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Corso di livello A1-01 – “Corso base per operatori volontari” in conformità alla d.g.r. n. X/1371 del 14.02.2014.

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1 Corso di livello A1-01 – “Corso base per operatori volontari” in conformità alla d.g.r. n. X/1371 del

2 2 Argomenti Introduzione 1.Concetti base e legislazione in materia di Protezione Civile 2.Rischio e pianificazione 3.Rischi antropici e naturali 4.Scenari operativi del volontariato di protezione civile Comunicazioni radio 5.DPI e cenni antincendio 6.Comunicazioni radio 7.Allestimento di un campo in emergenza 8.Maxi emergenza 9.Psicologia dell’emergenza

3 Introduzione al Corso Base di Protezione Civile Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

4 “Legge quadro sul volontariato” Legge 266 del 1991 Art. 1 La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell'attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l'autonomia e ne favorisce l'apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale individuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.

5 Legge 266 del 1991 L’attività di volontariato è : prestata in modo personale, spontaneo e gratuito; non può essere retribuita ; organizzazioni di volontariato: ogni organismo liberamente costituito al fine di svolgere l'attività di cui sopra, che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti. nell'atto costitutivo o nello statuto devono essere espressamente previsti l'assenza di fini di lucro, la democraticità della struttura, l'elettività e la gratuità delle cariche associative nonché la gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, i criteri di ammissione e di esclusione di questi ultimi, i loro obblighi e diritti. Devono essere altresì stabiliti l'obbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonché le modalità di approvazione dello stesso da parte dell'assemblea degli aderenti. “Legge quadro sul volontariato”

6 Costituiscono strutture operative nazionali del Servizio Nazionale della protezione civile: a)Il Corpo Nazionale dei Vigile del Fuoco, quale componente fondamentale della protezione civile b)Le Forze Armate c)Le forze di Polizia (P.S.-C.C.-G.d.F.) d)Il Corpo Forestale dello Stato e)I servizi tecnici nazionali f)I gruppi nazionali di ricerca scientifica, l’Istituto Nazionale di geofisica g)La Croce Rossa Italiana h)Le strutture del servizio sanitario nazionale i)Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino j)Le organizzazioni di volontariato Art. 11 Le strutture operative del Servizio Nazionale L.225 del 1992 e smi

7 D.P.R. 194 del 2001 Art. 8 VOLONTARI E PIANIFICAZIONE Le organizzazioni di volontariato di protezione civile forniscono all'autorità competente ogni possibile e fattiva collaborazione secondo quanto previsto nei piani di protezione civile. Prendono parte alle attività di predisposizione ed attuazione dei piani di protezione civile Art. 9 Benefici di Legge Ai volontari vengono garantiti per un periodo non superiore a trenta giorni continuativi e fino a novanta giorni nell'anno: a)il mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato; b)il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato;

8 “Testo Unico delle disposizioni Regionali in materia di Protezione Civile” Art 5 (Volontariato di Protezione Civile) L. R. n.16 del 2004

9 La legislazione Nazionale Art. 357 Nozione del pubblico ufficiale “Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti e’ pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volonta’ della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.” Art. 358 Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio “Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.” Codice Penale A seguire…..art. 11 e 12 D.Lgs. 285/92, art.347 cp (uso delle palette), art.497 cp, art.117 codice della strada, Decreto uso lampeggianti,art.54 cp

10 La legislazione Regionale Regolamento Regionale di attuazione dell’ALBO REGIONALE del Volontariato di PROTEZIONE CIVILE (18 Ottobre 2010, n. 9) Regione Lombardia ha emanato, in data 18 ottobre 2010 (Burl - 1° supplem. Ordinario del ), il “Regolamento di attuazione dell’albo regionale del volontariato di protezione civile (ai sensi dell’art. 9-ter della legge regionale 22 maggio 2004, n. 16, «Testo unico delle disposizioni regionali in materia di protezione civile»)”. Il Regolamento ha lo scopo di garantire la partecipazione responsabile delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, degli enti locali e, più in generale, di tutti i soggetti pubblici e privati che a vario titolo concorrono sul territorio della Lombardia nella funzione di protezione della popolazione.

11 L’albo regionale è composto da (art. 2): associazioni; gruppi comunali e gruppi intercomunali, rispettivamente istituiti dai singoli comuni e dalle loro forme associative o dagli enti gestori di parchi; elenco dei volontari che ne fanno parte. La legislazione Regionale I principali contenuti nel regolamento

12 Articolazione dell’albo in specialità (art. 4): sono previste le seguenti specialità:  logistica/gestionale  cinofili  subacquei e soccorso nautico  intervento idrogeologico  antincendio boschivo  tele-radiocomunicazioni  nucleo di pronto intervento di cui all’art. 6, comma 2, della l.r. 16/2004  impianti tecnologici e servizi essenziali  unità equestri La legislazione Regionale

13 1. Concetti base e legislazione in materia di Protezione civile Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

14 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali, in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n. 59 – Capo VIII – Protezione Civile D. Lgs. 112 del 1998

15 1 La Predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi 2 L’attuazione degli interventi urgenti in caso di crisi avvalendosi anche del Corpo Nazionale dei VV.F. 3 Gli indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali di emergenza in caso di eventi calamitosi 4 L’attuazione degli interventi necessari per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi 5 Lo spegnimento degli incendi boschivi 6 La dichiarazione dell’esistenza di eccezionale calamità o avversità atmosferica, ivi compresa l’individuazione dei territori danneggiati 7 Gli interventi per l’organizzazione e l’utilizzo del volontariato Funzioni conferite alle Regioni

16 1 L’attuazione, in ambito provinciale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi 2 La predisposizione dei piani provinciali di emergenza 3 La vigilanza sulla predisposizione, da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in caso di eventi calamitosi Funzioni conferite alle Province

17 1 Attuazione, in ambito comunale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi 2 L’adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione all’emergenza, necessari ad assicurare i primi soccorsi in caso di eventi calamitosi in ambito comunale 3 La predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali di emergenza 4 L’attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi urgenti necessari a fronteggiare l’emergenza 5 La vigilanza sull’attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi urgenti 6 L’utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale. Funzioni conferite ai Comuni

18 Art. 1 E’ istituito il Servizio Nazionale della protezione civile al fine di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Legge 225 del 1992

19 A) eventi naturali o connessi con la attività dell’uomo che possono essere fronteggiate mediante interventi attuabili dai singoli enti o amministrazioni competenti in via ordinaria. B) eventi naturali o connessi con la attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria. C) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. Tipologia degli eventi …(Art. 2)

20 Art. 6 Sono componenti del servizio nazionale della Protezione Civile: 1) Le Amministrazioni dello Stato 2) Le Regioni 3) Le Province 4) I Comuni (e le comunità montane) Le stesse devono provvedere all’attuazione delle attività di Protezione Civile secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze. Legge 225 del 1992

21 Art. 11 Le strutture operative del Servizio Nazionale Costituiscono strutture operative nazionali del Servizio Nazionale della protezione civile: a)Il Corpo Nazionale dei Vigile del Fuoco, quale componente fondamentale della protezione civile b)Le Forze Armate c)Le forze di Polizia (P.S.-C.C.-G.d.F.) d)Il Corpo Forestale dello Stato e)I servizi tecnici nazionali f)I gruppi nazionali di ricerca scientifica, l’Istituto Nazionale di geofisica g)La Croce Rossa Italiana h)Le strutture del servizio sanitario nazionale i)Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino j)Le organizzazioni di volontariato

22 Eventi livello A Eventi di portata a ricaduta LOCALE che possono essere gestiti da un singolo Soggetto La responsabilità per questi eventi è in capo all’Ente Locale territorialmente competente, ed in speciale modo al SINDACO, in qualità di: Capo dell’Amministrazione, Ufficiale di Governo: Adotta provvedimenti contingenti ed urgenti al fine di prevenire o eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini (art.54 D.LGs. 267/2001). Autorità di Protezione Civile. Chi fa cosa?

23 Art. 15 comma 1 Nell’ambito del quadro ordinamentale di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, in materia di autonomie locali, ogni Comune può dotarsi di una struttura di protezione civile. Art. 15 comma 3 Il sindaco è autorità comunale di protezione civile. Al verificarsi dell’emergenza nell’ ambito del territorio comunale, il sindaco assume la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite. Art. 15 Competenze del Sindaco Art. 15 comma 4 Quando la calamità naturale o l’evento non possono essere fronteggiati con i mezzi a disposizione del comune, il sindaco chiede l’intervento di altre forze e strutture al prefetto.

24 Eventi che, per portata o ricaduta, comportano l’intervento coordinato di più Enti o Amministrazioni competenti. Eventi di livello B Per eventi di questo tipo anche le Autorità di Protezione Civile di rilevanza provinciale, Prefettura e Provincia hanno specifiche responsabilità di direzione unitaria e coordinamento delle attività di gestione dell’emergenza, operando a sostegno ed in stretto coordinamento con il Sindaci delle realtà locali interessate, non sostituendosi a loro. Chi fa cosa

25 1. Il prefetto, anche sulla base del programma provinciale di previsione e prevenzione, predispone il piano per fronteggiare l’emergenza su tutto il territorio della provincia e ne cura l’attuazione. 2. Al verificarsi di uno degli eventi calamitosi di cui alle lettere b) e c) del comma 1 art. 2 il Prefetto: Art. 14 Competenze del Prefetto a) informa il Dipartimento della protezione civile, il presidente della giunta regionale e la direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendio del Ministero dell’Interno ; b) assume la direzione unitaria …………. dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale, coordinandoli con gli interventi dei sindaci dei comuni interessati; c) adotta tutti i provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi; d) vigila sull’attuazione, da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica

26 “Testo Unico delle disposizioni Regionali in materia di Protezione Civile” L. R. n.16 del Nell’ambito del sistema regionale di protezione civile, le province provvedono: b) al coordinamento delle organizzazioni di volontariato di protezione civile esistenti sul territorio provinciale, sulla base delle direttive regionali di cui all’articolo 4, comma 11, e limitatamente agli eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) raccordandosi con i comuni interessati dall’evento calamitoso e dandone comunicazione alla regione;

27 Eventi di livello C Eventi catastrofici che richiedono l’utilizzo di mezzi e risorse o poteri straordinari In tali circostanze la normativa prevede il coinvolgimento delle Strutture Centrali dello Stato quali: - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile Chi fa cosa

28 La normativa stabilisce le strutture di direzione coordinamento e controllo a vari livelli quali: A livello comunale Il Centro Operativo Comunale (COC) l’Unità di Crisi Locale (UCL) Il Centro di Coordinamento dei Soccorsi (CCS) Centro Operativo Misto (COM) A livello provinciale A livello centrale La Direzione Comando e Controllo (DiComaC) nelle immediate vicinanze dell’area interessata dall’evento. Il Comitato Operativo convocato di norma presso il Dipartimento di P.C. Chi fa cosa

29 LIVELLI EMERGENZIALI: Gli elementi da considerare per l’attribuzione ad un evento ad una delle tre tipologie A-B-C. previste dalla Normativa sono: portata dell’evento esigenza di un particolare coordinamento degli Enti e/o delle Amministrazioni competenti necessità o meno di impiego di mezzi o poteri straordinari Chi fa cosa

30 EVENTO Presidenza del Consiglio dei Ministri EMERCOM Dipartimento P.C. Di.Coma.C. Prefettura C.C.S. C.O.M. Regione S.O.R. Provincia Comune C.O.C. / U.C.L. Volontariato Specialistico C Volontariato Locale A VV.F. F.O. FF.AA.

31 Come dialogano tra loro i vari centri operativi?? Utilizzando un “linguaggio” comune, basato su FUNZIONI Metodo AUGUSTUS

32 Funzioni di supporto: Funzioni di supporto: livello locale Funzioni di supporto. Ciascun Centro risulta infatti organizzato in modo tale che al suo interno siano, nel limite del possibile, una Sala Decisioni ed una Sala Operativa strutturata, quest’ultima, per Funzioni di supporto.

33 Funzioni di supporto: a Funzioni di supporto: a livello sovraordinato

34 Art. 3 Sono attività di protezione civile quelle volte alla PREVISIONE e PREVENZIONE delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta al superamento della emergenza. Legge 225 del 1992

35 Art. 3 previsione Attività diretta alla conoscenza dei fenomeni calamitosi…….. suolo (terremoti, frane, valanghe, eruzioni vulcaniche) aria e clima (inquinamento, uragano, trombe d’aria) acqua (inquinamento, siccità, esondazioni, crollo di dighe) incendi (urbani, industriali, boschivi) eventi antropici (incidenti aerei, ferroviari, stradali, navali, black out elettrici) sanità (epidemie naturali, pandemie, virus) Art. 3 prevenzione Attività volte a impedire il verificarsi e ridurre l’incidenza di danni a cose e persone interventi di contenimento della vulnerabilità di particolari edifici (scuole, ospedali) interventi sul territorio per ridurre la vulnerabilità interventi di contenimento nel rischio negli insediamenti industriali i vincoli urbanistici di destinazione delle aree l’educazione e l’informazione preventiva alla popolazione Legge 225 del 1992

36 PREVISIONE E PREVENZIONE Monitoraggio Fiumi Sicuri Piano di Emergenza Comunale Formazione/Informazione

37 Art. 3 soccorso Attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite dagli eventi ogni forma di prima assistenza Art. 3 superamento dell’emergenza Attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie alla ripresa delle normali condizioni di vita

38 3. Rischio e pianificazione Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

39 Il Piano di Emergenza Comunale Il Piano Comunale di Protezione Civile, che scaturisce delle attività di previsione delle emergenze credibili, previa individuazione dei rischi presenti nel territorio, definisce le operazioni da attuare per prevenirle e quelle per minimizzare le conseguenze a persone, servizi, beni materiali.

40 Pianificare…..

41 La pianificazione in protezione civile Strumento conoscitivo e operativo finalizzato – attraverso la definizione di procedure operative – alla pianificazione delle attività e degli interventi di emergenza e soccorso della popolazione colpita dagli effetti conseguenti ad eventi calamitosi o connessi all’attività dell’uomo Tutela dell’integrità della vita, dei beni, gli insediamenti e dell’ambiente dai danni Piano = intervenire con efficacia e tempestività

42 Ci si aspetta risposte a domande quali …. - quale eventi calamitosi possono interessare il territorio comunale? - quali persone, strutture e servizi ne saranno coinvolti o danneggiati? - quale organizzazione operativa è necessaria per ridurre al minimo gli effetti ? - a chi competono e diverse responsabilità nei vari livelli di comando nella gestione delle emergenze ?

43 Raccolta e aggiornamento delle informazioni, dei dati storici e delle cartografie relativi ai territori di competenza; Pianificazione e gestione dell’emergenza a livello locale Cooperazione alla redazione dei piani provinciali; Il ruolo dei Comuni

44 VALUTAZIONE DEGLI SCENARI DI RISCHIO Rischi di origine naturale o antropica SCHEDE E CARTE DI SCENARIO

45 Sistemi di Monitoraggio 1. Rischi noti e quantificabili definizione di un precursore le cui soglie attivano i Codici di: attenzione preallarme allarme evacuazione

46 Sistemi di Monitoraggio 2. Fenomeni non quantificabili tempi di preannuncio troppo ristretti o inesistenti. Codici limitati a: allarme evacuazione

47 LINEAMENTI DI PIANIFICAZIONE E MODELLI DI INTERVENTO Struttura di coordinamento operativo equilibrata per le dimensioni del comune: l’UCL (COC) Struttura minima l Sindaco l Responsabile Operativo Comunale l Comandante Polizia Municipale l Comandante Stazione Carabinieri l Responsabile Volontari PC

48 UCL può essere integrata da figure “extra comunali” secondo necessità Esempio: l ASL l fornitori di servizi essenziali l etc. l CRI l radio-amatori l VVF tenendo conto delle strutture di PC a livello sovracomunale (COM, CCS)

49 PIANIFICAZIONE l Il Sindaco è la funzione responsabile della attività di Protezione Civile nel territorio di propria competenza. l Il Sindaco ha nominato il Referente Operativo Comunale (ROC).

50 PIANIFICAZIONE I compiti del ROC sono: l coordinare l’attività di previsione e prevenzione dei rischi in ambito comunale; l organizzare i rapporti con il volontariato locale; l sovrintendere alla stesura ed all’aggiornamento del Piano di Emergenza Comunale; l tenere i contatti con le istituzioni coinvolte in attività di protezione civile (VVF, polizia, Prefettura, Regione, Provincia, Pronto Soccorso Sanitario, ecc.); l coordinare le attività esercitative.

51 PIANIFICAZIONE Composizione dell’UCL l Responsabili dell’emergenza (Sindaco, Assessore alla protezione civile, ROC, Responsabile UT, Comandante Polizia Municipale) l Funzioni di supporto (Comandante CC, Radioamatori, Croce Verde) l Struttura operativa (tecnici, agenti PM) Il responsabile dell’UCL è il Sindaco o il ROC

52 Procedure specifiche per tipologia di evento l Stato di attenzione l Stato di preallarme l Stato di allarme l Evacuazione l Fine emergenza

53 Soccorso alla popolazione Indicazione e caratterizzazione delle aree da utilizzare per il soccorso alla popolazione: Aree ammassamento Aree di ricovero Risorse umane, mezzi e materiali comunali ed extracomunali: Colonna mobile regionale Colonna mobile provinciale

54 La post emergenza l superata la fase acuta dell’emergenza, l’Unità Organizzativa coordina una prima e sommaria ricognizione dei danni fondamentale per consentire allo Stato o alla Regione di stanziare una somma congrua per il ripristino delle strutture danneggiate dall'evento e per l'eventuale erogazione di contributi a fondo perduto a favore dei cittadini o delle imprese danneggiate Per rendere più veloci e semplificate le operazioni di rilevamento dei danni è opportuno vengano svolte dai tecnici comunali per la loro profonda conoscenza del territorio; esistono procedure standard e una serie di schede a supporto (censimento danni nazionali / Regione Lombardia).

55 ALLERTE METEO

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57 3. Rischi antropici e naturali Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

58  idrogeologico  frane  alluvioni  sismico  incendio boschivo  vulcanico  epidemie I RISCHI NATURALI

59  industriale  trasporti  nucleari  residuati bellici  crolli edifici  preservazioni beni culturali  reti tecnologiche I RISCHI ANTROPICI

60 Disamina esemplificativa dei Rischi in Lombardia METEO IDROGEOLOGICO IDRAULICO INDUSTRIALE AMBIENTALE INCENDI BOSCHIVI SISMICO NUCLEARE INCIDENTALE SANITARIO

61 Idrogeologico Rischio Idrogeologico in Lombardia INONDAZIONI FRANE VALANGHE EVENTI ATMOSFERICI ESTREMI Rischio incendi boschivi

62 Rischio Industriale ambientale in Lombardia INCIDENTE RILEVANTE TRASPORTI SOSTANZE PERICOLOSE Rischio Nucleare

63 Rischio Sanitario ANTROPICO - Incidenti industriali - attività industriali - agricole - trasporti - rifiuti NATURALE - epidemie - pandemie anche conseguenti alle calamità Ottobre 2005 Emergenza Virus H5N1 Febbraio 2003 Emergenza SARS Emergenza Rifiuti Campania Luglio 1976 Emergenza ICMESA

64 4. Scenari operativi del volontariato di Protezione civile Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr

65 65 S CENARIO DI R ISCHIO DI P ROTEZIONE C IVILE : Rappresentazione dei fenomeni di origine naturale o antropica che possono interessare un determinato territorio provocandovi danni a persone e/o cose e che costituisce la base per elaborare un piano di emergenza. (Allegato 1 - Individuazione scenari di rischio di protezione civile e compiti dei volontari per l’applicazione D.Interm. 13/04/11 E Decreto DPC )

66 66 Gli scenari di rischio e i compiti dei volontari Le tipologie di scenario identificate sono tre:  Scenari di protezione civile operativi  Scenari di protezione civile ESCLUSIVAMENTE a supporto di altri soggetti competenti individuati per legge  Contesti assimilati a scenari di protezione civile

67 67 Scenari di protezione civile operativi  Scenario eventi atmosferici avversi  Scenario rischio idrogeologico – alluvione  Scenario rischio idrogeologico – frane  Scenario rischio sismico  Scenario rischio vulcanico  Scenario rischio incendi boschivi e di interfaccia  Scenario con assenza rischi specifici di protezione civile (contesti di operatività ordinaria es. informazione – formazione alla popolazione, assistenza alla popolazione in occasione brillamento ordigni bellici, attività di supporto alla ricerca persone scomparse)

68 68 Scenari di protezione civile esclusivamente a supporto di altri soggetti competenti individuati per legge  Scenario rischio chimico, nucleare, industriale, trasporti  Scenario rischio ambientale e igienico sanitario

69 69 Scenari assimilati  Incidenti che richiedono attività di soccorso tecnico urgente  Attività di assistenza e soccorso in ambiente acquatico  Attività di assistenza e soccorso in ambiente impervio, ipogeo o montano (di competenza VVF e CNSAS)  Attività di difesa civile Nota bene: I volontari sono unicamente a supporto di altri soggetti competenti per legge. Ciò significa che i compiti affidati ai volontari sono individuati dal soggetto che richiede il supporto, nei limiti di quelli elencati.

70 La Dir. PCM del Eventi di rilevante impatto locale; Ricerca di persone scomparse. E non solo….

71 71 I compiti dei volontari  Assistenza alla popolazione (psico-sociale; socio-assistenziale)  Assistenza ai soggetti più vulnerabili (giovani, anziani, malati, disabili)  Informazione alla popolazione  Logistica  Soccorso e assistenza sanitaria  Uso di attrezzature speciali – conduzione mezzi speciali  Predisposizione e somministrazione di pasti  Prevenzione e lotta attiva incendi boschivi e di interfaccia  Supporto organizzativo (sale operative – segreteria)  Presidio del territorio  Ripristino stato dei luoghi di tipo non specialistico  Attività formative  Radio e telecomunicazioni  Attività subacquee  Attività cinofile

72 Cominciamo con una domanda: Qual è l’ordine di importanza di questi cinque fattori negli interventi operativi?

73 73 La formazione, l’informazione e l’addestramento dei volontari Decreto del capo dipartimento del 12 gennaio 2012 Allegato 2 Indirizzi comuni per lo svolgimento delle attività di formazione informazione ed addestramento dei volontari di protezione civile

74 74 Le definizioni secondo il D.InterM. 13/4/11 «formazione»: processo educativo attraverso il quale trasferire conoscenze e procedure utili all'acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza delle attività operative, all'identificazione e alla eliminazione, o, ove impossibile, alla riduzione e alla gestione dei rischi «formazione»: è un processo complesso finalizzato all’acquisizione di competenze Ha una dimensione più “formale” della informazione che, in genere la precede e/o la motiva “il libretto” formativo del volontario testimonia l’azione formativa Formazione

75 75 «formazione »: processo educativo attraverso il quale trasferire conoscenze e procedure utili all'acquisizion e di competenze per lo svolgimento in sicurezza delle attività operative, all'identificazi one e alla eliminazione, o, ove impossibile, alla riduzione e alla gestione dei rischi 75 Formazione Le Regioni ……. provvedono a disciplinare nel dettaglio i propri piani formativi, di informazione ed addestramento Regione Lombardia ha istituito nel 2003 la Scuola superiore di protezione civile che fornisce percorsi certificati o riconosce percorsi certificabili

76 76 Le definizioni secondo il D.InterM. 13/4/11 «informazione»: complesso di attività dirette a fornire conoscenze utili all'identificazione, alla eliminazione, o, ove impossibile, alla riduzione e alla gestione dei rischi nello svolgimento delle attività operative «informazione»: trasmissione di conoscenze da un soggetto all’altro comprensibile ai destinatari non è necessario che l’informazione avvenga in aule, attraverso dispense, slide, etc. (come invece avviene per la formazione) È sufficiente la consegna di un documento contenente le informazioni necessarie i documenti informativi utilizzati sono testimonianza dell’azione informativa Informazione

77 77 «informaz ione»: comples- so delle attività dirette a fornire conoscen- ze utili alla identifica- zione, alla riduzione e alla gestione dei rischi nello svolgime nto delle attività operative Informazione L’informazione ai propri volontari è promossa dalla organizzazione medesima, con propri strumenti comunicativi e/o messi a disposizione dai costruttori delle attrezzature e dei DPI Il risultato della azione informativa è la consapevolezza del rischio e la possibilità di identificare un percorso formativo/addestrativo che fornisca le competenze per operare in sicurezza

78 78 Le definizioni secondo il D.InterM. 13/4/11 «addestramento»: complesso di attività dirette a far apprendere l'uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, dispositivi, anche di protezione individuale, nonché le misure e le procedure di intervento «addestramento»: ha un carattere eminentemente pratico È finalizzato a trasmettere l’uso corretto di dispositivi (attrezzature e macchine) prevede in genere una fase esercitativa “il libretto” -in certi casi una “patente”- testimonia l’azione formativa Addestramento

79 79 «addestra-mento»: complesso di attività dirette a far apprendere l'uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, dispositivi, anche di protezione individuale, nonché le misure e le procedure di intervento Addestramento È un’attività programmata e periodica Mette in grado il volontario di usare tutte le attrezzature e i DPI idonei per lo specifico impiego conformemente alle indicazioni specificate dal fabbricante E’ validato e registrato

80 5. D.P.I. e cenni antincendio

81 DPI Per Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) ai sensi dell’art.76 del D.Lgs 81/08 si intende : qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo. Ogni altro normale indumento di lavoro o attrezzatura che non sia specificatamente adibita alla protezione del lavoratore non è un DPI. I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 e Decreto

82 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 DPI I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere eliminati o ridotti in maniera sufficiente dalla prevenzione, dall’organizzazione del lavoro e dai dispositivi di protezione collettiva. DPI I DPI non possono essere alternativi ai sistemi di prevenzione tecnicamente fattibili, ma solo integrativi per i rischi residui o occasionali, quali ad esempio la manutenzione straordinaria.

83 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 DPI I DPI per essere a norma di legge devono soddisfare i seguenti requisiti generali : CE ► possesso della marcatura CE e di tutte le certificazioni previste; ► presenza di istruzioni di utilizzo chiare, in lingua italiana o comunque in lingua comprensibile dal lavoratore; ► adeguatezza del DPI al rischio da prevenire (si deve evitare, in sostanza, che il DPI sia un rischio maggiore di quello che deve prevenire); ► adeguatezza del DPI alle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore.

84 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 In particolare, i DPI devono rispettare i seguenti requisiti : REQUISITI INFORMATIVI notizie sulle protezioni fornite limiti d’uso tempo utile prima della scadenza istruzioni per l’uso, manutenzione, pulizia REQUISITI DI SICUREZZA efficienza protettiva durata della protezione data di scadenza innocuità assenza di rischi causati dallo stesso DPI solidità REQUISITI ECONOMICI costo unitario prevedibile durata ed efficienza REQUISITI PRESTAZIONALI disagio ridotto limitazione effetti di impedimento funzionalità pratica compatibilità con altri DPI (utilizzo contemporaneo) COMFORT leggerezza adattamenti alla morfologia dimensioni limitate trasportabilità comfort termico

85 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 Volontariobblighi I Volontari hanno i seguenti obblighi: ► devono utilizzare i DPI messi a loro disposizione, in base alle modalità fornite nel corso di formazione, informazione ed addestramento; ► devono avere cura dei DPI, senza modificarne le caratteristiche di propria iniziativa; ► devono segnalare prontamente al Responsabile dell’Organizzazione di Volontariato qualunque rottura o difetto dei DPI messi a loro disposizione; ► devono attenersi alle procedure riguardo al ritiro e la riconsegna dei DPI.

86 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 DPItipologia Suddivisione dei DPI per tipologia: ► Dispositivi di protezione della testa ► Dispositivi di protezione dell'udito ► Dispositivi di protezione degli occhi e del viso ► Dispositivi di protezione delle vie respiratorie ► Dispositivi di protezione delle mani e delle braccia ► Dispositivi di protezione dei piedi e delle gambe ► Dispositivi di protezione della pelle ► Dispositivi di protezione del tronco e dell'addome ► Dispositivi dell'intero corpo ► Indumenti di protezione sistemi anticaduta

87 I Dispositivi di Protezione Individuale – D.P.I. D.lgs. 81/2008 e D.l. 13/04/2011 DPItre categorie Il D.Lgs 475/1992 classifica i DPI nelle tre categorie seguenti: I° Categoria Racchiude i DPI che proteggono da rischi fisici di modesta entità e sono di semplice progettazione (contatti, urti con corpi caldi con temperatura non superiore a 50°C,vibrazioni e radiazioni tali da non raggiungere organi vitali e/o da provocare danni permanenti). II° Categoria Raggruppa i DPI che non sono contenuti nelle altre due categorie. III° Categoria Include i DPI che proteggono da danni gravi e/o permanenti e dalla morte (caschi, visiere, apparecchi respiratori filtranti, DPI per protezione dal rischio elettrico, da cadute dall’alto e da temperature non inferiori a 100°C).

88 IL FUOCO Definizione: Il fuoco è un fenomeno termico e luminoso dovuto alla combustione di varie sostanze, a rapidissima reazione di ossidazione con liberazione di energia e consumo di ossigeno. Perché ci sia FUOCO sono necessari 3 elementi : Combustibile Comburente (ossigeno) Innesco (calore sufficiente) Eliminando o riducendo drasticamente uno di questi elementi si può ottenere l’estinzione del fuoco.

89 Gli elementi fondamentali per produrre un fuoco sono: il COMBUSTIBILE (legno, carta, benzina, gas, ecc.), il COMBURENTE (l'ossigeno contenuto nell'aria che respiriamo) il CALORE/INNESCO (fiammifero, accendino, corto circuito, fulmine, che costituiscono l'innesco del fuoco), i quali possono essere figurativamente rappresentati con un triangolo: il TRIANGOLO DEL FUOCO. IL TRIANGOLO DEL FUOCO In modo più generico il processo che coinvolge i tre elementi viene chiamato COMBUSTIONE e nel momento in cui questo processo si manifesta in modo non controllabile dall'uomo siamo in presenza di un.. INCENDIO.!!

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91 DIFFERENZE SOSTANZIALI TRA ESTINTORI PORTATILI ED ESTINTORI CARRELLATI Estintori portatili (massa da 1 a 20 Kg) Estintori carrellati (massa maggiore di 20 Kg) Classificati secondo EN 3-7:2004 Classificati secondo UNI 9492 CNVF TIPO CARICHE Polvere Kg: 1, 2, 3, 4, 6, 9, 12 Polvere Kg: 30, 50, 10, 150 CO2 Kg: 2, 5 CO2 Kg: 18, 27, 54 Idrocarb. alogenati Kg: 1, 2, 4, 6 Idrocarb. alogenati Kg: 30, 50 Acqua lt: 2, 3, 6, 9 Acqua lt: 50, 10, 150 Schiuma lt: 2, 3, 6, 9 Schiuma lt: 50, 100, 150 L’estintore portatile è utilizzato nel principio L’estintore carrellato può estinguere un incendio d’incendio da un solo operatore. e deve essere utilizzato da due operatori nel seguente modo: 1° operatore, trasporta e attiva l’estintore; 2° operatore impugna la lancia e opera l’estinzione. DURATA DI FUNZIONAMENTO DEGLI ESTINTORI PORTATILI AI SENSI DEL D.M La durata di funzionamento è il tempo durante il quale si verifica la completa proiezione dell’agente estinguente, senza interruzioni, con la valvola di intercettazione completamente aperta, non tenendo conto dell’emissione del gas residuo. L’importanza di una durata minima esigibile è fondamentale, infatti una buona durata di funzionamento può determinare l’estinzione immediata di un principio d’incendio.

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94 6. Comunicazioni Radio Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

95 GLI OBIETTIVI CHE VOGLIAMO RAGGIUNGERE SONO:  SAPERE COS’E’ UNA RADIO  CONOSCERE QUALI SONO I PROBLEMI NELLE COMUNICAZIONI  RADIO IN EMERGENZA  SAPER GESTIRE LE COMUNICAZIONI NELLA CATENA DI' COMANDO E CONTROLLO  AVERE CHIARO QUAL’E’ IL PROPRIO RUOLO

96 DICOMAC COM COC CCS Comunicazione solo fra volontari Comunicazione con i capi squadra CATENA COMANDO COMUNICAZIONI

97 7. Allestimento di un campo in emergenza Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

98 “Predisposizione del campo”

99 Predisposizione del campo Funzioni di servizio: Direzione – Capomissione capo campo – segreteria – info point Sanità Supporto psicosociale Guardiania – carraia Impiantistica Ristorazione collettiva Servizi igienici Magazzini Igiene – pulizia – disinfezione Funzioni accessorie: Farmacia – luoghi di culto – strutture scolastiche – poste – banca – lavanderia

100 Italiani Etnia Rom Di religione islamica scuola, zona culto, farmacia, sportello bancario MENSA Cucina Segreteria, info point, sala radio, sala ricreativa Bagni Docce Lavanderia Magazzini Protezione Civile Ingresso Presidio Sanitario

101 8. Maxiemergenza Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371

102 LA MAXIEMERGENZA SANITARIA Catena dei soccorsi sanitaria Identificazione del ruolo del personale preposto ad attuare il soccorso sanitario (DSS, CSS, DPMA, DTR, Coordinatore Psic …) PMA/ CME/ ospedale Concetto di NORIA Protocollo START e/o CESIRA

103 TRIAGE SANITARIO Che cosa è Chi lo fa Come funziona

104 Grazie per l’attenzione Corso di Formazione BASE A1-01- D.G.R. 14 febbraio 2014 nr.1371


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