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STORICI ITALIANI DEL NOVECENTO Profili. GAETANO SALVEMINI (1873-1957) La formazione (1873-1898): 1873 - nasce a Molfetta, il padre, ex carabiniere, é

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Presentazione sul tema: "STORICI ITALIANI DEL NOVECENTO Profili. GAETANO SALVEMINI (1873-1957) La formazione (1873-1898): 1873 - nasce a Molfetta, il padre, ex carabiniere, é"— Transcript della presentazione:

1 STORICI ITALIANI DEL NOVECENTO Profili

2 GAETANO SALVEMINI ( ) La formazione ( ): nasce a Molfetta, il padre, ex carabiniere, é istitutore in un collegio. - frequenta i corsi di ginnasio e liceo presso il Seminario vescovile diventando anticlericale simpatizza per il deputato dell'opposizione anticrispina M.R. Imbriani vince una borsa di studio per l'Istituto di studi superiori di Firenze, dove segue in particolare i corsi di Achille Coen (storia romana) e di Pasquale Villari (storia medievale e moderna) al quale chiede la tesi. Stringe amicizia con i compagni di studi Cesare Battisti e Rodolfo Mondolfo insieme ai quali si iscrive al Partito Socialista. Legge le opere di Antonio Labriola, Marx, Pareto e Lombroso si laurea in storia medievale e moderna con Pasquale Villari con una tesi su La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze (pubblicata nel 1896). Decide di proseguire gli studi sulla Firenze medievale vince il concorso a cattedre nei licei e inizia ad insegnare italiano e storia nel Liceo di Lodi. Legge le opere di Carlo Cattaneo.

3 GAETANO SALVEMINI ( ) Lesordio accademico e lattività politica anteguerra ( ): pubblica il libro su Magnati e popolani in Firenze tra il 1280 e il 1295 sul quale si fonderà la successiva carriera accademica a soli ventotto anni vince il concorso a cattedra universitaria di storia ed inizia ad insegnare all'Università di Messina (la terna dei vincitori comprende anche G. Volpe e P. Fedele, entrambi medievisti, che saranno esponenti di spicco del Fascismo) collabora intensamente alla "Critica Sociale", rivista teorica diretta da F. Turati, e al quotidiano socialista "Avanti!". - inizia a spostarsi dalla storia medievale alla storia moderna lavorando ad un libro su La Rivoluzione Francese ( ) che uscirà come dispensa universitaria (un'edizione definitiva sarà curata da S. solo nel 1954) e ad un profilo di Mazzini, primo di una serie di quattro saggi sul patriota ligure pubblicati fra il 1905 e il é travolto dal terremoto di Messina nel quale perde la moglie e i cinque figli, salvandosi per miracolo. Riesce a superare la crisi gettandosi a capofitto nel lavoro e nell'attività politica pubblica il "pamphlet" politico Il Ministro della malavita contro i metodi di governo di Giolitti e la corruzione del ceto politico meridionale si candida al Parlamento per il PSI ad Albano, ma a pochi giorni dal voto rinuncia alla candidatura per protesta contro la corruzione del suo stesso partito, che abbandona per sempre fonda il settimanale indipendente "L'Unità" attraverso il quale conduce una dura campagna contro la guerra di Libia e contro la corruzione politica si ricandida nel collegio di Molfetta, ma viene sconfitto.

4 GAETANO SALVEMINI ( ) Guerra e primo dopoguerra ( ): si schiera con gli "interventisti democratici" (fra i quali il suo vecchio amico Cesare Battisti), sostenendo l'utilità dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa si arruola volontario in guerra con C. Battisti; combatte sul Carso, ma é presto congedato per ragioni di salute pubblica una serie di articoli sulle origini e la storia della Triplice alleanza, grazie anche alle carte messegli a disposizione dal figlio dell'ex ministro degli esteri Di Robilant dall'Università di Messina passa a quella di Firenze, succedendo al suo maestro P. Villari. Inizia a preparare una grande opera su La politica estera della Destra dal 1871 al 1876, che potrà uscire solo molti anni più tardi – finita la guerra, si candida, per la terza volta, nelle "liste dei combattenti" ed è finalmente eletto deputato al Parlamento. Dai banchi della sinistra condurrà un'opposizione incalzante al governo Nitti. Si batte in particolare per lo sviluppo del Mezzogiorno, per una pace democratica, contro il nazionalismo dei reduci (l'impresa Fiumana di D'Annunzio) e contro Mussolini in occasione della "marcia su Roma" e del colpo di Stato di Mussolini. Salvemini si trova a Londra per un ciclo di conferenze, ma denuncia ugualmente sulla stampa inglese i pericoli per la democrazia il deputato socialista Giacomo Matteotti, principale oppositore di Mussolini, é assassinato da sicari fascisti; Salvemini intensifica la sua battaglia contro il regime. - Conduce alla tesi di laurea (Mazzini, Bakunin e il movimento operaio italiano fra il 1860 e il 1872) il giovane Nello Rosselli, già attivo antifascista.

5 GAETANO SALVEMINI ( ) Gli anni del fascismo e lesilio americano ( ): insieme con i giovani Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Carlo e Nello Rosselli fonda "Non Mollare", primo giornale clandestino antifascista. E' arrestato e processato per "attività antinazionali". Anche all'interno dell'Università è minacciato dai fascisti. - con l'aiuto del suo allievo Federico Chabod e di Natalino Sapegno valica il Piccolo San Bernardo e lascia clandestinamente l'Italia. Con una lettera polemica si dimette dalla cattedra universitaria; il Senato accademico fiorentino stigmatizza il suo gesto si adatta alla vita di fuoriuscito proseguendo dall'estero la sua azione di denuncia del fascismo. Tiene lezioni e conferenze di politica e di storia in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti. E' invitato dall'Università di Harvard pubblica il "trittico" storiografico sulle origini del fascismo, punto di partenza per tutta la storiografia successiva di orientamento antifascista: La dittatura fascista in Italia (1927), Mussolini diplomatico (1932), Sotto la scure del fascismo (1936) a Parigi è fra i fondatori del movimento politico antifascista "Giustizia e Libertà", con Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Emilio Lussu, Riccardo Bauer, Augusto Tarchiani la polizia fascista arresta 24 esponenti di "Giustizia e Libertà" che saranno condannati a 20 anni di carcere dal Tribunale speciale. Salvemini da Londra lancia un appello in difesa della libertà e della legalità che viene sottoscritto dai più prestigiosi intellettuali europei (il filosofo E. Cassirer, lo scrittore T. Mann, lo storico A. Mathiez, il sociologo Ortega y Gasset, lo storico A. Toynbee). - il giovane militante di "Giustizia e Libertà" Lauro De Bosis compie un volo dimostrativo su Roma lanciando volantini antifascisti, ma al termine dell'azione il suo aereo si inabissa in mare. Salvemini scrive un appassionato elogio funebre di De Bosis Salvemini si stabilisce definitivamente negli Stati Uniti e ottiene la cattedra di storia della civiltà italiana all'Università di Harvard grazie ad una Fondazione intitolata a Lauro De Bosis i fratelli Rosselli sono assassinati in Francia dai sicari fascisti. Salvemini prosegue la sua battaglia antifascista dagli Stati Uniti. Ad Harvard tiene un corso universitario su Le origini del fascismo in Italia, dalle quali ricaverà nel 1943 un libro destinato al pubblico americano sulla stampa americana reclama l'intervento in guerra degli USA contro le potenze nazifasciste. Scrive regolarmente su "Controcorrente" e "Il Mondo", giornali degli italoamericani antifascisti dagli USA contribuisce a sostenere la Resistenza antifascista italiana ed europea, ma critica la scelta delle forze antifasciste di dar vita nel 1944 ad un governo con i vecchi partiti moderati, venendo a compromesso con monarchia sabauda.

6 GAETANO SALVEMINI ( ) Il secondo dopoguerra e il ritorno in Italia ( ): subito dopo la Liberazione rifiuta la proposta dell'amico Piero Calamandrei, nominato Rettore dell'Università di Firenze, di rientrare in patria e di riprendere possesso della cattedra abbandonata nel 1925, ma rimane negli USA ancora per due anni. In alcuni interventi si dichiara deluso dall'esito della guerra di liberazione e preoccupato per le sorti della politica italiana a settantaquattro anni decide finalmente di rientrare in Italia, dopo la crisi del Partito d'Azione e la fine dei governi di unità antifascista. In aspra polemica con la DC di De Gasperi da un lato e con il PCI di Togliatti dall'altro, tenta di dar vita ad un raggruppamento politico laico e socialdemocratico, ma sarà un fallimento accetta di ritornare sulla cattedra fiorentina per i sui due ultimi anni di insegnamento: corsi sul Risorgimento italiano e su Giuseppe Mazzini si ritira a Sorrento dove vivrà gli ultimi anni, senza rinunciare ad intervenire nella politica italiana, ma consapevole del proprio isolamento preoccupato per la possibilità di una vittoria elettorale del PCI (che egli ritiene troppo legato all'URSS), in occasione delle elezioni politiche sostiene la cosiddetta "legge truffa" maggioritaria, che però uscirà battuta dal voto muore a Sorrento circondato dagli amici.

7 ADOLFO OMODEO ( ) DallItalia liberale al fascismo. Lo storico del cristianesimo antico: nasce a Palermo da padre lombardo, ingegnere civile durante il liceo legge Mazzini, Rousseau e s'infiamma per Robespierre si iscrive alla Scuola Normale di Pisa, ma vi resta per un solo anno, disgustato dal tradizionalismo dei docenti si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, dove segue le lezioni di Giovanni Gentile si laurea in storia della filosofia con Giovanni Gentile con una tesi su Gesù e le origini del cristianesimo vince il concorso a cattedra di storia e geografia nelle scuole tecniche si schiera con gli interventisti "democratici" e tiene comizi in Sicilia a favore della guerra; quindi partecipa come volontario alla prima guerra mondiale combattendo sul Carso e sul Piave. In seguito, a partire dal 1929, pubblicherà sulla "Critica" parte delle sue lettere e i diari di guerra, successivamente raccolti nel volume Momenti della vita di guerra (1934) pubblica Storia delle origini cristiane. Prolegomeni alla storia dell'età apostolica, libro di faticosa indagine filologica. - vince il concorso a cattedra universitaria di storia antica e viene chiamato dall'Università di Catania pubblica il libro su Paolo di Tarso. - Gentile diventa ministro della Pubblica Istruzione; consulta Omodeo, ma non lo coinvolge direttamente, come altri suoi ex allievi, nei lavori preparatori della riforma scolastica, che pure egli condivide nonostante non abbia superato il nuovo concorso per la cattedra di storia del cristianesimo (a causa dell'opposizione di E. Buonaiuti, con il quale aveva vivacemente polemizzato), viene ugualmente nominato professore "per chiara fama" da G. Gentile; sarà chiamato dall'Università di Napoli (sulla cattedra lasciata da L. Salvatorelli) dove insegnerà fino alla morte.

8 ADOLFO OMODEO ( ) Gli anni del fascismo e il distacco da Gentile: protesta, in una lettera privata a Gentile, per l'omicidio Matteotti; inizia il suo distacco dal Maestro che tenta invano di allontanare dal fascismo collabora con l'Enciclopedia Italiana, diretta da Gentile, per le voci di storia del cristianesimo, ma viene sottoposto a continue pressioni da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche. Esasperato si dimette dall'incarico. Le sue opere sul cristianesimo antico sono poste all'Indice perchè non conformi all'ortodossia cattolica si distacca da Gentile, più per ragioni politiche che culturali, e si lega strettamente a Croce. Subisce le prime perquisizioni domiciliari per sospette attività antifasciste. In una recensione critica discute il Risorgimento senza eroi di Piero Gobetti (e contesta l'idea gobettiana di "rivoluzione tradita"): inizia il suo progressivo spostamento verso la storia del Risorgimento pubblica la sua seconda opera sulle origini cristiane: Gesù il Nazoreo inizia la sua collaborazione alla "Critica" di Croce, del quale recensisce positivamente la Storia d'Italia sul "Leonardo" (ormai fascistizzato), ma l'articolo viene respinto da Gentile. I suoi libri di testo sono vietati nelle scuole pubblica Studi sulla mistica giovannea. Il ministro Balbino Giuliano gli nega la possibilità di passare ad una cattedra di storia moderna. Assume l'incarico di storia del Risorgimento presso l'Istituto di Magistero privato "Suor Orsola Benincasa" (che gli verrà revocato nel 1936 per ordine del ministro De Vecchi di Valcismon).

9 ADOLFO OMODEO ( ) Fascismo e antifascismo. Lo storico del Risorgimento: polemizza con Gioacchino Volpe sulla conduzione della prima guerra mondiale e contesta l'ideologia nazionalista seppur riluttante, accetta il giuramento di fedeltà al fascismo soggiorno di ricerca a Parigi durante l'autunno; inizia le ricerche sulla cultura francese della Restaurazione (Maistre, Lamennais, Constant) recensisce con qualche critica il Pisacane di Nello Rosselli raccoglie in volume i suoi scritti sull'opera di Loisy: Alfred Loisy storico delle religioni pubblica il primo libro frutto delle sue ricerche sulla cultura della Restaurazione: Un reazionario. Il conte J. de Maistre, nel quale tratteggia le caratteristiche essenziali della religione autoritaria, le cui radici egli ritrova nella cultura antirazionalista e antiliberale della Controriforma pubblica La leggenda di Carlo Alberto nella recente storiografia, saggio dichiaratamente antimonarchico, in polemica con la storiografia sabaudista; pubblica sulla "Critica" La cultura francese nell'età della Restaurazione, il cui tema centrale è la nascita del liberalismo contemporaneo è indotto (anche su consiglio di Croce) a prendere la tessera del PNF, che però gli viene immediatamente revocata. - pubblica Vincenzo Gioberti e la sua evoluzione politica, nel quale ridimensiona la figura del filosofo cattolico, in polemica soprattutto con Gentile.

10 ADOLFO OMODEO ( ) La Liberazione e il dopoguerra: inizia una intensissima, anche se breve stagione di attività politica che lo porta ad aderire al Partito d'Azione, segnando il suo parziale distacco dal moderatismo liberale (e monarchico) di Croce dopo la caduta di Mussolini è nominato membro della Commissione governativa per l'epurazione nell'Università e Rettore dell'Università di Napoli (settembre 1943). Rivolge un appello agli studenti affinchè difendano l'Italia libera è nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Badoglio (Salerno, aprile-settembre 1944), su designazione del Partito d'Azione; si scontra subito con cattolici e monarchici ed è sostituito dallo storico della filosofia Guido De Ruggiero (sempre per il P.d'Az.) gennaio: chiede di essere arruolato nel nuovo esercito italiano e si prepara a combattere contro i tedeschi in un battaglione di artiglieria subito dopo la Liberazione è eletto membro della Consulta Nazionale nelle file del P.d'Az.; in occasione del dibattito sulla nuova legge elettorale si pronuncia per il ripristino dei collegi uninominali. - Croce gli affida la direzione del neonato Istituto Italiano per gli studi storici (che sarà assunta effettivamenta solo dal suo successore Federico Chabod nel 1946). - fonda e dirige la rivista di cultura "Acropoli". - pubblica il saggio Aspetti del cattolicesmo della Restaurazione muore a Napoli il 28 aprile.

11 FEDERICO CHABOD ( ) La formazione fra Torino, Firenze e Berlino ( ): nasce ad Aosta, figlio di un notaio della Valsavaranche. studia ad Aosta dove frequenta il liceo si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dove conosce Mario Fubini e Natalino Sapegno; segue i corsi di Lionello Venturi e di Piero Egidi con il quale si laureerà in storia inizia la collaborazione alla "Rivista Storica Italiana" diretta da Egidi; progetta una tesi sul passaggio dal Comune alla Signoria, presto abbandonata per completare un impegnativo studio su Machiavelli commissionatogli da Egidi pubblica la Introduzione al Principe di Machiavelli - si trasferisce a Firenze per completare gli studi sotto la guida di Gaetano Salvemini aiuta Salvemini ad espatriare attraverso il Gran San Bernardo e si impegna a collaborare al "Baretti" dopo l'assassinio di Piero Gobetti. - vince il concorso a cattedre di italiano negli Istituti tecnici ed inizia ad insegnare a Piacenza ( ) soggiorno a Berlino presso il Seminario storico di Friedrich Meinecke con il quale discute la datazione del Principe soggiorni periodici presso l'archivio di Simancas insieme con Piero Egidi e Vittorio di Tocco (che vi morrà).

12 FEDERICO CHABOD ( ) La lunga marcia attraverso il fascismo ( ): vince il concorso a cattedre di storia e filosofia nei licei e va ad insegnare al liceo Mamiani di Roma ( ). A Roma diventa redattore dell'Enciclopedia Italiana diretta da Giovanni Gentile (per la quale scriverà le voci Borghesia, Calvinismo, Illuminismo, Rinascimento, Italia, Machiavelli, Guicciardini) e dove conosce Arnaldo Momigliano, Walter Maturi, Carlo Morandi ed Ernesto Sestan sposa Jeanne Rohr entra a far parte della Scuola di storia moderna e contemporanea diretta da Gioacchino Volpe, compie soggiorni di studio a Madrid, Parigi e Bruxelles partecipa al VII Congresso internazionale di scienze storiche a Varsavia, con una relazione sulle "recenti interpretazioni del Rinascimento" pubblica il saggio su Giovanni Botero e il volume su Lo Stato di Milano nell'Impero di Carlo V, ma, insoddisfatto, ne fa circolare solo una cinquantina di copie – a 34 anni vince la cattedra universitaria di storia medievale e moderna: è chiamato come professore straordinario alla Facoltà di Scienze Politiche di Perugia aderisce al progetto dell'ISPI (Pirelli, Gaslini, Volpe) per una Storia della politica estera italiana dal 1861 al 1814, assumendosi l'incarico di studiare il periodo fra il 1870 e il 1896; lavora per sei anni a Roma presso l'archivio del Ministero degli Esteri diventato professore ordinario passa alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano. Pubblica il volume Per la storia religiosa dello Stato di Milano durante il dominio di Carlo V tiene il corso sulla politica imperiale di Carlo V.

13 FEDERICO CHABOD ( ) La guerra e la resistenza ( ): 1940 – mentre insegna a Milano partecipa, insieme a Raffaele Mattioli, Gino Luzzatto e Ugo La Malfa (già attivisti del Partito d'Azione), al progetto promosso dalla Banca Commerciale di una grande storia economica e sociale d'Italia dal XVIII al XX secolo (interrotto nel 1943). Collabora alla direzione di collane storiche per gli editori Sansoni ed Einaudi corso sul passaggio dai Comuni alle Signorie nell'Italia settentrionale corso sulla politica estera italiana dal 1871 al Assume insieme a Carlo Morandi la direzione della rivista quindicinale "Popoli", pubblicata dall'ISPI (vi collaborano W. Maturi, G. Luzzatto, G. Falco) trattando temi diversi e spesso contrari alla propaganda ufficiale del regime fascista corso su Cola di Rienzo corso sull'idea di nazione e di Europa nell'età moderna nel quale Chabod, sotto l'influenza dominante di Croce, riflette indirettamente sulle condizioni presenti dell'Italia e dell'Europa in guerra. - rompe con G. Gentile e lascia la direzione delle collane storiche Sansoni dopo l'armistizio dell'8 settembre si stabilisce della casa paterna in Valle d'Aosta prendendo contatto con la Resistenza in Valsavaranche; contribuisce con un documento al convegno di Chivasso del 19 dicembre 1943 dal quale uscirà la "Carta delle autonomie" durante l'estate sceglie la via della lotta partigiana e della clandestinità ed entra a far parte, con il nome di battaglia di "Lazzaro" (=risorto), della banda Crétier comandata dal cugino Remo Chabod. Durante il mese di agosto partecipa alla riorganizzazione della vita democratica nella Valsavaranche liberata dai partigiani. Si batte per la futura autonomia della Valle d'Aosta, ma si oppone ai fautori dell'annessione alla Francia. Entra a far parte del CLN della Valle d'Aosta come rappresentante del Partito d'Azione. Nel mese di novembre 1944 si rifugia con la moglie in Francia e riprende l'attività politica nella Parigi liberata con notevoli contrasti con le autorità francesi.

14 FEDERICO CHABOD ( ) Il dopoguerra e la ricostruzione ( ): nel mese di maggio rientra nella Val d'Aosta ormai liberata, ma sottoposta alla pressione francese e alle rivendicazioni annessionistiche. Collabora con Alessandro Passerin d'Entrèves, prefetto della Valle, e prende contatto con le autorità alleate. In tre mesi a Roma (giugno-agosto) diventa il più convinto fautore dell'autonomia presso il nuovo governo italiano; ottiene il sostegno di De Gasperi. E' eletto presidente del Consiglio della Valle d'Aosta il 26 marzo affronta l'assalto alla Prefettura da parte dei fautori dell'annessione alla Francia. Nel mese di agosto di dimette da ogni incarico politico e torna all'insegnamento universitario è chiamato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Roma ed è nominato direttore dell'Istituto italiano per gli studi storici (fondato da B. Croce) con sede a Napoli. Assume la direzione della rinata "Rivista Storica Italiana", che sposta da Torino a Napoli, affiancato da D.Cantimori, G.Falco, W.Maturi, A.Momigliano, C.Morandi è l'ispiratore della decisione presa dal Ministero degli Esteri di creare una commissione per la pubblicazione dei Documenti diplomatici italiani sul modello francese.

15 FEDERICO CHABOD ( ) Il guardiano della storiografia ( ): tiene un corso alla Sorbona su "l'Italia contemporanea " nel quale riflette sulle origini e sulla caduta del fascismo e avvia la riflessione sul Novecento italiano il corso universitario è invece dedicato a Paolo Sarpi pubblica la Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, che aveva già impostato nel Si impegna a livello internazionale per la riorganizzazione della Società degli storici entrando nel "bureau" nel corso universitario su Machiavelli. 1952, muoiono Croce e Meinecke: Chabod commemora i suoi due maestri organizza il Congresso internazionale di scienze storiche a Roma al quale per la prima volta partecipano anche i rappresentanti dei paesi comunisti. E' eletto presidente della Società internazionale degli storici corso universitario sulle origini dello Stato moderno ammalatosi di cancro non abbandona gli impegni di studio, ma cede la direzione della Rivista Storica italiana al giovane Franco Venturi muore a Roma il 14 luglio.

16 DELIO CANTIMORI ( ) La formazione filosofica, ladesione al fascismo e il rapporto con Gentile ( ): nasce a Russi (Ravenna), figlio di un preside di liceo repubblicano frequenta il ginnasio a Forlì e aderisce al movimento repubblicano frequenta il liceo a Ravenna, dove ha come supplente di filosofia il giovane Galvano Della Volpe. E' vicino agli ambienti squadristici In occasione del delitto Matteotti giustifica "machiavellianamente" l'omicidio politico e desidera iscriversi al Fascio che identifica con un movimento rivoluzionario. - Vince il concorso di ammissione alla Scuola Normale di Pisa (diretta da Giovanni Gentile dal 1928) dove frequenterà la Classe di Filosofia tra il 1924 e il E' allievo di Giuseppe Saitta (docente di storia della filosofia) che lo spinge a studiare l'Umanesimo italiano si iscrive al PNF e partecipa alle attività dei gruppi universitari fascisti tesina su Bernardino Ochino, poi trasformata in libro nel si laurea a Pisa in storia della filosofia con una tesi su Hutten (rel. G. Saitta). Il centro del suo interesse si indirizza al tema del sorgere della coscienza nazionale nel quadro dello svolgimento storico europeo discute con G. Gentile una tesi di perfezionamento in filosofia su Il concetto di Rinascimento, pubblicata nel collabora al periodico della sinistra fascista "Vita Nova", diretto da Saitta, con articoli e recensioni; in questa fase C. vede nel fascismo un movimento rivoluzionario antiborghese e anticapitalista, ma dedica pari attenzione al movimento nazionalsocialista tedesco e alla rivoluzione sovietica grazie ad un articolo di Carlo Morandi "scopre" l'opera di Lucien Febvre su Le origini della Riforma in Francia (della quale tuttavia non condivide le premesse "antimodernistiche") e si indirizza decisamente agli studi di storia delle idee religiose del Cinquecento. Avverte "che la società è più importante che lo Stato, la cultura più che la filosofia dogmatica, la vita religiosa, la teologia e persino le superstizioni astrologiche più fondamentali che i trattati e le guerre". "E tuttavia... gli altri non hanno del tutto torto". Insegna storia e filosofia al liceo di Cagliari.

17 DELIO CANTIMORI ( ) La scoperta della storia religiosa ( ): prende la seconda laurea in letteratura tedesca (ma con un argomento di storia delle idee) a Pisa su Hebbel e la rappresentazione romantica dello Stato. Pubblica su "Vita Nova" due articoli di piena e convinta adesione al fascismo "rivoluzionario": Fascismo, rivoluzione e non reazione europea e Fascismo, nazionalismi e reazioni. - in ottobre ottiene il trasferimento da Cagliari al liceo U. Foscolo di Pavia, ma subito parte per Basilea con una borsa di studio ministeriale a Basilea si iscrive alla facoltà di Teologia ed inizia a studiare gli esuli protestanti del '500. Frequenta ambienti evangelici barthiani rientra in Italia e riprende l'insegnamento al liceo di Pavia; pubblica la tesi di perfezionamento sugli "Annali" della Scuola Normale di Pisa. Sviluppa un interessante carteggio con l'amico "normalista" Aldo Capitini, già allora antifascista a Pavia conosce Carlo Morandi che lo mette in contatto con Federico Chabod, a quell'epoca ancora professore di liceo, nonchè redattore dell'Enciclopedia Italiana ed autore della relazione sulle Recenti interpretazioni del Rinascimento al Congresso internazionale di scienze storiche di Varsavia (1933); sempre a Pavia stringe amicizia con Baldo Peroni e Renato Sòriga che lo introducono allo studio del settarismo sette-ottocentesco e del "giacobinismo" italiano. "Scopre" l'erudizione storica e la scuola critica tedesca (Ranke, Burkhardt, Weber) all'approfondimento della quale si dedicherà negli anni segunti. Legge in edizione francese il Socialismo liberale di Carlo Rosselli, primo contatto con la cultura politica dell'antifascismo vince una borsa di studio dell'Accademia d'Italia (procuratagli da Gentile e Volpe) e inizia così un lungo viaggio di studio per l'Europa (tocca Coira, Zurigo, Salisburgo, Vienna, Cracovia, Breslavia, Berlino, Zurigo, Londra, Dublino) alla ricerca degli eretici italiani del XVI secolo. A Vienna incontra Giorgio Falco, a Berlino conosce Cesare Luporini che ritroverà più tardi alla Normale di Pisa rientrato in Italia diviene assistente e direttore della biblioteca all'Istituto italiano di studi germanici di Roma. Contemporaneamente collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana diretto da Gentile, dove ritrova Morandi e Chabod che aiutano a superare l'impostazione idealistica della storia religiosa come storia essenzialmente filosofica.

18 DELIO CANTIMORI ( ) Tra fascismo critico e comunismo clandestino ( ): inizia a studiare le ideologie politiche tedesche del periodo weimaiano, poi confluite nel nazionalsocialismo; pubblica note e rcensioni su "Studi Germanici" e su "Leonardo". In questo periodo matura una coscienza antinazista, mentre, attraverso la mediazione della critica weberiana, approfondisce la conoscenza del pensiero di Marx (e di Lenin) discussione con B. Croce sul ruolo della Riforma "radicale" (anabattisti e sociniani) - sposa Emma Mezzomonti, già allora legata al Partito Comunista. Soggiorno estivo a Zurigo e Basilea consegue la libera docenza in storia della chiesa. Soggiorno estivo a Lipsia e Dresda. Pubblica il saggio su Anabattismo e neoplatonismo nel XVI secolo in Italia (presentato da Gentile all'Accademia dei Lincei) nel quale ribadisce ed articola il suo dissenso con B. Croce (Galeazzo Caracciolo, 1933) e manifesta il suo interesse per il "primitivo comunismo cristiano". - recensisce gli Scritti e discorsi di B.Mussolini, con tono apparentemente avalutativo, ma sostanzialmente critico ("l'uomo dominato dalla volontà di potenza").

19 DELIO CANTIMORI ( ) Linsegnamento universitario: Roma, Messina, Pisa ( ): con il sostegno di Gentile ottiene l'incarico di storia del cristianesimo alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma. Inizia la pubblicazione di testi inediti o rari di riformatori italiani del '500. Soggiorno estivo a Parigi e Zurigo soggiorno estivo a Pécs e Parigi. E' invitato a Zurigo al VIII Congresso internazionale di scienze storiche con una relazione su La Confessio Helvetica pubblica il suo capolavoro sugli Eretici italiani del Cinquecento. Gli eretici sono ribelli alla chiesa di Roma, ma refrattari ad aderire alle Chiese riformate. Possibile lettura in chiave politica? - vince la cattedra universitaria di storia (commissione: P.Fedele pres., F.Ercole, F.Cognasso, B.Barbadoro, F.Chabod segr. rel.; vincitori: R.Quazza, D.Cantimori, W.Maturi) ed è chiamato al Magistero di Messina (sulla cattedra lasciata libera da P.Pieri, richiamato a Torino), dove insegna per un solo anno ed è subito eletto Preside (agosto). - ospita nella sua casa romana il dirigente comunista Velio Spano, in missione segreta per conto del PCI clandestino. E' probabilmente in questo periodo cha matura il suo distacco definitivo dal fascismo ed il suo avvicinamento progressivo al marxismo è chiamato, su proposta di Gentile, alla cattedra di storia nella Scuola Normale di Pisa. Gentile fa addirittura modificare lo Statuto della Facoltà per poterlo chiamare come professore interno pubblica la voce Nazionalsocialismo nel Dizionario di Politica pubblica un articolo su Babeuf nella rivista "Popoli" promossa da Chabod e Morandi nell'ambito dell'ISPI; dedica il corso universitario al Socialismo premarxista, da Babeuf al pubblica un articolo su Saint Simon nella medesima rivista; iniziano così le ricerche sugli utopisti e riformatori sociali che proseguiranno negli anni del dopoguerra. Inizia la collaborazione con il gruppo dell'editore Giulio Einaudi, per il quale prepara un'edizione degli scritti di Cavour. Soggiorno in Svizzera (Basilea e Zurigo) per conferenze (e contatti politici?).

20 DELIO CANTIMORI ( ) Dalla guerra alla Liberazione: la scoperta del comunismo ( ): è nominato vicedirettore (ma direttore di fatto) della Scuola Normale.di Pisa. Durante i mesi dell'occupazione tedesca resta a Roma, dove entra in contatto (tramite la moglie) con la direzione clandestina del PCI ed in particolare con Felice Platone, stretto collaboratore di Togliatti. Con Platone e con Carlo Bernari progetta una collana di classici del "pensiero sociale moderno" (fra i quali le opere di Marx, Engels, Lenin, Stalin e tutti gli scritti di Gramsci in 5 volumi a cura di P. Togliatti) che avrebbero dovuto essere pubblicati da una nuova casa editrice fiancheggiatrice del PCI. Il progetto sarà ripreso dopo il 1945 dalle edizioni di Rinascita e da Giulio Einaudi, in stretto collegamento con la direzione del PCI rivaluta la figura di Carlo Pisacane (già studiato da Giaime Pintor) come esponente del "socialismo risorgimentale", in opposizione all'interpretazione del Risorgimento nazionale di fascisti e crociani dopo la liberazione di Roma entra direttamente in contatto con Togliatti tiene il primo corso universitario nell'Italia liberata su Traduzione analitica e commento storico-filologico del Manifesto di Marx recensioni ed interventi su "Società", rivista edita da Einaudi e legata al PCI collaborazione con "Rinascita", rivista teorica del PCI; corso universitario su Critici e interpreti del materialismo storico dal punto di vista della storiografia.

21 DELIO CANTIMORI ( ) Il dopoguerra e il difficile rapporto con il PCI ( ): si iscrive al Partito Comunista, dopo la rottura dei governi di unità antifascista. Cantimori e Giulio Einaudi sono oggetto di attacchi polemici per la pubblicazione (suggerita da Cantimori) del libro del gesuita Wetter sul materialismo sovietico. - lascia la Normale per passare alla cattedra di storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa sconsiglia a Giulio Einaudi la traduzione in italiano deLa Méditerranée di F. Braudel, definendolo "una specie di Via col vento della storiografia" traduce dal tedesco il primo libro del Capitale di Marx (1951) passa alla cattedra di storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Cessa il suo interesse per la storia del marxismo e riprende gli studi di storia religiosa del Cinquecento partecipa al X Congresso internazionale di scienze storiche - organizzato a Roma da F. Chabod - con una relazione su La periodizzazione del Rinascimento nella quale propone la categoria di "età dell'Umanesimo" ( ) non rinnova la tessera del Partito Comunista e decide di dedicarsi principalmente allo studio, non riuscendo, per il momento, a risolvere la contraddizione fra impegno politico e libertà della ricerca discutendo le recenti opere di A.Tenenti, L. Febvre e F. Braudel si confronta con la metodologia delle "Annales" di cui contesta la troppo rigida serparazione fra il piano "evenemenziale" e quello sociale; si esplicitano così le perplessità già manifestate nel 1949 a proposito dell'opera di Braudel muore a Pisa, cadendo da una scaletta nella biblioteca del suo studio

22 ARNALDO MOMIGLIANO ( ) Arnaldo Momigliano nasce nel 1908 a Caraglio (Cuneo) da una famiglia di borghesia ebraica. Studia allUniversità di Torino e di Roma laureandosi in storia romana con Gaetano De Sanctis con una tesi su Filippo il Macedone. A Roma si avvia alla carriera accademica, vincendo nel 1936 un concorso a cattedra di storia romana. La sua destinazione è lUniversità di Torino, ma le leggi razziali imposte dal fascismo nel 1938 lo costringono a lasciare lItalia e a rifugiarsi in Inghilterra, dove ottiene incarichi di insegnamento prima ad Oxford, poi a Bristol. Dopo la caduta del fascismo viene reintegrato nellinsegnamento in Italia, ma preferisce rimanere in Inghilterra, pur mantenendo la cittadinanza italiana. Dal 1951 al 1975 è professore di storia antica allUniversity College di Londra; contemporaneamente tiene corsi in varie università italiane (Torino, Pisa) e straniere (Chcago, USA). Dal 1970 al 1978 è professore di storia romana e storia della storiografia classica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha continuato fino alla morte a tenere un seminario annuale. Di formazione storicistica e crociana, ma aperto alle più varie suggestioni dellantropologia culturale e delle sociologia della cultura, M. è stato uno di massimi studiosi del mondo antico e uno dei maggiori storici italiani del Novecento. I suoi scritti di metodo sono considerati fra i contributi più acuti e rigorosi della storiografia europea del secolo scorso. Uomo di sterminata erudizione ed autore di oltre settecento pubblicazioni, i suoi interessi si sono concentrati in particolare sul modo greco ed ellenistico, sullantico mondo ebraico, sulla storia della storiografia antica e moderna. La maggior parte dei suoi studi sono raccolti nei nove volumi dei Contributi alla storia degli studi classici e del mondo antico, pubblicati fra il 1955 e il M. è morto a Londra nel 1987.

23 GIORGIO CANDELORO ( ) Giorgio Candeloro nasce a Bologna nel 1909, ma presto si trasferisce con la famiglia a Roma. Conclusi gli studi classici al liceo Tasso, si iscrive nel 1926 all'Università di Roma dove si laurea nel 1930 in filosofia con Giovanni Gentile, discutendo una tesi su Joseph de Maistre (sullo stesso autore si era laureato nel 1926, sempre con Gentile, Walter Maturi). Subito dopo la laurea inizia la collaborazione al "Giornale critico della filosofia italiana" su cui comparirà nel 1937 l'importante saggio sul pensiero politico di David Hume. Nel 1931 vince la cattedra di storia e filosofia nei licei (in commissione E.Codignola, F.Chabod e F.Cognasso); inizia l'insegnamento nel 1932, ma dal settembre 1935 al settembre 1937 è chiamato alla Scuola di storia moderna e contemporanea, diretta da G. Volpe. Lavora all'Archivio Vaticano e compie ricerche su Paolo Paruta e la storia dello Stato della chiesa nel '500. Nel 1932 traduce la Démocratie en Amérique di Tocqueville per la collana dei "Classici del pensiero politico" diretta da Gentile e nel 1937 l'edizione degli scritti di Ruggero Bonghi. A stretto contatto con i due numi tutelari della cultura fascista, Gentile e Volpe, dalla filosofia sposta rapidamente i suoi interessi verso la storia del pensiero politico. Collabora alla "Rivista storica Italiana", trasferita a Roma, e all'Enciclopedia Italiana con alcune voci minori. Nel 1939, dopo aver pubblicato il volume su Il pensiero greco dalle origini a Platone, consegue la libera docenza in "storia delle dottrine politiche" e collabora con la rivista "Civiltà fascista" organo dell'Istituto nazionale di cultura fascista, fondato da Gentile e allora diretto da P. De Francisci. Nel 1941 pubblica i Discorsi poiltici di Paolo Paruta nella collana dell'Istituto.

24 GIORGIO CANDELORO ( ) Pur operando all'interno delle istituzioni del regime ed essendo allievo ed amico di Gentile, C. non condivide l'ideologia del fascismo, anzi, dalla fine degli anni trenta inizia a frequentare ambienti antifascisti. Dapprima vicino ai liberalsocialisti di Guido Calogero, aderisce poi al Partito d'Azione di cui diviene responsabile del settore scuola. La partecipazione alla Resistenza romana rappresenta una svolta netta nella sua vita, anche affettiva: prova ne è la sua reazione alla fucilazione di Giovanni Gentile. Nel 1946, dopo la spaccatura nel PdA, C. segue il gruppo di Parri e La Malfa, pur collocandosi su posizioni ben più radicali di loro. Un anno dopo, infatti, nel giugno del 1947 (insieme con Carlo Muscetta, Paolo Alatri e Roberto Battaglia), aderisce al Partito Comunista giustificando la sua scelta (non ideologica, ma tutta politica) in un articolo su "Rinascita". La funzione "liberale" che il PdA non aveva saputo svolgere poteva ora essere svolta dal partito di Togliatti ponendo la classe operaia alla guida del paese. Inizia in questo periodo il confronto con il pensiero di A.Gramsci, che lo porta ad allontanarsi definitivamente da Omodeo. Opera decisiva della "svolta gramsciana" di C. è il volume su Il movimento cattolico in Italia pubblicato nel Nel 1956 esce il primo volume della sua monumentale Storia dell'Italia moderna, completata solo nel 1986 con il decimo ed ultimo volume. Giorgio Candeloro è morto a Roma nel 1988.

25 FRANCO VENTURI ( ) Franco Venturi è nato a Roma nel maggio 1914, figlio dello storico dell'arte Lionello e nipote dello storico dell'arte Adolfo. Nel 1931, a soli diciassette anni, dopo che il padre - rifiutatosi di giurare fedeltà al regime fascista - ha dovuto lasciare l'Italia rifugiandosi in Francia, viene arrestato per la prima volta. Rilasciato, lascia a sua volta l'Italia e raggiunge il padre a Parigi dove conclude gli studi universitari laureandosi nel 1939 alla Sorbona, discutendo con Albert Mathiez una tesi sul giovane Diderot (pubblicata a Parigi nello stesso anno) che ha segnato l'inizio dei suoi studi sull'illuminismo europeo. Militante antifascista, attivo fra i fuoriusciti italiani, collabora fra il 1934 e il 1940 con il periodico "Giustizia e Libertà", fondato da Carlo Rosselli. Nel 1940, dopo l'occupazione tedesca della Francia, tenta di raggiungere il padre rifugiatosi negli Stati Uniti, ma viene arrestato in Spagna dove rimane prigioniero per un anno. Liberato viene trasferito in Italia e condannato al confino in Basilicata dove riprende contatto con i gruppi antifascisti clandestini. Dopo l'8 settembre entra in clandestinità ed assume l'incarico di responsabile per la stampa e propaganda delle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertàˆ", legate al Partito d'Azione ed attive in Lombardia ed in Piemonte ( ). Subito dopo la liberazione, fra il 1945 e il 1946, dirige il quotidiano torinese del Partito d'Azione "Giustizia e Libertà". Addetto culturale presso l'Ambasciata italiana a Mosca del 1949 al 1951, accanto all'ambasciatore Manlio Brosio, ha iniziato a studiare i movimenti democratici russi del XIX secolo, inaugurando un filone di studi che ha proseguito per tutta la vita. Rientrato in Italia, ha intrapreso la carriera universitaria insegnando dapprima storia medievale e moderna nell'Università di Cagliari ( ), quindi storia moderna nell'Università di Genova ( ), infine storia moderna nell'Università di Torino ( ), dove è stato a lungo direttore dell'Istituto di storia. Pioniere degli studi sull'illuminismo europeo, si è occupato anche di storia delle idee democratiche e socialiste dal Settecento ad oggi e di storia dei movimenti rivoluzionari nella Russia dell'Ottocento. La sua opera più importante è Settecento riformatore, pubblicata da Einaudi in 7 volumi apparsi tra il 1969 e il Dal 1961 al 1994 è stato direttore responsabile della "Rivista Storica Italiana", succedendo a Federico Chabod. Sposato con Gigliola Spinelli, è morto a Torino il 14 dicembre 1994.

26 F. Venturi: le opere - Jeunesse de Diderot (de 1713 à. 1753), Droz, Paris 1939 (trad. it. Sellerio, Palermo 1988) - Le origini dell'Enciclopedia, Edizioni U, Roma-Firenze-Milano 1946 (II ediz. riveduta Einaudi, Torino 1963) - L'antichità svelata e l'idea di progresso in Nicolas-Antoine Boulanger, Laterza, Bari Jean Jaurès e altri storici della Rivoluzione francese, Einaudi, Torino Il populismo russo, 2 voll., Einaudi, Torino 1952 (nuova ediz. accresciuta 1973) - Saggi sull'Europa illuminista. I, Alberto Radicati di Passerano, Einaudi, Torino Il moto decabrista e i fratelli Poggio, Einaudi, Torino Esuli russi in Piemonte dopo il 1848, ***, Torino Illuministi italiani ( ): tomo III: Riformatori lombardi, piemontesi e toscani, Ricciardi, Milano-Napoli 1958 tomo V: Riformatori napoletani, Ricciardi, Milano-Napoli 1962 tomo VII: Riformatori delle antiche repubbliche, dei Ducati, dello Stato Pontificio e delle isole, (in collab. con G.Giarrizzo e G.Torcellan), Ricciardi, Milano-Napoli C.Beccaria, Dei delitti e delle pene, a cura di F.Venturi, Einaudi, Torino Settecento riformatore ( ): vol.I: Da Muratori a Beccaria, Einaudi, Torino 1969 vol.II: La chiesa e la repubblica dentro i loro limiti , Einaudi, Torino 1976 vol.III: La prima crisi dell'Antico Regime , Einaudi, Torino 1979 vol.IV: La caduta dell'Antico Regime , tomo 1, I grandi stati dell'Occidente, Einaudi, Torino 1982 tomo 2, Il patriottismo repubblicano e gli imperi dell'Est, Einaudi, Torino 1984 vol.V: L'Italia dei lumi , tomo 1, La rivoluzione di Corsica. Le grandi carestie degli anni sessanta. La Lombardia delle riforme, Einaudi, Torino 1987; tomo 2, La Repubblica di Venezia , Einaudi, Torino Utopia e riforma nell'Illuminismo, Einaudi, Torino L'Italia fuori d'Italia, in Storia d'Italia, vol.III, Einaudi, Torino F.Buonarroti, La riforma dell'Alcorano, a cura di A. Galante Garrone e F. Venturi, Sellerio, Palermo 1992

27 FURIO DIAZ (1916-vivente) Furio Diaz è nato a Livorno nel Si è laureato in legge all'Università di Pisa. Nel 1941 è stato assistente volontario di filosofia con Pietro Calogero all'Università di Pisa. Partigiano combattente, ha partecipato attivamente alla Resistenza antifascista nelle file del PCI. Eletto sindaco di Livorno subito dopo la Liberazione, è stato riconfermato nella carica fino al Nel 1957, in seguito all'invasione sovietica dell'Ungheria, è uscito dal PCI, aderendo quindi, insieme con Antonio Giolitti ed altri, al PSI dal quale si allontanerà all'inizio degli anni '80. Abbandonata la politica attiva, è ritornato all'insegnamento universitario e alla ricerca storica. E' stato professore ordinario di storia moderna nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pisa ( ) e di storia e storiografia dell'età moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa ( ). OPERE: Storicismi e storicità, Parenti, Firenze 1956 (nuova ediz.: Guida, Napoli, 1988) Voltaire storico, Einaudi, Torino 1958 Filosofia e politica nel Settecento francese, Einaudi, Torino 1962 Francesco Maria Gianni. Dalla burocrazia alla politica sotto Pietro Leopoldo di Toscana, Ricciardi, Milano-Napoli 1966 D. Diderot, Scritti politici, a cura di F. Diaz, UTET, Torino 1967 Per una storia illuministica, Guida, Napoli 1973 F.Galiani, Opere, a cura di F.Diaz e L.Guerci, Ricciardi, Milano-Napoli 1975 Il Granducato di Toscana. I Medici, UTET, Torino 1976 Dal movimento dei Lumi al movimento dei popoli. L'Europa tra illuminismo e rivoluzioni, Il Mulino, Bologna 1986 I Lorena in Toscana. La Reggenza, UTET, Torino 1987 L'incomprensione italiana della Rivoluzione francese, Bollati-Boringhieri, Torino 1989 La stagione arida. Riflessioni sulla vita civile d'Italia dal dopoguerra a oggi, Mondadori, Milano 1992


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