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EzechieleParrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano.

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Presentazione sul tema: "EzechieleParrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano."— Transcript della presentazione:

1 EzechieleParrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano

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3 Struttura del libro Già Giuseppe Flavio parlava di due libri di Ezechiele, pensando alle due parti principali del libro stesso: – –l'una distruttiva (cc. 1-24); – –l'altra costruttiva (cc ).

4 Struttura del libro In realtà possiamo meglio definire la struttura del libro come segue: Vocazione e missione (cc. 1-3) Pars destruens (cc. 4-24) Oracoli contro le nazioni (cc ) Pars costruens (cc )

5 Vocazione e missione Visione della Gloria di Dio (c. 1) Vocazione e missione (cc. 2-3)

6 Pars destruens – Assedio (c. 4) Il cibo che ti prenderai sarà del peso di venti sicli al giorno … Anche l'acqua che berrai sarà razionata. Tu, figlio dell'uomo, prendi una tavoletta d'argilla, mettila dinanzi a te, disegnaci sopra una città, Gerusalemme, e disponi intorno ad essa l'assedio … Il cibo che ti prenderai sarà del peso di venti sicli al giorno … Anche l'acqua che berrai sarà razionata. … ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno il pane a razione e con angoscia e berranno l'acqua a misura in preda all'affanno.

7 Pars destruens – Rasoio (c. 5) … prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba … Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla città al termine dei giorni dell'assedio; prenderai un altro terzo e lo taglierai con la spada intorno alla città e l'altro terzo lo disperderai al vento … … anch'io raderò tutto … Un terzo dei tuoi morirà di peste e perirà di fame in mezzo a te; un terzo cadrà di spada nei tuoi dintorni e l'altro terzo lo disperderò a tutti i venti e sguainerò la spada dietro di essi.

8 Pars destruens – La fine (cc. 6–7) Mi fu quindi rivolta questa parola del Signore: "Figlio dell'uomo, volgi la faccia verso i monti d'Israele e profetizza contro di essi … Ecco, manderò sopra di voi la spada e distruggerò le vostre alture; i vostri altari saranno devastati … getterò i vostri cadaveri davanti ai vostri idoli e disseminerò le vostre ossa intorno ai vostri altari … La fine! Giunge la fine per i quattro punti cardinali del paese. Ora che su di te pende la fine, io scaglio contro di te la mia ira per giudicarti delle tue opere e per domandarti conto delle tue nefandezze.

9 Pars destruens – Abomini (c. 8) … … uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e mi portò in visioni divine a Gerusalemme, all'ingresso del cortile interno, che guarda a settentrione, dove era collocato l'idolo della gelosia, che provocava la gelosia … Ed ecco a settentrione della porta dell'altare l'idolo della gelosia, proprio all'ingresso … Idolo della Gelosia

10 Pars destruens – Abomini (c. 8) … Mi condusse allora all'ingresso del cortile e vidi un foro nella parete … Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali abominevoli e tutti gli idoli del popolo d'Israele raffigurati intorno alle pareti e settanta anziani della casa d'Israele, … ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d'incenso … Anziani - idoli

11 Pars destruens – Abomini (c. 8) … Mi condusse all'ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz … Donne - Tammuz

12 Pars destruens – Abomini (c. 8) … Mi condusse nell'atrio interno del tempio; ed ecco all'ingresso del tempio, fra il vestibolo e l'altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole … Uomini - Sole

13 Pars destruens – (c. 9) Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: "Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano". Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c'era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo.

14 Pars destruens – (c. 9) La gloria di Dio chiamò l'uomo vestito di lino e gli disse: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono". Agli altri disse, in modo che io sentissi: "Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!".

15 Per la comprensione Il profeta descrive la distruzione della città di Gerusalemme in termini mitologici pieni di significato. Attribuendo direttamente a Dio la distruzione di Gerusalemme (sebbene conosca anche l'attribuzione all'esercito babilonese), Ezechiele pone un principio che avrà ampi sviluppi sia nella Bibbia sia negli scritti giudaici posteriori: i nemici sono esclusivamente lo strumento del quale Dio si serve per punire; a loro volta saranno puniti e distrutti, mentre Israele riprenderà in modo nuovo la sua vita.

16 Per la comprensione Interessante osservare che il profeta vede in visione un settimo uomo: «In mezzo a loro c'era un uomo vestito di lino col calamaio da scriba sul fianco»; a lui è affidato il compito di precedere i sei segnando con una tau sulla fronte gli uomini che sospirano e piangono «per le abominazioni che vi si commettono». Quelli segnati con la tau (cioè con una T) saranno risparmiati dalla distruzione e dalla morte.

17 Per la comprensione La visione si può accostare al Sal 87, ove si parla del libro dei popoli nel quale sono segnati i nati a Gerusalemme, oppure al libro ove sono scritti coloro che temono Dio e onorano il suo nome (Ml 3,16). Ma l'accostamento più immediato è al segno fatto col sangue sugli stipiti e sul frontone delle porte degli ebrei in Egitto (Es 12,7.13). Anche questo segno ebbe in seguito molta fortuna nella letteratura ebraica e cristiana (cf. Ap 7,2-3 e 22,4).

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19 Il tau e la spiritualità francescana Il popolo ebreo, come molte antiche culture, ha progressivamente elaborato una teologia o una complementare interpretazione spirituale adattata a ogni lettera del proprio alfabeto. Poiché la scrittura ebraica, e di conseguenza l'alfabeto ebraico, non venne formalmente codificata fino a quasi 200 anni dopo la nascita di Cristo, molte lettere erano talvolta tracciate in forme diverse a seconda delle regioni dove vivevano gli ebrei, sia in Israele sia nella "diaspora" in luoghi al di fuori di Israele, prevalentemente nel mondo di lingua greca. L'ultima lettera dell'alfabeto ebraico rappresentava il compimento dell'intera parola rivelata di Dio. Questa lettera era chiamata TAU (o TAW, pronunciato Tav in ebraico), che poteva essere scritta: /\ X + T. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall'Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono...» (Ez 9,4).

20 Il tau e la spiritualità francescana In questo stesso passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine, per essere riconosciuto come simbolicamente segnato con il "sigillo" del TAU sulla fronte quale popolo scelto da Dio fino alla fine della vita. Coloro che rimanevano fedeli erano chiamati il resto di Israele; erano spesso gente povera e semplice, che aveva fiducia in Dio anche quando non riusciva a darsi ragione della lotta e della fatica della propria vita. Sebbene l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico non fosse più a forma di croce, come nelle varianti sopra descritte, i primi scrittori cristiani avrebbero utilizzato, nel commentare la Bibbia, la sua versione greca detta dei "Settanta". In questa traduzione delle scritture ebraiche (che i cristiani chiamano Antico Testamento), il TAU veniva scritto T.

21 Il tau e la spiritualità francescana Con questo stesso senso e valore se ne parla anche nell'Apocalisse (Ap 7,2-3). Il Tau è perciò segno di redenzione. È’ segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef 1,13). Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani per un duplice motivo. Esso, appunto come ultima lettera dell'alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare ancora dall'Apocalisse: «Io sono l'Alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dalla fonte dell'acqua della vita... Io sono l'Alfa e ''Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine» (Ap 21,6; 22,13). Ecco perché per i cristiani il TAU cominciò a rappresentare la croce di Cristo come compimento delle promesse dell'Antico Testamento. La croce, prefigurata nell'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, rappresentava il mezzo con cui Cristo ha rovesciato la disobbedienza del vecchio Adamo, diventando il nostro Salvatore come "nuovo Adamo".

22 Il tau e la spiritualità francescana Durante il Medioevo, la comunità religiosa di S. Antonio Eremita, con la quale S. Francesco era familiare, era molto impegnata nell'assistenza ai lebbrosi. Questi uomini usavano la croce di Cristo, rappresentata come il TAU greco, quale amuleto per difendersi dalle piaghe e da altre malattie della pelle. Nei primi anni della sua conversione, Francesco avrebbe lavorato con questi religiosi nella zona di Assisi e sarebbe stato ospite nel loro ospizio presso S. Giovanni in Laterano a Roma. Francesco parlò spesso dell'incontro con Cristo, nascosto sotto l'aspetto di un lebbroso, come del punto di svolta della sua conversione. È’ quindi fuor di dubbio che Francesco, in seguito, avrebbe adottato e adattato il TAU quale distintivo o firma, combinando l'antico significato della fedeltà per tutta la vita con il comandamento di servire gli ultimi, i lebbrosi del suo tempo.

23 Il tau e la spiritualità francescana La simbologia del TAU acquistò un significato ancora più profondo per S. Francesco, dal momento in cui nel 1215 Innocenzo III promosse una grande riforma della Chiesa Cattolica ed egli ascoltò il sermone del Papa in apertura del Concilio Laterano IV, contenente la stessa esortazione del profeta Ezechiele nell'Antico Testamento: "Siamo chiamati a riformare le nostre vite, a stare alla presenza di DIO come popolo giusto. Dio ci riconoscerà dal segno Tau impresso sulle nostre fronti". L'anziano papa, nel riprendere questo simbolo, avrebbe voluto - diceva - essere lui stesso quell’uomo “vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco” e passare personalmente per tutta la Chiesa a segnare un Tau sulla fronte delle persone che accettavano di entrare in stato di vera conversione [Innocenzo III, Sermo VI (PL 217, )]. Questa immagine simbolica, usata dallo stesso Papa che solo 5 anni prima aveva approvato la nuova comunità di Francesco, venne immediatamente accolta come invito alla conversione.

24 Il tau e la spiritualità francescana Per questo, grande fu in Francesco l'amore e la fede in questo segno. «Con tale sigillo, San Francesco si firmava ogni qualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera» (FF 980); «Con esso dava inizio alle sue azioni» (Fr 1347). Se Francesco adottò il TAU come sigillo personale, "segno manuale" come si diceva ai suoi suoi tempi e con esso firmava ogni suo scritto, Tommaso da Celano ce ne tramanda un altro uso da parte sua: egli lo tracciava sui muri, sulle porte, e sugli stipiti delle celle. Come non pensare in questo caso, non più soltanto ad Ezechiele, dove si trattava di segnare le fronti con il segno della salvezza, ma al libro dell'Esodo, in cui il segno della salvezza altro non era che il sangue dell'agnello pasquale sull'architrave delle porte? Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo.

25 Il tau e la spiritualità francescana L'affermazione del Celano concernente la scritta del Tau sui muri, è confermata dall'archeologia: al tempo del restauro della cappella di Santa Maddalena a Fonte Colombo fu rinvenuto nel vano di una finestra, dal lato del Vangelo, un Tau, dipinto in rosso, ricoperto poi con una tinta del secolo XV. Questo disegno risale allo stesso san Francesco. San Francesco d'Assisi faceva riferimento in tutto al Cristo, all’ultimo; per la somiglianza che il Tau ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti. Questo comportamento, tenuto da san Francesco, era rimarchevole in una epoca nella quale tutta una corrente catara o neo- manichea, rifuggiva dallo stesso segno di croce, considerandolo indegno dell'opera redentrice di Dio. Con le braccia aperte, Francesco spesso diceva ai suoi frati che il loro abito religioso aveva lo stesso aspetto del TAU, intendendo che essi erano chiamati a comportarsi come "crocifissi", testimoni di un Dio compassionevole ed esempi di fedeltà fino alla morte.

26 Il tau e la spiritualità francescana parte. Fu per questo che Francesco fu talvolta chiamato “l’angelo del sesto sigillo”: l’angelo che reca, lui stesso, il sigillo del Dio vivente e lo segna sulla fronte degli eletti (cf. Ap 7,2 s.) e San Bonaventura poté dire dopo la sua morte: "Egli ebbe dal cielo la missione di chiamare gli uomini a piangere, a lamentarsi... e di imprimere il Tau sulla fronte di coloro che gemono e piangono" [S. Bonaventura, Legenda maior, 2 (FF, 1022)]. Non possiamo non ricordare la Benedizione per frate Leone, custodita nella sacrestia del Sacro Convento di Assisi. Il ramo verticale del Tau tracciato dalla mano di Francesco, attraversa il nome del frate; e questo è un fatto intenzionale. Ci ricorda l'uso tradizionale all'epoca delle catacombe, in cui spesso appare il Tau un grande evidenza in un nome proprio delle cui lettere non fa nemmeno parte.

27 Il tau e la spiritualità francescana Oggi i seguaci di Francesco, laici e religiosi, portano il TAU come segno esterno, come "sigillo" del proprio impegno, come ricordo della vittoria di Cristo sul demonio attraverso il quotidiano amore oblativo. Si tratta del segno distintivo del riconoscimento della loro appartenenza alla famiglia o alla spiritualità francescana. Il Tau non è un feticcio, né tanto meno un ninnolo: esso, segno concreto di una devozione cristiana, è soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso. Il segno di contraddizione è diventato segno di speranza, testimonianza di fedeltà fino al termine della nostra esistenza terrena.

28 Pars destruens – (cc ) Disse all'uomo vestito di lino: "Va' fra le ruote che sono sotto il cherubino e riempi il cavo delle mani dei carboni accesi che sono fra i cherubini e spargili sulla città". Non avevo finito di profetizzare quando Pelatìa figlio di Benaià cadde morto. Io mi gettai con la faccia a terra e gridai con tutta la voce: "Ah! Signore Dio, vuoi proprio distruggere quanto resta d'Israele?". Tu dirai: Io sono un simbolo per voi; infatti quello che ho fatto a te, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù.

29 Pars destruens – (cc ) Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza avere avuto visioni. Convertitevi, abbandonate i vostri idoli e distogliete la faccia da tutte le vostre immondezze «Figlio dell'uomo, che pregi ha il legno della vite di fronte a tutti gli altri legni della foresta? Si adopera forse quel legno per farne un oggetto? Ci si fa forse un piolo per attaccarci qualcosa? Ecco, lo si getta sul fuoco a bruciare, il fuoco ne divora i due capi e anche il centro è bruciacchiato. Potrà essere utile a qualche lavoro?

30 Pars destruens – Prostituta(c. 16) Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l'età dell'amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia. Tu però, infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei prostituita concedendo i tuoi favori ad ogni passante. Per le tue ricchezze sperperate, per la tua nudità scoperta nelle prostituzioni con i tuoi amanti e con tutti i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che hai offerto a loro, ecco, io adunerò da ogni parte tutti i tuoi amanti con i quali sei stata compiacente, coloro che hai amati insieme con coloro che hai odiati, e scoprirò di fronte a loro la tua nudità perché essi la vedano tutta.

31 Pars destruens – Aquile (c. 17) Un'aquila grande dalle grandi ali e dalle lunghe penne, folta di piume dal colore variopinto, venne sul Libano e portò via la cima del cedro … Scelse un germoglio del paese e lo depose in un campo da seme; lungo il corso di grandi acque, lo piantò come un salice, perché germogliasse e diventasse una vite estesa … Ma c'era un'altra aquila grande, larga di ali, folta di penne. Ed ecco quella vite rivolse verso di lei le radici … Ecco, il re di Babilonia è giunto a Gerusalemme, ha preso il re e i prìncipi e li ha trasportati con sé in Babilonia... Si è scelto uno di stirpe reale e ha fatto un patto con lui, obbligandolo con giuramento... Ma questi gli si è ribellato e ha mandato messaggeri in Egitto, perché gli fossero dati cavalli e molti soldati.

32 Pars destruens – Colpe (c. 18) «Perché andate ripetendo questo proverbio sul paese d'Israele: I padri han mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati? Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l'iniquità del padre, né il padre l'iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità.

33 Pars destruens – Leoni (c. 19) Intona ora un lamento sui capi d'Israele dicendo: «Che cos'era tua madre? Una leonessa fra leoni. Accovacciata in mezzo ai leoni allevava i suoi cuccioli. Essa innalzò uno dei cuccioli che divenne leone, imparò a sbranare la preda, a divorare gli uomini. Ma contro di lui le genti fecero lega, restò preso nella loro fossa e in catene fu condotto in Egitto. Quando essa vide che era lunga l'attesa e delusa la sua speranza, prese un altro cucciolo e ne fece un leoncino.

34 Pars destruens – Storia (c. 20) E ciò che v'immaginate in cuor vostro non avverrà, mentre voi andate dicendo: Saremo come le genti, come le tribù degli altri paesi che prestano culto al legno e alla pietra. Com'è vero ch'io vivo - parola del Signore Dio - io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e rovesciando la mia ira. Come giudicai i vostri padri nel deserto del paese di Egitto così giudicherò voi, dice il Signore Dio.

35 Pars destruens – Profezie (c. 21) Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, – –volgi la faccia verso il mezzogiorno, parla alla regione australe e predici contro la selva del mezzogiorno. – –volgi la faccia verso Gerusalemme e parla contro i suoi santuari, predici contro il paese d'Israele. – –profetizza e dì loro: Così dice il Signore Dio: Spada, spada aguzza e affilata

36 Pars destruens – Abomini (c. 22) Per il sangue che hai sparso, ti sei resa colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato I vicini e i lontani si faran beffe di te o città infamata e piena di disordini. In te si disprezza il padre e la madre, in te si maltratta il forestiero, in te si opprime l'orfano e la vedova. In te si hanno rapporti col proprio padre, in te si giace con la donna in stato di mestruazione. Uno reca oltraggio alla donna del prossimo, l'altro contamina con incesto la nuora, altri viola la sorella, figlia del padre. In te si ricevono doni per spargere il sangue, tu presti a interesse e a usura, spogli con la violenza il tuo prossimo e di me ti dimentichi.

37 Pars destruens – 2 Figlie (c. 23) «Figlio dell'uomo, vi erano due donne, figlie della stessa madre, le quali si erano prostituite in Egitto fin dalla loro giovinezza, dove venne profanato il loro petto e oppresso il loro seno verginale. Esse si chiamano Oolà la maggiore e Oolibà la più piccola, sua sorella. L'una e l'altra divennero mie e partorirono figli e figlie. Oolà è Samaria e Oolibà è Gerusalemme.

38 Pars destruens – La fine (c. 24) Il dieci del decimo mese, dell'anno nono, mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, metti per iscritto la data di oggi, di questo giorno, perché proprio oggi il re di Babilonia punta contro Gerusalemme.

39 Pars destruens – Vedovo (c. 24) lutto». La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì. La mattina dopo feci come mi era stato comandato. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo ecco, io ti tolgo all'improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto». La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì. La mattina dopo feci come mi era stato comandato.

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41 Pars destruens – e muto (c. 24) e la gente mi domandava: «Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?» … Ezechiele sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete in tutto come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore … allora verrà a te un profugo per dartene notizia. In quel giorno la tua bocca si aprirà per parlare con il profugo, parlerai e non sarai più muto e sarai per loro un segno: essi sapranno che io sono il Signore».


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