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1 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a. 2014-2015 Strumenti finanziari d’impresa Università degli studi di Pavia Facoltà di Economia.

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1 1 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Università degli studi di Pavia Facoltà di Economia a.a Strumenti finanziari d’impresa Bruno Verona

2 2 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Programma 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”)

3 3 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Descrizione delle forme tradizionali degli strumenti finanziari

4 4 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Fabbisogno finanziario/ di capitali Il fabbisogno finanziario e la sua copertura Azienda Crescita/ investimenti/ sviluppo dimensionale

5 5 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Il fabbisogno finanziario e la sua copertura La crescita dell’azienda genera due tipologie di investimenti: ◦ Investimenti in capitale fisso (impianti, immobili, attrezzature ecc.) ◦ Investimenti in capitale circolante operativo (scorte di magazzino e crediti alla clientela) Fabbisogno finanziario: complesso di risorse monetarie e finanziare indispensabili per assicurare il corretto esercizio dell’attività d’impresa.

6 6 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Il fabbisogno finanziario e la sua copertura Il fabbisogno finanziario dipende inoltre da: dilazioni di pagamento concesse ai clienti dilazioni ottenute dai fornitori diversa distribuzione temporale del flusso dei costi e dei ricavi ……….

7 7 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Il fabbisogno finanziario e la sua copertura Le fonti di finanziamento vengono classificate in: fonti di finanziamento interno ◦ autofinanziamento: rappresentato dagli utili conseguiti nel corso dell’attività aziendale, non distribuiti agli azionisti ma reinvestiti nel ciclo produttivo. fonti di finanziamento esterno ◦ capitale proprio: rappresenta l’apporto finanziario conferito dai soci dell’impresa, ossia da quei soggetti legati alla stessa da rapporti di proprietà e/o controllo ◦ capitale di terzi: costituisce una fonte di finanziamento concessa all’impresa da soggetti esterni alla compagine sociale.

8 8 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari L’azienda ottiene capitale di terzi/finanziamenti mediante: l’intermediazione creditizia: all’interno di tale categoria rientrano le banche e le società finanziarie iscritti all’albo unico previsto dall’art. 106 del Testo Unico Bancario, specializzate nella concessione di strumenti di finanziamento diretti a soddisfare sia il fabbisogno finanziario di breve termine che di medio-lungo termine) l’intermediazione finanziaria: all’interno della quale rientrano le imprese specializzate nell’acquisto e nella vendita di attività finanziarie sui diversi segmenti di mercato (mobiliare, creditizio, monetario, valutario).

9 9 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Forme di finanziamento per finanziare il fabbisogno finanziario di breve termine: ◦ Operazioni di smobilizzo (sconto cambiario, anticipi sbf su ricevute bancarie e fatture) ◦ Operazioni di prestito (finanziamenti a scadenza fissa o in conto corrente) ◦ Factoring ◦ …………. Forme di finanziamento per finanziare il fabbisogno finanziario di medio-lungo termine: ◦ Mutui ◦ Leasing ◦ ………..

10 10 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa Definizione degli strumenti finanziari e dei mercati finanziari Descrizione delle forme tradizionali degli strumenti finanziari

11 11 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Descrizione delle forme tradizionali di finanziamento Forme di finanziamento a breve termine ◦ Apertura di credito in conto corrente ◦ Sconto cambiario ◦ Anticipi salvo buon fine ◦ Factoring Forme di finanziamento a medio lungo termine ◦ Mutuo ◦ Finanziamenti in pool ◦ Leasing ◦ Crediti di firma Altre forme di finanziamento ◦ Strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari ◦ Cartolarizzazione dei crediti

12 12 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito Definizione: L’apertura di credito bancario è il contratto con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato (art c.c.). L’impresa potrà utilizzare a sua discrezione l’ammontare dei fondi concesso dalla banca anche in più soluzioni e, con versamenti successivi, ricostituire l’ammontare della somma a sua disposizione (artt e 1852 c.c.). L’impresa potrà utilizzare tali somme solo dopo il preventivo affidamento della banca deciso sulla base di un’analisi delle caratteristiche economiche, patrimoniali e finanziarie dell’impresa condotta per valutarne la capacità di rimborso futura.

13 13 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito Caratteristiche: a tempo determinato o indeterminato; forma di finanziamento flessibile; costituisce una forma di finanziamento onerosa nei limiti del solo utilizzo effettivo delle somme messe a disposizione da parte della banca; costituisce una forma contrattuale in genere non assistita da garanzia (anche se negli ultimi anni, in considerazione della rischiosità dell’operazione, alcuni istituti bancari tendono a richiedere garanzie di tipo personale o reali).

14 14 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito Aspetti tecnici: La registrazione delle operazioni: ◦ operazioni a debito: comporta una riduzione di disponibilità monetarie dell’impresa presso la banca o l’aumento della sua esposizione verso la banca stessa; ◦ operazioni a credito: comporta un aumento di disponibilità monetarie dell’impresa presso la banca o una riduzione dell’esposizione nei confronti della banca stessa. (Esempi: i prelevamenti del correntista; i pagamenti tramite bonifico o giroconto; pagamento di effetti, ecc.). (Esempi: i versamenti del correntista – contante o assegni; i versamenti disposti da terzi a favore del correntista tramite bonifico o giroconto; incasso di effetti o di ricevute bancarie, ecc.).

15 15 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito - segue - Estratto conto e staffa (o scalare): ◦ estratto conto: riepiloga con varia periodicità (mensile o trimestrale) le operazioni contabilizzate dalla banca in ordine cronologico. Contiene, per ciascuna operazione, la data di esecuzione, una breve descrizione dell’operazione, il segno dell’operazione (addebito o accredito) e la valuta dell’operazione stessa; ◦ staffa (o scalare): è il prospetto nel quale le operazioni registrate cronologicamente nell’estratto conto vengono riclassificate in ordine di valuta. Tale operazione si rende necessaria al fine del calcolo degli interessi. Il TUB riformato dal D.L. 342/99 prevede che nelle operazioni di conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori.

16 16 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito - segue - Data contabile e data valuta: ◦ ogni operazione ordinata dall’impresa viene registrata cronologicamente dalla banca sul conto corrente. Ogni operazione è quindi contrassegnata dalla data di effettiva esecuzione (data contabile) e dalla data valuta, data che segna l’inizio della maturazione degli interessi attivi o passivi. ◦ Data contabile e data valuta possono non coincidere.

17 17 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Apertura di credito - segue - I costi sull’apertura di credito: ◦ interessi; ◦ commissione di massimo scoperto e commissione sull’accordato; ◦ rimborsi spese. Il legislatore italiano nell’anno 2009 ha rivisitato le regole della commissione di massimo scoperto per l'ipotesi di utilizzi inferiori ai 30 giorni continuativi di tempo o in assenza di fido, lasciandola, a certe condizioni e nella misura massima dello 0,5% per trimestre, come remunerazione della messa a disposizione del fido (commissione sull’accordato).

18 18 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Lo sconto cambiario Definizione: Lo sconto cambiario è un contratto col quale la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa al cliente l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la cessione, salvo buon fine, del credito stesso (art c.c.). Tale cessione rappresenta un mezzo a disposizione dei fornitori, purché concordino con la propria clientela il regolamento tramite cambiali, per rientrare in possesso di somme liquide prima della loro naturale scadenza. Gli effetti utilizzati nell’ambito dei regolamenti commerciali due: - il pagherò - la tratta.

19 19 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Lo sconto cambiario - segue - Il pagherò rappresenta una promessa incondizionata da parte dell’emittente di pagare a una scadenza futura al beneficiario indicato sull’effetto una specifica somma di denaro. La tratta è l’ordine emesso da un soggetto detto traente, a un secondo soggetto detto trattario, di pagare una data somma a una certa scadenza ad un terzo soggetto detto beneficiario. Molte tratte in circolazione sono emesse dal traente all’ordine proprio, nel caso in cui la figura del traente e la figura del beneficiario coincidono.

20 20 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Lo sconto cambiario - segue - Sia la tratta che il pagherò possono essere garantiti da una terza persona che ne assicura il regolamento. Tali effetti possono essere trasferiti mediante il meccanismo della girata, apposta sul retro dell’effetto. La girata può essere in pieno con l’indicazione del nome del giratario o in bianco con la semplice firma del girante. La cessione degli effetti allo sconto presso le banche avviene tramite la girata con la clausola pro solvendo, cioè salvo buon fine. Nel caso in cui l’obbligato cambiario non onori l’impegno a scadenza, la banca ha quindi diritto di riaddebitare al cliente l’importo anticipato, più le spese di protesto dell’effetto.

21 21 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Lo sconto cambiario Aspetti tecnici: Tipologie di sconto: può avere per oggetto singole cambiali o essere un rapporto continuativo in cui l’impresa cede sistematicamente alla banca gli effetti entro il limite massimo di fido concesso sotto forma di sconto cambiario (“castelletto commerciale o di sconto”). Il castelletto presenta carattere di rotatività, prevede cioè il reintegro del fido utilizzabile ogni volta che un effetto in precedenza scontato e giunto a scadenza sia andato a buon fine.

22 22 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Lo sconto cambiario - segue - I costi dell’operazione di sconto: una commissione di incasso per ogni singolo effetto; le competenze di sconto (nella forma di interessi); la commissione di disponibilità fondi. Nel caso di ritorno di un effetto insoluto, protestato o richiamato, la banca provvede a recuperare in capo al cliente, oltre all’importo dell’effetto, le commissioni e le spese reclamate dalla banca, ed una commissione di insoluto.

23 23 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Anticipi salvo buon fine Definizione L’anticipo di effetti salvo buon fine consente al cedente di incassare i propri effetti commerciali, emessi a carico dei propri debitori, cedendoli ad una banca che provvede ad anticipare l’intero importo, o solo una quota parte, del credito vantato verso terzi e non ancora scaduto, a condizione che venga rispettata la clausola di salvo buon fine dell’operazione

24 24 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Anticipi salvo buon fine - segue - Le banche offrono forme di anticipo salvo buon fine del credito di fornitura sia su ricevute sia su fatture accanto a quella più tradizionale su cambiali (normalmente cambiali all’incasso perché a scadenza molto prossima, ovvero cambiali non accettate allo sconto per la mancanza di uno o più requisiti di bancabilità). Nell’anticipo s.b.f., il cliente che richiede il servizio presenta, presso la banca, gli effetti in scadenza, la quale può procedere all’operazione attraverso due modalità: accredito Salvo Buon Fine su conto ordinario; accredito Salvo Buon Fine su conto anticipi.

25 25 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Anticipi salvo buon fine Aspetti tecnici: Accredito Salvo Buon Fine su conto ordinario : la banca provvede ad anticipare sul conto corrente del richiedente l’intero importo, o anche solo una quota parte, degli effetti/titoli presentati (cambiali, tratte, Ri-Ba, Rid ), creando un corrispondente fido salvo buon fine sul conto corrente stesso, al tasso concordato con l’impresa. Accredito Salvo Buon Fine su conto anticipi : la banca provvede ad anticipare in conto corrente l’intero importo, o anche solo una quota parte, degli effetti/titoli presentati creando un corrispondente fido salvo buon fine su un conto corrente transitorio, detto conto anticipi, al tasso appositamente concordato con il cedente.

26 26 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Anticipi salvo buon fine - segue - Il conto transitorio fruttifero salvo buon fine: ◦ è una concessione di credito all’impresa cedente e prevede la tenuta di un conto aggiuntivo (conto anticipo fruttifero). Tale conto supplementare richiede che ogni operazione subisca un particolare trattamento così sintetizzabile: ◦ accredito del conto anticipo con valuta successiva alla data di presentazione degli effetti; ◦ storno dal conto anticipi e contestuale accredito nel conto corrente di corrispondenza (entrambe le operazioni vengono contabilizzate con valuta in giornata). Dalla dinamica degli addebiti e accrediti del conto anticipo è facile osservare che la valuta dei primi anticipa quella dei secondi e che, dunque, nel conto anticipo fruttifero si formano scoperti.

27 27 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Anticipi salvo buon fine - segue - Differenze: mentre nella prima forma tecnica gli scoperti si formano solo in caso di effettivo utilizzo delle somme accreditate, nella seconda gli scoperti sono predeterminati e non commisurano il costo all’effettivo utilizzo da parte dell’impresa cedente. Pertanto, a parità di tasso praticato, l’apertura di credito in conto corrente con accredito salvo buon fine su conto corrente ordinario è meno onerosa per l’impresa rispetto alla tenuta di un apposito conto transitorio fruttifero.

28 28 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring Definizione: Il factoring è un contratto con il quale una parte, definita cedente, s’impegna a cedere in tutto o in parte i crediti di cui è o sarà titolare in futuro, vantati nei confronti di terzi, ad un’altra parte, denominata cessionario o factor, a fronte di un corrispettivo predeterminato. Si tratta di una tecnica finanziaria in base al quale un’impresa effettua la cessione di una parte significativa dei propri crediti commerciali a una banca o a un operatore specializzato, la società di factoring (factor), la quale finanzia l’impresa, attraverso il pagamento dei crediti stessi prima della relativa scadenza.

29 29 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring - segue - Il Factoring è anche un servizio gestionale, poiché con la cessione dei crediti l’impresa delega all’esterno la gestione dei crediti e dei debiti di fornitura. La riduzione del rischio consegue dalle modalità di gestione del credito: nel factoring pro soluto il factor assume completamente il rischio connesso all’insolvenza del debitore, mentre nel factoring pro solvendo il cedente risulta coinvolto nella sorte dell’operazione potendo il factor rivalersi sul medesimo in caso di insolvenza del debitore.

30 30 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring Tipologie: Maturity factoring: rappresenta una tipologia contrattuale, strutturabile sia nella forma del pro soluto che del pro solvendo, con cui la società di factoring garantisce all’impresa cedente il versamento del corrispettivo derivante dall’operazione di cessione ad una data convenzionalmente pattuita e, generalmente coincidente con la scadenza del credito ceduto maggiorata di alcuni giorni, offrendo contestualmente al debitore ceduto la possibilità di ottenere un’ulteriore dilazione sui termini di pagamento contrattualmente previsti e senza alcun onere finanziario aggiuntivo.

31 31 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring - segue - International factoring: contratti nei quali creditore cedente e debitore ceduto appartengono a paesi diversi. Tale forma tecnica ha trovato un notevole impulso grazie all'utilizzo del two factor system: si tratta di un meccanismo in base al quale il factor (Export factor), che stipula l’operazione di cessione del credito con l’impresa esportatrice, utilizza i servizi offerti dalle società di factoring (Import factor) operanti nel paese del debitore ceduto/importatore, con cui ha in essere un accordo di collaborazione, ai fini dell'incasso dei crediti ceduti. Reverse factoring: si configura come una particolare tipologia contrattuale, in quanto è il debitore a proporre ai propri creditori il ricorso all’utilizzo dei servizi offerti dal factoring. Tale prodotto è, infatti, indirizzato alle grandi realtà aziendali, con un portafoglio fornitori particolarmente frazionato, che intendono delegare ad una società di factoring il regolamento di tutti i propri debiti di fornitura, attraverso la stipula di una convenzione.

32 32 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring Struttura tecnica di un’operazione di factoring: ◦ valutazione iniziale del cedente; ◦ valutazione portafoglio crediti; ◦ erogazione dell’anticipo e prestazione dei servizi; ◦ monitoraggio costante dell’esposizione creditoria; ◦ incasso dei crediti; ◦ tempestivo intervento in caso di insoluti ed eventuale espletamento dell’attività di recupero del credito.

33 33 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Factoring I costi di un’operazione di factoring: ◦ interessi passivi, che costituiscono il corrispettivo finanziario corrisposto al factor a titolo di remunerazione del capitale anticipato; ◦ commissione di factoring, che rappresentano la remunerazione corrisposta al factor per il servizio fornito; ◦ oneri gestionali, ossia le spese di vario tipo addebitate dal factor all’impresa cedente a fronte dei servizi accessori forniti nell’ambito del rapporto di factoring.

34 34 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo Definizione Art c.c.: il mutuo è “un contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità”. Il mutuo può essere definito come una forma di prestito a medio-lungo termine, erogato dalla banca in un’unica soluzione, a fronte del quale il mutuatario è obbligato a corrispondere in successione una serie di versamenti periodici. Le somme periodiche, definite rate, versate dal mutuatario sono destinate al pagamento degli interessi ed al rimborso del capitale prestato dalla banca secondo un piano di ammortamento definito al momento della stipulazione del contratto.

35 35 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo Tipologie Tale forma di finanziamento può articolarsi in due diverse tipologie, a seconda che sia gravata o meno da un’ipoteca a favore della banca (mutuo ipotecario) oppure da garanzie personali, quali fideiussioni, cambiali e/o cessione di crediti (mutuo chirografario).

36 36 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo Struttura tecnica di un’operazione di mutuo: ◦ importo della somma corrisposta dalla banca al cliente; ◦ costo dell’operazione (tasso al quale vengono calcolati gli interessi dovuti); ◦ estensione temporale del finanziamento (durata del prestito); ◦ configurazione del piano di rimborso.

37 37 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - In base alla tipologia del piano di rimborso, il versamento effettuato dal mutuatario ad ogni scadenza periodica stabilita dal contratto (t) si articolerà nella forma di una rata posticipata o anticipata (Rt) composta da una quota capitale(Ct) e da una quota interessi (It). Rt = Ct + It

38 38 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - La quota capitale è rappresentata dal singolo versamento effettuato in ogni periodo dal debitore. La sommatoria delle singole quote capitale corrisponde all’importo della somma erogata a titolo di prestito. La quota interessi rappresenta l’interesse maturato secondo il tasso i convenuto nel piano di rimborso nell’intervallo di tempo che intercorre fra il pagamento di due rate successive. Il rimborso del capitale mutuato può avvenire sulla base di un piano di ammortamento a rata costante (ammortamento “francese”) o di un piano di rimborso a capitale costante (ammortamento “italiano”). E’, inoltre, possibile anche il ricorso ad un periodo di preammortamento.

39 39 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Ammortamento francese Rappresenta la forma di piano di rimborso maggiormente utilizzata dalle banche nella concessione di prestiti a medio- lungo termine. E’ costituito dal versamento da parte del debitore di rate posticipate periodiche, costanti per tutta la durata del finanziamento. E’ caratterizzato da quote capitali crescenti e quote di interessi decrescenti. Le rate iniziali vedono il prevalere della quota interessi, che poi si riduce progressivamente nel corso del piano di ammortamento a vantaggio della quota capitale.

40 40 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Ammortamento francese dove: C = ammontare del prestito erogato t = periodo n = numero delle rate R = ammontare della rata costante i = tasso di interesse La rata è data dalla seguente formula: (1) (2)

41 41 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Esempio ammortamento francese: Si consideri un mutuo decennale di € , rate annue e tasso d’interesse annuo fisso del 7%, con piano d’ammortamento alla francese: La rata periodica costante (Rt) è stata calcolata ponendo C= , n=10 e i=7%. La quota capitale è stata calcolata ponendo Rt uguale alla rata periodica costante calcolata applicando nella formula n=10 e i=7%. La quota interessi è data dalla differenza tra la rata periodica (Rt) e la quota capitale (Ct) mentre il debito residuo calcolato in ciascun periodo t è ottenuto sottraendo al debito residuo in t-1 l’importo della rata periodica Rt (in t=0 il debito residuo è posto pari all’ammontare iniziale del prestito).

42 42 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Ammortamento italiano E’ caratterizzato da quote capitale (Ct) costanti per tutta la durata del prestito. Le quote interessi (It ) e la rata periodica (Rt) decrescono. Le quote capitali C(n) rappresentano dunque un n-esimo del prestito erogato C. Il debito estinto DE(t) cresce e il debito residuo DR(t) diminuisce dello stesso importo in ogni periodo:

43 43 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Ammortamento italiano La quota interessi I(t) e la rata periodica R(t) presentano un andamento decrescente:

44 44 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Esempio ammortamento italiano: Si consideri ora il caso di un mutuo decennale di € , rate annue e tasso di interesse annuo fisso del 7%, con piano di ammortamento italiano: La quota capitale C(t) è stata calcolata è stata ricavata ponendo C= e n=10. Il debito estinto e il debito residuo in ciascun periodo DE(t) e DR(t) sono stati calcolati utilizzando le relative formule.Il valore degli interessi in ciascun periodo I(t) è stato ottenuto applicando il tasso di interesse annuo i al debito residuo in t-1.

45 45 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mutuo - segue - Preammortamento E’ costituito dall’intervallo di tempo iniziale in cui il mutuatario non effettua rimborsi di capitale e non intacca il debito residuo ma corrisponde la quota interessi. Nella prassi corrisponde all’arco di tempo compreso fra il giorno di erogazione del prestito e l’ultimo giorno del semestre solare in corso.

46 46 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Finanziamenti in pool Definizione E’ una forma di finanziamento accordata congiuntamente da due o più banche a un debitore, nell’ambito di un unico contratto. Si tratta di un prestito che viene accordato a soggetti economici appartenenti generalmente al settore industriale e commerciale, che intendono indebitarsi più di quanto un singolo intermediario creditizio sia disposto a concedere su un singolo debitore. In tal caso, più banche riunite in un "sindacato" (detto anche pool bancario) si accordano per mettere a disposizione pro-quota il capitale richiesto, in modo che ogni partecipante si assuma una porzione del rischio complessivo insito nell’operazione.

47 47 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Finanziamenti in pool Tipologie L’operazione di prestito in pool, in relazione alla tipologia del piano di utilizzo e di rimborso del finanziamento erogato, può essere classificata all’interno di due macrocategorie: term loans (assimilabili al mutuo, in quanto l’impresa ottiene l’erogazione dell’intero ammontare del finanziamento concesso in un’unica soluzione); revolving credits (assimilabili all’apertura di credito).

48 48 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing È un contratto atipico, in quanto non espressamente disciplinato dal c.c.. Definizione economica generale: Si tratta di un accordo, contrattualmente vincolante, in base al quale la parte locatrice s’impegna ad acquistare e cedere in locazione alla parte locataria un bene, mobile o immobile, acquisito o appositamente realizzato su richiesta di quest’ultima presso un fornitore, a fronte del pagamento di un canone periodico e per un periodo di tempo prefissato, al termine del quale può essere prevista la facoltà di riscattarlo ad un prezzo prestabilito.

49 49 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Sul piano finanziario si caratterizza per una serie di flussi finanziari periodici (mensili, trimestrali, semestrali) in uscita per il locatario connessi al pagamento dei canoni. Al termine del contratto, infine, si ha un ulteriore possibile flusso finanziario in uscita, connesso all’eventuale esercizio del diritto di opzione/riscatto.

50 50 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing Tipologie : ◦ Leasing operativo ◦ Leasing finanziario ◦ Lease back ◦ Leasing pubblico

51 51 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Leasing operativo: Un soggetto (locatore) concede ad un altro (utilizzatore) il diritto di utilizzare un determinato bene a fronte del pagamento di un canone periodico. Alla scadenza del contratto è prevista la facoltà di acquistare il bene stesso, previo l'esercizio dell'opzione di acquisto (riscatto) dietro pagamento di un prezzo.

52 52 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Caratteristiche: ◦ l’oggetto della locazione è un bene standardizzato; ◦ la durata contrattuale dell’operazione è inferiore alla vita economica del bene; ◦ il contratto può essere bilaterale (il locatore può essere controllato o collegato al fornitore) oppure coincidere con il fornitore; ◦ la titolarità giuridica del bene, i costi d’installazione e manutenzione e gli altri rischi e oneri rimangono a carico della società locatrice; ◦ il prezzo di riscatto è in linea con quello di mercato del bene al momento dell’opzione concessa al locatario.

53 53 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Leasing finanziario E’ un contratto strutturato in una forma molto simile a quella di un’operazione di finanziamento, in quanto, contrariamente a quanto accade nella fattispecie del leasing operativo, consente al soggetto a cui il bene è fornito in locazione di acquisirne, alla scadenza del rapporto, la proprietà a fronte di un corrispettivo stabilito contrattualmente.

54 54 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Caratteristiche: ◦ il bene è strumentale all’attività del locatario (spesso dotato di elevato contenuto tecnologico e spesso viene costruito su specifico progetto del locatario); ◦ la durata contrattuale si estende nel medio-lungo termine, e può coincide con la vita economica del bene; ◦ al termine del contratto il locatario può riscattare il bene pagando una somma ampiamente inferiore al suo valore di mercato; ◦ tutti gli oneri e gli altri rischi vengono assunti dal locatario; ◦ l’operazione ha struttura tipicamente trilaterale, in quanto coinvolge tre soggetti distinti: il fornitore, il locatore e il locatario.

55 55 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Lease back Trattasi della vendita di un bene da parte del proprietario alla società di leasing. Questa si impegna a concederlo in leasing al proprietario originario. Rispetto al leasing finanziario, non si è in presenza della trilateralità del rapporto, essendovi alla base del contratto solo due soggetti: il proprietario del bene e il locatore. Il bene, inoltre, rimane sempre nella disponibilità del locatario. Al termine del contratto, viene comunque concessa la facoltà di riacquistare il bene.

56 56 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Leasing pubblico Ci si riferisce ad una particolare fattispecie contrattuale, il cui elemento caratterizzante è identificabile nella natura pubblica del soggetto locatario: possono beneficiare, infatti, di questa tipologia di leasing tutti gli enti della Pubblica Amministrazione, inclusi gli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni), le società municipalizzate e quelle controllate da enti pubblici.

57 57 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing - segue - Ulteriori tipologie di leasing Leasing immobiliare Leasing strumentale Leasing targato Energy leasing Leasing aeronavale

58 58 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing Canoni di leasing Il canone di leasing che il locatore riceve dal locatario quale compenso incorpora quattro variabili: l’ammortamento del bene; i costi di gestione del locatore; il costo della raccolta finanziaria da parte del locatore; il profitto che il locatore intende realizzare.

59 59 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Leasing Maxicanone E’ prassi che il locatore faccia pagare al locatario un maxicanone iniziale al momento della stipula del contratto. Tale maxicanone è tipicamente imposto al locatario al fine di ridurre la differenza tra il valore del bene locato e il debito residuo complessivo che il locatario ha verso il locatore per il pagamento dei canoni. Mediante il maxicanone il locatore può diminuire il rischio complessivo di insolvenza derivante dall’operazione. Infatti, in caso di inadempimento del locatario, la società di leasing rientra in possesso del bene, il cui valore sul mercato dovrebbe risultare superiore a quanto non ancora corrisposto da parte del locatario.

60 60 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma Definizione: Il credito di firma è un’operazione tramite la quale l’intermediario bancario pone a disposizione della clientela la propria firma, assumendosi personalmente un’obbligazione verso terzi I prestiti di firma, operativamente, si sostanziano nell’impegno da parte della banca a garantire, per conto di un soggetto richiedente, l’adempimento di un’obbligazione vantata verso terzi, senza che vi sia un contestuale trasferimento monetario, che può, tuttavia, verificarsi nel caso in cui il cliente garantito risulti inadempiente.

61 61 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma Criteri per la classificazione dei crediti di firma: ◦ tipologia dell’obbligazione sottostante; ◦ finalità dell’impiego della banca; ◦ ambito di riferimento; ◦ caratteristiche contrattuali.

62 62 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - Tipologia dell’obbligazione sottostante: Fa riferimento alle caratteristiche economiche e giuridiche dell’obbligazione del cliente Monetaria Non monetaria obbligazioni di fare o di non fare qualcosa in relazione a uno specifico impegno contrattuale impegno contrattuale a versare somme di denaro da parte del cliente

63 63 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - Finalità dell’impegno della banca: Sono le ragioni che giustificano la richiesta di credito di firma da parte dell’impresa. È possibile identificare 3 finalità principali: ◦ agevolare lo sviluppo di transazioni commerciali sotto il profilo degli incassi e dei pagamenti; ◦ facilitare l’accesso a particolari segmenti del mercato dei capitali; ◦ garanzia per la partecipazione a gare, ad appalti e ad aste, nonché durante la realizzazione di impianti e infrastrutture aggiudicati di norma attraverso un appalto.

64 64 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - L’ambito di riferimento: Tale aspetto consente di distinguere i crediti di firma in: DOMESTICI ed INTERNAZIONALI. La diversità territoriale implica l’assunzione di rischi fortemente differenziati per l’impresa finanziatrice: ◦ la complessità della transazione commerciale sottostante; ◦ l’eventuale instabilità dell’ambiente economico e politico del paese straniero (rischio paese); ◦ la difficoltà di conoscere le caratteristiche della controparte commerciale; ◦ rischi di cambio.

65 65 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - Le caratteristiche contrattuali: Si distinguono 3 forme contrattuali definite dalla legge: ◦ Credito di accettazione; ◦ Credito di avallo; ◦ Credito di fidejussione.

66 66 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - a. Credito di accettazione: ◦ Consiste nell’emissione di accettazioni bancarie da parte dell’impresa affidata. ◦ L’accettazione bancaria è una cambiale tratta con la quale un’impresa (traente), ordina a una banca (accettante), di pagare una somma definita a una scadenza prestabilita. La banca, apponendo sul titolo, in forza della concessione di fido, la propria firma di accettazione, viene ad assumere il ruolo di obbligato principale. Il traente si impegna a fornire alla banca i fondi con valuta utile per l’estinzione dell’accettazione.

67 67 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - b. Credito di avallo: ◦ È una forma di credito poco utilizzata e in genere riguarda: ◦ operazioni di importi elevati; ◦ imprese di grandi dimensioni e di diffuso prestigio; ◦ transazioni commerciali soprattutto internazionali. ◦ L’avallo della banca svolge la funzione di garantire il buon fine dell’obbligazione contratta dall’acquirente accettante, il quale costituisce di conseguenza il beneficiario del prestito di firma.

68 68 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - c. Credito di fidejussione: ◦ La fideiussione è un contratto attraverso il quale la banca concedente il credito di firma costituisce, a favore del cliente affidato, la propria garanzia in merito alla tempestiva e regolare esecuzione delle obbligazioni da questo contratte. Nel caso di mancato adempimento dell’obbligazione da parte dell’obbligato, il creditore può rivolgersi indifferentemente o al fideiussore o all’obbligato stesso secondo un principio di solidarietà degli obbligati (art c.c.).

69 69 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma Crediti di firma a supporto di operazioni finanziarie La polizza di credito commerciale è un documento che contiene una dichiarazione di riconoscimento di un debito a breve termine da parte di un’impresa nei confronti di un’altra impresa. Non è un titolo di credito, ma un semplice documento che accerta l’esistenza del debito di un soggetto. Infatti, la banca rilascia una fideiussione con la quale si impegna per il buon fine del credito a favore del creditore originario.

70 70 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - La cambiale finanziaria è il primo strumento introdotto nel nostro ordinamento giuridico dedicato all’impresa per la raccolta diretta di risorse finanziarie a breve termine. Le sue caratteristiche sono: ◦ è un titolo di credito all’ordine, emesso in serie con una scadenza compresa fra i 3 e i 12 mesi; ◦ è equiparata alla cambiale ordinaria; ◦ non può essere di importo inferiore ai euro; ◦ nel caso di emissione da parte di società non quotate alla Borsa Valori, la cambiale finanziaria deve indicare il nome della banca garante e l’importo garantito; ◦ la girata della cambiale avviene senza garanzia.

71 71 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Crediti di firma - segue - Il certificato di investimento assume larga parte delle caratteristiche della cambiale finanziaria. Gli elementi che lo differenziano dalla cambiale finanziaria sono: ◦ ha durata superiore a un anno; ◦ non ha natura cambiaria, è un valore mobiliare ed è un titolo di credito che si trasferisce con girata; ◦ può essere emesso «non in serie».

72 72 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Le operazioni di finanziamento in valori mobiliari (securities lending) hanno come finalità: ◦ ottenere un prestito titoli ◦ o utilizzare i titoli in portafoglio per ottenere un prestito Si tratta di operazioni di ◦ Pronti contro termine ◦ Prestito titoli ◦ Riporto

73 73 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Pronti contro termine I pronti contro termine sono contratti nei quali un venditore (generalmente una banca) cede un certo numero di titoli a un acquirente e si impegna, nello stesso momento, a riacquistarli dallo stesso acquirente a un prezzo (in genere più alto) e ad una data (termine) predeterminati. L'operazione consiste, quindi, in un prestito di denaro da parte dell'acquirente e un prestito di titoli da parte del venditore. Sono strumenti finanziari a breve termine e non è raro nella pratica ritrovare dei contratti a scadenza giornaliera, utilizzati per condurre operazioni speculative e di copertura.

74 74 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Finalità economiche: ◦ L’investimento di risorse finanziarie nel breve periodo: l’intermediario finanziario realizza un’operazione di investimento di breve durata. ◦ L’acquisizione della disponibilità temporanea di titoli, che può derivare da:  concludere un’operazione sul mercato dei valori mobiliari (es: vendita allo scoperto);  esercitare i diritti connessi al titolo;  ottenere i titoli necessari a far fronte a un impegno di liquidazione assunto.

75 75 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Prestito titoli è un contratto attraverso il quale il prestatore (lender) consegna al prestatario (borrower) titoli di credito fungibili dietro corrispettivo; alla scadenza saranno restituiti al prestatore, titoli della stessa quantità e specie di quelli ricevuti. Il borrower, per l’intera durata del prestito, diventa proprietario a tutti gli effetti dei titoli ricevuti e può disporne in base a quanto stabiliscono i diritti relativi al titolo stesso. I frutti (dividendi, interessi) maturati sui titoli oggetto del prestito spettano però al prestatore e devono quindi essere restituiti dal borrower al lender.

76 76 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Finalità economiche: Per i borrowers (brokers, dealers, market makers, trader, gestori di hedge funds) l’operazione di prestito titoli è finalizzata a ottenere la disponibilità temporanea di specifici titoli. Per i lenders (investitori istituzionali, aziende) l’operazione di prestito titoli costituisce un modo per ottenere una remunerazione aggiuntiva sul proprio portafoglio titoli.

77 77 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Riporto Il riporto è il contratto, disciplinato dagli artt e seguenti del c. c., mediante il quale un soggetto (riportato) trasferisce in proprietà a un altro soggetto (riportatore) titoli di credito di una data specie a un prezzo determinato, a fronte dell’impegno assunto dal riportatore di trasferire al riportato, a una scadenza prefissata, la proprietà di altrettanti titoli della stessa specie, dietro rimborso del prezzo, aumentato o diminuito rispetto al prezzo a pronti di una misura convenuta.

78 78 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Il prezzo a termine può essere superiore o inferiore al prezzo a pronti. Si parla di: ◦ riporto con riporto quando il prezzo a termine è superiore al prezzo a pronti e l’onere dell’operazione è quindi a carico del riportato; la finalità è quella di consentire al riportato di ottenere la disponibilità temporanea di denaro; ◦ riporto con deporto quando il prezzo a termine è inferiore al prezzo a pronti e l’onere dell’operazione è quindi a carico del riportatore; la finalità è quella di consentire al riportatore di ottenere la disponibilità temporanea di titoli; ◦ riporto alla pari quando il prezzo a termine e il prezzo a pronti coincidono.

79 79 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Finalità economiche: ◦ L’operazione di riporto con deporto equivale di fatto a un prestito di titoli: il riportatore ottiene la disponibilità temporanea di titoli a un costo dato dalla differenza, positiva, tra prezzo a pronti e prezzo a termine. ◦ L’operazione di riporto con riporto è un prestito di denaro: il riportato ottiene la disponibilità temporanea di risorse finanziarie, a fronte della quale corrisponde a termine al riportatore l’importo del prestito maggiorato degli interessi e degli altri oneri previsti dal contratto.

80 80 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari La finalità dell’operazione è poi diversa a seconda che si faccia riferimento al riporto finanziario o di banca oppure al riporto di borsa. Nel riporto finanziario, il riportatore è tipicamente un ente creditizio, e il contratto è stipulato per consentire al riportatore di ottenere la disponibilità temporanea di risorse finanziarie. Poiché il contratto è stipulato nell’interesse del riportato, il prezzo a pronti è inferiore al prezzo a termine.

81 81 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Il riporto di borsa, svolto da banche e intermediari mobiliari nei confronti di operatori di Borsa, è caratterizzato dal fatto di essere strettamente legato a un’operazione di Borsa. Il riporto è stato uno strumento ampiamente utilizzato dagli operatori per prolungare le posizioni ribassiste o rialziste nel sistema della liquidazione a termine dei contratti. Possono formare oggetto del riporto di borsa esclusivamente le azioni, le obbligazioni convertibili e i warrant quotati in Borsa o negoziati in mercati regolamentati.

82 82 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gli strumenti di finanziamento basati su valori mobiliari Confronto tra le diverse forme tecniche FORMA TECNICA FINALITA’ PERFEZIONAM ENTO CONTRATTO DURATA PcT- Prestito di denaro garantito da titoli - Prestito titoli Prevede la contemporanea firma di due contratti Da 30 giorni a 6 mesi RIPORTOSi perfezionano con un solo contratto valido sia per la transazione a pronti sia per quella a termine PRESTITO TITOLI - Prestito titoli Alla scadenza, anche indeterminata

83 83 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Definizione: La cartolarizzazione (o securitisation) si configura come una cessione in pool di crediti o di altre attività finanziarie iscritte nel bilancio del cedente, che producono flussi di cassa pluriennali e presentano caratteristiche d’illiquidità, ad una società appositamente costituita e che prende il nome di società veicolo (“Special Purpose Vehicle” o SPV). L’acquisizione di tali asset da parte del veicolo appositamente costituito viene finanziata mediante l’emissione di titoli di debito, destinati al collocamento e alla circolazione sul mercato finanziario. La cartolarizzazione è regolamentata con la legge n.130 del 1999.

84 84 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione -schema - segue -

85 85 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Lo schema base di un’operazione di cartolarizzazione si articola in tre fasi: la selezione di un portafoglio di attività idonee a produrre flussi di cassa periodici, individuate sulla base di requisiti di omogeneità tali da renderne possibile l’aggregazione; la cessione del portafoglio di attività da parte del titolare originario (originator) a una società appositamente costituita (lo Special Purpose Vehicle, o SPV); l’emissione da parte dello SPV e il collocamento di titoli (Asset Backed Securities ABS) a fronte delle attività acquistate.

86 86 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Finalità per l’originator: ◦ eliminazione dallo stato patrimoniale delle attività cedute al fine di ottenere liquidità e di ricomporre la struttura di bilancio; ◦ nel caso di originator di natura non finanziaria, si rivela particolarmente utile quando l’accesso ai finanziatori è difficoltoso, come accade per le imprese cosiddette «marginali» (sprovviste di rating, in situazione di difficoltà nota agli investitori, fortemente indebitate, ecc.).

87 87 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - La liquidità liberata mediante la securitisation può essere destinata a: ◦ finanziare nuovi investimenti contraddistinti da un profilo di redditività maggiore o rischio minore rispetto a quanto dismesso; ◦ ridurre le passività; ◦ ristrutturare l’attivo e il passivo; ◦ riposizionarsi sul mercato cedendo attività non strategiche per concentrarsi sul core business.

88 88 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Esempi di costi fissi per una operazione di cartolarizzazione: ◦ commissioni pagate all’investment bank, alla società di rating e ai soggetti garanti; ◦ spese legali e contabili; ◦ costo di eventuali garanzie interne; ◦ costi amministrativi legati al processo di selezione e di vendita delle attività. L’operazione non è conveniente per portafogli di piccolo importo.

89 89 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Le attività sottostanti Le operazioni più frequenti sono quelle costruite intorno alla cessione di portafogli di: ◦ mutui, soprattutto ipotecari; ◦ crediti al consumo (derivanti dall’utilizzo di carte di credito, concessi per l’acquisto di automobili ecc.); ◦ crediti originati da contratti di leasing; ◦ crediti commerciali; ◦ crediti fiscali, previdenziali, governativi.

90 90 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - La fase di selezione delle attività da cartolarizzare è particolarmente delicata, poiché da essa dipende buona parte del successo dell’operazione. La scelta delle attività da cartolarizzare dovrebbe ricadere tra operazioni: omogenee e standardizzate dal punto di vista giuridico (forma tecnica) e finanziario (ammortamento, durata, rendimento), in modo da generare flussi di cassa regolari e predeterminabili; diversificate dal punto di vista economico-tecnico (settori di attività economica, collocazione geografica e tipologia dei debitori ecc.), in modo da determinare un grado di rischio stabile e quantificabile.

91 91 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Tipologie di rischi del portafoglio cartolarizzato TIPOLOGIA DI RISCHIOMODALITA’ DI MANIFESTAZIONE Rischio di creditoInsolvenza del debitore principale Rischio di liquiditàMancata coincidenza tra flussi in entrata (relativi al portafoglio sottostante) e flussi in uscita Rischio di reinvestimentoRimborso anticipato da parte dei debitori ceduti Rischio di interesse/di cambioMismatching tra flussi riscossi dai debitori e flussi pagati agli investitori in termini di tasso di interesse (per esempio fisso anziché variabile) o di valuta di denominazione

92 92 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazioni - Titoli ABS -segue - I titoli emessi nell’ambito di un’operazione di securitisation sono noti con la denominazione di Asset Backed Securities (di seguito “ABS”). Gli ABS sono strumenti finanziari emessi a fronte di un’operazione di cartolarizzazione, la cui struttura è molto simile a quella di un titolo obbligazionario, in quanto attribuiscono al loro possessore il diritto a ricevere un flusso cedolare periodico, il cui ammontare viene determinato sulla base di un tasso di interesse fisso o variabile, e al rimborso a scadenza del capitale sottoscritto.

93 93 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Al fine di: ridurre i rischi per l’investitore, di aumentare il rating dell’emissione, e di ridurre il tasso di rendimento richiesto dal mercato GARANZIE INTERNE GARANZIE ESTERNE (prestate dal creditore originario) (prestate da terzi) Tale tecnica viene definita Credit Enhancement

94 94 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Garanzie interne: ◦ (l’originator non trasferisce interamente il rischio di credito al cessionario, ma se ne accolla una parte) ◦ overcollateralization; ◦ costituzione di un deposito in garanzia; ◦ excess spread; ◦ pay out events; ◦ emissione di tranche caratterizzate da un diverso livello di subordinazione (credit tranching).

95 95 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione - segue - Credit tranching: in genere, prevede il ricorso a tre diverse classi di seniority overcollateralization: ◦ la tranche senior, caratterizzata dal massimo livello di rating e indirizzata agli investitori che presentano un profilo di rischio contenuto; ◦ la tranche mezzanine; ◦ la tranche junior, generalmente sprovvista di un rating, in quanto totalmente esposta al rischio d’insolvenza. Questa tranche è di norma interamente sottoscritta dalla società originator, al fine di inviare al mercato un segnale di bontà del merito creditizio delle altre classi di titoli oggetto di emissione.

96 96 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione Garanzie esterne: ◦ (verso banche o compagnie di assicurazione) ◦ Assunzione da parte dell’intermediario di un rischio di insolvenza pari a una percentuale multipla rispetto a quella degli attivi ceduti. Per coprirsi dal rischio di interesse o di cambio, è invece possibile effettuare un contratto di swap stipulato con una controparte di elevata reputazione (in genere una banca), in modo da poter ricomporre eventuali disallineamenti tra i flussi finanziari delle attività sottostanti e i flussi delle ABS. Contro il rischio di reinvestimento (ipotesi di rimborso anticipato) è possibile acquistare un’opzione call su titoli che assicurino interessi sufficienti a pagare il servizio del debito sulle ABS.

97 97 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”) Programma

98 98 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari Definizione degli strumenti finanziari: titoli azionari, titoli di stato, titoli obbligazionari, titoli obbligazionari struttuturati, covered warrant Mercati finanziari: ◦ definizioni, tipologie e caratteristiche ◦ sistemi di sottoscrizione-collocamento

99 99 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Definizione Le azioni sono strumenti finanziari che rappresentano una quota parte del capitale sociale di imprese costituite in forma di società per azioni, di società in accomandita per azioni o di società cooperativa per azioni. L’emissione di azioni ha lo scopo di raccogliere disponibilità finanziarie sotto forma di capitale di rischio. I fondi così ottenuti sono (di norma) rimborsati ai soggetti che li hanno conferiti solo allo scioglimento della società.

100 100 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - I diritti dei soci sono stabiliti in parte dalla legge e in parte dallo statuto dell’emittente: ◦ diritti amministrativi: consentono al socio di tutelare la propria posizione, perché lo mettono in grado di partecipare alle vicende della società; ◦ diritti patrimoniali: consistono nel diritto al rimborso del capitale conferito all’atto dello scioglimento della società e nel diritto al dividendo; ◦ diritti di natura mista: comprendono una componente amministrativa e una economico/patrimoniale.

101 101 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Diritti misti I diritti misti spettanti agli azionisti ordinari sono due: ◦ diritto di recesso consiste nella possibilità per il socio di vedersi rimborsato anticipatamente il capitale conferito. ◦ diritto di opzione consiste nella possibilità di sottoscrivere le azioni di nuova emissione in occasione di aumenti di capitale a pagamento. Poiché le azioni di nuova emissione offerte in opzione al socio sono proporzionali al numero di azioni «vecchie» da lui possedute, l’esercizio del diritto consente di mantenere una quota costante di partecipazione al capitale.

102 102 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Azioni ordinarie Rappresentano la tipologia tradizionale di titolo societario, in quanto incorporano al loro interno tutti i diritti di natura amministrativa e patrimoniale previsti dalla legge. I possessori di azioni ordinarie godono, in particolare, di un pieno diritto di voto sia nelle assemblee ordinarie che straordinarie. A fronte di ciò, si riscontra, tuttavia, un maggior rischio di natura patrimoniale, in quanto il diritto al dividendo è condizionato dalle politiche distributive, così come il diritto al rimborso del capitale in caso di scioglimento della società, risulta subordinato al soddisfacimento degli azionisti speciali.

103 103 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Azioni privilegiate Il codice civile, all’art. 2348, consente alle società per azioni di emettere categorie speciali di titoli azionari, privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale all’atto dello scioglimento della società. Tali titoli sono perciò detti azioni privilegiate. Il privilegio patrimoniale consiste nel diritto a una determinata quota dell’utile, assegnata prima che abbia luogo la remunerazione delle azioni ordinarie. In contropartita del privilegio patrimoniale, la legge prevede una limitazione dei diritti amministrativi spettanti ai possessori di tali azioni (per esempio l’esercizio del diritto di voto).

104 104 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Il privilegio può riguardare anche il rimborso del capitale all’atto dello scioglimento della società. In questo caso, esso può essere costituito dal: ◦ diritto all’attribuzione di una somma pari al valore nominale delle azioni, da rimborsarsi in via prioritaria rispetto al rimborso delle altre categorie di azioni emesse (e segnatamente rispetto al rimborso delle azioni ordinarie); ◦ diritto al rimborso di una somma maggiorata rispetto a quella spettante alle azioni ordinarie.

105 105 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - Azioni di risparmio Sono state istituite con la legge n. 216/74 e sono azioni privilegiate emesse da società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea. La valorizzazione della componente patrimoniale implica una limitazione nell’esercizio dei diritti amministrativi: gli azionisti di risparmio, infatti, non possono mai intervenire e votare nelle assemblee della società, sia ordinarie sia straordinarie.

106 106 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari - segue - L’emissione di azioni privilegiate e di risparmio è giustificata dalla volontà di rendere appetibile la partecipazione al capitale della società anche ai piccoli risparmiatori, poco interessati all’utilizzo dei diritti amministrativi, ma attratti dalla prospettiva di ottenere un soddisfacente rendimento. Pur restando condizionata alla presenza di utile residuo dopo il soddisfacimento dei vincoli legali di destinazione del risultato conseguito dalla società, la remunerazione delle azioni privilegiate e di risparmio è meno aleatoria di quella delle azioni ordinarie, perché non è legata alle decisioni dell’assemblea dei soci.

107 107 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli azionari Rendimento di un titolo azionario: I titoli azionari possono generare flussi di cassa sotto forma sia di dividendo periodico sia di guadagno o perdita in conto capitale (se vi è una differenza fra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto del titolo). Il rendimento dell’investimento in un titolo azionario, ipotizzando un periodo di detenzione annuale, può essere espresso come: r = (Div1 + P1 – P0)/P0 r= tasso di rendimento dell’investimento su base annua Div1= dividendo ricevuto nel periodo di detenzione del titolo P1= prezzo di vendita P0= prezzo di acquisto.

108 108 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di stato - segue - Definizione I titoli di Stato sono obbligazioni che vengono emesse direttamente dai governi, al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie per la copertura del fabbisogno fisso e di liquidità, generato dall’esercizio dell’attività pubblica. I diritti di credito incorporati nel titolo possono essere corrisposti al sottoscrittore del prestito sia mediante lo scarto di emissione (differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione o di acquisto), sia mediante il pagamento di cedole (fisse o variabili) durante la vita del titolo. Alla scadenza dell'obbligazione lo Stato rimborsa il capitale.

109 109 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Titoli a rendimento prefissato (a tasso fisso) Sono titoli per i quali sia il livello delle cedole sia il prezzo di rimborso alla scadenza sono predeterminati e non mutano al variare delle condizioni di mercato. Titoli indicizzati (a tasso variabile) Prevedono che il livello delle cedole e/o l’ammontare del capitale rimborsato a scadenza siano calcolati in corrispondenza della loro data di maturazione in funzione dell’andamento di parametri esterni.

110 110 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Titoli di stato a rendimento prefissato: Zero coupon («senza cedola»): in assenza di un pagamento periodico di interessi, il rendimento ottenuto dall’investitore è riconducibile alla differenza fra il prezzo di sottoscrizione o di acquisto (che è stabilito «sotto la pari») e il prezzo di rimborso alla scadenza. Esempi: i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) e i CTZ (Certificati del Tesoro Zero coupon).

111 111 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Titoli con cedola: l’investitore riceve una cedola periodica fissa e predeterminata nel suo importo, indipendente dall’andamento dei tassi di interesse sul mercato o di altre variabili di scenario. Esempi: BTP (Buoni del Tesoro Poliennali)

112 112 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Titoli di stato indicizzati: La creazione di titoli indicizzati risponde all’esigenza di offrire agli investitori opportunità di investimento con un rendimento costantemente allineato alle condizioni di mercato, attraverso uno strumento che mantiene le caratteristiche proprie di un titolo obbligazionario, e in particolare la natura creditizia del rapporto tra emittente e investitore.

113 113 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Oggetto dell’indicizzazione: E’ possibile ancorare a un parametro di riferimento sia il flusso di rimborso del capitale sia gli interessi (cedole) prodotti dal titolo, oppure una soltanto delle due componenti. La prassi più diffusa è quella dell’ indicizzazione degli interessi. E’ rara l’indicizzazione del capitale rimborsato a scadenza.

114 114 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Parametro dell’indicizzazione: indicizzazione finanziaria: il rendimento del titolo è legato a un parametro di natura finanziaria (es: il tasso dei BOT, il tasso interbancario Euribor); indicizzazione valutaria: il parametro è rappresentato da un tasso di cambio fra la valuta nazionale e una valuta estera adottata come riferimento; indicizzazione reale: i flussi del titolo sono ancorati a un indicatore del livello dei prezzi (es: indice Istat).

115 115 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato - segue - Certificati di Credito del Tesoro (CCT): sono la tipologia più rilevante di titoli di Stato a tasso variabile. Sono titoli a indicizzazione finanziaria dei soli interessi: le loro cedole sono infatti determinate periodicamente sulla base del rendimento dei BOT semestrali. I CCT offrono agli investitori una cedola semestrale pari al tasso di rendimento semplice dei BOT semestrali, maggiorato di una componente fissa (spread), uguale per tutte le cedole e nota sin dall’emissione.

116 116 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Titoli di Stato BOTCTZBTPCCT SCADENZA 3,6,12 mesi18, 24 mesi3,5,10,30 anni5,7 anni CEDOLA Assente (zero coupon) Fissa Indicizzata al tasso dei BOT semestrali maggiorato di uno spread prefissato PERIODICIT A’ CEDOLA N/A Semestrale RIMBORSO Valore nominale (alla pari) in un’unica soluzione alla scadenza

117 117 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Definizione I Corporate Bond sono titolo, di norma a medio lungo termine, emessi da società che attribuiscono al possessore il diritto al rimborso del capitale prestato, alla scadenza naturale del contratto, più un interesse periodico, a titolo di remunerazione del capitale prestato. Lo scopo dell’emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) è il reperimento di liquidità.

118 118 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Modalità di rimborso Rimborso anticipato: l’emittente si può riservare il diritto di rimborsare in ogni momento il titolo in circolazione, con preavviso, al valore nominale o più raramente ad un prezzo superiore e predefinito. Rimborso progressivo: il valore nominale del titolo è rimborsato in tranche, in genere annualmente. La riduzione nel valore della duration implica minori oscillazioni del prezzo del titolo durante la sua vita utile, rendendo il titolo meno «speculativo» rispetto all’andamento dei tassi di mercato.

119 119 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Rischio di insolvenza dell’emittente: rischio che il debitore non sia in grado di adempiere ai propri obblighi contrattuali, pagando in ritardo (o addirittura non pagando) gli interessi dovuti sul capitale investito e/o lo stesso capitale. Gli investitori, per avere sintetiche informazioni in materia di rischi di insolvenza degli emittenti di titoli a reddito fisso, possono avvalersi del processo di analisi e valutazione detto rating.

120 120 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- L’attività di rating viene svolta da apposite entità, definite agenzie di rating. A livello internazionale, le più note sono: ◦ Standard&Poors ◦ Moody’s ◦ Fitch

121 121 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Il rating ha come obiettivo di assistere l’investitore nella scelta dell’emissione più confacente al suo profilo di rischio e ai suoi obiettivi di rendimento: a parità di condizioni, infatti, la remunerazione spettante all’obbligazionista risulta proporzionale al rating espresso. Rating alto rischio di insolvenza basso Rating basso rischio di insolvenza alto

122 122 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Obbligazioni convertibili Sono obbligazioni il cui rimborso può avvenire attraverso la consegna di titoli di altra specie e di uguale valore. Il sottoscrittore ha l’opportunità di trasformare, secondo tempi e modi predefiniti, la natura dell’investimento, i relativi diritti e il proprio status grazie alla presenza di un’opzione di conversione del titolo obbligazionario in titolo azionario. Se l’opzione non è esercitata, l’obbligazione convertibile giunge a scadenza come un’obbligazione tradizionale.

123 123 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Valore del rapporto di conversione: indica il numero di obbligazioni necessario per ottenere, se convertite, un’azione di compendio. Durata del periodo di conversione: determina quando, nel corso della vita utile dell’obbligazione, può essere esercitata l’opzione di conversione.

124 124 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- Obbligazioni con warrant hanno uno schema contrattuale molto simile a quello delle obbligazioni convertibili, differenziandosi da queste per il fatto che l'investitore sottoscrive due strumenti: l'obbligazione tradizionale (il titolo principale) e il warrant. Il warrant incorpora un diritto di opzione, in quanto offre all’obbligazionista la possibilità di effettuare un investimento aggiuntivo, sottoscrivendo titoli azionari con tempi, modi, quantità e prezzi predefiniti. In Italia i warrant hanno durate medie intorno ai 4-5 anni e danno diritto all'acquisto di azioni ordinarie della società emittente le obbligazioni.

125 125 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni (corporate bond) –segue- L’obbligazione convertibile, se spogliata dell’opzione, presenta un valore intrinseco (bond value) misurato dal valore dei flussi futuri pagati dal titolo, attualizzati a un tasso espressivo del rischio dell’investimento. In ogni momento, tale tasso è pari al rendimento corrente di investimenti alternativi giudicati omologhi per grado di rischio. L’obbligazione convertibile risulta appetibile per l’investitore se il suo prezzo di mercato è inferiore al bond value.

126 126 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni subordinate –segue- Obbligazioni subordinate Sono titoli obbligazionari che presentano un profilo di rischio più alto rispetto alle tradizionali obbligazioni, dato che, in caso di liquidazione o insolvenza della società emittente, i loro possessori vedranno il loro capitale rimborsato solo successivamente agli obbligazionisti ordinari. In considerazione, del maggior rischio sostenuto, l’investitore che sottoscrive un’obbligazione subordinata gode di un maggior rendimento in termini di cedole percepite.

127 127 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni subordinate –segue- Obbligazioni subordinate La subordinazione può essere totale o parziale e diretta a tutelare la posizione di altri creditori, sia di natura finanziaria (quali ad esempio le banche finanziatrici) o natura commerciale (come ad esempio specifici fornitori). Le obbligazioni subordinate rappresentano una fattispecie particolarmente utilizzata nel settore bancario e finanziario. Le principali tipologie sono: ◦ obbligazioni Tier I ◦ obbligazioni Upper Tier II ◦ obbligazioni Lower Tier II ◦ obbligazioni Tier III

128 128 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni indicizzate –segue- Obbligazioni indicizzate Le obbligazioni indicizzate costituiscono una particolare tipologia di strumento sancita con la riforma del L’art. 2411, comma 2, riconosce, infatti, la validità dei contratti obbligazionari in cui i tempi e l'entità del pagamento degli interessi possono variare in dipendenza di parametri oggettivi anche relativi all'andamento economico della società. La scelta del parametro di riferimento può basarsi su variabili che riflettono l’andamento economico della società emittente (si pensi agli indici di redditività, d’indebitamento o all’ utile netto di bilancio), o rintracciabili (a titolo di esempio azioni, valute e merci).

129 129 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate –segue- Obbligazioni strutturate Si tratta di strumenti di finanziamento il cui rimborso e/o la cui remunerazione viene indicizzata all’andamento di un’attività sottostante Sono titoli costituiti da un normale titolo obbligazionario, a tasso fisso o variabile, e uno o più strumenti derivati. Categorie: ◦ titoli strutturati equity linked; ◦ titoli strutturati su tassi di interesse; ◦ titoli strutturati forex (o currency) linked; ◦ titoli strutturati commodity linked; ◦ titoli strutturati credit linked.

130 130 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate - segue - Equity linked: sono titoli strutturati in cui lo strumento derivato incorporato nel titolo è legato all’andamento del mercato azionario; il valore di tali titoli risente, oltre che dell’andamento dei tassi di interesse, anche dell’andamento del mercato azionario. equity linked reverse convertible a capitale garantito combinando un titolo obbligazionario con l’acquisto di un’opzione call combinando un titolo obbligazionario con la vendita di un’opzione put

131 131 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate - segue - Titoli strutturati su tassi di interesse: sono titoli strutturati ottenuti combinando con un normale titolo uno strumento derivato sensibile ai tassi di interesse. Currency e commodity linked: sono titoli in cui il derivato incorporato nel titolo è legato all’andamento di uno o più tassi di cambio e di uno o più prezzi di materie prime. Titoli credit linked: sono titoli il cui rendimento è influenzato anche dell’affidabilità creditizia di un soggetto diverso dall’emittente. Hanno cedole più alte dei titoli obbligazionari normali ma prevedono la facoltà di interrompere il pagamento delle cedole se si verifica un determinato credit event (es.insolvenza) di un ben definito soggetto diverso dall’emittente.

132 132 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate –segue- Reverse floater: è un titolo a tasso variabile (floater) che però presenta un meccanismo di indicizzazione inverso rispetto al solito. Mentre per i comuni titoli a tasso variabile la cedola pagata dal titolo è direttamente proporzionale al livello dei tassi di interesse, nei reverse floater la cedola pagata è tanto più alta quanto più basso è il livello dei tassi. La cedola di un reverse floater è pari alla differenza fra un tasso fisso e un tasso variabile, con il risultato che la cedola aumenta al diminuire del tasso variabile. In genere, all’investitore dell’obbligazione viene venduta anche una opzione di tipo cap che consente – a fronte del pagamento di un premio – di ricevere la differenza fra il tasso variabile e un tasso fisso ogni volta che il primo supera il secondo. In questo modo l’investitore elimina il rischio di trovarsi di fronte a cedole negative.

133 133 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate –segue- Titoli equity linked a capitale garantito: sono titoli indicizzati all’andamento del mercato azionario e che in ogni caso consentono al sottoscrittore di ricevere a scadenza un importo almeno pari al valore nominale del titolo. Si distinguono: Index linked: il rendimento del titolo dipende da uno o più indici azionari; Basket linked: il rendimento del titolo è agganciato all’andamento di un paniere di singoli titoli azionari; Fund linked: il parametro di riferimento che incide sul rendimento del titolo è invece il rendimento di un fondo comune.

134 134 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate –segue- Reverse convertible: è una obbligazione convertibile, ed è pertanto possibile che a certe condizioni il reverse convertible sia convertito in titoli azionari. A differenza però delle normali obbligazioni convertibili, in cui la facoltà di conversione in azioni spetta al sottoscrittore ed è quindi esercitata solo quando è conveniente per quest’ultimo, nelle reverse convertible la facoltà di emissione spetta all’emittente, e quindi sarà esercitata quando sarà sfavorevole per il sottoscrittore.

135 135 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate - segue - Esempio di titolo reverse convertible DENOMINAZIONEREVERSE CONVERTIBLE ALFA Durata3 MESI Taglio del titolo5.000 euro Valore nominale100 Cedola periodicaNon prevista Cedola unica a scadenza15% su base annua Valore di rimborso alla scadenza Se alla scadenza del titolo l’azione Alfa ha una quotazione pari o superiore a 5 euro, il titolo rimborsa alla pari (5.000 euro per ogni titolo) Se alla scadenza del titolo l’azione Alfa ha una quotazione inferiore a 5 euro, il titolo viene rimborsato con la consegna di azioni Alfa

136 136 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate - segue - Le peculiarità del titolo sono: ◦ ha una cedola più alta rispetto ai tassi di mercato; ◦ può prevedere il rimborso mediante azioni della società emittente proprio quando ciò non è favorevole per l’investitore. Il titolo (che ha di norma una durata di 3 o 6 mesi) può essere scomposto come la somma di un titolo zero coupon e un’opzione. Mentre però il titolo index linked poteva essere scomposto nella somma di un titolo zero coupon e di un’opzione call comprata dal sottoscrittore, il reverse convertible può essere scomposto come un titolo zero coupon e un’opzione di tipo put che in questo caso è venduta dal sottoscrittore all’emittente.

137 137 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Obbligazioni strutturate - segue - Nell’esempio precedente il sottoscrittore vende di fatto all’emittente un’opzione put sul titolo Alfa con prezzo di esercizio pari a 5 euro e per un lotto di azioni. Vendere questa put significa infatti accollarsi tutti i ribassi del titolo Alfa al di sotto del prezzo di esercizio pattuito. A fronte della vendita della put il sottoscrittore riceve però un premio; nel titolo reverse convertible, ciò si concretizza nella cedola, ampiamente maggiorata rispetto ai tassi di mercato, che l’investitore riceve.

138 138 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant –segue- Definizione I covered warrants (CW) sono gli strumenti finanziari che conferiscono all’investitore la facoltà di acquistare (CW call) o di vendere (CW put) un’attività sottostante a un prezzo prestabilito a una data prefissata (CW di tipo europeo) o entro una data prefissata (CW di tipo americano). Il CW ricalca la struttura di una opzione: il CW nasce come un sostituto delle opzioni tradizionali creato da investitori istituzionali operanti in paesi in cui il mercato degli strumenti derivati tradizionali risultava inesistente o fortemente limitato.

139 139 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant –segue- Differenze rispetto alle opzioni: 1.Controparti coinvolte nell’operazione: nelle opzioni tradizionali ogni specifico contratto call o put viene quotato su iniziativa del mercato il quale, aprendo le contrattazioni, si dichiara disponibile a ricevere ordini di acquisto o vendita sullo specifico strumento. Invece, nei CW lo specifico contratto viene quotato su iniziativa di una istituzione finanziaria che si rivolge al mercato regolamentato chiedendone l’ammissione alla quotazione.

140 140 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant - segue - 2.Natura giuridica dello strumento: l’opzione tradizionale nasce quando un soggetto incontra un altro soggetto che dietro il pagamento di un premio è disposto a fungere da controparte in questa operazione. I due soggetti, dopo essersi accordati sul prezzo, stipulano un contratto in cui riportano tutte le obbligazioni derivanti dall’accordo preso. Un CW nasce invece per volontà di una istituzione finanziaria che emette un determinato ammontare di titoli. Ogni titolo conferisce all’acquirente la facoltà di esercitare un diritto di acquisto o di vendita relativamente a un certo strumento sottostante. il diritto di opzione non nasce da un contratto stipulato tra due parti ma è incorporato in un titolo negoziabile.

141 141 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant - segue - 3.Le specifiche contrattuali: ◦ Attività sottostante: il regolamento di Borsa italiana prevede che siano ammissibili alla quotazione CW su: azioni di emittenti diversi dall’emittente covered warrant, quotate in Italia o in un altro Stato, che presentino requisiti di elevata liquidità; titoli di Stato negoziati su mercati regolamentati con requisiti di elevata liquidità; tassi di interesse ufficiali o generalmente utilizzati sul mercato dei capitali; valute la cui parità di cambio sia rilevata con continuità dalle autorità o dagli organismi competenti, e che comunque siano convertibili; indici o panieri di indici relativi alle attività precedenti a condizione che siano notori e caratterizzati da trasparenza nei metodi di calcolo e diffusione.

142 142 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant - segue - ◦ Scadenza e modalità di esercizio: i CW hanno una durata compresa tra 1 anno e 5 anni. La modalità di esercizio può avvenire alternativamente mediante consegna fisica dell’attività sottostante o tramite liquidazione monetaria se l’attività sottostante è costituita da azioni o titoli di Stato negoziati sui mercati italiani, mentre per tutte le altre categorie di attività sottostanti è consentita esclusivamente la modalità di liquidazione monetaria.

143 143 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant - segue - ◦ Il multiplo: a ogni CW è associato un multiplo, cioè una quantità di sottostante su cui il portatore di CW vanta il diritto. Il regolamento di Borsa Italiana ha stabilito che il multiplo debba essere pari a 0,1 qualora l’attività sottostante sia costituita da azioni italiane quotate in borsa, e pari a 0,0001 qualora il sottostante sia costituito da indici gestiti da Borsa Italiana. Un multiplo pari a 0,1 significa che il titolare di un CW call ha il diritto di acquistare un decimo di azione della società sottostante a un prezzo di esercizio prefissato.

144 144 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant - segue - 4. Meccanismo di contrattazione: i CW sono quotati, in Italia, su un apposito mercato telematico denominato Mercato dei Covered Warrant (MCW). Come per le opzioni tradizionali, è inoltre obbligatoria per ogni serie di covered warrant quotata la presenza di operatori market maker, la cui funzione è quella di fornire liquidità al mercato; tuttavia nel caso dei CW il ruolo di market maker è solitamente svolto dagli stessi intermediari emittenti o da soggetti da essi incaricati.

145 145 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant –segue- Caratteristiche degli emittenti: ◦ sono ammessi a quotazione solo i CW emessi da società o enti nazionali ed esteri sottoposti a vigilanza prudenziale (banche, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie),oppure da Stati o enti sovranazionali; ◦ gli emittenti devono avere un patrimonio di vigilanza minimo di 25 milioni di euro; ◦ obblighi informativi: l’ente emittente deve aver pubblicato e depositato i bilanci degli ultimi tre esercizi annuali, di cui almeno l’ultimo sottoposto a revisione contabile.

146 146 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Covered warrant Una possibile fonte di profitto per l’emittente dei CW consiste nell’effetto che l’avvicinarsi della scadenza esercita sul valore del titolo. Come per le opzioni, anche il valore di un CW può essere idealmente scomposto in due componenti: il valore intrinseco (profitto che si otterrebbe esercitando subito il diritto d’opzione) e il valore temporale (ulteriore profitto derivante dai possibili movimenti futuri del sottostante). Quando la scadenza è relativamente lontana nel tempo profitto potenziale elevato All’approssimarsi della scadenza il valore temporale si azzera

147 147 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari Definizione degli strumenti finanziari: titoli azionari, titoli di stato, titoli obbligazionari, titoli obbligazionari struttuturati, covered warrant Mercati finanziari: ◦ definizioni, tipologie e caratteristiche ◦ sistemi di sottoscrizione-collocamento

148 148 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: definizione Il mercato finanziario può essere inteso come un luogo ideale, formato da diverse strutture (giuridiche, operative, fisiche, tecniche) all’interno del quale avvengono gli scambi di prodotti e attività finanziarie. Esso rappresenta il punto di incontro: ◦ tra chi offre un bene e chi domanda un bene (o un loro intermediario); ◦ in cui si formano i prezzi dei beni; ◦ si concludono contratti di scambio; ◦ si definiscono le condizioni per la consegna ed il pagamento dei beni.

149 149 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: funzioni Le attività svolte all’interno di un mercato finanziario, sono: l’esercizio dell’attività di intermediazione nell’ambito degli scambi di risorse finanziarie tra unità in avanzo e unità in disavanzo; la possibilità di convertire gli strumenti finanziari sottoscritti in risorse liquide, smobilizzando l’investimento prima della scadenza contrattuale; la gestione dei rischi finanziari, attraverso il ricorso agli strumenti offerti dal mercato dei derivati (che saranno trattati nei capitoli seguenti). l’attività di price discovery. Sui mercati finanziari, infatti, l’incontro fra domanda e offerta comporta la formazione di un prezzo per le attività finanziarie scambiate.

150 150 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: classificazione -segue Nazionali o internazionali : A seconda dell’ampiezza territoriale delle contrattazioni si distingue tra mercati domestici (o nazionali), quando esiste una stretta correlazione tra il mercato ed il contesto del paese di riferimento (il sistema normativo e regolamentare è quello nazionale), e mercati internazionali, quando le transazioni sono effettuate tra soggetti residenti e non (un tipico esempio è rappresentato dagli euromercati e dal Mercato interbancario internazionale dei cambi). Primari o secondari : In base al momento di emissione degli strumenti finanziari si parla di mercato primario, relativo allo scambio di titoli di nuova emissione, e mercato secondario, in cui si scambiano titoli già emessi precedentemente.

151 151 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: classificazione Diretti o organizzati: In base alla tipologia di operatori che possono accedere al mercato si individuano i mercati al dettaglio, in cui operano le persone fisiche, e i mercati all’ingrosso (ad esempio, l’MTS per i Titoli di Stato) in cui sono presenti operatori specializzati. Regolamentati o non regolamentati : si definisce regolamentato quel mercato basato su una specifica regolamentazione relativa all’organizzazione e al funzionamento del mercato stesso. I mercati regolamentati si contrappongono ai mercati over the counter, per i quali non esiste una specifica regolamentazione.

152 152 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: tipologie Mercato monetario. Mercato valutario. Mercato mobiliare. Mercato dei prodotti derivati.

153 153 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: mercato monetario In esso vengono negoziati strumenti di finanziamento a breve termine, ossia con una scadenza convenzionalmente non superiore ai diciotto mesi. Gli strumenti tipici del mercato monetario sono: ◦ titoli di stato a breve termine (BOT); ◦ depositi interbancari; ◦ pronto contro termine; ◦ certificati di deposito; ◦ commercial paper; ◦ cambiali finanziarie.

154 154 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: mercato valutario E’ il luogo in cui avvengono le negoziazioni di titoli finanziari rappresentativi delle diverse valute estere. Su tale segmento vengono, prevalentemente, negoziati strumenti finanziari derivati in valuta, quali forward, futures, swap, opzioni. Altri strumenti tipici del mercato valutario sono: ◦ Biglietti di banca ◦ Titoli di credito in valuta (commercial paper, P/T in valuta, ecc.) ◦ Obbligazioni estere con scadenza < 6 mesi ◦ Depositi in valuta

155 155 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: mercato mobiliare E’ il luogo in cui avvengono le negoziazioni di mezzi finanziari a medio e lungo termine, sia a titolo di capitale proprio, sia a titolo di capitale di terzi. Gli strumenti tipici del mercato mobiliare sono: ◦ Obbligazioni ◦ Azioni ◦ Titoli di Stato ◦ Fondi comuni (gestione collettiva del risparmio)

156 156 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: mercato dei prodotti derivati Mercato in cui l’oggetto dello scambio non sono prodotti finanziari, ma contratti riguardanti lo scambio di prodotti finanziari o di flussi finanziari ad essi correlati: ◦ Options; ◦ Futures; ◦ Swaps; ◦ Forwards; ◦...

157 157 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati regolamentati Si caratterizzano per la presenza di regole che stabiliscono chi è autorizzato a operarvi, chi ne esercita il controllo, quali beni si scambiano, la struttura dei contratti, le modalità di formazione dei prezzi, di scambio dei beni e di pagamento. L’organizzazione si fonda su una Clearing House che ha funzione di: ◦ 1interfaccia di tutte le contrattazioni; ◦ 2compensazione in sede di regolamento; ◦ 3garanzia, con l’imposizione di margini iniziali; ◦ 4regolamento su base giornaliera dei margini di variazione dei prezzi di mercato (mark to market).

158 158 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Caratteristiche dei mercati regolamentati Liquidità:certezza di poter acquistare e vendere ciò che si vuole trattare. Trasparenza: il prezzo corrisponda alle reali condizioni del mercato (domanda e offerta). Garanzia:qualità, quantità e tempestività delle consegne e dei relativi pagamenti. Efficienza: rapidità, precisione e costi di transazione contenuti.

159 159 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati regolamentati Principali indici di borsa - segue Dal 1 giugno 2009 Borsa Italiana (ora appartenente al London Stock Exchange Group) ha sostituito i vecchi indici Mibtel, S&P/MIB, All Stars, … con i nuovi indici FTSE (Financial Time Stock Exchange) Italia: FTSE Mib ha sostituito S&P/MIB e si riferisce alle quotazioni di 40 azioni di società ad elevata capitalizzazione (Large Cap/Blue Chip); FTSE Italia Mid Cap comprende 60 azioni di società a media capitalizzazione; FTSE Italia Small Cap comprende 150 azioni di società a bassa capitalizzazione;

160 160 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati regolamentati Principali indici di borsa FTSE Italia All-Share comprende tutte le azioni quotate e sostituisce il Mibtel; FTSE Italia Star ha sostituito l’indice All Stars. Indici relativi ai mercati esteri: Dow Jones e Nasdaq relativi rispettivamente ai titoli industriali e ai titoli tecnologici trattati presso la Borsa di New York; Dax principale indicatore della Borsa di Francoforte; Cac indicatore della Borsa di Parigi; FT-Se 100 indicatore della Borsa di Londra; Nikkei 225 indicatore della Borsa di Tokyo.

161 161 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati regolamentati I mercati italiani sugli strumenti derivati IDEM: Italian Derivatives Market E’ il mercato regolamentato gestito dalla Borsa Italiana S.p.A., in cui si negoziano contratti futures e contratti d’ opzione aventi come attività sottostante l’indice FTSE Mib

162 162 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati over the counter (O.T.C.) -segue Mercato finanziario su cui avvengono transazioni "fuori Borsa”, ossia fuori dai mercati ufficialmente riconosciuti. I mercati “over the counter” sono caratterizzati dall’assenza di un luogo fisico di svolgimento e accentramento delle negoziazioni, dalla mancanza di una specifica regolamentazione, dall’assenza di quotazioni ufficiali, dalla presenza di contrattazioni non standardizzate relativamente agli importi unitari ed alle scadenze, dalla mancanza di organismi centrali di compensazione. I contratti negoziati vengono perfezionati su base bilaterale e personalizzati in relazione alle esigenze dei contraenti che ne concordano liberamente tutte le caratteristiche

163 163 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati regolamentati e O.T.C. Le due tipologie di mercato presentano pertanto aspetti contrapposti relativamente a:

164 164 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: operatori -segue I soggetti operanti sui mercati finanziari si possono distinguere in due categorie: gli emittenti (prenditori di fondi) ed i sottoscrittori (datori di fondi). I primi sono tipicamente: le imprese, le banche e lo Stato. I sottoscrittori sono: le famiglie, le imprese, gli investitori istituzionali, gli intermediari finanziari, la Banca Centrale. Gli operatori si distinguono a seconda che possano assumere posizioni in proprio (dealers) o solo per conto terzi (brokers); alcuni dealers si impegnano a quotare comunque un determinato numero di prodotti (market makers).

165 165 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: operatori -segue A differenza del broker, che opera solo per conto terzi, ricevendo in cambio una commissione (in genere proporzionale agli ordini eseguiti), il dealer puro si assume il rischio delle operazioni effettuate sul mercato e percepisce per queste una remunerazione pari alla differenza (spread) tra prezzo di acquisto (prezzo denaro) e prezzo di vendita (prezzo lettera). In effetti, il dealer acquista strumenti finanziari per rivenderli con l’obiettivo di realizzare un profitto. Si definisce primary dealer il dealer principale in relazione allo spessore delle negoziazioni effettuate sul mercato. Tale intermediario si impegna ad immettere, continuativamente sul mercato, proposte di acquisto e vendita per un fissato quantitativo di titoli.

166 166 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: operatori Investitori istituzionali, imprese, operatori pubblici, istituzioni sopranazionali, persone fisiche Offerta Intermediari Domanda Banche e società di intermediazione mobiliare Ministero del Tesoro Banche e società di intermediazione mobiliare Utilizzatori finali Secondary dealers Primary dealers Organismi d’investimento Collettivo / Fondi Pensione

167 167 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari

168 168 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mercati finanziari: modalità di quotazione BID (denaro) = prezzo di vendita o tasso di impiego. ASK (lettera) = prezzo di acquisto o tasso di finanziamento. Esempio: Un operatore vuole impiegare una certa somma sul mercato interbancario per una settimana. In quel momento le quotazioni sono (tassi del 29/03/20XX): bid = 4,7700% ask = 4,7900% L’operatore potrà concordare l’impiego al tasso bid (4,7700%). Viceversa, se volesse finanziarsi l’operatore dovrebbe pagare il tasso ask (4,7900%).

169 169 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione-collocamento –segue- Collocamenti in forma pubblica : Si tratta dell’offerta pubblica di vendita, rivolta al pubblico indistinto degli investitori, retail e professionali, mediante la quale l’emittente colloca sul mercato i propri titoli, al fine di assicurarsi un sufficiente flottante, ossia un ammontare di azioni in circolazione, tali da permettere un’agevole scambio delle stesse tra gli investitori ed un adeguato grado di liquidità sul mercato. L’offerta consente all’emittente di raggiungere un numero maggiore di investitori e migliora la liquidità del titolo sul mercato secondario.

170 170 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Collocamenti in forma privata (Private Placement): L’offerta è indirizzata ad una ristretta e selezionata cerchia di investitori professionali, configurandosi come una forma di collocamento privato particolarmente snella e poco costosa.

171 171 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Le Offerte Pubbliche di Vendita (OPV) di azioni sono finalizzate a consentire la quotazione di una società in un mercato regolamentato. Possono, infatti, essere quotate solo le società le cui azioni sono a proprietà diffusa, cioè possedute da un numero elevato di risparmiatori, singolarmente non in grado di esercitare un’influenza rilevante sul governo dell’impresa. Per l’ammissione al listino principale della Borsa Italiana, questo requisito è soddisfatto se almeno il 25% delle azioni di una società è diffuso presso il pubblico, ossia presso soggetti che non partecipino al controllo della società, che non siano vincolati da patti parasociali nel disporre delle proprie azioni e la cui quota azionaria non superi il 2%.

172 172 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- L’Offerta Pubblica di Sottoscrizione (OPS) è un particolare tipo di offerta pubblica iniziale caratterizzata dal fatto che le azioni emesse vengono create ex novo e fatte sottoscrivere a nuovi azionisti. L’Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione (OPVS) è caratterizzata da collocamenti che hanno per oggetto in parte azioni di nuova emissione e in parte azioni già emesse. Un’Offerta Pubblica Iniziale (Initial Public Offering - IPO) è un'offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato. I collocamenti di azioni di società già quotate sono, invece, seasoned offerings (sotto forma di OPS).

173 173 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- La scelta di come finanziarsi comporta per l’impresa l’assunzione di decisioni riguardanti: la natura dei finanziatori (banche, investitori istituzionali, risparmiatori privati); il tipo di finanziamento (capitale di debito, azionario o forme ibride); la valuta di denominazione del finanziamento; il piano di servizio del debito (struttura temporale del pagamento degli interessi e del rimborso del capitale).

174 174 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Progettazione dell’emissione Prima di procedere agli adempimenti richiesti dalla procedura, è fondamentale svolgere un’analisi approfondita della convenienza economica, finanziaria e strategica dell’operazione, identificando gli impatti che l’operazione avrà sulla struttura finanziaria e organizzativa della società e definendo gli interventi di adeguamento che dovranno essere preventivamente posti in essere, in particolare attraverso l’ausilio di consulenti finanziari.

175 175 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Organizzazione e gestione del collocamento: 1.Predisposizione dei documenti informativi: nei private placement non vi sono vincoli normativi per la struttura e per il contenuto di questo documento. Nelle offerte pubbliche, invece, norme primarie (leggi) e secondarie (regolamenti dell’autorità di vigilanza) dettano il contenuto minimale del documento, la cui preventiva approvazione da parte dall’autorità è necessaria per dar corso all’emissione. L’approvazione è subordinata a una verifica formale, ma non sostanziale, del documento (prospetto informativo).

176 176 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- 2.Organizzazione del sindacato di collocamento: si procede alla costituzione di un sindacato (consorzio) di collocamento al quale sono invitati a partecipare altre banche o broker-dealer, in numero crescente all’aumentare della dimensione e della complessità dell’operazione. L’invito si sostanzia nella spedizione di una lettera che descrive le caratteristiche essenziali dell’operazione, propone la quota approssimativa di titoli della cui vendita la banca invitata sarà responsabile, specifica il compenso previsto per la partecipazione e le eventuali clausole da rispettare nel proporre i titoli agli investitori.

177 177 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- La soluzione consortile è preferita in quanto: ◦ amplia il mercato dei potenziali acquirenti permettendo un prezzo di collocamento più elevato; ◦ abbrevia i tempi dell’operazione minimizzando il rischio che mutamenti repentini nelle condizioni di mercato ne compromettano il successo; ◦ promuove (nel caso di azioni) una più ampia coverage del titolo da emettere, poiché le banche che partecipano al sindacato di collocamento in posizione di responsabilità sono tenute a produrre e diffondere analisi e ricerche in merito;

178 178 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- ◦ aumenta, presso le istituzioni finanziarie e il pubblico, la visibilità del mutuatario che vedrà così agevolate eventuali ulteriori operazioni di reperimento di capitali sui mercati mobiliari o creditizi; ◦ rende meno competitivo, e quindi più redditizio per gli intermediari, il mercato dei servizi di collocamento, data la prassi di reciprocarsi gli inviti a partecipare alle operazioni gestite ora dagli uni, ora dagli altri; ◦ offre agli intermediari la possibilità di diversificare i rischi finanziari e commerciali dei collocamenti grazie al frazionamento dei rischi che la prassi di reciprocare gli inviti comporta.

179 179 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- 3. Il Pricing: la fissazione del prezzo di offerta al pubblico determina il rendimento atteso dall’investimento per i sottoscrittori e il costo complessivo della raccolta per l’emittente. Sia la fissazione di un prezzo troppo basso, sia quella di uno troppo elevato sono causa di insuccesso. ◦ Prezzo basso: è danneggiato l’emittente, costretto a pagare un costo della raccolta inutilmente troppo elevato. ◦ Prezzo alto: una quantità domandata insufficiente a coprire l’offerta danneggia i collocatori e, in alcuni casi, anche l’emittente. Gli intermediari sono costretti o a sottoscrivere l’invenduto, con conseguente impegno inatteso di liquidità.

180 180 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Fase successiva al collocamento: Con la conclusione dell’emissione, il sindacato trasferisce all’offerente le risorse raccolte dagli investitori. Ciò avviene tramite il deposito delle somme raccolte, al netto delle commissioni per i servizi di intermediazione resi, sul conto corrente detenuto dall’offerente presso la banca agente. Esaurito il suo compito, il consorzio di collocamento si scioglie. Ma, poiché è interesse dell’emittente che i suoi titoli siano facilmente negoziabili sul mercato secondario, alle banche che dirigono il collocamento è richiesto di intervenire anche nei mesi immediatamente successivi all’operazione (attività di stabilizzazione dei corsi).

181 181 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- La negoziabilità di un titolo può essere assicurata in 2 modi: Over the counter (OTC) Le banche che dirigevano il consorzio si propongono come market makers sul titolo, quotando con continuità prezzi bid e ask. Mercato regolamentato Le banche che dirigevano il consorzio assistono l’emittente nell’espletamento della procedura di quotazione del titolo sul mercato regolamentato prescelto, rendendosi, se necessario, controparte acquirente di eventuali ordini di vendita per limitare una caduta repentina di prezzo subito dopo l’emissione.

182 182 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Tipologie di consorzio: 1.Collocamento 2.Collocamento e garanzia 3.Assunzione a fermo

183 183 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- I consorzi di solo collocamento si impegnano nei confronti dell’emittente a promuovere e curare la vendita dei titoli offerti agli investitori con la massima diligenza (clausola del best effort), senza assumere, però, alcun impegno sulla piena riuscita dell’operazione. Solo una volta chiuso il periodo d’offerta l’emittente conosce l’ammontare dei fondi raccolti col collocamento. Il compenso complessivo pagato dall’emittente viene ripartito in due componenti: la management fee, che remunera l’attività di origination dell’operazione e di organizzazione del sindacato, e la selling concession, che remunera la vendita dei titoli agli investitori.

184 184 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Il consorzio di collocamento e garanzia assicura all’offerente, oltre al servizio di distribuzione, anche quello di garanzia della vendita di tutti i titoli offerti: l’offerente può così essere certo dei proventi sin dal lancio dell’offerta. La garanzia di accollo dell’invenduto può essere prestata in due modi: Responsabilità individuale Responsabilità solidale ciascun membro del consorzio è tenuto ad acquistare i titoli ricevuti in assegnazione per la distribuzione e rimasti invenduti si cumula l’invenduto e si ripartisce l’obbligo di accollo del totale in base alle quote di cui ciascun membro del consorzio si era impegnato a garantire l’acquisto in via residuale

185 185 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Sistemi di sottoscrizione collocamento – segue- Anche il consorzio con assunzione a fermo (firm commitment) consente all’emittente di ottenere sia un servizio distributivo, sia uno di garanzia di collocamento integrale dei titoli offerti. In particolare, l’underwriting group, o purchase group, compra l’intero ammontare dei titoli offerti prima che la fase distributiva inizi. L’offerente è certo dei proventi netti dell’emissione ed entra subito in possesso delle relative risorse finanziarie. La sottoscrizione dei titoli avviene in via preventiva e riguarda l’intera emissione. Da un punto di vista giuridico, l’offerta al pubblico è sempre di vendita. Anche se i titoli sono di nuova emissione, al momento dell’acquisto, essi risultano già sottoscritti dai componenti il purchase group.

186 186 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”) Programma

187 187 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale Introduzione ai mercati futures, IRS, options, warrants e covered warrants Introduzione alla gestione del rischio finanziario

188 188 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati I derivati sono strumenti finanziari il cui valore deriva dai prezzi di attività scambiate sui mercati, quali attività finanziarie (ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse) ovvero attività reali (ad esempio, merci, materie prime); queste variabili sono chiamate "sottostante" del derivato. In particolare, gli elementi principali che compongono un contratto derivato sono: l’attività sottostante (underlying asset); il prezzo della transazione, detto delivery price o strike price; la scadenza entro cui esercitare l’obbligo o il diritto, denominata delivery date o exercise date.

189 189 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Un derivato è quindi uno strumento finanziario, o un contratto fra due controparti, che stabilisce termini e condizioni di una transazione in un’attività sottostante che avverrà o, nel caso di un’opzione, potrà avvenire in futuro.

190 190 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Classificazione degli strumenti derivati

191 191 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Un contratto derivato è generalmente caratterizzato da: ◦ un prezzo per la transazione (delivery price/strike price); ◦ una scadenza (delivery date/exercise date); ◦ una attività sottostante (underlying asset); ◦ quantità e qualità del sottostante definite a priori; ◦ due controparti partecipanti ad un gioco a somma zero.

192 192 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Tiopologie di strumenti derivati: Derivati finanziari Derivati creditizi i derivati finanziari il cui valore dipende dal prezzo di un’attività finanziaria sottostante, ovvero dal valore di un parametro finanziario di riferimento quali indici di borsa, tassi di interesse e di cambio i derivati creditizi nei quali la prestazione principale dipende da un credit event, quale il default del debitore, la variazione della qualità di un credito o del rischio economico di un determinato asset.

193 193 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti finanziari derivati: principali esempi Derivati finanziari ForwardFuturesSwapOpzioni – Cambi a termine. – Forward su commodities. – – Interest rate futures. – Currency futures. – Stock index futures. – Futures su commodities. – – Cross currency swap. – Interest rate swap. – Equity swap. – – Interest rate options. – Currency options. – Opzioni su financial futures. – Opzioni su titoli di stato. – Opzioni su titoli azionari. –

194 194 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti finanziari derivati: principali esempi Derivati Creditizi Total Rate of return Swap (TROR) Credit Default Swap (CDS) Altri derivati Creditizi Credit Spread Swap; Basket Linked Credit Default Swap; Credit Linked Structure Note.

195 195 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward (rinvio) Contratto forward: accordo tra due controparti di acquisto/vendita di una attività: ◦ ad una specifica data futura; ◦ ad un prezzo stabilito oggi Caratteristiche: ◦ contratti ‘ad hoc’, trattati su mercati non regolamentati; ◦ nessuna rivalutazione e/o liquidazione prima della scadenza; ◦ chiusura del contratto con la consegna dell’attività negoziata e liquidazione per contanti alla scadenza; ◦ rischio di credito e di liquidità.

196 196 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures (rinvio) Contratto futures: accordo tra due controparti di acquisto/vendita di una attività: ◦ ad una specifica data futura; ◦ ad un prezzo stabilito oggi. Caratteristiche: ◦ contratti standardizzati, trattati su mercati regolamentati; ◦ margini di garanzia rivalutati e liquidati giornalmente sulla base del mark to market del future; ◦ chiusura del contratto generalmente con operazioni di segno opposto (off setting), a data antecendente alla scadenza; ◦ la Clearing House agisce come controparte legale del contratto per entrambe le controparti finali.

197 197 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Swap (rinvio) Interest rate swap ◦ accordo tra due controparti per lo scambio periodico dei flussi di pagamenti (interessi), riferiti ad un dato capitale (notional amount), per un dato periodo di tempo. Currency swap ◦ contratto dove lo scambio di flussi di pagamento avviene sulla base di due differenti divise. In particolare il contratto si articola attraverso uno scambio iniziale di capitali espressi in due divise, lo scambio di un flusso di pagamento periodico ancorato ad un tasso fisso o variabile e la restituzione alla scadenza, dei capitali scambiati.

198 198 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Option (rinvio) Contratto che attribuisce ad una delle parti (buyer), dietro pagamento di un corrispettivo (premium), la facoltà di acquistare o vendere una certa attività finanziaria all’altra controparte (seller) ad un prezzo predeterminato (strike price). Caratteristiche: ◦ la facoltà di esercitare l’opzione può essere esercitata lungo tutto il periodo di tempo antecedente la data di scadenza (american option) oppure essere esercitata nella sola data di scadenza (european option); ◦ le opzioni possono essere di tipo call (danno all’acquirente la facoltà di acquisto) o di tipo put (danno all’acquirente la facoltà di vendita).

199 199 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale Introduzione ai mercati futures, IRS, options, warrants e covered warrants Introduzione alla gestione del rischio finanziario

200 200 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale La funzione dei derivati nel sistema finanziario: ◦ completezza dei possibili profili di rischio e di rendimento; ◦ leverage; ◦ trasferimento e ripartizione dei rischi finanziari all’interno del sistema economico.

201 201 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale Il ruolo e le finalità di utilizzo dei prodotti derivati: ◦ copertura (hedging): per trasferire il rischio legato alla possibilità di eventi sfavorevoli per l’azienda; ◦ arbitraggio (arbitrage) ed intermediazione: per sfruttare anomalie di mercato ed asimmetrie informative favorevoli per l’istituzione finanziaria; ◦ speculazione (trading): per aumentare l’esposizione al rischio al fine di aumentare il rendimento atteso dal capitale investito.

202 202 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale Introduzione ai mercati futures, IRS, options, warrants e covered warrants Introduzione alla gestione del rischio finanziario

203 203 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: definizione Un future viene definito come un contratto a termine in cui la controparte assume l’obbligo di comprare (posizione lunga) o vendere (posizione corta) un dato quantitativo di una specifica attività sottostante (underlying) ad una certa data futura e ad un prezzo prestabilito (prezzo a termine o prezzo future).

204 204 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: elementi caratteristici Si elencano di seguito i principali elementi che caratterizzano un contratto future: l’attività sottostante ossia il bene di riferimento che rappresenta l’oggetto del contratto; l’unità di contrattazione, o meglio l’importo nominale del lotto minimo negoziabile; le date di scadenze del contratto, in relazione alla quale solitamente si osserva un calendario prefissato con un numero limitato di scadenze, in genere quattro volte per anno; il giorno di consegna; l’ultimo giorno di contrattazione; gli orari di contrattazione;

205 205 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: elementi caratteristici il movimento minimo di prezzo ossia l’unità minima di variazione della quotazione (tick); il margine iniziale di garanzia, il deposito da versare a garanzia dell’operazione; il prezzo di regolamento alla consegna, che rappresenta il valore di regolamento delle posizioni ancora aperte alla chiusura delle contrattazioni.

206 206 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: descrizione del funzionamento Ogni attività di negoziazione in contratti future transita tramite una particolare Cassa di compensazione (Clearing House). Sia il compratore sia il venditore di questo strumento finanziario sono pertanto vincolati a regolare la propria posizione con la Cassa di compensazione (sistema di margini e di depositi di garanzia).

207 207 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: la stanza di compensazione Stanza o Cassa di compensazione Compratore del future o buyer o ‘long’ Venditore del future o seller o ‘short’

208 208 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Esempio Futures: Si consideri un contratto future avente: sottostante un indice di borsa; scadenza il terzo venerdì del mese di settembre, cioè venerdì 20 settembre 2013; moltiplicatore pari a 5; il prezzo dato dalla quotazione di mercato il giorno dell’acquisto è pari punti indice; il valore del contratto (cioè il suo valore nominale), costituito dal prezzo del future per il moltiplicatore è pari a x €5 = €87.050; il margine iniziale è pari al 11,25% del valore nominale del contratto; il prezzo del future alla scadenza è pari a punti indice. Nel momento in cui avviene la compravendita dello strumento, le due parti, acquirente e venditore, devono versare alla Cassa di Compensazione e Garanzia i margini iniziali, pari a x 11,25% = €9.793,125 che verranno restituiti alla scadenza.

209 209 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Esempio Futures: Durante la vita del contratto, la CC&G calcola la differenza fra il valore del contratto nel giorno in essere e di quello precedente richiedendo il versamento di questa differenza, chiamata margine di variazione, alla parte che rispetto al giorno precedente ha maturato la perdita. Detto margine verrà accreditato alla parte che ha invece conseguito il profitto. Se, ad esempio, il giorno successivo all’acquisto il future quota punti indice e di conseguenza il valore del contratto è pari a x €5 = €87.200, verranno addebitati € € = €150 al venditore e accreditati al compratore. Questo meccanismo si sussegue giornalmente fino alla scadenza, in occasione della quale verrà liquidato l’ultimo margine di variazione e restituito il margine iniziale versato dalle parti.

210 210 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Futures: diverse tipologie di prodotto Future su titoli obbligazionari. Future su indici azionari. Future su euro depositi. Future su cambi. Future su metalli preziosi. Future su commodities. Il London International Financial Futures and Options Exchange (LIFFE) è diventato il principale mercato europeo di futures finanziari ed opzioni, ed il terzo nel mondo.

211 211 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap (IRS) Contratto mediante il quale due controparti si scambiano periodicamente dei flussi di pagamenti (interessi) riferiti ad un dato capitale (nozionale), per un dato periodo di tempo: ◦ non è previsto scambio di capitale; ◦ gli interessi sono liquidati in via posticipata.

212 212 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap: componenti fondamentali Si elencano di seguito i principali elementi che caratterizzano un contratto IRS: notional amount: capitale nozionale di riferimento per il calcolo dei flussi di interessi a tasso fisso e a tasso variabile; trade date: data di stipula del contratto; effective date: data di decorrenza effettiva del contratto; maturity date: data di scadenza del contratto; payment date: date intermedie in cui vengono liquidati i flussi di interessi maturati; calculation period: periodo di riferimento per il calcolo dei flussi di interesse che intercorre tra due payment date;

213 213 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap: componenti fondamentali (segue) fixing date: data in cui viene rilevato il tasso da utilizzare per il calcolo del flusso di interesse a tasso variabile. Solitamente coincide con il secondo giorno lavorativo antecedente l’inizio o la fine del calculation period; frequency: frequenza con cui viene rilevato il tasso variabile; fixed rate: tasso fisso stabilito all’accensione del contratto; floating rate: tasso variabile agganciato a un parametro di mercato; cash flow: importo liquidato a ogni payment date.

214 214 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap (IRS) Impresa acquirente di un Interest Rate Swap Impresa venditrice di un Interest Rate Swap

215 215 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap (IRS) Il flusso dei pagamenti a tasso fisso è detto “gamba fissa”; il controvalore di ciascun pagamento è dato dal prodotto del capitale nozionale per il tasso fisso contrattualmente stabilito e riferito alla frazione d’anno di pertinenza. Il flusso dei pagamenti a tasso variabile è detto “gamba variabile”; il relativo controvalore unitario è il risultato del prodotto del capitale nozionale per il tasso variabile fissato alla data di rilevazione indicata nel contratto (fixing date) e riferito alla frazione d’anno di pertinenza.

216 216 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Interest Rate Swap (IRS) Il calcolo di ciascun pagamento periodico avviene con le seguenti formule: GAMBA VARIABILE: S * TV% *(ACT/360) GAMBA FISSA: S * TF% *(ACT/360) dove: S=Capitale nozionale sottostante TF=tasso fisso percentuale TV=tasso variabile percentuale Act/360=indica il numero effettivo di giorni nel periodo di calcolo considerato diviso per 360

217 217 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cross Currency Swap: descrizione del prodotto Contratto nel quale due parti si accordano per scambiarsi flussi di pagamenti futuri sulla base di due capitali in divisa che vengono anch’essi scambiati ad un cambio prefissato. L’accordo si articola, nella forma più classica, in tre fasi distinte: lo scambio iniziale dei capitali espressi in due diverse divise, da effettuarsi a pronti; lo scambio intermedio di un flusso periodico di pagamenti sulla base di tassi di interesse sui due capitali di riferimento calcolati in base ai tassi stabiliti nel contratto; lo scambio finale dei due capitali originari in senso inverso a scadenza.

218 218 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cross Currency Swap: componenti fondamentali Sotto il profilo tecnico, il currency swap è in pratica composto da: un pronti contro termine in cambi, che consiste nella contestuale compravendita in valuta a pronti e riacquisto a termine; un interest rate swap in quanto nel corso della vita dello strumento è altresì prevista la liquidazione dei flussi d’interessi maturati sui due capitali di riferimento. Nella prassi un soggetto viene definito acquirente di un currency swap quando incassa il flusso di interessi a tasso fisso e paga il flusso di interessi a tasso variabile; viceversa viene definito venditore dello strumento quando paga il flusso di interessi a tasso fisso e incassa il flusso di interessi a tasso variabile.

219 219 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cross Currency Swap: componenti fondamentali Il calcolo di ciascun pagamento periodico dei flussi di interesse espressi nelle due diverse divise avviene sulla base delle seguenti formule: GAMBA VARIABILE: Sval 1 * TV% *(ACT/360) GAMBA FISSA: Sval 1 * TF% *(ACT/360) dove: Sval 1 =Capitale nozionale sottostante espresso nella valuta 1 Sval 2 =Capitale nozionale sottostante espresso nella valuta 2 TF=tasso fisso percentuale TV=tasso variabile percentuale Act/360=indica il numero effettivo di giorni nel periodo di calcolo considerato diviso per 360

220 220 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cross Currency Swap: impieghi operativi Gli elementi del contratto di currency swap sono gli stessi che caratterizzano gli Interest Rate Swap. Lo scopo principale perseguito con un contratto di currency swap è quello di trasformare le attività e passività finanziarie da tasso fisso a tasso variabile (o viceversa) convogliando le stesse verso i tassi di mercato più favorevoli. Rispetto a un contratto di interest rate swap, il currency swap risulta infatti più flessibile in quanto permette di scegliere la valuta e il mercato in cui indebitarsi.

221 221 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni Definizione: Le opzioni sono contratti finanziari che danno al compratore, dietro il pagamento di un importo iniziale chiamato premio, il diritto ma non l’obbligo di acquistare (call) o vendere (put) una data quantità di un’attività finanziaria sottostante ad un determinato prezzo d’esercizio (strike price) ad una data specifica o entro tale data.

222 222 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: principali finalità L’offerta di opzioni si è sviluppata in risposta alle condizioni di forte volatilità e di incertezza dei mercati finanziari internazionali. Nel contratto di opzione l’acquirente si garantisce una perdita limitata all’importo del premio e un guadagno illimitato; il venditore, specularmente, si vincola a un guadagno limitato all’importo del premio e a una perdita illimitata. 222

223 223 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: principali finalità Gestione del rischio di portafoglio. Creazione di titoli sintetici. Copertura di entrate/uscite future incerte. Copertura di posizioni. Trading. 223

224 224 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: mercati regolamentati e non regolamentati Le opzioni possono essere negoziate sia nei mercati regolamentati che sui mercati over the counter. Le opzioni negoziate sui mercati regolamentati si caratterizzano per la standardizzazione del sottostante, dello stile, dello strike e della scadenza. Le opzioni sono trattate sul mercato dei derivati IDEM della Borsa Italiana e hanno come sottostante l’indice FTSE Mib (dal 1 giugno 2009)

225 225 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: elementi caratteristici Tipologie: Call o Put. Sottostante: titolo, tasso di cambio, tasso di interesse, azione, indice, future. Nozionale: valore nominale o contratti. Stile: europeo, americano. Prezzo di esercizio: strike price. Premio o margine iniziale. Data stipulazione contratto. Data esercizio. Data scadenza.

226 226 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: opzioni call e opzioni put In base alla facoltà che l’opzione attribuisce al sottoscrittore, si definiscono: ◦ Opzioni call: sono contratti che conferiscono all’acquirente la facoltà di acquistare una determinata quantità di una attività finanziaria ad un prezzo prefissato (strike price). ◦ Opzioni put: sono contratti che conferiscono all’acquirente la facoltà di vendere una determinata quantità di un’attività finanziaria ad un prezzo prefissato (strike price).

227 227 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: facoltà di esercizio del diritto In relazione alla possibile data di esercizio o di rinuncia del diritto, le opzioni si dividono in: ◦ opzioni europee, se l’esercizio del diritto è previsto alla sola data di scadenza; ◦ opzioni americane, se l’esercizio è consentito in qualsiasi momento compreso tra la stipulazione del contratto e la data di scadenza dello stesso;

228 228 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: possibili ‘status’ In base al valore del sottostante rispetto allo strike price ad un certo istante, le opzioni possono essere: ◦ ‘Out of the money’: se prezzo spot < prezzo strike per opzioni call (viceversa per opzioni put). ◦ ‘At the money’: se prezzo spot ~ prezzo strike. ◦ ‘In the money’: se prezzo spot > prezzo strike per opzioni call (viceversa per opzioni put).

229 229 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: valore intrinseco e valore temporale Premio = valore intrinseco+valore temporale. Il valore intrinseco indica quanto un’opzione è in the money. Solo un’opzione in the money ha valore intrinseco positivo. Viceversa, le opzioni at the money e out of the money hanno valore intrinseco pari a zero. ◦ valore intrinseco call: S-X; ◦ valore intrinseco put: X-S. Il valore temporale rappresenta quanto un investitore è disposto a pagare, oltre al valore intrinseco, nella speranza che l’opzione aumenti il suo valore.

230 230 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: fattori determinanti il valore di un’opzione In ogni istante prima della scadenza, il valore di un’opzione sarà funzione di almeno sei variabili fondamentali: ◦ (S) Il prezzo dell’attività sottostante (es. stock/bond price). ◦ (K) Il prezzo di esercizio (strike price). ◦ (T) La durata residua dell’opzione (time to maturity). ◦ (  ) La volatilità dell’attività (ad es. stock/bond volatility). ◦ (r) Il livello dei tassi di interesse (interest rates). ◦ (q) Il costo opportunità (holding cost).

231 231 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: fattori determinanti il valore di un’opzione ◦ (S) Il prezzo dell’attività sottostante ◦ (K)Il prezzo di esercizio Se aumenta il prezzo del titolo sottostante, aumenterà il valore di una opzione call (al contrario diminuirà il valore della put). Allo stesso modo, più è elevato il prezzo di esercizio rispetto al prezzo del titolo sottostante, più basso risulterà il valore della call (viceversa per la put), in quanto l’opzione potrà più facilmente essere sempre out of money al momento dell’esercizio.

232 232 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: fattori determinanti il valore di un’opzione ◦ (T) La durata residua dell’opzione Maggiore è la durata di un’opzione, maggiore sarà la probabilità di accadimento di eventi che possono provocare un incremento della volatilità od uno scostamento del prezzo. Quindi, il valore di un’opzione aumenta con l’aumentare della durata.

233 233 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: fattori determinanti il valore di un’opzione ◦ (  )La volatilità dell’attività sottostante La volatilità del titolo sottostante misura la probabile distribuzione dei prezzi del titolo sottostante nel futuro. Più è elevata la volatilità, maggiori saranno le probabilità che il titolo si apprezzi o deprezzi in modo significativo. Quindi, per il possessore dell’opzione, maggiore è la volatilità, maggiore sarà la probabilità di guadagno, mentre le perdite rimarranno sempre circoscritte al premio pagato.

234 234 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: fattori determinanti il valore di un’opzione ◦ (r)Il livello dei tassi di interesse Il livello dei tassi di interesse determina il prezzo a termine del titolo sottostante. All’aumentare dei tassi esso sarà sempre più alto, il che si traduce in un aumento di valore della call e in una diminuzione del valore della put. ◦ (q)Il livello del costo opportunità Anche il livello costo opportunità determina il prezzo a termine del titolo sottostante. All’aumentare di esso avremo dei prezzi a termine sempre più bassi, il che si traduce in un aumento di valore della pur e in una diminuzione del valore della call.

235 235 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: profilo di redditività di un contratto di opzione Pay off: profilo di redditività relativo ad un contratto di opzione. Il grafico dei pay off evidenzia i cambiamenti di valore della posizione relativa dell’investitore al variare del prezzo del titolo. ◦ Opzione call: max (ST - K, 0). ◦ Opzione put: max (K - ST, 0). ST = prezzo di mercato dell’attività sottostante alla data di esercizio. K = strike price.

236 236 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: profilo di redditività di un contratto di opzione Le due parti del contratto di opzione sono chiamate compratore e venditore. L’acquirente (long position), dietro pagamento di una somma di denaro, detta premio, acquista il diritto di vendere (long put) o comprare (long call) l’attività sottostante. Il venditore (short position) percepisce il premio e, in cambio, è obbligato alla vendita (short put) o all’acquisto (short call) del bene sottostante su richiesta del compratore. Possiamo evidenziare le seguenti quattro strategie di base: acquisto di una call (long call); acquisto di una put (long put); vendita di una call (short call); vendita di una put (short put).

237 237 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Long call payoff

238 238 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Long call payoff A seconda del livello dei prezzi sul mercato al momento dell’esercizio, si possono riconoscere tre differenti scenari: per prezzi del sottostante inferiori a A, l’opzione verrà abbandonata poiché il compratore potrà acquistare il sottostante direttamente sul mercato a condizioni migliori rispetto all’esercizio dell’opzione (opzione out of the money); per prezzi compresi tra A e B si realizzerà un recupero parziale del prezzo della call. In quel caso al compratore converrà esercitare l’opzione ma il vantaggio economico dell’esercizio sarà negativo a causa del costo iniziale di acquisto dell’opzione (opzione at the money); per prezzi superiori a B il compratore eserciterà l’opzione e registrerà un utile pari alla differenza tra il prezzo di mercato e lo strike price meno il costo della call cioè il premio pagato (opzione in the money).

239 239 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Short call payoff

240 240 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Short call payoff A seconda del livello dei prezzi sul mercato al momento dell’esercizio: se il prezzo di mercato dell’attività sottostante è inferiore allo strike price, il venditore realizzerà un utile pari all’ammontare del premio incassato in quanto l’acquirente non eserciterà il proprio diritto all’acquisto (opzione out of the money); se il prezzo dell’attività sottostante è maggiore di A, il venditore subirà una perdita direttamente correlata all’evoluzione del prezzo di mercato dell’attività sottostante, poiché, in questo caso, l’acquirente del contratto tenderà a esercitare il proprio diritto (opzione in the money).

241 241 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Long put payoff

242 242 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Long put payoff A seconda del livello dei prezzi sul mercato al momento dell’esercizio: per prezzi del sottostante superiori a B l’opzione verrà abbandonata poiché il compratore potrà vendere il sottostante direttamente sul mercato a condizioni migliori rispetto all’esercizio dell’opzione (opzione out of the money); per prezzi compresi tra A e B si realizzerà un recupero parziale del prezzo della put; in quel caso al compratore converrà esercitare l’opzione ma il vantaggio economico dell’esercizio sarà negativo a causa del costo iniziale di acquisizione dell’opzione (opzione at the money); per prezzi inferiori a A il compratore eserciterà la facoltà e registrerà un utile pari alla differenza tra lo strike price e il prezzo di mercato, meno il costo della put (opzione in the money).

243 243 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Short put payoff

244 244 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: strategie operative di base Short put payoff A seconda del livello dei prezzi sul mercato al momento dell’esercizio: se il prezzo di mercato dell’attività sottostante è superiore al prezzo d’esercizio, l’operatore conseguirà un utile pari all’ammontare del premio incassato in quanto, in tal caso, l’acquirente dell’opzione non avrà convenienza ad esercitarla (opzione out of the money); se il prezzo di mercato del sottostante è inferiore al prezzo d’esercizio, il venditore subirà una perdita negativamente correlata all’evoluzione del prezzo di mercato dell’attività sottostante (opzione in the money).

245 245 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: principali tipologie In funzione dell’attività sottostante si distinguono le seguenti tipologie di contratti d’opzione: opzioni su valute (currency option); opzioni su tassi d’interesse (cap, floor, collar); opzioni su titoli (bond option, equity option); opzioni su swap (swaption); opzioni su indici (stock index option); opzioni su merci (commodity option).

246 246 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Opzioni: pricing Per quanto attiene al pricing delle opzioni, esistono numerosi modelli variamente complessi, che tengono in considerazione i principali fattori che influenzano il prezzo di un’opzione, tra i quali in particolare: il prezzo corrente dell’attività sottostante o underlying (S); il prezzo di esercizio o strike price (K); la vita residua (T-t); la volatilità del prezzo dell’attività sottostante ( σ ); il tasso d’interesse privo di rischio (r); i dividendi attesi durante la vita dell’opzione (d). Il modello fondamentale di option pricing è il modello di Black e Scholes.

247 247 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement (FRA) Il Forward Rate Agreement (di seguito “FRA”) è un contratto derivato su tassi di interesse, in base al quale due controparti si impegnano a pagare o incassare, alla data prevista dal contratto, un ammontare calcolato applicando a un capitale di riferimento il differenziale attualizzato tra il tasso fisso stabilito dal contratto e il tasso di mercato rilevato alla data definita, rapportato alla durata dello stesso. L’accordo prevede che, in fase di definizione dello stesso, le controparti concordino sia il tasso di interesse fisso, sia i parametri per rilevare, alla data di liquidazione, il tasso di interesse variabile. Il differenziale tra i due tassi costituisce la base che, applicata al capitale di riferimento per il periodo concordato, determina l’ammontare del flusso monetario del contratto.

248 248 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione dei tassi forward I forward rate sono utilizzati per calcolare il valore di un flusso di cassa che inizia e scade in date future. I tassi forward sono impliciti nella curva dei tassi a termine e sono definiti univocamente. Oggi3 mesi6 mesi Attualizzato al tasso forward

249 249 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward rate agreement: componenti fondamentali Si elencano di seguito i principali elementi che caratterizzano un contratto forward: notional amount: capitale nozionale di riferimento; trade date: data di stipula del contratto; settlement date: data a partire dalla quale iniziano a maturare gli interessi sul capitale nozionale e data di regolamento del differenziale; maturity date: data di scadenza del contratto; calculation period: periodo di riferimento per il calcolo degli interessi (da settlement date a maturity date); fixed rate: tasso fisso stabilito alla data di stipula del contratto; floating rate: tasso variabile rilevato sul mercato alla fixing date;

250 250 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward rate agreement: componenti fondamentali fixing date: data in cui viene rilevato il floating rate. Solitamente coincide con il secondo giorno lavorativo antecedente la settlement date; settlement amount: importo di liquidazione scambiato tra le parti alla settlement date derivante dall’applicazione del differenziale dei tassi al capitale nozionale per il periodo del contratto, generalmente scontato al tasso variabile di mercato.

251 251 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: impieghi operativi Intermediazione Nella sua forma più elementare l’intermediario può fornire un servizio di brokeraggio alla propria clientela, vendendo i contratti e quindi coprendo le posizioni sul mercato interbancario. In questo caso l’intermediario ha solo un rischio di credito rispetto al cliente e alla controparte, fino alla settlement date. Esempio Un cliente si rivolge alla banca accettando di acquistare un FRA 3 * 6 del 4,5% su $ sul tasso EURIBOR. Un altro cliente o controparte è invece disposto a vendere lo stesso contratto al tasso del 4%. La Banca, ponendosi come venditore del primo contratto ed acquirente del secondo, si avvantaggia della differenza tra i tassi fissi, pari allo 0,5%, per tutto il periodo di durata del deposito nozionale.

252 252 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: impieghi operativi Lo scopo principale perseguito con il contratto di forward rate agreement è quello di fissare con un certo anticipo il tasso di interesse che caratterizzerà un’operazione di investimento o di finanziamento a tasso variabile, ovvero di collegare un’operazione a tasso fisso all’effettivo andamento dei tassi di mercato. L’importo di liquidazione oggetto di scambio tra le parti si determina sulla base della seguente formula: Dove: D: Differenziale

253 253 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: impieghi operativi S: Capitale nozionale sottostante TF: tasso fisso percentuale TV: tasso variabile percentuale Act/360: indica il numero effettivo di giorni nel periodo di calcolo considerato diviso per 360 Se: differenziale > 0 sarà pagato dal venditore all’acquirente del forward rate agreement, ovvero colui che paga il tasso fisso e incassa il tasso variabile; differenziale < 0 sarà pagato dall’acquirente al venditore dello strumento, ovvero colui che paga il tasso variabile e incassa il tasso fisso.

254 254 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: esempio L’impresa Gamma ha in essere un finanziamento di € sul quale paga interessi passivi semestrali al tasso Euribor a 6 mesi. In data , temendo un rialzo dei tassi, decide di coprire il rischio tasso sul proprio finanziamento negoziando con una banca un contratto forward rate agreement avente: decorrenza a 3 mesi e durata per i successivi 6 mesi; nozionale pari a € ; settlement date il con conseguente liquidazione del differenziale in via anticipata; maturity date il 31 dicembre 2013; fixing date il ; tasso fisso corrisposto dall’impresa Gamma pari al 2,50%; tasso variabile corrisposto dalla banca pari all’Euribor a 6 mesi.

255 255 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: esempio Con la stipula del contratto di forward rate agreement, l’impresa Gamma trasforma le proprie passività a tasso variabile (Euribor a 6 mesi) in passività a tasso fisso (2,50%) limitatamente al periodo – Se in data (fixing date), il tasso Euribor a 6 mesi sarà maggiore di 2,50%, ad esempio pari a 2,80%, l’impresa Gamma incasserà dalla banca un differenziale positivo pari a: In questa ipotesi, l’impresa Gamma vede premiata la propria strategia di copertura del rischio, in quanto è riuscita a ridurre di €755,85 gli oneri finanziari che deve sostenere sul proprio indebitamento.

256 256 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Forward Rate Agreement: differenze con gli Interest Rate Future DifferenzeFRA Future Luogo contrattazione Tasso di riferimento Liquidazione differenziale Scadenze OTC EURIBOR mesi (30/360) Alla settlement date Concordate ad hoc Mercato organizzato EURIBOR 3 mesi 30/360 giorni Giornaliera 4 per anno

257 257 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa I derivati creditizi Noti con il termine anglosassone di credit derivatives, vengono impiegati sia ai fini di hedging che di trading, per mitigare o assumere specifiche posizioni sul rischio di credito di determinate controparti. Si tratta di prodotti che consentono di limitare il rischio connesso ad una specifica esposizione, senza necessariamente trasferire il credito e senza ricorrere ad una garanzia di tipo personale o reale. Tecnicamente, un derivato creditizio si struttura come un contratto derivato di tipo tradizionale, il cui regolamento è condizionato al verificarsi di un certo evento creditizio (credit event).

258 258 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa I derivati creditizi Nella definizione di un contratto derivato del credito s’identificano, dunque, tre diverse controparti il soggetto che trasferisce il rischio di credito e che si assicura dallo stesso, definito protection buyer; il soggetto che si assume il rischio di credito, denominato protection seller il debitore finanziato, definito reference entity. Il protection buyer è il soggetto che a fronte di un pagamento up-front o tramite flussi periodici, riceve una somma prestabilita nel caso si verifichi un determinato credit event. Il protection seller è, viceversa, il soggetto che riceve un pagamento up-front o tramite flussi periodici e paga una somma prestabilita nel caso si verifichi un determinato credit event.

259 259 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa I derivati creditizi: elementi rilevanti Gli elementi rilevanti ai fini della definizione del contratto risultano essere: il credito sottostante: si riferisce al rapporto di credito a cui è correlato l’evento creditizio che condiziona l’eventuale esborso da parte del protection seller; l’evento creditizio: si intende l’evento in relazione al quale è correlato il potenziale pay off del titolo derivato. Gli eventi creditizi possono includere, oltre al fallimento della controparte debitrice, anche casistiche di mancato pagamento su specifiche obbligazioni o deterioramento del rating creditizio al di sotto di un livello ben preciso; il regolamento della posizione in caso di default: si tratta del pagamento che deve essere effettuato qualora l’evento creditizio si manifesti.

260 260 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Total Rate of Return Swap (TROR) Un contratto di Total Rate of Return Swap prevede, che il venditore della protezione (detto total return receiver) riceva i pagamenti generati da un’attività di riferimento (reference obligation), solitamente titoli obbligazionari o prestiti bancari, senza procedere all’acquisto di tali attività sottostanti, versando alla controparte, acquirente della protezione (definita total return payer), un cash flow determinato, applicando ad un valore nozionale di riferimento, un indice di mercato, quali i tassi Euribor o Libor, maggiorati o diminuiti di un determinato spread (reference rate). Funzionamento di un contratto TROR

261 261 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Alla scadenza del contratto avviene il cosiddetto re-pricing dell’attività sottostante: qualora si sia verificato un deprezzamento dell’underlying, l’investitore è tenuto a versare alla controparte un importo pari alla differenza tra il valore iniziale dell’asset e quello di mercato a scadenza; in caso contrario, se alla conclusione del contratto l’attività sottostante si è apprezzata, il venditore della protezione ha il diritto a ricevere dall’acquirente un importo pari all’apprezzamento verificatosi. Total Rate of Return Swap (TROR)

262 262 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Credit Default Swap (CDS) Il Credit Default Swap rappresenta la forma tradizionale di derivato creditizio ed anche quella più diffusa sul mercato, in quanto consente agli operatori economici di tutelarsi contro un evento dannoso, quale l’insolvenza di una controparte in relazione ad una qualsiasi transazione economica. Si configura come un contratto bilaterale in base al quale una parte, il protection seller, riceve un premio che può essere corrisposto periodicamente o versato totalmente alla data di inizio del contratto (up-front) dalla parte acquirente, il protection buyer, in cambio del quale s’impegna a garantire a quest’ultima un determinato pagamento contingente al verificarsi di un determinato evento di credito (credit event) che interessa il sottostante di riferimento, per un periodo di tempo prestabilito.

263 263 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Credit Default Swap (CDS) Funzionamento di un Credit Default Swap

264 264 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Credit Default Swap (CDS): elementi essenziali Gli elementi essenziali del contratto di Credit Default Swap riguardano: il sottostante, che può essere rappresentato da un’obbligazione, un finanziamento a medio lungo termine o un paniere di crediti; il pagamento periodico, da versare al venditore della protezione, che viene determinato in misura percentuale su uno specifico nozionale ed erogato fino alla scadenza del contratto o al verificarsi dell’evento creditizio su base trimestrale o semestrale; l’evento creditizio, coincidente con l’insolvenza, la bancarotta o ogni altra circostanza analoga che interessa il debitore terzo; la liquidazione del contratto, che solitamente avviene per contanti oppure, in casi più rari, mediante la consegna del sottostante; le modalità di determinazione del pagamento al verificarsi dell’evento creditizio, che possono prevedere.

265 265 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Ulteriori tipologie di derivati creditizi Credit Spread Swap: sono derivati di credito basati sullo spread, ossia il differenziale tra il rendimento di un’attività finanziaria soggetta a rischio di credito (obbligazione o prestito) e un’altra priva di tale rischio, che serve a tutelare un investitore dall’eventualità che la propria controparte non sia in grado di adempiere alle obbligazioni contratte, e quindi al potenziale rischio di default relativo all’attività sottostante. Basket Linked Credit Default Swap: sono basati su un paniere diversificato di attività finanziarie sottostanti, ciascuna delle quali emessa da società diverse. Tali strumenti possono essere, quindi, concepiti come un portafoglio di Credit Default Swap, che permette di aumentare in modo considerevole la qualità complessiva del portafoglio creditizio detenuto. Credit Linked Structure Note: si configurano come strumenti composti che derivano dalla combinazione di un’obbligazione e un derivato creditizio, tipicamente un credit default swap o un basket linked credit default swap.

266 266 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati Definizione delle caratteristiche degli strumenti finanziari derivati Il ruolo dei derivati nel sistema finanziario e nell’economia reale Introduzione ai mercati futures, IRS, options, warrants e covered warrants Introduzione alla gestione del rischio finanziario (cenni)

267 267 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione di rischio In generale, per un’azienda esistono 3 tipologie di rischio Accanto a queste tipologie di rischio una fattispecie che coinvolge tutte le aree dell’azienda sono i rischi operativi Rischio: Volatilità di una perdita inattesa Rischio di Business Rischio che un’azienda si assume al fine di creare un vantaggio competitivo e valore aggiunto per gli azionisti Si tratta di rischi risultanti da modificazioni sostanziali nell’ambiente economico e politico Rischio derivante da modificazione di variabili finanziare e/o creditizie Rischio Strategico Rischio Finanziario

268 268 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Il rischio finanziario Tipologie Nell’ambito del rischio finanziario, è possibile individuare tre fonti di rischio: mercato, credito e liquidità Rischio di Mercato Il rischio di mercato deriva dalle variazioni del valore delle posizioni detenute in portafoglio, causate da movimenti avversi delle variabili di mercato (tassi d’interesse, prezzi, volatilità, ecc) Rischio di Credito Il rischio di credito deriva dalle variazioni del valore di mercato delle posizioni detenute in portafoglio, causate da movimenti avversi delle variabili creditizie rappresentate tipicamente dai default delle controparti e dal cambiamento della classe di rating. Rischio di Liquidità Rischio derivante dall’impossibilità di effettuare una transazione ai prezzi di mercato a causa dell’inefficienza dello stesso

269 269 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Il rischio finanziario - Risk Management Il Risk Management è il processo continuo di identificazione, monitoraggio e misurazione delle fonti di rischio finanziario

270 270 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fattori determinanti per lo sviluppo del Risk Management - Motivazioni interne Straordinario sviluppo del trading su strumenti derivati con elevato leverage e valutazioni complesse. Incentivi all’assunzione di maggiori rischi di mercato creati dalla caduta delle tradizionali fonti di profitto. Necessità di monitoraggio integrato delle esposizioni ai rischi del portafoglio della Banca. Valutazione delle performance aggiustate per il rischio per ogni singolo centro di profitto. Protezione dell’istituto da disastri finanziari (Extreme Value Theory).

271 271 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fattori determinanti per lo sviluppo del Risk Management - Motivazioni esterne Maggior competitività richiesta all’azienda sul mercato dei capitali. Allocazione ottimale del capitale e massimizzazione del rendimento. Crescente pressione esercitata dagli organi di vigilanza. Richieste provenienti dalla comunità finanziaria (Es. agenzie di rating).

272 272 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Come misurare il rischio Il Value at Risk L’acronimo VaR sta per Valore a Rischio. Esso è un indicatore che consente di misurare i rischi a cui un soggetto è esposto Il VAR è la stima della massima perdita potenziale attesa in un dato periodo (holding period), con un certo grado di probabilità (livello di confidenza), sotto condizioni normali di mercato. Il VaR esprime un importo (facile ed intuitivo da capire). E’ una stima non è la perdita effettiva. Il VaR risulta essere un dato di benchmark da utilizzare per analisi comparative.

273 273 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 1. Introduzione agli strumenti finanziari d’impresa 2. Mercato degli strumenti finanziari 3. Introduzione agli strumenti finanziari derivati 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”) Programma

274 274 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”) IAS 39 IAS 32 IFRS 7 IFRS 13 Cenni IAS 17 (leasing) Cenni su factoring

275 275 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32, IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

276 276 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 32/IFRS 7 IAS 32: fornisce regole per esposizione in bilancio degli strumenti finanziari come passività o strumenti di capitali IFRS 7: fornisce regole in termini di presentazione dell’informazione degli strumenti finanziari IAS 39 IAS 39: fornisce le regole contabili per l’iscrizione, la valutazione e l’eliminazione (“derecognition”) degli strumenti finanziari, incluse le operazioni di copertura del rischio Finalità degli IAS 39, 32 e IFRS 7 Principi contabili di riferimento

277 277 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione di strumento finanziario Uno strumento finanziario è un contratto in grado di originare: - un’attività finanziaria per una delle parti - una passività finanziaria o uno strumento di capitale per l’altra Attività finanziaria Disponibilità liquide Strumento rappresentativo del capitale di un’altra entità Diritto contrattuale a ricevere disponibilità liquide o un’altra attività finanziaria o a scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità a condizioni potenzialmente favorevoli Alcuni contratti regolati con strumenti di capitale dell’entità stessa Passività finanziaria Strumento di capitale Contratto che rappresenta una quota ideale di partecipazione residua nell’attività dell’entità, dopo aver estinto tutte le passività. Obbligazione contrattuale a consegnare disponibilità liquide o altre attività finanziarie a un’altra entità o a scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità a condizioni potenzialmente sfavorevoli all’entità Alcuni contratti regolati con strumenti di capitale dell’entità stessa

278 278 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti finanziari: tipologie Strumenti primari ■ Crediti ■ Debiti ■ Titoli azionari ■ Titoli obbligazionari ■ Ecc. ■ Opzioni finanziarie ■ Contratti a termine e per consegna differita ■ Interest rate swaps e currency swaps ■ Ecc. Strumenti derivati Gli strumenti finanziari comprendono:

279 279 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione di derivato (IAS 39.9) I derivati presentano tre caratteristiche: Non richiedono un investimento netto iniziale o richiedono un investimento netto iniziale che sia minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratto da cui ci si aspetterebbe una risposta simile a cambiamenti di fattori di mercato. Il valore cambia in relazione al cambiamento di un tasso di interesse, prezzo di uno strumento finanziario, prezzo di una merce, tasso di cambio in valuta estera, indice di prezzi o di tassi, merito di credito (rating) o indici di credito o altra variabile Sono regolati a data futura.

280 280 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti finanziari in bilancio ATTIVITA’ ■ Cassa e disponibilità liquide ■ Attività finanziarie ■ Crediti ■ Derivati di copertura ■ Partecipazioni ■ Attività materiali ■ Attività immateriali ■ Attività fiscali ■ Altre Attività ■ Debiti ■ Titoli in circolazione ■ Passività finanziarie ■ Derivati di copertura ■ Passività fiscali ■ Altre passività ■ Trattamento di fine rapporto del personale ■ Fondi per rischi e oneri ■ Capitale ■ Riserve PASSIVITA’

281 281 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

282 282 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Classificazione iniziale degli strumenti finanziari (1) Categoria Definizione Attività finanziarie al fair value con contropartita Conto Economico Attività finanziarie acquisite a scopo di trading Derivati Attività finanziarie iscritte inizialmente in questa categoria Finanziamenti e crediti Attività finanziarie (diverse da strumenti derivati) caratterizzate da pagamenti fissi o determinabili che non siano quotate in mercati attivi Investimenti posseduti sino a scadenza Attività finanziarie con scadenza fissa e con pagamenti fissi o determinabili che un’entità ha intenzione e la capacità di mantenere sino alla scadenza Attività finanziarie disponibili per la vendita Tutte le attività finanziarie che non sono state classificate in un’altra categoria

283 283 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Classificazione iniziale degli strumenti finanziari (2) Categoria Definizione Passività finanziarie al fair value con contropartita Conto Economico Passività finanziarie per trading Derivati Passività finanziarie classificate al fair value con imputazione al Conto Economico Altre passività finanziarie – al costo ammortizzato Tutte le passività finanziarie che non sono classificate al fair value con imputazione al Conto Economico

284 284 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevazione iniziale degli strumenti finanziari I costi di transazione sono costi marginali che sono direttamente attribuiti all’acquisizione, all’emissione o alla dismissione di un’attività o di una passività finanziaria. Tutte le attività e le passività finanziarie, inclusi i derivati, devono essere rilevate nello stato patrimoniale quando l’entità diventa parte nelle clausole contrattuali dello strumento. Attività “fair value del corrispettivo pagato” Passività “fair value del corrispettivo ricevuto”

285 285 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Amortised cost Fair value no yes Mantenuti con finalità di trading nel breve periodo o inizialmente classificati come FV/PL Si tratta di crediti e finanziamenti Si ha l’intento e la capacità di mantenerli sino a scadenza yes no FV P/L AFS L&R HTM Logiche di classificazione iniziale: ATTIVITA’

286 286 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Mantenuti con finalità di trading FV/PL (Fair Value through Profit or Loss) Other financial liabilities yesno Fair value Amortised cost Logiche di classificazione iniziale: PASSIVITA’

287 287 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevazione iniziale Al momento della loro iscrizione iniziale in bilancio, gli strumenti finanziari sono iscritti al: FAIR VALUE = Valore del corrispettivo della transazione COSTI DI TRANSAZIONE Direttamente attribuibili all’acquisizione o emissione dell’attività o passività finanziaria + Ad eccezione del caso di strumenti alla categoria “Fair value through profit or loss”

288 288 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Valutazione degli strumenti finanziari StrumentiValutazione Cambiamenti di valore P&L Non rilevante (eccetto impairment) P&L Investimenti detenuti fino a scadenza Costo ammortizzato (tasso di interesse effettivo) Non rilevante (eccetto impairment) Amortised cost (effective interest rate) Finanziamenti e crediti Attività disponibili per la vendita Fair value Attività finanziarie al fair value con contropartita al Conto Economico Fair value Derivati Fair value Passività finanziarie al fair value con contropartita al Conto Economico Fair value Altre passività Non rilevanteCosto ammortizzato Patrimonio netto (eccetto impairment)

289 289 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Definizione di fair value IFRS13 (13.9) ◦ Il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione.

290 290 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Valutazione successiva Criterio da utilizzare al fine di valutazioni successive a quella iniziale: FAIR VALUE COSTO AMMORTIZZATO oppure Dipende dalla categoria in cui è classificata l’attività o passività finanziaria

291 291 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Guida al fair value Mercato attivo: se c’è un mercato attivo per lo strumento finanziario il prezzo di mercato rappresenta la “best evidence” del suo fair value Mercato non attivo: tecniche di valutazione utilizzando al massimo fattori di mercato e si affidandosi il meno possibile a fattori specifici dell’entità Fair value degli strumenti di capitale: in assenza di una quotazione di mercato le valutazioni sono basate su stime o sul costo al netto delle perdite di valore (come ultima possibilità e solo se non è possibile fare una stima attendibile)

292 292 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Costo ammortizzato e metodo dell’ interesse effettivo Il costo ammortizzato è calcolato usando il metodo del tasso di interesse effettivo Ammontare iscritto all’origine - Costo ammortizzato = Rimborsi di capitale -/+ Interessi accumulati - Perdite durevoli di valore Ad ogni “reporting date” si applica il tasso di interesse effettivo al valore di carico al fine di determinare gli interessi attivi e passivi.

293 293 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

294 294 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fair Value measurement (IFRS 13) Entrata in vigore: Con il Regolamento n del 29 dicembre 2012 la Commissione Europea ha omologato l’IFRS 13: Misurazione del Fair Value (Fair Value Measurement). La data di prima applicazione dell’IFRS 13 è il 1° gennaio 2013, con adozione prospettica dall’inizio dell’esercizio in cui è applicato per la prima volta.

295 295 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fair Value measurement (IFRS 13) Obiettivi: Stabilire un’unica guida per la determinazione del fair value; Chiarire la definizione di fair value: è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione. Migliorare l’informativa relativa alla determinazione del fair value; Non indica le regole su quali voci di bilancio misurare al fair value; Indica invece le regole su come determinare il fair value e l’informativa richiesta;

296 296 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fair Value measurement (IFRS 13): valutazione dei derivati L’IFRS 13 stabilisce la necessità di considerare nel fair value dei contratti derivati il rischio di non performance (rischio che una delle due parti del contratto non adempia alle proprie obbligazioni), sia all’atto della rilevazione iniziale che nelle valutazioni successive. Il Fair Value di uno strumento derivato è scomponibile in tre componenti: la componente collateralizzata del fair value è calcolata come se il contratto fosse oggetto di un accordo di marginazione perfetto, tale da ridurre il rischio di controparte ad un livello trascurabile. Tale componente del fair value include il rischio di mercato ed il rischio di finanziamento implicito nei flussi che dovranno essere regolati a seguito dell’accordo di marginazione; la componente Funding Value Adjustment (FVA) considera, per le operazioni non oggetto di accordi di marginazione, i costi/benefici di finanziamento ulteriori rispetto a quelli già inclusi nella componente collateralizzata;

297 297 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fair Value measurement (IFRS 13): valutazione dei derivati La componente, detta bilateral Credit Value Adjustment (bCVA), tiene in considerazione la possibilità di fallimento delle controparti (Controparte e Investitore) ed è a sua volta data da due addendi, detti Credit Value Adjustment (CVA) e Debt Value Adjustment (DVA), che rappresentano i seguenti scenari: - il CVA (negativo) tiene in considerazione gli scenari in cui la Controparte fallisce prima dell’Investitore, e quest’ultimo presenta un’esposizione positiva nei confronti della Controparte. In tali scenari l’Investitore subisce una perdita di ammontare pari al costo di sostituzione del derivato stesso; - il DVA (positivo) tiene in considerazione gli scenari in cui l’Investitore fallisce prima della Controparte e il primo presenta un’esposizione negativa nei confronti della Controparte. In tali scenari l’Investitore beneficia di un guadagno di ammontare pari al costo di sostituzione del derivato stesso.

298 298 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Fair Value measurement (IFRS 13): valutazione dei derivati La componente, detta bilateral Credit Value Adjustment (bCVA), tiene in considerazione la possibilità di fallimento delle controparti (Controparte e Investitore) ed è a sua volta data da due addendi, detti Credit Value Adjustment (CVA) e Debt Value Adjustment (DVA), che rappresentano i seguenti scenari: - il CVA (negativo) tiene in considerazione gli scenari in cui la Controparte fallisce prima dell’Investitore, e quest’ultimo presenta un’esposizione positiva nei confronti della Controparte. In tali scenari l’Investitore subisce una perdita di ammontare pari al costo di sostituzione del derivato stesso; - il DVA (positivo) tiene in considerazione gli scenari in cui l’Investitore fallisce prima della Controparte e il primo presenta un’esposizione negativa nei confronti della Controparte. In tali scenari l’Investitore beneficia di un guadagno di ammontare pari al costo di sostituzione del derivato stesso.

299 299 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

300 300 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Impairment – requisiti per l’impairment Un’attività o un gruppo di attività finanziarie ha subito una perdita di valore se, e solo se, vi è l’obiettiva evidenza di una riduzione di valore in seguito ad uno o più eventi che si sono verificati dopo la rilevazione iniziale, e tale evento di perdita ha un impatto sui futuri flussi finanziari stimati Una perdita di valore è misurata come differenza tra: il valore contabile dell’attività e il valore attuale dei futuri flussi di cassa stimati – per L&R o attività HTM, e i costi di acquisto (al netto dei rimborsi e dell’ammortamento) e il valore corrente, al netto delle perdite di valore precedentemente rilevate - per le attività AFS

301 301 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Evidenze oggettive di impairment per gli strumenti finanziari misurati all’amortized cost Significative difficoltà finanziarie dell’emittente/debitore Violazione del contratto, quale un inadempimento o un mancato pagamento degli interessi o del capitale Concessione di un agevolazione al creditore (dilazioni, ristrutturazioni del debito) Fallimento o procedure di ristrutturazione finanziaria del debitore Scomparsa del mercato attivo di quell’attività finanziaria dovuta a difficoltà finanziarie Diminuzione sensibile nei futuri flussi di cassa stimati Ad ogni data di bilancio l’entità deve valutare se esiste una evidenza obiettiva che un’attività o un gruppo di attività possa aver subito una perdita durevole di valore

302 302 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Valutazione dell’ impairment per gli strumenti finanziari misurati all’amortized cost Attività finanziaria Sia attività singolarmente significative che non singolarmente significative Valutazione analitica Attività non singolarmente significativa Mancanza di una obiettiva evidenza di impairment (no loss event) Attività singolarmente significativa Obiettiva evidenza di impairment (loss event) Valutazione per classi omogenee di rischio oppure Solamente sulla base di Incurred Loss e non anche di Expected Loss

303 303 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Finanziamenti e crediti: valutazione dell’impairment su base collettiva Flussi di cassa futuri ◦ Stima dei flussi di cassa ◦ Esperienza di perdite storiche ◦ Cambiamenti nei dati osservabili ad essi collegati Perdite effettive ma non riportate ◦ Ad ogni fine anno il valore attuale dei flussi di cassa stimati è ricalcolato e la perdita di valore è riconosciuta per la differenza tra questo ammontare e il valore di carico del portafoglio ◦ I cash flows stimati prendono in considerazione le perdite “incurred”, non le perdite future attese ◦ Quando i crediti sono identificati come individualmente “impaired”, vengono esclusi dalla valutazione collettiva Tasso di sconto ◦ Tasso di interesse originario effettivo

304 304 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa La Perdita effettiva definisce la perdita durevole di valore Il Tasso di perdita storico è determinato usando dati storici modificati in relazione alle condizioni economiche esistenti alla data del bilancio Il Periodo di conferma della perdita è il periodo medio intercorrente tra l’insorgere della perdita e la data di conferma della stessa La data in cui insorge la perdita è la data nella quale si verifica una obiettiva evidenza di perdita su una singola attività (anche se non è ancora nota alla società) La data di conferma della perdita è la data nella quale viene identificata dalla società una obiettiva evidenza di perdita su base individuale Perdita effettiva = Tasso di perdita X storico Periodo di conferma X della perdita Valore di carico del portafoglio di crediti Finanziamenti e crediti: valutazione delle perdite effettive su base “portfolio”

305 305 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Impairment di investimenti azionari disponibili per la vendita Indicatori di impairment aggiuntivi per gli investimenti azionari ◦ Cambiamenti (con effetto avverso) che si sono verificati nell’ambiente tecnologico, di mercato, economico o legale in cui l’emittente opera ◦ Riduzione significativa o prolungata di fair value di un investimento in uno strumento rappresentativo di capitale. Nel caso in cui vengano meno i motivi dell’impairment, la perdita durevole di valore contabilizzata non può essere riversata a Conto Economico finchè l’attività continua ad essere iscritta in bilancio Strumenti di capitale

306 306 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Impairment di strumenti di debito disponibili per la vendita Indicatori di impairment per strumenti di debito (simili a quelli per i finanziamenti e crediti) ◦ Significative difficoltà finanziarie dell’emittente o debitore ◦ Fallimento o procedure di ristrutturazione finanziaria del debitore ◦ Scomparsa di un mercato attivo ◦ Diminuzione misurabile nei flussi di cassa futuri stimati Nel caso in cui vengano meno i motivi dell’impairment, la perdita durevole di valore può essere riversata a Conto Economico se l’incremento può essere oggettivamente correlato a un evento che si verifica dopo che la perdita è stata rilevata Strumenti di debito

307 307 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

308 308 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Derecognition di attività finanziarie Il “Trasferimento di attività finanziarie” richiede: ◦ Il trasferimento dei diritti contrattuali a ricevere i flussi finanziari ◦ Il mantenimento dei diritti contrattuali a ricevere i flussi finanziari con l’assunzione di un’obbligazione a pagare tali flussi finanziari a uno o più beneficiari (IAS 39.19) Quando un’entità trasferisce un’attività finanziaria, deve determinare se il trasferimento si qualifica per la cancellazione ◦ Se nella sostanza trasferisce tutti i rischi e i benefici: occorre eliminare l’attività finanziaria e rilevare separatamente diritti e obbligazioni originati o mantenuti con il trasferimento ◦ Se nella sostanza mantiene tutti i rischi e i benefici: occorre continuare a rilevare l’attività finanziaria ◦ Se alcuni ma non tutti i rischi e benefici sono stati trasferiti: occorre determinare se l’entità ha mantenuto il controllo dell’attività finanziaria

309 309 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Derecognition di attività finanziarie I diritti a ricevere i flussi finanziari derivanti dall’attività sono scaduti? La società ha trasferito i propri diritti a ricevere i flussi finanziari derivanti dall’attività ? La società ha assunto un’obbligazione a pagare i flussi finanziari derivanti dall’attività che soddisfa le condizioni del paragrafo 19? L’entità ha trasferito sostanzialmente tutti i rischi e i benefici? Continuare a rilevare l’attività Eliminare l’attività L’entità ha mantenuto sostanzialmente tutti i rischi e i benefici? Continuare a rilevare l’attività La società ha mantenuto il controllodell’attiv ità? / L’acquirente può vendere l’asset? Eliminare l’attività Continuare a rilevare l’attività nella misura del coinvolgimento residuo della società Sì No Sì No Sì No Sì No Eliminare l’attività Sì

310 310 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Derecognition di una passività finanziaria Una passività finanziaria (o parte di essa) viene eliminata dallo stato patrimoniale quando viene estinta, ovvero quando l’obbligazione specificata nel contratto è adempiuta o cancellata oppure scaduta.

311 311 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa La derecognition può avere grande impatto su… Cartolarizzazioni Prestito titoli Pronti contro termine Parziale trasferimento di attività/passività Trasferimento a special purpose entities Derecognition abbinata a nuove attività o passività Le regole della derecognition sono molto rigide!

312 312 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cartolarizzazione (“securitisation”) La cartolarizzazione è una transazione che trasforma un’attività finanziaria in titoli L’intento è spesso quello di realizzare la derecognition dell’attività finanziaria cartolarizzata Le attività cartolarizzate sono spesso trasferite a “special purpose entity” (SPE)

313 313 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Pronti contro termine Caratteristiche tipiche ◦ Traferimento di titoli ◦ Simultaneo accordo di riacquisto ◦ Prezzo e data fissati per il riacquisto ◦ L’acquirente è libero di vendere o impegnare i titoli ◦ Sostituzione di attività similari di solito concessa Titoli Liquidità + Interessi “Acquirente” (cessionario) Titoli Liquidità PCT di impiego “Venditore” (cedente) PCT di raccolta

314 314 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Prestito titoli Caratteristiche tipiche ◦ Trasferimento di titoli ◦ Obbligo alla restituzione ◦ Commissione prefissata pagata al creditore ◦ Il debitore di solito è libero di vendere o impegnare i titoli ◦ Sostituzione di attività similari di solito concessa “Debitore” (cessionario) Titoli Titoli presi a prestito Garanzia “Creditore” (cedente) Titoli prestati Titoli + commissioni Garanzia

315 315 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

316 316 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa La necessità di copertura Rischi delle attività/passività finanziarie che possono essere coperti: ◦ Rischio di tasso di interesse ◦ Rischio di tasso di cambio ◦ Rischio di credito ◦ Rischio di prezzo di mercato Rischi delle attività/passività non finanziarie che possono essere coperti: ◦ L’insieme dei rischi ◦ Rischio di tasso di cambio

317 317 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa La necessità dell’ “hedge accounting” 0 12Cum elementi coperti 0-20 strumenti di copertura A A Anticipazione dell’imputazione degli utili o perdite sui elementi coperti B B Differimento dell’imputazione degli utili o perdite sugli strumenti di copertura

318 318 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Nozioni di base: Economic Hedge Vs Hedge Accounting La questione non è: “esiste o non esiste la copertura?” Il problema è: “quando si può applicare l’hedge accounting?” Ad esempio: ◦ copertura di posizioni nette; ◦ copertura di titoli immobilizzati; ◦ copertura senza derivati; ◦ derivato coperto; ◦ copertura non documentata. Hedge Accounting Economic hedges

319 319 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Tipi di copertura Copertura di Fair Value Copertura dell’esposizione alle variazioni di “fair value” di: ◦ Una attività o passività rilevata in bilancio; un impegno irrevocabile non iscritto; una parte identificata di tale attività, passività o impegno irrevocabile ◦ che è attribuibile a uno specifico rischio ◦ con impatto a Conto Economico Copertura di flussi finanziari Copertura all’esposizione di variazioni di “cash flow” che: 1. è attribuibile ad uno specifico rischio associato a una attività o passività rilevata, o a una operazione futura altamente probabile (anche infragruppo); 2. e con impatto a Conto Economico. Copertura di un investimento netto Copertura di un investimento netto in una gestione estera (inclusa la copertura di un elemento monetario che è contabilizzato come parte dell’investimento netto), come definito nello IAS 21.

320 320 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Modello contabile Copertura di Fair Value Fair value Valutazione degli strumenti di copertura Valutazione degli elementi coperti Fair value con riferimento al rischio oggetto di copertura (*) Conto economico (*) questo si applica anche se un elemento coperto è valutato al costo Variazioni nel fair value

321 321 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Modello contabile - copertura di Cash Flow Variazioni nel fair value Patrimonio netto efficace Conto economico (*) (*) basato sul momento in cui si verifica l’impatto a Conto Economico degli elementi coperti (es. costi di vendita, ammortamento, interessi) inefficace Valutazione degli strumenti di copertura Fair value

322 322 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti di copertura e elementi coperti I seguenti possono essere classificati come strumenti di copertura: ◦ Tutti i derivati con terze parti ◦ Contratti non derivati (solo per copertura di rischio di cambio) ◦ Combinazione di due o più derivati o non derivati ad eccezione delle “opzioni vendute nette” Possono essere usate anche porzioni di strumenti di copertura (ad esempio 50% del nozionale) Lo strumento di copertura non può essere designato solo per una porzione della sua durata Per qualificarsi come oggetto di copertura, un elemento coperto deve creare un’esposizione al rischio che incide in ultima analisi il conto economico Possono essere classificati come elementi coperti: ◦ Attività/passività singole o in gruppo ◦ Impegni irrevocabili o operazioni future altamente probabili ◦ Attività/passività non finanziarie per la copertura del rischio di cambio o del rischio nel suo complesso ◦ Parte del portafoglio di attività o passività finanziarie che condividono il rischio coperto ◦ Investimento netto in gestioni estere Posizioni nette non possono essere considerate come elementi coperti

323 323 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Contabilizzazione delle operazioni di copertura ◦ L’esposizione deve derivare da uno specifico rischio che in ultima istanza influenza il conto economico ◦ Inizialmente, la copertura deve essere altamente efficace e l’efficacia deve poter essere valutata in modo attendibile ◦ La copertura deve rimanere altamente efficace durante l’intero periodo di copertura ◦ La relazione di copertura deve essere designata formalmente ◦ La documentazione formale è richiesta all’inizio del periodo di copertura e deve includere : ◦ L’identificazione degli strumenti di copertura e degli elementi o delle transazioni coperti ◦ La natura del rischio coperto ◦ L’obiettivo del risk management e la strategia per intraprendere la copertura ◦ Come l’efficacia sarà valutata Le norme sono severe, per cui devono essere presi in considerazione i costi e i benefici derivanti dalla qualificazione delle operazioni come “di copertura ”

324 324 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Valutazione dell’efficacia della copertura Valutazione prospettica ◦ All’inizio e durante tutto il periodo di copertura ◦ Elevata efficacia nel realizzare una compensazione nelle variazioni di fair value ◦ Metodi di test (es. regression analysis, risk-reduction test, etc.) Valutazione retrospettiva ◦ Ad ogni data di reporting lungo la durata della copertura ◦ Metodi di test (es. monetary unit offset, regression analysis, etc.) ◦ I risultati della copertura entro il range % Hedge accounting; ineffectiveness to profit or loss 125% 100% 80% Copertura parzialmente efficace; l’inefficacia va imputata a Conto Economico Copertura inefficace; hedge accounting non permesso Copertura parzialmente efficace; l’inefficacia va imputata a Conto Economico Copertura inefficace; hedge accounting non permesso

325 325 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Cessazione dell’hedge accounting Coperture di Fair ValueCoperture di Cash Flow Cambiamenti futuri nel fair value degli strumenti di copertura Continuano ad essere rilevati nel conto economico Imputati immediatamente nel conto economico Cambiamenti nel fair value degli elementi coperti Vengono trattati come non coperti Per la copertura delle attività generatrici di interessi, gli aggiustamenti di FV già iscritti vengono ammortizzati al conto economico lungo la durata fino alla scadenza. N/A Importi rilevati nel Patrimonio Netto: a) L’elemento coperto esiste ancora o ci si aspetta ancora che accada b) L’elemento coperto è venduto o non ci si aspetta più che avvenga la transazione N/A a)Sono trasferiti al conto economico contestualmente all’iscrizione delle variazioni dei cash flows coperti nel conto economico. b)Sono trasferiti immediatamente al Conto Ecoomico

326 326 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

327 327 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti con caratteristich e di conversione Embedded derivatives - derivati incorporati Come identificarli? ◦ un elemento implicito o esplicito in un contratto ne rende il comportamento simile a quello di un derivato Quando separarli? ◦ Le caratteristiche economiche e i rischi del derivato incorporato non sono strettamente correlati alle caratteristiche economiche e ai rischi del contratto ospite ◦ Uno strumento separato con le stesse caratteristiche del derivato incorporato soddisferebbe la definizione di derivato ◦ Lo strumento ospite non è valutato al fair value con le variazioni nel fair value rilevate nel Conto Economico Strumenti con l’opzione per estendere il termine del debito Pagamenti Index linked Transazione in “terza valuta”

328 328 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Embedded derivatives Contabilizzazione nel caso di separazione: ◦ IAS 32/39 per il contratto ospite (o altro IAS applicabili se il contratto ospite non è uno strumento finanziario) ◦ Il derivato separato è valutato al fair value con imputazione al Conto Economico Contabilizzazione quando è difficile identificare precisamente le caratteristiche del contratto incorporato: ◦ Se è difficile separare il derivato incorporato, si può scegliere di valutare l’intero contratto combinato al fair value con imputazione al Conto Economico Contabilizzazione quando è impossibile la separazione: ◦ Se il derivato incorporato non può essere identificato e valutato in maniera affidabile, l’intero strumento combinato è contabilizzato come uno strumento finanziario al fair value

329 329 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Strumenti finanziari vs. Contratti assicurativi Un contratto di garanzia finanziaria prevede che l’emittente effettui dei pagamenti prestabiliti per risarcire l’assicurato di una perdita subita per inadempienza di un debitore al pagamento dovuto, sulla base dei termini originali o modificati di uno strumento di debito Tuttavia, un contratto che richiede un pagamento al verificarsi di un DETERMINATO EVENTO non è un contratto di garanzia finanziaria, ma un derivato che rientra nel campo di applicazione dello IAS 39 (ad esempio nel caso in cui si verifichi una variazione del rating di credito)

330 330 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

331 331 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Passività o capitale? Valutazione iniziale La classificazione prosegue fino alla cessione Determinare le componenti della passività: ◦ fair value ◦ includere i derivati impliciti Il capitale è residuale Nessun guadagno o perdita deve essere registrato al momento dell’iscrizione iniziale Si Passività No Capitale In parte Strumento composto Esiste un’obbligazione contrattuale che l’emittente non può evitare?

332 332 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Derivati sul proprio equity Il regolamento prevede lo scambio di un numero fisso di azioni per ammontare determinato? L’emittente ha potenzialmente un obbligo di regolare l’obbligazione un ammontare in denaro o in un numero variabile di azioni proprie? Capitale Passività Derivati (notare che ogni clausola di regolamento per cassa o per azioni se a discrezione dell’emittente comporta il trattamento come derivato) NoNo Si NoNo

333 333 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IAS 39, IAS 32,IFRS 7 e IFRS 13 Strumenti finanziari Iscrizione iniziale e successiva Fair Value measurement (IFRS 13) Impairment Derecognition Hedge accounting Temi particolari Presentazione (IAS 32) Disclosure (IFRS 7 e IFRS 13)

334 334 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Quadro generale Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Classi di strumenti finanziari Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Appendici Stato patrimoniale Informazioni qualitative Modifiche apportate ad altri IFRS (e all'IFRS 7 quando l'opzione del fair value dello IAS 39 non è applicata) Altro Conto economico e patrimonio netto Informazioni quantitative Definizioni Guida operativa IFRS 7

335 335 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa IFRS 7 Quadro generale (segue) Finalità: i bilanci devono fornire indicazioni integrative che consentano di valutare: ◦ la rilevazione degli strumenti finanziari con riferimento alla situazione patrimoniale, finanziaria e il risultayo economico; ◦ natura ed entità dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari. Si applica a tutti gli strumenti finanziari rilevati e non rilevati che rientrano nell'ambito di applicazione dello IFRS 7, anche quando sono al di fuori dell'ambito dello IAS 39 (come alcuni impegni all'erogazione di finanziamenti). L’informativa relativa alla gerarchia del FV è stata spostata dall’IFRS 7 all’IFRS 13

336 336 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Ambito di applicazione L’informativa prevista deve essere applicata da tutte le entità a tutti i tipi di strumenti finanziari fatta eccezione per: ◦ le partecipazioni in controllate, collegate e joint venture contabilizzate in conformità alle disposizioni dello IAS 27, IAS 28 o IAS 31. ◦ i diritti e le obbligazioni dei datori di lavoro derivanti dai programmi relativi ai benefici per i dipendenti, ai quali si applica lo IAS 19. ◦ i contratti assicurativi secondo la definizione dell'IFRS 4. ◦ le “contingent consideration” (IFRS 3.32). ◦ gli strumenti finanziari, i contratti e le obbligazioni a cui si applica l'IFRS 2.

337 337 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Classi di strumenti finanziari e livello delle informazioni integrative L'entità deve raggruppare gli strumenti finanziari in classi. Le classi devono essere pertinenti alla natura delle informazioni integrative fornite. Le classi devono tenere in considerazione le caratteristiche degli strumenti finanziari. Deve essere possibile la riconciliazione delle disclosures con le voci esposte nello stato patrimoniale.

338 338 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Stato patrimoniale ◦ Il valore contabile delle quattro categorie di attività e passività finanziarie (definite dallo IAS 39). ◦ Finanziamenti o crediti designati al fair value rilevato a conto economico, indicando la massima esposizione al rischio di credito e l'ammontare della variazione del fair value attribuibile al rischio di credito. ◦ Passività finanziaria designata al fair value rilevato a conto economico, indicando il fair value della passività finanziaria attribuibile al rischio di credito e la differenza tra il valore contabile della passività finanziaria e l'importo da pagare alla scadenza. ◦ L'ammontare riclassificato dal fair value al costo ammortizzato o viceversa.

339 339 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico ◦ Stato patrimoniale (segue) Informazioni sul trasferimento di attività finanziarie che non possono essere qualificate per l’eliminazione contabile. ◦ I dettagli relativi a garanzie date e ricevute. ◦ La riconciliazione delle variazioni rilevate nella voce perdite su crediti per ogni classe di attività finanziaria. ◦ Le caratteristiche degli strumenti finanziari composti che presentano derivati incorporati multipli. ◦ I dettagli di qualsiasi inadempienza e violazioni contrattuali di finanziamenti passivi.

340 340 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Conto economico e patrimonio netto ◦ Utili o perdite netti generati dalle quattro categorie di attività o passività finanziarie. ◦ Gli interessi attivi e passivi complessivi per le attività e passività finanziarie che non sono designate al fair value rilevato a conto economico. ◦ Commissioni attive e passive derivanti da attività o passività finanziarie non designate al fair value rilevato a conto economico e derivanti da gestione fiduciaria (trust) o altre attività fiduciarie. ◦ Gli interessi attivi su attività finanziarie che hanno subito una riduzione di valore. ◦ L'importo delle perdite per riduzione di valore per ciascuna classe di attività finanziaria.

341 341 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Altre informazioni integrative: Principi contabili  Requisiti di presentazione dei principi contabili previsti dallo IAS 1 Presentazione del bilancio.  L'entità deve indicare: - i criteri di base di valutazione utilizzati nella preparazione del bilancio; - gli altri principi contabili utilizzati.

342 342 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Altre informazioni integrative (segue) ◦ Contabilizzazione delle operazioni di copertura  Descrizione di ogni tipo di copertura, degli strumenti finanziari designati come strumenti di copertura e la natura dei rischi coperti.  Per le coperture di flussi finanziari, l'entità deve indicare:  i periodi in cui si prevede che i flussi finanziari si debbano verificare;  la descrizione di operazioni previste (forecasted transactions) che si presume non si verificheranno più in futuro;  l'importo che è stato rilevato nel patrimonio netto;

343 343 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico  l'importo che è stato girato dal patrimonio netto; e  l'importo che è stato girato dal patrimonio netto e incluso nel costo iniziale di un'attività non finanziaria.  Nelle coperture di fair value, l'entità deve indicare:  gli utili o le perdite sullo strumento di copertura; e  gli utili o le perdite sull'elemento coperto.  L'inefficacia rilevata a conto economico derivante da coperture di flussi finanziari e di investimenti netti in gestioni estere.

344 344 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Rilevanza degli strumenti finanziari per la situazione patrimoniale-finanziaria e il risultato economico Altre informazioni integrative (segue) ◦ Fair value  Per ogni classe di attività e passività finanziaria, l'entità deve indicare il fair value in modo che sia possibile confrontarlo con il suo valore contabile (si veda gerarchia livelli di FV – IFRS 13).  I metodi e le tecniche di valutazione adottati nella determinazione del fair value di ciascuna classe.  Il principio contabile utilizzato per rilevare il “day-one profit” e l’ammortare del “day-one profit” non ancora rilevato nel conto economico.  L'esenzione è limitata per alcuni titoli non quotati e contratti che contengono un elemento di partecipazione discrezionale.

345 345 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Informazioni qualitative ◦ Per ogni tipo di rischio (come, ad esempio, rischio di credito, di liquidità e di mercato) derivante da strumenti finanziari:  Le esposizioni al rischio e in che modo sono generate.  Gli obiettivi, le procedure e i processi di gestione dei rischi e i metodi utilizzati per valutarli.  Qualsiasi variazione di quanto sopra rispetto all'esercizio precedente.

346 346 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Informazioni quantitative ◦ Per ogni tipo di rischio derivante dagli strumenti finanziari, l'entità deve indicare:  Dati quantitativi sull'esposizione al rischio così come sono fornite ai dirigenti con responsabilità strategiche.  Informazioni dettagliate se non già fornite in conformità al punto sopra.  Concentrazione dei rischi se non evidenti dalle informazioni fornite nei punti precedenti.

347 347 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Informazioni quantitative (segue) ◦ Rischio di credito per classe di strumenti finanziari:  Massima esposizione al rischio di credito (senza considerare eventuali garanzie detenute o altri strumenti di attenuazione del rischio di credito).  Con riferimento al punto sopra, descrizione delle garanzie detenute e degli altri strumenti di attenuazione del rischio di credito.  Informazioni sulla qualità creditizia (per le attività finanziarie non scadute o che non hanno subito una riduzione di valore).

348 348 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari  Il valore contabile delle attività finanziarie le cui condizioni sono state rinegoziate.  Analisi delle attività finanziarie scadute e che hanno subito una riduzione di valore.  Descrizione delle garanzie detenute dall'entità e degli altri strumenti di attenuazione del rischio di credito.

349 349 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Informazioni quantitative (segue) ◦ Rischio di liquidità  Analisi delle scadenze per le passività finanziarie, che mostri le rimanenti scadenze contrattuali.  Descrizione di come l'entità gestisce il rischio di liquidità.  E' possibile includere le scadenze previste anche quando sono diverse dalle scadenze contrattuali (come i depositi a vista).

350 350 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Natura e portata dei rischi derivanti dagli strumenti finanziari Informazioni quantitative (segue) ◦ Rischio di mercato (compreso il rischio sui tassi di interesse, sui tassi di cambio e altri rischi sui prezzi)  Analisi di sensitività per ogni tipo di rischio di mercato.  Effetto sul conto economico e sul patrimonio netto.  Spiegazione dei metodi e delle ipotesi utilizzati per la preparazione dell'analisi.  Modifiche ai metodi e alle ipotesi utilizzati rispetto agli esercizi precedenti. ◦ Analisi di sensitività che riflette le interdipendenze (come il value at risk) che può sostituire l'analisi prevista sopra.  Spiegazione del metodo e delle ipotesi utilizzate per la preparazione dell'analisi.  Obiettivi del metodo e limitazioni nella determinazione del fair value.

351 351 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gerarchia del FV – segue- Livello 1 Prezzi quotati in mercati attivi per attività e passività identiche a cui l’impresa può accedere alla data di valutazione. Un mercato è attivo se le transazioni hanno luogo con sufficiente frequenza ed in volumi sufficienti per fornire informazioni continue ed aggiornate sui prezzi. Se esiste un prezzo di Livello 1, quel prezzo deve essere utilizzato senza rettifiche nella valutazione.

352 352 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gerarchia del FV – segue- Livello 2 Include: prezzi quotati per attività o passività similari in mercati attivi prezzi quotati per attività o passività identiche o similari in mercati non attivi inputs diversi dai prezzi quotati osservabili per attività o passività (ad es: tassi di interesse e curve di rendimento, volatilità, spread creditizi e probabilità di default inputs corroborati dal mercato attraverso elaborazione di correlazioni o altri mezzi Una rettifica di input di Livello 2 che si basa su inputs non osservabili e che risulta significativa per l’intera valutazione fa risultare la valutazione del FV nel Livello 3 della gerarchia del FV.

353 353 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Gerarchia del FV – segue- Livello 3 L’obiettivo della valutazione al FV non cambia quando il FV è valutato usando input non osservabili. Gli input non osservabili devono riflettere le assunzioni che un partecipante al mercato farebbe nel cercare di attribuire un prezzo ad una attività o passività, ivi incluse le assunzioni circa il rischio. Un’impresa è tenuta ad elaborare gli input non osservabili utilizzando le migliori informazioni disponibili nelle circostanze specifiche, che potrebbero anche includere i dati propri dell’impresa stessa, ma deve rettificarli se informazioni ragionevolmente disponibili indicano che altri operatori di mercato utilizzerebbero dati diversi o se sono presenti elementi specifici dell’impresa non disponibili ad altri operatori di mercato (ad es: delle sinergie).

354 354 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa 4. Iscrizione, valutazione e presentazione degli strumenti finanziari in bilancio secondo i principi contabili internazionali (“IAS/IFRS”) IAS 39 IAS 32 IFRS 7 IFRS 13 Cenni IAS 17 (leasing) Cenni su factoring

355 355 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Normativa civilistica Il Codice Civile non disciplina il contratto di locazione finanziaria (“leasing finanziario”) come contratto tipico Non è prevista, quindi, alcuna distinzione normativa tra il leasing finanziario e il leasing operativo Unica norma di riferimento è l’art c.c. che disciplina il contratto di locazione Provvedimento della Banca d’Italia n. 103 del 31 luglio 1992, relativo agli enti finanziari, in applicazione del D.Lgs. 87/92

356 356 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Normativa civilistica Modifiche introdotte dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 ◦ art bis: introduce il concetto di “funzione economica” riferibile al postulato della “prevalenza della sostanza sulla forma” ◦ art. 2424: prevede per le società locatrici (diverse dagli enti finanziari che redigono in bilancio secondo D.lgs.87/92) che redigono il bilancio secondo il Codice Civile, la specifica evidenza in stato patrimoniale, delle immobilizzazioni concesse in locazione finanziaria ◦ art. 2427, n. 22: richiede per le società locatarie l’integrazione di informativa da fornire nella nota integrativa sulla rappresentazione dei contratti di leasing secondo il metodo finanziario Le nuove norme confermano l’applicazione della teoria del diritto patrimoniale che prevede l’iscrizione in bilancio solo dei beni di cui la società è proprietaria

357 357 Università degli Studi di Pavia Facoltà di Economia - a.a Strumenti finanziari d’impresa Principi contabili italiani OIC 1 “Gli effetti della riforma del diritto societario sulla redazione del bilancio d’eserciz