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Animal loquens (2) Linguaggio e mente negli animali non umani (Stefano Gensini, 15.4.2010)

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1 Animal loquens (2) Linguaggio e mente negli animali non umani (Stefano Gensini, )

2 La varietà naturale dei linguaggi At varios linguae sonitus natura subegit / mittere et utilitas expressit nomina rerum, / non alia longe ratione atque ipsa videtur / protrahere ad gestum pueros infantia linguae, / cum facit ut digito quae sint praesentia monstrent./ sentit enim vim quisque suam quod possit abuti./ cornua nata prius vitulo quam frontibus extent, / illis iratus petit atque infestus inurget./ at catuli pantherarum scymnique leonum / unguibus ac pedibus iam tum morsuque repugnant, / vix etiam cum sunt dentes unguesque creati. /alituum porro genus alis omne videmus / fidere et a pennis tremulum petere auxiliatum. / Natura costrinse gli uomini a emettere suoni vocali diversi e il bisogno per vero diede nomi precisi alle cose. Similmente vediamo i fanciulli, incapaci ancor di parlare, far gesti e indicare col dito gli oggetti presenti. Ogni essere inclina alle proprie attitudini. [lett. “fin dove arrivino le sue forze”] Il vitello già prima che gli spuntino le corna sulla fonte, cozza adirato con esse; s’avventano i cuccioli di leoni e pantere con l’unghie e coi piedi e coi morsi, ché ancora formate non sono né unghie né zanne; ogni specie di uccelli vediamo tentare il vuoto, fidarsi delle ali che ancora son penne, e chiedere a queste un tremulo aiuto (trad. Cetrangolo)

3 “L’opinione degli antichi…” Diffuso atteggiamento “continuista” affidato a autori (Plutarco [m. 127], Sesto Empirico [II sec. d.C.], Porfirio [m. 305]) e aneddoti celebri: Memoria (rondini, elefanti, il cane di Ulisse); Astuzia (volpi, gazze) Senso morale (cavallo suicida, leone “generoso”) Capacità di inferenze (“cane di Crisippo”)

4 Per tutti, il punto di vista di uno scettico: Sesto Empirico > (Phirr. Hyp. 73).

5 Complessità del lógos canino > (Phirr. Hyp., 75).

6 E infine… il cane logicizzante “Secondo Crisippo, poi, che particolarmente si batte in difesa (sympolemoûnta) degli animali irragionevoli, il cane partecipa anche della tanto celebrata dialettica. Dice infatti l’autore che esso per lo più si appoggia sul quinto argomento indimostrabile, quando, arrivato a un trivio e annusate due vie per le quali non passò la fiera, infila senz’altro la terza, senza nemmeno annusare le tracce. “... Afferma infatti l’antico filosofo che esso cane si comporta come se facesse questo ragionamento (logízesthai): «la fiera è passata o per di qua, o per di là, o per quella parte. Per di qua no, per di là no, dunque per quella parte». Pyrrh. hyp. I, 69

7 Ripresa del “continuismo” in epoca moderna Montaigne (1580) Essais, II 2 Fabrici di Acquapendente, De brutorum loquela (1603); Gassendi, Syntagma Philosophiae Epicuri (1658) Père Bougeant, Amusement philosophique sur le langage des bêtes (1739) Condillac, Traité sur les Animaux (1755) Charles-Georges Leroy Lettres sur les animaux (1768)….

8 La “profezia” di La Mettrie (1747)… «Io prenderei fra tutte le altre preferibilmente la grande scimmia, fino a che il caso non ci faccia scoprire qualche altra specie più simile alla nostra (dato che nulla esclude che ve ne siano nelle regioni a noi sconosciute). Questo animale ci somiglia tanto che i naturalisti l’hanno chiamato uomo selvaggio, o uomo dei boschi. Lo prenderei alle stesse condizioni degli alunni di Amman, vale a dire non vorrei che fosse né troppo giovane né troppo vecchio, perché quelli che ci portano in Europa sono di solito troppo avanti negli anni. Sceglierei quello dotato della fisionomia più spirituale, e che desse i migliori risultati in mille piccole operazioni […] Perché dunque dovrebbe essere impossibile l’educazione delle scimmie? Perché alla fine non potrebbe questa scimmia, a forza di suoni, imitare sull’esempio dei sordi i movimenti necessari per pronunciare? […]

9 La stessa meccanica che apre il canale di Eustachio nei sordi non potrebbe sbloccarlo nelle scimmie? Un felice desiderio di imitare la pronuncia del maestro non potrebbe mettere in libertà gli organi della parola in animali che imitano tanti altri segni, con tanta abilità e intelligenza? Non solamente sfido a citarmi una qualsiasi esperienza davvero conclusiva che decreti che il mio progetto è impossibile e ridicolo; ma la somiglianza della struttura e delle operazioni della scimmia è tale che io non ho quasi alcun dubbio che se si esercitasse in modo perfetto questo animale, si riuscirebbe alla fine a insegnargli a pronunciare e di conseguenza a sapere una lingua. Allora esso non sarebbe più né un uomo selvaggio, né un uomo mancato: sarebbe un uomo perfetto, un piccolo gentiluomo, con altrettanta materia e muscoli di noi, per pensare e mettere a profitto la sua educazione. Dagli animali all’uomo la transizione non è violenta. I veri filosofi ne converranno>>. (Da L’homme machine)

10 … e naturalmente Charles Darwin L’origine della specie per selezione naturale (1859) L’origine dell’uomo e la sezione in rapporto al sesso (1871) L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872)

11 La tesi della continuità <

12 Dove si situa la differenza? Non è il solo potere di articolare i suoni che distingue l'uomo dagli altri animali, perché anche i pappagalli ed altri uccelli ne sono capaci. Non è neppure la mera capacità di connettere suoni definiti con idee definite, poiché alcuni pappagalli ai quali è stato insegnato a parlare, collegano infallibilmente parole e cose, persone ed avvenimenti. Gli animali inferiori differiscono dall 'uomo solo per il potere infinitamente maggiore che l'uomo ha di associare i suoni alle idee piu diverse; e ciò ovviamente dipende dal grande sviluppo delle sue facoltà mentali. (Da: The Descent of Man, 1871)

13 L’espressione delle emozioni Da The Expression of Emotions… (1872)

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