma di Maat, posta sull'altro piatto, Anubi lasciava il defunto nelle mani di Osiride, se così non avveniva l’ anima veniva data in pasto al coccodrillo Ammit.

MITI E LEGGENDE DEGLI EGIZI

Miti egizi I miti egizi spesso risultano inseriti in cicli leggendari. Questi racconti vennero spesso utilizzati sia per giustificare l'origine del culto, sia per fornire risposte a fenomeni inspiegabili. Di questi ci sono pervenute numerose varianti, relative a differenti tradizioni e luoghi. I principali miti riguardano il dio Sole(Amon Ra) e Osiride(dio dell’oltretomba).

I miti cosmogonici egizi Nella mitologia egizia sono riportati tre miti cosmogonici distinti, corrispondenti a tre diversi culti dei maggiori centri sacerdotali: Eliopoli, Menfi e Tebe.

Il mito cosmogonico di Eliopoli Nella dottrina di Eliopoli si narra che in principio vi fosse Nun, il caos incontrollato. Dal Nun emerse una collinetta dalla quale nacque Atum. Questi  diede vita a Shu (l'aria) e Tefnut (l'umido), i quali a loro volta generarono Geb (la terra) e Nut (il cielo). Il mito racconta che Geb e Nut se ne stavano sempre uniti e impedivano alla vita di germogliare, così Atum ordinò al loro padre, Shu, di dividerli. Con le mani Shu spinse Nut verso l'alto facendole formare la volta celeste e con i piedi calpestò Geb tenendolo sdraiato. In questo modo l'aria separò il cielo dalla terra. Geb e Nut, a loro volta, generarono quattro figli: Osiride, Iside, Nefti e Seth. In epoca tarda Atum fu identificato con Ra, nella forma di Atum-Ra, simboleggiante il sole al tramonto .

Il mito cosmogonico di Menfi Secondo la dottrina di Menfi, la creazione del mondo sarebbe opera di Ptah, che con il cuore, sede del pensiero, e con la lingua, la parola che da vita, avrebbe generato altre otto divinità. L’importanza del ruolo di Ptah nella mitologia egiziana è testimoniata dalla etimologia del termine "Egitto", che deriva da "Het-Ka-Ptah", o "Casa dello Spirito di Ptah".

Il mito cosmogonico di Tebe La cosmogonia di Tebe,  narra di una collina di fango che sarebbe emersa dalle acque, originando otto divinità, quattro maschili con testa di rana e quattro femminili con testa di serpente. Queste otto divinità erano: Nun e Naunet, il caos; Kuk e Kauket, l'oscurità; Heh ed Hehet, l'illimitatezza; Amon ed Amonet, l'invisibilità. Esse avevano come capostipite il dio creatore Thot, dio della luna, sapienza, scrittura,  magia, misura del tempo, matematica e geometria. Nell’ immagine è rappresentato il dio Thot.

Il mito di Bastet e Sekhmet Il mito narra che Ra , infuriato, provocò una siccità. Quando si fu calmato, mandò Thot a cercare Bastet in Nubia, dove la dea si nascondeva sotto forma di leonessa (Sekhmet). Discendendo il Nilo,la dea si era bagnata nel fiume in una città sacra a Iside, trasformandosi di nuovo in gatta ed era entrata trionfante a Par Bastet (città dei gatti), dove fu poi trovata da Thot Gli egiziani per molti secoli hanno ripercorso il suo viaggio in venerazione dei gatti.

La leggenda di Khnum Khnum è ritenuto il creatore delle diverse forme vitali, che modellava al tornio. Raffigurato con la testa d'ariete, o come un ariete, il suo culto era molto diffuso nell' antico Egitto. Nonostante la sua importanza e le sue opere, l'ascendenza di Amon-Ra lo costrinse ad un ruolo secondario. Secondo il mito plasmò l'uovo della creazione, e viene considerato il vasaio divino, che dona la vita alle sue creazioni modellandole al tornio con il limo del fiume egizio. Diversamente dagli altri miti egizi, questo descrive ogni minimo particolare.  

La leggenda di Bastet Bastet è una delle più importanti e venerate divinità dell'antica religione egizia, raffigurata o con sembianze femminili e testa di gatta o direttamente come una gatta. Bastet era comunemente accoppiata a Sekhmet, la dea dalla testa di leone. Questo affonda le sue radici nella leggenda di Ra che, infuriato, provocò una siccità e mandò Bastet a uccidere gli uomini. Quando si fu calmato, Ra mandò Thot a cercare Bastet in Nubia, ma la dea si nascondeva sotto forma di leonessa (Sekhmet). Discendendo il Nilo, Bastet si era bagnata nel fiume trasformandosi di nuovo in gatta e fu poi trovata da Thot.

Il gatto nella concezione egizia Nell'Antico Egitto i gatti domestici erano adorati e raffigurati in dipinti, sculture e incisioni. I gatti erano considerati animali sacri al punto che, se accidentalmente ne veniva ucciso uno, lo sfortunato responsabile doveva essere punito con la morte. In caso di incendio o qualsiasi emergenza che richiedeva l'evacuazione di un'abitazione, il gatto doveva essere salvato prima di ogni altro membro della famiglia e degli oggetti che si trovavano nella casa. Quando un gatto moriva, per le persone a esso legate cominciava un lungo periodo di lutto. Gli Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l'aldilà e perciò anch'essi venivano mummificati e, quindi, sepolti, con tanto di funerale. Accanto al loro corpo mummificato veniva posta una ciotola per il latte per assicurargli la vita nell’aldilà.

Il gatto come divinità Gli Antichi Egizi tenevano in grande considerazione il gatto, tanto che lo scelsero per rappresentare Bastet, un'antica divinità della mitologia egizia, di solito raffigurata con corpo di donna e testa di gatto. Anche Sekhmet, sorella di Bastet è raffigurata con parti di gatto. Bastet era associata al gatto per la sua fertilità, mentre Sekhmet era associato per la preveggenza. Sekhmet, che rappresentava la giustizia e la potenza in guerra, veniva interrogata dai sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare i soldati in battaglia.

La leggenda di Ra Ra è senza dubbio una delle divinità più antiche e più venerate dagli egizi. Probabilmente la leggenda più famosa delle tante riguardanti il Sole è quella che si legge nel testo magico "La distruzione degli uomini". Ra dopo aver regnato a lungo sugli uomini e gli dei si ritira. Gli uomini approfittando della sua assenza si ribellano. Il dio decide di inviare sulla terra il suo occhio, alla vista del quale gli uomini si spaventano e fuggono nel deserto. In seguito, su consiglio degli altri dei Ra manda di nuovo il suo occhio sotto forma di Hathor, la dea-mucca. Ma non volendo la totale distruzione dell'umanità versa sulla terra una birra rossa, simile al sangue. Hathor beve il liquido, si ubriaca e torna indietro senza aver compiuto il massacro. Ra, stanco e deluso, sale sul dorso di Nut, il cielo, nel quale naviga su una barca.

La leggenda di Osiride Il mito di Osiride è il risultato della fusione di molte varianti appartenenti a diverse epoche e luoghi. La leggenda racconta che Osiride portò la civiltà agli uomini Per questo suo fratello Seth(dio del caos), invidioso, con un tranello, lo intrappolò in una cesta e lo fece annegare gettandolo nel Nilo ( questo simboleggia le annuali piene del Nilo). Sua moglie Iside,disperata,cercò Osiride e quando lo ritrovò ,insieme all'aiuto della sorella Nefti, lo riportò alla vita usando i suoi poteri magici. Prima che Osiride si potesse vendicare, Seth lo uccise, fece a pezzi il suo corpo e nascose le quattordici parti in vari luoghi lungo il Nilo. Iside e Nefti trovarono i pezzi e li rimisero insieme con delle bende( da qui nasce la tecnica della mummificazione). Osiride andò negli inferi per giudicare le anime dei morti. Il figlio che Osiride ebbe da Iside, Horus, quando fu abbastanza grande affrontò Seth in battaglia, per vendicare la morte del padre. Il conflitto fu interrotto dagli altri dei, che decisero la vittoria di Horus e diedero a lui la sovranità del paese. Seth fu condannato e bandito dalla regione.

La leggenda di Anubi Nella religione egizia, Anubi era la divinità che proteggeva le necropoli ed il mondo dei morti, venne poi sostituito da Osiride. Anubi era figlio di Ra generato con la dea Hesat. Era il protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba( l’anima del defunto) davanti al tribunale supremo degli dei, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò il corpo facendone così la prima mummia e divenendo quindi il dio protettore dell'imbalsamazione. Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e coloro che presiedevano i riti funebri dovevano indossare la maschera del dio per personificarlo.

La leggenda di Hapi Periodicamente nella valle del Nilo si verificavano del Le esondazioni del fiume. Con ognuna di queste il terreno si ricopriva di fanghiglia e detriti(limo) che rendevano il terreno molto fertile lungo l’argine. Gli Egiziani seminavano su questo terreno. Loro ringraziavano Hapy, il dio delle inondazioni del Nilo, poiché, se la piena è troppo debole, la carestia e l’ aridità minacciano il paese. Hapy è rappresentato come un uomo il cui petto è il simbolo della produttività. È anche dotato di un ventre arrotondato e la testa coperta di piante acquatiche. Il colore blu della sua pelle è in collegamento con il mezzo idrico. È anche rappresentato da un lato egli ha la carnagione più scura e il suo capo è cinto da fiori di loto, simbolo dell'Alto Egitto, dall'altra, invece, è di carnagione chiara e la sua testa reca fiori di papiro, simbolo del Basso Egitto. Questa immagine raffigura, in modo simbolico, l'unione tra Alto e Basso Egitto per dimostrare l'unione del paese.

Un accenno alla simbologia Gli dèi sono nella maggior parte dei casi raffigurati con un simbolo a forma di croce che spesso tengono in mano o sul petto. Questo simbolo è l’ ankh, conosciuto anche come chiave della vita e croce ansata. E’ un antico simbolo sacro egizio che essenzialmente simboleggia la vita, ma che come geroglifico, assume diversi significati, in base al contesto in cui è inserito, sempre con caratteristiche religiose.  

La leggenda dello scarabeo Lo Scarabeo, chiamato Kheperer, è l'amuleto egizio più comune. Questo insetto è particolare per gli egizi perché impiega 28 giorni per deporre le uova, portarle a maturazione e far nascere i piccoli; proprio il tempo che la luna, da sempre legate legata al sole, impiega per compiere il suo ciclo attorno alla terra e da sempre legata al sole. Questa sua particolarità venne notata dai sacerdoti egizi che lo paragonarono al dio Khepri – da cui deriva il suo nome-, divinità che anticipa Ra nel sorgere del sole: è infatti Khepri che invita Ra a passare dal buio dell'oltretomba alla luce del giorno, associando così alla nascita del sole lo schiudersi delle uova e il passaggio dell’uomo dalla morte alla rinascita.

Utilizzo dell’amuleto dello Scarabeo Da sempre utilizzato come potente amuleto protettivo, si riteneva fosse portatore di gioia e di eventi felici, che difendesse dai pericoli e fosse in grado di mantenere sempre acceso il soffio della vita. I primi amuleti si diffusero durante la VI dinastia. Nei decenni successivi gli scarabei vennero usati come ornamento, come simbolo magico e vennero decorati sempre di più. Nel corso della XVIII dinastia, lo Scarabeo assunse un simbolismo ed un valore sempre più rilevanti: si diede origine al cosiddetto scarabeo del cuore che, posto sul petto della mummia, aveva il compito di proteggere la forza vitale del defunto, essenziale per affrontare il lungo e difficoltoso viaggio verso il mondo dei morti.

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LAVORO DI EUGENIO, MATTEO, SILVIA, DAVIDE E ALESSANDRO.