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Politiche sociali Lavinia Bifulco.

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Presentazione sul tema: "Politiche sociali Lavinia Bifulco."— Transcript della presentazione:

1 Politiche sociali Lavinia Bifulco

2 Testi Bifulco L., Bricocoli M.,. Monteleone R (2008), Welfare locale e innovazioni istituzionali. Processi di attivazione in Friuli-Venezia Giulia, in La Rivista delle politiche sociali, 2. Castel R. (2004), L’insicurezza sociale. Cosa significa essere protetti?, Einaudi, Torino. Paci M. (2005), Nuovi lavori, nuovo welfare, Il Mulino, Bologna (ultimo capitolo) Sennett R. (2004), Rispetto. La dignità umana in un mondo di diseguali, Il Mulino, Bologna (parti scelte). Carabelli G., Facchini C. (a cura di), Il modello lombardo di welfare, Angeli, Milano (parti scelte).

3 Alcune premesse…. Riepilogo Strumenti concettuali 3

4 Modelli di welfare Titmuss; Esping-Andersen; Ferrera; Saraceno
Modello universalistico-istituzionale, della cittadinanza sociale (socialdemocratico, area scandinava): Basato sui diritti dei cittadini (eguaglianza di accesso) Ruolo centrale dello Stato, ha forti effetti redistributivi Demercificazione e defamilizzazione 4

5 Modelli di welfare? 2) Modello corporativo- assicurativo-lavoristico (Europa centro-continentale, conservatore): Basato sulle contribuzioni dei lavoratori Ruolo dello Stato e della famiglia Presuppone il modello male bread winner Familismo 5

6 Modelli di welfare? 3) Modello liberale- residuale (Regno Unito, USA, Australia): Basato sull’assistenza ai poveri e ai bisognosi Ruolo residuale dello Stato, importanza del mercato Defamilizza attraverso il mercato 6

7 Italia: un modello mediterraneo?
Misure di tipo corporativo – assicurativo (basate sulle contribuzioni lavorative) Universalismo: sistema sanitario pubblico, 1978 Familismo: centralità del ruolo della famiglia riguardo alla protezione dai rischi sociali e al care, ma sostegno assai scarso alla famiglia, sia finanziario sia servizi (vedi infanzia) Carattere particolaristico – clientelare (Paci) Basso grado di stateness (Ferrera) Frammentazione istituzionale 7

8 Italia Tratto da “Rapporto Stato sociale 2010",
Nei tre decenni che portano alla crisi attuale non solo è tornata ad “aumentare la disuguaglianza distributiva” ma è anche “cresciuta la precarietà dei rapporti di lavoro e dei relativi redditi” e si è verificato “un progressivo slittamento dei rischi dalla collettività agli individui, dalle imprese ai lavoratori”. A questo si aggiunge la finanziarizzazione dell’economia. “A un anno dal fallimento di Lehman Brothers è prepotentemente ripresa l’attività speculativa . Nella prima metà del 2009, infatti, il valore dei derivati creati dalle prime 25 banche americane è aumentato di miliardi di dollari, portando il totale a 203 mila miliardi, una cifra superiore di 30 mila miliardi a quella precedente il crac di Lehman”. “La presunta anomalia della spesa pensionistica italiana, che sarebbe eccessiva, è creata dalle disomogeneità statistiche presenti nei dati Eurostat che alterano i confronti. Effettuando accostamenti omogenei, infatti, l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil diventa minore di quella tedesca e si allinea a quella media della Ue a 15”. Tratto da “Rapporto Stato sociale 2010", 8

9 Italia “la vera anomalia del sistema di welfare italiano è nell’inadeguatezza degli ammortizzatori sociali e nell’assenza di misure di sostegno al reddito minimo. Attualmente solo un terzo dei disoccupati beneficia di trattamenti”. Si tratta di dati che contribuiscono a spiegare “il livello di povertà nel nostro paese” che “non solo è superiore alla media ma è anche mal distribuito”. Infatti “il divario territoriale tra nord e sud del paese è impressionante: adottando la stessa soglia di povertà per tutta l’Italia, ne sono al di sotto il 3 per cento dei cittadini veneti e il 30 per cento dei siciliani”. “gli italiani che considerano il loro reddito non adeguato a garantire ciò che è ritenuto necessario sono aumentati dal per cento del 1990 a valori intorno al 70 per cento nell’ultimo quinquennio” Tratto da “Rapporto Stato sociale 2010",

10 Strumenti concettuali
Capabilities (A. Sen) Strumenti per governare (Lascoumes, Le Galès, ed., ) Governance? 10

11 Capabilities: Amartya Sen
Funzionamenti (functioning): “stati di essere e di fare” da cui dipende lo star bene (well being): essere adeguatamente nutriti, stare in buona salute, essere istruiti, avere rispetto di sé, ecc. Capabilities: Libertà di essere e di fare, di scegliere i funzionamenti “nella misura in cui i funzionamenti costituiscono lo star bene, le capacità rappresentano la libertà individuale di acquisire lo star bene” Libertà sostanziali: libertà di fare le cose alle quali non arbitrariamente si attribuisce valore Sviluppo e libertà, Mondadori 11

12 Capabilities e funzionamenti
Fare la dieta ed essere denutrito 12

13 Capabilities Studio della povertà
(non solo deficit di risorse economiche ma deficit di poteri di accesso a funzionamenti, deficit di capacitazioni) Lo sviluppo come sviluppo delle libertà sostanziali e delle capacità (indicatori dello sviluppo umano) Studio delle politiche sociali (www.capright.eu ) 13

14 Capabilities (Amartya Sen)
Libertà sostanziali e poteri di scelta. Esempio: due maniere diverse di vivere in un ambiente liberato da un rischio di epidemia. Dare agli individui la libertà di scegliere se restare o partire, basandosi sulle loro preferenze. Realizzare delle politiche pubbliche che sradichino il rischio di epidemia. Gli individui hanno allora il potere di vivere in un ambiente sano (Salais, 2008) 14

15 Strumenti per governare
Lascoumes e Le Galés (a cura di, 2004): gli strumenti dell’azione pubblica (cioè le procedure e le tecniche in cui si concretizza l’azione di governo) sono dotati di una forza propria. Gli strumenti, infatti, incorporano, fissano e istituiscono significati, rappresentazioni delle poste in gioco, teorie e regole per l’azione. Si tratta perciò di dispositivi sia tecnici sia sociali che organizzano normativamente le relazioni sociali “fra governanti e governati” e le reti di attori (p. 13). Gli strumenti di policy che vengono adottati per conseguire specifiche finalità concorrono in modo attivo, e secondo una propria logica, a strutturare l’azione e a tracciarne le direzioni, con esiti a volte inaspettati o inediti (p. 31). 15

16 Quali strumenti ? In Europa, dagli anni 80 in poi sviluppo degli strumenti dell’azione pubblica basati sull’idea di incentivare, mobilizzare e coordinare gli attori (meno sull’idea dell’autorità pubblica e della legge) Molto sviluppati soprattutto gli strumenti basati sulla negoziazione Esempio: patti, contratti, tavoli di negoziazione, accordi ecc., per lo sviluppo locale, per la riqualificazione urbana, per la sicurezza Prospettiva della governance… 16

17 Governance Concetto piglia-tutto….
Pluralità di attori (pubblico e/o privati) coinvolti nelle politiche Indebolimento del principio di autorità e della struttura della gerarchia a favore sia del mercato sia di meccanismi cooperativi Problema del coordinamento 17


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