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1 Letteratura Italiana 2006 Fabio Forner. 2 Introduzione Perché studiare la storia della letteratura italiana oggi? Obiettivo principale del corso è quello.

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1 1 Letteratura Italiana 2006 Fabio Forner

2 2 Introduzione Perché studiare la storia della letteratura italiana oggi? Obiettivo principale del corso è quello di introdurre allo studio della letteratura italiana attraverso lanalisi diretta di un corpus di testi rappresentativi di un tema di particolare rilievo. Specifica attenzione verrà riservata agli autori del Quattrocento e del Cinquecento.

3 3 Parte generale Programma Parte generale (1) (CFU 4: ore 32) - Disegno storico-cronologico della letteratura italiana, con particolare attenzione alla storia letteraria del Quattrocento e del Cinquecento. Bibliografia: R. Bruscagli, Storia della letteratura italiana. Il Quattrocento e il Cinquecento, Bologna, Il Mulino, G. Ferroni, Lesperienza letteraria in Italia, I, Dalle origini al Cinquecento, Milano, Einaudi Scuola, 2006.

4 4 Parte generale Lo studente è inoltre tenuto alla lettura dei seguenti testi: Dante Alighieri, Commedia, Inferno, canti, I, e VI Purgatorio canto VI Paradiso, canto VI Francesco Petrarca, Canzoniere, n e 128. Giovanni Boccaccio, Decameron, giornata I 7 (Bergamino); VI, 9 (Guido Cavalcanti); X, 2 (Ghino di Tacco); X 3 (Mitridanes).

5 5 Corso monografico Corso monografico (2) (CFU 4: ore 32) Potere e letteratura nel Rinascimento: la trattatistica e lepistolografia. Bibliografia: N. Machiavelli, Il Principe, a cura di G. Inglese, Torino, Einaudi, G.P. Marchi, Testi cinquecenteschi sulla ribellione politica, Verona, Fiorini, J. Burkhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Firenze, Sansoni 2000 o Milano, Newton&Compton M. Simonetta, Rinascimento segreto. Il mondo del segretario da Petrarca a Machiavelli, Milano, Franco Angeli, 2004.

6 6 Modalità desame Avvertenza Ulteriori materiali e indicazioni bibliografiche saranno forniti nel corso delle lezioni. Modalità desame Laccertamento della preparazione avverrà tramite esame orale, inteso a verificare soprattutto la conoscenza diretta e la capacità di analisi dei testi.

7 7 Dante Alighieri Nato a Firenze circa nel 1265 La Commedia avvio della stesura; le tre cantiche e la diffusione manoscritta La metrica della Commedia: la terzina dantesca

8 8 Introduzione alla metrica Verso e prosa Metro e ritmo: la differenza con il latino Misura della versificazione: il concetto di sillaba Lendecasillabo: ha come ultima sillaba tonica la decima: 11 sillabe se luscita è piana: 'Sperent in te' di sopr' a noi s'udì; a che rispuoser tutte le carole. (Par. xxv) Già non compié di tal consiglio rendere, Gli accenti: 4° 8° o 7° e 10°

9 9 La Commedia «Poscia che Costantin l'aquila volse contr' al corso del ciel, ch'ella seguio dietro a l'antico che Lavina tolse, cento e cent' anni e più l'uccel di Dio ne lo stremo d'Europa si ritenne, vicino a' monti de' quai prima uscìo; e sotto l'ombra de le sacre penne governò 'l mondo lì di mano in mano, e, sì cangiando, in su la mia pervenne. Cesare fui e son Iustinïano, che, per voler del primo amor ch'i' sento, d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano.

10 10 Commedia E prima ch'io a l'ovra fossi attento, una natura in Cristo esser, non piùe, credea, e di tal fede era contento; ma 'l benedetto Agapito, che fue sommo pastore, a la fede sincera mi dirizzò con le parole sue.

11 11 De vulgari eloquentia e Monarchia De v.e.: scritto tra il 1303 e il 1304, interrotta al secondo libro. Il latino sermo naturalis. La Monarchia, 3 libri: incerta la datazione; autonomia del potere civile da quello religioso La lettera a Cangrande della Scala: dedica della terza cantica della Commedia; interpretazione letterale e allegorica

12 12 Commedia Purg. VI Quando si parte il gioco de la zara, colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara; con l'altro se ne va tutta la gente; qual va dinanzi, e qual di dietro il prende, e qual dallato li si reca a mente; el non s'arresta, e questo e quello intende; a cui porge la man, più non fa pressa; e così da la calca si difende. Tal era io in quella turba spessa, volgendo a loro, e qua e là, la faccia, e promettendo mi sciogliea da essa.

13 13 Commedia Purg. VI Quiv' era l'Aretin che da le braccia fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte, e l'altro ch'annegò correndo in caccia. Quivi pregava con le mani sporte Federigo Novello, e quel da Pisa che fé parer lo buon Marzucco forte. Vidi conte Orso e l'anima divisa dal corpo suo per astio e per inveggia, com' e' dicea, non per colpa commisa; Pier da la Broccia dico; e qui proveggia, mentr' è di qua, la donna di Brabante, sì che però non sia di peggior greggia.

14 14 Commedia Purg. VI Come libero fui da tutte quante quell' ombre che pregar pur ch'altri prieghi, sì che s'avacci lor divenir sante, io cominciai: «El par che tu mi nieghi, o luce mia, espresso in alcun testo che decreto del cielo orazion pieghi; e questa gente prega pur di questo: sarebbe dunque loro speme vana, o non m'è 'l detto tuo ben manifesto?». Ed elli a me: «La mia scrittura è piana; e la speranza di costor non falla, se ben si guarda con la mente sana;


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