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1 Novembre 2005 Indicatori di attività economica nelle regioni italiane Andrea Brasili.

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Presentazione sul tema: "1 Novembre 2005 Indicatori di attività economica nelle regioni italiane Andrea Brasili."— Transcript della presentazione:

1 1 Novembre 2005 Indicatori di attività economica nelle regioni italiane Andrea Brasili

2 2 Novembre 2005 I.Lo scenario macroeconomico

3 3 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

4 4 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

5 5 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

6 6 Novembre 2005 La congiuntura internazionale Lo scenario macroeconomico globale è in una fase piuttosto favorevole: il commercio mondiale dovrebbe essere cresciuto a tassi record nel 2005 e mantenersi sostenuto anche negli anni a venire Meno brillante la crescita di Eurozona in ragione sia di elementi strutturali che di fattori di natura più congiunturale (es. lapprezzamento dellEuro). Qualche segnale si comincia a cogliere. I tassi di interesse sono estremamente bassi e da un periodo piuttosto prolungato.

7 7 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

8 8 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

9 9 Novembre 2005 La congiuntura internazionale

10 10 Novembre 2005 Linflazione USA

11 11 Novembre 2005 Linflazione europea

12 12 Novembre 2005 Le attese del mercato sui tassi di policy

13 13 Novembre 2005 I tassi di policy: le attese 1 anno fa (questa slide è di novembre 2004) La Fed ha iniziato a invertire il ciclo dei tassi il 30 giugno scorso, un anno dopo lultimo taglio. Da quella data si sono registrati altri 2 incontri del FOMC e 2 rialzi di 25bp ciascuno. Le attese del mercato erano per una progressione graduale ma costante dei tassi. Negli ultimi mesi però queste attese si sono raffreddate (come evidenziato dal grafico al lato) dati alcuni segnali di rallentamento delleconomia e dellinflazione USA. Il mercato sconta ora Fed funds al 2.0% a fine 2004 e a 3.0% a fine Per la BCE il discorso è diverso, dato il più alto livello dei tassi e il nuovo recente movimento di indebolimento del dollaro, le aspettative si sono raffreddate ancora di più: il mercato sconta 50 bp nel corso del Il rendimento dei tassi a lungo termine si è ridotto corrispondentemente.

14 14 Novembre 2005 Levoluzione del Pil e delle componenti della domanda In Italia le cose sono andate un po meno bene. Si è registrata infatti una breve ma tutto sommato profonda recessione a cavallo tra la fine del 2004 e linizio del 2005, dalla quale comunque leconomia sembra essere uscita a partire dal secondo trimestre. Particolarmente debole landamento degli investimenti (che avevano cominciato a flettere già nel terzo trimestre del 2004).

15 15 Novembre 2005 Levoluzione del Pil e delle componenti della domanda

16 16 Novembre 2005 Levoluzione del Pil e delle componenti della domanda

17 17 Novembre 2005 Il Pil: Eurozona

18 18 Novembre 2005 Il Pil: Eurozona

19 19 Novembre 2005 I consumi privati In effetti le statistiche a frequenza più elevata, soprattutto quelle relative ai consumi, hanno indicato una più protratta debolezza, cominciando a cambiare di intonazione solo nella tarda estate. Deboli le vendite al dettaglio il mercato dellauto e la fiducia dei consumatori nella prima parte dellanno.

20 20 Novembre 2005 I consumi privati

21 21 Novembre 2005 I consumi privati

22 22 Novembre 2005 I consumi privati

23 23 Novembre 2005 Lattività produttiva Il quadro dellattività manifatturiera sembra invece replicare fedelmente quello del prodotto in questi ultimi trimestri: T e T hanno testimoniato un calo marcato dellattività. Il punto di minimo è stato però toccato a inizio anno e da aprile le cose sono cambiate. Anche il terzo trimestre dovrebbe mostrare una buona crescita visti i dati di luglio e agosto. Il messaggio è confermato, pur con molta cautela dalle indagini PMI sia del manifatturiero che dei servizi.

24 24 Novembre 2005 Lattività produttiva

25 25 Novembre 2005 Lattività produttiva

26 26 Novembre 2005 Ordini fatturato e prezzi In forte risalita anche le statistiche di fatturato e ordini (si tenga presente che sono in valore). Per entrambi, a conferma di quanto detto sopra, il maggior contributo viene dalla domanda estera. Levoluzione dei prezzi chiarisce che per il momento limpatto del maggior costo delle materie prime è sui prezzi alla produzione meno su quelli al consumo quindi, in qulche modo colpisce di più i risultati delle imprese più che il potere dacquisto dei consumatori.

27 27 Novembre 2005 Ordini fatturato e prezzi

28 28 Novembre 2005 Ordini fatturato e prezzi

29 29 Novembre 2005 I settori

30 30 Novembre 2005 I settori

31 31 Novembre 2005 Dynamic factor model Cè una crescente letteratura che cerca di rispondere alla questione di come riassumere le informazioni contenute in cross section ampie. Due metodologie: Stock e Watson (1999) componenti principali statiche Forni Hallin Lippi Reichlin (1999) componenti principali dinamiche

32 32 Novembre 2005 Dynamic factor model Si tratta sostanzialmente di riassumere linformazione contenuta nelle serie disponibili in uno spazio più piccolo. Favero Marcellino (2003) mostrano che non vi sono differenze di performance sostanziali tra i due approcci quando lo scopo è generare un indicatore a scopo previsivo (es. Forecasting inflation SW 1999)

33 33 Novembre 2005 Dynamic factor model X t = ΛF t + e t di dimensioni (N*T) = (N*r) * (r*T) + (r*T) Con la finalità di prevedere Y t+1 = βF t + ε t+1

34 34 Novembre 2005 Dynamic factor model II Per la stima è necessario risolvere questo problema di ottimizzazione: V(k) = min(NT) -1 Σ N i=1 Σ T t=1 (X it - λ k i F k t ) 2 s.t. Λ k Λ k /N = I k or F k F k /T = I k

35 35 Novembre 2005 Dynamic factor model III La matrice dei fattori stimati è uguale a T che moltiplica i k più grandi autovalori di XX. Stimata F, Λ sarà data semplicemente da V(k) = max tr(F k (XX)F k ) … concentrating out Λ k this is equal to Λ = (F k F k ) -1 F k X

36 36 Novembre 2005 Dynamic factor model IV X t = Common t + idiosync t X t = ΛF t + e t Questo, seguendo SW 1999, ricomprende la più generale rappresentazione in cui F 0 t = (f t, f t-1 ….. f t-q ) Tenendo presente che in ogni caso i fattori non sono identificati, cioè vale X t = ΛGGF t + e t dove GG = I

37 37 Novembre 2005 Dynamic factor model II y h t+h = β 0 + Σ m j=1 β 0 F t-j+1 + Σ p j=1 βγ j z t-j+1 + ε h t+h Four differences rispetto alla slide 5: dependent variable in h-step growth; lags of z (lagged transformed values of the variable of interest); there is an intercept; m-i lags of Ft (the estimated factors) are introduced.

38 38 Novembre 2005

39 39 Novembre 2005

40 40 Novembre 2005

41 41 Novembre 2005

42 42 Novembre 2005

43 43 Novembre 2005

44 44 Novembre 2005 Riferimenti bibliografici J. Bai, S. Ng, (2002), Determining the number of factors in approximate factor models, Econometrica, Vol. 70, N 1, pp J. H. Stock, M.W. Watson, (1989), New indexes of coincident and leading economic indicators, NBER macroeconomics Annual, 4, pp ; J. H. Stock, M.W. Watson, (1999), Diffusion indexes, NBER WP 6702 Camacho M. and I. Sancho (2003) Spanish diffusion indexes, Spanish economic review, Vol. 5, No. 3, 2003, pp Angelini E., J Henry, R. Mestre (2001) Diffusion index-based forecasts for the euro area, ECB Working Paper num. 61, April Forni M. and L. Reichlin (1998) Lets Get Real: A Dynamic Factor Analytic Approach to Disaggregated Business Cycle, Review of Economic Studies, 65, pp Forni M. and L. Reichlin (2001) Federal Policies and Local Economies: Europe and the US, European Economic Review 45 pp Forni M., M. Hallin, M. Lippi and L. Reichlin (2000) The Generalised Dynamic Factor Model: Identification and Estimation, The Review of economics and statistics 82 pp Pain D. and J. Vesala (2004) Driving factors of credit risk in Europe, mimeo, European Central Bank

45 45 Novembre 2005 II.Indicatori di attività economica nelle regioni italiane

46 46 Novembre 2005 Se si volesse replicare lo stesso tipo di analisi per il ciclo economico delle regioni? Il ciclo economico risulta dallaggregazione delle azioni di operatori individuali.La scelta del livello di aggregazione è rilevante e risponde alla necessità di operare un trade off tra accuratezza e ammontare dellinformazione da un lato, capacità di generalizzazione dallaltro. Lattenzione allevoluzione delle economie locali è in linea con gli sviluppi di unampia letteratura di spatial o geographical economics (i cui ovvi riferimenti sono Hotelling 1929, Krugman 1991) e con le analisi di policy legate alla politica economica comunitaria. Per gli interessi di una banca corporate occorre accentuare la disaggregazione dai dati macroeconomici, da un lato verso le dinamiche settoriali dallaltro verso quelle regionali. Lo scopo è quello di disporre di una visione dellandamento delle economie locali che consenta di fornire scenari di sviluppo territoriale e nutrire i modelli di previsione degli aggregati creditizi.

47 47 Novembre 2005 Cos'è il ciclo? La definizione di ciclo economico fa riferimento ai pionieristici lavori di Burns e Mitchell negli anni 40. Essi definiscono il ciclo come il comovimento diffuso e comune delle principali variabili economiche che rappresentano lattività economica stessa. La definizione spesso riportata di business cycle è che questo consists of expansions occurring at about the same time in many economic activities, followed by similarly general recessions, contractions and revivals... (Burns Mitchell 1946) Questo comovimento viene definito come ciclo di riferimento.

48 48 Novembre 2005 La costruzione di indicatori coincidenti o anticipatori, che è stata ed è tuttora una delle principali attività degli economisti applicati, implica sempre lindividuazione di un ciclo di riferimento. La definizione di questultimo è però tuttaltro che scontata. In effetti, come descritto chiaramente da Stock e Watson (1989) anche se si disponesse di una misura a frequenza mensile del prodotto interno lordo questo non sarebbe necessariamente da considerare come ciclo di riferimento, poiché ad esempio eventi infrequenti ed esogeni come unimprovvisa siccità avrebbero leffetto di far contrarre il prodotto interno, senza che vi siano movimenti in altri settori delleconomia.

49 49 Novembre 2005 Due metodologie per il calcolo del ciclo di riferimento: La prima, consiste nellanalisi delle proprietà statistiche di un ampio insieme di variabili da confrontare con i punti di svolta del ciclo così come individuati, negli USA dal NBER. Le serie che presentano inversioni di tendenza corrispondenti alle date della cronologia sono definite coincidenti, quelle che le precedono, anticipatori.

50 50 Novembre 2005 Un esempio per lItalia è Altissimo, Marchetti e Oneto (1999) che utilizzano non una cronologia di riferimento ma tre serie storiche: landamento del Pil, della produzione industriale e dellindicatore coincidente elaborato dallISCO, e sulla base dellentità dei comovimenti di un ampio insieme di indicatori di attività economica con queste tre, propongono un set di variabili da utilizzare come elementi per costruire un nuovo indicatore coincidente e un nuovo indicatore anticipatore. Il secondo approccio invece è legato direttamente ai lavori di Stock e Watson che, per fornire una metodologia puramente statistica per individuare il ciclo di riferimento, definiscono il ciclo come variabile latente in un modello stato spazio. In questo caso utilizzando un numero ristretto di variabili rilevanti si determina la variabile latente ciclo economico e sulla base dei risultati statistici della stima si determina landamento dellindicatore coincidente e di quello anticipatore.

51 51 Novembre 2005 Vi è una crescente letteratura (soprattutto negli USA) volta a descrivere il ciclo delle regioni (degli Stati). Due filoni principali: 1.la descrizione del ciclo di per se, cioè la valutazione delle condizioni congiunturali di una regione ha interesse in se. 2.Le risposte a shock non idiosincratici (non locali): una decisione di politica monetaria uno shock sui prezzi energetici shocks sulle ragioni di scambio o sulla struttura della domanda Perché misurare il ciclo regionale?

52 52 Novembre 2005 Chrone (2003) costruisce un set di indicatori di ciclo economico per i singoli Stati dell'unione Business cycle phases in the US States. Owyang, Piger, Wall FRB S.Louis WP July 2003 Indagano le fasi cicliche dei singoli Stati dellUnione facendo uso di un set di indicatori coincidenti calcolati su ogni singola regione. La finalità è valutare se vi è sincronia nei cicli regionali fornendone in maniera automatica una datazione. I risultati testimoniano una notevole difformità nelle fasi: nonostante in generale i singoli stati siano in recessione quando lo è leconomia US nel complesso, ad esempio nel molti stati erano in recessione da più di un anno prima (o più di un anno dopo) lintera economia. Alcuni Stati competamente out of synch. Quindi: la concordanza con il ciclo nazionale è molto differenziata. 1a– il ciclo in se

53 53 Novembre 2005 Regional income fluctuations Carlino Sill The review of economics and Statistics 2001 la componente ciclica nella regione più volatile è 5 volte maggiore che nella più stabile Understanding US regional cyclical comovement: How important are spillovers and common shocks? Kouparitsas FRB Chicago Economic perspectives Q Gli spillover contano poco, sono molto più importanti i common shocks per spigare lalto grado di comovimento ciclico. 1b – il ciclo in se

54 54 Novembre 2005 The differential regional effects of monetary policy Carlino DeFina The review of economics and Statistics 1998 Is the United States an optimum currency area? Kouparitsas FRB Chicago WP 2001 n 22 2 – impatto locale di shocks comuni

55 55 Novembre 2005 Policy making Sapere se alcune regioni attraversano una fase ciclica differente dalle altre è importante, per la scelta del mix di politica da utilizzare. Lottica comunitaria è sempre più regionale. In presenza di politica monetaria comune, la politica fiscale dovrebbe essere articolata. Le riforme di impronta federalista dovrebbero andare in questa direzione in realtà lo fanno molto confusamente. Essenziale per la capacità di distinguere se un rallentamento è da considerare un fenomeno congiunturale oppure di natura strutturale e con questo?...

56 56 Novembre 2005 Negli USA sono disponibili molte statistiche a livello regionale: al di la del GDP annuale infatti vi sono statistiche trimestrali accurate su reddito disponibile e consumi da un lato e sull'occupazione dall'altro. Oltre alla sistematica costuzione di indicatori coincidenti basata sullapproccio di Chrone, si veda anche la produzione di indici coincidenti o di attività economica della Fed di Chicago e di quella di St.Louis Per l'Italia? Perchè gli USA?

57 57 Novembre 2005 Il ciclo economico regionale Pur con molti caveat, il prodotto interno lordo (il valore aggiunto nel caso delle province) sono le variabili maggiormente utilizzate nel definire il ciclo economico. LIstat rende disponibili i dati del valore aggiunto a livello regionale e provinciale con frequenza annua. I database aggiornati contengono solo pochi anni di dati. Problema 1: il dato viene fornito con un lag temporale di 2 anni per le province, 2 anni per i dati regionali completi, 1 anno per la rilevazione parziale (ricca ma soggetta a revisioni marcate) dei dati regionali, sette mesi circa per la rilevazione di dati aggregati per macroarea. Lo scorso anno (a settembre) l'Istat ha fornito, insieme ai dati completi del 2002, serie regionali "lunghe": dal 1980 ad oggi. Qualche settimana fa è stato diffuso laggiornamento di queste serie al Problema 2: vi sono revisioni piuttosto corpose rispetto alle rilevazioni preliminari.

58 58 Novembre 2005 I dati regionali disponibili 1. esportazioni e importazioni (fonte Istat); 2. variabili relative ai livelli di occupazione (fonte Istat); 3. Inchiesta dellISAE sulla fiducia delle imprese; 4. Inchiesta dellISAE sulla fiducia dei consumatori; 5. Prezzi al consumo (fonte Istat); 6. Demografia delle imprese (fonte Unioncamere); 7. Immatricolazioni di auto (fonte ANFIA);

59 59 Novembre 2005 Import - export LIstat rileva i flussi di commercio estero da e verso le regioni italiane. I flussi di esportazioni sono registrate mensilmente. Le importazioni trimestralmente sono registrate trimestralmente. I dati sono disponibili sul sito dellIstat nella banca dati Coeweb (accesso gratuito) -I dati sono disponibili a partire dal 1991 e sono attualmente aggiornati al luglio 2005 per le esportazioni e al secondo trimestre per le importazioni. -I dati sono in termini nominali, leventuale correzione per i prezzi è fatta con gli indici di prezzo allexport nazionali aggregati.

60 60 Novembre 2005 Occupazione e forza lavoro Le rilevazioni trimestrali sulla forza lavoro contengono informazioni su numerosi aspetti del mercato del lavoro riferiti sia allaggregato nazionale che alle singole regioni. Le serie storiche partono dallottobre Le rilevazioni avvenivano gennaio, aprile, luglio e ottobre. I dati sulle regioni venivano diffusi in cd-rom, da luglio 2003 i dati compaiono anche sul sito dellIstat. Lo storico è un po più difficile da rintracciare. L'Istat ha rivisto quest'anno le modalità con cui rileva la forza lavoro, la ricostruzione storica delle serie riviste non è ancora stata effettuata, occorre quindi ricongiungere due serie non omogenee….. Le variabili potenzialmente interessanti sono gli occupati, il tasso di disoccupazione, il tasso di attività, gli occupati nellindustria, gli occupati in altre attività.

61 61 Novembre 2005 Isae: fiducia delle imprese LIsae diffonde mensilmente e trimestralmente i risultati di una indagine campionaria sulle imprese. Le serie storiche non sono disponibili sul sito dellISAE, vi è però una pubblicazione trimestrale che ne raccoglie con questa frequenza, i risultati per regione. Le domande rivolte alle imprese riguardano giudizi sulla situazione corrente e aspettative per il prossimo futuro in relazione al livello degli ordini (dallinterno del paese o dallestero) della produzione, del costo del lavoro, dei prezzi. La significatività delle survey come indicatori del ciclo economico è spesso dibattuta ma, tranne in alcune fasi vi è evidenza che funzionino, considerando poi che lIsae ha diffuso già la fiducia delle imprese di ottobre mentre i dati di produzione industriale sono riferiti ad agosto è chiara lutilità dellinformazione proveniente da questi indicatori.

62 62 Novembre 2005 Isae: fiducia delle imprese

63 63 Novembre 2005 Isae: fiducia dei consumatori Lisae calcola anche un indicatore di fiducia dei consumatori. In questo caso però, data lesiguità del campione per regione le serie disponibili riguardano le macroaree: nord-est nord-ovest, centro e sud. Le domande formulate riguardano in questo caso i giudizi sulla situazione economica generale, la percezione dellandamento dei prezzi e le attese sulloccupazione e sui risparmi. In questo caso la correlazione con landamento dei consumi è meno evidente.

64 64 Novembre 2005 Isae: fiducia dei consumatori

65 65 Novembre 2005 Prezzi al consumo Non vi è un indicatore regionale di inflazione, ma le serie storiche degli indici dei prezzi al consumo nelle città campione (i capoluoghi di regione) sono disponibili. Vi è una significativa varietà dei tassi di inflazione così rilevati, questa costituisce dunque una informazione rilevante.

66 66 Novembre 2005 Demografia delle imprese InfoCamere, la società che collega le Camere di Commercio mette a disposizione on line il database relativo alla natalità e mortalità delle imprese a livello provinciale e per settore di attività. Linformazione è a frequenza trimestrale I dati disponibili partono dal 1995 e sono aggiornati al secondo trimestre del 2005

67 67 Novembre 2005 Immatricolazione di auto I dati relativi alle immatricolazioni di auto per regione possono essere un indicatore significativo dellandamento dei consumi a livello locale. I consumi di auto sono una parte significativa del consumo di beni durevole che pesano per l11.9% sui consumi italiani. Non sono disponibili pubblicamente ma sono rilevati dal Ministero dei trasporti, dallAci e dallAnfia.

68 68 Novembre 2005 Immatricolazione di auto

69 69 Novembre 2005 Il problema della misurazione

70 70 Novembre 2005 I dati dellEmilia Romagna: esportazioni

71 71 Novembre 2005 I dati della Liguria: esportazioni

72 72 Novembre 2005 Dynamic factor model Come riassumere queste informazioni? Una metodologia che combina un po' i due approcci sopra citati è quella legata ai lavori di Stock e Watson (1999) e Forni Hallin Lippi Reichlin (1999). Si tratta sostanzialmente di riassumere linformazione contenuta nelle serie disponibili in uno spazio più piccolo. Favero Marcellino (2003) mostrano che non vi sono differenze di performance sostanziali.

73 73 Novembre 2005 Dynamic factor model x t = Λf t + e t di dimensioni (N*T) = (N*r) * (r*T)

74 74 Novembre 2005 Dynamic factor model Abbiamo utilizzato un dataset di 42 variabili (quelle descritte prima) mensili e trimestrali. Pretrattamento (mensilizzazione per alcune), differenziazione o utilizzo di tassi di crescita per altre, standardizzazione per tutte. La routine utilizzata permette lutilizzo di ritardi nelle variabili. Abbiamo utilizzato 3 lag raggiungendo quindi un dataset di 126 variabili.

75 75 Novembre 2005 Dynamic factor model

76 76 Novembre 2005 Confronto con lindicatore BdI

77 77 Novembre 2005 Il primo fattore e i tassi di crescita del Pil regionale

78 78 Novembre 2005 Il primo fattore e i tassi di crescita del Pil regionale

79 79 Novembre 2005 Il primo fattore e i tassi di crescita del Pil regionale

80 80 Novembre 2005 Il primo fattore e i tassi di crescita del Pil regionale

81 81 Novembre 2005 I tre fattori per la Lombardia

82 82 Novembre 2005 Legenda delle serie utilizzate

83 83 Novembre 2005 Correlazione dei fattori con le singole serie

84 84 Novembre 2005 Correlazione dei fattori con le singole serie

85 85 Novembre 2005 Correlazione dei fattori con le singole serie

86 86 Novembre 2005 Correlazione dei fattori con le singole serie

87 87 Novembre 2005 Correlazione dei fattori con le singole serie

88 88 Novembre 2005 Correlazione dei fattori

89 89 Novembre 2005 Lutilizzo

90 90 Novembre 2005 Lutilizzo

91 91 Novembre 2005 Lutilizzo

92 92 Novembre 2005 Lutilizzo

93 93 Novembre 2005 Gli indici regionali

94 94 Novembre 2005 Bibliografia F. Altissimo, D.J. Marchetti e G.P. Oneto (1999), The Italian business cycle: coincident and leading indicators and some stylized facts, Temi di discussione n.377 Banca dItalia J. Bai, S. Ng, (2002), Determining the number of factors in approximate factor models, Econometrica, Vol. 70, N 1, pp R. Baldwin, R. Forslid, P. Martin, G. Ottaviano, F. Robert-Nicoud, (2003), Economic Geography and Public Policy, Princeton University Press A.F. Burns, W.C. Mitchell, (1946), Measuring business cycle, NBER New York G. A. Carlino, R.F. DeFina, (1998), The differential regional effects of monetary policy The review of economics and Statistics, 80(4), pp G. A. Carlino K. Sill (2001), Regional income fluctuations: common trends and common cycles, The review of economics and statistics, August 2001, 83(3), pp P. Chiades, M. Gallo, A. Venturini (2003) Lutilizzo degli indicatori compositi nellanalisi congiunturale territoriale: unapplicazione alleconomia del Veneto, Temi di discussione n.485 Banca dItalia

95 95 Novembre 2005 Bibliografia 2 T.M. Chrone, (2003), Consistent economic indexes for the 50 States WP 02-7R June 2003 FRB of Phiadelphia M. Kouparitsas, (2002), Understanding US regional cyclical comovement: How important are spillovers and common shocks?, Economic perspectives Q4 2002, FRB of Chicago M. Kouparitsas, (2001), Is the United States an optimum currency area?, WP 2001 n 22, FRB of Chicago M. Fujita M., P. Krugman, A. Venables (1999) The Spatial Economy: Cities, Regions and International Trade, MIT Press Cambridge P. Krugman, (1991), Geography and Trade, MIT Press Cambridge M.T. Owyang, J. Piger, H.J. Wall (2003), Business cycle phases in the US States, WP July 2003 FRB S.Louis K. R. Phillips, 2004, A new monthly index of the Texas business cycle, WP 0401 FRB of Dallas J. H. Stock, M.W. Watson, (1989), New indexes of coincident and leading economic indicators, NBER macroeconomics Annual, 4, pp ; J. H. Stock, M.W. Watson, (1999), Diffusion indexes, NBER WP 6702


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