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Il Trattato di Maastricht
Giorgio Giraudi Il Trattato di Maastricht Inserire testo Inserire testo Inserire testo
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Verso il Trattato di Maastricht (1987-1991)
Alla fine degli anni Ottanta l'Europa si trovava in una situazione politico-economica favorevole per proseguire nell'impresa dell'integrazione. Le economie nazionali europee avevano superato la crisi e erano tornate a crescere in maniera stabile e l'asse europeista franco-tedesco tra Mitterand e Kohl era più saldo che mai. Inoltre la Commissione europea continuava ad essere guidata da Jacques Delors, cioè da un leader abile sia a trovare le giuste mediazioni tra gli interessi nazionali che a portare avanti una agenda forte e innovativa di sviluppo dell'integrazione europea e delle istituzioni comunitarie. A questa serie di fattori positivi si contrapponevano però sfide importanti: la prosecuzione e il completamento dell'UEM; la riforma del sistema di commercio mondiale (dal GATT al WTO); la riunificazione tedesca e la fine dell'Unione Sovietica con tutto ciò che questo comportava per un'Europa potenzialmente vastissima, ma sempre più disomogenea al proprio interno.
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Il Trattato di Maastricht (1)
Nel giugno del 1988 il Consiglio Europeo affidava ad un gruppo di esperti guidati dal Presidente della Commissione, Jacques Delors, il compito di preparare il terreno per una nuova riforma dei trattati comunitari. I grandi temi da affrontare erano due: l'UEM e un'accelerazione del processo di integrazione politica che si concretizzasse nel passaggio dalla Comunità europea all'Unione europea. Che entrambi i temi fossero importanti e complessi e che quindi non era scontato che fosse possibile legarli e trattarli congiuntamente venne ufficializzato dal Consiglio europeo di Roma (14 e 15 dicembre 1990) che decise di aprire due conferenze intergovernative distinte, una per l'unione monetaria e l'altra per l'unione politica. Nonostante la perdurante opposizione del Regno Unito rispetto a molti punti del testo proposto dalla Commissione Delors, il 7 febbraio 1992, nella cittadina olandese di Maastricht, veniva firmato il Trattato sull'Unione Europea noto ai più come 'Trattato di Maastricht'. La firma del trattato di Maastricht – febbraio 1992
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Trattato di Maastricht – Principali finalità e nuove procedure
FINALITA’: A) rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni; B)instaurare un‘Unione Economica e Monetaria; C) rendere più efficaci le istituzioni; D) sviluppare la dimensione sociale della Comunità; E) istituire una politica estera e di sicurezza comune; F) istituire la cittadinanza europea. PROCEDURE: A) Introduzione in alcuni ambiti della procedure di co-decisione che attribuisce al PE il potere di co-legislatore insieme al Consiglio; B) inizio del ‘dialogo sociale’ previsto nel Protocollo sociale ISTITUZIONI COMMISSIONE: Nuovi poteri relativi ai nuovi campi di policy (reti transeuropee, pol. industriale, tutela dei consumatori, istruzione e formazione, cultura, gioventù) CONSIGLIO UE: Estensione area voto a maggioranza qualificata e nuovi poteri relativi a ‘pilastri intergovernativi’ (PESC e GAI) CONSIGLIO EUROPEO: Potere di definire le linee politiche generali di sviluppo PARLAMENTO: Diviene co-legislatore nella procedura di codecisione e assume poteri crescenti nella procedura di nomina della Commissione CORTE DI GIUSTIZIA: Istituzione della procedura di follow-up che permette l’irrogazione di sanzioni pecuniarie
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Il Trattato di Maastricht (2)
Il Trattato sull'Unione europea aveva tra i suoi obiettivi lo sviluppo del processo di integrazione anche lungo la dimensione politica e sociale dando vita a una Unione europea. Riecheggiando la struttura delle costituzioni nazionali, il Trattato di Maastricht allargava e approfondiva le aree della rappresentanza e della partecipazione politica legando lo sviluppo dei poteri decisionali del Parlamento Europeo al nuovo concetto di CITTADINANZA dell'Unione europea e alla libera circolazione dei cittadini. CITTADINANZA EUROPEA: E' complementare rispetto a quelle nazionali. Dal Trattato di Maastricht in poi i cittadini di ogni stato membro dell'Unione europea possono: circolare e soggiornare liberamente nei territori dell'UE; votare e essere eletti alle cariche pubbliche nelle elezioni comunali nei territori dove risiedono; ottenere la tutela consolare e diplomatica in paesi terzi nei quali essa non è assicurata dal proprio paese; rivolgersi al Mediatore europeo per risolvere contrasti con le amministrazioni comunitarie; ottenere una risposta alle domande scritte presentate alle istituzioni comunitarie; inviare al Parlamento europeo petizioni individuali o collettive.
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Trattato di Maastricht – Innovazioni di policy (1)
Alle notevoli innovazioni in materia di finalità complessive e funzionamento si aggiungevano mutamenti importanti anche nel campo delle politiche comunitarie. Innanzitutto si ampliava in maniera sostanziale l'ambito delle stesse politiche comunitarie che con il nuovo trattato includeva: politica dei trasporti (incluse le reti transeuropee di comunicazione), politica industriale, tutela dei consumatori, istruzione e formazione professionale, politiche per i giovani e politiche culturali, politica estera e di sicurezza comune, varie forme di cooperazione nell'ambito dell'esercizio della giustizia e degli affari interni che comprendono la cooperazione di polizia, la lotta al traffico di stupefacenti e di armi, la lotta la crimine organizzato, la lotta contro il terrorismo, la lotta la razzismo e alla xenofobia, la lotta contro i crimini perpetuati contro l'infanzia e quella contro la tratta degli esseri umani e, infine, forme di cooperazione giudiziaria in materia civile e penale.
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Trattato di Maastricht – Innovazioni di policy (2)
Le innovazioni in materia di politiche sociali comunitarie non si trovavano nel corpo del Trattato bensì in un protocollo allegato allo stesso. Questo perché il Regno Unito si era categoricamente rifiutato di procedere lungo la via dell'Europa sociale arrivando a minacciare l'uso del potere di veto. All'interno del protocollo sociale di Maastricht, l'Unione europea acquisiva le potenzialità per promuovere iniziative in tema di lotta alla disoccupazione, di miglioramento delle condizioni di vita e lavoro, di garanzia di una adeguata protezione sociale attraverso la promozione del dialogo sociale con imprenditori e sindacati, di sostegno all'occupazione e di sviluppo delle risorse umane.
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I tre 'pilastri' di Maastricht
Come abbiamo avuto modo di vedere, il Trattato di Maastricht allargava l'area dell'integrazione a molti nuovi campi di politica pubblica, alcuni dei quali politicamente molto sensibili come la politica estera e di sicurezza comune o le politiche relative alla giustizia e agli affari interni. Pur condividendo la necessità di coordinare anche in questi ambiti le decisioni nazionali, gli stati membri non erano pronti a sviluppare delle politiche comunitarie che seguissero la normale procedura europea caratterizzata da un ruolo significativo della Commissione, dalla presenza del Parlamento europeo e soprattutto da norme giuridiche vincolanti, direttamente applicabili e interpretabili da parte della Corte europea di giustizia. Per aggirare questo ostacolo venne creata una struttura complessiva 'a tre pilastri' , uno solo dei quali caratterizzato dal tradizionale 'metodo comunitario'. Il secondo pilastro, dedicato alla politica estera e di sicurezza, e il terzo, riservato alla giustizia e agli affari interni, avrebbero funzionato secondo un 'metodo intergovernativo', cioè tramite un coordinamento dei governi nazionali attuato entro il Consiglio grazie alla produzione di testi di valore esclusivamente politico.
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I TRE ‘PILASTRI’ DELL’U.E.
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Trattato di Maastricht – Innovazioni di policy (3) - UEM
La volontà di molti stati membri di approfondire rapidamente l'integrazione monetaria fino alla creazione di una moneta unica europea sostitutiva delle monete nazionali fu probabilmente il fattore che più di tutti facilitò l'approvazione della nuova riforma dei trattati. Per giungere alla moneta unica (EURO) gli stati avrebbero garantito un processo di coordinamento delle politiche economiche nazionali attraverso un processo di sorveglianza multilaterale garantito dalla Commissione e dal Consiglio. In pratica gli stati aderenti all'UEM sarebbero stati soggetti ad una disciplina finanziaria e di bilancio comuni che prevedeva tetti massimi annuali per l'inflazione e il deficit (3%) e un tetto massimo tendenziale per lo stock di debito pubblico (60%). La creazione della moneta unica sarebbe avvenuta in tre fasi: dal 1 luglio 1990 libera circolazione dei capitali; da gennaio 1994 convergenza delle politiche economiche; dal 1 gennaio 1999 creazione della Banca Centrale Europea (BCE) e del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC).
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Considerazioni sul Trattato di Maastricht
Senza dubbio il Trattato di Maastricht ha segnato un importante passo avanti nel processo di integrazione europea. Accanto all'integrazione economica e al mercato diventano evidenti la dimensione politica della rappresentanza e della cittadinanza, la dimensione sociale e quella territoriale (con la creazione del Comitato delle regioni con funzioni consultive e informative). Tuttavia queste conquiste hanno avuto un prezzo. Innanzitutto era nata la pratica dell'opt-out, cioè il fatto che uno o più paesi potessero decidere di non aderire a determinate politiche comunitarie come nel caso del Regno Unito, della Svezia e della Danimarca per l'UEM; cioè veniva meno l'idea che in tutta l'Unione esistesse un corpus di norme (acquis communautaire) e quindi una giurisdizione unica. Inoltre al metodo comunitario classico venivano affiancati metodi intergovernativi che erano più consoni ad un'entità di diritto internazionale che a un sistema politico in via di democratizzazione.
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