1 Speciale Credito al Consumo Tratto da Il Mondo n.3 del
2 Un italiano su due già vive a rate. Molti di più hanno chiesto un mutuo per comprare casa. E il 46% versa a banche e finanziarie ogni mese tra il 10% e il 30% dei propri guadagni. I debiti delle famiglie italiane, in prestiti personali, finanziamenti immobiliari e crediti al consumo, sono raddoppiati in pochi anni: dai 215,3 miliardi di fine 1999 ai 416,6 miliardi dello scorso ottobre. Con unimpennata in particolare dopo il triennio di euforia borsistica legata allera internettiana della new economy. Il confronto con le medie internazionali ci descrive ancora, in verità, più formiche di altri: tasso di risparmio in calo ma sempre sostenuto, patrimoni familiari al primo posto nel mondo, indebitamento contenuto rispetto al Prodotto interno lordo e pure al reddito disponibile. Il trend di crescita dei prestiti, unito alla minore propensione al risparmio degli ultimi anni, sta lì a dimostrarlo. Un segnale positivo della capacità dei cittadini di reagire a periodi di recessione con un sostegno al proprio reddito, che si traduce anche in un impulso ai consumi nazionali.
3 LUnione Europea ha messo laccento sul sovraindebitamento dei cittadini in alcuni Paesi. E, per quel che riguarda lItalia, qualche nota di preoccupazione si è colta anche nelle parole del governatore di Bankitalia. LAdusbef ha parlato senza mezzi termini di italiani costretti a indebitarsi per sopravvivere, calcolando un rosso di euro per ogni italiano e di per nucleo familiare. Per Adiconsum, sarebbero addirittura il 20% le famiglie con unesistenza sul filo del rasoio e a rischio insolvenza. In 7 anni, dunque, i debiti degli italiani sono quasi raddoppiati: +93,5% secondo i dati Bankitalia da dicembre 1999 a ottobre In particolare, i mutui per le abitazioni sono praticamente triplicati, da 80 a 240 miliardi. Nel primo semestre del 2006 i flussi dei finanziamenti sono cresciuti del 21,1%. Di poco inferiore il trend del credito al consumo, da 17 a 50 miliardi nei 7 anni. A far esplodere in Italia mutui e prestiti è stato larrivo delleuro, che ha fatto crollare il costo del denaro.
4 Gli italiani stanno cambiando mentalità e diventando più cicale oppure le famiglie non risparmiano più perché non riescono neppure ad arrivare a fine mese con quel che guadagnano, tanto da dover ricorrere ai prestiti? Nando Pagnoncelli, n.1 della Ipsos-Explorer, definisce Sindrome del declino questo fenomeno sociale e disegna un Paese che si sta polarizzando: chi è ricco è sempre più ricco, chi è povero è sempre più povero. E il ceto medio è il più preoccupato per questa dinamica di polarizzazione, teme di perdere i privilegi e fa debiti per mantenere inalterato il suo tenore di vita. La conferma è anche nellultima indagine effettuata dalla Ipsos per lAcri in occasione della giornata del risparmio dellottobre 2006: se nel 2001 il 13% degli italiani dichiarava di aver dovuto intaccare i propri risparmi o ricorrere a prestiti, di banche e finanziarie ma anche di amici, parenti, vicini, oggi la percentuale è balzata al 25%. Mentre un altro 37% ha comunque consumato tutto il proprio reddito. Non solo. Gli italiani che riescono a mettere da parte qualcosa non cercano alternative di impiego al mattone, per molti inaccessibile, ma lo tengono sul conto corrente e lo usano per togliersi lo sfizio di una vacanza o di un televisore al plasma. Con più di un rimorso e un disagio psicologico nuovo.
5 Pagnoncelli inoltre sottolinea: Siamo molto lontani culturalmente dalle abitudini degli americani che impegnano tutto lo stipendio nelle carte di credito, vivono a prestito e spingono però anche i consumi e leconomia. Da noi il risparmio è ancora centrale. Lidea di non poter mettere da parte e intaccare i soldi accumulati genera ansia. A fianco di chi utilizza il credito per fare acquisti senza disinvestire i propri risparmi, qualcuno inizia a ricorrere ai finanziamenti per una forma di risparmio forzato: prendono i soldi in prestito e li mettono da parte perché non riescono più a risparmiare.
6 Il Credito al Consumo nel 2006
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9 Patrimonio e debito delle famiglie (% sul reddito disponibile annuo)