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Il libro di Tobia Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano.

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Presentazione sul tema: "Il libro di Tobia Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano."— Transcript della presentazione:

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2 Il libro di Tobia Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano

3 Il libro di Tobia 1.U n nome "buono" e "bello“ 2.U na narrazione popolare 3.U na celebrazione dell'ortodossia giudaica

4 Un nome “buono” e “bello” «Se si tratta di storia è storia sacra, se si tratta di poesia, è poema molto bello, salutare e proficuo, opera di un poeta geniale. Commedia fine e amabile». Martin Lutero

5 Un nome “buono” e “bello” Si tratta di un libro deuterocanonico sulle opere che danno salvezza. Un libro il cui protagonista compie, sì, atti eroici seppellendo i suoi compatrioti, ma per il quale è altrettanto fondamentale purificarsi le mani prima di mangiare. Un libro che nutre una forte stima per l'elemosina, ma che non stima da meno le ricchezze come benedizione divina. Un libro in cui l'ambiente familiare è sano e dominato dall'affetto, ma in cui non mancano punte di misoginia e in cui le nozze sono soprattutto una questione giuridico- legale intertribale.

6 Un nome “buono” e “bello” Come dice la radice che sta alla base dei nomi dei due protagonisti Tobi e Tobia, l'ebraico tdb che significa ‘bene’ e ‘bello’ e che unifica morale ed estetica, siamo di fronte ad un volume che esalta il bene-bello, la giustizia fonte di felicità.

7 Un nome “buono” e “bello” La situazione testuale di Tobia è piuttosto complessa e riducibile a quattro modelli. Il primo è rappresentato dal testo greco offerto dai codici B e A, da molti minuscoli e dalle versioni sira, copta e armena: si tratta di una narrazione purificata dal folkloristico per lasciare spazio all'edificante e al parenetico. Il secondo modello testuale è documentato dal codice S e dalla Vetus Latina che offrono una redazione molto colorita e amante del naif.

8 Un nome “buono” e “bello” La terza linea testuale è rappresentata dalla Vulgata che Gerolamo preparò «suo malgrado per soddisfare i desideri» dei vescovi Cromazio ed Eliodoro: è una traduzione dettata al copista in una sola giornata sulla base di un originale aramaico confrontato con la Vetus Latina. La probabile matrice semitica è, infine, il quarto dato testuale, confermato da due frammenti aramaici e da uno ebraico ritrovati a Qumran.

9 Una narrazione popolare Lo stesso titolo greco che parla di "Libro delle parole [in ebraico dibré sono "parole- fatti"] di Tobi" ci rimanda ad un romanzo storico edificante in cui parole e fatti sono orientati a sostegno apologetico e parenetico dell'identità giudaica e della sua religiosità. Possiamo tecnicamente parlare di un midras didattico-morale costruito con una raffinata capacità di montaggio.

10 Una narrazione popolare I personaggi che reggono la narrazione sono tre coppie emblematiche ed antitetiche. La prima è quella 'eroica' dei due Tobia, senior e junior, i protagonisti a livello storico e umano. Entrambi sono legati in coppie ulteriori: Tobi e Anna, vista secondo il tradizionale antifemminismo sapienziale, e Tobia e Sara, vista come il simbolo misterioso della negatività femminile. L'antitesi tra queste coppie verrà risolta nel "lieto fine".

11 Una narrazione popolare Un'altra coppia antitetica, ma questa volta metastorica, è quella angelica di Raffaele-Azaria e del diavolo Asmodeo, antitesi sciolta dal trionfo del bene. Tobia e la sua ‘spalla’ Raffaele restano, però, la coppia positiva dominante.

12 Una narrazione popolare La narrazione è inserita in coordinate spazio- temporali piuttosto vaghe e imprecise. A livello temporale ci sono sincronismi difettosi e riguardano i quattro personaggi imperiali i cui nomi sono espressi in crittogrammi facilmente decifrabili: Achiacar (14,15) è Ciassare ( a.C.), Enemessar (1,2) è Salmanassar V ( ), Sacherdon (1,21) è Assarhaddon ( ) e, da ultimo, in 1,15 appare anche in modo esplicito Sennacherib ( ).

13 Una narrazione popolare Lo spazio è coordinato dal simbolo "via- viaggio" che, però, ha valore soprattutto metaforico di "via della felicità" o di "vita felice". La strada Ninive - Ecbatana e ritorno, più che un percorso topografico, è una discesa - ascesa dello spirito dall'amarezza alla gioia. La via di Tobia e quella di Sara rappresentano il muoversi di due destini che da luoghi lontani si incrociano e si integrano (ad es., nel c. 4, le due orazioni di Tobia e di Sara, pur partendo da luoghi e situazioni diverse, si congiungono ascendendo al cielo).

14 Una narrazione popolare La tonalità popolare del racconto è testimoniata dall'uso di motivi narrativi cari al romanzo popolare. Pensiamo al motivo dello "sposo salvatore" che supera ostacoli immensi (il tema del "principe azzurro" è noto anche in Egitto nella stele di Bentres, V sec. a.C.). Pensiamo al tema 'angelico', tipico delle narrazioni patriarcali per salvaguardare la trascendenza dell'intervento divino (Gen 18-19; 28; 32; cf. Gs 5; Gdc 6; 13; 2Sam 24, ecc.).

15 Una narrazione popolare In Tb l'angelo, però, è ‘declassato’ al servizio di una famiglia e delle sue vicende quotidiane: Raffaele ha ormai i lineamenti più semplici dell‘“angelo custode”. Non manca poi la componente ‘numinosa’: pensiamo alla liberazione dagli influssi malefici attraverso filtri, un elemento noto in tutta la Mezzaluna fertile (la leggenda mesopotamica del "Morto riconoscente" presenta punti di contatto col nostro racconto).

16 Una narrazione popolare Il libro di Tb conosce, però, oltre ad un sapiente dosaggio della suspense e delle rivelazioni finali (la vera identità di Azaria- Raffaele), una serie di modelli di stampo biblico ed extrabiblico liberamente rielaborati. È il caso della narrazione jahwistica di Gen 24 sulle trattative nuziali tra il clan di Abramo e quello di Labano o della narrazione sapienziale di Giuseppe (Gen 38ss). Anche Giobbe può aver offerto spunti sulla scia dell'antica tradizione del giusto sofferente (prove, il satana, la malattia, la moglie pedante, la gloriosa restaurazione finale).

17 Una narrazione popolare Il modello extrabiblico più usato è, invece, la popolare Sapienza di Achikar (11 frammenti aramaici del V sec. a.C.): l'opera è la celebrazione del contrappasso e della sapienza del protagonista nell'interno di un'avventura familiare. In Tb c'è un riassunto della trama e della morale di Achikar. Per concludere, possiamo segnalare il movimento dell'intera narrazione di Tb. Ci sono due scene d'esilio e due di viaggio così distribuite:

18 Una narrazione popolare 1.Scena d'esilio a Ninive: Tobi (cc. 1-2) 2.Scena d'esilio a Ecbatana: Sara (c. 3) 3.Scena di viaggio da Ninive a Ecbatana: Tobia (cc. 4-9) 4.Scena di viaggio da Ecbatana a Ninive: Tobia, Sara, Tobi (cc )

19 Esilio a Ninive “Libro della storia di Tobi, figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel, figlio di Aduel, figlio di Gàbael, della discendenza di Asiel, della tribù di Nèftali”. Tobia, esiliato a Ninive, si presenta come uomo pio e osservante, sia prima che dopo l’esilio: è l’unico della sua tribù che faceva offerte al Tempio e non sui monti della Galilea e pagava le decime (tre). In esilio a Ninive rispettava le leggi dei cibi e, premiato da Dio, curava gli affari del re…

20 Esilio a Ninive “… facevo spesso l'elemosina a quelli della mia gente; donavo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo”. Dopo alterne vicende, tornato a casa per la festa di Pentecoste, “avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola”.

21 Esilio a Ninive Il figlio, Tobia, mandato dal padre a trovare qualche povero da invitare, trova un morto: il padre, avvisato esce a recuperare il morto e, fatte le abluzioni, torna a mangiare. Poi esce a seppellire il morto e resta a dormire all’aperto “ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmachi, più mi si oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finché divenni cieco del tutto”.

22 Esilio a Ninive “In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze a pagamento, tessendo la lana che rimandava poi ai padroni e ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di Distro, quando essa tagliò il pezzo che aveva tessuto e lo mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un capretto per il desinare.”

23 Esilio a Ninive “Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: «Da dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna rubata». Ella mi disse: «Mi è stato dato in più del salario». Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: «Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!»”.

24 Esilio a Ninive Tobi, disperato, si lamenta con Dio e chiede di morire. “I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fà che io parta verso l'eterno soggiorno; Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare!”.

25 Esilio a Ecbatana Nello stesso giorno capitò a Sara figlia di Raguele, abitante di Ecbàtana, nella Media, di sentire insulti da parte di una serva di suo padre. Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: «Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto godere. Perché vuoi battere noi, se i tuoi mariti sono morti? Vattene con loro e che da te non abbiamo mai a vedere né figlio né figlia».

26 Esilio a Ecbatana Sara, disperata, si lamenta con Dio e chiede di morire. “Dì che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell'esilio... Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti”.

27 Dio risponde ai lamenti “In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti, spettava a Tobia di sposarla, prima che a tutti gli altri pretendenti. Proprio allora Tobi rientrava dal cortile in casa e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo dalla camera”.

28 Da Ninive a Ecbatana Tobi chiama il figlio e lo manda a riscuotere dei soldi nella Media, dopo avergli fatto una lunga catechesi parenetica. Tobia cerca qualcuno che lo accompagni e “trova” Raffaele, che si presenta sotto mentite spoglie come Azaria e si offre di accompagnarlo. Trovati gli accordi partono e, arrivati al fiume Tigri, un grosso pesce tenta di azzannare al piede Tobia.

29 Da Ninive a Ecbatana Su consiglio del compagno di viaggio, Tobia lo uccide e ne conserva cuore, fegato e fiele. Poi Azaria convince Tobia a chiedere in moglie Sara, sua parente e figlia di Raguele, e gli spiega come scacciare Asmodeo, bruciando sulla brace cuore e fegato del pesce. Nonostante le paure di Tobia, di Raguele, della stessa Sara, i due si sposano ed entrano nella stanza nuziale.

30 Da Ninive a Ecbatana Qui trascorrono la notte in preghiera mentre Asmodeo, cacciato dall’odore del pesce, fugge via e viene incatenato da Raffaele. Seguono quattordici giorni di festa nuziale e mentre Tobia festeggia con Sara e i parenti, Azaria va a recuperare i soldi di Tobi; infine gli sposi con Azaria prendono la strada del ritorno.

31 Da Ecbatana a Ninive Arrivati a casa Tobia, su consiglio di Raffaele, spalma il fiele sugli occhi del padre che riacquista la vista. A questo punto, risolti tutti problemi, “ci fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive … E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni”.

32 Rivelazioni finali Tobi e Tobia vogliono ricompensare Azaria ma questi si svela come Raffaele (= medicina di Dio) e spiega che loro sono stati ricompensati da Dio per le loro buone opere. Segue una lunga preghiera di esultanza di Tobi che “morì in pace all'età di centododici anni e fu sepolto con onore a Ninive. Egli aveva sessantadue anni quando divenne cieco; dopo la sua guarigione visse nella felicità, praticò l'elemosina e continuò sempre a benedire Dio e a celebrare la sua grandezza”.

33 Ortodossia giudaica Il volume è un condensato della teologia giudaica tradizionale e Tobia è l'incarnazione dell'osservante giudeo della diaspora. Eccone le componenti fondamentali. Innanzitutto è da rilevare la concezione piuttosto astorica e privatistica della salvezza: si celebra il miracolismo quasi magico, ci si affida al giuoco delle coincidenze fortuite, si precisano i meccanismi puramente naturali, si esalta il valore esemplare della vicenda in una specie di alone astorico. Emergono molto nettamente almeno cinque tesi classiche del giudaismo.

34 Ortodossia giudaica: I tesi La prima tesi è quella retribuzionistica, corretta talora con la variante della dilazione della prova: «Se fai il bene, riusciranno le tue imprese» (4,6); «Fate il bene e non vi colpirà nessuna disgrazia» (12,7); «Coloro che praticano l'elemosina godranno lunga vita. Coloro che commettono il peccato e l'ingiustizia, sono nemici della propria vita» (12,9b-10; cf. 4,3-19; 14,8-11). L'eccezione rappre­sentata dal dolore transitorio del giusto è spiegata come pedagogia purificatrice e provvidenziale di Dio (vedi Elihu in Gb 32-37).

35 Ortodossia giudaica: II tesi Seconda tesi è la morale delle opere, il cuore del libro, che è un canto dell'elemosina (1,17-18; 2,2-4; 4, ; 12,8-9). Si giunge anche alla formulazione del celebre precetto, ripreso da Gesù in chiave positiva (Mt 7,12), del «non fare a nessuno ciò che non piace a te» (4,15). Si esalta entusiasticamente anche l'osservanza legale, puritana, rigorosa, secondo "le tradizioni degli antichi": «Si lavarono, fecero le abluzioni e si misero a tavola» (7,9 S). Osservanza che si sviluppa lungo due direttrici fondamentali: l'endogamia secondo la legislazione matrimoniale di Lv 20; Nm 27,9-11; 36,1-12, e l'osservanza del rituale liturgico soprattutto funebre (3, ; 4,4; 8,5-8; 14, ).

36 Ortodossia giudaica: III tesi Terza tesi: la benedizione divina. Se esiste una benedizione 'discendente' che da Dio è effusa sull'uomo, in Tb c'è anche una benedizione 'ascendente' che dal fedele sale a Dio come ringraziamento. Essa intarsia tutto il libro (3,11; 4,12; 8, ; 9,6; 11,14-17; 12,6) ed ha il suo vertice nel canto appassionato di Sion del c. 13 ove il nome della città santa è ripetuto quattro volte quasi ad occupare tutti i punti cardinali della speranza giudaica. Le stesse parole finali del libro sono: «Prima di morire... Tobia benedisse il Signore Dio per i secoli dei secoli» (14,15). L'opera diventa, allora, un omaggio benedicente al «re dei secoli» (13,7), al «re del cielo» (13,13), al «nostro Signore e Dio, nostro padre per tutti i secoli» (13,4).

37 Universalismo della salvezza E in questa benedizione corale si apre anche un inatteso spiraglio universalistico: «Tutte le nazioni della terra si convertiranno e temeranno Dio sinceramente. Tutti abbandoneranno i loro idoli, che li hanno fatti errare nella menzogna e benediranno, come è giusto, il Dio dei secoli» (14,6).

38 Ortodossia giudaica: IV tesi Quarta tesi: l'uso del concetto di sapienza. La parentela col contemporaneo Siracide è visibile nelle collezioni di proverbi presenti in 4,3-19; 12,6-10; 14,8, nel gusto per la scienza medica (l'oftalmologia), nella tradizionale misoginia accompagnata, però, dalla celebrazione del matrimonio (2, ; 3,9-10).

39 Ortodossia giudaica: V tesi Quinta tesi: l'angelologia, chiaro indizio del giudaismo dell'autore (cf. 1Mac 3,46-53; 4, ; 7,40-41; 2Mac 3,26; 5,2; 10,29; 11,8). All'angelo positivo Raffaele, angelo della vita, dell'amore e dell'intercessione (12,12-14), si oppone il demone Asmodeo, angelo della morte e della giustizia divina. Il filo conduttore sembra quasi essere in alcune pagine il famoso detto del Sal 34,8: «L'angelo di Jhwh si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva».

40 Infine Tobia, opera da collocare attorno al III-II sec. a.C., è perciò un ritratto efficace del giudaismo popolare. Ma anche un cristiano può da essa raccogliere uno stimolo vivo, dalla sua passione per la libertà religiosa, per una coscienza pura, per la sensibilità sociale (l'elemosina), per l'amore matrimoniale che vince anche la morte quando è puro e autentico.


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