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TEATRO E CINEMA 1 IL PERIODO LIBERALE Lart. 28 dello Statuto Albertino si riferiva unicamente alla tutela della libertà di espressione riferita alla stampa,

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1 TEATRO E CINEMA 1 IL PERIODO LIBERALE Lart. 28 dello Statuto Albertino si riferiva unicamente alla tutela della libertà di espressione riferita alla stampa, ed escludeva gli altri mezzi di comunicazione. Questa previsione limitativa era giustificata dalla fruibilità collettiva, e dunque suscettibile di disordini pubblici, degli spettacoli pubblici. Così, nelle prime leggi di pubblica sicurezza del 1859 si prevedevano i poteri preventivi dellautorità di Pubblica Sicurezza, consistenti in una previa licenza di polizia per chi volesse organizzare una manifestazione pubblica; la licenza era ampiamente legata a valutazioni discrezionali della polizia di p.s., così divenendo un intervento censorio delle manifestazioni pubbliche, che per svolgersi dovevano necessariamente avere tale licenza.

2 Aver ottenuto la licenza, non significava tuttavia potere effettivamente tenere la rappresentazione, poiché lautorità locale di p.s. (quella del luogo dove si teneva la manifestazione) poteva comunque vietare la rappresentazione per una qualunque circostanza di tempo o di luogo, qualora la ritenesse inopportuna o tale da mettere a repentaglio lordine pubblico. Dunque la polizia locale poteva sospendere o far cessare immediatamente le manifestazioni, in caso di disordini o tumulti. Ulteriore inasprimento, la legge di p.s. del 1889 prevedeva unulteriore licenza di polizia relativa allagibilità dei locali destinati a rappresentazioni teatrali, nonché lobbligo di motivazione della polizia in caso di diniego della licenza, e la possibilità di ricorrere al ministro degli Interni in caso di diniego delle licenze. Questo complesso sistema di regole e controlli aveva poi un formidabile meccanismo sanzionatorio, dalle pene pecuniarie a quelle detentive.

3 2 GLI INTERVENTI CENSORI DURANTE IL FASCISMO I due Testi unici delle leggi di p.s. (1926 e 1931) rappresentano un continuum della legislazione liberale, ampliandola ora ad un nuovo mezzo: il cinema. Per ciò che riguarda le rappresentazioni teatrali, ne rendevano tuttavia più gravosa lapplicazione, negando le licenze di polizia agli spettacoli >. Il Testo Unico del 1931 affidava al Ministero dellInterno il compito di rilasciare le licenze (prima spettante alla Polizia), fermo restando la possibilità di un successivo intervento dellautorità locale di pubblica sicurezza in grado di impedire ugualmente la rappresentazione. Tale funzione censoria fu poi trasferita nel 1935 al Ministero per la Cultura popolare. Del tutto analoga la disciplina degli spettacoli cinematografici, con la previsione di licenze dirette ad accertare lidoneità dei luoghi, ma anche dei soggetti che intendevano esercitare lattività cinematografica (era necessaria la >), così anche uguale la possibilità dellinterruzione dello spettacolo. Le relative competenze spettavano alle autorità locali di pubblica sicurezza.

4 Come per le rappresentazioni teatrali, anche quelle cinematografiche sono sottoposte ad un sistema di censura preventiva per ciò che attiene al loro contenuto. Tale censura preventiva comportava lintegrale visione, da parte del Ministero, della pellicola cinematografica e poteva concludersi con il diniego del nulla osta alla proiezione pubblica. A ciò si aggiunga che alla revisione ministeriale erano ammesse solo le pellicole i cui copioni fossero stati previamente sottoposti a controllo dallo stesso Ministero. Questo sistema di censure, che nel 35 passerà al Ministero per la cultura popolare, veniva ritoccato nel 1931, con la composizione della commissione delle revisioni dei film, cha da composizione burocratica diveniva composizione politica. Contro il diniego del nulla osta alla proiezione, linteressato poteva fare ricorso al Ministro stesso. Quanto ai criteri da seguire nellintervento censorio, essi riflettono in maniera esplicita la natura politica dellintervento preventivo dello Stato sulla produzione e distribuzione cinematografica. Ultimo istituto legato al cinema, e che ricorda molto lanalogo istituto relativo alla stampa, era lobbligo di iscrizione in un apposito registro dei soggetti che avessero voluto produrre pellicole cinematografiche,.

5 2.1 INTERVENTI DI SOSTEGNO ECONOMICO ED INTERVENTO DIRETTO DELLO STATO Questi rappresentano la vera novità dellesperienza fascista, per consentire un allineamento della pubblica opinione agli indirizzi politici dominanti. Uno dei primi interventi in questo senso, del 1921, vedeva il Governo imporre unaddizionale ai diritti erariali sui biglietti di ingresso a manifestazioni musicali, il cui importo doveva essere devoluto a favore di enti autonomi o associazioni che gestissero senza fini di lucro un teatro lirico di importanza nazionale. Altre sovvenzioni erano previste per il teatro di prosa, sempre prelevando il danaro da una quota del gettito dei diritti erariali sui pubblici spettacoli, ed anche per lattività cinematografica, >. A base delle provvidenze per il teatro veniva posto il meccanismo del canone per le radioaudizioni (nella percentuale del 6,2 %): il Ministero decideva sullerogazione delle provvidenze, sentita un apposita commissione (in parte burocratica, in parte corporativa).

6 Nel 1938 veniva introdotta la prima forma di credito agevolato per le attività teatrali, concedendo mutui per opere edilizie teatrali.. Oltre al sostegno economico, lo Stato svolgeva in prima persona attività teatrali: è il caso della creazione dellEnte Teatro Italiano, dellIstituto Nazionale Dramma Antico, dellAccademia darte drammatica. Ciò nel 1936 portava ad attribuire personalità giuridica pubblica a questi Enti, come già era stato fatto per alcuni teatri lirici (Scala di Milano, S.Carlo di Napoli, Comunale di Firenze..). Quello dellENTE PUBBLICO diviene il modello uniforme di personalità giuridica. Questo modello presenta elementi giuridici che verranno poi ripresi dal legislatore repubblicano (Legge 800 del 1967), e punta a realizzare tre obiettivi: 1)Collegare lattività e la gestione degli enti pubblici al governo locale; 2)Assicurare una partecipazione sindacale- corporativa allamministrazione dellEnte; 3)Mantenere un saldo potere di indirizzo e controllo in capo al Ministero di settore. Da qui lattribuzione allamministrazione comunale del potere di nominare tre dei cinque membri del comitato di amministrazione degli enti pubblici (in alcuni casi tuttoggi praticato).

7 Per quel che riguarda gli interventi a sostegno dellattività cinematografica, possiamo notare uno Stato preoccupato di assicurare, attraverso misure protezionistiche, le condizioni per il decollo della nascente industria cinematografica nazionale, e dallaltro lato di assicurare che questa crescita avvenga nel rispetto degli indirizzi culturali, artistici e politici perseguiti dal regime. Primo tra tutti listituto della PROGRAMMAZIONE OBBLIGATORIA, che consiste nellimposizione agli esercenti di sale cinematografiche di riservare una certa percentuale delle giornate di proiezione a film di produzione italiana. Non tutti i film italiano potevano tuttavia usufruire della programmazione obbligatoria, ma solo quelli che presentvano dei requisiti artistici, la cui valutazione spettava alla Commissione incaricata della revisione delle pellicole cinematografiche. Al mancato rispetto degli obblighi di programmazione obbligatoria, poteva conseguire anche la chiusura temporanea della sala cinematografica, e, nei casi di recidiva anche la revoca della licenza. Altra misura al cinema erano i PREMI ALLA PRODUZIONE, che consistevano nel ristorno ai produttori di una percentuale degli incassi lordi realizzati dal film.

8 Infine, altri interventi per il cinema sono la c.d. TASSA SUL DOPPIAGGIO, cioè lobbligo alle imprese estere di pagare una tassa per doppiare i film in italiano, e di eseguire in Italia il doppiaggio dei film che dovevano entrare nel circuito italiano, utilizzando strutture e personale italiano, così proteggendo il sistema economico italiano e scoraggiando i film straneri allingresso nel circuito italiano. Ancora sulle attività dirette dello Stato, possiamo ricordare in conclusione la creazione di enti pubblici con compiti promozionali e formativi, quali lIstituto cinematografico educativo Luce.

9 3LENTRATA in VIGORE della COSTITUZIONE: i RESIDUI POTERI di INTERVENTO dellAUTORITA di P.S. ed i POTERI di AUTORIZZAZIONE del MINISTERO Le leggi che vanno dal 1945 al 1950 àbrogano il sistema delle provvidenze economiche e del meccanismo di revisione del contenuto dei film, così come stabiliti dalle leggi fasciste e legati a criteri di ordine politico, e riorganizzano lintervento di sostegno economico del cinema, recuperando listituto della programmazione obbligatoria e e creando la struttura amministrativa dellUfficio centrale per la cinematografia (cui venivano assegnate le funzioni prima spettanti al Ministero per la cultura popolare). Tuttavia i primi interventi legislativi non toccavano i poteri di polizia di p.s. relativi alla disciplina degli spettacoli, né si può dire che a tuttoggi essi siano scomparsi. Al contrario sono rimasti in vigore, in alcuni casi proprio sulla dizione del T.U. del 1931, anche se interpretati diversamente dalla Corte Cost.: è rimasto in vigore listituto della licenza per tener in luogo aperto al pubblico rappresentazioni teatrali o cinematografiche, licenza non tanto legata alla verifica dei luoghi, ma quanto più verso la verifica delle situazioni di pericolo per lordine, la sicurezza e la moralità pubblica. Tale potere è stato poi delegato dallo Stato alle Regioni, e da queste ai Comuni, nellambito della loro competenza in materia di polizia locale.

10 Infine, sono rimasti in vigore i poteri di polizia dello spettacolo, quelli cioè che si svolgo durante lo svolgimento della manifestazione, sia pure in una dizione parzialmente diversa da quella del T.U. del Rimane così la facoltà degli agenti di p.s. di accedere in qualunque momento nei locali destinati allesercizio della manifestazione, al fine di vigilare >: una dizione sufficientemente ampia per autorizzare controlli legati alla sicurezza ed incolumità pubblica, controlli che possono portare alla sospensione o alla cessazione delle manifestazioni, nonché allo sgombero dei locali di spettacolo. 4 LA RIFORMA DELLA CENSURA PREVENTIVA SULLE OPERE La censura viene riformata con la legge 161 del 1962 (successivamente modificata nel 1995 e 1998). Tuttavia va sottolineato come il permanere della censura rende bene lidea che la materia del cinema e teatro necessiti di interventi censori: la giustificazione costituzionale è stata trovata nellultimo comma dellart. 21 Cost., dove si afferma che la legge stabilisce provvedimenti adeguati non solo a reprimere, ma anche a prevenire le eventuali violazioni. Resta il fatto che lart. 21 è riferito a tutti i mezzi di comunicazione, mentre la censura preventiva è stata applicata solo al mezzo del cinema teatro.

11 Comunque, i punti cardine della riforma del 1962 sono: 1)leliminazione di ogni criterio di carattere politico nellattività di censura, da parte degli organi a ciò deputati, 2)lapplicazione del solo limite del buon costume nellattività di revisione. La legge subordina la proiezione del film in pubblico, o la sua esportazione, previo rilascio del nulla osta da parte del Ministro per i beni e le attività culturali, previo parere conforme di una commissione composta da un docente in materie giuridiche, un docente di psicologia delletà evolutiva, uno di pedagogia, due esperti di cultura cinematografica, due rappresentanti dei genitori, un rappresentante delle associazioni per la protezione degli animali. La revisione dei film può concludersi con un parere sfavorevole al rilascio del nulla osta, o con un parare favorevole ma condizionato al divieto di assistere alla proiezione dei minori di 14 o 18 anni. Unico criterio che la commissione deve tenere presente è il buon costume, nellinterpretazione ormai consolidata della sfera del pudore sessuale: anche se la prassi non ha mancato di ampliare il significato di buon costume per spettacoli >.

12 Lattività di revisione si svolge in contraddittorio con linteressato, il quale può fare ricorso ad una seconda commissione in caso di diniego, e contro il secondo diniego può fare ricorso al giudice amministrativo, la cui decisione assume leffetto del nulla osta. La stessa legge del 1962 aboliva tale censura per le opere teatrali (salva leccezione dei lavori in commedia musicale o azione coreografica), ed una legge del 1998 aboliva completamente il nulla osta per le opere teatrali, lasciandolo operante nei soli confronti delle opere cinematografiche. Oggi ci si chiede se sia giusto mantenere un istituto che appare in sé contrario ai principi fissati dallart. 21, e comunque sconosciuto agli altri mezzi di comunicazione. Posto che, comunque, il limite del buon costume sarebbe tutelato a posteriori dalluscita del film da parte dellautorità giudiziaria. Infatti lavvio del procedimento penale, in relazione ad unopera cinematografica, può essere accompagnato dalla disposizione del sequestro penale della stessa. Lintervento del giudice, inoltre, prescinde dallavvenuta o meno concessione del nulla osta alla pubblica proiezione dellopera cinematografica, rappresentando leventuale assenza del nulla osta solo un aggravante e non un elemento costitutivo di reato.

13 5GLI INTERVENTI PROMOZIONALI DIRETTI Si cominci col dire che, nellintervento diretto dello Stato, si è mantenuta fede al modello fascista dellente pubblico; tra gli enti pubblici operanti nel settore dello spettacolo vale la pena ricordare lEnte Teatro Italiano, lIstituto Nazionale Dramma Antico, lAccademia di arte drammatica. Questi, ed altri enti pubblici, hanno subito un processo di privatizzazione nel 1995 con la legge n. 203, diventando per la maggior parte fondazioni o S.p.a. a partecipazione pubblica; insomma restano pubbliche le finalità istituzionali di tali enti, così come la maggior parte dei loro finanziamenti. Tra gli enti di nuova istituzione, possiamo ricordare lEnte cinema S.p.a., che è tenuto alla predisposizione annuale attinente alla produzione, distribuzione e promozione, in Italia e allEstero, di opere cinematografiche di interesse culturale. Sul versante del teatro, basti sapere che nel tutti gli enti lirici si sono trasformati ( >) in fondazioni di diritto privato, sebbene anche in questi casi la privatizzazione è più formale, giuridica, poiché gli organi di governo delle fondazioni restano scelti dalla amministrazioni pubbliche, ed i finanziamenti sono pubblici. Infine giova accennare ai teatri stabili, istituiti su iniziativa di enti locali, essi costituiscono una delle categorie privilegiate nellassegnazione delle risorse destinate alle attività teatrali

14 6LINTERVENTO DI SOSTEGNO ECONOMICO Un tentativo di predisporre un organico sistema unitario allerogazione di danaro pubblico per le attività teatrali e cinematografiche, è la legge n. 162 del 1985, che istituisce un Fondo unico per lo spettacolo destinato al sostegno finanziario di enti, istituzioni associazioni, organismi operanti nellambito delle attività teatrali, di danza, cinematografiche, musicali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché la promozione e il sostegno di manifestazioni di carattere nazionale. Nel Fondo confluiscono tutti i finanziamenti stabiliti, esso viene rifinanziato annualmente dalla finanziaria, e viene spesso ripartito dal Ministro sulla base delle proposte formulate dal Comitato per i problemi dello spettacolo, vero elemento portante dellintero procedimento di finanziamento pubblico, e ciò spiega la sua composizione allargata ai rappresentanti di tutti gli interessi di settore. A mettere dei paletti alla discrezionalità del ministro e del Comitato per i problemi dello spettacolo, ed a perseguire finalità meritocratiche nel sistema dei finanziamenti, è intervenuto un Decreto Ministeriale del 1999, che ha fissato dei precisi criteri qualitativi di finanziamento nei vari settori dello spettacolo, secondo appunto la natura qualitativa dellopera.

15 Per quel che riguarda il cinema, il sostegno economico copre lintera gamma delle attività commesse al cinema, dalla produzione alla distribuzione. Presupposto per ottenere i benefici finanziari è la dichiarazione di nazionalità dellopera, mentre per lammissione alla programmazione obbligatoria è necessario anche il possesso di ulteriori requisiti (qualità artistica, culturale, spettacolare) che vengono vagliati da un apposita commissione ministeriale. Allammissione alla programmazione obbligatoria vengono collegati i contributi alla produzione (13% sullintroito lordo del film, da dividersi a metà tra il regista e lautore del soggetto ).

16 7 LA LEGGE SUL CINEMA DEL 1994 Solo nel 1994 si compiono una serie di modifiche migliorative allimpianto precedente: scompare listituto della programmazione obbligatoria nella sua versione originaria (la cui eventuale violazione da parte degli esercenti poteva essere sanzionata con la chiusura stessa dellesercizio). Tale obbligo viene ora trasformato in una sorta di invito ad accentuare la programmazione di film nazionali (soprattutto quelli qualitativi) sotto forma di sgravi fiscali. Altra novità è lestensione della normativa antitrust al settore della cinematografia: chi possiede più del 25% del fatturato della distribuzione cinematografica è in posizione dominante. 8 ISTITUZIONE DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA CULTURALI Nel 1998 veniva istituito il Ministero per i Beni e le attività culturali, presso il quale viene trasferito il Dipartimento per lo spettacolo. Oggi le competenze del Ministero in materia rimangono innumerevoli, diremo anzi la totalità della funzioni che lamministrazione statale ha da sempre esercitato in questo settore.

17 9IL D.LG. 28/2004 ED IL RIORDINO DEI CONTRIBUTI AL CINEMA Tale D.Lgs. intende riformare lintero sistema dei finanziamenti, basandosi su una precisa filosofia di fondo: continuare nel sostegno economico al cinema, ancorando lerogazione dei contributi non solo alla qualità del prodotto, ma anche alla sua resa sul mercato. Tra le regole per lammissione ai contributi si prevedono i requisiti dellobbligo per le imprese cinematografiche di iscriversi negli appositi elenchi (e con relativo accesso in elenco per le sole imprese con comprovata capacità commerciale), poi il riconoscimento della nazionalità italiana del film, infine può essere richiesto il riconoscimento dellinteresse culturale del film. Tale tentativo, di conciliare cultura e resa sul mercato del prodotto, ha suscitato numerose critiche da parte di chi sospetta che il D.Lg. premierà i film commerciali con grande successo di pubblico, a scapito di prodotti maggiormente qualitativi, ma con difficile riscontro di mercato.

18 10 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE In questo mezzo, più che in altri è percepibile limpronta dellesperienza precedente la Costituzione. Ciò vale innanzitutto per la caratteristica dei meccanismi di restrittivi di libertà di espressione che non trovano riscontro negli altri mezzi, e non solo per i poteri di intervento in capo alla polizia di p.s., ma anche per il sistema di censura preventiva, che ha trovato giustificazione in un supposto obbligo del legislatore di operare anche in via preventiva. Ammesso che lart. 21 consentirebbe di mettere in campo interventi preventivi, rimane da dimostrare che la censura amministrativa rappresenta lunica attuazione corretta di tale possibilità, posto che anche nel settore della stampa sarebbe applicabile tale istituto. Un ulteriore conferma di ciò sta nellabolizione di ogni forma di intervento preventivo sulle opere teatrali. La continuità con il passato viene confermata ove si volga lo sguardo agli interventi diretti dello Stato: nonostante la presenza di criteri meritocratici per premiare i film di qualità, non si è fin qui riusciti a mettere davvero in pratica i criteri stabili dalle ultime leggi, ed i criteri di qualità si sono mostrati insufficienti ad orientare in tal senso lintervento diretto dello Stato. In questo settore, più che in altri, ci si chiede e ci si aspetta un intervento legislativo capace di ricondurre ad unità il mezzo cinema e teatro, parificandolo agli altri mezzi di comunicazione ed affidandolo, unitariamente, alla gestione di un organo amministrativo imparziale quale è lAutorità Garante per gli altri mezzi.


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