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CARTESIO E IL PROBLEMA DELLA SEPARAZIONE TRA IO E MONDO E TRA MENTE E CORPO HILARY PUTNAM: BRAIN IN A VAT DAMASIO: L’ERRORE DI CARTESIO A CURA DELLA PROF.SSA.

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Presentazione sul tema: "CARTESIO E IL PROBLEMA DELLA SEPARAZIONE TRA IO E MONDO E TRA MENTE E CORPO HILARY PUTNAM: BRAIN IN A VAT DAMASIO: L’ERRORE DI CARTESIO A CURA DELLA PROF.SSA."— Transcript della presentazione:

1 CARTESIO E IL PROBLEMA DELLA SEPARAZIONE TRA IO E MONDO E TRA MENTE E CORPO HILARY PUTNAM: BRAIN IN A VAT DAMASIO: L’ERRORE DI CARTESIO A CURA DELLA PROF.SSA EMANUELA SABATINI

2 H. Putnam Brains in a Vat 1981 H. Putnam Brains in a Vat 1981 Immaginate che un essere umano (potete immaginare di essere voi) sia stato sottoposto ad un’operazione da parte di uno scienziato malvagio. Il cervello di quella persona (il vostro cervello) è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chimiche che lo tengono in vita. Le terminazioni nervose sono state connesse ad un computer superscientifico che fa sì che la persona a cui appartiene il cervello abbia l’illusione che tutto sia perfettamente normale. Sembra che ci siano persone, oggetti, il cielo ecc., ma in realtà l’esperienza della persona (la vostra esperienza) è in tutto e per tutto il risultato degli impulsi elettronici che viaggiano dal computer alle terminazioni nervose. Il computer è così abile che se la persona cerca di alzare il braccio la risposta del computer farà sì che "veda" e "senta" il braccio che si alza. Inoltre, variando il programma lo scienziato malvagio può far sì che la vittima "esperisca" (ovvero allucini) qualsiasi situazione o ambiente lo scienziato voglia. Può anche offuscare il ricordo dell’operazione al cervello, in modo che la vittima abbia l’impressione di essere sempre stata in quell’ambiente. [...] Potremmo anche immaginare che tutti gli esseri umani... siano cervelli in un’ampolla. Naturalmente lo scienziato malvagio dovrebbe trovarsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esiste nessuno scienziato malvagio; magari l’universo... consiste solo di macchinari automatici che badano a un’ampolla piena di cervelli. Supponiamo che il macchinario automatico sia programmato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva... Quando sembra a me di star parlando a voi, sembra a voi di star ascoltando le mie parole. Naturalmente le mie parole non giungono per davvero alle vostre orecchie, dato che non avete (vere) orecchie, né io ho una vera bocca e una vera lingua. Invece, quando produco le mie parole quel che succede è che gli impulsi efferenti viaggiano dal mio cervello al computer, che fa sì che io ‘senta’ la mia stessa voce che dice quelle parole e ‘senta’ la lingua muoversi, ecc., e anche che voi ‘udiate’ le mie parole, mi ‘vediate’ parlare, ecc. In questo caso, in un certo senso io e voi siamo davvero in comunicazione. Io non mi inganno sulla vostra esistenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cervelli esclusi.

3 L’IO E il MONDO Il protagonista, Neo (interpretato da Keanu Reeves), da qualche tempo vive assillato da interrogativi cui non riesce a dare risposte che lo soddisfino. Egli viene contattato da Morpheus, un famigerato 'pirata virtuale' ricercato dalle autorità: quest'ultimo é infatti convinto che Neo sia un uomo al di fuori del normale, destinato a salvare l'intera umanità dal dramma che la affligge; ma di che dramma si tratta? Morpheus ha contatto Neo proprio perchè si é accorto che ha presagito questo dramma che si protrae da secoli ed é convinto che spetti a lui aiutarlo: l'intero genere umano é soggiogato alle macchine, delle quali un tempo si serviva: dopo una ribellione da parte di queste ultime, i ruoli si sono invertiti: le macchine sfruttano gli uomini per sopravvivere e li tengono incatenati, avvalendosi della loro energia. Nell'ambito delle percezioni, il mondo che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi é reale, ma nell'ambito della realtà, esso é una beffa, non esiste: si tratta solo di immagini virtuali inviate al nostro cervello dalle macchine che ci tengono schiavi. Dunque, ogni cosa che ci circonda non ha un fondamento al di fuori della nostra mente: le macchine, le case e le strade non sono altro che immagini virtuali inviate al nostro cervello dalle macchine dominatrici; il mondo intero é un programma (Matrix appunto), un inganno ordito dalle intelligenze artificiali che ci controllano.

4 Morpheus: Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci (Morpheus accende un televisore e mostra immagini del nostro mondo): il mondo com'era alla fine del XX secolo e che ora esiste solo in quanto parte di una neurosimulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi (Morpheus mostra le immagini di città distrutte, oscurate da una spessa coltre di nubi). Benvenuto nella tua desertica, nuova realtà. (...) Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt ed emette oltre 6 milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l'energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati, dove gli esseri umani non nascono, vengono coltivati. A lungo non ho voluto crederci, poi ho visto quei campi con i miei occhi, ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l'evidenza della verità. Che cosa è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo creato al computer per tenerci sotto controllo al fine di convertire l'essere umano in questa (una pila). Neo: No! non è possibile! Io non ci credo! Morpheus: Non ho detto che sarebbe stato facile: ho detto che ti offrivo la verità.

5 L’idea cartesiana che la decisione razionale escluda le emozioni: al contrario, la storia dei pazienti come Phineas Gage dimostra che la sola razionalità (scientifica) produrrà dei calcoli e non arriverà ad alcuna decisione. La descrizione che Damasio fa del corpo offre al filosofo alcuni spunti di riflessione. In primo luogo, assistiamo alla falsificazione neurobiologica di ogni forma di dualismo corpo-cervello. Nella versione contemporanea, è specificamente falsificata l’ipotesi del cervello nella vasca esemplificata da Putnam, che risulterebbe impossibile, in quanto un cervello che non ricevesse più segnali dal corpo smetterebbe di funzionare in breve tempo; se poi l’ipotesi venisse corretta in modo da prevedere un ingresso al cervello di segnali “come se” un corpo ci fosse. Altra questione è invece la falsificazione del dualismo cartesiano (più complessa in quanto la mente non è solo il cervello per Cartesio).

6 La mente, intesa come esperienza privata e soggettiva di stati corporei, ha un legame indissociabile non solo con il cervello, ma con tutto il corpo. I segnali del corpo vengono inviati al cervello, che li riceve in zone diverse e li organizza in mappe neurali; oggi è possibile con speciali apparecchiature osservare tali mappe, che sono organizzazioni topografiche di neuroni. Le mappe neurali, fisicamente osservabili nel cervello, danno luogo all’esperienza privata delle immagini, che non sono osservabili, e hanno luogo nella mente, così come i feeling sono l’esperienza privata delle emozioni corporee. Feeling e immagini costituiscono la base da cui partono i processi di ragionamento superiore, e cioè la memoria estesa, l’attenzione, il linguaggio, le inferenze logiche. E’ importante tenere presente che feeling e immagini non vanno intesi come un trampolino della ragione, che viene abbandonato dopo il lancio, ma come le radici che continuano a far parte del sistema anche ai livelli superiori. L’esito della fredda strategia razionale sarà un comportamento irrazionale, che è appunto ciò che avviene nel caso dei pazienti colpiti da lesioni prefrontali. In essi rimangono intatte la capacità inferenziale, la memoria, il linguaggio, l’attenzione, cioè le capacità della ragione alta; risultano compromessi i feeling, cioè la percezione emozionale. Ciò rende impossibile l’orientamento tra le diverse alternative e la preferenza per una strategia, cioè rende impossibile la scelta. L’uomo è un sistema complesso di elementi logici, cognitivi e affettivi. Damasio, però, compie un ulteriore passo avanti affermando che ragionare è operare. Questo è il modello di Hobbes espresso nell’idea della razionalità come calcolo: davanti a problemi pratici – operativi, l’uomo constata tutti gli scenari di possibilità e valuta quale risposta dare rispetto alla sua passione fondamentale. Questa visione della razionalità umana non deriva dai semplici dati biologici, ma da una visione sull’uomo. Infatti, Damasio e Hobbes danno la stessa interpretazione della ragione umana, pur partendo da dati differenti. Per Damasio l’uomo è un sistema integrato di razionalità e affettività; per Hobbes, invece, l’uomo non è un sistema integrato ma composto di razionalità e affettività, dove la ragione diventa, in ultima istanza, “schiava delle passioni”. Damasio passa da constatazioni biologiche a una visione antropologica dell’uomo, che esula dal suo campo di ricerca. La questione antropologica ha bisogno di un principio di totalizzazione che la scienza non ha, per questo l’antropologia umana non è, e non può essere, l’oggetto delle neuroscienze. Il sapere scientifico, con la sua metodologia, non ha fondamento per mettere in campo termini come ragione, coscienza, libertà, volontà ecc., perché implicano una totalizzazione del senso, che esula dal metodo scientifico

7 Il contesto storico-culturale C’è stata una guerra lunga e sanguinosa in Europa, la conoscenza è entrata in crisi con Galileo e Bacone. Quale certezza? Bisogna trovare qualcosa che non può essere esso in dubbio. Galileo: la matematizzazione della natura Bacone: il metodo: la purificazione dagli idola, l’uso degli assiomi medi. Bacone aveva detto che bisognava fare tabula rasa del passato, liberarsi dei pregiudizi. Occorre perciò un nuovo metodo perché la filosofia tradizionale non è in grado di rispondere alle nuove esigenze poste dalla nascita della scienza galileiana. Il problema di Cartesio è quello di trovare un fondamento valido. Il sapere del tempo non gli dà nessun criterio valido. Il metodo deve essere un criterio unico e semplice di orientamento che serva all’uomo in ogni campo, sia teorico che pratico.

8 Cartesio scopre il suo metodo mediante la considerazione del procedimento matematico. Il presupposto è l’unità della ragione. 1. NON ACCOGLIERE MAI NULLA PER VERO CHE NON CONOSCESSI ESSER TALE CON EVIDENZA. L’EVIDENZA E’ = CHIAREZZA E DISTINZIONE 2. DIVIDERE OGNI PROBLEMA: ANALISI. Nell’analisi un problema viene risolto nelle parti più semplici che vengono considerate separatamente 3. CONDURRE I PENSIERI ORDINATAMENTE cominciando dagli aspetti più semplici per risalire a poco a poco alle conoscenze più complesse: SINTESI 4. fare ENUMERAZIONI così COMPLETE E REVISIONI così GENERALI da essere sicuro di non omettere nulla. Si tratta del momento di controllo dell’analisi e della sintesi. N.B: la razionalità coincide con l’evidenza e quindi con la chiarezza e la distinzione. E’ una ragione matematica, geometrica. Il metodo infatti viene formulato tenendo presente il procedimento matematico, ma doveva essere valido per tutto il sapere. L’evidenza viene raggiunta attraverso un atto puramente razionale e intuitivo. L’intuito è il trasparire della mente a se stessa e coincide con l’idea chiara e distinta. Tutto ciò che sfugge a questa operazione semplificatrice viene escluso dall’ambito conoscitivo.

9 Il metodo è il metodo delle matematiche. Che cosa ci autorizza ad estenderlo a tutta la realtà? Esiste qualche verità che possa sottrarsi al dubbio, che sia cioè chiara e distinta e colta intuitivamente tale da essere assunta come fondamento di tutte le altre verità? Bisogna trovare un principio sul quale il dubbio non è possibile. I sensi ingannano (Galileo) perciò non si può partire dal sapere dell’esperienza sensibile: 1) SI PUO’ E SI DEVE DUBITARE DI TUTTO – critica radicale o dubbio metodico – considero provvisoriamente falso tutto ciò su cui il dubbio è possibile. Nessuna conoscenza si sottrae al dubbio. E le conoscenze matematiche? Queste ultime sono vere anche nel sonno. 2) IL DUBBIO DEVE ESSERE UNIVERSALE e può essere esteso ad ogni cosa – dubbio iperbolico – Infatti nulla mi vieta di pensare che esista UN GENIO MALIGNO che beffandosi di me mi fa ritenere evidenti cose che evidenti non sono. Il dubbio di Cartesio non è il dubbio scettico perché lui vuole arrivare alla verità. Che cosa rimane quando ho dubitato di tutto? DI UNA COSA NON POSSO DUBITARE: PER INGANNARMI IO DEVO ESISTERE. SE C’E’ IL DUBBIO, C’E’ ANCHE CHI DUBITA: COGITO ERGO SUM

10 Il pensiero per Cartesio garantisce l’essere. Per Tommaso invece il pensiero trova l’essere e ad esso si adegua. Conseguenze: 1) può darsi che questo libro che io penso non esista, ma è impossibile che non esista io che penso di percepire quell’oggetto. SEPARAZIONE interno/esterno, atti di coscienza/mondo esterno, io/mondo, io/altro. So che esiste l’essere dubitante che ha delle idee, ma esistono queste idee fuori di me? Come posso uscire dalla mia coscienza ed affermare il mondo esterno? SE DUBITIAMO DI TUTTO CHE COSA CI RIMANE? L’ASPETTO SOGGETTIVO. MA CHE COSA MI GARANTISCE IL PASSAGGIO? Esiste il tavolo se io non lo percepisco? L’ALTERITA’ diventa un problema: chi mi garantisce che l’altro sia dotato di coscienza? Come comunicano delle coscienze separate? Che cosa mi dice che il mio fenomeno mentale sia anche un fenomeno reale? Che vi sia un mondo esterno non è affatto ovvio. Cartesio spezza la correlazione intenzionale di percipiente e percepito, l’esistenza del percepito diventa dubitabile. A partire da qui si ha una concezione della ragione soggettivamente centrata: la ragione è dentro la testa – non è dialogica –. Cartesio ti mura nel tuo interno. Da qui Berkeley arriverà all’esse est percipi. Passaggio dalla verità come adeguazione – corrispondenza: la pentola e il coperchio – alla cosa alla verità come coerenza – una concezione coerentista della verità: quando non c’è contraddizione – è vero ciò che è coerente. 2) La coscienza di sé ha i caratteri della chiarezza e della distinzione. Io sono certo di esistere in quanto res cogitans, penso dunque sono è una intuizione attraverso cui percepisco me stesso come pensante. SEPARAZIONE res cogitans/res extensa. Si produce una frattura insanabile anche all’interno dell’uomo, l’anima è pensiero ed è separata dal corpo che è pura estensione spiegabile attraverso i principi del meccanicismo.

11 Come Cartesio risponde alla prima domanda – ma non la risolve – 1. Le idee sono una finzione mentale o rappresentazione di una realtà oggettiva? Le idee sono: 1. innate (le trovo in me) 2. avventizie (mi vengono dall’esterno) – mondo – 3. fattizie (sono fatte da me) Il problema è: chi mi garantisce le idee avventizie. Cartesio deve ricorrere all’idea di Dio. Dio è un’idea innata – riprende l’argomento ontologico – L’idea di Dio è l’idea di una sostanza perfetta. Posso aver creato io l’idea di perfezione? La parte presuppone l’intero (perfetto/imperfetto: non è originario perché implica una negazione) Quindi l’idea di Dio non l’ho creata io, né alcun essere imperfetto. Solo Dio può aver causato l’idea di Dio in me. LA CAUSA DI UNA IDEA INFINITA NON PUO’ CHE ESSERE UNA REALTA’ INFINITA. Perché nella causa deve esserci per lo meno tanta realtà quanto ce n’è nel suo effetto. L’idea di Dio è perciò un’idea innata causata da Dio stesso. Inoltre sempre a partire dal concetto – Dio è l’ente perfettissimo – l’esistenza appartiene necessariamente all’idea di Dio. Cartesio dimostra l’esistenza di Dio a partire dal concetto e non dall’esperienza (prova a priori). UNA VOLTA RICONOSCIUTA L’ESITENZA DI DIO L’EVIDENZA TROVA LA SUA ULTIMA GARANZIA: DIO NON PUO’ INGANNARMI. Il dubbio è sconfitto: Dio è garante delle mie facoltà umane. DIO diventa ciò che mi garantisce il passaggio dalla mente al mondo. A PARTIRE DA CARTESIO C’E’ L’ESIGENZA DI GETTARE UN PONTE.

12 2. il secondo problema: la divisione di sostanza pensante e corpo = sostanza estesa. Accanto alla res cogitans, alla sostanza pensante si deve ammettere una sostanza corporea. IO NON POSSO DUBITARE CHE C’E’ IN ME UNA CERTA FACOLTA’ PASSIVA DI SENTIRE, cioè di ricevere e riconoscere le idee delle cose sensibili.

13 ALCUNI SPUNTI DI RIFLESSIONE: 1. Il linguaggio: La nostra esperienza è trasformata dal linguaggio – Ch. Taylor -. Che cosa significa? Qual è il linguaggio dell’esperienza cartesiana del mondo? Alcune possibili alternative: - Marion, il linguaggio erotico - Levinas, il linguaggio piegato per dire l’Altro e l’infinito - Il linguaggio religioso - Wittgenstein, ciò di cui non si può parlare si deve tacere e tuttavia sono possibili gradi diversi di realtà (Quaderni) e differenti giochi linguistici (Richerche logiche) 2. Il corpo: Che cos’è il corpo umano? Che cosa si intende per animalità nell’uomo? Che differenza c’è tra corpo umano e corpo animale? Che cos’è il corpo per Cartesio? Quali saranno le conseguenze di questa concezione? 3. La ragione: è solo la ragione scientifica? Una ragione che si identifica con la sua funzione pragmatica e CALCOLANTE e perde la sua dimensione discorsiva, affettiva, il suo legame con la totalità antropologica dell’essere dell’uomo. 4. Il soggetto: a partire da questa idea di ragione abbiamo il soggetto utilitario moderno, il soggetto individuale senza passioni. Come ripensare il soggetto oggi? Cfr. il bel saggio di Elena Pulcini, L’uomo senza passioni, Bollati Boringhieri, 2001.

14 Come l’anima agisce sul corpo? La risposta dell’Occasionalismo MALEBRANCHE - Una soluzione che si ispira alla tradizione neoplatonica - Premessa: l’anima ha una unione immediata e diretta con Dio - Ciò che noi conosciamo è solo l’idea - Conosciamo tutte le cose in Dio - Teoria del parallelismo Fine


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