Il neopositivismo logico Il “Circolo di Vienna”. Un nuovo positivismo L’affinità con il positivismo ottocentesco si limita all’interesse per la scienza.

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Transcript della presentazione:

Il neopositivismo logico Il “Circolo di Vienna”

Un nuovo positivismo L’affinità con il positivismo ottocentesco si limita all’interesse per la scienza. Se ne differenzia per:  concetto più critico di scienza;  attenzione per l’aspetto logico-linguistico;  tendenza più marcatamente e meno ingenuamente empiristica (per questo è detto anche “empirismo logico” o “neoempirismo”).

Il Wiener Kreis Già dal 1907 alcuni studiosi (P. Franck, H. Hahn, O. Neurath) iniziarono a incontrarsi in un caffè di Vienna per discutere di questioni epistemologiche. Il circolo si riformò nel 1924 attorno a Moritz Schlick ( ) e, in seguito, Rudolf Carnap ( ). Nel 1928 a Berlino Hans Reichenbach ( ) formò un gruppo analogo.

Il “manifesto” Nel 1929, Carnap, Hahn e Neurath ne La concezione scientifica del mondo indicarono esplicitamente le tradizioni di ricerca di cui si sentivano prosecutori:  Il positivismo e l’empirismo.  La metodologia delle scienze empiriche.  La logistica.  L’assiomatica.  La sociologia positivista.

Il programma Nel manifesto erano inoltre indicati gli obiettivi del movimento neopositivista:  elaborare una scienza unitaria in grado di unificare i contributi delle varie discipline, utilizzando la logico-assiomatica elaborata da Frege, Russel e Peano.  abolire la metafisica;  chiarire la struttura epistemologica delle scienze;  stabilire i fondamenti della matematica.

Docente di filosofia delle scienze induttive a Vienna dal 1922, fu l’uomo attorno a cui si raccolse il Circolo e che contribuì ad impostarne le problematiche. Schlick e il principio di verificazione

Compito della filosofia Schlick ritiene che la filosofia non sia scienza ma attività metascientifica di tipo linguistico:  Essa ha il compito di accertare il significato dei termini di cui la scienza fa uso.  Non si pone il problema della verità o della falsità delle teorie scientifiche (indagine interna alla scienza stessa) ma solo della loro sensatezza.

Criterio di demarcazione Ma quale criterio permette di stabilire se una teoria ha senso o meno? Schlick lo rinviene nel principio di verificazione; una proposizione è sensata quando:  esprime un determinato stato di cose  e siamo in grado di specificare le circostanze particolari e le esperienze specifiche che permetterebbero di verificare se è reale.

Vi è solo un modo di dar significato a un enunciato [...]: dobbiamo indicare le regole per il suo uso, in altre parole: dobbiamo descrivere i fatti che renderanno “vera” la proposizione, ed essere in grado di distinguerli dai fatti che la renderanno “falsa”. In parole ancora diverse: Il Significato di una Proposizione è il Metodo della sua Verificazione. La domanda: “Che significa questo enunciato?” è identica alla domanda (e comporta la medesima risposta): “Come è verificata questa proposizione?”. (M. Schlick, Forma e contenuto: una introduzione al pensare filosofico )

Sensato = verificabile? La verificazione di cui parla Schlick non implica la verificabilità di fatto: «[…] prendete l’asserzione: “ Sull’altra faccia della Luna esistono montagne alte tremila metri ”. È probabile che nessun essere umano sarà mai in grado di verificarla o di falsificarla, ma quale filosofo avrebbe tanta audacia da dichiararla priva di significato? […] Di fatto, noi diciamo verificabile una proposizione quando siamo in grado di descrivere un modo di verificarla, indipendentemente dal fatto che la verificazione possa essere effettivamente eseguita o no.»

Conseguenze Rispetto alla problematica filosofica tradizionale sono sconvolgenti:  I problemi filosofici sensati possono essere ricondotti ad una scienza particolare;  i quelli irriducibili a nessuna scienza sono del tutto privi di significato. «L’empirista non dichiara al metafisico: “le tue parole affermano il falso”, ma piuttosto: “le tue parole non affermano assolutamente nulla!”. »

Nella sua prima fase (La costruzione logica del mondo, 1928 e articoli pubblicati su “Erkenntnis”) si muove nella medesima direzione indicata da Schlick. Carnap e l’antimetafisica

Proposizioni sensate Per Carnap le uniche proposizioni dotate di senso sono:  gli enunciati protocollari, riconducibili a dati di esperienza (su cui si basano la fisica e le altre scienze ad essa riducibili);  le proposizioni tautologiche, in cui i predicati non fanno altro che riesprimere la nozione contenuta nel soggetto (ossia: giudizi analitici - di cui si compongono gli enunciati di matematica e logica).

Proposizioni insensate Le proposizioni metafisiche risultano insensate, perché:  usano termini insensati, non sottoponibili al principio di verificazione (dire “essere trascendente” è come dire “tavolo babico”);  connettono termini sensati in modo non conforme alle regole della sintassi logica (cf.: Heidegger: “il Niente è prima del Non e della Negazione” equivale a: “I numeri pari sono più scuri dei numeri dispari”).

Funzione delle metafisiche Ma allora perché le metafisiche esistono? Che significato hanno? Le proposizioni metafisiche “servono solo ad esprimere sentimenti vitali”, determinati stati d’animo così come fanno l’arte, la poesia, la musica; “i metafisici sono dei musicisti senza talento musicale”.

Il dibattito sul principio di verificazione

Gli Erlebnisse Il principio di verificazione fu ben presto fatto oggetto di critiche, già all’interno dei Wiener Kreis. Anzitutto con esso la scienza veniva fondata su esperienze soggettive, solipsistiche (gli Erlebnisse) che non sembravano dar ragione dell’universalità degli enunciati scientifici.

Fondamenti del principio Il principio stesso appariva metafisico (o criptometafisico) se veniva posto il dilemma:  è un’ asserzione fattuale? Ma allora non può valere come criterio assoluto di significanza;  non lo è? Ha allora non è passibile di verificazione (non vale per se stesso) e quindi è insensato.

Otto Neurath ( ) rappresentò l’ “ala radicale” del Circolo, assumendo un atteggiamento fortemente ostile alla metafisica e al realismo. Neurath e il fisicalismo

Non si può uscire dal linguaggio Per Neurath è metafisico pensare che il linguaggio sia una rappresentazione di fatti (concezione “semantica”):  Il linguaggio deve essere preso come un fatto fisico, un insieme di macchie d’inchiostro e di onde sonore (“fisicalismo”).  La totalità delle asserzioni empiriche pronunciate e scritte, sono ciò di cui la scienza parla e ciò con cui essa si esprime.

La coerenza In tale prospettiva il criterio di demarcazione tra le proposizioni non accettabili e quelle accettabili:  non potrà essere più quello di verificazione (le proposizioni non hanno alcun rapporto con le esperienze, ma solo con altre proposizioni);  ma dovrà essere puramente sintattico: le proposizioni accettabili dovranno essere coerenti con il sistema delle altre proposizioni.

Il dibattito continua La proposta di Neurath non risolse il problema tra membri del Circolo:  Carnap al posto della verificabilità propose la confermabilità completa o incompleta di una proposizione (Controllabilità e significato, 1936);  Schlick, senza poter trovare un’alternativa, difese l’importanza del rapporto con la realtà: la sola coerenza non basta (anche una favola può essere non contraddittoria).

La fine del Circolo Fu conseguenza  della morte dei protagonisti (Hahn: 1934, Schlick: 1936) e del trasferimento di Carnap negli USA (1936);  del deteriorarsi del clima culturale con l’affermazione del nazismo (Anschluss 1938);  del sostanziale fallimento degli obiettivi perseguiti (unificazione delle scienze; criterio di demarcazione; superamento della metafisica e della dimensione semantica).