LA DONNA NEL 900 Le donne ancora a inizio 900 non potevano votare

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Transcript della presentazione:

LA DONNA NEL 900 Le donne ancora a inizio 900 non potevano votare e non riuscivano a mantenere il posto di lavoro.

Iniziarono i primi movimenti femministi E COSÍ… Iniziarono i primi movimenti femministi

LE PRIME DONNE FEMMINISTE! Anche Anna Kuliscioff si era impegnata a favore del voto alle donne con la rivista “Critica sociale”. Già nel 1906 Anna Maria Mozzoni e Maria Montessori presentarono una petizione al Parlamento per il voto femminile.   Maria Montessori Anna Maria Mozzoni Anna Kuliscioff

LA GRANDE GUERRA! Molte cose cambiarono con l'arrivo della prima Guerra Mondiale. Il ruolo della donna è fondamentale: è chiamata a sostituire i soldati sia in campagna sia in città.

Molte cose cambiarono con l'arrivo della prima Guerra Mondiale Molte cose cambiarono con l'arrivo della prima Guerra Mondiale. Il ruolo della donna è fondamentale: è chiamata a sostituire i soldati sia in campagna sia in città

IL PRIMO DOPOGUERRA Nel 1919 viene votata la legge Sacchi, che cancella definitivamente l'autorità maritale e afferma che le donne possono esercitare tutte le professioni e coprire buona parte degli incarichi pubblici. Ma la vicenda della conquista del voto è molto più lunga e difficile, definita da alcune esponenti “un'amara beffa” perle donne

Più di una volta si è discusso per il suffragio universale femminile, arrivando a presentare leggi a favore in Parlamento, ma l'approvazione è sempre stata rimandata.

LA RIVOLUZIONE RUSSA Nel momento in cui inizia a prender forma di nuovo un embrione di movimento di lotta mondiale delle donne, è utile tornare sulla sola grande esperienza avveniristica del passato che si pose il compito della integrale liberazione della donna: la rivoluzione proletaria d’Ottobre. Negli anni 1917-1923 essa gettò in Russia, nelle condizioni più avverse, le premesse giuridico- politiche e "ideali" di tale liberazione. Il trionfo della controrivoluzione non le diede il tempo e il modo di andare oltre le prime premesse e alcuni arditi esperimenti, ma quanti preziosi insegnamenti se ne ricavano tutt’oggi!

Le donne italiane vengono messe alla prova in un confronto diretto con sollecitazioni nuove sul piano sociale, culturale e lavorativo; ed è in questo clima denso di tensioni che molte donne giovani e meno giovani si sentono incuriosite e stimolate. Si tratta di un processo di massificazione nella società che va ormai prendendo piede in un'Italia che Mussolini e la sua classe dirigente vorrebbero tenere saldamente ancorato a miti e valori tradizionali. NELL'ETA' FASCISTA

 L'intento era quello di offrire alle donne una sorta di habitat psicologico in cui potevano facilmente riconoscersi. Inizialmente le organizzazioni cattolico- popolari incominciarono ad interessarsi al settore della buona stampa indirizzata alle donne, invece negli anni venti le donne affluirono negli uffici e nelle fabbriche, acquisendo maggiore conoscenza dei propri diritti come soggetti sociali autonomi.

All'inizio degli anni '30 tre lavoratori toscani totalizzarono ciascuno 2926, 2834 e 2487 ore lavorative annuali a differenza delle loro mogli che arrivavano fino a 3290, 3001 e 3655. Il fascismo imponeva una rigida divisione del lavoro: gli uomini si occupavano della produzione e del sostentamento della famiglia; le donne della riproduzione e del governo della casa. Tuttavia i dirigenti fascisti riconoscevano che le donne lavoravano; secondo i dati forniti dal censimento del 1936 queste rappresentavano il 27% dell'intera forza lavoro. Oltre al lavoro nei campi e nelle fabbriche le donne dovevano preparare i fanciulli al doposcuola fascista e trascorrere l'estate nelle colonie marine o elioterapiche organizzate dal partito e dai comuni; 

LE DONNE ANTIFASCISTE Le donne nella Resistenza Italiana rappresentarono una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Esse lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza. In tutte le città le donne partigiane lottavano quotidianamente per recuperare i beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni. Vi erano gruppi organizzati di donne che svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi ed organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari.

ETA’ NAZISTA Delle 55.000 guardie che prestarono servizio nei campi di concentramento nazisti, circa 3.700 erano donne. Nel 1942, le prime guardie donna giunsero ad Auschwitz e Majdanek da Ravensbrüc k. L'anno successivo il regime nazista cominciò ad escludere le guardie donne a causa della scarsa attenzione nella sorveglianza. Il corrispondente tedesco per questa posizione era Aufseherin che ha il significato di "guardia" o "sorvegliante" donna.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE Anche con la seconda Guerra Mondiale si ebbe un miglioramento della vita delle donne. Venne approvato un disegno di legge per sostituire nel lavoro il personale maschile con quello femminile. In mancanza degli uomini, le donne divennero capofamiglia e parteciparono attivamente alla resistenza. Prima ancora della fine della Guerra, nel 1945 venne riconosciuto il diritto al voto alle donne.

IL SECONDO DOPOGUERRA Anche se le donne riuscirono nel 1945 a conquistare il diritto al voto, non ottennero però il diritto ad essere elette. Con un decreto dell'anno successivo si affiancò al cosiddetto elettorato attivo, quello passivo. Ma l'Italia maschile non fu convinta di questo avvenimento, infatti, ci fu una sostanziale indifferenza tra i giornali dell'epoca. Al Referendum partecipò l'89% dell'elettorato femminile.