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NUOVO SACERDOZIO. Annuncio delle sezioni della Terza Parte negli ultimi vv. della seconda Le frasi principali dei vv. 5,5-10 contengono l’annuncio della.

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1 NUOVO SACERDOZIO

2 Annuncio delle sezioni della Terza Parte negli ultimi vv. della seconda Le frasi principali dei vv. 5,5-10 contengono l’annuncio della terza parte: «… imparò l’obbedienza in mezzo a sofferenze e lacrime» (5,8) = ANNUNCIO DELLA SEZIONE III C: IL NUOVO SACRIFICIO «… è divenuto causa di salvezza eterna» (5,9) dopo che la sofferenza lo ha reso perfetto = ANNUNCIO DI III B: MEDIATORE DI SALVEZZA-ALLEANZA ETERNA «... fu proclamato sacerdote secondo l’ordine di Melchìsed.» (5,10) = ANNUNCIO DELLA SEZIONE III A: IL NUOVO SACERDOZIO

3 Terza parte (III A - III B - III C) III A (7,1-28) il nuovo sacerdozio secondo l’ordine di Melchìsedek, non di Aronne III B (8,1-9,28) la nuova ed eterna alleanza Gesù ne è il mediatore III C (10,1-39) il nuovo sacrificio Il sacrificio della volontà

4 Persone cresciute nel giudaismo avrebbero obiettato che Gesù non era stato sacerdote e che secondo le Scritture solo Aronne lo era per esplicita volontà di Dio, come diceva Es 28,1: «Tu (= Mosè) fa avvicinare a te, tra gli Israeliti, Aronne tuo fratello e i suoi figli come lui, perché siano miei sacerdoti». Per potere affermare che Gesù invece era sacerdote e di un sacerdozio superiore a quello aronitico, in Eb 7 l’Autore valorizza il Salmo 110,4 in cui il Messia è definito sacerdote di un misterioso sacerdozio «secondo Melchìsedek». l’obiezione

5 INTRODUZIONE RETORICA (5,11-6,20) (uno dei testi più contorti dell’Epistola) 5,11-16: Difficoltà e complessità del discorso e invito alla conoscenza superiore 6,7-8: Allegoria agricola di giudizio: terra fertile o t. infruttuosa 6,9-12: Dichiarazione di stima per gli interlocutori e auspicio che possano raggiungere la promessa 6,13-15: La perseveranza di Abramo, esempio di tenacia di fronte alle promesse giurate di Dio 6,16-18: Il giuramento di Dio è fondamento di speranza 6,19-20: La speranza è fissata nel cielo, come àncora, là dove Gesù è entrato, precursore e Sommo Sacerdote.

6 L’esortazione alla speranza, la quale è ancorata in cielo dove il Cristo in qualità di pre-cursore ( pro,dromoj ) ci ha preceduti, chiede ai lettori di Ebr di guardare in avanti e non di retrocedere. «6 18 Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. 19 In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario 20 dove Gesù è entrato come precursore per noi»

7 Terza parte «A» (7,1-28) Gesù è Sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek

8 Dopo avere accennato più volte nel suo discorso al fatto che, secondo il Salmo 110,4, il Messia sarebbe sacerdote secondo Melchìsedek (cf. 5,6; 5,10; 6,20), ora l’Autore elabora la teologia, originale e unica nel NT, di Gesù come sacerdote “secondo Melchìdedek, ricavandola dai due brevissimi testi che nell’AT menzionano Melchìsedek: Gen 14,17-20 e Salmo 109.gr[110.ebr], 4

9 L’Autore fa parlare in tutti i modi il testo di Gen 14,17-20 giungendo a ricavare prove e argomentazioni anche da ciò che esso non dice, ad es. ricavando la caratteristica dell’eternità del sacerdozio di Melchìsedek dal silenzio di Gen 14 sui suoi genitori e sulla sua discendenza. Allo stesso modo, sotto la penna dell’Autore di Ebrei il versetto del Salmo 110,4 diventa una miniera inesauribile di argomenti a favore del sacerdozio del Cristo: «L’Autore è sbigottito da quanto riesce a trovare in questo testo, e sa che probabilmente esso esercita un richiamo altrettanto forte sui suoi lettori» (Lindars)

10 La combinazione di quei due testi permette all’Autore di argomentare a tre passi logici successivi: Nel primo passo l’Autore ricava dalle Scritture l’esistenza di un sacerdozio alternativo a quello aronitico che è il sacerdozio «secondo Melchìsedek». Nel secondo passo ricava dai quei testi che il sacerdozio «secondo Melchìsedek» è superiore a quello giudaico perché, secondo Gen 14, Melchìsedek è superiore ad Abramo e ai Leviti. Nel terzo passo ricava dal Salmo 110 che quel sacerdozio è dato da Dio al Messia, anche se appartenente alla tribù (non-sacerdotale) di Giuda e non a quella sacerdotale di Levi.

11 Testo di Gen 14,17-20 citato in Ebr 7 (ma non riportato) « 17 Quando Abram fu di ritorno dopo la sconfitta di Chedorlaòmer e dei re che erano con lui (…) 18 Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo 19 e benedisse Abram con queste parole: “Sia benedetto Abram dal Dio altissimo creatore del cielo e della terra 20 e benedetto sia il Dio altissimo che ti ha messo in mano i tuoi nemici” Ed egli [Abramo] diede a lui la decima di tutto». i.Sacerdozio di Melchìsedek secondo Gen 14,17-20 e sua superiorità sul sacerdozio giudaico

12 Commento di Eb 7,1-10 a Gen 14 « 1 Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse: 2 a lui Abramo diede la decima di ogni cosa. Anzitutto il suo nome significa «re di giustizia», poi è anche re di Salem, cioè «re di pace». 3 Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio rimane sacerdote per sempre». !

13 7,4-10: Nel confronto di Melchìsedek con Abramo e Levi circa decime, benedizione, e ancora decime, tutto parla della superiorità del sacerdozio di Melchìsedek su quello di Levi. Il quale Levi, anche lui, in quell’incontro pagò la decima a Melchìsedek, perché «era nei lombi di Abramo» suo antenato (v. 10). Confronto [il terzo dell’Epistola dopo quello con gli angeli e quello con Mosè] tra sacerdozio aronitico e quello di Melchìsedek ******

14 « 4 Considerate dunque quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca [!], diede la decima del suo bottino [+ v. 5] 6 [Melchìsedek] prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario delle promesse. 7 Ora, senza alcun dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore [+ v. 8]».

15 « 9 Anzi, si può dire che lo stesso Levi (...) in Abramo abbia versato la sua decima. 10 Egli [Levi] infatti, quando gli venne incontro Melchìsedek, si trovava ancora nei lombi del suo antenato».

16 «Il suo nome significa «re di giustizia» poi è anche re di Salem, cioè «re di pace»

17 «a lui Abramo diede la decima di ogni cosa»

18 «17 7 Ora, senza dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore»

19 « 11 Ora, se si fosse realizzata la perfezione per mezzo del sacerdozio levitico (...), ¿ che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek, e non invece secondo l’ordine di Aronne? [+ v. 12]». ii. Il sacerdozio «secondo Melchìsedek secondo il Sal 110,4 (7,11-17) 7,11-12: Il sacerdozio secondo Melchìsedek nel Sal 110 ritratta e sostituisce l’inefficace sacerdozio levitico

20 7,13-25: Dal Salmo 110 l’Autore trae quattro prove a favore il sacerdozio «secondo Melchìsedek» (1) il Salmo è rivolto a uno della tribù non-sacerdotale di Giuda (vv ): « 13 Colui del quale si dice questo, appartiene a un’altra tribù della quale nessuno mai fu addetto all’altare. 14 È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio».

21 (2) il Salmo istituisce un sacerdozio che non muore («… in eterno»), mentre quello levitico è basato su di una legge carnale (vv ) « 15 Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, 16 il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. 17 Gli è resa infatti questa testimonianza: Tu sei sacerdote per sempre/in eterno secondo l’ordine di Melchìsedek. 18 Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità 19 (...) e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio».

22 (3) il Salmo istituisce il sacerdozio secondo Melchìsedek con un giuramento di cui quello levitico non godeva (vv ). « 20 Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento. 21 Costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice: Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre. 22 Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore».

23 (4) Mentre la morte impedisce ai sacerdoti levitici di durare, il Salmo istituisce un sacerdozio eterno così che il Cristo è sempre vivente per intercedere a nostro favore (vv ). « 23 Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. 24 Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta ( avpara,baton ) 25 Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo ( pa,ntote zw/n ) per intercedere a loro favore».

24 iii.Esclamazione conclusiva di stupore e di compiacimento (7,26-28) «7 26 Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva!...». 7,26-28: La soddisfazione che l’Autore prova di fronte a Gesù come Sommo Sacerdote è motivata - dalla sua santità e innocenza «Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva!, santo, innocente, senza macchia...»

25 - dalla posizione che ha acquisito (= separato dai peccatori, elevato al di sopra dei cieli) «... separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli» - dall’efficacia della sua azione (= una volta per tutte ha offerto se stesso) « 27 Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso 28 (...) reso perfetto per sempre».

26 «Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli Egli non ha bisogno come i sommi sacerdoti di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo. Egli lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso»» (Eb 7,26-27)

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28 NUOVA ALLEANZA

29 Terza parte (III A - III B - III C) III A (7,1-28) il nuovo sacerdozio (secondo l’ordine di Melkìsedek, non di Aronne) III B (8,1-9,28) la nuova alleanza Gesù ne è il mediatore III C (10,1-39) il nuovo sacrificio Il sacrificio della volontà

30 a. Gesù, mediatore di un’alleanza migliore (8,3-13) 8,1-2: Introduzione retorica: siamo al centro del discorso « 1 Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, 2 ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito».

31 8,3-6: Regola del sacerdote il cui dovere è di offrire sacrifici, e applicazione al Cristo. « 3 Ogni sommo sacerdote viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire». 8,4-5: Per il Cristo però è impraticabile l’ipotesi terrestre « 4 Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. 5 Questi offrono un culto che è ombra delle realtà celesti (...)».

32 8,6: Gesù invece è mediatore di un’alleanza basata su migliori promesse 8,7-13: Ger 31 promette un’alleanza nuova [v. 8] e dice che la prima è soggetta al rimprovero di Dio (vv. 7-8) e da lui è dichiarata antiquata (v. 13): « 7 Se la prima alleanza infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. 8 Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice: (...) « 9 Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri: (...) poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza, anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore ( )»

33 8,13: Commento dell’Autore «Dicendo alleanza “nuova”, Dio ha dichiarato antica la prima: ma, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a scomparire».

34 Con l’affermazione che anche la prima alleanza ebbe le sue disposizioni legali (« 1 Certo!, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno» 9,1) l’Autore introduce la descrizione (a) dei suoi luoghi e oggetti di culto (Santo - Santo dei Santi - altare - arca, 9,2-5) (b) la descrizione dei riti quotidiani dei sacerdoti (9,6) (c) e di quello annuale del Sommo Sacerdote (9,7) (i 2 sacrifici del Sommo Sacerdote nel Kippur, 9,6-7).

35 Gli spazi (“Santo” e “Santo dei Santi”) e gli oggetti del culto « 2 Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata “il Santo”. 3 Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata “”Santo dei Santi”, con 4 l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne [] e le tavole dell’alleanza. 5 E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio».

36 Ogni giorno i sacerdoti entravano nel “Santo” dove c’erano il candelabro a 7 bracci e l’altare degli incensi

37 Nel giorno del Kippur il sommo sacerdote entrava nel “Santo dei santi” con il sangue di capri e vitelli per l’espiazione dei peccati propri alla mattina, e del popolo nel pomeriggio

38 il Santo dei santi = solo il Sommo sacerdote solo nel giorno del kippur il Santo = i sacerdoti due volte ogni giorno Il santuario centrale

39 9,8-10: valutazione critica attribuita allo Spirito Santo: « 8 Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda (+ vv. 9-10)».

40 9,11-14: Il Cristo è sacerdote invece dei beni futuri entrando in altro tempio, con il proprio sangue e conseguendo una redenzione eterna. La valutazione positiva espressa circa l’azione del Cristo è espressa con un argomento a fortiori.

41 9,11-14: Il Cristo invece è entrato nel tempio celeste «9 11 Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. 12 Egli entrò una volta per sempre nel santuario (...) ottenendo così una redenzione eterna»

42 « 12 Egli entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli ma in virtù del proprio sangue ottenendo così una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca [] li purificano nella carne, quanto più il sangue di Cristo 14 [] purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?»

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44 a’. Gesù, mediatore di un’alleanza nuova (9,15-27) Ritorno al tema del mediatore: elaborazione in base a 3 aforismi. « 15 Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa»

45 9,16-21: (1) Aforisma della necessità della morte del testatore («dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata, perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive») 9,22-26: (2) Aforisma della necessità del sangue per la purificazione («... senza spargimento di sangue non esiste perdono») 9,27-28: (3) Aforisma dell’unica morte per ogni uomo «E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza ».

46 « 24 Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. 25 E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui. 26 In questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso ».

47 Secondo il giudizio sui riti del Kippur di Eb 9,8 «le prescrizioni cerimoniali di Mosè interdicendo l’accesso verso il Santo dei santi a tutti con la sola eccezione del Sommo sacerdote e in condizioni del tutto eccezionali, mostrano che la via verso il santuario non era ancora conosciuta: la via non solo verso il santuario terrestre, residenza simbolica di Dio, ma soprattutto verso il santuario celeste di cui il Santo dei santi era simbolo. Quella via sarà rivelata soltanto con il Cristo» (Spicq)

48 NUOVO SACRIFICIO

49 Terza parte (III A - III B - III C) III A (7,1-28) il nuovo sacerdozio (secondo l’ordine di Melkìsedek, non di Aronne) III B (8,1-9,28) la nuova alleanza Gesù ne è il mediatore III C (10,1-39) il nuovo sacrificio Il sacrificio della volontà

50 È frequente l’immagine del sangue di Gesù crocefisso raccolto in un calice «10 19 Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, 20 via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi (...), 21 e, poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura». - Invito iniziale a percorrere la via aperta dal sangue del Cristo

51 Sull’offerta di Gesù del proprio sangue in Eb 9,12-14 l’autore già aveva scritto: « 12 Egli entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli ma in virtù del proprio sangue ottenendo così una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca [] li purificano nella carne, quanto più il sangue di Cristo 14 [] purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?»

52 - Inefficacia dei ripetitivi sacrifici levitici (10,1-4) I sacrifici del Kippur sono inefficaci: infatti, se raggiungessero il loro scopo di purificare la coscienza, si cesserebbe di offrirli, e invece, ripetendosi, di fatto ogni anno sono un’anamnesi continua dei peccati «La Legge infatti, poiché possiede soltanto un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo di sacrifici – sempre uguali, che si continuano a offrire di anno in anno – coloro che si accostano a Dio. 2 Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati? 3 Invece in essi si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati».

53 10,4: Il motivo è che, per la sua stessa natura, il sangue degli animali non può togliere il peccato del peccatore. «È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati». 10,5-6.8: Ecco perché (= per l’impossibilità che il sangue degli animali tolga il peccato) il Salmo 40 dice come Dio non gradisca sacrifici e offerte.

54 «10 5 Per questo, entrando nel mondo, il Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta: un corpo invece mi hai preparato. 6 Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. 7 Allora ho detto: «Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà» - Il sacrificio della volontà (10,5-10)

55 «10 8 Dopo aver detto [= dopo aver fatto dire al Cristo]: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge 9 soggiunge [= gli fa dire]: Ecco, io vengo a fare la tua volontà» A quei sacrifici, dunque, quel Salmo sostituisce il fare la volontà di Dio, e il Cristo è venuto per fare quella volontà.

56 In questi versetti c’è l’affermazione principale di tutta l’Epistola. Di solito ci si richiama al fatto che Gesù offrì non il sangue degli animali, ma il suo proprio sangue e questo sarebbe la cosa più grande che si possa pensare, ma non è così.

57 Infatti, di per sé, si può offrire il proprio sangue anche per uno scopo malvagio, e non buono. Cf. i kamikaze o i suicidi, e cf. 1Cor 13: «… e se io dessi il mio corpo per essere bruciato ma non avessi l’agape, a nulla gioverebbe». L’Epistola va dunque più a fondo dicendo che Gesù ha bensì offerto il suo sangue, ma lo ha fatto con la giusta motivazione: quella di fare la volontà del Padre.

58 9 «Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. 10 Mediante quella volontà siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo una volta per sempre». Il sacrificio della propria volontà (Eb 10,10), si consuma nella coscienza e davvero la purifica. Ed è in quella volontà di Dio da Gesù compiuta che noi siamo stati e restiamo santificati.

59 Offrendo il suo sangue con la giusta motivazione, quella di fare la volontà del Padre, Gesù ha riportato l’umanità all’obbedienza cancellando la disobbedienza di Adamo, come dice anche Paolo: «Come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19)

60 - L’unico sacrificio del Cristo a contrasto con le molte volte dei sacerdoti (10,11-14) 10,11-14: I sacerdoti levitici offrono ogni giorno i loro sacrifici senza essere in grado di togliere i peccati. Il Cristo invece, dopo aver offerto il suo unico sacrificio, si è assiso alla destra di Dio (Sal 110,1.5). Per il futuro, altro non fa se non aspettare che i suoi nemici siano posti sotto i suoi piedi - Attestazione dello Spirito circa l’inutilità dei sacrifici espiatori (10,15-17)

61 10,18: Conclusione e punto d’arrivo cui mirava la citazione del Salmo 40: se c’è perdono dei peccati, non c’è più bisogno di nessun sacrificio per toglierli. «Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato».

62 Altare di Megiddo - II millennio a.C. «… non mediante il sangue di capri e di vitelli» (10 12 ) Inefficacia dei sacrifici delle genti (dei quali l’autore neanche parla)

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64 Costruzione nel deserto del tempio mobile e dell’arca Inefficacia anche dei sacrifici del giudaismo

65 Sacrificio di Noè (Michelangelo) «… non mediante il sangue di capri e di vitelli» (10 12 ) Inefficacia anche dei sacrifici del giudaismo da cui le genti erano severamente escluse →

66 «Nessun gentile oltrepassi la balaustra di recinzione del tempio. Chi vi fosse sorpreso sarà causa a se stesso della propria morte» Iscrizione trovata nel ora a Istanbul Due delle 14 iscrizioni che a Gerusalemme proibivano l’ingresso ai sacrifici ai non-circoncisi, pena la morte = qa,naton

67 Il cortile dei gentili Il santuario centrale le 14 iscrizioni

68 10,19-22 a : Gesù ha inaugurato un via nuova per accostarci a Dio: «Poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, 20 via nuova e vivente (...) e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero» 10,22 b -24: esortazione circa la fede («... in pienezza di fede, essendo stati purificati») circa la speranza («Manteniamo ferma la speranza, perché colui che fa le promesse è fedele») e circa la carità («Stimoliamoci a vicenda alla carità») 10,25: Invito a non disertare le riunioni. numerose esortazioni finali

69 - Severo monito circa l’apostasia (10,26-31) - Invito a ricordare l’entusiasmo degli inizi (10,32-34) - Invito a perseveranza e fede in vista della promessa (10,35-39) «Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima. Noi non siamo della diserzione, ma della fede» (10,39)

70 meditazioni

71 1. Il nuovo sacerdozio - la nuova mediazione di Gesù (7,11.15) - Fulgenzio di Ruspe ( ): «Dobbiamo fare attenzione a ciò che diciamo al termine di ogni preghiera: “Per il N.S. Gesù Cristo, tuo figlio...” mentre non ci serviamo mai dell’espressione: «Per lo Sp. Santo». La Chiesa questo non lo fa a caso, ma in riferimento al mistero per cui l’uomo Gesù Cristo è divenuto mediatore tra Dio e gli uom. “sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek”». - La formula breve: «Per Cristo nostro Signore» La form. lunga: «Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio e vive...» la grande formula: «Per Cristo con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre...» (= è formula trinitaria ma incentrata sulla mediazione del Cristo, gioca un po’ aridamente e scolasticamente sulle preposizioni ma è vertice della preghiera eucaristica e della vita cristiana )

72 2. Sentire e far sentire l’emozione di Ebr 7,26: «Questo è il sacerdote che ci occorreva!» - Le nostre piccole preghiere si integrano nella preghiera di Gesù = la preghiera più grande che sia possibile sulla terra e nell’eternità - Fare alla gente il confronto tra preghiera devozionale e pregh. liturg. - L’eucarestia non è nostra e non lo sono le parole del messale. Certo!, si sente l’usura delle formule ripetute tante volte e si avverte l’utilità di formule alternative per introdurre il Pater, per l’atto penitenziale, per la preghiera dei fedeli, per il congedo. Ma, piuttosto che cambiarle, dare animo alle formule della liturgia, a ogni loro parola, rendendo viva ora l’una ora l’altra preghiera.

73 - «Poiché l’uso della lingua parlata nella sacra Liturgia è soltanto uno strumento, anche se molto importante, per esprimere più chiaramente la catechesi del mistero contenuto nella celebrazione, il Concilio Vaticano II ha insistito perché si mettessero in pratica certe prescrizioni del Concilio di Trento che non erano state dovunque osservate, come il dovere di fare l’omelia nelle domeniche e nei giorni festivi, e la possibilità di intercalare ai riti determinate monizioni». Prenotanda del Messale Romano n Nell’eucarestia non c’è solo il comune, né solo il proprio del tempo. C’è anche il proprio para-liturgico del giorno e della circostanza

74 3. Gesù mediatore della nuova ed eterna alleanza - Nel tempio gerosolimit. la via a Dio era impedita da limitazioni sia architettoniche, sia di giorni e ore, che di ruoli personali. - Per il cristiano Gesù invece è «LA VIA [la verità e la vita]» (Gv 14 6 ) Sono gli uomini e le strutture della Chiesa che possono essere di ostacolo, di impedimento, di sbarramento, di diaframma: - «Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo» (At 17,24) !

75 4. il sacrificio del sangue sulla croce - La croce «crudelissimum taeterrimumque supplicium» (Cicerone) «la morte più miserabile» (Flavio Giuseppe). = la scelta che nessuno avrebbe fatto perché «scandalo» e «follia»: tutti avrebbero fatto una scelta più “ragionevole”. - Ma... «quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono» (1Cor 1,27-28) - Atanasio: «Colpendo lui, la morte si esaurì completamente in quel suo sforzo, perdendo la possibilità di nuocere ad altri». - Réné Girard: la croce come «la trappola per Satana» - «la misteriosa potenza della croce» «Regnavit a ligno Deus»

76 5. il sacrificio della volontà - La costosa immolazione di un animale era espressione del dono di sé stessi (Ebr ne fa una lettura “anti-giudaica”) ma nel sacrificio di sé stesso (come quello di Gesù) si supera il possibile alibi offerto dalla mediazione del simbolo. - Il sacrificio della volontà mette al riparo da ogni secondo fine: «Carismatici ed eroi possono essere mossi dalla vanagloria da secondi fini, da eroismo malsano» (R. Kieffer) «L’uomo a volte si dona - per sfuggire alla carità» (H. Schlier)

77 - È nell’eucarestia che ci si unisce al Cristo obbediente, rientrando nell’umanità che vuole tornare a Dio, dando il benservito all’Adamo ribelle. - Questa è però obbedienza storico-salvifica mentre l’obbedienza “disciplinare” non è mai dispensa, esonero, sgravio dal discernimento che, per Baldovino di Canterbury, è «madre di ogni virtù» - L’eucarestia mette in comunione non solo con il Cristo sempre vivo a intercedere per noi, ma anche con la divina Trinità, con il Dio tre volte «Santo» di Isaia 6 e di Ap 4 e con tutti i protagonisti della storia della salvezza, con i vivi e con i defunti, con il vescovo di Roma che presiede alla carità, e con tutti i vescovi, che «custodiscono la fede cattolica».

78 domande

79 1. Nuovo sacerdozio, nuova alleanza, nuovo sacrificio: ¿ Quali sono le implicazioni e le ricadute della novità cristiana sul piano personale e quotidiano? 4. ¿ In quale ambito è più difficile il sacrificio della volontà? e dove, invece, è più facile il gioco e il tranello dei secondi fini? 3. Il dono di sé: ¿ Che cosa può voler dire il fatto che san Martino diede solo metà del mantello? 2. ¿ Quale corrispettivo ha nelle nostre persone e istituzioni l’impedimento costituito da Tenda, ruoli, calendario ecc. del “tempio gerosolimitano”?

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