Ecomusei, città e patrimonio culturale: uno sguardo antropologico

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Ecomusei, città e patrimonio culturale: uno sguardo antropologico Alessandra Broccolini (Sapienza Università di Roma)

Ecomuseo: una nozione recente per una pratica del futuro Che cos’è un Ecomuseo ? E perché questo concetto e le pratiche ad esso connesse interessano sociologi e antropologi ?

Gli “inventori” degli ecomusei Il concetto di Ecomuseo è stato introdotto negli anni ’70 da due importanti museologi francesi: Hugues De Varine e George H. Rivière. (rispettivamente ex direttore e direttore dell’ICOM, International Council of Museums)

La crisi del museo tradizionale negli anni ’70 Negli anni Settanta il museo tradizionale, inteso come strumento consacrato dalla tradizione al patrimonio culturale stava “morendo”, malgrado gli sforzi di tenerlo in vita e immaginarne un futuro. Architetture nuove, scenografie intraprendenti, contributo di psicologi e sociologi, programmi didattici rivolti a tipi di pubblico diversi, avevano portato da un lato a una crisi economica per molti musei, dall’altra ad una maggiore commercializzazione della cultura

I residenti locali non visitavano mai il proprio museo A parte il pubblico “coatto” (le scolaresche), molte statistiche rivelavano che circa il 90% dei residenti di una città non visitavano il proprio museo. I professionisti del settore iniziavano a diventare professionisti in pubbliche relazioni, o burocrati abbandonando la parte più interessante del proprio lavoro. Nei paesi in via di sviluppo l’idea del museo fu spesso totalmente abbandonata per rivolgersi ai problemi veri”.

La rivoluzione del museo negli anni ‘70 Negli anni ’70 emerge l’idea nell’ICOM (e in alcune frange della società civile più progressista) che il museo debba sempre più collegarsi all’ambiente e al territorio, debba uscire dal museo (“il museo fuori dal museo”). Dal “museo tempio” al “museo forum”. Era tuttavia necessario coniare una parola nuova per fare passare un messaggio nuovo: “ecomuseo”. Il termine nasce nel 1971.

L’inventore degli ecomusei: Hugues De Varine, 1976 “L’ecomuseo è un’istituzione che gestisce, studia, utilizza a scopi scientifici, educativi e culturali in genere, il patrimonio complessivo di una comunità, comprendente l’insieme dell’ambiente naturale e culturale di tale comunità. L’ecomuseo è quindi uno strumento di partecipazione popolare alla gestione del territorio e allo sviluppo comunitario. A tal fine, l’ecomuseo si avvale di tutti gli strumenti e i metodi disponibili per consentire alla comunità di cogliere, analizzare, criticare e governare in modo libero e responsabile i problemi che le si pongono in tutti gli ambiti della vita. L’ecomuseo è un fattore di cambiamento voluto” (luglio 1976)

Ecomusei al lavoro: il primo ecomuseo è urbano Tra il 1971 e il 1984 De Varine lavora a diversi progetti museali in Francia che provavano ad immaginare un diverso tipo di museo: 1971. Progetto di museo (ecomuseo) aperto e diffuso nell’area urbana (centro carboniferi e metallurgico) di Le Creusot (16 comuni - 100.000 abitanti circa) Il nuovo museo doveva essere espressione di quella comunità e interessarsi alla totalità dell’ambiente, del patrimonio culturale e dello sviluppo Scompare il concetto di “collezione” permanente, che viene sostituito con quello di “patrimonio comunitario e collettivo” (l’obiettivo non è più l’acquisizione di beni) Ideazione, programmazione e gestione del nuovo museo sarebbe stata portata avanti da rappresentanti spontanei della comunità urbana.

L’Ecomuseo di Creusot-Montceau: dalla crisi dell’acciaio allo sviluppo dell’ecomuseo Creato alla fine del 1973, l’Ecomuseo di Le Creusot Montceau mira a inventariare, studiare e valorizzare il patrimonio del territorio della Comunità Le Creusot Montceau, segnato, dalla fine del XVIII secolo, dallo sviluppo di attività industriali maggiori: siderurgia, industria mineraria, ceramica, vetreria, trasporti.

Ecomuseo di Fresnes banlieue parigina. Anni ‘80 Fresnes ospitava un carcere che nel corso della seconda guerra mondiale gli occupanti tedeschi trasformarono un disumano luogo di detenzione per ebrei, perseguitati politici e condannati a morte. Oppressa di questa eredità pesante e odiosa la comunità aveva chiesto a Parigi di cambiare nome per obliterarla. La memoria persecutoria si trasformò invece in una risorsa culturale: l’ecomuseo come strumento per esorcizzare il passato e per ricreare appartenenza attraverso la partecipazione.

Ecomusei e “musei integrali” In Francia a partire dal 1973 numerosi “ecomusei” si sono aggiunti all’esperimento urbano di Le Creusot. Contemporaneamente in America Latina (conferenza ICOM e UNESCO 1973) i museologi locali definiscono un nuovo museo che chiamano “museo integrale”, che segue nelle linee il concetto di ecomuseo.

Anni ’80: due tendenze dell’ecomuseo 1) Ecomusei rurali = realtà inserite in ambienti naturali (parchi). Strumenti per una nuova educazione ambientale fondata su “cose” reali = scenari naturali, monumenti, siti, etc. (modernizzazione del museo all’aperto scandinavo e del park-house americano) 2) Ecomusei comunitari = intesi come strumenti per lo sviluppo comunitario. Sono emanazioni della comunità. La popolazione locale è oggetto e soggetto; non solo pubblico, ma anche attore. Carattere urbano di questi ecomusei = fondati su diverse associazioni sviluppate dentro queste realtà.

L’Ecomuseo, come tipologia, sta riscuotendo un rilevante successo L’Ecomuseo, come tipologia, sta riscuotendo un rilevante successo. Ne sono testimonianza l’incredibile diffusione in tutto il mondo, non solo in Italia, e le normative di favore che in Italia il Piemonte prima e la Lombardia di recente hanno promosso per incentivarne la buona pratica di valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali anche a fini di gestione del territorio.

La storia degli ecomusei in pillole I primi ecomusei, per come li definiamo oggi, nascono nel nord Europa intorno al 1970 come portato di quel movimento chiamato “nuova museologia” che ha trasformato radicalmente la visione del museo tradizionale concepito come luogo di conservazione del passato e si diffondono velocemente in tutta Europa e nel mondo. In Italia gli ecomusei si diffondono a partire dalla metà degli anni '90 per iniziativa della Regione Piemonte che istituisce nel 1995 la prima legge regionale italiana sugli ecomusei. La Lombardia vara la sua prima legge in materia nel luglio 2007. Attualmente in Italia vi sono oltre un centinaio di ecomusei, che si occupano prevalentemente di contesti rurali. Le esperienze in ambito urbano metropolitano sono pochissime e l'esempio più significativo in questo senso è quello della città di Torino, operativo già da alcuni anni, mentre nel Lazio segnaliamo l'Ecomuseo del Litorale Romano.

CHE COS'E' UN ECOMUSEO www.ecomusei.net      Collezione Patrimonio Immobile Territorio Pubblico Popolazione I musei contemporanei tendono a occuparsi più di "concetti" che di "cose" e per questo è sempre più difficile stabilire qual è il loro campo di interesse. Gli ecomusei non fanno eccezione a tale tendenza ed è stato così fin dalle origini. Una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei Gli Ecomusei raccolgono, conservano e valorizzano la nostra eredità. Quello che ci identifica come abitanti di un luogo e ci lega come persone. La natura e gli oggetti dell'uomo, la cultura vissuta e le tradizioni.

Parole-chiave dell’ecomuseo comunitario Patrimonio culturale e naturale Comunità Partecipazione Cambiamento Territorio (urbano, paesaggio, etc.) Sviluppo locale (un nuovo concetto di sviluppo)

1) Concezione metastorica ed elitaria. 2) Concezione “disciplinare”. Patrimonio culturale: da una concezione elitaria ad una concezione antropologica 1) Concezione metastorica ed elitaria. 2) Concezione “disciplinare”. 3) Concezione storica e culturale

Una nuova concezione del patrimonio culturale è legata a doppio filo all’Ecomuseo e ad una nuovo modello di progettazione e di sviluppo territoriale Per capire meglio cosa sia questo nuovo modello culturale, che permette di valorizzare le risorse ambientali, storiche e culturali di un territorio e dei suoi abitanti, dobbiamo fare un passo indietro, un passo molto lungo che ci porta più o meno nella seconda metà dell’’800. A quel tempo, se avessimo domandato a un intellettuale una definizione di patrimonio culturale, egli ci avrebbe parlato di grandi opere d’arte, di collezioni naturalistiche, di edifici e monumenti legati a episodi storici famosi, di oggetti preziosi, gioielli, abiti appartenuti a persone illustri. Oggi invece definiamo “patrimonio” l’insieme delle vite e degli stili di vita delle comunità di uomini e donne. Questo include aspetti come, per fare qualche esempio, architetture tradizionali, abbigliamenti tipici o tradizioni gastronomiche o enologiche, ma anche elementi immateriali come lingue e dialetti, storie, proverbi, memorie, stili di vita, professionalità legate a mestieri che oggi non si fanno più.

Partecipazione Il principio centrale è quello di far partecipare la società civile alla definizione di politiche culturali, anche attraverso la mediazione delle ONG. Questa spinta di allargare l’attenzione verso la società civile corrisponde a quella che gli esperti delle politiche internazionali hanno definito una “crisi di legittimità” che stanno vivendo le organizzazioni internazionali e gli stati. E’ una risposta ad una sensibilità generale che si sta diffondendo nelle organizzazioni internazionali.

Comunità: la Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale (Consiglio d’Europa 2005) Articolo 2. “Il patrimonio culturale costituisce un insieme di risorse ereditate dal passato che alcune persone identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni costantemente in evoluzione. Esso comprende tutti gli aspetti dell'ambiente derivati dall'interazione nel tempo fra le persone e i luoghi;   Una comunità patrimoniale è costituita da persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”.

Sviluppo locale Il concetto di sviluppo legato ai territori sempre più si sta spostando da una concezione economicistica, ad una concezione culturale, legata al concetto di educazione permanente e di democrazia partecipata.

L’Ecomuseo è un museo di innovativa concezione che, dando un rilievo particolare alla contemporaneità, riesce a promuovere la conoscenza dei beni di variegata natura e tipologia (beni archeologici, storico-artistici, etnoantropologici e naturalistici), anche per meglio conservarne l’eredita, indubbiamente fragile, trasmetterla alle future generazioni, inscriverne i caratteri materiali e immateriali nei progetti di sviluppo e partecipazione locale. In particolare l’ecomuseo si presta a promuovere la documentazione e la valorizzazione della complessa integrazione tra patrimonio naturale e storico culturale così come sì dà nella nozione di paesaggio e nella pratica di vita sociale.

Comunità, partecipazione, sviluppo locale, patrimonio culturale Un ecomuseo può essere uno strumento per incrementare il potere della gente che vive nel territorio…..

L’idea di base è che il patrimonio culturale possa e debba essere posto al “servizio della società e al suo sviluppo sociale e culturale” giocando un ruolo di primo piano nella programmazione di un territorio e facendosi portatore di una logica della partecipazione e del coinvolgimento. L’ecomuseo diviene così promotore di una visione radicalmente innovativa che immagina come destinatari del patrimonio in primo luogo le comunità locali con le loro storie individuali e collettive, con le loro aspettative di sviluppo e di riflessione sull’identità in un’epoca di globalizzazione, di mobilità di persone, immagini e cose.

Una definizione proposta da un ecomuseo lombardo sottolinea proprio la partecipazione della popolazione definendo ecomuseo “una pratica partecipata di conoscenza e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, materiale e immateriale, elaborata e realizzata da una pluralità di soggetti, espressione di una comunità locale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile”.

L’ecomuseo comunitario urbano si configura come una rete di luoghi e persone. In questo senso non è un semplice contenitore ma piuttosto un sistema aperto di relazioni Centro di documentazione sulle culture locali, sulla storia del patrimonio di quartiere Attori istituzionali e collettivi diversamente posizionati e portatori di interessi e progetti: scuole, biblioteche, associazioni culturali, sportive, imprese, cooperative. Obiettivi comuni: migliorare la qualità della vita nel quartiere assumendo il territorio come spazio di investimento conoscitivo e affettivo, documentare storie da dibattere e condividere creando per i residenti luoghi di socialità contrastare la crescente frammentazione e dispersione migliorando la capacità di comprensione, riconoscimento e azione sociale nel luogo di vita

Ecomusei urbani in Italia In Italia le due esperienze urbane ecomuseali sono legate alla città di Torino e di Milano.

L’EUT L’Ecomuseo Urbano Torino è un museo che si identifica con un contesto sociale, un ambiente e una storia collettiva, o meglio con la somma delle tante memorie della Torino del Novecento,  in cui i cittadini sono i protagonisti delle attività museali: non più solo i destinatari delle proposte, ma, a diversi gradi e livelli di impegno, attori di interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, materiale - costituito da architetture, monumenti, cimeli - o intangibile, fatto di memorie e testimonianze dirette. E’ un museo-processo, che si propone di essere il luogo di raccolta delle interpretazioni sulla storia della città per scoprire insieme agli abitanti le identità della Torino contemporanea. Non è solo un museo del passato e della memoria, è soprattutto un laboratorio per leggere la dimensione del contemporaneo e per costruire un futuro condiviso. Coinvolge l'intero territorio urbano, attraverso le 10 Circoscrizioni, che ospitano un loro Centro di Interpretazione e Documentazione Storica.

L'Ecomuseo di Torino deliberazione della Giunta Comunale dell'8 giugno 2004 E' uno strumento a disposizione degli abitanti per preservare la memoria e per prendersi cura del patrimonio culturale nella città che si trasforma. I Centri di Interpretazione Sono spazi fisici di prima informazione e punti di riferimento sul territorio, ma anche luoghi di incontro e centri espositivi e di documentazione.

Ecomuseo Urbano Circoscrizione 2 Centro di Interpretazione Circoscrizione 2 Indirizzo: Cascina Roccafranca, via Rubino 45 - Ufficio progetto Ecomuseo. Per risvegliare nel pubblico il desiderio di conoscere la vita e la gente del nostro quartiere l'Ecomuseo propone dei racconti sulla vista del nostro territorio. Programma e calendario degli incontri Corso di formazione per volontari culturali ed ecomuseali nel territorio di Santa Rita e Mirafiori Nord Il corso si terrà presso l'Ecomuseo 2 Cascina Roccafranca V. Rubino 45 il giovedì dalle ore 17.00 alle ore 19.00 nel periodo febbraio - maggio 2011 Mostre Martedì - Mercoledì h 9.00 - 13.00; Giovedì h 15.00 - 19.00; Lunedì e venerdì chiuso. "La Fabbrica della Città" è sempre visitabile. Dallo stesso punto di vista 2 - Immagini del passato ritrovate nel presente. Fotografie storiche del quartiere a confronto con scatti contemporanei, ora nel loro nuovo e permanente allestimento nella "villa" della Cascina Roccafranca. Il Q12 e la storia del territorio. Nei locali dell'Ecomuseo. La Fabbrica Bambole Italiane LENCI. Nei locali dell'Ecomuseo. La Fabbrica della Città. La mostra si articola in due percorsi paralleli dedicati alla Fiat e al vicino quartiere di Mirafiori Nord e si può visitare col nuovo allestimento presso la Cascina Giajone, via Guido Reni 102, nello spazio sotto le tettoie.

EUT3 - Il Centro d'interpretazione e documentazione storica della Circoscrizione 3   La memoria storica, le fonti, le proposte L'ecomuseo è l'insieme di memorie, testimonianze, opere, immagini, oggetti e luoghi nel quale una comunità locale si riconosce, conservando le tracce del suo divenire storico. L'EUT3, Ecomuseo della Circoscrizione 3, è collocato presso il Centro polifunzionale ex Fergat di via Millio 20 ed è stato realizzato nell'ambito del progetto Ecomuseo Urbano di Torino. L'EUT3 è aperto a tutti e per le scuole è possibile organizzare, su prenotazione, visite guidate. L'EUT3 si compone di un allestimento permanente sulla storia della Circoscrizione, dei suoi quartieri, sulle trasformazioni storico-urbanistiche e sulle industrie del territorio e di uno spazio per le esposizioni temporanee. L'EUT3 raccoglie, cataloga ed espone tutto ciò che può essere utile per la ricostruzione della memoria storica dei diversi quartieri che compongono la Circoscrizione 3: fotografie, pubblicazioni, manifesti, stampe, diari, manoscritti, lettere, testimonianze, filmati ed oggetti. I cittadini interessati al progetto, che intendono partecipare personalmente al lavoro di salvaguardia della memoria dei nostri quartieri e contribuire direttamente ad arricchire il patrimonio dell'ecomuseo con il proprio materiale, possono rivolgersi agli operatori presso i locali di via Millio 20 negli orari di apertura, oppure presso l'Ufficio Cultura della Circoscrizione 3, Corso Peschiera 193, tel. 011 443.53.56 (dal lunedì al giovedì ore 9-16, venerdì ore 9-14).  

E' nato l'Ecomuseo della Circoscrizione 4: un luogo in cui rivivere la storia del quartiere

Ecomuseo di Torino ‘ Passeggiando in via Monginevro' all'EUT, Ecomuseo Urbano Torino (22 marzo-24 aprile) La Rassegna, ricca di fotografie storiche raccolte da Bruno Donna, è stata curata dall'Associazione Piemonte Cultura in collaborazione con l'Ufficio Cultura della Circoscrizione 3, e riaccende suggestioni emotive e ricordi lontani, ma di certo non smarriti (e che sono rimasti nel cuore dei residenti del quartiere e dei torinesi), di una Torino di ieri e di un Borgo San Paolo d’antan, che coinvolgono, emotivamente e culturalmente, tutti i cittadini. Essa propone un itinerario (una "passeggiata") nella memoria storica e nella cultura tipica di Borgo San Paolo, lungo un percorso che, partendo da Corso Ferrucci, arriva fino a Lesna e alla Strada della Pronda, percorso che coinvolge la Via Monginevro, come spunto per rileggere e ripercorrere la storia di tutto il quartiere.

ECOMUSEO URBANO DI MILANO - NIGUARDA ASSOCIAZIONE TRAMEMETROPOLITANE Sede operativa del progetto: c/o Centro Servizi ACHILLE GHIGLIONE via Val di Ledro 23 Milano - tel 0266114500 Iniziativa c/o Sala della Società Edificatrice Niguarda di via Ornato 7, Milano Orario di apertura della sede domenica 20 gennaio 2008 Orario dell’iniziativa: 16.00/18.00 e-mail: tramemetropolitane@yahoo.it L’ECOMUSEO URBANO DI MILANO – NIGUARDA si presenta alla cittadinanza con un PRIMO INCONTRO PUBBLICO in cui verrà comunicato il progetto avviato dall’associazione Tramemetropolitane, con il sostegno del Consiglio di Zona 9 di Milano e dalla Società Edificatrice Niguarda. L’ecomuseo intende ricostruire la peculiare storia del quartiere milanese insieme agli abitanti e attraverso le loro voci e le loro immagini. Un processo di raccolta della memoria ma anche di interpretazione dell’identità attuale per comprendere le trasformazioni sociali e urbanistiche che investono l’area e tutelare il patrimonio urbano locale presente.

Dal sito Ecomuseo di Niguarda Ma cos'è un Ecomuseo Urbano ? Così come nei musei classici vengono esposte opere d'arte o d'ingegno, in un Ecomuseo Urbano viene “esposta” la Comunità locale, intesa come territorio, edifici e soprattutto abitanti, con le loro storie e i loro legami sociali. Più che "esposta" dovremmo dire che è la stessa comunità locale che si espone e che "aggiunge e aggiorna nuovo materiale in un processo continuo" fino a poter considerare l'Ecomuseo un "museo d'identità"; questo con lo scopo di rinsaldare i legami tra le persone e di spingere gli abitanti a prendersi cura e a "progettare" il territorio in cui vive. La differenza fondamentale tra un museo e un ecomuseo sta nel concepire il territorio e la sua comunità come il proprio contenuto, espressione di una visione culturale da rappresentare e valorizzare non solo per conservare il passato, ma per trasmettere al presente e al futuro gli elementi che caratterizzano l'unicità di quel territorio e di quel gruppo di persone che lo abitano. “L'ecomuseo propone una visione globale e senza rotture tra l'uomo e il contesto ambientale, paesaggistico e culturale nel quale vive, invitando la comunità di cui è al servizio ad agire e a contribuire al suo proprio sviluppo”(dal sito http://www.fems.asso.fr). L'Ecomuseo Urbano vuole portare questi principi in città e spesso si occupa di trasformazione urbanistica e sociale, uso degli spazi privati e pubblici, presenza di nuovi gruppi di popolazione, perdita dei legami e nascita di nuove forme di vita urbana.

L'Ecomuseo di Niguarda Niguarda è il primo quartiere di Milano che si mette alla prova su questo tema. Dopo la presentazione del progetto "niguardese" l'associazione Tramemetropolitane che sta coordinando il progetto ha avviato due azioni principali:      - da una parte sta raccogliendo la memoria del quartiere attraverso testimonianze, interviste, materiale prestato per ricostruire la storia passata e recente. Quest'attività è centrale per la realizzazione dell'Ecomuseo e permetterà di costruire e ricostruire percorsi narrativi di conoscenza e rappresentazione della Niguarda che è stata, che è e che sarà. - dall'altra si sono svolti, e sono ancora in corso, una serie di incontri per la stesura di una "Mappa della Comunità", cioè di una vera e propria "cartina" dove rappresentare il quartiere così come è visto dall'interno, con gli occhi dei suoi abitanti; inoltre "la partecipazione alla creazione di una Mappa di Comunità diventa un'occasione concreta non solo, e non tanto, per celebrare il proprio quartiere, ma per immergersi nelle sue pieghe, per iniziare a prendersene cura attivamente, trasformando il proprio attaccamento in una rappresentazione pubblica condivisa, condivisibile e socialmente utile" (dalla presentazione del progetto di Mappa di Comunità).  

“Non è una carta geografica o un catalogo di monumenti, bensì un mezzo che aiuta una comunità a percepire con più chiarezza i contorni del proprio patrimonio storico e culturale. In quanto narrazione corale la Mappa di Comunità contribuisce al processo di ricostruzione di storie collettive, con l’obiettivo di conservare la memoria per comprendere il presente e immaginarci il futuro.”

Ecomuseo Milano Niguarda Oltre un anno di lavoro fra tavoli di partecipazione, elaborazione e progettazione della mappa, raccolta del materiale e stampa, ma da ieri abbiamo messo in circolazione 5000 copie della prima Mappa di Comunità dell’area urbana milanese: la Mappa di Comunità di Niguarda.

Un progetto coordinato dalle antropologhe di Tramemetropolitane nel quale il nostro compito principale è stato quello di mediazione culturale realativa alla rappresenta- zione del territorio e alla costruzione di partecipazione per la mappatura condivisa dello spazio urbano.

Dal sito dell’Ecomuseo Milano Niguarda La mappa della Comunità è solo un primo passo, e sarebbe uno spreco se tutta l'esperienza maturata fin ora per la costruzione dell'Ecomuseo si fermasse qui. Sarebbe forse opportuno coinvolgere altre forze magari con la nascita di un'associazione (collegata o meno all'Ecomuseo stesso) che comprenderebbe necessariamente, oltre alle vecchie voci di Niguarda portatrici di ricordi ed esperienze, anche i giovani niguardesi, i soli che possano continuare a portare avanti quei legami che rendono viva una comunità. Ma che dire delle nuove generazioni niguardesi ? Sono ormai milanesizzate senza legame con Niguarda come dimostrerebbe la bassa partecipazione alle varie iniziative legate al quartiere ? Così potrebbe sembrare sentendo anche quanto detto da più parti; sorprende allora trovare in internet, su Facebook, un nutrito gruppo (di oltre 1.000 persone) che fa riferimento proprio a Niguarda come quartiere. Il senso d'appartenenza al quartiere sembra quindi rimanere, per dargli senso compiuto bisognerebbe coinvolgere i giovani (sempre che ne sentano la necessità) in progetti legati al territorio,  giovani tra i 20 e i 40 anni, con i loro bisogni di socialità, aggregazione, organizzazione famigliare ecc. Il tutto in un' ottica che punti sull'aggregazione, evitando di tagliare fuori le nuove generazioni di immigrati e cercando di  mitigare almeno a Niguarda (anche se il problema andrà affrontato sicuramente in modo molto più allargato) quello che sarà uno dei maggiori problemi del prossimo futuro, l'emarginazione delle 2° e 3° generazioni di immigrati, cosa che ci condurrebbe ad uno scenario da "banlieu".

Mappe di comunità: storie di uomini e di luoghi (Ilaria Testa - Donatella Murtas) Le mappe: non solo semplici linee sulla carta ma custodi del bene più prezioso, la memoria delle storie umane legate ai luoghi. Oggi, se da un lato sofisticate cartografie tematiche raccolgono e documentano ricerche su ogni angolo del Pianeta, dall`altro si evidenzia una perdita delle conoscenze puntuali dei luoghi, le espressioni di saggezze sedimentate e raggiunte con il contributo di generazioni e generazioni. Un luogo è molto più di un`asettica superficie geografica, di un elenco di dati, di elementi naturali e costruiti. Un luogo include infatti memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti numerosi e complessi che sono spesso molto più vicini alla gente che alla geografia, ai sentimenti che all`estensione superficiale. Le mappe di comunità sono strumenti attraverso cui la gente che abita un luogo può raccontare ad altri, o ricordare a se stessa, i punti fondamentali della propria storia, i nodi cruciali del proprio reticolo di significati e significanti. La mappa non è dunque fine a se stessa, ma rappresenta un percorso personale e collettivo che comporta coinvolgimento, ricerca e impegno; uno strumento creativo che è in grado di rinsaldare e ricostruire in termini attuali il legame fondamentale tra le persone e i luoghi. È uno strumento tramite il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio. E` qualcosa di più di un semplice inventario di beni materiali o immateriali, in quanto include anche un insieme di relazioni invisibili fra questi elementi.

Mappe di comunità: storie di uomini e di luoghi (Ilaria Testa - Donatella Murtas) L`idea delle Parish Maps nasce in Inghilterra quale frutto della felice intuizione di Common Ground, un`associazione che, prima tra tutte, scelse di dedicare le proprie energie alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Sono gli anni `80 quando l`idea viene lanciata e da allora Common Ground ha continuato a sostenere e incoraggiare numerosissimi gruppi locali che, entusiasti del progetto, hanno deciso di realizzare la mappa del proprio comune, del proprio villaggio, del proprio luogo di residenza. L`aggettivazione “Parish” evidenzia chiaramente come l`obiettivo principale non sia quello di dare attenzione a un luogo definito da rigidi confini amministrativi – siano questi comunali o legati ad antiche proprietà ecclesiastiche – ma piuttosto privilegiare “la più piccola arena in cui la vita è vissuta”. A diventare luogo deputato di precise attenzioni è allora solo quel territorio che ha un significato particolare proprio per noi, quello di cui abbiamo personale conoscenza, nei riguardi del quale ci sentiamo fedeli, protettivi e attenti, quello di cui abbiamo misura e che, in qualche modo, esercita su di noi la capacità di modellarci. Il Laboratorio Ecomusei, nell`introdurre il progetto “Mappe di comunità” vuole riuscire a trovare uno strumento efficace, semplice, diretto, accessibile a tutti, in grado di dare evidenza delle molteplici relazioni che legano indissolubilmente tra loro le due grandi categorie del patrimonio e della comunità locale.

Ecomuseo Milano Niguarda: il Patto La definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio. “Patto”: non norme che obbligano o proibiscono qualcosa, ma un accordo non scritto e generalmente condiviso. “Comunità”: i soggetti protagonisti non sono solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo, importantissimo, deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo dei cittadini. “Prendersi cura”: conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo. “Territorio”: inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.

Ecomuseo del Litorale Romano La CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio è un organismo privato fondato ad Ostia Antica nel 1978 con lo scopo di promuovere il recupero, lo studio, l’archiviazione e la valorizzazione del patrimonio storico-antropologico del Litorale Romano. Il gruppo di ricercatori che ha dato vita alla CRT ha impiegato fin dagli inizi metodologie di ricerca interdisciplinari e tecniche multimediali di rilevamento, che hanno consentito di raggiungere notevoli risultati scientifici e di ricostruire in modo originale e sistematico i caratteri e le identità del territorio alle foci del Tevere. Il lavoro svolto sino ad oggi ha prodotto una considerevole mole di materiali documentari, attività culturali, strutture archivistiche ed altro che, nell’insieme, costituiscono un ragguardevole patrimonio sotto il profilo della conoscenza storica e ambientale del territorio. I documenti prodotti nel corso degli studi hanno consentito la creazione di diversi archivi storici, mentre i dati emersi dalle ricerche sono stati impiegati nella realizzazione di mostre documentarie, saggi, volumi, film, audiovisivi ed altro. Le attività sul territorio, sin dall’inizio, hanno privilegiato l’impiego di una specifica didattica sociale e scolastica atta a diffondere la conoscenza dell’ambiente antropizzato presso la popolazione residente. Dalla fine degli anni 80, la CRT si è dedicata alla progettazione e alla realizzazione dell’Ecomuseo del Litorale Romano, inaugurato nel 1994 presso l’Impianto Idrovoro di Ostia Antica, dedicato ai temi delle bonifiche e delle grandi trasformazioni fisiche e antropiche del territorio alle foci del Tevere. E’ l’unica struttura museale a carattere storico antropologico esistente sull’intero litorale romano.

Ecomuseo del Litorale Romano L’Ecomuseo del Litorale Romano (proposto agli inizi degli anni 90 alla Regione Lazio e approvato) ha previsto una serie di quattro poli museali da impiantarsi sulle aree del XIII Municipio del Comune di Roma e del Comune di Fiumicino, raccordati da percorsi sul territorio. Ogni polo sviluppa tematiche in stretto rapporto con una identità specifica del territorio. I percorsi di raccordo permettono al visitatore di conoscere i siti di maggior interesse delle aree che accolgono i singoli poli. I quattro poli museali in progetto sono: 1)    Polo museale Laurentino. Da situarsi presso l’antichissima foce del Tevere, nei luoghi teatro delle più antiche vicende umane del litorale, questo polo tratterà i temi primari dell’ambiente naturale e delle origini del Lazio antico. 2)    Polo museale Ostiense. Attivo dal 1994 ed ora in fase di completamento e di ampliamento, sviluppa il tema delle grandi trasformazioni fisiche e antropiche del litorale e delle bonifiche idrauliche e agrarie del delta. 3)    Polo museale Portuense. Da collocarsi nell’area Fiumicino-Isola Sacra, è finalizzato a rappresentare la vocazione portuale, marinara e aeroportuale del delta dalle origini a giorni nostri. 4)    Polo museale Aurelio. Sarà punto di raccolta degli elementi storici e antropologici del territorio litoraneo a nord del Tevere, relativi all’evoluzione plurisecolare dell’Agro Romano. Mentre la CRT ha reso possibile con propri mezzi la realizzazione del Polo Ostiense, gli enti pubblici, cui era stato chiesto l’intervento per la realizzazione degli altri poli, non sono stati in grado di provvedere alla loro realizzazione (si tratta dei poli 1, 3, 4). Per questo motivo, una parte delle esposizioni del Polo Ostiense sarà dedicata ad alcuni dei temi propri delle altre aree.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse Individuazione di riferimenti culturali comuni a tutte le esperienze ecomuseali italiane; in particolare si sottolinea l’affinità con l’originaria ecomuseografia francese, ribadendo in particolare come l’ecomuseo sia una realtà che nasce e cresce per volontà della comunità. Il coinvolgimento della popolazione che vive in un territorio è di grande importanza per lo sviluppo del progetto ecomuseale. Se infatti in linea teorica la condivisione può anche limitarsi all’assunzione di informazioni, dal punto di vista pratico incide su scelte quotidiane che porterebbero a situazioni conflittuali se non gestite in modo unitario dalle varie componenti. L’importanza del rapporto e del contatto dell’ecomuseo con gli enti locali è evidenziata dal fatto che laddove le condizioni erano in tal senso favorevoli gli ecomusei hanno trovato un terreno fertile su cui sviluppare il loro progetto. Il mondo scientifico (Università, Istituti di ricerca, esperti locali, ecc.) ha una funzione maieutica di “facilitazione”, ed un ruolo di supporto che non deve mai scalfire né tanto meno sostituirsi alla centralità delle comunità. E’ impensabile che un territorio che abbia compiuto una scelta nella direzione ecomuseale non continui una seria attività di ricerca che preveda anche il monitoraggio sull’evoluzione del progetto. I progetti di ecomuseo, nella loro dimensione culturale e di sviluppo economico sostenibile necessitano di un’azione di ricerca costante con ampi coinvolgimenti delle amministrazioni e delle istituzioni scientifiche che operano localmente o nell’ambito del sistema degli ecomusei.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse Cruciale è il tema della formazione. E’ necessario programmare interventi formativi rivolti al personale dell’ecomuseo, ai volontari che partecipano attivamente alla progettazione e gestione delle varie iniziative, agli operatori economici del territorio al fine di far condividere pienamente il progetto, iniziare ad utilizzare metodi e linguaggi comuni che favoriscano un’interpretazione coordinata ed unitaria del territorio. Si ritiene opportuna l’organizzazione di moduli specifici per ogni territorio e fasi che vedano la partecipazione di esperienze diverse per favorire confronti e scambi di buone pratiche. L’Ecomuseo non è solo un museo del passato e della memoria, ma soprattutto un laboratorio per costruire un futuro condiviso dalle comunità. La cultura di cui si occupano gli ecomusei non è solo cultura materiale, si tratta di un lavoro su tutta la sfera culturale, da cui emerge in particolare l’aspetto etnografico e antropologico presenti in ogni realizzazione ed in ogni progetto. La memoria che gli ecomusei mirano a recuperare non è tanto un elemento del passato, quanto un legame tra passato, presente e futuro che impedisca, nel quadro dell’attuale “modernità liquida”, che tutto diventi istante, momento, lampo isolato. Un ecomuseo non è ecomuseo se non: trasforma la comunità, valorizza il territorio, incide positivamente sul paesaggio. Il valore della diversità e della peculiarità di ogni singolo progetto rende impossibile stabilire criteri omogenei generali di formazione, costruzione e gestione di un ecomuseo.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse L’ecomuseo è luogo in cui si elaborano modelli per governare le contaminazioni, quindi non deve chiudersi in una qualche rigida definizione, ma aprirsi alle contaminazioni imparando a gestirle. Lo stesso concetto di identità locale va in tal senso inteso come valore dinamico e attivo in continua ridefinizione. Il “caos” del mondo degli ecomusei è una dimensione creativa, per le potenzialità che possono scaturirne, come tanti esempi concreti hanno dimostrato. E’ chiaro che tale “caos” non si può governare, si può cercare un equilibrio con esso, apportando elementi nuovi (ipotesi, prefigurazioni, elementi di crisi, etc…) che possano contribuire a far crescere ed evolvere la situazione. In tal senso possiamo parlare di gestione del processo ecomuseale. L’esigenza nel mondo degli ecomusei, non è tanto di costruire modelli o gabbie, quanto di individuare dei punti di riferimento. Vi è paura e perplessità sulla definizione di normative omologanti, ma desiderio di avere leggi non vincolanti e di promozione, puntando su interventi istituzionali il più leggeri possibile. Sono due i livelli istituzionali che si auspica prendano in considerazione in misura diversa il mondo degli ecomusei: il livello nazionale che dovrebbe dar credito e riconoscere ufficialmente la realtà degli ecomusei nel panorama delle istituzioni culturali del Paese, ed il livello regionale chiamato a definire criteri e strumenti per un coordinamento delle realtà ecomuseali.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse Emerge in particolare l’esigenza di stabilire alcuni criteri comuni che aiutino a distinguere le realtà che non sono ecomusei, per esempio attraverso la stesura e l’approvazione di una “Carta degli Ecomusei”.Gli ecomusei non hanno una vocazione alla marginalità, pur essendo la marginalità condizione che stimola una comunità a cercare strade per uscirne, e per questo condizione favorevole per la nascita di un ecomuseo. E’ ancora avvertibile in gran parte delle esperienze ecomuseali il fatto che esse siano nate, maturate e si siano organizzate in situazioni critiche per contrastare e creare condizioni alternative a situazioni di abbandono e di degrado del territorio. Le recenti proposte di ecomusei urbani dimostrano la validità e la necessità di sperimentare lo strumento dell’ecomuseo quale formula innovativa di tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesistici in contesti socioeconomici e culturali molto diversificati. Il sistema di valori che la rete degli ecomusei intende esprimere è un sistema complesso che trova senso e rilievo politico, sociale e culturale all’interno di un progetto collettivo di conservazione innovativa. La costruzione del progetto ecomuseale è un “learning process” collettivo. Punto chiave perché un ecomuseo nasca e si sviluppi è l’avvio di tale processo partecipato di apprendimento. L’ecomuseo deve essere un mezzo e non un fine del percorso intrapreso.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse L’Ecomuseo è anche momento di riflessione critica sul nostri modelli di sviluppo: laboratorio di sostenibilità e luogo di reinterpretazione dinamica delle peculiarità locali per l’avvio di processi di sviluppo locale. In tal senso ha obiettivi sinergici alle aree protette ed alle Agende XXI locali, con cui è opportuno che l’ecomuseo sviluppi maggiori contatti e relazioni. Ogni progetto ecomuseale deve prevedere prima di tutto a livello locale una crescita della qualità della vita della popolazione. Tale crescita implica, necessariamente, la programmazione di precisi interventi che favoriscano lo sviluppo economico sostenibile del territorio anche individuando nuove professioni e proposte turistiche di qualità. Emerge in particolare l’esigenza di fare chiarezza sui concetti di tutela e fruizione; l’obiettivo degli ecomusei non sono la tutela e la salvaguardia dirette delle realtà locali, bensì quelli di avviare un processo che porti a capire come la comunità possa salvaguardare e tutelare in modo dinamico i suoi legami interni e quelli con il suo territorio di riferimento. Cruciale in tal senso è il contatto con la realtà delle aree protette che da anni lavorano alla ricerca di un equilibrio tra queste due componenti

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse Compito importante per gli ecomusei è quello di indirizzare il turismo verso forme sostenibili ed attente alle esigenze delle comunità locali, stimolando la comprensione del fatto che scopo del turismo non è solo garantire una buona accoglienza ed ospitalità al turista, rispondendo alle sue aspettative ed esigenze, ma soprattutto migliorare la qualità della vita delle persone che vivono sul territorio in questione. Il rapporto degli ecomusei con la scuola è fondamentale sotto molteplici aspetti. Il ruolo della scuola è centrale sia per lo studio e lo sviluppo di progetti di formazione, educazione e per la ricerca sul campo, sia per la costruzione e gestione di tutto il progetto ecomuseale. In particolare la sfida è il coinvolgimento delle scuole non solo come fruitori, ma come soggetti attivi nelle fasi di reinterpretazione e rinnovamento dei contenuti.

Ecomusei: Problematiche e punti di interesse E’ esigenza condivisa quella di rafforzare un sistema di relazioni ed indagare in modo più approfondito la complessità e varietà delle tematiche emerse. E’ necessario in tal senso promuovere ed organizzare un serie di incontri più specifici che permettano di sviluppare gli argomenti che sono stati annunciati ma non hanno trovato spazio per essere discussi e dibattuti. Ulteriori momenti di incontro sono necessari soprattutto per esporre, presentare e conoscere ancora più dettagliatamente le diverse esperienze ecomuseali, non solo italiane, e per discutere e le tecniche e gli strumenti di analisi, di rappresentazione e di interpretazione.

Gli ecomusei in Italia

Gli Ecomusei della Lombardia