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L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SOCIALI: fabbisogni potenziali e le richieste immediate.

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Presentazione sul tema: "L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SOCIALI: fabbisogni potenziali e le richieste immediate."— Transcript della presentazione:

1 L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SOCIALI: fabbisogni potenziali e le richieste immediate

2 Quali possono essere le richieste immediate……… Una delle necessità più imminenti è l’assistenza sanitaria.. Per i cittadini stranieri, comunitari e non, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) garantisce tutta l’assistenza sanitaria prevista dal nostro ordinamento e comporta parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani, per quanto attiene all’obbligo contributivo, all’assistenza erogata in Italia dallo stesso S.S.N. ed alla sua validità temporale.

3 Chi ha l’obbligo di iscriversi al S.S.N. –I cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno che svolgono regolare attività di lavoro subordinato, autonomo o che siano iscritti alle liste di collocamento; –i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti o quelli che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo, per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza o per motivi religiosi; –i familiari a carico (regolarmente soggiornanti) dei cittadini stranieri rientranti nelle categorie sopra indicate. Non hanno obbligo di iscriversi al S.S.N. i cittadini stranieri non rientranti fra le suddette categorie, anche se devono assicurarsi contro il rischio di malattie, infortunio e maternità mediante stipula di polizza assicurativa valida sul territorio italiano, anche per i familiari a carico.

4 Dove ci si iscrive Per iscriversi al S.S.N. ci si deve recare presso la ASL del territorio in cui si è residente ovvero presso quella in cui si ha effettiva dimora (indicata nel permesso di soggiorno), munito di: documento di identità personale; codice fiscale; permesso di soggiorno; autocertificazione di residenza o dimora (si considera dimora abituale l’ospitalità da più di tre mesi presso un centro d’accoglienza). Al momento dell’iscrizione si potrà scegliere il medico di famiglia o il pediatra per i tuoi figli.

5 Che validità ha l’iscrizione L’iscrizione è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno e non decade nella fase di rinnovo del medesimo: può essere, quindi, rinnovata anche presentando alla ASL la documentazione comprovante la richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno; in caso di mancato rinnovo o di revoca del permesso di soggiorno, o in caso di espulsione, l’iscrizione cessa, salvo che l’interessato comprovi di aver presentato ricorso contro i suddetti provvedimenti.

6 A cosa si ha diritto All’atto dell’iscrizione si riceve un documento, il “Tesserino sanitario personale”, che da diritto a ricevere gratuitamente, ovvero dietro pagamento - dipende dalla regione in cui ti trovi - di una quota a titolo di contributo (Ticket sanitario), le seguenti prestazioni: visite mediche generali in ambulatorio e visite mediche specialistiche, visite mediche a domicilio, ricovero in ospedale, vaccinazioni, esami del sangue, radiografie, ecografie, medicine, assistenza riabilitativa e protesica

7 CITTADINI STRANIERI NON ISCRITTI AL S.S.N. Se si è regolarmente soggiornanti e non si rientra tra coloro che sono obbligatoriamente iscritti al S.S.N., sono concesse due possibilità: –iscriverti facoltativamente al S.S.N., insieme ai tuoi familiari, se presenti in Italia. Puoi ottenere l’iscrizione volontaria se: hai un permesso di soggiorno superiore a tre mesi (con l’eccezione se hai un permesso di studio); Se si è iscritto, insieme ai tuoi familiari, negli elenchi degli assistibili dell’ASL di residenza o, nei casi di prima iscrizione, di domicilio indicato sul tuo permesso di soggiorno. L’iscrizione non è possibile se si è titolare di un permesso di soggiorno per motivi di cura. In questo caso le prestazioni sanitarie saranno garantite dietro pagamento all’ASL delle tariffe previste per legge, che possono cambiare a seconda della regione in cui ti trovi. Se si è privi delle risorse economiche sufficienti saranno comunque assicurate le prestazioni ambulatoriali, ospedaliere urgenti o comunque essenziali, o continuative, per malattia o infortunio e i programmi di medicina preventiva (per es. vaccinazioni), nei presidi sanitari pubblici o privati accreditati. –assicurarsi contro il rischio di malattia, infortunio e per la maternità mediante la stipula di apposita polizza assicurativa con un Istituto assicurativo italiano o straniero, valida sul territorio nazionale.

8 Quali sono le prestazioni comunque garantite quelle a tutela sociale della gravidanza e della maternità; quelle a tutela della salute del minore; le vaccinazioni, secondo la normativa e nell’ambito delle campagne di prevenzione collettiva autorizzate dalle Regioni; gli interventi di profilassi internazionale; la profilassi, la diagnosi e la cura di malattie infettive. Si può attestare lo stato di indigenza e la relativa impossibilità ad adempiere al pagamento delle prestazioni fornite dal S.S.N. attraverso una apposita auto-dichiarazione, da presentare alla struttura sanitaria che poi eroga la prestazione.

9 STRANIERI IRREGOLARMENTE PRESENTI Se non si è in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno, si ha diritto comunque alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, anche se continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche o private convenzionate. A tal fine si dovrà richiedere presso qualsiasi ASL un tesserino, chiamato S.T.P. (Straniero Temporaneamente Presente), valido sei mesi ma rinnovabile. Per ottenerlo bisogna dichiarare: - le generalità - di non possedere risorse economiche sufficienti. Si può anche chiedere che il tesserino sia rilasciato senza l'indicazione del nome e cognome.

10 Con il tesserino S.T.P. si ha diritto: all'assistenza sanitaria di base, ai ricoveri urgenti e non e in regime di day-hospital, alle cure ambulatoriali e ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, anche se continuative, per malattie o infortunio. L'accesso alle strutture sanitarie non può comportare alcun tipo di segnalazione alle pubbliche autorità. Bisogna tener presente che in alcuni casi (motivi di ordine pubblico o per altri gravi motivi) la Pubblica Autorità potrà ottenere il referto, come avviene anche con i cittadini italiani.

11 Dal 25 dicembre 2013 è diventata “legge” anche per lo Stato Italiano la direttiva comunitaria 2011/98 che garantisce a tutti i lavoratori non comunitari le medesime prestazioni assistenziali che vengono riconosciute ai cittadini dello Stato che li ospita. Oggi in Italia le prestazioni sociali che vengono riconosciute ai cittadini comunitari e agli stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo (lungosoggiornanti) sono le seguenti: Assegno per i nuclei familiare con almeno tre figli (la domanda va presentata al Comune di residenza entro il 31 gennaio di ogni anno) Indennità di maternità di base (la domanda va presentata al Comune di residenza entro 6 mesi dal parto) Carta acquisti (la domanda va presentata alle Poste)

12 Dal 25 dicembre 2013 questa limitazione ai soli cittadini stranieri i lungosoggiornanti non ha più effetto perché è contraria alla direttiva europea n. 98. Se sei un cittadino straniero titolare di un permesso di soggiorno ordinario per lavoro o per famiglia, o un titolare di permesso per protezione umanitaria, hai diritto a queste prestazioni ANCHE SE NON hai il permesso di soggiorno per LUNGOSOGGIORNANTI (ex carta di soggiorno). Per far valere questo diritto ci si deve recare al Comune di residenza o alle Poste e presentare la domanda verificando di rientrare nei limiti di reddito richiesti. Se l’addetto allo sportello si rifiuta di ritirare la domanda occorre spedirla a mezzo raccomandata per non far scadere i termini.

13 Assistenza sociale I cittadini stranieri titolari del permesso di soggiorno con durata superiore a 1 anno, nonché i minori iscritti nel loro permesso di soggiorno, sono assimilati ai cittadini italiani per quanto riguarda l’uso delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale (incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o tubercolosi, per sordomuti, ciechi civili, invalidi civili e indigenti). In ogni Comune c’è un ufficio di Servizio sociale. Possono rivolgersi a questo ufficio tutti i residenti nel Comune, italiani e stranieri. Gli assistenti sociali aiutano gli stranieri nella fase di integrazione in Italia con informazioni utili su: assistenza domiciliare ad anziani, minori e portatori di handicap; sostegno economico alla famiglia e alla persona; assistenza per l’alloggio; inserimento dei minori in strutture residenziali; autorizzazione mensa sociale e/o accoglienza notturna ecc.

14 Le prestazioni di assistenza sociale sono erogate dallo Stato o dagli istituti di previdenza in base alla situazione di bisogno del richiedente e alla mancanza di altre risorse economiche. Il lavoratore straniero che svolge attività lavorativa sul territorio italiano può richiedere le prestazioni assistenziali e previdenziali solo se è assicurato in Italia. In questo modo può usufruire delle forme di tutela previste anche per i cittadini italiani.

15 L’assegno sociale è l’assegno erogato a chi ha più di 65 anni di età, risiede in Italia, ma non ha reddito oppure ha un reddito inferiore ai limiti stabiliti ogni anno dalla legge. Possono presentare domanda di assegno familiare anche i rifugiati e i cittadini stranieri purché regolarmente soggiornanti e titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. La domanda va presentata presso la sede Inps più vicina al proprio domicilio. In caso di trasferimento all’estero, il cittadino straniero perde il diritto all’erogazione dell’assegno.

16 L’Inps eroga anche la pensione di invalidità civile che è una prestazione economica che può essere richiesta dai lavoratori la cui capacità lavorativa è ridotta a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale. Per invalidità, infatti, si intende la difficoltà a svolgere alcune funzioni tipiche della vita quotidiana a causa di una menomazione o di un deficit psichico, intellettivo, della vista o dell’udito (tra le minorazioni o invalidità civili rientrano, infatti, anche la cecità e il sordomutismo). La pensione di invalidità civile è erogata agli invalidi civili totali o parziali senza altri redditi o con redditi insufficienti al proprio mantenimento. Nel caso dei cittadini stranieri, i benefici economici sono erogati dall’Inps solo se lo straniero è in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. In base alla percentuale di invalidità riconosciuta e al proprio reddito personale il valore della pensione varia. Con il 100% di invalidità e il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento si riceve anche l’assegno di accompagnamento attribuito dalla Regione tramite l’Inps. Il riconoscimento dell’invalidità civile (anche minore del 75%) abilita il richiedente a chiedere l’iscrizione alla graduatoria provinciale per l’avviamento al lavoro degli invalidi presso il Centro per l’impiego.

17 L’assegno di maternità, concesso dal Comune e pagato dall’Inps, è un sostegno economico per le madri che non hanno maturato i contributi sufficienti per avere diritto ai trattamenti previdenziali di maternità. Per avere diritto all’assegno è necessario: avere, da meno di 6 mesi, un figlio (naturale, in adozione o in affidamento preadottivo) con un’età inferiore a 6 anni (per gli affidamenti e le adozioni internazionali è sufficiente la minore età); avere lavorato per un periodo compreso tra 9 e 18 mesi, ma essere disoccupata al momento della domanda e non avere, quindi, diritto ai trattamenti economici previdenziali di maternità per il periodo di astensione obbligatoria (2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo); avere un reddito familiare inferiore a una cifra annua fissata dalla legge; non avere già chiesto l’assegno di maternità.

18 Possono chiedere l’assegno di maternità le cittadine straniere, residenti in Italia, con un valido permesso CE per soggiornanti di lungo periodo e le cittadine straniere rifugiate, anche se solo in possesso del permesso di soggiorno. La domanda va presentata presso la sede Inps dove si risiede. L’Inps si occupa del pagamento in un’unica soluzione (entro 120 giorni dalla presentazione della domanda). Se la cittadina straniera non ha i requisiti per ottenere l’assegno di maternità e una copertura previdenziale, può chiedere al Comune un contributo economico che viene erogato con il pagamento di cinque mensilità di 288,75 euro, per un totale di 1.443,75 euro. Il diritto al contributo dipende da: limiti di reddito; numero dei componenti del nucleo familiare; altre condizioni specifiche. Se, per qualche motivo, la madre non è presente nella famiglia, l’assegno spetta al padre. La domanda deve essere presentata in Comune entro 6 mesi dalla nascita, dall’adozione o dall’affidamento preadottivo. Anche in questo caso, possono richiedere l’erogazione degli assegni i cittadini stranieri in possesso di un valido permesso CE per soggiornanti di lungo periodo e i rifugiati, anche se solo in possesso del permesso di soggiorno.

19 L’indennità di disoccupazione può essere chiesta sia dal lavoratore licenziato che dal lavoratore che si è dimesso per giusta causa, purché abbia almeno 2 anni di contributi. Non è, invece, riconosciuta a favore di chi si dimette volontariamente, con la sola eccezione delle lavoratrici in maternità. L’indennità è pagata per 6 mesi. La domanda deve essere presentata all’Inps entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro (o entro 98 giorni in caso di licenziamento in tronco per giusta causa).

20 Per l’anno 2009, come misura a sostegno del reddito, il Governo italiano ha stabilito alcun misure anticrisi, tra queste il cosiddetto Bonus famiglie. L'ammontare del beneficio ammonta a una cifra compresa tra i 200 e i 1000 euro in relazione al reddito e ai componenti del nucleo familiare. Può essere richiesto dai residenti in Italia, lavoratori e pensionati, incluse persone non autosufficienti. Il bonus è un contributo fiscale destinato appunto ai contribuenti, pertanto senza distinzione di nazionalità. La residenza in Italia, è un requisito necessario solo per il richiedente, ossia per chi presenta la domanda. Pertanto rientrano anche i familiari residenti fuori dall’Italia, appartenenti al proprio nucleo familiare. Fanno parte del nucleo familiare i figli a carico, il coniuge non legalmente ed effettivamente separato (anche se non a carico), nonché i figli e gli altri familiari fiscalmente a carico. Un famigliare è a carico se non percepisce un reddito di oltre 2.840,51 euro annui.

21 Associazioni di immigrati e a favore degli immigrati Anfe – Via Cardinale Mazzarino, 19 – L’Aquila – Tel Anfe – Via Mons. Velieri, 28/a – Avezzano – Tel Anolf (http://www.anolf.it)http://www.anolf.it Anolf Avezzano – Via Monte Velino, 63 – Avezzano (AQ) – Tel – – Fax – Anolf L’Aquila – Via Giovanni Gronchi, 16 – L’Aquila – Tel – Fax Associazione Gentium – Via Strada statale 80, 20/A – L’Aquila – Cell (Mariana Muntean) – Associazione culturale macedone – Via Croce Rossa, 215 – L’Aquila Associazione femminile immigrate per le pari opportunità – Via Croce Rossa, 215 – L’Aquila – Cell oppure (Olena Yakymets) – Associazione centro culturale islamico – Via Croce Rossa, 215 – L’Aquila Federazione Populi Mundi – Via Paganica, 17 – L’Aquila Inti Raymi Onlus – Via G. Campomizzi, 2 – L’Aquila Unimondo – Via dei Giardini, 22 – L’Aquila – Tel Associazione “Mondo a Colori” Onlus – Via Napoli, 79 – Avezzano (Aq) “Nessun luogo è lontano” – Via Mazzini, 135 – Avezzano – Tel Rindertimi – Via F.lli Rosselli, 79 – Avezzano – Tel Assoc. Assistenza e solidarietà – Via L. Giuliani, 3 – Celano – Tel Associazione A.M.A. Al Hijra – Via Olanda, 33 – Trasacco (Aq) – Tel Associazione multietnica “Sulmona integra” – c/o Comune di Sulmona – Via P. Mazara – Sulmona

22 È possibile trovare un elenco sempre aggiornato delle associazioni di volontariato della regione Abruzzo sul sito dell’Osservatorio sociale regionale =65 =65

23 Molti comuni hanno istituito presso il comune: Sportelli per l’immigrazione; Segretariato Sociale Il servizio di Segretariato Sociale rappresenta la risposta istituzionale al diritto dei cittadini a ricevere informazioni esatte, dettagliate, esaustive e pertinenti sul complesso dei servizi, delle procedure per accedervi, delle prestazioni, delle normative utili ad effettuare una libera scelta tra le risorse sociali disponibili, per poterle utilizzare correttamente, riducendo le disuguaglianze nell'accesso. Si configura pertanto come un servizio di prima accoglienza e opera in modo trasversale facilitando e/o sostenendo il raccordo organizzativo degli interventi e dei servizi sociali e sociosanitari. Il servizio garantisce inoltre la presa in carico dei casi complessi delle fragilità sociali e personali che non possono essere indirizzate altrove. I valori cui si ispira il servizio di segretariato sociale sono: l’uguaglianza, perché a tutti siano date pari opportunità l’imparzialità e l’equità nell’erogare il servizio l’efficacia e l’efficienza, perché non vi siano sprechi e si risponda ai bisogni di tutti la solidarietà e la partecipazione, perché si creino o crescano nella società le opportunità di aiutare e di venire aiutati la giustizia, perché è bene rispondere innanzitutto a chi ha più bisogno

24 MEDIAZIONE CULTURALE L'inserimento e l'integrazione dei minori stranieri avviene principalmente attraverso la scuola, che è per i bambini e ragazzi lo spazio più ampio e diversificato di socializzazione. La scuola e i servizi educativi in Italia sono diventati un vero spazio dell'incontro e dello scambio interculturali, visto la presenza sempre più consistente dei minori stranieri. La Mediazione Linguistica e Culturale fa chiarezza su: momenti di disorientamento e di incomprensione che possono riguardare stili di apprendimento, di interazione e relazione, stili di comunicazione e di uso del linguaggio; su momenti di trasmissione di informazione riguardo il funzionamento delle strutture scolastiche e informazioni chiarificatrici per l'inserimento del bambino straniero inoltre fornisce alla famiglia dell'alunno informazioni sul sistema scolastico ed educativo nel paese d'arrivo Affiancato da un mediatore l'alunno neo-arrivato fa i primi passi nell'apprendimento della lingua italiana, inizialmente come idioma della comunicazione quotidiana cioè in un registro linguistico a lui utile per comunicare bisogni, capire e farsi capire, esprimere stati d'animo, ricevere ed offrire desideri e bisogni per poi passare al lavoro, sia di pianificazione che di applicazione, nell'apprendimento delle discipline scolastiche. Il mediatore Linguistico Culturale svolge attività di intercultura anche interagendo con gli alunni e le famiglie straniere spiegando loro gli aspetti culturali, le diversità nella mentalità, le caratteristiche e le modalità della nuova realtà italiana. Sottolineando sempre il ruolo delle istituzioni scolastiche, punto di snodo privilegiato per l'acquisizione di atteggiamenti e relazioni interculturali non solo di studenti e insegnanti ma anche del tessuto sociale in cui le scuole operano.

25 IL RUOLO DEI COMUNI NELL’ACCOGLIENZA Piu’ di 9 mila minori stranieri non accompagnati, aumentati del 98,4% in due anni. Sempre piu’ maschi, prossimi alla maggiore eta’, e provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa, dal Bangladesh e dall’Afghanistan. E’ questa, in estrema sintesi, la fotografia sviluppata dal V Rapporto ANCI- Cittalia sui minori stranieri non accompagnati in Italia. Il Rapporto rappresenta nei fatti quasi un censimento, dato che i Comuni che hanno partecipato attivamente all’indagine rappresentano circa il 70% del totale della popolazione residente in Italia al 31 dicembre Tra i dati sottolineati nel Rapporto, inoltre, il netto incremento dei Comuni di medie e piccole dimensioni impegnati nell’accoglienza, che si affiancano all’ovvia preponderanza delle citta’ metropolitane all’interno di un contesto in cui, sottolinea lo stesso Rapporto, ‘’i minori non accompagnati rappresentano sempre piu’ una compenente del piu’ vasto fenomeno migratorio ma, piu’ specificamente, della migrazione di categorie particolarmente vulnerabili’’.

26 Per Minore Straniero non accompagnato (msna) si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte di genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili…” (DPCM 535/99 art. 1). Nella maggior parte dei casi i minori stranieri non accompagnati sono adolescenti, che con il consenso dei genitori, decidono di lasciare il proprio Paese di origine, spinti da problematiche legate a situazioni di guerra, di instabilità politica, di grave povertà.

27 I minori stranieri non accompagnati contattati o presi in carico nel nostro paese sono stati: nel 54,9% dei casi accompagnati ai servizi dalle forze dell’ordine, il 15,6% circa da parenti, poco meno del 5% da connazionali quasi il 9% vi si presenta autonomamente. L’8,6% e segnalato dalla Procura o dal Tribunale mentre poco più del 7% dalla Prefettura. Dopo un periodo nel quale il numero dei minori stranieri non accompagnati, contattati o presi in carico dai servizi sociali dei Comuni italiani e stato altalenante, nel 2011 il valore ha registrato un significativo incremento(+100,5% rispetto all’anno precedente), rimanendo praticamente stabile l’anno successivo. Tale incremento ha comportato l’attivazione di interventi, attività e servizi a favore di 9197 minori nell’anno 2011 e nei confronti di 9104 nel 2012

28 Sono notevoli le differenze a livello regionale sia in termini di consistenza numerica sia per ciò che attiene alla variazione percentuale tra le diverse annualità. In particolare le quattro regioni dove si e registrato nel 2012 il più alto numero di MSNA sono il Lazio (35,1% del totale, con minori contro gli 892del 2010), la Puglia (12,0%, da 422 a 1.089), la Sicilia (11,7%, da 301 a 1.061) e l’Emilia Romagna (10,0%, da 783 a 914 minori). Analizzando l’andamento di queste prime quattro regioni, che raccolgono complessivamente il 68,7% del totale a livello nazionale dei minori presi in carico, ci appare interessante osservare che il Lazio, dopo una costante diminuzione del fenomeno, nell’ultimo biennio ha registrato numeri importanti, cosi come la Puglia e la Sicilia. Mentre in Emilia Romagna la quota dei minori contattati, presi in carico, dopo una significativa riduzione tra il 2006 e 2007, i numeri sono rimasti stabili con un aumento sostenuto tra il 2011 e 2012.

29 Per quanto riguarda il genere, come preannunciato, la grande maggioranza di minori stranieri non accompagnati e costituita da maschi, i quali rappresentano quasi il 95% del totale minori contattati o presi in carico dai Comuni nel Dal confronto con i dati rilevati nel corso delle precedenti indagini ciò che appare subito evidente e la drastica riduzione delle minori (-71%, da nel 2006 a 490 nel 2012), le quali sono giunte a rappresentare solo il 5% dei giovani presi in carico mentre nel 2006 erano oltre 1 su 5 minorenni di sesso femminile (ovvero il 22%, 10% nel 2008 e l’8,5% nel 2010).

30 I minori stranieri non accompagnati che si teme possano subire persecuzioni nel loro Paese, per motivi di razza, religione, nazionalita, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche, hanno diritto di presentare con il supporto del tutore, domanda di ASILO. La domanda di protezione viene esaminata dalla Commissione Territoriale e se viene riconosciuto al minore lo status di rifugiato, questi riceve un afferente permesso di soggiorno. Si evidenzia il fatto che, pur continuando a rappresentare un segmento particolare e ridotto dell’universo complessivo, tra i minori presi in carico/contattati dai servizi sociali dei Comuni, sono aumentati i minori richiedenti protezione internazionale i quali, ritraggono Indubbiamente la figura più vulnerabile e fragile dei minori in Movimento.

31 Esistono tre tipi di interventi particolarmente Significativi per i MINORI NON ACCOMPAGNATI: la collocazione in comunità, l’affido il ricongiungimento familiare. Tali interventi appaiono importanti perché circoscrivono, almeno momentaneamente, le modalità attraverso le quali i minori si inseriscono nel territorio della provincia. In tal senso, si può sostenere che la maggioranza dei minori seguano percorsi di inserimento di tipo comunitario e risultino essere, in definitiva, strettamente dipendenti alle disponibilità di risorse economiche dei Servizi sociali del territorio.

32 Il fenomeno più circoscritto dei minori inseriti in comunità di prima accoglienza, per i quali i servizi abbiano attivato un intervento di accoglienza presso strutture di pronto intervento all’interno delle quali il minore dovrebbe rimanere per un periodo limitato (da 30 ad un massimo di 120 giorni). Infatti, al minore straniero che si presenta, solo o accompagnato (da forze dell’ordine, operatori sociali, enti, associazioni, privati, etc.) all’assistenza sociale territoriale e che risulti privo di riferimenti familiari e parentali, viene offerta la pronta e provvisoria accoglienza

33 Le strutture che svolgono questo servizio rivolto a minori in situazione di abbandono o di urgente bisogno di ospitalità e protezione, sono prevalentemente strutture del privato sociale convenzionate con l’ente locale, attivabili su richiesta dei servizi sociali o dell’autorita giudiziaria allorquando un minore venga rintracciato privo di adulti di riferimento. Per le emergenze possono, inoltre, essere attivati posti di pronta accoglienza presso comunita ad hoc o strutture residenziali che si siano dichiarate disponibili a riservare un limitato numero di posti a tale scopo. I minori accolti in prima/pronta accoglienza, come possiamo vedere sono prevalentemente di genere maschile. Dal 2006 al 2012, come abbiamo avuto modo di registrare anche in merito ai contattati/presi in carico, l’incidenza femminile e andata fortemente diminuendo, passando dal 29,8% dei minori accolti al 5,1%. Di queste 337 minori non accompagnate, il 56% del totale si trova in tre regioni: Lazio (84), Toscana (62) ed Emilia Romagna. Approfondendo ulteriormente l’analisi aggiungendo la variabile dell’età, vediamo che nel 2012, come nel biennio precedente, oltre otto minori su 10 entrati in prima accoglienza hanno prevalentemente un’età compresa tra 16 e 17 anni (corrispondente all’82,8% dei minori totali), mentre il 16% rientra nella fascia tra gli 11 e 15 anni, e solo lo 0,6% ha meno di 10 anni. Rispetto al 2010, a fronte di un incremento generalizzato nei valori assoluti già evidenziato (+95,4%), la fascia d’età che ha registrato nel corso del 2012 un aumento più alto risulta essere quella dei minori diciassettenni (+144%), seguita da quella dei minori sedicenni (+76%).

34 Entrando nel merito degli interventi volti alla tutela e all’integrazione, a partire da un primo semplice indicatore relativo alla permanenza costituito dal numero di minori che sono rimasti nelle rispettive strutture per almeno un mese rispetto al totale dei minori accolti, possiamo evidenziare un progressivo aumento dei minori che permangono all'interno delle strutture di accoglienza nelle quali sono stati collocati dai servizi sociali

35 Il tema degli allontanamenti rappresenta uno dei problemi con i quali gli operatori si confrontano quotidianamente e che interroga i servizi, e non solo, sull’adeguatezza degli interventi che tendono a proteggere e tutelare il minore e che spesso, purtroppo, mal si conciliano con le aspettative, i bisogni di un adolescente prossimo alla maggiore eta teso a portare a compimento il proprio progetto migratorio che ha come obiettivo specifico quello di lavorare e guadagnare soldi da mandare alla famiglia d’origine. Oltre a cio, l’adeguatezza delle strutture destinate all’accoglienza, l’attivazione o meno di servizi ed interventi adatti ad affrontare il primo periodo, condizionano la qualita della “risposta” e rendono piu o meno corrispondente ai bisogni del minore l’intervento di presa in carico. Purtroppo non sempre e ovunque siamo in presenza di una progettualita ricca e strutturata adatta ad affrontare la fase piu difficile nella quale vanno impiantate le prime radici di una relazione fondamentale per il destino futuro del minore, e un dato e che ci spinge a ritenere cruciali gli interventi di primo periodo e proprio quello legato al fatto che la piu alta percentuale di “dispersione” si verifica entro la prima settimana (50,3%) per poi scendere nei periodi successivi e risalire trascorse oltre quattro settimane (27,4%).

36 Nel percorso di accoglienza appena delineato puo anche accadere che si presenti nel frattempo la possibilità per il minore di andare a convivere presso parenti o connazionali e che il minore, dopo la fase di raccolta di informazioni, documentazione e valutazione a cura dei Servizi sociali (in collaborazione con Questura e Tribunale per i minorenni), venga pertanto affidato a loro. Dai servizi viene data la priorita, anche in itinere, alla dimensione familiare e dunque viene verificata l’esistenza di un rete parentale e amicale, oppure strutturata l’opportunita di coinvolgere stranieri non connazionali o italiani a cui affidare il minore. I minori affidati sono, seppur limitatamente, aumentati da un anno all’altro, passando da 7 su 100 accolti nel 2006, a quasi 9 su 100 nel Nella maggior parte dei casi si tratta di minori affidatati a parenti (65%), anche se negli anni e notevolmente aumentato il numero degli affidi eterofamiliari a connazionali (da 7,8% nel 2006 al 12,5%) e a italiani (quasi il 15%),mentre sono limitati i casi in cui i minori vengono affidati a stranieri non connazionali.

37 I minori stranieri non accompagnati accolti in seconda accoglienza Per i minori accolti in prima/pronta accoglienza, dopo un primo periodo nell’ambito del quale non siano maturate le condizioni per un affidamento o per il rimpatrio volontario, i servizi sociali elaborano un progetto educativo a lungo termine e individuano la soluzione piu idonea in base alle necessita del minore. Il passaggio in una “fase di seconda accoglienza” puo prevedere a) il collocamento del minore presso una comunità, b) l’affidamento presso famiglie o persone singole, c) il trasferimento in abitazioni autonome, spesso condivise con altri ragazzi, nelle quali vengano sperimentati progettualita fortemente orientate allo sviluppo dell’autonomia. Proprio per rendere sempre più aderente l’intervento di presa in carico ai reali bisogni di minori spesso prossimi alla maggiore età, come vedremo nella parte dedicata all’analisi degli interventi alcuni territori stanno sperimentando differenti tipologie di servizi offerti. Accanto alla comunita di accoglienza si prevedono strutture intermedie basate su una semi-autonomia dei ragazzi. Attualmente, nonostante si stiano sperimentando in vari territori differenti tipologie di servizi offerti che vanno dalle comunità o gruppi appartamento volti al sostegno dell’autonomia alle varie forme di affido (omoculturale o eteroculturale), la maggior parte dei minori vengono inseriti in strutture residenziali di tipo familiare e comunità di accoglienza nelle quali potra rimanere sino al raggiungimento della maggiore eta. Nel biennio 2011/2012 i minori stranieri non accompagnati per i quali i Comuni hanno predisposto un progetto di vita individualizzato e sono passati dalla prima/pronta accoglienza alla seconda sono stati mediamente il 44% degli accolti (contro il 54% del biennio precedente)

38 Infatti, seppur i minori passati dalla prima alla seconda accoglienza siano, in numero assoluto, superiori sia nel 2011 che 2012 rispetto agli anni precedenti, l’incidenza rispetto al totale dei minori accolti in prima accoglienza mostra come la proporzione di minori passati in seconda accoglienza cali costantemente dal 2009: se a inizio periodo il 55,5% dei minori accolti in prima e passato in seconda, tale percentuale cala a 52,9% nel 2010, 45,6% nel 2011 e al 43% nel Nel biennio i minori risultano essere maggiormente distribuiti sul territorio, sebbene la maggioranza sia sempre dislocata nel Centro Italia (26,1% nel 2011 e 30,1%nel 2012).

39 Proseguendo nella nostra analisi e aggiungendo la variabile dell’eta,la distribuzione dei minori in seconda accoglienza per classi di eta dimostra nel corso degli anni un progressivo spostamento dell’eta media dei minori verso il compimento della maggiore eta. Sono infatti i minori di eta compresa tra 16 e 17 anni a registrare i maggiori incrementi percentuali, passando dal costituire quasi il 66,6% nel 2006, il 77% nel 2008, l’82,5% nel 2010, all’83% del totale dei minori accolti nel In particolare, rispetto al 2010, aumenta significativamente la componente dei sedicenni, i quali rappresentano nell’ultimo anno di riferimento il 62,1% (+102%), mentre diminuiscono i minori appartenenti alla fascia di eta 0-10 (-38%).

40 A seguito dell’elaborazione di un progetto individualizzato per i minori, l’accompagnamento educativo prevede solitamente l’avvio di percorsi scolastici, formativi e lavorativi. Ma purtroppo non sempre si registra un coinvolgimento, una piena partecipazione o adesione del minore alla delineazione del percorso di integrazione sociale e talvolta il cammino intrapreso si interrompe prima del suo termine naturale.

41 Un altro aspetto centrale e strategico della presa in carico dei minori stranieri soli riguarda l’apertura della tutela legale e la conseguente nomina del tutore. Nella prima fase di accoglienza, i Servizi Sociali territorialmente competenti sono tenuti a segnalare il minore al giudice tutelare affinché vengano avviate le procedure per la nomina di un tutore (un parente, cittadini volontari adeguatamente formati per ricoprire il ruolo di tutori ecc.) ma nelle diverse realtà territoriali si rilevano, di fatto, comportamenti differenti. Pertanto non sempre e ovunque viene nominato un tutore, come invece dovrebbe accadere ex lege nei casi in cui la “condizione” di stabile lontananza dei genitori impedisca di esercitare pienamente la potestà.

42 Come i dati relativi all’allontanamento dei minori dalle comunita e l’apertura della tutela anche i dati afferenti la posizione giuridica, in termini di titolarita di permesso di soggiorno, evidenziano tuttora delle criticita e spunti per una attenta riflessione. Nel 2012, poco piu del 60% dei minori accolti in seconda accoglienza risulta provvisto di un titolo di soggiorno. L’incidenza dei titolari di un permesso di soggiorno sugli accolti in seconda accoglienza risulta essere altalenante a livello nazionale: nel 2008 l’avevano ottenuto in 42,8%, nel 2010 il 73,6% per poi calare a 60,2 nel Nel corso dell’ultimo anno considerato, il gruppo piu consistente di minori ha ottenuto un permesso di soggiorno per minore eta (63%, ovvero su accolti), il 22,3% per un qualche motivo legato alla protezione internazionale, l’11,3% per affidamento, 1,2% per integrazione minore e lo 0,2% per protezione sociale. Rispetto al 2010, sono aumentati i minori con un permesso per minore eta ritornati vicino ai livelli del (da 45% al 63%), raddoppiati quelli con un permesso per protezione internazionale (da 12,4% al 22,3%) e notevolmente diminuiti i permessi per affidamento o motivi familiari (dal 37% all’11% nel 2012).

43 Interessante, ma allo stesso molto preoccupante, notare che anche per il rilascio dei permessi di soggiorno vi sono significative difformita a livello regionale. Le situazionidi maggior criticita sembrano sussistere in Lazio, ove neanche il 13% dei minori risulta titolare di un permesso di soggiorno, cosi come in Puglia (24%) e in Toscana (42% sul totale degli accolti in seconda accoglienza). Ad esclusione della Liguria, in cui la maggioranza dei permessi di soggiorno sono rilasciati per affidamento o motivi familiari,in tutto il Nord la maggioranza e rilasciata per minore eta: si va dal 55,3% del Piemonte a 93,3% del Trentino-Alto Adige. Nel Centro, solo Toscana e Umbria seguono tale andamento netto. Nelle Marche, infatti, sebbene la maggioranza dei titoli sia per minore

44 eta, la percentuale si ferma al 38,6%, seguita da vicino da affidamento e motivi familiari (30,1%) e da protezione internazionale (27,7%). In Lazio, invece, la grande maggioranza dei permessi e rilasciata per protezione internazionale (73,3%). Nel Mezzogiorno, invece, la questione e piu diversificata. In Abruzzo, ad esempio, la situazione e molto netta: infatti il 75% dei permessi e per minore eta e il restante 25% per affidamento o motivi familiari, mentre in Molise e interessante notare come 2 permessi su 3 siano stati rilasciati per integrazione minore, e come quasi il 69% di quelli rilasciati in Calabria per protezione internazionale.

45 Raggiungere la maggiore età rappresenta infatti il momento cruciale nel quale si determina la possibilità per il giovane di proseguire i percorsi di inclusione sociale avviati o, diversamente, si apre il rischio di caduta in situazioni di esclusione. Divenire maggiorenni e non essere in possesso di un titolo di soggiorno significa cadere nella condizione di irregolare passibile di un provvedimento di espulsione, cosi come, pur in presenza di un permesso di soggiorno per minore età, non aver maturato, al compimento del diciottesimo anno di età le condizioni (temporali e materiali) previste dalla legge per la conversione del permesso rischia di condurre il giovane in eguale situazione di precarietà.

46 Per i minori stranieri non accompagnati l’attuale formulazione dell’art. 32, co. 1-bis TU d.lgs. 286/98 individua due gruppi di minori stranieri: da un lato coloro che, affidati ai sensi dell’art. 2 legge 184/83 e/o sottoposti a tutela, non abbiano trascorso due anni in un progetto di integrazione sociale e siano in Italia da meno di tre anni al compimento della maggiore eta; dall’altra quelli che siano stati ammessi ed abbiano completato il programma biennale di integrazione sociale e dimostrino la presenza in Italia da almeno un triennio (co. 1-ter). Per i primi la conversione del permesso di soggiorno (da minore eta o affidamento a lavoro, o studio, o attesa occupazione) e consentita “previo parere positivo del Comitato per i minori stranieri” di cui all’art.33 del Testo Unico immigrazione; Per i secondi tale parere non e richiesto, essendo sufficiente la dimostrazione dell’ammissione e del completamento del progetto sociale biennale prima della maggiore età.

47 In questa fase delicata di “transizione”, il ruolo dei servizi sociali e dei soggetti deputati alla gestione del minore non accompagnato e determinante per la conversione del permesso di soggiorno, ma anche per progettare e realizzare gli “interventi di accompagnamento all’uscita” dalle comunità di seconda accoglienza. L’attivazione di progetti-ponte per l’inserimento abitativo e lavorativo dei minori non accompagnati a diciotto anni risulta abbastanza diffusa in alcune città dove l’offerta rientra nel sistema complessivo di politiche sociali per i minori non accompagnati; mentre in altre prevalgono sperimentazioni del privato sociale o di altri soggetti pubblici ancora poco consolidate. E chiaro che molto di quanto potrà realizzarsi in questa fase, come

48 Le azioni di sostegno e di affiancamento vanno dall’inserimento in “servizi di semiautonomia” al consolidamento nel percorso lavorativo, all’orientamento sociale all’aiuto nella ricerca di una collocazione abitativa. Ma non mancano progetti specifici, ad esempio per favorire un percorso di progressiva autonomia, residenze “assistite”, con l’obiettivo di porsi come “struttura intermedia” tra il gruppo appartamento e il domicilio autonomo per favorire un percorso di progressiva autonomia. Cosi come esistono le “case di autonomia” nate per offrire ai ragazzi divenuti maggiorenni in Comunità un proseguimento del progetto in un luogo tutelato. Nelle case di autonomia i ragazzi hanno la possibilità di usufruire di un “luogo di passaggio” che li accompagni verso un inserimento graduale e guidato nel tessuto sociale locale, passando da un autogestione responsabile dell’alloggio in cui i giovani vivono.

49 L’efficacia della riuscita di tali interventi dipende da cio che si e concretizzato nel corso dell’intervento di presa in carico, pertanto occorre sottolineare ancora una volta l’importanza di provvedere alla nomina tempestiva di un tutore che accompagni ed assista il minore in tutte le procedure che lo riguardano, assicurandone la rappresentanza legale. Cosi com’e importante identificare un sistema integrato giudiziario e amministrativo per il riconoscimento di forme di tutela adeguate alle specificità, esigenze dei minori non accompagnati e promuovere procedure e percorsi volti all’ottenimento del titolo di soggiorno e alla sua conversione al compimento della maggiore eta.

50 Gli interventi attivati a livello locale in materia di assistenza e protezione dei minori stranieri non accompagnati. I servizi e gli interventi messi in atto dai servizi sociali degli Enti Locali per affrontare le complesse problematiche che pone la presenza dei minori stranieri non accompagnati e garantire una maggiore protezione sono vari e articolati.

51 Gli interventi e i servizi Gli interventi piu frequenti in materia di assistenza e protezione predisposti a tutela dei minori soli accolti indicati dai Comuni: sono risultati il collocamento in luogo sicuro, il colloquio, la richiesta di apertura di tutela, la segnalazione al Comitato per i minori stranieri non accompagnati, la segnalazione del minore alla Questura, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, la richiesta del permesso di soggiorno, attivita volte all’accertamento dell’eta, la richiesta di avvio delle indagini familiari, la segnalazione del minore alla Procura presso il Tribunale dei minorenni, la richiesta di indagini familiari ed infine le attivita di contatto con la famiglia di origine. La prassi seguita dai Servizi Sociali privilegia l’immediato “collocamento del minore in luogo sicuro” e l’attivazione degli interventi di tutela, le segnalazioni alle autorita competenti (Giudice tutelare, Comitato per i minori stranieri e Questura) e l’accertamento dell’identita del minore. Risulta invece residuale, come negli anni precedenti, la quota di Comuni che dichiarano di attivare come primi interventi la richiesta di rimpatrio del minore.

52 Per quanto riguarda gli interventi volti piu specificatamente all’integrazione sociale del minore, il piu ricorrente indicato dai comuni rispondenti e quello dell’inserimento scolastico, seguito da altri interventi di utilita primaria, mediazione linguistico culturale, alfabetizzazione, formazione professionale e attivita a sostegno dell’integrazione.

53 La spesa complessiva sostenuta dai Comuni nell’arco dell’anno 2012 attinente all’accoglienza e ai servizi rivolti ai minori stranieri non accompagnati risulta attestarsi: per oltre il 45% degli enti locali sotto ai 50mila euro. Vi e un 21,8% dei Comuni che dichiaradi avere speso dai 50 ai euro, un 14% da 100 a oltre un 2% del totale dei rispondenti che si colloca nel range Vi e un 15% dei comuni che ha speso tra i 500mila e i 700mila euro, uno 0,4% dai 700mila al milione ed infine l’1,2% degli enti rispondenti che dichiarano di aver speso oltre 1 milione di euro per i servizi di accoglienza e tutela forniti ai minori soli. Il costo medio giornaliero sostenuto per il collocamento di un minore all’interno di una struttura di prima/pronta accoglienza risulta mediamente di 88 euro, contro le 87 in seconda accoglienza, con differenze sostanziali tra i 100 euro al Nord, gli 83 euro al Sud, 80 al Centro ed i 76 euro nelle Isole.

54 La rete, i punti di forza e le criticità I Comuni, ben consapevoli dello status giuridico complesso e articolato dei minori stranieri non accompagnati (in quanto minori, stranieri, richiedenti asilo, vittime di tratta, ecc.), riconoscono sempre di piu l’importanza di tessere formalmente rapporti con i soggetti che si occupano a vario titolo della loro protezione e tutela. L’intervento a livello territoriale di soggetti afferenti ad amministrazioni diverse (giuridiche, amministrative e sociali) rende infatti indispensabile affinche vi sia un buon livello di collaborazione, la formalizzazione dei rapporti inter- istituzionali tra i vari soggetti.

55 Nel 2012 quasi il 17,5% dei rispondenti (contro il 14% del 2010 e l’11% del 2008) ha dichiarato di aver stipulato protocolli di intesa con altri Enti o Istituzioni per la gestione dei MSNA (con il pubblico tutore, il Giudice Tutelare, gli Istituti scolastici, il Tribunale per i minorenni, le Questure e le Prefetture). In particolare, sono stati stipulati 304 protocolli d’intesa con Enti o Istituzioni, la maggioranza dei quali sottoscritti con: altri Comuni (28%), le comunita d’accoglienza (24,3%), con gli Enti del terzo settore(8.2%), con la Questura (7,2%), i servizi sanitari (5,6%), e con la Prefettura (5,3%).

56 le principali dichiarazioni espresse dai Comuni in merito ai punti di forza e di debolezza delle politiche di presa in carico e di accoglienza promosse dall’amministrazione comunale o dall’ente/soggetto che gestisce i servizi rivolti ai minori stranieri non accompagnati. Punti di forza: La tempestivita dell’intervento, la progettazione di interventi socio-educativi adeguati che si avvalga di personale qualificato e la collaborazione con la rete dei servizi comunali risultano ipunti di forza piu condivisi. Mentre tra i problemi riscontrati spicca in modo inequivocabile la mancanza di risorse economiche che da solo rappresenta oltre il 32% del totale delle risposte. Segue il problema della difficolta di identificazione del minore, cosi come vengono indicate alcune principali criticita per una presa in carico efficacedel minore: la mancanza di strutture di accoglienza e di servizi specifici, l a difficolta a progettare, realizzare rimpatri volontari assistiti nonche la difficolta nel reperire famiglie affidatarie e problematiche legate all’affido in generale.

57 PUNTI DI DEBOLEZZA DELLE POLITICHE DI ACCOGLIENZA, 1.Mancanza di risorse economiche/costi elevati di gestione problema/impegno finanziario non prevedibile 2.Difficoltà nell'identificazione dei MSNA 3.Carenza/mancanza di strutture di accoglienza e di servizi specifici 4.Difficoltà nella conversione dei permessi di soggiorno alla maggiore età 5.Difficoltà a progettare/realizzare rimpatri volontari assistiti 6.Carenza famiglie affidatarie/ problematiche legate all'affido in generale 7.Difficoltà a prevedere, per numero e tipologia, gli arrivi dei MSNA 8.Difficoltà ad orientarsi nella normativa di riferimento 9.Difficoltà di coordinamento/collaborazione con la rete di attori coinvolti 10.(Questura, Forze dell'Ordine, ASL, giudice, Tribunale per i minorenni, scuola, etc.) 11.Difficoltà a realizzare percorsi di integrazione individualizzati 12.Difficoltà a realizzare progetti socio-educativi individualizzati Scarsità personale/Non adeguata formazione professionale per gestione servizio 13.Difficoltà a contattare/rapportarsi con le famiglie di origine 14.Carenza di operatori qualificati per la mediazione linguistico-culturale

58 Punto di forza 1.Tempestività dell'intervento di presa in carico (continuità del servizio e 2.flessibilità nell'orario lavorativo) 3.Progettazione di percorsi di integrazione personalizzati 4.Collaborazione con la rete dei servizi del Comune 5.Presenza di personale qualificato, specializzazione dell'ente/ufficio, efficienza del servizio (assistenza legale, sanitaria, socio psicologica, etc.) 6.Disponibilità di mediazione linguistico-culturale 7.Progettazione di interventi socio-educativi integrati (formazione/lavoro, tirocini formativi, etc.) 8.Capacità di raccordo operativo con altri Enti del territorio 9.Modalità di gestione dei servizi sociali 10.Disponibilità del territorio all'integrazione 11.Interesse e disponibilità per l'affidamento familiare 12.Operare in rete con altri Comuni (es. Programma nazionale minori stranieri non 13.accompagnati) 14.Progettazione integrata con diverse linee di finanziamento 15.Altro (monitoraggio periodico, esiguità dei casi)

59 I percorsi di integrazione dei minori stranieri non accompagnati: le esperienze dei comuni nella fase della seconda accoglienza A partire dall’esperienza di alcuni territori, si e cercato di mettere in luce i passaggi che portano il minore, dopo il collocamento in prima accoglienza, all’inserimento in un percorso di seconda accoglienza, descrivendo gli interventi attivati e ricostruendo il percorso educativo e formativo seguito dal minore dal momento del collocamento a quello dell’uscita. In particolare, la nostra analisi si e concentrata sui progetti di integrazione formativa e lavorativa, sulla pratica dell’affidamento familiare, nonche sui servizi volti all’autonomia dal momento che anche la Commissione europea, nel Piano di azione per i minori non accompagnati ( ), ha evidenziato la necessita di trovare soluzioni durature per i minori sulla base della valutazione individuale del loro superiore interesse. Potenziando le misure a favore, in particolare di quelli prossimi alla maggiore eta, e dei neomaggiorenni attraverso interventi volti a favorire il loro inserimento nel tessuto sociale e lavorativo che consentano di proseguire la permanenza in Italia al compimento del diciottesimo anno di eta. L’ambito degli interventi volti all’autonomia dei minori, come si vedra nelle pagine che seguono, risulta strategico nel processo di ridefinizione del sistema di welfare locale. Il panorama dei servizi messi in campo presuppone infatti strategie di intervento differenziate ma anche la capacita di mettere al centro i diritti e gli interessi dei minori in un’ottica di sviluppo e rafforzamento dell’attitudine a diventare membro autonomo, attivo e responsabile della societa.

60 La formazione scolastica Per i minori che aderiscono ai progetti individuali proposti loro dai servizi sociali e dalle comunita di accoglienza iniziano dei percorsi di integrazione: corsi di lingua italiana e, a seconda dell’eta, iscrizione a scuola o a corsi di formazione professionale. Tuttavia, la scolarizzazione per i minori stranieri non accompagnati e spesso complicata e l’inserimento scolastico ha bisogno di una adeguata formazione sia del personale scolastico che degli operatori della comunita che seguono il ragazzo. Infatti, per il minore andare a scuola spesso significa mettere in discussione tutto il proprio progetto migratorio, ovvero allontanare nel tempo il momento dell’inserimento lavorativo e quindi la possibilita di guadagnare dei soldi per ripagare la famiglia dei debiti contratti per il viaggio. Una differenza sostanziale rispetto al completamento del ciclo scolastico e piu in generale alla facilita di apprendimento e positiva conclusione del percorso scolastico e data dal paese di provenienza del ragazzo, oltre che dalla sua eta e dalle motivazioni alla base del viaggio migratorio, come ci viene trasmesso dall’esperienza della provincia di Trento.

61 Una ulteriore criticita riguarda i minori prossimi alla maggiore eta, per i quali, per legge, non e possibile iscriverli a corsi professionali se prima non hanno assolto all’obbligo scolastico; infatti, al momento dell’iscrizione al corso professionale, il ragazzo deve avere anche l’iscrizione e la frequenza al Centro Territoriale Permanente (CTP). Come ricorda il responsabile del Comune di Napoli, generalmente, la scelta del percorso scolastico viene fatta in riferimento all’eta del ragazzo; se arriva in comunita ad una eta prossima ai 18 anni, e preferibile un percorso breve, concentrato, mentre per i ragazzi di 15 o 16 anni, ma sono casi rari in quanto l’eta di arrivo e sempre maggiore, l’obiettivo e prendere una qualifica almeno triennale, la criticita si presenta appunto per i ragazzi piu grandi che sono al di fuori dell’obbligo scolastico. Frequente e anche l’inserimento dei ragazzi a corsi serali e l’organizzazione autonoma da parte delle comunita di corsi di italiano per favorire l’alfabetizzazione dei minori, come nel caso della cooperativa Dedalus la quale gestisce autonomamente il percorso scolastico preparando il minore all’esame di licenza media.

62 Nell’esperienza riportata dal territorio trentino, per l’orientamento scolastico dei ragazzi sono organizzati dei colloqui. Una pratica interessante e quella formalizzata attraverso un Laboratorio che e stato creato tra tutte le scuole di Trento presso il quale un mediatore linguistico e un insegnante fanno una valutazione del grado di istruzione scolastica e un colloquio per capire quali sono gli orientamenti, i desideri, le aspirazioni del ragazzo. In base a questo viene quindi stabilito quale puo essere il percorso scolastico piu adatto e viene proposto al ragazzo. Generalmente si propongono al ragazzo: percorsi professionalizzanti, centri di formazione professionale, corsi per diventare elettricista, meccanico, falegname, o nel settore della ristorazione. E la proposta tiene conto anche e in particolar modo di un possibile orientamento al lavoro e delle risorse disponibili sul territorio, e in questa ottica interessante e l’esperienza dei “progetti ponte” con le scuole professionali, nella descrizione che ne viene data dall’Associazione Provinciale per i Minori ONLUS.

63 Sempre a Trento, come viene ricordato dal Cinformi (Centro Informativo per l’immigrazione) se i ragazzi hanno 17 anni e mezzo non vengono inseriti nel ciclo scolastico ma direttamente presso delle cooperative della zona in cui e possibile fare degli inserimenti per l’apprendimento dei prerequisiti lavorativi. Cosi come anche nell’esperienza delle comunita del modenese come viene descritto dalla Comunita Piccola Citta di Modena, se il ragazzo ha tra i 13 e i 14 anni viene iscritto alla scuola media, mentre se ha un’eta maggiore, dai 16 anni in poi, viene iscritto al centro territoriale permanente di formazione di eta adulta; oppure, come indicato nel caso di Ancona, viene inviato presso enti di formazione per seguire corsi professionalizzanti

64 Ad Ancona, la comunita La Casa del Mattone per ovviare al problema dell’assolvimento dell’obbligo scolastico che ostacolerebbe l’accesso ai percorsi formativi e professionali, ha adottato una prassi che consisterebbe nella richiesta al giudice tutelare di un nulla osta formativo – lavorativo, ovvero una sorta di certificazione attraverso la quale viene riconosciuto, nel caso in cui non sia possibile recuperare la documentazione necessaria, l’assolvimento da parte del ragazzo dell’obbligo del percorso scolastico

65 La formazione lavorativa e l’avviamento al lavoro Stante il riferimento alle normative nazionali, i territori, come vedremo analiticamente, affrontano in vario modo la questione dell’inserimento lavorativo dei minori stranieri non accompagnati accolti presso le comunita locali. In primo luogo, mediante strumenti che variano in base al grado di formalizzazione dello stesso, quasi tutte le comunita di accoglienza realizzano una sorta di sondaggio per valutare la predisposizione, le capacita acquisite nel paese di origine e le competenze del ragazzo per indirizzarlo nel suo percorso formativo e lavorativo

66 La valutazione delle competenze e i tirocini osservativi A questo proposito, ad esempio, il comune di Milano promuove una attivita di orientamento che comprende anche la ricostruzione del percorso formativo e quindi delle competenze del minore. Il bilancio di competenze cosi realizzato non si basa sull’utilizzo di un modulo standard, formale, ma sulla comprensione sostanziale delle competenze del ragazzo, anche per valutare un suo possibile inserimento in vista di un’assunzione, che rimane l’obiettivo ultimo da raggiungere. Gli aspetti che vengono valutati riguardano, infatti, non solo la formazione scolastica del ragazzo ma anche competenze e capacita tecniche che possono essere piu facilmente spendibili nel mondo del lavoro. Una caratteristica dei minori che viene spesso evidenziata anche in altri contesti territoriali, riguarda la difficolta del ragazzo a far proprie le regole alla base di un rapporto di lavoro, come ad esempio: essere puntuali negli orari, informare per eventuali ritardi, fissare gli appuntamenti su di una agenda di lavoro. Ed e anche su questi aspetti che la comunita di accoglienza interviene.

67 I tirocini formativi e le borse lavoro Relativamente ai tirocini formativi, questi hanno una durata ed una organizzazione che varia a seconda del contesto territoriale, in quasi tutte le realta esiste una forma di monitoraggio sul lavoro svolto e il comportamento tenuto dal ragazzo in azienda. A volte per il monitoraggio e previsto un tutor educativo e uno aziendale, spesso e lo stesso educatore di riferimento del ragazzo che tiene i contatti con l’azienda e ne segue l’evoluzione

68 Il piu delle volte, i ragazzi che svolgono tirocini in azienda non fanno rilevare grandi problemi, e comunque sempre facilmente superabili. Si tratta infatti di ragazzi sempre molto motivati a svolgere un’attivita lavorativa che rappresenta la priorita del loro progetto migratorio. Per quanto riguarda la durata dei tirocini, come e stato accennato, questi si svolgono in un arco temporale che generalmente varia dai due mesi fino all’anno, e in pochi casi supera l’anno di tempo. Il periodo e spesso legato alla possibilita concreta che lo stesso tirocinio si trasformi in un contratto di lavoro, come viene descritto dalla Cooperativa Casa del Mattone di Ancona.

69 In prevalenza, ai fini dell’inserimento lavorativo, i servizi sociali e le comunita di accoglienza attivano la rete locale che fa riferimento alle aziende del territorio, spesso conoscendo in anticipo la domanda di lavoro a cui viene indirizzata conseguentemente la formazione professionale del ragazzo. L’ente locale interviene perlo piu finanziando borse lavoro che permettono alle aziende di conoscere le capacita e le attitudini del ragazzo per un periodo determinato (in genere sei mesi) senza pero dover sostenere un costo economico in quanto il tirocinio formativo e finanziato dal Comune. In questo modo, il ragazzo ha buone possibilità di veder trasformare il proprio tirocinio in un contratto di apprendistato.

70 Affido a famiglie eteroculturali e omoculturali L’affidamento a famiglie eteroculturali o omoculturali e una strada meno percorsa nelle esperienze locali : 1, agli affidamenti che vengono realizzati presso parenti. Solitamente, questo tipo di intervento, prevede progetti specifici e maggiormente articolati, giacche ci si avvale di un’equipe multiprofessionale (assistenti sociali, educatori, mediatori culturali), normalmente gia strutturata e dotata di competenze anche in merito agli affidi di minori italiani, con la quale viene costruito un iter che va dalla sensibilizzazione sul territorio e l’individuazione di famiglie interessate, alla valutazione e formazione degli affidatari, al supporto e al monitoraggio periodico dei percorsi affrontati dai minori e dalle famiglie stesse. Inoltre e prevista l’erogazione di un contributo da parte del Comune per il mantenimento del minore. L’affido puo costituire un’alternativa piu efficace al collocamento in una struttura residenziale per quei minori che manifestano difficolta ad adattarsi alla realta comunitaria, dove sperimentano una convivenza forzata con altri ragazzi di eta e provenienze diverse. Inoltre restituire al minore il contesto familiare, seppure sostitutivo di quello originario, puo essere una scelta proficua in favore di una maggiore serenita del minore e, conseguentemente, di una piu probabile riuscita del progetto educativo.

71 Ciononostante, dalla rilevazione delle esperienze locali emerge come il ricorso a tale tipologia di affidi sia piuttosto limitato. Le principali motivazioni risiedono nella difficolta a trovare famiglie disponibili, soprattutto se straniere, e nella tendenziale preferenza di queste ad adottare minori di eta inferiore rispetto a quella di molti MSNA.

72 Riguardo a quest’ultimo tema, si registra tra le famiglie disponibili un timore nel farsi carico di un ragazzo in eta adolescenziale, essendo questa gia di per se una fase complessa e delicata nel percorso di crescita di un ragazzo, a cui si potrebbero aggiungere le problematiche legate alle esperienze del minore straniero non accompagnato (dai traumi derivanti dal viaggio migratorio, al peso delle responsabilita nel portare a termine il mandato della famiglia nonostante le circostanze difficoltose, o anche al rischio di cadere in circuiti devianti); alla base vi e quindi l’idea che il minore di eta inferiore, avendo una personalita meno strutturata, sia di piu facile gestione.

73 Maggiore disponibilita all’affido si riscontra nei singoli volontari, che solitamente gravitano attorno alla comunita dove il ragazzo e collocato e che non di rado sono gli stessi ex educatori del ragazzo. Le iniziative di sensibilizzazione all’affido rivolte ai cittadini sono una pratica poco diffusa che, in ogni caso, risulta poco efficace; Nella maggioranza dei casi, come spiega un’assistente sociale del Comune di Modena, le famiglie reperite “sono quelle che gia per predisposizione, per volontariato, ruotano attorno alle realta comunitarie, chiese e quant’altro”. Per il reperimento di famiglie disponibili, alcuni Comuni hanno attivato protocolli con associazioni di famiglie affidatarie, che propongono ai primi i nominativi di chi si mostra interessato, come nel caso di Ancona.

74 Interventi e servizi volti all’autonomia dei minori stranieri non accompagnati tali azioni di sostegno e di affiancamento vanno dall’inserimento presso Centri di accoglienza per adulti, al consolidamento nel percorso lavorativo,all’orientamento sociale e all’aiuto nella ricerca di una collocazione abitativa. In particolare, per la ricerca di un alloggio gli educatori possono fungere da garanti presso le agenzie o i proprietari di case, assicurando l’affidabilita del ragazzo; tuttavia questa e la strada meno battuta, poiche l’affitto di una casa comporta degli oneri economici particolarmente gravosi. Solitamente si ricerca un posto letto presso appartamenti gia affittati da gruppi di connazionali, o, talvolta, da studenti universitari.

75 Non mancano, inoltre, progetti specifici per favorire un percorso di progressiva autonomia, che prevedono il collocamento dei ragazzi dai 16 ai 18 anni in strutture dedicate (gruppi-appartamento e alloggi di “autonomia guidata” o semiautonomia, appartamenti di alta autonomia e di sgancio, ecc.), dove il sostegno di educatori e operatori e fortemente limitato e i ragazzi possono sperimentare un’autogestione responsabile dell’alloggio e della propria vita quotidiana. La presenza ridotta degli educatori e operatori stimola i ragazzi ad attivarsi in prima persona, facendo leva sulle proprie risorse e sviluppando capacita e competenze, il che consente loro di acquisire maggiore consapevolezza di se e della realta che li circonda. Tali strutture si configurano come “luoghi di passaggio” attraverso i quali il giovane viene accompagnato verso un inserimento graduale e guidato nel tessuto sociale locale. I progetti di avvio all’autonomia mirano all’acquisizione di conoscenze e competenze che Premoli e Dentice ben sintetizzano, richiamando il modello della progettazione efficace della vita proposto da Smith:

76 gestione delle risorse : ad esempio, gestione e manutenzione dell’abitazione, utilizzo delle risorse e dei servizi della comunita, utilizzo del sistema sanitario, rapporto con gli enti pubblici, utilizzo della rete di trasporti pubblici, gestione del denaro, ricerca del lavoro, risoluzione di problemi pratici di tutti i giorni; gestione del tempo: gestione delle attivita giornaliere, cosi come, aggiungiamo, gestione autonoma del tempo libero, a cui spesso il ragazzo proveniente dalla comunita residenziale non e abituato e che puo creare in lui un senso di vuoto e di solitudine; gestione personale : strategie di autoregolazione, motivazione al cambiamento, definizione di obiettivi, autoprotezione, modalita di presentazione personale, sviluppo di competenze comunicative, capacita decisionali, gestione dell’aggressivita, capacita di risolvere i problemi, di esprimere e condividere sentimenti, attenzione alla cura personal, comportamenti di buona salute; gestione interpersonale: sviluppo di competenze sociali e interpersonali (inserirsi all’interno di reti, tessere relazioni di supporto formali e informali, costruire amicizie). Bastianoni sottolinea come sia errato ridurre l’autonomia alla sola capacita di condurre una casa, trovare lavoro, disbrigare le pratiche quotidiane; essa e innanzitutto uno stato interno, una rappresentazione e narrazione di se, “e l’espressione della liberta acquisita grazie all’interiorizzazione della sicurezza; e la consapevolezza di poter agire nel mondo, di trasformarlo, di governarlo, percependosi come soggetto agente e competente”

77 L’inserimento in strutture di autonomia, al contrario di quanto avviene per gli interventi di inserimento lavorativo e abitativo (ricerca di appartamenti in locazione), non e una misura generalizzata e rivolta a tutti gli accolti, bensi si fonda su una valutazione del grado di autonomia gia raggiunto dal ragazzo e dalla sua capacita di poter affrontare e gestire la vita quotidiana senza la presenza costante di operatori ed educatori. Alle volte viene strutturato un percorso che prevede il succedersi di passaggi diversi che vanno dalla seconda accoglienza alla semiautonomia all’alta autonomia, segnati da un supporto educativo progressivamente piu leggero: a tali passaggi puo corrispondere il transito in tipologie di strutture differenti (comunita residenziale – strutture di semiautonomia – appartamenti di alta autonomia e sgancio).

78 Va precisato che non sempre la valutazione sull’opportunita di inserire il ragazzo nelle strutture di autonomia si rivela corretta: puo capitare, infatti, che dopo una prima breve esperienza di inserimento il ragazzo manifesti problematiche che in precedenza non erano emerse e che conducono a fare un passo indietro nel percorso. Le peculiarita dell’accoglienza in autonomia, quali il minor supporto educativo, la gestione autonoma del quotidiano, oltre che il distacco dalla vita comunitaria e dal gruppo piu folto dei minori accolti nelle strutture residenziali tradizionali, pongono inevitabilmente il ragazzo in una condizione nuova di solitudine e maggior carico di responsabilita, che puo spaventarlo e puo contribuire all’emersione di quelle fragilita a cui i minori stranieri non accompagnati sono esposti, in ragione del distacco dalla propria famiglia d’origine e dal proprio contesto di provenienza. Va inoltre considerato che tali interventi hanno ancora un carattere pressoche sperimentale nelle realta dove vengono attuati e contemplano un numero limitato di posti di accoglienza (in media, nell’ordine di circa cinque posti in ciascun Comune).

79 La tipologia piu diffusa di strutture dedicate all’autonomia e quella degli appartamenti gestiti dagli enti del privato sociale che si occupano anche delle comunita educative. Al contrario degli alloggi residenziali di seconda accoglienza, dove vi e una presenza quotidiana e costante dell’educatore nell’arco dell’intera giornata, negli appartamenti il supporto educativo e limitato: a seconda del grado di autonomia richiesto e, dunque, dal target a cui il servizio e rivolto, tale intervento educativo puo essere limitato a determinati momenti della giornata, in cui si ritiene necessario presidiare determinati ambiti del vivere quotidiano del ragazzo; oppure, nel caso in cui sia richiesto un grado di autonomia piu elevato, puo essere molto piu saltuario e mirato al monitoraggio periodico del percorso di integrazione e sgancio. Afferiscono al primo caso gli appartamenti di semiautonomia o autonomia guidata, mentre il secondo caso e costituito dagli appartamenti o alloggi di alta autonomia e sgancio. Esempi di appartamenti di autonomia guidata si trovano a Trento, dove questa tipologia e stata implementata in via sperimentale dall’inizio del 2012, a seguito dell’afflusso dalla Libia in occasione della cosiddetta “Emergenza Nord Africa”. Rispetto alla comunita residenziale tradizionale, tali appartamenti prevedono costi di gestione inferiori e personale ridotto, ossia i ragazzi non dispongono del servizio di pulizia degli alloggi, di cui si devono occupare interamente, ma ricevono il sostegno dell’educatore per l’acquisto di generi di prima necessita, per la preparazione dei pasti, per la lavanderia e altri ambiti particolari in cui si ritiene che i ragazzi vadano “guidati” fino al raggiungimento di un sufficiente grado di autogestione.

80 Disagi psicologici Sono facilmente comprensibili le difficoltà che questi minori affrontano nella realizzazione del loro progetto migratorio. Infatti, oltre alle consuete problematicità tipiche dell'eta adolescenziale- che in questo contesto si acuiscono- si aggiungono complicazioni derivanti dal loro status di immigrati e soli.

81 Abraham Maslow, uno dei massimi studiosi della psicologia umanistica, ha suddiviso i bisogni di un individuo ponendoli in una scala piramidale. Alla base di essa ha collocato le esigenze fisiologiche, al posto successivo la necessita di sicurezza, al terzo scalino i bisogni di appartenenza ed affetto e, da ultimo, in cima l'auto-realizzazione. I giovani stranieri non accompagnati, come ogni essere umano, hanno esigenze materiali basilari, quali un posto dove dormire, essere nutriti, avere un abbigliamento adeguato alle stagioni, ecc.

82 Alcuni ragazzi, invece, si ritrovano senza un riferimento per appagare questo tipo di bisogni. Per esempio dormono nelle stazioni ferroviarie, non hanno la possibilita di una corretta alimentazione ne di una cura igienica. Questo compromette innanzitutto il loro sviluppo fisico e la loro salute. Questi disagi, di per se gia notevoli, sono aggravati dalla condizione psicologica del minore. Lontano dalla famiglia e dalle persone di riferimento proprio in una fase della loro vita in cui ne avrebbero estremo bisogno, sentono il peso della solitudine e di questa separazione. Spesso provano un senso di colpa e di vergogna per la situazione in cui si trovano, per l'impossibilita di aiutare i genitori, che frequentemente non vengono informati delle reali condizioni in cui vive il ragazzo. Tutto questo produce nell'animo dei giovani una bassa autostima, che puo portarli ad entrare nei circoli di devianza.

83 Il mantenimento dei contatti con i familiari e essenziale, poiche rappresenta il collegamento con le loro radici. Tuttavia essendo a stretto contatto con una cultura diversa dalla loro sono costretti a mettere in discussione le proprie tradizioni. Non sanno piu chi sono. La molteplicita di esperienze culturali che hanno vissuto li portano a non percepirsi piu uguali a quando sono partiti, ma nello stesso tempo non si sentono ancora accolti e integrati nella nuova realta. Provano, quindi, una profonda lacerazione identitaria.

84 A questo disagio interiore si aggiunge la possibile difficolta di integrazione nel nuovo contesto. Oltre a dover apprendere la lingua del nuovo Paese, la sua cultura e le sue usanze, sopportano il fardello di non essere accolti, di essere visti come criminali o semplicemente di essere considerati fuori luogo. Questi tormenti interiori possono spingere i ragazzi in due direzioni opposte: da un lato c'e chi sente il bisogno di essere considerato, di essere oggetto dell'attenzione di qualcuno e cio lo porta a compiere azioni illegali e/o avventate; dall'altro c'e chi vuole diventare invisibile, non essere notato per “evitare problemi”. La loro fragilita e spesso utilizzata da malviventi che prendono i minori sotto la loro protezione e li sfruttano. Capita che i ragazzi in questo caso investano il loro stesso sfruttatore del ruolo di “figura guida”, trovando in lui la persona che si preoccupa per loro.

85 La loro fragilita e spesso utilizzata da malviventi che prendono i minori sotto la loro protezione e li sfruttano. Capita che i ragazzi in questo caso investano il loro stesso sfruttatore del ruolo di “figura guida”, trovando in lui la persona che si preoccupa per loro. Tutte le difficolta che affrontano questi minori li portano ad una forzata ed inevitabile crescita precoce rispetto ai loro coetanei. Maturano prima. Sono costretti ad imparare velocemente a cavarsela da soli in situazioni di forte disagio. L'insicurezza si insinua nella loro percezione di se. La precarieta che vivono si riflette sulla percezione della loro stessa esistenza. Avendo fatto i conti con una realta piu amara del previsto, avendo deluso le loro aspettative sul proprio progetto migratorio, rischiano di non auspicare piu in futuro sereno, ma al contrario lo vivono con grande incertezza e pessimismo.

86 Non stupisce quindi la diffidenza con cui molti giovani trattano gli operatori dei centri di accoglienza. Abituati a guardarsi sempre le spalle, temono che anche queste persone che affermano di volerli aiutare possano tradirli. Le strutture di accoglienza sono chiamate, quindi, ad aiutare i giovani a recuperare la loro serenita costruendo insieme a loro una quotidianita rassicurante

87 Bisogna tener in considerazione che, inoltre, una volta giunti a destinazione questi minori devono fare i conti con le memorie, dal contenuto spesso cruento, accumulate nel corso del viaggio. Molti minori dichiarano spesso di non essere stati ‘preparati’ all’entità delle violenze sperimentata durante il loro percorso. A volte il senso di colpa per essere sopravvissuti - frequente, ad esempio, in chi ha perso compagni di viaggio - si intreccia alla vergogna: per essersi dovuti esporre a tanti pericoli, ma soprattutto per avere assistito, senza intervenire, a violenze perpetrate su altre persone.

88 Il confronto con situazioni estreme, il dovere effettuare autonomamente delle scelte in tempi rapidi, induce nei ragazzi uno stato di allerta costante, essendo costretti a reagire su un registro di attacco/fuga fondato su una diffidenza maturata nei confronti dell’ambiente esterno, che permane spesso anche al loro arrivo. È possibile quindi che il rapporto con gli operatori, prime figure di riferimento in Italia, risenta della difficoltà di questi ragazzi a costruire relazioni basate sulla fiducia. Questi adolescenti oscillano tra la necessità di dimostrare - anche a se stessi - un’autonomia totale e il bisogno, non sempre esplicitato, di dare spazio alle incertezze e alle paure che vivono dentro di loro.

89 Gli operatori, riconoscendo questi “movimenti” e facendone occasione di scambio, possono aiutare i ragazzi ad accettare le proprie incertezze come lecite e ad elaborarle attraverso gli strumenti, a seconda del caso, più idonei. Attività che aiutino a riacquisire la capacità di fidarsi dell’altro e il senso di controllo sul proprio spazio possono svolgere una funzione positiva.

90 Valorizzare i vissuti e le competenze del minore può aiutarlo ad entrare in contatto con le proprie fragilità senza che ciò comprometta l’immagine forte di sé che il minore ha dovuto costruire.

91 Un altro fattore che espone al rischio gli adolescenti migranti è quello relativo alla particolare “solitudine” che caratterizza la migrazione, definita da Abdelmalek Sayad come “doppia assenza”. Chi lascia il proprio paese spesso non racconta il prezzo pagato per quest’esperienza, che nell’immaginario comune rappresenta l’accesso ad un miglioramento certo della qualità della vita. Nei Paesi di origine è diffusa un’epica della migrazione che tende ad evidenziarne i vantaggi e ad occultarne i rischi. L’imperativo del successo genera un tacito accordo tra chi emigra e i suoi familiari, vincolando il primo a ‘non dire tutta la verità’ e i secondi a non credere a quanto di negativo viene raccontato.

92 Il concetto di “doppia assenza” evidenzia bene il portato coercitivo, l’inquietudine che caratterizzano l’esperienza migratoria dei MSNA, che avendo investito molto in questo progetto, non sono disposti ad ammetterne l’eventuale fallimento. L’urgenza di dimostrare la propria capacità di rispondere al mandato familiare e di costruire un’immagine di sé che risulti “vincente” almeno in patria, può talvolta esporre i minori ad abbandonare percorsi di crescita e di integrazione di lungo o medio periodo per entrare in circuiti di sfruttamento. Evitare il rischio di un “doppio fallimento” di questi ragazzi in fuga da situazioni in cui erano già condannati alla marginalità, deve quindi essere il principale obiettivo del sistema di accoglienza finalizzato a rispondere ai loro reali bisogni, aiutandoli a mediare fra esigenze personali e mandato familiare,

93 e ad utilizzare al meglio le proprie risorse e quelle messe loro a disposizione per emanciparsi. Per questo motivo è importante: stabilizzare il prima possibile la posizione giuridica del minore migrante, affinché si senta al sicuro aprirsi ad un rapporto non giudicante con il minore che riconosca il mandato familiare come non in contraddizione con il suo percorso di integrazione riconoscere il portato emotivo che la condizione di migrante genera e fornire aiuto per creare degli spazi di negoziazione interni favorire una mediazione anche telefonica con la famiglia.

94 Avvicinarsi alla duplice identità dei bambini e adolescenti, sia minori che migranti, è cruciale per pensare ad un intervento che risponda davvero alle loro esigenze e non ne favorisca indirettamente la fuga, che si verifica nella maggior parte dei casi proprio nella fase della prima accoglienza, in cui è importante che i soggetti siano ascoltati e rassicurati concretamente circa la possibilità di un percorso in cui possano valorizzarsi.

95 Per molti minori che arrivano in Italia l’assimilazione dello status di “minore” - come definito dalla legislazione italiana e più in generale da quella europea - è un processo tutt’altro che automatico perché implica il confronto e l’integrazione di una concezione dell’infanzia tipicamente occidentale con altre che possono essere molto diverse. In molti Paesi il bambino è soggetto di doveri più che di diritti e, a seconda della sua provenienza sociale, egli può dover svolgere molto presto un ruolo attivo nell’economia e nel sostentamento della propria famiglia. Per favorire un adattamento costruttivo all’interno del percorso di integrazione previsto per loro, la mediazione culturale, come detto più sopra nel paragrafo ad essa dedicato, svolge una funzione fondamentale nel risolvere i malintesi e le incomprensioni che inevitabilmente si presentano nel rapporto tra i minori e gli operatori. Considerare e avvicinare le concezioni dell’infanzia e dell’adolescenza, i valori che esse veicolano, i diritti e i doveri che impongono nei contesti di provenienza dei ragazzi, è un lavoro indispensabile tanto per aiutare i minori stranieri a comprendere il quadro di tutele all’interno del quale sono entrati, quanto per ridurre i possibili fallimenti nella relazione tra operatore e minore.

96 erre des Hommes ha realizzato a Lampedusa nel 2013 il primo progetto di supporto psicologico e psicosociale in favore dei minori migranti e delle famiglie con bambini giunti nel CPSA, per accompagnarli nella delicata fase di incontro con il nuovo sistema di accoglienza. Il progetto FARO III è fondato sul riconoscimento della complessa esperienza dei MSNA in arrivo sull’isola, nonché su un attento esame delle dinamiche dei contesti di primo soccorso e accoglienza che possono avere un impatto importante sul loro equilibrio. Il progetto ha i seguenti obiettivi: valorizzare le strategie di resilienza, attivando le risorse individuali e di gruppo, attraverso una metodologia finalizzata a cogliere i bisogni e le istanze dei minori per facilitare sia il loro orientamento nel presente sia la progettualità futura riattivare, in un momento di passaggio e sospensione come quello dell’arrivo a Lampedusa, il legame con i diversi sistemi di appartenenza positivi (affettivi, culturali, religiosi…), spesso “rimossi” o “sospesi” durante il viaggio, per favorire la presa in cura di sé.

97 Questi obiettivi sono coerenti con l’approccio della etnopsicologia che, come scrive Tobie Nathan, considera le persone, il loro funzionamento psicologico individuale e le modalità delle loro interazioni a partire dai loro attaccamenti multipli a lingue, luoghi, divinità, antenati, modi di fare... I diversi livelli di intervento mirano a: 1. Orientare i ragazzi nel contesto del CPSA sia attraverso l’interesse nei confronti del modo in cui lo percepiscono, sia spiegandone il funzionamento e la natura. 2. Offrire spazi di confronto liberi o semi-strutturati per consentire ai ragazzi di simbolizzare lo stato emotivo presente ed elaborare il passaggio dalla condizione passata a quella attuale. 3. Dare la possibilità di parlare del viaggio, indagarne il senso collettivo e individuale.

98 4. Riflettere assieme sulle loro aspettative e sui loro progetti di studio e lavoro facendo emergere le loro competenze e valorizzando il patrimonio che portano con sé. 5. Riattivare le connessioni interne con le figure di riferimento importanti e valorizzare le loro strategie efficaci nell’affrontare le difficoltà. 6. Offrire un sostegno psicologico individuale quando se ne rilevi l’esigenza e segnalare casi vulnerabili per un rapido trasferimento in comunità a cui inviare relazioni tecniche utili a una presa in carico psicologica. 7. Offrire servizi concreti: prestito di libri, lezioni di avvicinamento alla lingua italiana, giochi da tavolo, carta e pennarelli per scrivere o per disegnare anche quando l’équipe non è presente al Centro. In linea con i principi chiave della psicologia dell’emergenza, l’intervento psicologico e psicosociale messo in campo da Terre des Hommes si adatta all’ambiente in cui si inserisce, dove la sicurezza resta l’interesse primario, e si integra con gli altri servizi rivolti ai minori. È dimostrato infatti come l’ambiente di prima accoglienza in seguito ad esperienze potenzialmente traumatiche possa svolgere un ruolo importantissimo nell’attivazione di risorse utili all’elaborazione del vissuto dei soggetti coinvolti.


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