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1 Facoltà di Economia U niversità degli Studi di Parma Corso di Economia Industriale Cap. 14 Anno Accademico 2014-2015.

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1 1 Facoltà di Economia U niversità degli Studi di Parma Corso di Economia Industriale Cap. 14 Anno Accademico

2 2 Innovazione tecnologica

3 3 Def. Innovazione tecnologica Per innovazione si intende qualsiasi cambiamento nei processi produttivi e nei prodotti che, a parità di costi degli input, determini un aumento della quantità dell’output oppure che dia origine ad un incremento dell’utilità del consumatore.

4 ISTAT Rel. Monducci 28 nov 2013 ….Il gruppo quantitativamente più rilevante (le imprese “conservatrici”) include quasi il 64% delle imprese(670mila unità, con un’occupazione di quasi 6 milioni di addetti). Sono imprese caratterizzate da un profilo strategico semplice (poche strategie e per lo più difensive), con bassa propensione all’innovazione (innova solo il 20%) e rivolte soprattutto ai mercati locali (circa il 67%)…. 4

5 ISTAT Rel. Monducci 28 nov 2013 ….Il quarto raggruppamento (le imprese “innovative”) conta 74mila imprese (circa l’8% del totale), che impiegano 1,5 milioni di addetti e mostrano una dimensione media di 19,8 addetti per impresa. Esse presentano un profilo settoriale abbastanza simile a quello medio e sono connotate soprattutto dalla dominanza di comportamenti innovativi, risultando molto attive anche sul fronte delle relazioni di collaborazione…. Complessivamente, il quadro che emerge è che i diversi settori e soprattutto le diverse dimensioni aziendali sono attraversati da profili d’impresa notevolmente eterogenei. Comportamenti e strategie complesse e a elevato potenziale di crescita e competitività sembrano alla portata di molte imprese di piccole dimensioni in tutti i settori e in tutte le aree del Paese; un’area di conservazione e comportamenti difensivi risulta comunque molto estesa, e coinvolge anche ampi segmenti di imprese di medie e grandi dimensioni. Vedi: content/uploads/2013/11/Roberto_Monducci-Check_up_imprese.pdfhttp://censimentoindustriaeservizi.istat.it/istatcens/wp- content/uploads/2013/11/Roberto_Monducci-Check_up_imprese.pdf 5

6 6 Quesiti di base Quali misure devono essere adottate per incentivare l’investimento in innovazione tecnologica? E’ meglio diffondere o proteggere l’innovazione? E’ sempre auspicabile che il massimo numero di imprese investa in ricerca e sviluppo? Innovano di più le imprese in regime di concorrenza o quelle in regime di monopolio?

7 7 Caratteristiche Vi sono due elementi che contraddistinguono l’innovazione come bene specifico: incertezza: natura di bene pubblico

8 8 Innovazione e incertezza l’attività di ricerca è incerta e, contemporaneamente, non osservabile. Ne deriva che: esiste un forte incentivo per chi attua la ricerca ad aumentare il numero dei progetti (per ridurre il rischio) e a finanziarli con il contributo di investitori esterni; la non osservabilità dà origine ad un problema di rischio morale e, quindi, diminuisce la propensione da parte degli agenti esterni a condividere tali rischi. Effetto di Razionamento strutturale dell’investimento in ricerca

9 9 Innovazione come bene pubblico L’innovazione è costituita essenzialmente da informazione. L’utilizzo economico dell’informazione è caratterizzato da non escludibilità e non rivalità. L’informazione è, quindi, un bene pubblico.

10 10 Innovazione come bene pubblico  Non escludibilità: l’informazione è facilmente riproducibile.  Se un agente comunica un’informazione con un contenuto innovativo ad un altro agente quest’ultimo, senza sostenere costi elevati, può trasferirla anche ad altri.  Ne derivano difficoltà di protezione dell’innovazione

11 11 Innovazione come bene pubblico Non rivalità: rendendo nota un’innovazione ad un agente, non viene ridotta la possibilità di utilizzo di tale innovazione da parte di altri agenti. Dal punto di vista del benessere, quindi, le innovazioni dovrebbero essere libere per tutti (accentuazione del carattere di bene pubblico).

12 12 Innovazione come bene pubblico L’innovazione, quindi, da un lato è un bene privato (per l’impresa che l’ha prodotta- remunerazione degli investimenti effettuati e del rischio) e dall’altro è un bene pubblico (per le sue caratteristiche di non escludibilità e non rivalità – incremento del benessere)

13 13 Capacità innovativa e dimensione dell’impresa Possibili condizioni di vantaggio della grande rispetto alla piccola impresa: barriere finanziarie all’innovazione diversificazione del rischio protezione dell’innovazione

14 14 Capacità innovativa e dimensione dell’impresa Possibili svantaggi: le grandi imprese operano ricorrendo a strutture burocratiche e, quindi, sono soggette a ritardi e lentezze procedurali nella definizione dei progetti e nello sfruttamento di opportunità tecnologiche impreviste.

15 15 Capacità innovativa e dimensione dell’impresa La letteratura empirica: esiste una sorta di specializzazione di entrambi le tipologie di imprese verso particolari tipologie o famiglie di innovazione. Le piccole imprese forniscono un contributo rilevante in termini di innovazione caratterizzato da basso investimento iniziale e da rapidità di introduzione nel mercato. Le grandi imprese, invece, tendono ad avere maggiore successo in progetti che richiedono soglie di investimento irrecuperabile molto elevate (lunghi tempi di valorizzazione) e un’elevata capacità di protezione dell’innovazione.

16 16 Innovazione e concentrazione. Fonte: Belderbos et al. 2010

17 17 Tipologie di innovazione Fonte: Brandolini e Bugamelli 2009

18 18 Spese in RS. Fonte : Brandolini e Bugamelli 2009

19 19 Brevetti. Fonte : Brandolini e Bugamelli 2009

20 20 La specializzazione produttiva. Fonte: Barba Navaretti et al. 2007

21 21 La specializzazione produttiva. Fonte CSC 2010

22 22 La specializzazione produttiva. Fonte CSC 2010

23 23 Internazionalizzazione. Fonte: Barba Navaretti et al. 2007

24 24 Internazionalizzazione. Fonte: Barba Navaretti et al. 2007

25 25 La specializzazione produttiva. Fonte CSC 2010b

26 26 La specializzazione produttiva. Fonte CSC 2010

27 27 La specializzazione produttiva. Fonte: Quinteri 2007

28 28 Intervento istituzionale Il dilemma tra bene pubblico e bene privato è risolto (parzialmente) in termini istituzionali e di politica industriale attraverso alcuni provvedimenti che sono: Brevetti Diritti di autore Marchi di fabbrica Istituzione di laboratori di ricerca pubblici Incentivi in conto capitale Contratti di ricerca Joint venture

29 29 Brevetti I brevetti certificano che l’inventore detiene diritti di proprietà esclusivi su un prodotto, processo, sostanza o design nuovo e utile. Il brevetto limita lo sfruttamento economico dell’innovazione da soggetti diversi dall’inventore per un periodo di tempo definito (12-20 anni). Successivamente da bene privato l’innovazione diviene bene pubblico I brevetti incoraggiano la ricerca

30 30 Brevetti I brevetti aumentano la divulgazione dell’innovazione La ragione economica del brevetto non è la la protezione assoluta dell’innovazione, ma l’incremento dei costi di imitazione L’importanza dell’istituto del brevetto è diversa da industria e industria

31 31 Diritti di autore I diritti di autore conferiscono al creatore dell’opera (scientifica o artistica) il diritto di ricevere un compenso nel caso in cui l’opera venga riprodotta.

32 32 Marchi di fabbrica I marchi di fabbrica attribuiscono il diritto esclusivo ad un impresa di utilizzare un nome o un simbolo. L’obiettivo è evitare che la reputazione e/o la conoscenza diffusa dell’impresa diventi una esternalità positiva per i concorrenti.

33 33 Istituzione di laboratori di ricerca pubblici Laboratori di ricerca pubblici non vengono remunerati in funzione del successo dell’attività innovativa e non sono obbligati a porre vincoli alla diffusione dei risultati di ricerca. Dal momento che la ricerca di base (più della ricerca applicata) ha le caratteristiche di bene pubblico ed è particolarmente incerta, è più adatta ad essere gestita attraverso organizzazioni governative

34 34 Incentivi in conto capitale -Trasferimenti di risorse pubbliche per il finanziamento parziale di progetti innovativi con l’effetto di ridurre le conseguenze del fallimento del progetto stesso e, quindi, di aumentare l’incentivo per l’impresa ad attuare investimenti in ricerca relativamente rischiosi.

35 35 Premi Definizione da parte della collettività (istituzioni) di un incentivo monetario al raggiungimento di un risultato innovativo.

36 36 Joint venture Rilassamento dei vincoli antitrust sulla cooperazione tra imprese (rischi di collusione); Diminuzione dei costi medi e dei rischi collegati all’attività di ricerca. Valorizzazione di risorse complementari Riduzione dell’effetto spillover

37 37 Numero ottimale delle imprese All’aumento del numero delle imprese impegnate nello stesso progetto di innovazione le probabilità di successo aumentano, ma aumentano anche i costi cumulati. Oltre una data soglia numerica di imprese, i costi di ricerca risultano eccessivi e il beneficio sociale netto diventa negativo

38 38 Numero ottimale delle imprese Verifica: Esiste un numero ampio (n) di imprese identiche che avviano il progetto innovativo K; il costo marginale costante sostenuto dalla singola impresa è Mc. (Assenza di costi fissi); Il costo sociale del progetto è nMc; La probabilità di successo (almeno una impresa raggiunga un risultato positivo) è r(n) (il successo è funzione del numero delle imprese che avviano il progetto); Il beneficio sociale dell’innovazione (incremento del surplus del consumatore) è B

39 39 Numero ottimale delle imprese Il beneficio sociale atteso meno il costo sociale dell’innovazione determina il beneficio sociale netto (Br(n) - nMc) Il beneficio marginale netto è MBr(n)

40 40 Numero ottimale delle imprese Br(n) n Graf.a

41 41 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Br(n) nMc Graf.a

42 42 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Br(n) nMc Br(n) - nMc Graf.a

43 43 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Br(n) nMc Br(n) - nMc n* Graf.a

44 44 Numero ottimale delle imprese La sostenibilità di questa conclusione può essere verificata sulla base di un confronto tra costi e benefici marginali

45 45 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Mc n Br(n) nMc Br(n) - nMc n* Graf.a Graf.b

46 46 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Mc n MBr(n) Br(n) nMc Br(n) - nMc MBr(n) n* Graf.a Graf.b

47 47 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Mc n MBr(n) Br(n) nMc Br(n) - nMc D=MBr(n) n* Graf.a Graf.b

48 48 Numero ottimale delle imprese L’ottimo sociale tende a non coincidere con l’ottimo privato. Infatti, se le imprese possono appropriarsi totalmente del beneficio da innovazione,il numero delle imprese impegnate nel progetto crescerà fino a n=n° corrispondente a Br(n)/n=Mc. Dato che n* corrisponde a (Br(n)/n)>Mc (vedi presenza di costi sociali cumulati), ne deriva che n*

49 49 Numero ottimale delle imprese Verifica: Assumendo che con un numero elevato di imprese la probabilità di successo (r(n)) sia prossima a 1

50 50 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Mc n MBr(n) Br(n) nMc Br(n) - nMc D=MBr(n) n* Graf.a Graf.b n°

51 51 Numero ottimale delle imprese La non coincidenza tra ottimo sociale e ottimo privato può essere risolta con il meccanismo dei premi. Se la collettività (istituzioni) dispongono delle informazioni rilevanti, possono definire un premio Z pari a Mc/(r(n)/n) che ha l’effetto: di limitare il numero delle imprese che avviano il progetto a n*; di massimizzare congiuntamente il benessere sociale e la condizione Z/n=Mc che rende vantaggiosa l’avvio del progetto da parte della singola impresa.

52 52 Numero ottimale delle imprese Br(n) nMc n Mc n MBr(n) Br(n) nMc Br(n) - nMc MBr(n) n* Graf.a Graf.b Z MZ

53 53 Numero ottimale delle imprese L’istituzione trasferisce il premio all’impresa che per prima raggiunge il risultato atteso e acquisisce i diritti di proprietà dell’innovazione (che può trasformare in bene pubblico) NB-Il beneficio sociale netto in corrispondenza del premio ottimale risulta superiore al valore (costo) del premio

54 54 Innovazione e struttura del mercato

55 55 Innovazione e struttura del mercato Hp. L’incentivo ad innovare (profitto atteso) varia in condizioni di monopolio o di concorrenza (Arrow 1962)

56 56 Innovazione e struttura del mercato Consideriamo un’impresa A che, prima di attuare l’innovazione, operi in due contesti competitivi diversi. L’impresa A opera con costi marginali costanti e assenza di costi fissi.

57 57 Propensione a innovare: concorrenza Pc Qc Mc D’ P Q

58 58 Propensione a innovare: monopolio Pm qc Mc D’ P Q

59 59 Propensione a innovare: monopolio Pm Qm Mc D’ P Q 11

60 60 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc D’ P Q  

61 61 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc D’ P Q  

62 62 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc1 D’ P Q

63 63 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc1 D’ P Q Pm2 Qm2

64 64 Propensione a innovare: L’impresa dopo l’innovazione diviene monopolista locale e, indipendentemente dal regime competitivo di origine, ottiene  2

65 65 22 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc1 D’ P QQm2 Pm2

66 66 Propensione a innovare L’incentivo ad innovare è costituito dall’incremento dei profitti (  ) derivante da dallo sviluppo dell’innovazione (al netto dei costi) (non rappresentati nel Grafico): in concorrenza:  c=  2 in monopolio:  m=  2-  1 Ne deriva che  m<  c

67 67 22 11 Propensione a innovare: innovazione di processo Mc1 D’ P Q Mc Pm2 Pm Pm2

68 68 Conclusioni In regime di concorrenza verranno realizzate tutte le innovazioni che hanno un costo inferiore a  2, mentre in regime di monopolio verranno realizzate soltanto le innovazioni con un costo inferiore a  2-  1. La conseguenza è che i mercati concorrenziali favoriranno l’innovazione più dei mercati oligopolistici.

69 69 Temi trattati Innovazione e incertezza Innovazione come bene pubblico Capacità innovativa e dimensione dell’impresa Brevetti Diritti di autore Marchi di fabbrica Istituzione di laboratori di ricerca pubblici Incentivi in conto capitale Premi

70 70 Temi trattati Contratti di ricerca Joint venture di ricerca Numero ottimale delle imprese che sviluppano progetti di ricerca Innovazione e struttura del mercato


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