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DEFINIZIONE E DIMENSIONE DEL FENOMENO DELLA TORTURA Percorsi di accoglienza con rifugiati politici e richiedenti asilo vittime di tortura A cura di EMILIA.

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1 DEFINIZIONE E DIMENSIONE DEL FENOMENO DELLA TORTURA Percorsi di accoglienza con rifugiati politici e richiedenti asilo vittime di tortura A cura di EMILIA COREA

2 “Chi è stato torturato, rimane torturato. Chi ha sentito sulla propria pelle l’umiliazione della tortura non potrà mai più ambientarsi nel mondo” J. Amery “Chi è stato torturato, rimane torturato. Chi ha sentito sulla propria pelle l’umiliazione della tortura non potrà mai più ambientarsi nel mondo” J. Amery

3 LA SITUAZIONE PALESTINESE Studi statistici dimostrano che quasi il 98% dei prigionieri palestinesi sono stati oggetto di tortura nei sotterranei di interrogatorio dei servizi sionisti di sicurezza. LA SITUAZIONE PALESTINESE Studi statistici dimostrano che quasi il 98% dei prigionieri palestinesi sono stati oggetto di tortura nei sotterranei di interrogatorio dei servizi sionisti di sicurezza.

4 All’inizio si mette il prigioniero in condizione di deprivazione e di forte difficoltà. Mani e piedi incatenati, occhi bendati, viene isolato all’interno di una piccola cella la cui superficie non supera 1X1,5. Questo accade nei tre giorni precedenti l’interrogatorio. Il tutto è accompagnato da ogni sorta di tortura inimmaginabile.

5 Il prigioniero viene picchiato ripetutamente, costretto ad assumere posizioni dolorose. I piedi sono legati dietro la sedia. Il dorso, per contro, è tirato all’indietro. La testa molto spesso è coperta con un sacco sporco e pungente.

6 Le mani legate dietro la schiena e la testa coperta da un sacco, il prigioniero viene legato su una piccola sedia per bambini. In questa posizione causante uno spaventoso dolore alla schiena e, soprattutto alla colonna vertebrale, il prigioniero è costretto a restare per molti giorni, a volte addirittura mesi.

7 METODI E STRUMENTI DI TORTURA METODI E STRUMENTI DI TORTURA

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15 TESTIMONIANZE

16 “Vennero a prendermi di notte e mi sbatterono dentro una cella buia. I primi giorni si facevano vivi solo per picchiarmi. Usavano un bastone o mi appendevano per le braccia con una fune lasciandomi così per ore. A distanza di anni, ho ancora forti dolori agli arti superiori". “Ahmed, cittadino curdo perseguitato nel Kurdistan turco perché oppositore politico. " “Vennero a prendermi di notte e mi sbatterono dentro una cella buia. I primi giorni si facevano vivi solo per picchiarmi. Usavano un bastone o mi appendevano per le braccia con una fune lasciandomi così per ore. A distanza di anni, ho ancora forti dolori agli arti superiori". “Ahmed, cittadino curdo perseguitato nel Kurdistan turco perché oppositore politico. "

17 «Fui prelevato dalla questura, bendato e caricato su un furgone. Mi introdussero in una stanza, mi spogliarono e mi legarono alle quattro estremità di un tavolo, con la testa fuori. Qui, accesa la radio al massimo, iniziò il “trattamento”. L’istinto è quello di agitarti nel tentativo di prendere aria, ma riesco solo a ingoiare acqua. “De Tormentis” dava gli ordini. Dopo un po’ che tieni la testa a penzoloni i muscoli cominciano a farti male e a ogni movimento ti sembra che il primo tratto della spina dorsale ti venga strappato dalla carne»

18 “Non avevo mai subito l'applicazione degli elettrodi. E' come se tutto il corpo si lacerasse; te lo alzano, ti strappano le viscere. E' come ferro che brucia, come un spatola che ti strappa la carne, come se fossi uno straccio che stanno facendo a brandelli"

19 «La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina, la ragazza urla, il suo compagno la sente e viene picchiato duramente, colpito allo stomaco, alle gambe». Salvatore Genova – Questura di Verona, notte tra il 27 e il 28 gennaio «La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina, la ragazza urla, il suo compagno la sente e viene picchiato duramente, colpito allo stomaco, alle gambe». Salvatore Genova – Questura di Verona, notte tra il 27 e il 28 gennaio 1982.

20 “un comportamento che intenzionalmente mira a distruggere il credo e le convinzioni della vittima per privarla della struttura dell’identità che la definisce come persona”. Marcel Vignar “un comportamento che intenzionalmente mira a distruggere il credo e le convinzioni della vittima per privarla della struttura dell’identità che la definisce come persona”. Marcel Vignar

21 Il metodo più diffuso tra gli agenti di polizia dei vari paesi è quello delle percosse, inferte con pugni o qualsiasi altro strumento. Molto diffusi sono, inoltre, lo stupro e gli abusi sessuali sui prigionieri. Tra gli altri metodi più comuni c’è l’elettroshock (accertato in oltre 40 paesi), la sospensione del corpo, i colpi di bastone sulla pianta dei piedi, l’immersione in acqua, il soffocamento, le detenzioni in isolamento prolungate, la privazione del sonno e delle funzioni sensitive. Il metodo più diffuso tra gli agenti di polizia dei vari paesi è quello delle percosse, inferte con pugni o qualsiasi altro strumento. Molto diffusi sono, inoltre, lo stupro e gli abusi sessuali sui prigionieri. Tra gli altri metodi più comuni c’è l’elettroshock (accertato in oltre 40 paesi), la sospensione del corpo, i colpi di bastone sulla pianta dei piedi, l’immersione in acqua, il soffocamento, le detenzioni in isolamento prolungate, la privazione del sonno e delle funzioni sensitive.

22 Alle violenze fisiche si aggiunge la pressione psicologica che non lascia ematomi o cicatrici sul corpo ma è in grado di ferire la mente, anche in modo irreparabile. In alcune circostanze vengono sollecitate volutamente nella vittima esperienze di tipo allucinatorio, così da insinuare lo spettro della follia. Alle violenze fisiche si aggiunge la pressione psicologica che non lascia ematomi o cicatrici sul corpo ma è in grado di ferire la mente, anche in modo irreparabile. In alcune circostanze vengono sollecitate volutamente nella vittima esperienze di tipo allucinatorio, così da insinuare lo spettro della follia.

23 Esistono sintomi tipici per le vittime di tortura. Sintomi di malessere fisico, dolori diffusi, dolori acuti nelle sedi traumatizzate, frequenti cefalee e sintomi di malessere psichico quali insonnia, inappetenza, disturbi dell’attenzione e della memoria.

24 Dall’esposizione dei sintomi il medico può risalire al trauma anche con domande specifiche. Da qui si può ricostruire almeno preliminarmente la violenza subita. E’ auspicabile un momento di disponibilità prolungato, che può svolgersi anche fuori dalla sala del medico.

25 Qualsiasi azione mirante a calmare il dolore e lo stress, a ricostruire fiducia nell’essere umano, persa a causa delle violenze intenzionali subìte e praticate da altri “esseri” umani, rappresenta indubbiamente un atto “terapeutico”.

26 Sono interventi terapeutici quelli strettamente medici, quali visite, accertamenti, diagnosi, così come quelli che riguardano la salute mentale, le visite psichiatriche o i colloqui psicologici, la psicoterapia individuale o di gruppo. Tutti questi interventi se non integrati da quelle fondamentali azioni in ambito sociale e relazionale ridurrebbero o persino perderebbero la loro efficacia.

27 Bisogna sapere rispettare i tempi della vittima di tortura ed educarsi all’ascolto per accompagnarla in un percorso di rinascita che permetta di riacquistare la parola per dare testimonianza delle violenze subìte.

28 “Nulla è cambiato. Il corpo prova dolore, deve mangiare e respirare e dormire, ha la pelle sottile, e subito sotto, sangue, ha una buona scorta di denti e di unghie, le ossa fragili, le giunture stirabili. Nelle torture di tutto ciò si tiene conto. Nulla è cambiato. Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze. Il gesto delle mani che proteggono il capo è rimasto però lo stesso, il corpo si torce, si dimena e si divincola, fiaccato cade, raggomitola le ginocchia, illividisce, si gonfia, sbava e sanguina. Nulla è cambiato. Tranne il corso dei fiumi, la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai. Tra questi paesaggi l’anima vaga, sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana, a se stessa estranea, inafferrabile, ora certa, ora incerta della propria esistenza, mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è e non trova riparo”.


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