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Rapporto di sintesi Workshop, 28 Febbraio 2014, Bologna In collaborazione con Con il sostegno di I luoghi di culto islamici.

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1 Rapporto di sintesi Workshop, 28 Febbraio 2014, Bologna In collaborazione con Con il sostegno di I luoghi di culto islamici

2 Introduzione - Il progetto e i partecipanti3 - Il workshop e i partecipanti 4 I sessione - Una Moschea per Bologna e Firenze?5 II sessione - Esperienze dei partecipanti7 - Temi chiave della II Sessione12 III sessione - Quale ruolo dell’Amministrazione?14 - Temi chiave della III sessione15 Sommario

3 In Italia, come in molti altri paesi europei, il numero delle sale di preghiera islamiche è in costante aumento ma, piuttosto che ad una graduale normalizzazione della presenza dell'islam nello spazio pubblico, si assiste ad una crescita costante dei conflitti relativi ai luoghi di culto islamici. Di fronte alla "questione moschea", le istituzioni pubbliche sono spesso prive degli strumenti necessari a coniugare il diritto al luogo di culto e la coesione sociale, con il conseguente aumento di atteggiamenti conflittuali e stigmatizzanti. Con l’obiettivo di contribuire alla costruzione della risposta istituzionale in merito all’inclusione e alla visibilità dell’Islam e dei musulmani nel tessuto urbano, è prevista la realizzazione di una serie di workshop sui luoghi di culto islamici destinati agli amministratori locali. La finalità dei workshop è di coinvolgere gli amministratori in un percorso per individuare le linee guida e le buone pratiche che, a livello locale, possano rafforzare la coesione sociale e garantire l'universalità dei diritti. I workshop fanno parte di un progetto congiunto dell'Istituto Universitario Europeo e della Open Society Foundations e contano sul sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e delle istituzioni regionali e locali delle Regioni coinvolte. 3 3 Introduzione Il progetto

4 Il 28 Febbraio s'è tenuto a Bologna un workshop destinato agli amministratori locali dell'Emilia Romagna, con l'obiettivo di definire, insieme ai rappresentanti delle stesse amministrazioni, il ruolo che esse possono svolgere e individuare gli strumenti che a livello locale possono favorire l'inclusione dell'Islam e dei musulmani nel tessuto cittadino. Il workshop sui luoghi di culto islamici è stato patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna e dall'ANCI regionale ed ha potuto contare sul sostegno del Comune di Bologna. Al workshop, curato e animato da Bartolomeo Conti (IUE), Silvia Givone (Sociolab) e Stefano Allievi (Università di Padova), hanno preso parte 21 amministratori, tra cui gli assessori di capoluoghi di provincia come Bologna, Parma e Ravenna e sindaci e assessori di comuni medio-piccoli. Hanno inoltre partecipato al workshop alcuni rappresentanti del mondo della ricerca, tra cui Roberto Mazzola, direttore del Forum internazionale democrazia e religioni (FIDR). 4 4 Il workshop e i partecipanti

5 Aperta da un’introduzione del professor Stefano Allievi, la prima sessione del workshop “Una Moschea per Bologna e Firenze?” ha messo a confronto i casi di due dibattiti pubblici ruotanti attorno all’ipotesi di costruzione di un edificio di culto islamico nella città di Bologna (2007) e nella città di Firenze (2011). Dei due percorsi, la presentazione ha puntato a mettere in luce similarità e differenze, in rapporto specificatamente alle caratteristiche del contesto e degli attori sociali ed istituzionali coinvolti, alle forme del dibattito e ai suoi esiti. Più in generale, la presentazione ha messo l’accento sulla correlazione diretta tra il tipo spazio aperto dal dibattito, la natura e il ruolo degli attori coinvolti e le ricadute effettive in termini di esiti e di impatto sulle comunità e sulle decisioni pubbliche. 5 I Sessione 5 Una Moschea per Bologna e Firenze?

6 6 I Sessione 6

7 Durante la seconda sessione è stato chiesto ai partecipanti di presentarsi e descrivere la loro esperienza, rispondendo a tre domande relative alla situazione nei luoghi amministrati: “che tipo di rapporto è stato stabilito con le comunità islamiche? Quali difficoltà devono affrontare? Che soluzioni sono state individuate?”. L’obiettivo è stato di indurli a riflettere sulle loro esperienze, a scambiare punti di vista e ad individuare insieme criticità e possibili soluzioni. Le esperienze presentate sono state, tra le altre, quelle del Comune di Ravenna, del Quartiere San Vitale di Bologna, del Comune di Pieve di Cento, del Comune di Parma, del Comune di Boretto e del Comune di Bentivoglio. 7 II Sessione 7 Esperienze dei partecipanti

8 A Ravenna è stata da poco inaugurata la seconda moschea più grande d’Italia. Il processo è iniziato nel 2009, quando la comunità islamica locale ha acquistato un appezzamento di terreno in zona industriale. L’intero processo è stato gestito in maniera autonoma dalla comunità stessa, che ha usufruito di un sostegno finanziario proveniente dal Qatar. Da parte sua, l’Amministrazione, pur decidendo di non essere direttamente coinvolta e quindi di non interferire, s’è schierata apertamente a favore della realizzazione della moschea in quanto diritto costituzionalmente garantito. Ha inoltre deciso di non avviare alcun tipo di consultazione presso i cittadini, per timore che fosse messo in discussione il diritto della comunità islamica previsto dalla Costituzione. La moschea è stata così inaugurata nell’ottobre del 2013 ed ospita, oltre a spazi dediti al culto, anche spazi riservati allo studio della cultura araba ed è ben fruibile, avendo un grande parcheggio, malgrado sia collocata in periferia. Ci sono stati alcuni contrasti interni alla comunità islamica circa il controllo della moschea, di fronte ai quali l’Amministrazione ha scelto di non intervenire. Il Comune di Pieve di Cento, nonostante un ottimo rapporto con i rappresentanti della comunità islamica locale, ha incontrato grandi difficoltà nel gestire la richiesta di costruire una moschea. L’associazione islamica ha infatti acquistato un capannone industriale che però non può essere adibito a moschea, con la conseguenza che i musulmani posseggono un luogo che non possono utilizzare. La situazione resta così bloccata e i fedeli continuano a pregare in luoghi “di fortuna”, che sono all’origine di problemi relativi al parcheggio, che possono portare a forme di conflittualità con parte della popolazione. 8 II Sessione 8 Esperienze dei partecipanti

9 Nel Quartiere San Vitale di Bologna sono stati organizzati spontaneamente vari spazi adibiti al culto islamico e attualmente ci sono tre/quattro sale di preghiera o moschee. La più importante per numero di fedeli e funzioni si trova in un ex-capannone industriale, in una zona molto periferica. Anche lì esisteva un problema di parcheggi per la preghiera del venerdì, con relativi contrasti con i residenti della zona, ma è stata trovata una soluzione tramite la mediazione del quartiere che si è accordato con la fondazione Alma Mater di Bologna affinché il venerdì i fedeli musulmani potessero usufruire del parcheggio della fondazione. Persiste comunque il problema dell’accessibilità alla moschea tramite l’uso di mezzi pubblici. Allo stesso tempo vengono segnalate situazioni di forte precarietà e conflittualità: una sala di preghiera realizzata in spazi ACER è stata chiusa per contrasti con i condomini e non si sa dove siano andati i musulmani che la frequentavano. Oltre a venir a mancare un luogo per pregare in quella zona, ci sono state anche ripercussioni negative sui commercianti islamici che erano sorti intorno al luogo di culto. Una terza sala di preghiera, aperta silenziosamente ai piedi di un piccolo stabile all’interno delle mura cittadine, è stata oggetto di varie interpellanze provenienti da gruppi politici contrari alla visibilità/presenza islamica nello spazio pubblico. 9 II Sessione 9 Esperienze dei partecipanti

10 A Parma esiste una consistente comunità islamica, costituita soprattutto da cittadini di origine tunisina e marocchina i quali vivono nei quartieri del centro, dove sorge anche il luogo di culto. La forte presenza di immigrati in quei quartieri è però fonte di inquietudine e, conseguentemente, di lamentele da parte della popolazione storicamente residente. La precedente Amministrazione ha così convinto la comunità islamica ad affittare un capannone in una zona periferica della città. Ma il capannone, una volta ristrutturato, s’è rivelato inadatto ed è nato un contenzioso con il proprietario. Per l’amministrazione attuale, molto investita nella questione, è evidente che la moschea debba essere spostata. La leadership islamica, benché molto dialogante e impegnata a mediare, ha grandi difficoltà a far accettare ai musulmani il fatto che la comunità abbia perso soldi e tempo. Il Comune, che inoltre deve affrontare i numerosi problemi di accessibilità e di convivenza col luogo di culto sik, attualmente si sta adoperando per trovare altre soluzioni adatte ad ospitare la moschea. Nel Comune di Boretto (RE) circa un quinto della popolazione è immigrata. La comunità islamica (di origine prevalentemente Pakistana) ha acquistato in autonomia un capannone, che si è in seguito rivelato inagibile come luogo pubblico, avendo un’altra destinazione d’uso e soprattutto essendo coperto da un tetto di amianto. A tal punto l’Amministrazione, che ha da poco avviato un rapporto diretto con la comunità islamica, è intervenuta per trasformare la destinazione d’uso da artigianale ad artigianale/culturale, ma resta il problema dell’inadeguatezza e della pericolosità del capannone. 10 II Sessione 10 Esperienze dei partecipanti

11 A Bentivoglio (PC), comune di abitanti, il 30% dei bambini nelle scuole è d’origine straniera e si pone la questione di come rispondere alle esigenze e richieste dei musulmani. Di fronte alla mancanza di spazi adeguati al culto, l’Amministrazione sente la mancanza di linee guida intercomunali o nazionali per affrontare la questione. In particolare è forte il timore che l’eventuale apertura di una moschea più grande possa attirare gente da fuori, in particolare dalla vicina Lombardia, con conseguenze in termini di ordine pubblico e sicurezza. Il Forum internazionale democrazia e religioni (FIDR), che riunisce un pool di 5 atenei italiani, ha organizzato un percorso di formazione, patrocinato dal Ministero dell’Interno, per leader delle comunità musulmane italiane (non necessariamente imam). Le 28 persone selezionate, uomini e donne di prima e seconda generazione, laici e religiosi, hanno preso parte ad un percorso accompagnato da giuristi e sociologi finalizzato a creare un know how di natura istituzionale e storico-politica per rafforzare la consapevolezza dei leader delle comunità rispetto ai diritti religiosi e alle norme di natura legale e urbanistica. Per rispondere al problema del mimetismo, ossia al fatto che le associazioni religiose islamiche spesso non si presentano per quello che sono, é stato elaborato un modello di statuto utilizzabile da tutte le comunità per presentarsi in modo trasparente davanti alle stesse istituzioni locali, non come associazioni culturali o ONLUS, ma come associazione religiosa. 11 II Sessione 11 Esperienze dei partecipanti

12 12 II Sessione 12 Temi chiave della II Sessione Nel corso della seconda sessione sono emersi alcuni temi chiave intorno ai quali s’è sviluppata la riflessione in termini di criticità, opportunità e raccomandazioni : Le Amministrazioni risentono della mancanza di un modello di integrazione nazionale. Bisogna uscire dalla logica del piccolo comune e pensare al tema della costruzione di luoghi di culto attraverso forme di gestione inter-comunale, che permettano una pianificazione strategica del territorio, al di là del ristretto ambito comunale. La localizzazione del luogo di culto non segue un paradigma univoco: talvolta la scelta della periferia è opportuna perché consente di avere maggiori spazi. Inoltre, il conflitto può nascere anche se il sito scelto si trova in una zona industriale e/o periferica. Spesso la comunità non ha gli strumenti giuridici e tecnici per farsi artefice del processo di costruzione del luogo di culto. In molti casi, le Amministrazioni hanno un buon rapporto con le leadership islamiche locali, con cui dialogano e collaborano.

13 13 II Sessione 13 Temi chiave della II Sessione Dove vengono realizzate, le moschee svolgono un ruolo cruciale come spazi di mediazione culturale e sociale, offrono opportunità di incontro utili per gestire i conflitti e permettono un maggior controllo, oltre che l’instaurarsi di legami alla luce del sole fra la comunità islamica e gli altri attori sociali di un territorio. I luoghi di culto possono rivelaersi interlocutori importanti nella costruzione di percorsi d’inclusione sociale. In diverse circostanze, gli organi di pubblica sicurezza locali (polizia, prefetto, ecc.) hanno inoltre riconosciuto l’importanza del ruolo che la moschea può giocare e gioca in termini di controllo del territorio e sicurezza. Il ruolo dell’Amministrazione è al centro delle preoccupazioni dei partecipanti: facilitatore del processo, risolutore di conflitti o semplice osservatore delle dinamiche sociali? Se, da un lato, un atteggiamento interventista dell’Amministrazione può aiutare a risolvere problemi specifici, dall’altro può anche essere responsabile di errori strategici o impedire la responsabilizzazione della comunità, che hanno spesso dimostrato di commettere errori nell’acquisto di luoghi da adibire al culto. In alcune realtà, rispetto al passato, gli amministratori riscontrano una maggiore apertura verso le richieste dei musulmani da parte di alcuni attori sociali e religiosi, come la Chiesa cattolica locale.

14 La terza sessione si è strutturata intorno al ruolo dell’Amministrazione, ossia a rapportarsi con la comunità islamica locale. Riguardo a questa tematica, i partecipanti hanno evidenziato alcuni nodi critici: Individuazione degli interlocutori: come individuare i rappresentanti delle comunità islamiche?; Terzietà e laicità dell’Amministrazione: cosa significare essere un ente laico che deve gestire questa nuova pluralità religiosa?; Funzione delle moschee: Le richieste della comunità islamica vanno affrontate solo come richieste religiose o sono anche richieste sociali?. 14 III Sessione 14 Quale ruolo dell’Amministrazione?

15 15 III Sessione 15 Temi chiave della III Sessione Rispetto all’individuazione degli interlocutori all’interno della comunità, in mancanza di enti o interlocutori riconosciuti e in presenza di eventuali problemi tra le diverse sale di preghiera esistenti, è necessario rispettare l’indipendenza delle comunità religiose, favorendo reti di dialogo con tutti coloro che sono disponibili e si propongono. La moschea non è solo uno spazio religioso ma è anche uno spazio sociale e d’integrazione, attraverso il quale vengono garantiti i diritti fondamentali dei cittadini di religione islamica. Questo chiama in causa il ruolo dell’Amministrazione, che può intervenire in modi diversi nei processi di realizzazione delle moschee, superando il conflitto tra terzietà/laicità e interventismo in nome di un principio di laicità positiva, sancito dalla Corte Costituzionale in una sentenza del Se le Amministrazioni assumono un ruolo di guida dei processi di edificazione delle moschee, vi possono essere maggiori garanzie di controllo, ma si pone il problema dell’autonomia delle confessioni religiose. Bisogna anche considerare che ci sono delle comunità che non vogliono inserirsi in un processo di integrazione e la cui autonomia deve essere rispettata. È costante il rischio che l’Amministrazione si faccia veicolo di un’eccezionalismo islamico nel momento in cui chiede alle comunità islamiche di fare ciò che non chiede a nessun altro gruppo o comunità, come la conoscenza ed il rispetto di tutte le regole imposte dalla burocrazia italiana. Sempre più spesso, le seconde generazioni espongono richieste di natura laica circa l’uso degli spazi cittadini, spostando il dibattito dalla questione religiosa a quella sociale e, più in generale, a quella della disponibilità di luoghi di aggregazione. Per molti giovani di seconda generazione, la moschea non è dunque una priorità.


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