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Quale Italia a 150 anni dallUnità. Bilancio di un percorso imperfetto Maurizio Gusso (Milano, Associazione Culturale Punto Rosso, 14 dicembre 2011)

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1 Quale Italia a 150 anni dallUnità. Bilancio di un percorso imperfetto Maurizio Gusso (Milano, Associazione Culturale Punto Rosso, 14 dicembre 2011)

2 Indice della relazione 1. Premessa: bilancio utile, complesso e problematico di un percorso imperfetto 2. Unità: fare lItalia e fare gli italiani 3. Indipendenza/sovranità: da dominazioni/predomini stra- nieri a una sovranità nazionale (limitata) 4. Laicità: dallo Stato confessionale a uno Stato non com- piutamente laico 5. Democrazia: i processi di democratizzazione fra conqui- ste e regressioni 6. Problemi aperti: quali priorità? Un elenco personale 7. Riferimenti bibliografici

3 1. Premessa: bilancio utile, complesso e problematico di un percorso imperfetto 1.1 Utilità, complessità e problematicità di un bilancio 1.2 Processi di unificazione nazionale e di democratizzazione 1.3 Un processo di unificazione nazionale complicato e imperfetto 1.4 Un processo di democratizzazione tor- mentato e imperfetto

4 1.1 Utilità, complessità e problematicità di un bilancio Utilità del bilancio Complessità e problematicità del bilan- cio

5 1.1.1 Utilità del bilancio La storia è maestra di vita solo per chi non la dimentica e sa interpretarla Un bilancio sensato è una selezione critica di punti fermi e problemi aperti La democrazia è un patrimonio e un processo aperto e non irreversibile

6 La storia è maestra di vita solo per chi sa interpretarla Se non si conosce il passato e non ci si orienta nel presen- te, non si può progettare bene il futuro. La storia è maestra di vita solo per chi non la rimuove/di- mentica, ma ha la pazienza di studiarla e la competenza di interpretarla. Si possono imparare tante cose dai nostri predecessori, sia dagli errori (per non ripeterli), sia dalle conquiste (per sal- vaguardarle, perfezionarle e trasmetterle alle future gene- razioni), sia dai loro progetti (per attuarli), sia dai loro ideali, se validi (per incarnarli in processi effettivamente sostenibi- li).

7 Un bilancio sensato è una selezione critica di eredità e problemi Un bilancio storico sensato è una selezione critica di - punti fermi da cui ripartire, eredità da as- sumere e trasmettere, patrimoni da salva- guardare, valorizzare, ampliare e diffondere; -problemi aperti, da affrontare lucidamente, cercando di evitare gli errori del passato.

8 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (I) Nessun processo storico (tanto meno un processo di democratizzazione) è ineluttabile e irreversibile. Le conquiste democratiche sono il risultato del- limpegno e delle lotte di uomini e donne del pas- sato, a cui dobbiamo riconoscenza e di cui dobbia- mo assumere e trasmettere leredità. La democrazia è una pianta giovane e delicata, che va coltivata attentamente.

9 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (II) La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: per- ché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro limpegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costitu- zione è lindifferenza alla politica. […] Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le stra- de di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Piero Calamandrei, La Costituzione e la gioventù, discorso del 26 gennaio 1955 (Società Umanitaria di Milano); la sua registrazione è scaricabile da +%22Università+di+Milano+1955+parte+*%22

10 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (III) Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che […] può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli di- venti realtà […]. […] non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. […] durante la Liberazione e la Resistenza […] Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. […] E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome dei nostri studenti che […] hanno dato il sangue per la libertà dItalia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a lo- ro, non disperiamo dellavvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale. Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dellAsso- ciazione a difesa della scuola nazionale (Roma, 11 febbraio 1950), Scuola democratica, suppl. al n.2 del 20 marzo 1950, pp.1-5

11 1.1.2 Complessità e problematicità del bilancio Tale bilancio è complesso e problematico per vari motivi Complessità del periodo storico e rischi di una sua lettura strumentale o troppo dipendente dalle mode del momento Necessità di ridefinire preliminar- mente alcuni concetti chiave

12 Complessità del periodo storico e rischi di una sua lettura strumentale Si tratta di un periodo storico piuttosto lungo e tormentato, che risente di eredità storiche di lunghissima durata e in cui siamo ancora immersi. La bibliografia scientifica è amplis- sima; il dibattito storiografico è molto vivace e variegato, ma assai meno noto di quello mediatico e politico, in cui spesso prevalgo- no le mode e/o gli approcci strumentali.

13 Necessità di ridefinire preliminarmente alcuni concetti chiave Identità personale e sociale Nazione e identità nazionale Democrazia e processi di demo- cratizzazione Diritti/responsabilità Altri esempi di concetti chiave da ridefinire

14 Identità personale e sociale A)Identità personale/sociale come combinatoria globale di differenti tratti di identità individuali/so- ciali (di specie, età/generazione, genere, ruolo, geoambientali, socioeconomici, politici, culturali…). B) Lidentità personale/sociale non è unessenza pura, statica, astorica, decontestualizzata e asso- luta, ma un processo storico complesso, contrad- dittorio/conflittuale, dinamico, non lineare, relativo, contestuale, inevitabilmente meticcio.

15 Nazione e identità nazionale Concetti come nazione, etnia, popolo, patria, carattere nazionale, identità nazio- nale e identità etnica sono usati per lo più in modo non scientifico, ma ideologico, as- soluto/decontestualizzato e astorico. Occorre, quindi, o sostituirli con categorie più scientifiche, o almeno riconvenzionarne i significati in modo critico e trasparente.

16 Democrazia e processi di democratizzazione Diverse definizioni di democrazia Che cosa significa processi di democratizzazione?

17 Diverse definizioni di democrazia Nella storiografia e nelle scienze sociali si incontrano diver- se definizioni e concettualizzazioni di democrazia. Cfr. Giovanni Sartori, Democrazia e definizioni, Il Mulino, Bolo- gna, 1987 (I ed.: ivi, 1957); Id., Democrazia: cosa è, Rizzo- li, Milano, 2007 (nuova ed. aggiornata; I ed.: ivi, 1993); Leonardo Morlino, Democrazie e democratizzazioni, Il Muli- no, Bologna, Per indicare le forme più avanzate di democrazia, Robert A.Dahl usa il termine poliarchia (cfr. R.A.Dahl, Poliarchia. Partecipazione e opposizione nei sistemi politici, Angeli, Milano, 1997, VII ed.; I ed.: ivi, 1981; ed.or.: 1971).

18 Che cosa significa processi di democratizzazione? Si tratta di un concetto usato in modo consa- pevolmente convenzionale per indicare per- corsi non irreversibili di costruzione di una società più giusta, inclusiva e solidale, ri- spettosa dei beni comuni, delle regole de- mocratiche, delle differenze, delle responsa- sabilità e dei diritti fondamentali di tutti gli esseri viventi. Cfr. Leonardo Morlino, op.cit..

19 Diritti/responsabilità A) Diritti e responsabilità: due facce della stessa medaglia B) Diverse generazioni di diritti C) I diritti umani e la loro ridefinizione D) Diritti dei minori e pari opportunità E) Diritti civili e politici F) Diritti socio-economici G) Diritti culturali H) Diritti ambientali I) Diritti bioetici ecc.

20 Altri esempi di concetti chiave da ridefinire A) Cultura, identità culturale, multiculturalità/ multiculturalismo, dialogo interculturale B) Popolo e classi sociali C) Politica D) Cittadinanza E) Conflitti (es.: conflitti di sistema e conflitti di cit- tadinanza; gestione costruttiva dei conflitti) F) Legalità/legittimità/liceità G) Laicità dello Stato e pluralismo H) Sistema delle autonomie, federalismo; ecc.

21 1.2 Processi di unificazione nazio- nale e di democratizzazione Per evitare interpretazioni ideologiche (es.: nazionaliste) dei processi di unificazione na- zionale, occorre verificarne il grado di effet- tiva democraticità. Si tratterà, quindi, di esaminare in che misu- ra i processi di unificazione nazionale produ- cano società più democratiche sul piano lo- cale, nazionale e internazionale.

22 1.3 Un processo di unificazione nazionale complicato e imperfetto Nel caso italiano il processo di unificazione nazio- nale è stato graduale, complicato e imperfetto (tutti i processi di unificazione nazionale lo sono, ma il caso italiano è più complesso di parecchi altri), co- me vedremo nel punto 2. Non bisogna, inoltre, rimuovere la storia delle deri- ve nazionalistiche, coloniali e razziste (colonie in Africa e nel Dodecaneso; questione altoatesina; leggi razziali; snazionalizzazione fascista delle mi- noranze etniche e linguistiche).

23 1.4 Un processo di democratizza- zione tormentato e imperfetto Nel caso italiano il processo di democratizzazione (imper- fetto per definizione) è stato particolarmente tormentato: si vedano lesito moderato del Risorgimento, la politica clas- Sista della Destra storica, le mafie, il trasformismo, il colo- nialismo, le derive autoritarie di fine Ottocento, il Patto di Londra e la prima guerra mondiale, il fascismo, il regime concordatario, legemonia USA e DC, il neofascismo, la strategia della tensione, gli stragismi e i terrorismi, la P2, la partitocrazia, Tangentopoli, i leghismi, il berlusconismo, i razzismi, la crisi e la tutela europea (cfr. il punto 5).

24 2. Unità: fare lItalia e fare gli italiani 2.1 Fare lItalia e fare gli italiani 2.2 Fare lItalia: unificazione territoriale e spinte centrifughe 2.3 Fare gli italiani: un obiettivo complesso e solo parzialmente raggiunto

25 2.1 Fare lItalia e fare gli italiani (I) I più pericolosi nemici dItalia non sono gli Austriaci, sono glItaliani. E perché? Per la ragione che glItaliani hanno voluto far unItalia nuova, e loro ri- manere glItaliani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie mora- li che furono ab antico il loro retaggio; […] pensano a riformare lItalia, e nessuno saccorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino lo- ro […]. […] il primo bisogno dItalia è che si formino Italiani dotati dalti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno verso il polo opposto: pur troppo sè fatta lItalia, ma non si fanno glItaliani. Massimo Taparelli dAzeglio, I Miei Ricordi (opera postuma, 1867), a cura di Alberto M. Ghisalberti, Einaudi, Torino, 1971, pp.8 e 9 (Origine e scopi dellopera): cfr.

26 2.1 Fare lItalia e fare gli italiani (II) Professore esclamò Nando a testa bassa, voi a- mate lItalia? Di nuovo ebbi intorno a me le facce di tutti: Tono, la vecchia, le ragazze, Cate. Fonso sorrise. No dissi adagio, non amo lItalia. Gli italiani. Qua la mano disse Nando. Ci siamo capiti. Cesare Pavese, La casa in collina, in Prima che il gallo canti, Arnoldo Mondadori, Milano, 1967, p. 196 (I ed.: Einaudi, Torino, 1949).

27 2.2 Fare lItalia: unificazione territoriale e spinte centrifughe Da tanti Stati preunitari a un solo Stato italia- no Le tappe dellunificazione italiana ( ) Le spinte centrifughe nellItalia liberale ( ) LItalia fuori dItalia: emigrazione e colonie LItalia ridivisa e la sua riunificazione ( ) Le spinte centrifughe nellItalia repubblicana

28 2.2.1 Da tanti Stati preunitari a un solo Stato italiano Assenza di uno Stato unitario italiano dal condominio longobardo-bizantino (568) al Situazione anteriore alla seconda guerra dindipendenza italiana (1859)

29 Assenza di uno Stato unitario italiano dal condominio longobardo-bizantino (568) al 1861 Linvasione longobarda (568) sostituisce lI- talia bizantina unitaria con una specie di condominio longobardo-bizantino. Da allora fino al 1861 (o meglio al 1918) lattuale terri- torio italiano resta diviso fra due o più Stati. Quasi anni senza unità politica hanno reso difficile e complicato il successivo pro- cesso di unificazione nazionale.

30 Situazione anteriore alla seconda guerra dindipendenza (1859) Alla vigilia di tale guerra lattuale territorio italiano era diviso in 7 Stati principali (non considerando microstati come il Principato di Monaco e la Repubblica di San Marino): A) Regno di Sardegna (attuali Piemonte, Valle dAosta, Liguria e Sardegna), sotto la dinastia sabauda; B) Regno Lombardo-Veneto (attuali Lombardia, Veneto e Friuli), sotto la dina- stia absburgica dellImpero dAustria, a cui appartenevano anche i territori degli attuali Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia; C) Ducato di Parma e Piacenza (attuali province di Parma e Piacenza), sotto un ramo della dinastia borbonica; D) Ducato di Modena e Reggio (attuali province di Modena e Reggio Emilia), sotto la dinastia degli Austria-Este; E) Granducato di Toscana, sotto la dinastia degli Absburgo-Lorena; F) Stato della Chiesa (attuali province di Ferrara e Bologna, Romagna, Marche, Umbria e Lazio), sotto il papa; G) Regno delle Due Sicilie (attuali regioni meridionali, Abruzzi, Molise e Sicilia), sotto la dinastia borbonica.

31 2.2.2 Le tappe dellunificazione italiana ( ) Sconfitte dei moti risorgimentali ( ) e della I guerra dindipendenza ( ) II guerra dindipendenza (1859), spedizione dei Mille ( ), discesa dellesercito sabau- do, plebisciti (1860) e proclamazione del Regno dItalia (17 marzo 1861) III guerra dindipendenza (1866), conquista di Roma (1870) e Grande Guerra ( )

32 Sconfitte dei moti risorgimentali ( ) e della I guerra dindipendenza ( ) A)Repressione dei moti liberali ( e 1831) e democratici (dal 1834 al 1857). B) I moti rivoluzionari del : con- quiste parziali durevoli (es.: lo Statuto alber- tino) e temporanee (Costituzioni e Repubbli- ca romana) ed eredità politico-culturali. C) Sconfitta della I guerra dindipendenza ( ) e abdicazione di Carlo Alberto.

33 Dopo la II guerra dindipendenza (1859) e la spedizione dei Mille ( ) Il nuovo Regno dItalia incorpora al Regno di Sardegna la Lombardia, i ducati di Parma e Piacenza e di Modena e Reggio, il Grandu- cato di Toscana e tutti i territori del Regno delle Due Sicilie e dello Stato della Chiesa (ad eccezione del Lazio). La capitale nel 1864 viene spostata provvisoriamente da Torino a Firenze (per avvicinarsi a Roma).

34 Fra la terza guerra dindipendenza, la conquista di Roma e la Grande Guerra Al Regno dItalia vengono annessi - Veneto e Friuli dopo la terza guerra dindipenden- za (1866); - il Lazio (tranne il Vaticano) dopo la conquista di Roma (1870); - Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia, Istria e Zara dopo la prima guerra mondiale. A parte la Repubblica di San Marino, la Città del Vaticano e le questioni controverse di Fiume e Dalmazia, lItalia resta unita dal 1919 fino al 1943.

35 2.2.3 Le spinte centrifughe nellItalia liberale ( ) A) I legittimisti (seguaci delle dinastie spodestate: es.: filo- borbonici). B) I papalini (sostenitori del potere temporale del Papa). Pio IX, il Sillabo (1864: condanna papale di liberalismo, cat- tolicesimo liberale, socialismo, comunismo ecc.) e il Non expedit (1874: divieto papale alla partecipazione dei catto- lici alle elezioni politiche). C) Il brigantaggio e la questione meridionale. D) Repubblicani, anarchici, operaisti e socialisti, percepiti da una parte del ceto politico dirigente come una minaccia al nuovo Stato liberale. E) La Massoneria. F) Le mafie.

36 2.2.4 LItalia fuori dItalia: emigrazione e colonie Lemigrazione italiana stabile Colonialismo italiano, annessione dellAlto Adige e processi di italianizzazione forzata

37 Lemigrazione italiana stabile Le diverse ondate emigratorie italiane (e in particolare la massiccia emigrazione transo- ceanica a cavallo fra XIX e XX secolo) por- tano alla diffusione del fenomeno delle Little Italies, cioè delle colonie di italiani immigrati in altri Stati, con tutti i problemi del riconosci- mento o meno dei loro diritti da parte dello Stato italiano e degli Stati di immigrazione.

38 Colonialismo italiano, annessione dellAlto Adige e italianizzazione forzata A) Tappe del colonialismo italiano: Eritrea (1890), Somalia (1905), Libia e Dodecane- so (1912), Etiopia (1936). B) Lannessione dellAlto Adige (1919). C) Italianizzazione forzata in epoca fascista della maggioranza sudtirolese dellAlto Adi- ge e francese/franco-provenzale in Valle dAosta e delle minoranze slovene e croate nella Venezia Giulia, in Istria e in Dalmazia.

39 2.2.5 LItalia ridivisa e la sua riunificazione ( ) Dopo l8 settembre 1943 lItalia torna a dividersi fra - i territori occupati dai tedeschi e poi sotto il governo della Repubblica Sociale Italiana, con leccezione parziale delle aree controllate dai partigiani; - il Regno del Sud (sotto la dinastia sabauda), che gra- dualmente si espande verso Nord grazie allazione con- giunta dei partigiani e dellavanzata degli Alleati. LItalia viene riunificata dalla Resistenza (per certi versi un secondo Risorgimento), con il contributo degli Alleati.

40 2.2.6 Le spinte centrifughe nellItalia repubblicana A) Neofascisti e monarchici. B) Le mafie. C) I complessi rapporti fra Stato e Chiesa cattolica. D) Separatismo siciliano e separatismo altoatesino. E) Golpisti, corpi deviati dello Stato, strategia della tensio- ne, servizi segreti, stragismi, P2, imprenditoria della pau- ra. F) Terrorismi di estrema destra e di estrema sinistra. G) Linversione della corrente migratoria e le derive razzi- ste e xenofobe. H) I fondamentalismi e il terrorismo internazionale. I) Le tre Italie, la questione meridionale e la questione settentrionale; le leghe del Nord e del Sud.

41 2.3 Fare gli italiani: un obiettivo complesso e solo parzialmente raggiunto Diversi modi di intendere lespressione fare gli italiani La costruzione di una comunità italiana aperta: un problema che richiede un approc- cio globale Un obiettivo complesso e solo parzial- mente raggiunto

42 2.3.1 Diversi modi di intendere lespressione fare gli italiani Lespressione fare gli italiani è stata e viene tuttora intesa in modi di- versi. Eccone una prima schematizzazione. A) I modelli democratici privilegiano la convivenza civile, inclusiva e ne- goziale fra persone eguali e diverse, la ricerca del bene comune e il ri- spetto e la valorizzazione dei diritti umani e delle differenze. B) I modelli liberali privilegiano soluzioni formali ed elitarie. C) I modelli (neo)liberisti privilegiano lideologia mercatista e (neo)capi- talistica. D) I modelli autoritari, nazionalisti, totalitari e populisti privilegiano una malintesa identità nazionale o nazional-popolare e praticano sistema- ticamente varie forme di discriminazione razziale/etnica, socioecono- mica/classista, politica, culturale, di genere e generazionale e di per- secuzione dei capri espiatori.

43 2.3.2 La costruzione di una comunità italiana aperta: un problema che richiede un approccio globale La costruzione di una comunità italiana aperta è un problema globale e complesso, che richiede un approccio globale (attento allintreccio delle varia- bili ambientali, demografiche, tecnologiche, econo- miche, sociali, giuridiche, politiche e culturali), plu- rale (rispettoso dei diversi soggetti portatori di di- ritti) e pluriscalare (dalla scala delle autonomie locali e regionali a quelle della cittadinanza italia- na, europea e planetaria).

44 2.3.3 Un obiettivo complesso e solo parzialmente raggiunto A ostacolare il raggiungimento di tale obiettivo so- no i limiti (e i regressi) dei processi di democratiz- zazione/inclusione delle categorie a rischio: don- ne, minori, anziani; classi subalterne, neoschiavi, disoccupati, lavoratori precari; immigrati, rifugiati, stranieri; minoranze linguistiche, culturali (es.: reli- giose), sessuali e politiche; analfabeti e semianal- fabeti strumentali e funzionali ecc..

45 3. Indipendenza/sovranità: da dominazioni/predomini stranieri a una sovranità nazionale (limitata) 3.1 Tre secoli di domini/predomini stranieri ( ) 3.2 LItalia conquista lindipendenza grazie allappoggio di altri Stati europei 3.3 La limitazione della sovranità di altri Stati e dei diritti di altre popolazioni 3.4 LItalia riperde e riconquista lindipendenza ( ) 3.5 Condizionamenti degli Stati-guida (USA e URSS) du- rante la guerra fredda 3.6 Altre limitazioni alla sovranità nazionale italiana

46 3.1 Tre secoli di domini/predomini stranieri ( ) Dopo le guerre per legemonia europea ( ) in Italia predominano prima gli Absburgo di Spagna ( ), poi gli Absburgo dAustria e i Borboni ( ), poi la Francia napoleonica ( ) e infine gli Absburgo dAustria e i Borboni ( ).

47 3.2 LItalia conquista lindipendenza grazie allappoggio di altri Stati LItalia conquista lindipendenza e lunità grazie allappoggio indiretto inglese (es.: spedizione dei Mille) e diretto francese (se- conda guerra dindipendenza: 1859), prus- siano (terza guerra dindipendenza: 1866) e dellIntesa (Grande Guerra).

48 3.3 La limitazione della sovranità di altri Stati e dei diritti di altre popolazioni A) Colonie italiane in Eritrea (1890), Somalia (1905), Libia e Dodecaneso (1912) ed Etiopia (1936) in seguito a guerre di aggressione ad altri Stati (es.: Etiopia, Impero ottomano). B) Annessione dellAlto Adige austriaco (1919). C) Italianizzazione forzata in epoca fascista della maggio- ranza sudtirolese dellAlto Adige e francese/franco-proven- zale in Valle dAosta e delle minoranze slovene e croate in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia; mancato riconoscimento dei diritti delle altre minoranze linguistiche e religiose. D) Leggi razziali nelle colonie e antiebraiche (1938).

49 3.4 LItalia riperde e riconquista lindipendenza ( ) A) LItalia riperde e riconquista lindipenden- za durante loccupazione tedesca ( ). B) LItalia riconquista lindipendenza grazie alla Resistenza e agli Alleati.

50 3.5 Condizionamenti degli Stati- guida durante la guerra fredda Fra il 1947 e il 1989 (e in particolare durante le va- rie fasi della guerra fredda) i governi a guida DC sono subordinati a USA e NATO; il PCI si sgancia molto lentamente dal PCUS. Alla fine, dopo la caduta dei regimi comunisti del- lEuropa orientale (1989) e la dissoluzione dellURSS (1991), si afferma il modello USA.

51 3.6 Altre limitazioni alla sovranità nazionale italiana A) Le mafie. B) I servizi segreti stranieri e i corpi devia- ti dello Stato. C) Il residuo potere temporale del Papato e le sue interferenze politiche. D) Le imprese multinazionali. E) Normativa europea e internazionale.

52 4. Laicità: dallo Stato confessionale a uno Stato non compiutamente laico 4.1 Lo Stato della Chiesa / Stato Pontificio ( ) 4.2 La Repubblica romana (1849), la politica eccle- siastica del Cavour e del Regno dItalia 4.3 La conquista italiana di Roma (1870) e il con- flitto fra Stato italiano e Papato ( ) 4.4 I Patti lateranensi (11 febbraio 1929) 4.5 Larticolo 7 della Costituzione repubblicana 4.6 Il nuovo Concordato del 1984 e i nodi irrisolti

53 4.1 Lo Stato della Chiesa / Stato Pontificio ( ) Stato della Chiesa o Stato Pontificio è il no- me dellentità statuale formata dallinsieme dei territori su cui la Santa Sede ha eserci- tato il proprio potere temporale dal 752 al La forma di governo è una monarchia asso- luta elettiva (a suffragio maschile ristretto).

54 4.2 La Repubblica romana (1849) e la politica ecclesiastica del Cavour e del Regno dItalia A) La Repubblica romana (1849). B) La politica ecclesiastica nel decennio di pre- parazione cavourriano nel Regno di Sardegna e nel Regno dItalia. Il principio Libera Chiesa in Li- bero Stato, adottato da Cavour e dalla Destra storica, accomunava i pensatori francesi Alexan- dre Vinet (pastore calvinista) e Charles Forbes Re- né, conte di Montalembert (cattolico liberale). C) La questione romana: un nodo irrisolto.

55 4.3 La conquista italiana di Roma (1870) e il conflitto Stato – Chiesa ( ) A) La breccia di Porta Pia (20 settembre 1870). B) La Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871) e il suo disconosci- mento da parte del papa Pio IX. Il Non expedit (1874). C) Graduale superamento del Non expedit. Patto Gentiloni: accordo fra il primo ministro liberale Giovanni Giolitti e il conte Vincenzo Ottori- no Gentiloni, presidente dellUnione Elettorale Cattolica Italiana: i catto- lici garantiscono di sostenere, nelle elezioni politiche del 1913, i candi- dati liberali che si impegnano a difendere il finanziamento delle scuole private e la giurisdizione separata per il clero e a non introdurre il divor- zio in Italia. Grazie al Patto Gentiloni i liberali ottengono il 51% dei voti nelle elezioni politiche del D) Nascita del Partito Popolare Italiano (1919).

56 4.4 I Patti lateranensi (11 febbraio 1929) Accordi sottoscritti l11 febbraio 1929, nel palazzo di San Giovanni in Laterano, da Benito Mussolini, come primo mi- nistro italiano, e dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri, per conto della Santa Sede: a) il Trattato riconosce lindipendenza e la sovranità della S.Sede e lo Stato della Città del Vaticano; fra gli allegati è particolarmente importante la Convenzione Finanziaria; b) il Concordato definisce le relazioni civili e religiose in Ita- lia fra governo e Chiesa cattolica. I Patti, fra laltro, riconoscono il Cattolicesimo come religio- ne di Stato in Italia e rendono obbligatorio a scuola linse- gnamento scolastico della religione cattolica.

57 4.5 Larticolo 7 della Costituzione repubblicana La Costituzione all'art. 7 recita: Lo Stato e la Chie- sa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indi- pendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costitu- zionale.

58 4.6 Il nuovo Concordato del 1984 e i nodi irrisolti nelle relazioni Stato - Chiese Laccordo di Villa Madama (18 febbra- io 1984) e la legge n.121 del 25 marzo Alcuni nodi irrisolti nelle relazioni fra Stato, Chiese e libertà di pensiero

59 4.6.1 Laccordo di Villa Madama ( ) e la legge n.121 del Laccordo di Villa Madama ( ), stipulato dallallora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, per la Repubblica italiana, e dal Cardinale Segre- tario di Stato Agostino Casaroli per la Santa Sede, si è tradotto nella Legge n. 121 del I rapporti fra Santa Sede e Stato italiano restano regolati dai Patti lateranensi del 1929, che, però, si prevede possano essere modificati di comune ac- cordo senza ricorrere a revisione costituzionale. Introduzione dell8x1.000 e facoltatività dellinse- gnamento della religione cattolica.

60 4.6.2 Alcuni nodi irrisolti nelle relazioni fra Stato, Chiese e libertà di pensiero A) La forma di organizzazione politica non demo- cratica della Santa Sede e i frequenti interventi nella politica interna italiana differenziano la Chie- sa cattolica dalle Chiese protestanti e valdese. B) I cattolici in Italia godono di un trattamento privi- legiato nei confronti dei membri di altre religioni, degli agnostici e degli atei. Un esempio: le dispari- tà di trattamento fra lora di insegnamento della re- ligione cattolica e lora alternativa.

61 5. Democrazia: i processi di democra- tizzazione fra conquiste e regressioni Alcuni esempi di processi di democratizza- zione, fra conquiste e regressioni 5.1 I diritti umani, delle donne e dei minori 5.2 I diritti civili e politici 5.3 I diritti socioeconomici 5.4 I diritti culturali 5.5 Un esempio: alcune conquiste dal 1945 in poi

62 5.1 I diritti umani, delle donne e dei minori Le Carte internazionali dei diritti umani, delle don- ne e dei minori: alcuni esempi A) Dichiarazione universale dei diritti umani (ONU, 10 dicembre 1948). B) Convenzione sulleliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (ONU, 18 dicembre 1979). C) Convenzione sui diritti dellinfanzia (ONU, 20 novembre 1989).

63 5.2 I diritti civili e politici. Un esempio: il diritto di voto Il processo di democratizzazione del voto in Italia, fra conquiste e re- gressioni Il sistema elettorale nel Regno dItalia nel Il sistema elettorale nel Il sistema elettorale nel La Legge Acerbo (1923) spiana la strada al regime fascista La negazione fascista del diritto di voto: plebisciti del 1929 e Il sistema elettorale nellItalia liberata dai nazifascisti (1946): le donne conquistano il diritto di voto Converrebbe, inoltre, storicizzare la riduzione della maggior età da 21 a 18 anni (1975), la questione degli usi dello strumento referendario e le riforme recenti del sistema elettorale italiano e in particolare il problema dei discutibili premi supermaggioritari.

64 5.2.1 Il sistema elettorale nel Regno dItalia nel : in base alla Legge 680 del 17 marzo 1848 del Regno di Sardegna (parzialmente modificata da una legge del 1859, estesa nel 1861 al Regno dItalia), solo il 2% della popolazione italiana può eleggere i deputati della Camera. Sono esclusi, infatti, le donne, gli analfabeti, le classi sociali medio-basse (chi non paga un censo/unimposta almeno di 40 lire: suffragio censitario ristretto), i maschi minori di 25 anni, i non cittadini italiani. Il Senato è di nomina regia. Circa il 50% degli aventi diritto al voto (legittimisti, cattolici ossequienti al Non expedit, anarchici ecc.) si astiene.

65 5.2.2 Il sistema elettorale nel 1912 Legge n. 666 del 30 giugno 1912 (età giolittiana, dopo il de- collo dellindustrializzazione e del movimento operaio), a- dottata per la prima volta nelle elezioni del 1913: suffragio quasi semiuniversale maschile: possono eleggere i deputa- ti solo i cittadini italiani maschi alfabeti che abbiano com- piuto 21 anni, maschi analfabeti che abbiano compiuto 30 anni e maschi minori di 30 anni che abbiano un reddito di almeno 19,20 lire o abbiano già prestato servizio militare (in tutto, il 23,2% della popolazione italiana). Il Senato rimane di nomina regia. Tutte le donne continuano a non avere diritto di voto.

66 5.2.3 Il sistema elettorale nel 1919 Leggi n del 16 dicembre 1918 e n del 15 agosto 1919 (dopo la prima guerra mondiale): suffragio semiuniversale (o pseudouniversale) maschile: possono eleggere i deputati tutti i cittadi- ni italiani maschi di almeno 21 anni o che abbiano prestato il servizio militare. Cade ogni residua limi- tazione legata al livello di istruzione. Il corpo elettorale viene portato a 11 milioni. Il Senato resta di nomina regia. Tutte le donne continuano a restare escluse dal diritto di voto.

67 5.2.4 La Legge Acerbo (1923) spiana la strada al regime fascista La Legge n.2444 del 18 novembre 1923 prende il nome dal deputato Giacomo Acerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Mussolini (incaricato il 29 ottobre 1922 dal re Vittorio Emanuele III di formare il nuovo gover- no, in seguito alla marcia fascista su Roma del 28 ottobre 1922). Essa consente alla lista di coalizione che ottiene la maggioranza relativa, con una percentuale superiore al 25%, dei voti di ottenere due terzi dei seggi alla Camera, cosa che avviene al Listone, capeggiato da Benito Musso- lini nelle elezioni del 6 aprile La Legge Acerbo spiana la strada alla dittatura fascista.

68 5.2.5 La negazione fascista del diritto di voto: i plebisciti del 1929 e 1934 In base alle leggi fascistissime ( ), luni- co sindacato e lunico partito ammessi sono quelli fascisti. Nel 1928 una modifica della legge elettorale per la Camera prevede per gli elettori (cittadini italiani maschi di almeno 21 anni) solo la possibilità di dire sì o no in blocco a ununica lista nazionale di 400 candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo (plebisciti del 1929 e 1934).

69 5.2.6 Il sistema elettorale nellItalia liberata dai nazifascisti (1946): il suffragio femminile Suffragio universale (dopo la Liberazione): in base al De- creto legislativo luogotenenziale (il luogotenente del Regno dItalia era Umberto di Savoia, figlio del re Vittorio Emanue- le III) n. 23 del 2 febbraio 1945 (terzo governo Bonomi), il diritto di voto viene esteso alle donne. In base a tale Decre- to e al Decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 mar- zo 1946, hanno diritto di voto tutti i cittadini e le cittadine i- taliani di almeno 21 anni. Per la prima volta nella storia del- lo Stato italiano unitario, le donne votano nelle elezioni am- ministrative del marzo-aprile 1946, nel referendum istituzio- nale e nelle elezioni per lAssemblea Costituente del 2 giu- gno 1946 e nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948.

70 5.5 Un esempio: alcune conquiste dal 1945 in poi A) Liberazione dalloccupazione tedesca e dal nazifascismo. B) Repubblica e Costituzione; partecipazione a ONU e CEE. C) Diritti umani: adesione dellItalia alle Carte internazionali dei diritti. D) Diritti delle donne e nuovo diritto di famiglia: diritto di voto per le donne. (1945); nuovo Codice di famiglia (1975); leggi su divorzio (1970) e aborto (1978); parità di trattamento lavorativo donne/uomini (1977). E) Diritti dei minori: asili nido, riforma della scuola media ecc.. F) Diritti dei lavoratori: libertà sindacali, Statuto dei lavoratori (1970), 150 ore (1973). G) Diritti civili e politici: libertà sindacali, di opinione, informazione; pluripartiti- smo; suffragio universale; Senato elettivo; obiezione di coscienza (1972); riduzione della maggior età da 21 a 18 anni (1975) ecc.. H) Welfare State: pensione sociale (1969); Servizio Sanitario Nazionale (1978). I) Istituzione della Corte Costituzionale (1955) e delle Regioni a statuto specia- le ( e 1963) e ordinario (1970).

71 6. Problemi aperti: quali priorità? Un elenco personale A) Impegno contro le mafie e contro ogni intreccio fra politica/economia e criminalità. B) Difesa della sovranità nazionale e assunzione di responsabilità eu- ropee e internazionali. C) Superamento della strategia della tensione, dello stragismo e del- limprenditoria della paura. D) Difesa della laicità dello Stato e del pluralismo. E) Rispetto dei diritti umani, dei minori, delle donne, delle minoranze e impegno contro ogni forma di discriminazione. F) Rispetto dei diritti civili e politici. G) Rispetto dei diritti socioeconomici. H) Rispetto dei diritti culturali e rilancio di ricerca e formazione. I) Rispetto dei diritti ambientali. L) Equilibrio fra autonomie locali, forme efficaci e sostenibili di federali- smo e quadro nazionale di riferimento.

72 7. Riferimenti bibliografici 7.1 Testi su alcuni campi semantici e con- cetti chiave 7.2 Scritti su identità nazionale e carattere degli italiani 7.3 Testi storiografici chiave sulla storia del Risorgimento 7.4 Testi storiografici chiave sulla storia Italiana fra Unità e seconda guerra mondiale 7.5 Testi storiografici chiave sulla storia ita- liana dal 1943 a oggi

73 7.1 Testi su alcuni campi semantici e concetti chiave Democrazia e processi di democratiz- zazione Etnia, nazione, patria, identità naziona- le/etnica Cittadinanza e conflitti di cittadinanza

74 7.1.1 Democrazia e processi di democratizzazione (I) - Aa.Vv., Rapporto 2002 su Lo sviluppo umano. 13. La qualità della democrazia, United Nations Development Programme – Rosenberg & Sellier, Torino, 2002 (ed.or.: 2002) - N.Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino, 2005 (III ed.; I ed.: ivi, 1984) - Id., Liberalismo e democrazia, Simonelli, Milano, 2006 (I ed.: Angeli, Milano, 1985) - R.A.Dahl, I dilemmi della democrazia pluralista, Il Saggiatore, Milano, 1988 e 1996 (ed.or.: 1982) - Id., Poliarchia. Partecipazione e opposizione nei sistemi politici, Ange- li, Milano, 1997 (VII ed.; I ed.: ivi: 1981; ed.or.: 1971) - Id., Politica e virtù. La teoria democratica nel nuovo secolo, a c. di S. Fabbrini, Laterza, Roma-Bari, 2001 (ed.or.: 1997)

75 7.1.1 Democrazia e processi di democratizzazione (II) - Id., Sulla democrazia, ivi, 2010 (II ed.; I ed.: ivi, 2000; ed.or.: 1998) - S.P.Huntington, La terza ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo, Il Mulino, Bologna, 1995 e 1998 (ed.or.: 1991) - H.Kelsen, La democrazia, a c. di M.Barberis, ivi, 2010 (nuova ed.) - J.J.Linz – A.Stepan, Transizione e consolidamento democratico, ed.it. a c. di L.Morlino, ivi, 2000 (ed.or.: 1996) - L.Morlino, Democrazie e democratizzazioni, ivi, G.Sartori, Democrazia e definizioni, ivi, 1987 (I ed.: ivi, 1957) - Id., Democrazia: cosa è, Rizzoli, Milano, 2007 (nuova ed. aggiornata; I ed.: ivi, 1993) - J.A.Schumpeter, Capitalismo, socialismo, democrazia, ETAS, Milano, 2009 (V ed.; I ed.: Edizioni di Comunità, Milano, 1955; ed.or.: 1943) - G.Zagrebelsky, Imparare democrazia, Einaudi, Torino, 2009 (VIII ed.; I ed.: ivi, 1995) - D.Zolo, Il principato democratico. Per una teoria realistica della democrazia, Feltrinelli, Milano, 1996 (II ed. riv.; I ed.: ivi, 1992)

76 7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (I) - B.Anderson, Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, Manifestolibri, Roma, 2009 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1996; ed.or.: 1983 e 2006) - É.Balibar, La forma nazione. Storia e ideologia, in É.Balibar – I.Wal- lerstein, Razza nazione classe. Le identità ambigue, Edizioni Associa- te, Roma, 1990, pp (II ed. riv.: ivi, 1996; ed.or.: 1988) - W.Connor, Etnonazionalismo. Quando e perché emergono le nazioni, Dedalo, Bari, 1995 (ed.or.: 1994) - U.Fabietti, Lidentità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, Carocci, Roma, 2010 (nuova ed.; I ed.: La Nuova Italia Scientifica, Ro- ma, 1995) - E.Gellner, Nazioni e nazionalismo, Editori Riuniti, Roma, 1997 (III ed.; I ed.: ivi, 1985; ed.or.: 1983) - F.Goio, Teorie della nazione, Quaderni di Scienza Politica, 1994, n. 2, pp

77 7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (II) - E.J.Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal Programma, mito e realtà, Einaudi, Torino, 2002 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1991; ed.or.: 1990 e 1992) - E.J.Hobsbawm – Th.Ranger (a c. di), Linvenzione della tradizione, ivi, 2002 (I ed.: ivi, 1987; ed.or.: 1983) - J.G.Kellas, Nazionalismi ed etnie, Il Mulino, Bologna, 1993 e 2000 (ed.or.: 1991 e 1998) - S.Lanaro, Patria. Circumnavigazione di unidea controversa, Marsilio, Venezia, J.J.Linz, Costruzione dello stato e costruzione della nazione, in J.J. Linz, Democrazia e autoritarismo. Problemi e sfide tra XX e XXI secolo, ed.it. a c. di M.Tarchi, Il Mulino, Bologna, 2006, pp (ed.or.: 1993) - A.Melucci – M.Diani, Nazioni senza Stato. I movimenti etnico-naziona- li in Occidente, Feltrinelli, Milano, 1992 (I ed.: Loescher, Torino, 1983)

78 7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (III) - D.Petrosino, Stati, nazioni, etnie. Il pluralismo etnico nella teoria so- ciologica contemporanea, Angeli, Milano, G.Pollini, Appartenenza nazionale. Tra localismo e cosmopolitismo, Studi di sociologia, 1991, n.2, pp P.Scarduelli, Stati, etnie, culture, Guerini e Associati, Milano, A.D.Smith, Il revival etnico, Il Mulino, Bologna, 1984 (ed.or.: 1981) - Id., Le origini etniche delle nazioni, ivi, 1992 e 1998 (ed.or.: 1986) - Id., Le origini culturali delle nazioni. Gerarchia, alleanza, repubblica, ivi, 2010 (ed.or.: 2008) - M.Viroli, Per amore della patria. Patriottismo e nazionalismo nella sto- ria, Laterza, Roma-Bari, 1995 e 2001

79 7.1.3 Cittadinanza e conflitti di cittadinanza - A.Melucci, Diventare persone. Conflitti e nuova cittadinanza nella so- cietà planetaria, EGA, Torino, G.Moro, Manuale di cittadinanza attiva, Carocci, Roma, Id., Diventare persone. Conflitti e nuova cittadinanza nella socie- tà planetaria, EGA, Torino, Id., Azione civica. Conoscere e gestire le organizzazioni di cittadinan- za attiva, Carocci Faber, Roma, Id., Anni Settanta, Einaudi, Torino, Id., Cittadini in Europa. Lattivismo civico e lesperimento democratico comunitario, Carocci, Roma, 2009 e G.Nevola, Conflitti di cittadinanza, Sisifo, 1990, n.20, pp

80 7.2 Scritti su identità nazionale e carattere degli italiani (I) - A.Abruzzese – G.Scurti, Lidentità mediale degli italiani. Contro la repubblica degli scrittori, Marsilio, Venezia, W.Barberis, Il bisogno di patria, Einaudi, Torino, 2002 e G.Bechelloni, Diventare italiani. Coltivare e comunicare la memoria collettiva, Ipermedium, Napoli, 2003 (II ed. riv. e ampliata; I ed.: Diventare italiani, ivi, 2001) - R.Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dellItalia repubblicana, Einaudi, Torino, G.Bollati, Litaliano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione, ivi, 1996 (I ed.: ivi, 1983) - G.Calcagno (a c. di, Bianco, rosso e verde: lidentità degli italiani, Laterza, Ro- ma-Bari, 1993 e U.Cerroni, Lidentità civile degli italiani, Manni, Lecce, 1997 (II ed. ampliata; I ed.: ivi, 1996) - M.De Giorgio, Le italiane dallUnità a oggi. Modelli culturali e comportamenti sociali, Laterza, Roma-Bari, 1993 (II ed.; I ed.: ivi, 1992)

81 7.2 Scritti su identità nazionale e carattere degli italiani (II) - F.Ferrarotti, LItalia tra storia e memoria. Appartenenza e identità, Donzelli, Roma, 1998 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1997) - J.Foot, Fratture dItalia, Rizzoli, Milano, 2009 (ed.or.: 2009) - E.Galli Della Loggia, Lidentità italiana, Il Mulino, Bologna, 2010 (I id.: ivi, 1998) - E.Gentile, La Grande Italia. Il mito della nazione nel XX secolo, Laterza, Ro- ma-Bari, 2006 e 2009 (cfr. La grande Italia. Ascesa e declino del mito della na- zione nel ventesimo secolo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1997 e 1999) - Id., Né Stato né Nazione. Italiani senza meta, Laterza, Roma-Bari, Id., Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento, a c. di S.Fiori, ivi, M.Isnenghi (a c. di), I luoghi della memoria, ivi, voll.3, 2010 (nuova ed. amplia- ta; I ed.: ivi, voll.3, ) - S.Patriarca, Italianità. La costruzione del carattere nazionale, ivi, P.Pezzino, Senza Stato: le radici storiche della crisi italiana, ivi, R.Romano, Paese Italia. Venti secoli di identità, Donzelli, Roma, 1997 (II ed. riv. e ampliata; I ed.: ivi, 1994)

82 7.2 Scritti su identità nazionale e carattere degli italiani (III) - R.Romano – C.Vivanti (coord.), Storia dItalia, vol.I (I caratteri originali), Ei- naudi, Torino, 1989 (I ed.: ivi, 1972) - G.Ruffolo, Un paese troppo lungo. Lunità nazionale in pericolo, ivi, G.E.Rusconi, Se cessiamo di essere una nazione: tra etnodemocrazie regio- nali e cittadinanza europea, Il Mulino, Bologna, Id., Patria e repubblica, ivi, A.Schiavone, Italiani senza Italia. Storia e identità, Einaudi, Torino, C.Tullio-Altan, La coscienza civile degli italiani. Valori e disvalori nella storia nazionale, Gaspari, Udine, Id., Italia: una nazione senza religione civile. Le ragioni di una democrazia in- compiuta, ivi, V.Vidotto, Italiani/e. Dal miracolo economico a oggi, Laterza, Roma-Bari, M.Viroli, La libertà dei servi, ivi, P.Wilson, Italiane. Biografia del Novecento, ivi, 2011

83 7.3 Testi storiografici chiave sulla storia del Risorgimento - A.M.Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, Roma-Bari, Id. (a c. di), Nel nome dellItalia. Il Risorgimento nelle testimonianze, nei docu- menti e nelle immagini, ivi, A.M.Banti – A.Chiavistelli – L.Mannori – M.Meriggi (a c. di), Atlante culturale del Risorgimento. Lessico del linguaggio politico dal Settecento allUnità, ivi, A.M.Banti – P.Ginsborg (a c. di), Storia dItalia. Annali 22. Il Risorgimento, Ei- naudi, Torino, D.Beales – E.F.Biagini, Il Risorgimento e lunificazione dellItalia, Il Mulino, Bologna, 2005 e 2009 (ed.or.: 2002) - G.Pécout, Il lungo Risorgimento. La nascita dellItalia contemporanea ( ), Bruno Mondadori, Milano, 1999, ed.it. a c. di R.Balzani (ed.or.: 1997) - L.Riall, Il Risorgimento italiano, Donzelli, Roma, 2007 (I ed.: ivi, 1997) - A.Scirocco, LItalia del Risorgimento , Il Mulino, Bologna, 2004 (I ed.: ivi, 1993) - L.Villari, Bella e perduta. LItalia del Risorgimento, Laterza, Roma-Bari, S.J.Woolf, Il Risorgimento italiano, Einaudi, Torino, 1981, voll.2

84 7.4 Testi sulla storia italiana fra Unità e seconda guerra mondiale - A.De Bernardi, Una dittatura moderna: il fascismo come problema storico, Bruno Mondadori, Milano,2006 (II ed.; I ed.: ivi, 2001) - A.De Bernardi – L.Ganapini, Storia dItalia 1860/1995, ivi, A.Del Boca – M.Legnani – M.G.Rossi (a c. di), Il regime fascista. Storia e sto- riografia, Laterza, Roma-Bari, E.Gentile, LItalia giolittiana , Il Mulino, Bologna, 1997 (I ed.: 1990) - M.Isnenghi – G.Rochat, La Grande Guerra , ivi, 2008 (I ed.: La Nuova Italia, Firenze, 2000) - M.Palla (a c. di), Lo Stato fascista, La Nuova Italia, Firenze, R.Romanelli (a c. di), Storia dello Stato italiano dallUnità a oggi, Donzelli, Ro- ma, D.Veneruso, LItalia fascista , Il Mulino, Bologna, 1998 (I ed.: ivi, 1981) - G.Verucci, La Chiesa cattolica in Italia dallUnità a oggi , Laterza, Roma-Bari, V.Zamagni, Dalla periferia al centro. La seconda rinascita economica dellIta- lia ( ), Il Mulino, Bologna, 2008 (I ed.: ivi, 1990)

85 7.5 Testi storiografici chiave sulla storia italiana dal 1943 a oggi - F.Barbagallo (coord.), Storia dellItalia repubblicana, Einaudi, Torino, , voll.3, tomi 5 - Id., LItalia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate ( ), Ca- rocci, Roma, G.Crainz, Storia del miracolo italiano. Culture, identità, trasformazioni fra anni cinquanta e sessanta, Donzelli, Roma, 2003 e 2005 (I ed.: ivi, 1997) - Id., Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, ivi, 2003 e Id., Autobiografia di una repubblica. Le radici dellItalia attuale, ivi, P.Ginsborg, Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Torino, 2007 (I ed.: Storia dItalia dal dopoguerra a oggi. Società e politica , ivi, 1989) - C.Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2006, voll.2 (I ed.: ivi, 1991) - S.Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Einaudi, Torino, S.Woolf (a c. di), LItalia repubblicana vista da fuori ( ), Il Mulino, Bologna, 2007


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