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Lingua italiana (CT) 2003-2004 Sociolinguistica (2) La variazione linguistica: variazione diatopica e diamesica.

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Presentazione sul tema: "Lingua italiana (CT) 2003-2004 Sociolinguistica (2) La variazione linguistica: variazione diatopica e diamesica."— Transcript della presentazione:

1 Lingua italiana (CT) Sociolinguistica (2) La variazione linguistica: variazione diatopica e diamesica.

2 Argomenti della lezione In questa lezione si continua lesplorazione dei concetti fondamentali di sociolinguistica dellitaliano. In essa ci si occupa dapprima delle varietà diatopiche (o regionali) e poi di quelle diamesiche (collegate al medium) dellitaliano; in particolare ci si occuperà di quelle scritta, parlata e trasmessa.

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4 Il senso della questione Le varietà regionali fanno parte del repertorio dellitaliano. In generale limpiego di varianti regionali è sanzionato dalla collettività, ed alcune varianti lo sono più di altre. La conoscenza delle varietà e degli stereotipi che sono ad esse collegate permette al professionista della scrittura di evitare passi falsi comunicativi.

5 Italiano e varietà regionali La storia dellitaliano, e le particolari modalità della sua diffusione hanno fatto sì che esso presenti ancora oggi, in tutte le sue manifestazioni orali (ed in quelle scritte ai livelli meno controllati), una riconoscibile coloritura regionale. Tale coloritura è visibile ad ogni livello di lingua, ma soprattutto a quelli fonologico, lessicale e sintattico. Varietà della lingua nazionale in cui sia riconoscibile linfluenza, diretta o indiretta, di un dialetto sono dette Italiani regionali. Consideriamo, così, varietà regionali di italiano quelle parlate – ad ogni livello di formalità – in ogni regione dItalia e alcune di quelle per cui si danno manifestazioni scritte, come litaliano neo- standard e litaliano popolare, di cui ci siamo già occupati.

6 Ubiquità della variazione diatopica La coloritura regionale dellitaliano è ubiquitaria; per quanto più riconoscibile in alcune aree ed in alcune condizioni duso. Ciò è evidente allosservazione empirica (lo vedremo nelle due prossime slides) ed è fatto acquisito da quella scientifica (lo vedremo analizzando, ancora una volta, lo schema di Berruto: in esso la variazione diatopica non è rappresentata su un asse, ma sta sullo sfondo, a caratterizzare ogni altra varietà).

7 Varietà regionali per exempla Loci communes quasi veri… Palermo Cliente: "Ma che minchia di caffè è chistu? Amaro è!". Barista: "Mischino! Scusasse vossìa, ce lo mittissi subito lo zuccaro!" Bari Cliente: "Mooo, e 'ci é? C'sort' d'café ié cuss? Amar'com'u'fiel'! Chidd'e'mmurt!". Barista: "Madonn'u'me', ci'uè da me? E chiapp' u'zucchr'! vafangùl!" Napoli: Cliente: "Ué, Genna', e cchess'è nu'cazz'è café! Senz'o zuccher'rint'! Amar' comm'a mort'! Maronn'!". Barista: "Nè, Peppi', e m'aggio sbagliato! Mittìt'c o'zuccher'n copp', ué, scusate, teng'che 'ffà..." Roma: Cliente: "Ma li mortacci tua! Nun ci' hai messo un cazzo de zzucchero! E amaro arabbiato! Ahò! Che, mme stai a cojonà?". Barista: "Ahò, e qua me stanno a ffa'n'casino! Ecchelo, arimetticetelo lo zucchero e nun me rompe' li'cojoni!".

8 Varietà regionali per exempla Loci communes quasi veri… Firenze: Cliente: "Icché ti gira il boccino, oggi? 'Un ti sei rihordato punto di zuccherare il caffè? L'è amaro boia, maremma!". Barista: "Maiala bona! 'e mi pareva 'un ci facessi haso, l'è giusto qui la zuccheriera! Te tu metticelo tutto!". Bologna: Cliente: "At'vegna un cancher, mo' ti sei dimenticato lo zucchero?". Barista: "Socc'mel, non me n'ero accorto brisa! To' la zuccheriera!" Vicenza : "Ma che casso de cafè me gheto dà? El xe amaro! " "Ma porka de quea putana sbuderata ! Te ghe da scusarme, deso te meto el sucaro basta che te tasi e te no scasi i cojioni ! " Milano: Cliente: "Ciula! t'el chi, crapùn! Cuma l'è quel caffè lì? Sensa succaro?". Barista: "Uh, la bestia, ciapa chi la sucarera!"

9 DIATOPIA Varietà dellitaliano, lo schema 1. Italiano standard letterario 2. Italiano neostandard 7. Italiano aulico formale 8. Italiano tecnico-scientifico 9. Italiano burocratico 4. Italiano popolare 3. Italiano parlato colloquiale 6. Italiano gergale 5. Italiano informale-trascurato DIASTRATIA DIAMESIA DIAFASIA Adattato da Berruto 1993: 12.

10 Le principali varietà regionali Una rappresentazione adeguata della realtà linguistica nazionale potrebbe contemplare cinque varietà geografiche principali, che sono: la varietà settentrionale (diffusa in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino, Friuli); la varietà centrale (diffusa in Toscana, Lazio, Umbria, Marche); la varietà meridionale (rappresentata in Campania, Abruzzo, Molise, Puglia settentrionale, Campania, Calabria settentrionale); la varietà meridionale estrema (diffusa in Puglia meridionale, Calabria meridionale e Sicilia); la varietà sarda.

11 Aree dialettali e italiani regionali

12 Caratteri delle varietà regionali Le varietà regionali dellitaliano si differenziano tra loro per la presenza di varianti fonetiche, lessicali, sintattiche e morfologiche. Quelle appartenenti alle prime due classi sono le più diffuse e le più riconoscibili. Più rari sono, invece, i regionalismi sintattici e soprattutto quelli morfologici che tuttavia – per la loro sporadicità (o addirittura eccezionalità) – spiccano nel contesto dellenunciazione e sono fortemente stigmatizzati.

13 Caratteri fonetici della varietà settentrionale Nella varietà settentrionale sono presenti i fenomeni che seguono: in tutto il Settentrione, una forte tendenza allindebolimento delle consonanti intense; in tutto il Settentrione, si ha la disocclusione delle affricate dentali; in tutte le regioni, la pronuncia sempre sonora della s intervocalica, che nellItalia centrale può essere sia sorda che sonora, e che è sempre sorda nel Meridione: in tutte le regioni, la pronuncia sempre sonora di z iniziale di parola; in Lombardia, la realizzazione apertissima di /e/ tonica in sillaba chiusa e in finale tonica di parola.

14 Caratteri fonetici della varietà centrale La varietà centrale, invece, mostra le seguenti caratteristiche: in molte regioni (anche meridionali), la tendenza di s a diventare z (zeta sorda), nei nessi -ls-, -rs- e -ns-; in Toscana ed in Umbria, la perdita dellelemento occlusivo nelle affricate sorde e sonore in posizione intervocalica; in Toscana, la gorgia, ovvero la realizzazione fricativa delle occlusive sorde intervocaliche; in Toscana ed in altre zone del Centro e del Meridione, la monottongazione di uo in o; nel romanesco e nel laziale (ma anche nel campano), il rotacismo (trasformazione in [r]) della laterale [l] di fronte a consonante.

15 Caratteri fonetici della varietà meridionale La varietà meridionale, infine, ha, tra le sue peculiarità: in tutte le regioni, la pronuncia intensa di -b- e -g- se collocate tra vocali. in tutte le regioni, la tendenza ad assimilare la dentale sonora [d] alle consonanti laterali [l] o [n] che la precedano, come in callo, bionno; in molte regioni, la sonorizzazione e lindebolimento delle consonanti occlusive sorde ([p], [t], [k]) dopo una nasale ([n]): anghe.

16 Caratteri lessicali delle varietà regionali Anche il lessico offre una documentazione estremamente fitta: abbondano le voci specifiche soprattutto nei domìni della cultura materiale e della vita quotidiana (e, cioè negli ambiti della vita famigliare, della salute, del corpo, del sesso, dellabbigliamento, dellalimentazione, delle professioni, del denaro, della vita sociale, dellambiente). Ogni regione presenta alcuni termini specifici, che non hanno corrispettivi in altre. La maggior parte delle regioni presenta termini che appaiono, in altre, in forma diversa; essi sono chiamati geosinonimi. Generalmente, le forme concorrenti sono due o tre, ma in qualche caso si arriva a contarne anche una decina o più. *

17 Geosinonimi: una lista minima Cappuccino S. (soprattutto a Milano) cappuccio; S. orientale (Trieste) caffelatte. Cocomero S. anguria; M. melone o mellone dacqua. Grembiule S. scossale (ormai antiquato e percepito come dialettale); traversa (Veneto); C. zinale; M. mantile, mantesino, faudale (ormai relegato agli usi dialettali). Gruccia S. Ometto, attaccapanni, appendiabiti; C. croce; M. appendino, stampella, crociera. Lavello S. lavandino; C. (toscano) acquaio; M. lavapiatti….

18 Caratteri sintattici delle varietà regionali Forse meno appariscenti di quelle lessicali e fonetiche, anche le caratteristiche sintattiche contribuiscono allindividuazione delle varietà regionali di italiano. Vi sono anzi alcuni tratti che vengono associati stereotipicamente a determinate aree della penisola e costituiscono dei cliché linguistici.

19 Caratteri sintattici della varietà settentrionale La varietà settentrionale presenta i seguenti caratteri: in tutte le regioni, limpiego dellarticolo determinativo davanti a nomi propri di persone, sia femminili che maschili (il primo è tratto documentato anche in Toscana ed in Umbria): la Anna, il Massimo; luso non è molto marcato; in tutte le regioni, luso della negazione semplice in luogo di quella composta con lavverbio non: Ho mica tempo da perdere, io!; luso è marcato; in tutte le regioni, la sostituzione di forme del passato prossimo a quelle del passato remoto: dieci anni fa ho fatto un viaggio in Brasile; luso non è affatto marcato; In tutte le regioni, luso della perifrasi durativa essere dietro a (è dietro a traslocare) o essere lì che (è li che trasloca); luso è abbastanza marcato.

20 Caratteri sintattici della varietà meridionale La varietà meridionale presenta i seguenti caratteri: in tutte le regioni, luso esteso di congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico, nei tipi se direi farei, se dicessi facessi; luso è marcato; in tutte le regioni, limpiego del passato remoto in luogo del passato prossimo (il fenomeno è speculare a quello che si è visto, trattando delluso dei tempi, per litaliano regionale settentrionale): questa mattina feci colazione presto; luso non è affatto marcato; in molte regioni, luso del congiuntivo imperfetto invece del presente: Scendesse le scale, forza!; luso è piuttosto marcato; in tutte le regioni, luso della preposizione a con il complemento oggetto (i linguisti chiamano questo costrutto oggetto preposizionale). Per es. Conosco a Mario invece di Conosco Mario; luso è piuttosto marcato.

21 Caratteri morfologici delle varietà regionali I tratti morfologici che permettono di caratterizzare gli italiani regionali sono decisamente meno numerosi di quelli sintattici e – a maggior ragione – di quelli lessicali e fonetici, e tendono ad apparire soprattutto nelle varietà substandard (come litaliano popolare). A mancare non sono le peculiarità morfologiche in assoluto, ma piuttosto quelle che hanno origine dialettale: la gran parte degli elementi morfologicamente aberranti, infatti, si rivela piuttosto esito di semplificazione del sistema o di estensione analogica di strutture già esistenti.

22 Caratteri morfologici della varietà regionali Nellitaliano regionale settentrionale si riscontrano i seguenti tratti morfologici: In molte regioni, la ricostruzione arbitraria delle terminazioni desinenziali in molte regioni, il passaggio di classe di alcuni nomi in –e, che vengono inquadrati nella classe in –o o in quella in –a: la mia guarigiona; una cosa facila. Nellitaliano regionale centrale, invece, si evidenziano: in tutte le regioni, limpiego della forma oggetto del complemento di II persona singolare nel ruolo di soggetto: vieni anche te al cinema? Soprattutto in Toscana, luso di si, se per ci, ce: noi tendiamo a ingobbirsi; siamo caduti senza accorgersene; questo uso è diffuso anche nellItalia settentrionale: allora, si vediamo domani! Nellitaliano regionale meridionale, infine, si trovano: in tutte le regioni, il passaggio di genere di alcuni sostantivi ed aggettivi: Lucia, passami lo scatolo, per favore; in tutte le regioni, luso transitivo di verbi transitivi e viceversa: Maria, scendimi le chiavi!

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24 Trasmesso Nel corso di questi decenni luso delle tecnologie telematiche e digitali ha reso possibile lemergere della nuova modalità del trasmesso. Un messaggio trasmesso è quello che si realizza attraverso tecniche particolari, tra individui o gruppi di individui che sono in possesso dei mezzi tecnici necessari alla loro attivazione, e che rende possibile – tra laltro - la comunicazione a distanza ed il broadcasting. Nel trasmesso si ibridano modalità orale e scritta, ma esso si identifica anche sulla base di caratteristiche specifiche come quella della multimedialità o dellipertestualità. Al dominio del trasmesso vengono ascritte tipologie testuali molto diverse, suddivise talora nei domini del trasmesso parlato e del trasmesso scritto. Nella prima classe si fanno rientrare i prodotti della comunicazione telefonica, radiofonica, cinematografica e televisiva; nella seconda la scrittura per il Web, quella degli , quella degli Internet relay chat e la messaggeria elettronica, come quella degli Sms

25 Scrittura, oralità e trasmesso: differenze genetiche Modalità orale, scritta e trasmessa – o meglio, le comunicazioni che avviene attraverso mezzi scritti, orali e trasmessi – differiscono tra loro da vari punti di vista; da quello genetico: Le modalità scritta e trasmessa sono secondarie alloralità; lo sviluppo della capacità di usarle non è spontaneo; il trasmesso richiede mezzi tecnici particolari per essere attivato; le modalità scritta e trasmessa non sono indispensabili alla comunicazione di base; loralità sì.

26 Scrittura, oralità e trasmesso: differenze strutturali Scrittura, oralità e trasmesso sono diversi anche per quanto riguarda: i canali attivati; i mezzi, i veicoli ed i supporti impiegati. È in effetti linsieme delle scelte relative a canale, mezzo, veicolo e supporto a determinare le differenze che intercorrono tra le modalità. Cominciamo ad occuparci della differenza tra scrittura ed oralità.

27 Scrittura vs oralità Le differenze tra modalità comunicativa orale e scritta si possono raccogliere in sei categorie generali: quella della persistenza e della spazialità; quella della contestualità; quella della risoluzione; quella della portata; quella della ricchezza (o plurimedialità); quella della relazionalità tra emittente e destinatario.

28 Persistenza/spazialità In modalità comunicativa orale si producono testi caratteristicamente volatili: in mancanza di attrezzature tecniche specifiche, infatti, i testi si dileguano velocemente. Non è di norma possibile scorrere i testi orali in ordine diverso da quello di produzione, o accedervi più volte di seguito: essi, infatti, proprio in quanto non persistenti sono anche lineari. In modalità scritta, invece, si producono testi persistenti: il loro destinatario può leggerli e rileggerli, modificare a più riprese la sua interpretazione. Volendo dare seguito alla metafora geometrica precedente, si potrebbe dire che i testi scritti sono planari. La caratteristica planarità del testo scritto è importante oltre che per il suo destinatario, anche per il suo emittente, che può intervenire ripetutamente sul suo prodotto. Tale possibilità ha riflessi significativi sulla forma e sul contenuto del messaggio: se scritto, infatti, esso è sempre più unitario, più corretto, meglio strutturato che non se orale.

29 Contestualità In modalità comunicativa orale si producono testi che vengono fruiti nel contesto medesimo di produzione; ciò consente di sfruttare, per raggiungere la massima efficienza ed efficacia, gli indizi offerti dallintorno fisico e, quindi, di fare economia di mezzi linguistici. Per il fatto di essere fruito in un contesto condiviso, il testo prodotto in modalità comunicativa orale si sviluppa anche, in genere, interattivamente. In modalità comunicativa scritta, invece, si generano testi che non vengono di norma fruiti nel medesimo contesto in cui sono prodotti Per questa ragione, nei testi scritti non è disponibile alcun feedback; lautore deve agire in maniera proiettiva, creando il suo testo per un lettore ideale, un uditorio immaginario che, naturalmente, può anche non esistere.

30 Risoluzione Il termine risoluzione indica – in ambito informatico – la quantità di informazioni che uno strumento di visualizzazione (ad esempio un monitor) è in grado di riprodurre nellunità di spazio. Ad una risoluzione più alta, corrisponde un maggiore livello di dettaglio. Un testo è ad alta risoluzione quando include informazioni* ad una densità mediamente elevata. I testi prodotti in modalità orale presentano, di norma, una risoluzione inferiore rispetto a quelli prodotti in modalità scritta.

31 Portata In modalità comunicativa orale si utilizza il canale uditivo; esso può veicolare segnali solo a breve distanza; ha, cioè, una portata limitata. Le caratteristiche peculiari del canale uditivo e del veicolo sonoro rendono i messaggi orali soggetti a disturbi di tipo meccanico (rumore); in una conversazione in un ambiente rumoroso è la stessa decodifica del segnale a risultare faticosa. Per questa ragione i testi orali sono di norma più ridondanti di quelli scritti. In modalità scritta, invece, si utilizzano il canale visivo e supporti durevoli, che ne ampliano decisamente la portata.

32 Ricchezza Nei testi prodotti in modalità orale si possono impiegare contemporaneamente più canali (visivo, tattile) e più codici o paracodici (prosodico, cinesico…). I testi prodotti in modalità scritta mancano di questa possibilità, ma ne presentano altre: in modalità scritta si usa solo il canale visivo e non si può ricorrere a molti codici/paracodici para/extralinguistici. Resta, invece, possibile limpiego di più codici diversi da quello verbale: ad esempio di quello iconico: se ne fa uso anche in queste slide, nel quale sono inserite alcune immagini ed alcuni grafici.

33 Relazionalità In modalità comunicativa orale tipica (quella orale-orale, soprattutto dialogica: Nencioni 1983) lemittente ed il destinatario si conoscono o sono nelle condizioni di entrare rapidamente in conoscenza. in modalità comunicativa scritta tipica (scritta-scritta, nei testi non privati e segnatamente in quelli saggistici, giuridici, di legge, di divulgazione, di informazione comune, letterari...), invece, autore e destinatario non sono in rapporto personale. Mentre lo scritto è tendenzialmente incentrato sullutente (user-oriented), quella orale è più egocentrica: colloca lorigine delle coordinate referenziali nel parlante e ad esso fa costantemente riferimento quando, ad esempio, impiega elementi deittici.

34 Testi orali A: piano di studio liberalizzato o tradizionale B: guardi non non so la differenza A: diciamo che il tradizionale e' quello consigliato dalla facoltà e può scegliere quello che non ha esami eccetera altrimenti se vuol presentare un piano di studi liberalizzato lo deve presentare entro la fine del mese alla commissione piano studi e fare la sua proposta B: ah ho capito eh il problema e' che tutt'e due e' possibile oppure quello quello consigliato A: però il liberalizzato vediamo come presenta se no le do intanto questa roba B: quello consigliato anche perché mi han tenuto buono l'esame A: ah B: che avevo dato ad ingegneria A: niente allora lo può presentar tranquillamente l'anno prossimo eh non c'è problema B: sì adesso io cosa non cosa devo fare? A: adesso le do tradizionale B: perfetto A: no aspetta un attimo # eh filosofia vero ? B: si' A: allora la lascio qui la marca da seimila B: ok

35 Testi orali A: piano di studio liberalizzato o tradizionale B: guardi non non so la differenza A: diciamo che il tradizionale e' quello consigliato dalla facoltà e può scegliere quello che non ha esami eccetera altrimenti se vuol presentare un piano di studi liberalizzato lo deve presentare entro la fine del mese alla commissione piano studi e fare la sua proposta B: ah ho capito eh il problema e' che tutt'e due e' possibile oppure quello quello consigliato A: però il liberalizzato vediamo come presenta se no le do intanto questa roba B: quello consigliato anche perché mi han tenuto buono l'esame A: ah B: che avevo dato ad ingegneria A: niente allora lo può presentar tranquillamente l'anno prossimo eh non c'è problema B: sì adesso io cosa non cosa devo fare? A: adesso le do tradizionale B: perfetto A: no aspetta un attimo # eh filosofia vero ? B: si' A: allora la lascio qui la marca da seimila B: ok

36 Testi scritti Fino a questo punto abbiamo ipotizzato che qualunque cosa venga detta può anche essere scritta, che la scrittura sia semplicemente una forma di espressione alternativa al parlato. Dobbiamo ora esaminare questo assunto più da vicino. In senso lato questo assunto può rimanere valido. Vale a dire, un sistema di scrittura può rappresentare tutte le formulazioni verbali possibili nella lingua (1) fornendo espressioni pronte alluso (codificate) per la maggior parte degli elementi, e (2) fornendo i mezzi per creare (codificare) espressioni per elementi che non sono già codificati – nuovi prestiti e coni, neologismi individuali di uno scrittore, errori (ad esempio, di bambini e stranieri) e simili. Quindi linglese, per esempio, contiene (1) ortografie ammesse per la maggioranza delle parole, e (2) principi di ortografia riconosciuti che possono essere applicati dove ancora non esistano le ortografie. In una fase iniziale della lingua, il primo periodo dellinglese standard stava emergendo ed era appena iniziata la stampa, vi era molto meno codificazione;gli scrittori usavano una varietà di ortografie diverse. Ma se il principio (1) non era ancora stato ancora universalmente applicato, il principio (2) era valido…

37 Testi scritti 3.1 Fino a questo punto abbiamo ipotizzato che qualunque cosa venga detta può anche essere scritta, che la scrittura sia semplicemente una forma di espressione alternativa al parlato.Dobbiamo ora esaminare questo assunto più da vicino. In senso lato questo assunto può rimanere valido. Vale a dire, un sistema di scrittura può rappresentare tutte le formulazioni verbali possibili nella lingua (1) fornendo espressioni pronte alluso (codificate) per la maggior parte degli elementi, e (2) fornendo i mezzi per creare (codificare) espressioni per elementi che non sono già codificati – nuovi prestiti e coni, neologismi individuali di uno scrittore, errori (ad esempio, di bambini e stranieri) e simili. Quindi linglese, per esempio, contiene (1) ortografie ammesse per la maggioranza delle parole, e (2) principi di ortografia riconosciuti che possono essere applicati dove ancora non esistano le ortografie. In una fase iniziale della lingua, il primo periodo dellinglese standard stava emergendo ed era appena iniziata la stampa, vi era molto meno codificazione;gli scrittori usavano una varietà di ortografie diverse. Ma se il principio (1) non era ancora stato ancora universalmente applicato, il principio (2) era valido…

38 Testi orali: caratteri linguistici (1) Sono caratteri peculiari dei testi orali*: per ciò che pertiene alla prosodia, lo sfruttamento a fini comunicativi di elementi come la durata, lintonazione, il ritmo, la velocità di elocuzione; quanto alla morfologia: laccoglimento di varianti poco prestigiose o agrammaticali (venghi, scendesse!) analogiche (rompè, cuocei); la tendenza alla semplificazione di paradigmi ( paradigma) complessi (gli per loro); luso estensivo di alcuni modi (lindicativo) e tempi (il presente, limperfetto) a scapito di altri (il congiuntivo, il condizionale, il futuro); quanto alla sintassi: il ricorso ad un periodare breve, paratattico, monoproposizionale; linclinazione allaccoglimento delle forme più semplici di subordinazione; la selezione delle congiunzioni subordinative più comuni e più versatili, il cui uso è talora indebitamente esteso (che polivalente: son tre giorni che non dormo; prendi lombrello che piove; la ragazza che le ho dato il libro…); la presenza di anacoluti ( anacoluto), che dipendono dalla scarsa progettualità dellespressione orale luso di costruzioni marcate, che tendono a spostare elementi salienti della frase in posizioni di particolare evidenza (dislocazione a destra, dislocazione a sinistra) o ad ottenere lo stesso effetto tramite la segmentazione di frasi semplici (frase scissa, frase pseudoscissa, cè presentativo: di questi fenomeni si è scritto nel capitolo dedicato allitaliano moderno, in particolare nei paragrafi dedicati al neo-standard); in merito al lessico: la selezione di termini generici, ad alta disponibilità; la presenza frequente di forme alterate ( derivazione). di termini espressivi o disfemici, di dialettismi, di gergalismi, di geosinonimi, di stranierismi

39 Testi orali: caratteri linguistici (2) Per quanto riguarda la semantica, un notevole tasso di imprecisione e di genericità, oltre che, spesso, di improprietà; per quanto concerne la struttura topicale e referenziale del testo, una generale scarsità di legamenti che puntano al testo stesso e ne determinano lunità ed una notevole frequenza di elementi deittici propriamente detti, che puntano invece al contesto; per quanto attiene allorientamento pragmatico del discorso: la spiccata tendenza allimplicitezza; la presenza di elementi linguistici che hanno funzione di controllo (i segnali discorsivi) e che permettono di monitorare lesistenza di un contatto, lapertura di un canale, la gestione dei turni, landamento del processo di decodifica e di interpretazione oltre che di segnalare i limiti del discorso e le sue partizioni interne.

40 Testi scritti: caratteri linguistici (1) Sono tratti tipici della testualità scritta: per ciò che pertiene agli aspetti dellortografia: il rispetto degli usi tradizionali, anche di quelli irrazionali che riguardano, per esempio, limpiego dei segni diacritici come l o gli apostrofi e gli accenti; quanto alla morfologia, soprattutto nelle scritture relativamente formali: la preferenza assoluta accordata alle varianti grammaticalmente autorizzate; forme ormai del tutto abbandonate o molto rare nellespressione orale si dimostrano ancora solide nella scrittura, anche in quella di informazione comune (giornalistica ad esempio in cui egli, per quanto in recessione, continua a resistere ed in cui si tengono ben distinti i ruoli e le forme dei pronomi: pronominali nel capitolo sullitaliano contemporaneo, sopratutto al paragrafo dedicato al neo-standard); il rifiuto di molti dei fenomeni di semplificazione nelluso di tempi e modi verbali: il futuro conserva il proprio ruolo accanto al presente; il congiuntivo si dimostra perfettamente vitale; il periodo ipotetico appare nelle sue forme canoniche; il passivo è impiegato senza particolari remore, mentre i costrutti che, nelloralità, tendono a surrogarlo (le dislocazioni a sinistra e destra) appaiono frequentemente solo nella scrittura giornalistica e sono invece rare in quella più formale scientifica, tecnica, giuridica ecc.;

41 Testi scritti: caratteri linguistici (2) Per ciò che riguarda la sintassi: il ricorso libero a costruzioni anche relativamente complesse; luso di congiunzioni subordinative infrequenti nel parlato; lo scarso ricorso ad artifici di focalizzazione (come le dislocazioni), o di segmentazione (come le frasi scisse); fa eccezione la scrittura giornalistica*; in merito al lessico: limpiego – proprio soprattutto delle scritture più controllate – di lessico ampio e preciso; lostracismo, nei testi scritti tipici, alle forme espressive cui abbiamo fatto cenno descrivendo le caratteristiche dei testi orali; per quanto concerne la struttura topicale e referenziale del testo: linclinazione a rendere esplicita lunità del testo attraverso una fitta rete di rinvii endotestuali (come si è scritto sopra; come si vedrà nel capitolo seguente) e di elementi linguistici di strutturazione (sono del tutto comuni sequenze come: in prima istanza, in seconda istanza, in terza istanza, con eventuali variazioni sul tema); la tendenza ad impiegare a questo fine anche elementi paratestuali propriamente detti; come le note a margine o a piè di pagina, i riquadri di commento, le immagini…; per quanto attiene allorientamento pragmatico del discorso, la marcata attitudine allesplicitezza, cioè la vocazione alla produzione di testi ricchi (si veda, per il concetto, il paragrafo Le differenze tra scrittura ed oralità in questo stesso capitolo).

42 Modalità trasmessa Il trasmesso si affianca come terza modalità comunicativa a quelle istituzionali scritta e parlata. Comprende fenomeni di comunicazione orale (telefonica, radiofonica, televisiva e cinematografica) e scritta come quella telematica (Web, , chat, gruppi di discussione [newsgroups] e liste di distribuzione [mailing-lists]) o telefonica (messaggistica tradizionale, a caratteri [Simple messaging system, SMS]). È caratterizzato dalluso di media che consentono la trasmissione a distanza, anche in broadcasting.

43 Caratteri del trasmesso Il trasmesso presenta, nella maggior parte delle sue manifestazioni, commistione di tratti orali e scritti. Ciò, però, non è sufficiente a caratterizzarlo rispetto agli altri due tipi. Alcune sue forme (ad es. la scrittura Web e, in parte, quella delle liste di distribuzione e dei gruppi di discussione) presentano caratteri specifici, tra i quali spiccano lipertestualità e la multimedialità; la prima ci sembra autorizzare la creazione di una nuova ed importante sottoclasse del trasmesso – quella del trasmesso discontinuo. I testi trasmessi, grazie ai media a distanza, hanno in genere alta accessibilità (si pensi alla radio ed alla televisione, laccesso alle quali prevede il possesso di strumentazione dal costo ormai decisamente popolare) ed in taluni casi alta disponibilità.

44 Un testo trasmesso

45 Un altro testo trasmesso JACO: stefano ci sei? JACO: e te credo tsuyo: bella stephen Vittorio: Tsuyo se hai le casse (e le hai) ti puoi sparare da rete la mezz'oretta di RActive Rock registrata dal nostro Stephen, e come potrai vedere e' un TAGLIO! stephen: tsuyo, hai sentito activerock.ram? JACO: a stè ti presento tsuyoshi (si pronuncia "ZZUIOSCI") è lui che mi ha fatto conoscere i beasty Vittorio: Stefano, qual'e' l'indirizzo, dove l'hai messi i dati? tsuyo: no anche perche' non so cosa esso sia!!! Vittorio: Guarda che tsuyo non credo che sappia cosa sono i *.ram Vittorio: Una cosa alla volta! stephen: la pagina è activerock.htm dentro /ftp/publish tsuyo: no anche perche' non so cosa esso sia!!! stephen: e click sul taglio stephen: e click sul taglio


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