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TERZA LEZIONE FONTI DELLA MORALITÀ E UNITÀ DELLA RAGION PRATICA.

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Presentazione sul tema: "TERZA LEZIONE FONTI DELLA MORALITÀ E UNITÀ DELLA RAGION PRATICA."— Transcript della presentazione:

1 TERZA LEZIONE FONTI DELLA MORALITÀ E UNITÀ DELLA RAGION PRATICA

2 La VS afferma che loggetto morale è il fine prossimo di una scelta deliberata e quindi ne determina latto del volere (cfr. VS, n. 78) Questa affermazione è seguita da due citazioni, una del Catechismo dell Chiesa Cattolica e laltra di San Tommaso, che spiegano come una buona intenzione non elimini leventuale disordine della volontà nella scelta del fine prossimo

3 Distinzione dei proporzionalisti tra moralmente buono/cattivo e moralmente giusto/errato Il moralmente buono/cattivo dipenderebbe dal principio per cui si agisce: carità o egoismo (volontà o meno di realizzare la maggior quantità di bene non-morale). Il moralmente giusto/errato sarebbe di carattere tecnico e se ci si dovesse accorgere che unazione abbia causato più mali che beni, si dovrebbe dire che era errata ma non cattiva, se lintenzione era stata buona.

4 Rottura dellunità della ragion pratica Si nega che la scelta di alcuni comportamenti sia inseparabile da un disordine morale della volontà. Si nega che la volontà sia buona solo se ex integra causa, mentre può essere cattiva ex quocumque defectu.

5 Tesi a sostegno dellunità della ragion pratica 1.I fini delle virtù etiche (giustizia, fortezza, temperanza, ecc…) sono i principi stessi della prudenza. 2.Latto proprio e principale delle virtù è la scelta giusta.

6 Commento alle due tesi precedenti Il desiderio del fine virtuoso è linizio di un processo deliberativo al quale si deve aggiungere un retto discernimento sul modo concreto di realizzarlo. Un fallimento della decisione concreta renderebbe vana la buona intenzione, se ciò avvenisse per mancanza di fermezza o per imprudenza.

7 Conclusioni La determinazione dellazione da compiere è loggetto della virtù specifica della ragion pratica e non un atto eticamente neutrale. Lunità è la condizione normale del funzionamento della ragion pratica: la ragione determina sia il fine che lazione concreta per realizzarlo. Il fine virtuoso è affermato o negato nella scelta concreta. Limprudenza è una colpa morale e non un errore tecnico di valutazione.


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