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Aldo Capitini nasce a Perugia il 23 dicembre 1899, figlio di un impiegato comunale e di una sarta. Consegue il diploma tecnico e poi, guadagnando qualcosa.

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2 Aldo Capitini nasce a Perugia il 23 dicembre 1899, figlio di un impiegato comunale e di una sarta. Consegue il diploma tecnico e poi, guadagnando qualcosa come precettore riesce a dedicarsi da autodidatta agli studi classici, che predilige. Ma gli costerà molto anche in termini di esaurimento fisico. Sarà in questi anni che, per sua ammissione, avrà per la prima volta la consapevole lucidità sulla fragile condizione della vita umana fra la nascita e la morte. Nel 1924 passa da privatista l'esame per la licenza liceale a Perugia. Grazie al punteggio ottiene anche una borsa di studio per la Scuola Normale Superiore di Pisa, diretta da Giovanni Gentile. Si iscrive a lettere e filosofia e si laurea nel All'inizio degli anni Trenta è segretario economo della Normale. Inizia, con alcuni docenti, l'attività antifascista e si occupa di filosofia e nonviolenza. Nel 1933 perde il posto perché rifiuta di iscriversi al partito fascista. Torna a Perugia, dà lezioni private e, visto anche l'atteggiamento della chiesa cattolica accondiscendente nei riguardi del regime, affianca alle ricerche sulla democrazia quelle per una riforma religiosa. Il metodo di lotta per la giustizia dovrà essere nonviolento e basato sulla non collaborazione. Si ispira a Gandhi e San Francesco e per affermare il rifiuto di uccidere diventa anche vegetariano. Al centro della sua contestazione ogni istituzione autoritaria e repressiva. Nel primo libro, sfuggito alla censura fascista, "Elementi di un'esperienza religiosa, espone anche le idee del "liberalsocialismo". Fonda l'omonimo movimento con il filosofo Guido Calogero.

3 A Firenze, nel 1942 Capitini finisce in carcere quattro mesi con altri aderenti al movimento. Ci tornerà nel maggio 1943, a Perugia, fino alla caduta del fascismo il 25 luglio. Nell'agosto del 1943 a Firenze si riuniscono i membri del Movimento Liberalsocialista per dar vita al Partito d'Azione. Capitini non è d'accordo, preferisce il movimento, ha una visione di partecipazione allargata al potera, dal basso, con i partiti e i loro apparati ridotti al minimo. Pochi anni dopo la nascita il Partito d'Azione morirà. Nel dopoguerra Capitini darà vita a iniziative per allargare la partecipazione popolare al potere e per contestare il volto violento delle istituzioni civili e religiose, la loro falsità e mancanza di coerenza rispetto ai principi informatori. Questo atteggiamento di straordinaria onestà intellettuale lo isolerà nell'Italia di Dc e Pci e la sua opera ancora oggi attende una reale rivalutazione, a oltre cent'anni dalla nascita del pensatore umbro. Scrive il suo amico Norberto Bobbio: "La ragione per cui, in Capitini, la battaglia contro la chiesa e la battaglia contro lo stato si confondono, si sovrappongono, è che il nemico è sempre lo stesso: il potere che viene dall'alto, anche se viene esercitato là con la coercizione spirituale, qua con la coazione fisica".

4 E Capitini medesimo: "E' l'uomo religioso, post-umanistico, che vuole vivere unito con tutti nella massima solidarietà, anche al di là della morte, e perciò tende a costituire una società nuova in una realtà che abbia consumato tutti i vecchi limiti, compresi il dolore e la morte". Fino alla sua morte Capitini, professore di pedagogia all'Università di Perugia, sarà protagonista di innumerevoli iniziative mosse dall'idea di giustizia, di un socialismo che sappia coniugarsi con la libertà, di una rivoluzione nonviolenta - e dunque realmente matura -, di una società dove decisioni e controllo vengano dal basso sia per la politica sia per l'economia, di una religiosità nuova, aperta, partecipativa, fuori dalle costrizioni istituzionali, di una pedagogia della ribellione. Innumerevoli le sue opere, da "Il potere di tutti" a "Educazione aperta". Fu lui a promuovere, il 24 settembre 1961, la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi (boicottata da Clero e Democrazia cristiana) e a fondare la rivista Azione nonviolenta. Aldo Capitini muore a Perugia nel 1968 dopo un'operazione chirurgica. Sulla sua pietra tombale c'è scritto: "Libero pensatore, rivoluzionario nonviolento".

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