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Pitigliano Allegrini Michela, Veccari Natalie, Stefani Diego, Ferri Davide.

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Presentazione sul tema: "Pitigliano Allegrini Michela, Veccari Natalie, Stefani Diego, Ferri Davide."— Transcript della presentazione:

1 pitigliano Allegrini Michela, Veccari Natalie, Stefani Diego, Ferri Davide

2 PALAZZO ORSINI Palazzo Orsini si erge,fiancheggiato dalle arcate dell'acquedotto,sulla piazza principale del paese. La struttura medievale dell'edificio ha subito varie modifiche nel corso del periodo rinascimentale,ad opera di architetti famosi come Baldassarre Peruzzi e Salvatore de Simone. Il palazzo si alterna in vari gruppi,è coronato da una merlatura di stampo militare e presenta sulla sinistra del fronte principale un bastioncino semi-ottagonale che fungeva da difesa in caso di attacco militare,mentre all'ingresso troviamo un elegante loggiato sorretto da archi. Sulla parete della torre si possono ammirare due degli stemmi gentilizi della famiglia Orsini,ma il vero e proprio stemma degli Orsini si trova sul pilastro alla base della rampa che conduce all'ingresso del palazzo.Oltre il ricco portale d'ingresso si snodano 2 scalinate:quella di destra porta al Cassero, mentre quella di sinistra conduce al cortile interno, dove a spiccare è un pozzo esagonale decorato con specchi finemente lavorati. Il palazzo è oggi la sede vescovile della Diocesi di Pitigliano,Sovana e Orbetello,e al suo interno è stato realizzato un museo diocesano e un'esposizione di reperti etruschi.

3 STORIA DI PITIGLIANO Il nome "PITIGLIANO" dovrebbe risalire all'epoca romana e secondo un'antica leggenda gli fu attribuito da due esuli, Petilio e Ciliano, che, dopo aver rubato la corona d'oro di Giove Statore dal Campidoglio d Roma, si rifugiarono sullo sperone di tufo su cui sorge l'odierno abitato per sfuggire ai loro inseguitori.Il nome "PITIGLIANO" dovrebbe risalire all'epoca romana e secondo un'antica leggenda gli fu attribuito da due esuli, Petilio e Ciliano, che, dopo aver rubato la corona d'oro di Giove Statore dal Campidoglio d Roma, si rifugiarono sullo sperone di tufo su cui sorge l'odierno abitato per sfuggire ai loro inseguitori. La prima visione panoramica di Pitigliano, che si offre improvvisa dalla curva della Madonna delle Grazie, è surreale e semplicemente fantastica. Tante caratteristiche casette costruite con stile rustico su un grande banco tufaceo, piccole torri e palazzi storici «piantati» a picco su enormi strapiombi, danno la sensazione d ritrovarsi improvvisamente in un antico mondo fiabesco, leggendario e al tempo stesso romantico. Un ambiente naturale dove si può trovare tanta storia e arte.La prima visione panoramica di Pitigliano, che si offre improvvisa dalla curva della Madonna delle Grazie, è surreale e semplicemente fantastica. Tante caratteristiche casette costruite con stile rustico su un grande banco tufaceo, piccole torri e palazzi storici «piantati» a picco su enormi strapiombi, danno la sensazione d ritrovarsi improvvisamente in un antico mondo fiabesco, leggendario e al tempo stesso romantico. Un ambiente naturale dove si può trovare tanta storia e arte.

4 LA STORIA Le origini di questa splendida cittadina risalgono ad epoche preistoriche: le sue numerose tombe etrusche venute alla luce col trascorrere dei secoli e le belle mura del III secolo a.C. testimoniano senza alcun dubbio l'origine etrusca del pitiglianese.Le origini di questa splendida cittadina risalgono ad epoche preistoriche: le sue numerose tombe etrusche venute alla luce col trascorrere dei secoli e le belle mura del III secolo a.C. testimoniano senza alcun dubbio l'origine etrusca del pitiglianese. Con la comparsa degli Etruschi, il paese dovette assumere decisamente l'aspetto di agglomerato urbano, anche se soggetto all'influenza sia politica che economica della vicina Lucumonia di Vulci, il cui territorio si estendeva fino alla media valle del fiume Fiora.Con la comparsa degli Etruschi, il paese dovette assumere decisamente l'aspetto di agglomerato urbano, anche se soggetto all'influenza sia politica che economica della vicina Lucumonia di Vulci, il cui territorio si estendeva fino alla media valle del fiume Fiora. Fin dall'VIII sec. a.c.. la vita politica di questo paese fu strettamente legata a Sovana, sede principale della famiglia Aldobrandeschi.Fin dall'VIII sec. a.c.. la vita politica di questo paese fu strettamente legata a Sovana, sede principale della famiglia Aldobrandeschi. L'elevata posizione strategica contribuì a conferire a Pitigliano una sempre maggiore importanza militare; già nel 1202 il paese si poteva inserire a pieno negli scontri fra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena. Per evitare l'assedio senese, i pitiglianesi stipularono un'alleanza con il Comune di Orvieto; in cambio dell'aiuto militare, gli orvietani pretesero che la cittadina fosse eretta a contea con l'obbligo di residenza da parte di un Aldobrandeschi, al quale veniva attribuito il titolo di Conte di Pitigliano.L'elevata posizione strategica contribuì a conferire a Pitigliano una sempre maggiore importanza militare; già nel 1202 il paese si poteva inserire a pieno negli scontri fra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena. Per evitare l'assedio senese, i pitiglianesi stipularono un'alleanza con il Comune di Orvieto; in cambio dell'aiuto militare, gli orvietani pretesero che la cittadina fosse eretta a contea con l'obbligo di residenza da parte di un Aldobrandeschi, al quale veniva attribuito il titolo di Conte di Pitigliano.

5 EBREI DI PITIGLIANO EBREI DI PITIGLIANO Pitigliano è protagonista di una storia esemplare di convivenza civile e religiosa: sin dalla metà del 1500 una comunità ebraica vi trovò rifugio (il primo ebreo giunto a Pitigliano era un medico che si stabilì alla corte del conte Niccolò IV Orsini), e per questo è anche conosciuta come la piccola Gerusalemme. Pitigliano si propone come un luogo simbolo per il mondo, un museo-comunità di una religione e cultura ancora viva. Ne sono testimonianza, nella zona dellantico Ghetto che si estende allinterno del centro storico, la sinagoga, i diversi locali sottostanti, il museo ebraico e il cimitero. Pitigliano è protagonista di una storia esemplare di convivenza civile e religiosa: sin dalla metà del 1500 una comunità ebraica vi trovò rifugio (il primo ebreo giunto a Pitigliano era un medico che si stabilì alla corte del conte Niccolò IV Orsini), e per questo è anche conosciuta come la piccola Gerusalemme. Pitigliano si propone come un luogo simbolo per il mondo, un museo-comunità di una religione e cultura ancora viva. Ne sono testimonianza, nella zona dellantico Ghetto che si estende allinterno del centro storico, la sinagoga, i diversi locali sottostanti, il museo ebraico e il cimitero. Nel diciannovesimo secolo la posizione degli ebrei in Italia cominciò a migliorare. Intorno al 1850 la percentuale di ebrei nella popolazione di Pitigliano raggiunse quasi il 20% - unico in Italia. Quando, dopo l' unificazione del paese, gli ebrei ebbero l'uguaglianza davanti alla legge, il loro numero decresceva a Pitigliano perché tante famiglie lasciarono il luogo per cercare fortuna in città più grandi.

6 LE VIE CAVE Sono chiamate vie cave quelle singolari vie lunghe buie e strette, profondamente incassate nella roccia tufacea che dagli altopiani (nei pressi di Sorano e di Pitigliano) scendono alle sponde dei fiumi. La folta vegetazione che spontaneamente cresce alla sommità delle alte pareti ne occulta lubicazione. Il percorso, anche se molto tortuoso non ha pendenze eccessive, mentre laltezza delle pareti raggiunge in certi casi anche 20m. Sono state molto sfruttate nei secoli scorsi, ma oggi solo qualche turista si avventura alla loro esplorazione, peraltro molto suggestiva. Sono in molti ad affermare che originariamente le cave non erano altro che ruscelletti che portavano acqua ai fiumi principali. Ma chi conosce bene il territorio pensa che siano state scavate esclusivamente per farne percorsi. Allinizio potevano anche essere solo piccoli sentieri che presero poi laspetto di mulattiere con il passaggio dei pastori che conducevano le bestie al fiume. Con larrivo degli Etruschi le cave si trasformarono in strade di grande comunicazione. Da abili ingegneri essi le resero efficienti; regolarono la pendenza stradale e provvidero a canalizzare lacqua piovana che vi scorreva durante i violenti temporali, causa maggiore della continua erosione.Sono chiamate vie cave quelle singolari vie lunghe buie e strette, profondamente incassate nella roccia tufacea che dagli altopiani (nei pressi di Sorano e di Pitigliano) scendono alle sponde dei fiumi. La folta vegetazione che spontaneamente cresce alla sommità delle alte pareti ne occulta lubicazione. Il percorso, anche se molto tortuoso non ha pendenze eccessive, mentre laltezza delle pareti raggiunge in certi casi anche 20m. Sono state molto sfruttate nei secoli scorsi, ma oggi solo qualche turista si avventura alla loro esplorazione, peraltro molto suggestiva. Sono in molti ad affermare che originariamente le cave non erano altro che ruscelletti che portavano acqua ai fiumi principali. Ma chi conosce bene il territorio pensa che siano state scavate esclusivamente per farne percorsi. Allinizio potevano anche essere solo piccoli sentieri che presero poi laspetto di mulattiere con il passaggio dei pastori che conducevano le bestie al fiume. Con larrivo degli Etruschi le cave si trasformarono in strade di grande comunicazione. Da abili ingegneri essi le resero efficienti; regolarono la pendenza stradale e provvidero a canalizzare lacqua piovana che vi scorreva durante i violenti temporali, causa maggiore della continua erosione.

7 LEGGENDE DI MAREMMA Ambra era una bellissima ninfa dagli occhi verdi e argentei. Ombrone la vide e se ne innamorò e tentò di conquistarla con la dolce melodia delle sue acque. Ma Ambra lo sfuggì e lui la rincorse per le colline e valli verdeggianti superando forre e dirupi, macchie lussureggianti e profumate. Quando finalmente Ombrone stava per raggiungerla, la ninfa si trasformò in un grande masso che le acque del fiume, immediatamente, abbracciarono.Ambra era una bellissima ninfa dagli occhi verdi e argentei. Ombrone la vide e se ne innamorò e tentò di conquistarla con la dolce melodia delle sue acque. Ma Ambra lo sfuggì e lui la rincorse per le colline e valli verdeggianti superando forre e dirupi, macchie lussureggianti e profumate. Quando finalmente Ombrone stava per raggiungerla, la ninfa si trasformò in un grande masso che le acque del fiume, immediatamente, abbracciarono.


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