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Il primo concetto dellintelletto Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 19.

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Presentazione sul tema: "Il primo concetto dellintelletto Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 19."— Transcript della presentazione:

1 Il primo concetto dellintelletto Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 19

2 Lapertura trascendentale alla realtà Il nostro intelletto è aperto alla realtà L apertura di un essere a tutto lessere è la prima caratteristica dellintelletto che precede qualunque altra apprensione Per evidenza immediata, davanti alle cose, sappiamo che esse sono Di conseguenza la prima nozione raggiunta dal nostro intelletto è quella di ente, ciò che è

3 La nozione di ente Esprime il primo giudizio veritativo : questo è L ente, a livello dellintelletto, è il primum cognitum È il primum trascendentale poiché è principio di ogni conoscenza intellettuale, la quale contiene sempre la nozione di ente Non si tratta di una precedenza temporale, ma di un primato nozionale

4 La nozione di ente non è semplice Non è semplice la realtà alla quale si riferisce : l ente, participio presente del verbo essere L ente, fin dallinizio, anche se in modo impreciso e non formale, appare come una struttura composta di soggetto e atto L ente, descrivibile come ciò che è, si compone di un qualcosa (il soggetto: ciò che) che possiede lessere (latto: che é)

5 Non è una nozione a priori Lorigine delle prime nozioni e dei primi principi sta nellesperienza sensibile Il concetto di ente è la prima illuminazione intellettuale dellesperienza sensibile più elementare, principio di realtà e di intelligibilità Lesperienza prosegue poi nella scoperta della varietà e mutabilità degli enti giungendo a coglierne le articolazioni metafisiche

6 Non è unastrazione La nozione di ente non è caratterizzata da indigenza, indeterminazione e vuotezza Tutte le determinazioni reali si trovano in essa precontenute non solo in modo virtuale, ma attuale Non è risultato di un astrazione totale, ma di una riflessione intensiva che illumina ciò che accomuna tutte le cose reali Non è ancora loggetto formale della metafisica, ma il punto di partenza del progresso conoscitivo

7 Dall ente all essere Lessere non ci si manifesta nella sua semplicità, ma come atto dellente e secondo le modalità dellente concreto che cade sotto lesperienza rispettiva La riduzione della diversità del reale e delle sue manifestazioni avviene per un processo analitico di fondazione : si passa dagli atti più superficiali e variabili a quelli più profondi e permanenti Discorrendo di atto in atto (accidenti, sostanza, atto di essere) si giunge allessere come atto, fondamento ultimo di ogni cosa

8 Dallessere delle cose allessere della mente Prima si conosce lessere delle cose esteriori nella percezione sensibile-intellettuale In seguito, attraverso gli atti di conoscenza delle cose, si conosce lessere della mente ( sum ), che viene colto in modo più intimo in quanto siamo immediatamente presenti a noi stessi; e quindi possiamo giungere alla conoscenza delle realtà immateriali

9 Essenza e atto di essere La composizione reale di essenza ed atto di essere è stata sostituita da alcuni scolastici dalla distinzione tra essenza (come intelligibile possibile e pensabile) ed esistenza (come carattere irrazionale della fatticità che si aggiunge allintelligibilità): questi non sarebbero che due stati della stessa realtà di fronte alla mente Ma la composizione reale di essenza e atto di essere non corrisponde al nesso formale di due modi dellente ( lessere pensato e lessere di fatto ) I due co-principi si distinguono realmente, ma devono darsi congiuntamente nell unum radicale dellente

10 La conoscenza dellente Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 20

11 Le cose non sono lessere Le cose sono, hanno lessere, partecipano dellessere, ma non sono lessere Il principio partecipante (lessenza) non si identifica con il partecipato (lessere) Se essenza ed essere si identificassero, il principio reale di limitazione sarebbe lo stesso principio di perfezione, il che sarebbe contraddittorio

12 Molteplicità e movimento Il panorama reale che i sensi e lintelligenza ci offrono non è statico, ma è formato da realtà mobili Gli enti influiscono reciprocamente gli uni sugli altri e si trasmettono reciprocamente perfezioni La considerazione di tale dinamismo ci porta a alla conoscenza della potenza attiva (capacità di determinare) e potenza passiva (capacità di venire determinato) delle cose

13 Sostanza e accidenti Sostanza e accidenti formano una unità composta e non sono separabili nella realtà delle cose Sostanza è ciò che ha lessere in sé, accidente ciò che ha lessere in altro ; gli accidenti non sono il sensibile e la sostanza il pensabile La conoscenza della sostanza inizia dai suoi accidenti, i quali la fanno conoscere perché partecipano del suo essere ; essa non si riduce a quanto viene offerto direttamente dai sensi, ma, attraverso questi, lintelletto coglie il sostrato degli accidenti

14 Essenza e sussistenza La conoscenza di un sensibile è sempre conoscenza di un qualcosa che possiede quella proprietà sensibile : non conosco un bianco, ma questa cosa bianca Ma dopo aver colto la sostanza come sostrato, la si coglie come essenza da cui promanano delle proprietà che sono comuni a diversi individui Infine si perviene al costitutivo reale della sostanza : il sussistere, il soggetto dellatto di essere, ciò che ha lessere in sé

15 La causalità La causa viene percepita in ogni esperienza di attività o passività della vita ordinaria, sia nelle cose esterne che nei nostri propri atti Vediamo noi stessi come cause reali di processi reali, quali il movimento del nostro corpo e gli atti della nostra mente Una volta conosciuti per esperienza leffetto e la causa, sappiamo immediatamente che ogni effetto ha una causa : ciò che diviene ha una causa (S. Tommaso)

16 Causalità e sensibilità La causalità non è colta direttamente dai sensi esterni ed è certamente impossibile arrivare ad essa se si considera la conoscenza come un cumulo di sensazioni disperse Ma la continuità tra sensibilità ed intelletto ci permette di cogliere le relazioni contingenti o necessarie che si danno tra fenomeni diversi e distinguere tra successioni causali o non causali

17 La continuità tra sensibilità e intelletto Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 21

18 Opposizione o correlazione Il pensiero formalista contrappone sensibilità e intelletto : il primato esclusivo della prima genera l empirismo, quello esclusivo del secondo porta all idealismo La metafisica dellessere è invece attenta alle articolazioni reali della nostra conoscenza e rispecchia la continuità tra la conoscenza sensibile e quella intellettuale

19 Penetrazione e astrazione La conoscenza sensibile guarda le qualità accidentali, le quali però fanno trasparire allintelligenza ciò a cui esse ineriscono, lessenza attuata dallessere Lintelligenza, applicata allesperienza attraverso lastrazione (intesa come penetrazione intensiva della realtà), separa le idee universali e i primi principi, ma anche coglie lontologico nel fenomenico, il necessario nel contingente e lintelligibile nel sensibile

20 Esperienza e sensazioni Se si considera loggettività sensibile come un insieme di sensazioni isolate, non si ha più un materiale adeguato dal quale astrarre Per questo il razionalismo pensa che lordine e la connessione delle sensazioni devono essere posti dal pensiero per mezzo di concetti a priori con i quali il soggetto costruisce lesperienza

21 Il processo sensibile-intellettuale secondo San Tommaso Le molteplici sensazioni ( sensibili comuni e propri ) sono organizzate e integrate dal senso comune : da più sensazioni limmaginazione forma l immagine ; da molte immagini la memoria forma il ricordo Infine la cogitativa mette in relazione le percezioni singolari ricevute dalla memoria e costituisce lesperienza Lintelligenza si applica all esperienza e, attraverso lastrazione, coglie l intelligibile

22 Il ritorno allesperienza Loggetto proprio dellintelletto umano è la quiddità o natura di un corpo (da questa lintelletto può elevarsi a conoscere anche realtà incorporee) Ma la quiddità sussiste in un individuo particolare e quindi lintelletto ritorna sullimmagine sensibile e, per mezzo della riflessione, riconosce limmagine in quanto immagine (che rimanda intenzionalmente alla cosa conosciuta) e comprende la natura dellatto conoscente

23 Le due direzione della continuità tra intelletto e sensibilità La continuità tra sensi ed intelletto si realizza nelle due direzioni : –Dai sensi allintelletto mediante l astrazione dallesperienza che forma limmagine –Dallintelletto ai sensi mediante un ritorno riflessivo della mente sul suo atto per scoprire lorigine dellimmagine È questa riflessione concomitante ad ogni atto intellettivo ( in actu exercito )

24 Il compito della cogitativa Cogliere lessenza universale realizzata nel particolare, che quindi partecipa della razionalità, è compito della cogitativa, facoltà sensibile, anchessa razionale per partecipazione Senza continuità tra intelletto e sensibilità si dovrebbe ammettere una intuizione diretta delle essenze ed una incomunicabilità tra le due conoscenze, del particolare e delluniversale

25 La conoscenza intellettiva del singolare La conoscenza intellettiva del singolare è indiretta ( non intuitiva ), poiché richiede un ritorno riflessivo; se fosse intuitiva, la materia sensibile e gli accidenti singolari non sarebbero principi di limitazione dellintelligibilità Tuttavia essa è immediata, senza alcun dubbio e non bisognosa di argomentazione


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