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UGO FOSCOLO.

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Presentazione sul tema: "UGO FOSCOLO."— Transcript della presentazione:

1 UGO FOSCOLO

2 Gli eventi biografici fondamentali
1778 Foscolo nasce a Zacinto (oggi Zante), isola greca del Mediterraneo, che all’epoca apparteneva a Venezia. 1793 Si trasferisce a Venezia, che considera la sua seconda patria. 1796 Napoleone arriva in Italia. Foscolo, così come molti italiani, crede che Napoleone libererà l’Italia dal dominio austriaco. 1797 Trattato di Campoformio e delusione di Foscolo: Napoleone cede Venezia all’Austria. Foscolo rifiuta il nuovo regime e parte in esilio volontario per varie città italiane ed europee. 1827 Muore in miseria a Londra. I suoi resti verranno poi portati a Firenze e sepolti a Santa Croce.

3 Le ultime lettere di Jacopo Ortis
Le opere principali Un romanzo epistolare che racconta l’amore irrealizzabile tra Jacopo e Teresa, che sposerà un altro. La vicenda personale si intreccia a quella politica: Jacopo è un esule politico, fuggito da Venezia dopo il trattato di Campoformio. La vicenda si conclude con il suicidio di Jacopo. Le ultime lettere di Jacopo Ortis In cui i temi principali sono l’esilio e la nostalgia della patria e dei familiari. Tra questi ricordiamo A Zacinto e In morte del fratello Giovanni. I 12 sonetti Un carme, cioè una lunga poesia, in cui Foscolo, traendo spunto dall’editto di Saint Cloud, che imponeva le sepolture senza lapidi e fuori dalle mura della città, discute del valore della sepoltura e dell’importanza della poesia. Dei sepolcri

4 In morte del fratello Giovanni
Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo      di gente in gente; mi vedrai seduto      su la tua pietra, o fratel mio, gemendo      il fior de’ tuoi gentili anni caduto. La madre or sol, suo dì tardo traendo, 5      parla di me col tuo cenere muto;      ma io deluse a voi le palme tendo;      e se da lunge i miei tetti saluto, sento gli avversi numi, e le secrete      cure che al viver tuo furon tempesta; 10      e prego anch’io nel tuo porto quiete. Questo di tanta speme oggi mi resta!      Straniere genti, l’ossa mie rendete      allora al petto della madre mesta.


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