Impariamo a distinguere…

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Transcript della presentazione:

Impariamo a distinguere… Scritto e parlato Impariamo a distinguere…

Le dimensioni della variazione linguistica Prima di cominciare è bene chiarire che: non esiste un’unica dimensione della lingua italiana; un unico repertorio linguistico panitaliano. Le variazioni del repertorio sono determinate da fattori geografici, sociali, temporali e di altro tipo: Variazione diatopica: legata all’area geografica (dialetti e koinè regionali) Variazione diastratica: legata allo strato o classe sociale di appartenenza Variazione diafasica: legata alla “situazione” comunicativa (ruolo degli interlocutori, uso di gerghi e lingue speciali, contenuto del messaggio) Variazione diacronica: legata all’evoluzione della lingua nel tempo Variazione diamesica: legata al canale comunicativo (lingua scritta/parlata; posta elettronica, telefono)

LA VARIAZIONE DIAMESICA Scritto e parlato sono due varietà distinte, ciascuna con le proprie caratteristiche. Vediamo alcune caratteristiche del parlato, tenendo ben presente che: 1) solo pochi tratti del parlato possono essere trasferiti nello scritto 2) quando scriviamo siamo tenuti al rispetto delle regole (morfologiche e sintattiche) della lingua

SINTASSI DEL PERIODO Prevalenza di forme di coordinazione generiche: e, o, ma, poi, allora, però Limitazione selettiva della gamma di congiunzioni: e, ma, poi, perché, che Preferenza per locuzioni congiuntive sono costruite con il che: visto che, adesso che, solo che, basta che, una volta che…

Uso del che polivalente associato all’uso dell’indicativo come introduttore di frasi subordinate di vario tipo. Esempi: vieni che ti pettino vai a dormire che ne hai bisogno io sono una donna tranquilla che sto in casa maledetto il giorno che ti ho incontrato fai in modo che è tutto pronto al mio arrivo che sogno che ho fatto, li vedo che scendono

Uso del che polivalente nelle frasi relative in sostituzione di un pronome relativo cui o il quale: quella è la ragazza che mi hai parlato ho sentito delle cose che al limite non avevo fatto caso il paese che sono stato domenica scorsa si chiama P. l’amico che stavo parlando un attimo fa è una vecchia conoscenza

SINTASSI DELLA FRASE SEMPLICE Dislocazione a sinistra del complemento, richiamato da un pronome anaforico: Tutte quelle tasse, riusciremo a pagarle? Luca, stasera non voglio vederlo Dislocazione a destra del complemento preceduto da un pronome cataforico: Li lascio a casa, i libri L’ accompagno a casa, Lucia Questi due costrutti, usati per evidenziare il “tema” della conversazione, sono entrambi ridondanti Attenzione all’accusativo preposizionale (tipico del Sud Italia): A lui non l’ho incontrato

“Ci” attualizzante: Cosa c’hai? C’ho sonno! “C’è” presentativo: C’è gente al bar “Ci” attualizzante: Cosa c’hai? C’ho sonno! “Niente” in funzione aggettivale: Domani a Roma niente scioperi dei trasporti

Uso dei modi e tempi verbali Presente indicativo al posto del futuro semplice: domani che fai? Passato prossimo al posto del futuro anteriore: quando ho finito gli studi, parto per la Francia Imperfetto indicativo al posto del congiuntivo o del condizionale nelle frasi ipotetiche: Se ti affrettavi, arrivavi puntuale Imperfetto indicativo per segnalare il futuro nel passato: Luca pensava che era lui a pagare Futuro epistemico per esprimere congetture e inferenze sul presente (Lei insegna, perciò saprà certamente che…) o sul passato (Non ricordo quando l’ho vista, sarà stato ieri…)

PRONOMI E CONCORDANZE I pronomi personali “Lui, Lei, Loro” usati come soggetti invece di Egli, Ella, Essi I dimostrativi “Questo e Quello” usati al posto di Ciò e quindi utilizzati come pronomi neutri: ecco quello che mi è piaciuto nel tuo libro. “Gli” invece di A lei, A loro: Ho incontrato i tuoi fratelli e gli ho detto che…; Lucia ha detto che all’esame gli hanno chiesto Dante Concordanze a senso: La maggior parte hanno approvato la legge La metà degli alunni hanno superato l’esame

LESSICO Cfr. il LIP (Lessico di frequenza dell’italiano parlato di Tullio De Mauro) Nel parlato usiamo un lessico limitato, generico o enfatico. Preferenza per parole dal significato generico (vaghezza semantica): cosa, parte, problema, esempio, persona, modo, fatto, tipo, punto, caso, senso, gente, discorso Uso di nomi con il suffisso –ata: cavolata, videata, mangiata, dormita, sudata

Uso di parole “espressive”, che attengono all’affettività (mamma e non madre) e di nomi alterati attenuativi o intensificatori: attimino, momentino, stanchino, tardino, momentaccio, tempaccio, robetta, robina, viaggetto, regalino, maluccio, caruccio, frecciatina, insalatina, negozietto, momentaccio, nottataccia, levataccia Superlativi e formule varie di enfasi: tantissimo, assolutissimamente, pazzesco, mostruoso, allucinante; locuzioni del tipo: un sacco di, un casino di, ma anche no