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Frasani Francesca – Orsi Deborah 1b ITC Anno Scolastico 2008-2009.

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Presentazione sul tema: "Frasani Francesca – Orsi Deborah 1b ITC Anno Scolastico 2008-2009."— Transcript della presentazione:

1 Frasani Francesca – Orsi Deborah 1b ITC Anno Scolastico

2 Duomo di Piacenza Chiesa di San Cristoforo Chiesa di San Pietro Chiesa di San Vincenzo Chiesa di SantAntonino Chiesa di Santa Maria in Cortina Convento di SantAgostino Chiesa dei Cappuccini Chiesa di San Francesco Chiesa di SantEufemia Chiesa di Santa Brigida Chiesa di SantIlario Chiesa di San Giovanni in Canale Chiesa in San Sepolcro Chiesa di Santa Maria di Campagna Chiesa di San Sisto Chiesa di San Savino Chiesa di San Fiorenzo

3 Il Duomo, edificato tra il 1122 e il 1233, è un esempio importantissimo di architettura romanica. I lavori furono iniziati nel 1122 e si conclusero nel 1233 e furono sostenuti dall'intera cittadinanza. La cattedrale è dedicata a santa Giustina e a santa Maria Assunta. Sulla facciata di marmo rosa e arenaria sono presenti due contrafforti e alcune gallerie cieche con sottili colonnine. I portali sono tre, sormontati da protiri e ornati da capitelli, architravi, formelle e cariatidi. L'interno è decorato da sontuosi affreschi, realizzati tra i secoli XIV e XVI, da Camillo Procaccini e da Ludovico Carracci. Quelli seicenteschi che impreziosiscono la cupola sono opera di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone e di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Nella navatella sinistra del presbiterio ospita un'edicola amadeesca con candelabre, una scultura in legno del 1479, un coro ligneo di Giangiacomo da Genova (1471) e statue di scuola lombarda del secolo XV. La cripta ha la forma a croce greca con 108 colonnine romaniche e raccoglie le reliquie di Santa Giustina, santa alla quale era dedicata la prima cattedrale cittadina, crollata in seguito ad un terremoto nel Il duomo fu proprio costruito sulle macerie del preesistente luogo di culto.

4 La Chiesa di San Cristoforo di Bobbio è una chiesa parrocchiale nella frazione di San Cristoforo in provincia di Piacenza. L'attuale chiesa parrocchiale con la vicina canonica furono costruite nel 1910 dal parroco Mons. Carlo Muzio abbandonando il vecchio monastero (in zona Chiesa Vecchia). Dalla parrocchia dipendono anche le frazioni parrocchiali delle Mogliazze, della Cavanna e precedentemente anche della Moglia.

5 L 'interno della chiesa, la cui facciata è opera moderna in stile (1935), conserva l'altare maggiore realizzato nel 1610 da G.B. Carrà da Bissone per il Duomo e qui pervenuto a seguito dei restauri di fine Ottocento, gli affreschi della volta e gli stucchi della cappella triabsidata a destra, vennero invece eseguiti nel IV decennio del XIX secolo. Passando attraverso la sagrestia, dove sono emersi di recente affreschi antichi, si raggiunge il cortile retrostante l'abside, attorno al quale si trovavano un tempo gli ambienti adibiti al funzionamento della scuola. Altri due cortili sono invece ubicati a sud e sono visibili passando attraverso la Scuola Media Faustini.

6 L'odierna chiesa di S. Vincenzo fu costruita, a partire dal 1595 dai Teatini sull'area messa a loro disposizione dal vescovo Rurali quando furono introdotti a Piacenza nel L'edificio ha la facciata in cotto, con profonde nicchie nella parte superiore. Lo spazio interno è illusionisticamente sfondato dalle elaborate decorate affrescate nel santuario, nel coro e nel transetto dal quadraturista Giovanni Battista Galluzzi fra il 1706 e i Con la crescita dell'istituzione scolastica nel corso del Novecento veniva completamente distrutto l'antico convento dei Teatini, per lasciare il posto ad un nuovo convitto. Nel 1972 con il ritiro dei Fratelli delle Scuole Cristiane, il complesso è passato al Comune.

7 La chiesa di S. Antonino rappresenta uno degli esiti più interessanti della cultura architettonica dell'XI secolo, caratterizzata da una fase di intensa sperimentazione. L'edificio, suddiviso in tre navate da poderosi pilastri. Leccezionalità di tale costruzione è ulteriormente confermata dalla presenza, nei sottotetti della navata maggiore, di uno straordinario ciclo di affreschi (metà XI secolo), che doveva coinvolgere l'intero edificio, come indicano i lacerti alla base della torre e nei sottotetti del transetto. All'esterno dell'edificio, spicca per l'ardita apertura l'atrio addossato alla testata nord del transetto, opera di Pietro Vago nel Il portale, decorato da splendide sculture del XII secolo, immette all'interno dell'edificio.

8 Secondo la tradizione la chiesa sarebbe collegata all'invenzione delle reliquie di S. Antonino, ritrovate in un ipogeo del IV secolo dal vescovo Savino, che le avrebbe solennemente traslate nella vicina antica cattedrale, che avrebbe assunto allora l'intitolazione di S. Antonino.L 'attuale edificio, di cui mancano purtroppo studi esaustivi, dovrebbe essere il frutto di un più tardo cantiere, che inglobò le precedenti strutture, come dimostra l'esistenza di un antico affresco.

9 I lavori per il convento di S. Agostino furono iniziati nel 1550, secondo un unico grande progetto che prevedeva la costruzione di tre ampi chiostri e di una chiesa a cinque navate con cupola e «crosere», colonne binate e pilastri accorpati. Gli edifici conventuali, non sono visitabili.. La chiesa ( ) fu costruita dal piacentino Bernardino Panizzari. Preceduta da una facciata neoclassica, eretta tra il 1786 e il 1792 seguendo i disegni di Camillo Moriggia (Ravenna ),la chiesa è stata recentemente restaurata. L 'interno, a cinque navate, separate da coppie di colonne in granito e da pilastri accorpati, dalle linee maestose e solenni. Sono inoltre esposti al Museo Civico la fontana del Mosè e la splendida statua lignea di S. Agostino del diciottesimo secolo. Conservano invece la loro ubicazione originaria, le calibratissime decorazioni in stucco e le statue, opera di Giulio Mazzoni (Piacenza 1525 c c.). Dell'originale decorazione affrescata,rimangono alcune tracce rilevanti. La complessità del programma è testimoniata dal transetto destro.

10 Preesistente alla costruzione dello Stradone Farnese era il convento con la chiesa dei francescani Amadei, costruito in forme tardo-gotiche verso il Il complesso passò poi nel 1599 ai cappuccini. In questa circostanza la chiesa assunse l'attuale intitolazione. Diverse furono le ristrutturazioni subite a partire dal XVI secolo. L 'odierna struttura, è in parte frutto dei ripetuti interventi di restauro, concentratisi tra il e il Di notevole interesse è un'opera di Giovanni Francesco Barbieri (Cento Bologna 1666) detto il Guercino, fra i maggiori esponenti del Seicento bolognese. La tela, commissionata dal padre Cappuccino Feliciano fu pagata in due riprese nel 1632 e nel 1634.

11 È uno dei più interessanti esempi di architettura gotico francescana. Fu costruita nel 1278 per munificenza di Ubertino Landi. La facciata a vento, è percorsa nell'andamento a capanna, da archetti pensili incrociati e sovrastata ai vertici da snelli pinnacoli. La sua superficie, pausata da due contrafforti in corrispondenza delle navate interne, è interrotta da alcune aperture tra le quali spiccano quella del rosone, opera di rifacimento, e l'interessante portale mediano. Il Campanile è di tipo lombardo, con trifore nella cella campanaria. Entrando nella chiesa, ci si trova in un esteso spazio a tre navate, separate da massicci pilastri cilindri e ottagoni, che portano arcate ogivate e voltate a crociera.

12 Come ricorda una lapide murata presso la sagrestia, il13 aprile 1091 vennero scoperte presso una piccola chiesa poco distante le spoglie di S. Eufemia. Al primitivo schema basilicale con portico antistante limitato alla parte inferiore della facciata, si aggiunse nel XIII secolo il pronao elevato alla altezza dell'intero fronte. L 'interno basilicale è a tre navate, divise da pilastri cruciformi con tre absidi e altari lungo le navatelle. La tavola raffigura la Vergine seduta su un alto podio attorniata dai santi Sostene, Vittore, Eufemia e Agnese, posti al di qua di una struttura porticata collocata prospetticamente. In fondo alla navata destra, sulla parete rimangono lacerti di affreschi del XV secolo non privi di interesse.

13 La prima fondazione della chiesa risale, con tutta probabilità, alla metà del IX secolo. L'attuale tempio venne ripristinato da Giannantonio Perrau (1899) che gli restituì gli originari caratteri romanici. La facciata, ricostruita integralmente dal Perrau, risulta rialzata rispetto alla precedente, ed è connotata da un portone centrale cuspidato, due monofore inferiori, un ampio rosone e tre torrette che svettano sul tetto a capanna. Il campanile, aperto da bifore, è stato completamente rifatto nel L 'interno, privo di transetto, è a tre navate, chiuse da absidi e divise da pilastri cruciformi che sorreggono volte a crociera.

14 Il fronte della piccola chiesa conserva i tre archi cinquecenteschi che animano la parte inferiore e le originali gallerie e archetti ciechi. Capolavoro romanico è il portale, dalla imponente strombatura, che riprende, se pur in modo più semplificato, l'architrave decorato dell'ingresso destro del Duomo, attribuito a maestro Nicholaus. In S. Ilario però la raffigurazione della Incredulità di S. Tommaso, tematicamente in sintonia con i soggetti neotestamentari della Cattedrale, non è pausata da archeggiature e il racconto si fa più serrato per il convergere dei personaggi, dai tratti vitalmente espressivi, verso la figura centrale di Cristo. L'interno, a navata unica voltata a botte, non è visitabile.

15 Il tempio e l'annesso convento, devono le loro fondamenta ai Domenicani giunti in Piacenza nel 1219 tramite frate Bonvino, discepolo di S. Domenico, che edificano la loro fabbrica su un'area non distante dalla chiesa templare di S. Maria al Tempio. Intorno al 1522 la chiesa fu sottoposta a intense modifiche, forse attuate dall'architetto Tramello, che comportarono l'arretramento della parte absidale, la copertura a volte del soffitto (in origine a capriate) e aggiunte decorative sulla facciata. Nella prima metà del nostro secolo comunque, operazioni di restauro provvidero definitivamente al recupero delle originarie sagome gotiche e rinascimentali. L'interno, a tre navate, è diviso da pilastri cilindrici in laterizio che sorreggono un tetto, a capriate sino alla IV campata, e voltato a crociera nelle rimanenti due.

16 Sorta nel 1055 come abbazia Benedettina, la chiesa è l'annesso convento, ebbero per secoli la funzione di ospitare i numerosi pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena, una delle arterie più importanti del medioevo che da Canterbury portava a Roma, passando anche per Piacenza. San Sepolcro presenta una facciata imponente e severa, sovrastata da un timpano centrale che ne accentua il verticalismo. Alla chiesa si accede attraverso l'elegante sagrato che conduce al portale d'ingresso, arricchito nel XVII secolo, da un frontone spezzato al cui interno è inserito l'emblema dei monaci olivetani. Il tempio presenta una pianta a croce latina con tre navate ricoperte da volte a botte ed a crociera. L'interno si presenta piuttosto scarno e l'unico elemento decorativo è costituito da un fregio monocromo che segue, all'altezza della trabeazione, tutto il perimetro della chiesa.

17 La chiesa, uno dei documenti più avvincenti del Cinquecento italiano, e l'unico santuario mariano della città. Sorge su un'area che la tradizione locale ritiene già occupata da una piccola cappella dedicata al culto di S. Maria di Campagna (XI secolo) e nei cui pressi papa Urbano II aveva convocato nel 1095 il Concilio decisivo per l'attuarsi della prima crociata. L 'interno della chiesa è dominato dalla cupola centrale retta da robusti pilastri, che definiscono lo spazio occupato dai quattro bracci laterali. Nella cupola il perno del discorso è rappresentato dalla figura di Dio, posta nel lanternino, che scende a precipizio, frenata da tre angeli.

18 L'antico monastero benedettino femminile fu creato fra l'852 e l'874 grazie all'intervento di Angilberga, moglie dell'imperatore Ludovico II. A S. Sisto viene adottata un'inusitata struttura planimetrica a doppio transetto, di cui sono stati suggeriti, come possibili referenti, piante di età carolingia e ottoniana. Nelle navate (quella centrale voltata a botte, le laterali con cupoline) lo spazio sembra dilatarsi, per i precisi svolgimenti prospettici, sottolineati da rigorose membrature. La chiesa conserva interessanti opere pittoriche che documentano le attente e aggiornate scelte della committenza

19 Stando alla storiografia locale, la chiesa di S. Savino sarebbe stata fondata all'inizio del V secolo dal vescovo Savino. Le navate a sistema alternato (a una campata della navata di mezzo ne corrispondono due nelle navetelle) sono coperte con volte costolonate cupoliformi e divise da pilastri cruciformi. Sotto al presbiterio si estende la cripta, raggiungibile da una ampia scala posta sul davanti del presbiterio stesso. Qui gli spicchi della volta a crociera sono sottolineati da fasce con motivi geometrizzanti caratterizzati da una cromia forte e contrastante. All'interno delle vele invece spiccano elementi vegetali distribuiti secondo un andamento circolare e includenti degli animali; in una delle vele si nota inoltre la raffigurazione di Cristo clipeato. La parete di destra reca due frammenti di figure femminili una aureolata e l'altra con due trecce, forse la Vergine e una ancella.

20 La costruzione della chiesa è iniziata nel 1300, su un'area di plurisecolari preesistenze architettoniche romane e longobarde. Prima di essere consacrata a San Fiorenzo, era dedicata a San Bonifacio. L'impianto costruttivo è a tre navate, in stile gotico, con la facciata, ritoccata agli inizi del 1900, tripartita, coronata da pinnacoli. Presenta un bel rosone centrale ed un ampio portale con decorazioni in cotto. Interessanti ache gli affreschi dell'abside maggiore, di scuola lombarda e risalenti al periodo della costruzione della Collegiata, gli arredi e l'altare maggiore, opera del Panini.


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