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Antropologia - Lezione 17^ Momento sistematico 1 La creazione: la relazione uomo-creato continua…

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1 Antropologia - Lezione 17^ Momento sistematico 1 La creazione: la relazione uomo-creato continua…

2 Quando pregavo nel profondo del cuore, tutto ciò che mi stava intorno mi appariva sotto un aspetto stupendo: gli alberi, lerba, gli uccelli, la terra, laria, la luce, tutto sembrava dirmi che ogni cosa esiste per luomo, testimonia lamo­re di Dio per lui, e tutte le cose pregavano e cantavano Dio e la sua gloria. Così compresi la conoscenza del linguaggio di tutte le creature e colsi la possibilità che ha luomo di dialogare con le creature di Dio (I racconti autentici di un pellegrino russo al suo padre spirituale)

3 III. Gesù Cristo: il mediatore della creazione A Cristo si deve non solo il rinnovamento escatologico della creazione (anticipato nel popolo dei battezzati in Lui), ma anche la mediazione della creazione originaria del mondo. Cristo ha un significato cosmico nellopera creatrice di Dio. Antecedenti veterotestamentari della idea di mediazione nella creazione: Il filosofo giudaico Filone di Alessandria (13 aC – 45/50 dC): la teologia del Logos La teologia rabbinica della Torah

4 Questione problematica: come è possibile che Dio, attraverso la creazio- ne, instauri un rapporto col mondo, che è totalmente altro da lui, senza con ciò perdere: la sua unità indivisibile rispetto alla molteplicità delle cose create la sua eternità rispetto alla temporalità la sua immutabilità rispetto alla loro caducità la sua infinitudine rispetto alla loro finitudine? Giudaismo e cristianesimo rispondono con la idea della mediazione nella creazione, idea che cè anche nel medio-platonismo e nello stoicismo.

5 Nella letteratura sapienziale giudaica: Il ruolo della mediazione fra il Creatore e la creazione fu attribuito alla sapienza, in greco sophia, in ebraico hokma (cfr. Pr 3,19; 8,22-31; Sir 1,4;24,9; Sap 7,12.21; 8,4; 9,9-11) Da una parte, la Sapienza è una qualità dello stesso Creatore, gli appartiene (es. dellorologio) Dallaltra, è una prima opera della creazione, preziosa, creata prima di tutte le altre opere, dunque preesistente al mondo In forma personificata, si vede la Sapienza al- lopera nella creazione del mondo (gioca da- vanti al Creatore); essa personifica la filantropia del Creatore che dà a tutto un ordine buono.

6 Si può intendere la Sapienza anche come mo- dello originario della molteplicità della crea- zione, che esiste in Dio e presso Dio, a cui Dio guarda per poi creare, con la sua Parola crea- trice, il mondo già precedentemente ordinato nella sua sapienza e traendolo, in un certo senso, da se stesso. Dunque: La Sapienza e la Parola di Dio (Logos) sono i modi in cui il Creatore instaura la sua relazione col mondo Esse operano una mediazione tra Dio e mondo in quanto Dio le comunica al mondo come suoi doni, rendendosi così presente in mezzo alla sua creazione senza perdere la trascendenza.

7 Applicazione del ruolo mediatore a Cristo Nel prologo di Gv 1,1-18 Gnilka dice che alla base di Gv 1 cè un inno precristiano influenzato dalla dottrina di Filone, ripreso come inno cristiano successivamente sistemato e ampliato dallevangelista Gv per inserirlo nel progetto unitario del suo vangelo. Commistione di generi: lidea biblica della crea- zione mediante la Parola (cfr. Gn 1) e lidea teologico-filosofica della mediazione del Logos. Chi è il Logos? Nella filosofia greca è la ragione divina che compenetra e ordina tutto luniverso, intelligibile e logico, esprimibile col linguaggio.

8 Per Gv: il Logos è una realtà personale propria, paragonabile alla sapienza giudaica. Il Logos intradivino vive in principio (en arché), prima del tempo della creazione, rivolto presso Dio, appartiene ed è identico a Dio; non è creatura. Attraverso il Logos Dio pronuncia allesterno la sua parola creatrice: tutto è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1,3). Lorigine della creazione dal Logos, che è ciò attra- verso cui Dio si esprime, gli conferisce una impron- ta particolare: è il luogo della rivelazione di Dio. Anche luomo, essendo intimamente logico cioè conforme al Logos, può comprendere il mondo come espressione e dono di Dio.

9 Al v. 14 cè laffermazione culminante dellinno del Logos, il passo definitivo nella storia del Logos, della auto-rivelazione di Dio: il Logos si fece carne e come uomo mise la sua tenda in mezzo a noi. Il Logos viene identificato con Gesù Cristo; tutto ciò che qui è riferito al Logos nel proseguo del Vangelo lo si dirà di Gesù di Nazareth. In lui culmina lopera della creazione e della rivelazione: Egli è la vita (Gv 14,6) e la dona in pienezza (Gv 10,10) Egli è la vera luce del mondo, luce della vita (Gv 8,12).

10 Conclusione a partire dal prologo di Gv: Spesso pensiamo la creazione come una realtà messa in atto da Dio Per Gv la creazione è espressione nel tempo della eterna generazione del Figlio. Gv vede la creazione attraverso il mistero del Logos per dire che, creandola, Dio ha stabilito con la creazione una relazione personale. Se nel grembo della vita divina Dio pronuncia Tu (il Figlio), Dio continua questa comunica- zione di sé anche fuori di sé, nella creazione.

11 Allorigine del mondo cè il mistero di Dio che risplende mediante il suo Logos (il suo partner dialogale: rivolto presso di lui) e che pone ogni essere in dialogo con Lui. Se il Logos è dentro ogni creatura, ogni crea- tura è una parola che Dio ci rivolge. La creazione è quindi segnata da una realtà personale, relazionale (cioè dialogale). persona nel senso assoluto trinitario di relazione sussistente. Dio dice il mondo, parla alluomo attraverso il mondo. Dio e luomo si parlano attraverso il mondo.

12 Applicazione del ruolo mediatore a Cristo Nellinno della lettera ai Colossesi (1,15-20) Il materiale viene da un inno protocristiano precedente Due strofe inniche alla duplice funzione di Cristo: -Mediatore della creazione: primogenito di ogni creatura -Mediatore della riconciliazione escatologica: primogenito dei morti

13 Cè una spiccata insistenza sul significato salvifi- co universale di Gesù: per otto volte si usa la parola pas o panta (tutto oppure universo). Il centro del messaggio al v. 20: per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose. Dio risuscitando Gesù dai morti ne ha fatto il mediatore della riconciliazione universale: Gesù rappacifica le cose del cielo e della terra. Il titolo però gli appartiene fin dalla creazione del mondo e Cristo precede tutta la creazione: è il primogenito di ogni creatura e è designato ad esserne il Signore (v. 17). Crasi: poiché tutta la creazione è creata in Lui, è in Lui che ha origine la creazione definitiva.

14 Sulla base di Col vanno interpretate le formule di Apocalisse per dire la portata universale di Cristo: alfa e omega (Al 22,13) e il primo e lultimo (Ap 1,17) La morte e la risurrezione di Gesù dentro la storia-creazione si estendono anche fino ad abbracciare linizio e la fine della vita di tutto ciò che esiste. Le tre preposizioni: in, per mezzo, in vista di lui.

15 Create in Cristo (en auto) Come per la Sapienza, Cristo è considerato come un disegno della creazione preesistente in Dio tutto è preformato secondo un modello origina- rio o prototipo, prima di essere pronunciato e creato da Dio nella sua parola esterna creatrice. Per usare il linguaggio degli scolastici: Gesù è la causa esemplare della creazione, il suo modello e la sua forma ideale fondamentale, nella quale e in base alla quale Dio ha creato tutto.

16 Il modello ha la forma del Figlio, vale a dire la forma di colui che è amato e che deve se stesso totalmente allamore del Padre. Dunque le forme originarie in cui sono fatte le creature libere (conformi al modello Cristo) rispondono allo stesso calco: le creature esistono perché sono amate dal Padre nel Figlio, esistono presso Dio vivono nella forma della gratitudine di chi si sa ricevuto e nella disponibilità di chi si lascia formare, nello stesso senso di Gesù e di Maria che dice accada di me ciò che tu vuoi (Lc 1,38).

17 Create per mezzo di Cristo (di autu) In senso stretto si designa la mediazione crea- trice di Cristo: egli è la Parola creatrice che Dio pronuncia in principio per chiamare il mondo allesistenza e farlo essere nella sua realtà propria.

18 La parola creatrice che Dio proferisce ad extra ha il suo fondamento di possibilità nel Logos eterno cioè nella parola eterna che Dio da sempre pronuncia per amore nella sua essenza intradivina. La parola creatrice esterna si fonda sul Tu del Logos-Figlio nel quale il Padre si esprime in maniera totale e che gli sta di fronte con gratitudine. Tommaso dAquino dice che la creazione è un verbum verbi, come lampliamento esterno della Parola eterna.

19 Create in vista di Cristo (eis auton) Gesù Cristo è definito come fine della creazione che Dio vuole perseguire fin dallinizio. È il motivo della creazione: la sua causa finale (Scolastici). Anche se Gesù come Logos incarnato compare solo molto tardi nella storia di Dio con la crea- zione, Egli è presente fin dal suo primo inizio come il Fine e il Senso perseguiti dal Creatore.

20 La volontà salvifica di Dio non è mai efficace senza il riferimento concreto a Cristo tuttavia è già efficace prima della presenza storica di Gesù e anche al di fuori del suo riconoscimento esplicito nella fede della Chiesa (ecclesia ab Abel: LG 2). Concludendo: il fine della creazione: è la riconciliazione della creazione col Creatore già anticipata nella persona di Cristo e destinata ad espandersi universalmente (v. 19s).

21 In contrapposizione allinizio di Adamo, nelloggi di Cristo lintera creazione si relazione al Crea- tore riconoscendo con gratitudine la propria creaturalità, comprende la propria finitudine come valore, come dono di Dio (allo stesso modo in cui il Figlio si relazione al Padre) e trova in questo (dipendenza creaturale) lunione più profonda con Dio possibile alla creazione. La chiesa – come corpo totale di Cristo in crescita – ha dentro la creazione la vocazione di essere germe e inizio del regno, fermento di riconciliazione, perché il pleroma di Cristo si partecipato a tutte le creature.

22 Sperare nel compimento della creazione Linno di Col non è isolato nel NT. Altri testi: Rm 8,19-22: la creazione oggi partecipa alle sofferenze dei figli di Dio, ma in futuro si manifesterà in essa la loro libertà e la loro gloria La sventura che grava sulla creazione a causa del peccato originale, che Paolo chiama vanità, nullità, caducità (mataiotes) oppure anche schiavitù o perdizione della creazione, non è senza speranza. Questa sofferenza prende la forma di un parto pieno di speranza (v.22).

23 Questa visione di speranza sembra in contrasto coi passi apocalittici dei vangeli sinottici (Mc 13,24), della 2Pt 3,10 e dellAp 6,12-17: La loro visione drastica (tipica del giudaismo antico) della fine del mondo (i cataclismi in cielo e in terra) sembra in contrasto con le promesse dellalleanza con Noé in cui Dio si impegna a non distruggere più la terra in futuro La ragione si trova nel genere apocalittico del giudaismo antico: di fronte al male dilagante cè una revisione divina delle promesse di Dio, della sua volontà circa il mondo.

24 Però il giudizio non significa la fine della crea- zione: la fine del primo cielo e della prima terra divine la creazione di un nuovo cielo e una nuova terra in cui la giustizia abiterà, al cui centro ci sarà la Gerusalemme nuova, la dimora di Dio con gli uomini (Ap 1,1-5; 21,1) Il passaggio dalla prima alla seconda crea- zione non sarà per azzeramento della vec- chia, così che la nuova non abbia più niente in comune con la vecchia. In analogia alla logica della nuova creazione battesimale, anche la creazione nuova delluni- verso può essere vista come un rinnovamento e una trasformazione profonda.

25 Sarà superata in un triplice senso: il pecca- to, la sofferenza, la morte saranno cancellati. Tutto ciò che corrisponde nelle creature alla intenzione originaria di Dio (e quindi di Cristo la forma originaria) sarà conservato presso Dio. Tutto questo sarà elevato da Dio a un nuovo livello di esistenza: la vita umana e cosmica giungerà a una pienezza di maturazione: Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli(Ap 22,5)

26 storico Sviluppo storico : Le voci significative Tradizione della Tradizione

27 Epoca patristica 1)Una cosmologia cristocentrica 2)Precisazioni a confronto con le dottrine eterodosse 3)La creazione ex nihilo

28 1. Una cosmologia cristocentrica

29 metodo Il metodo dei Padri: creazionenel Logos redenzione mediante il Logos dalla creazione nel Logos alla redenzione mediante il Logos Conviene che prima parliamo della creazione delluniverso e di Dio suo creatore, affinché si possa comprendere adeguatamente che il rinnovamento di esso è stato compiuto dal Verbo che lo creò allinizio. Il Padre ha operato la salvezza delluniverso in Colui per mezzo del quale lha creato (Atanasio)

30 La CREAZIONE nel LOGOS Non esiste alcuna creatura e nulla accade che non sia stato fatto e che non abbia consistenza nel Verbo e per mezzo del Verbo. Come infatti il musicista, con la cetra bene intonata, per mezzo di suoni gravi e acuti, abilmente combinati, crea unarmonia, così la Sapienza di Dio, tenendo nelle sue mani il mondo intero come una cetra, unì le cose delletere con quelle della terra e le cose celesti con quelle delletere, armonizzò le singole parti con il tutto, e creò con un cenno della sua volontà un solo mondo e un solo ordine del mondo, una vera meraviglia di bellezza. Lo stesso Verbo di Dio, che rimane immobile presso il Padre, muove tutte le cose rispettando la loro propria natura, e il beneplacito del Padre. A un solo cenno della volontà del Verbo di Dio, tutte le cose furono così bene organizzate, che ciascuna opera ciò che le è proprio per natura e tutte insieme si muovono in un ordine perfetto ( Atanasio di Alessandria - PG 25,83-87)

31 Il cosmo possiede al suo interno il Logos, che ha lasciato come delle tracce di sé nelle creature che i padri greci chiamano logoi. Sono le ragioni interiori delle cose create In principio era il Logos: la ragione creatrice, lenergia della intelligenza di Dio, che riempie di significato le cose tutto ciò che esiste è pensiero divino divenuto realtà tutto ciò che esiste è in origine razionale, perché procede dalla Ragione creatrice le creature sono logiche, in quanto sono il ricettacolo che contiene i codici del Logos, appunto i i lógoi

32 Due soggetti rivelano il senso del cosmo: da una parte, il Logos divino dallaltra luomo logikos, chiamato a esprimere i logoi, le ragioni spirituali delle cose Luomo è il centro spirituale delluniverso. In quanto microcosmo, lo riassume, ma in quanto immagine di Dio lo trascende, lo contiene e lo qualifica. Siccome luomo è potenzialmente unipostasi, una persona, proprio perché fatto a immagine di Dio (personale-trinitario), in quanto tale è chiamato a diventare lipostasi del cosmo, è chiamato a dire il senso di questo logos alogos (Origene), di questa parola senza parola.

33 Il mondo è parola muta Luomo creato a immagine di Cristo deve decifrare il mondo, dare il nome agli esseri viventi (Gn 2,19) in ebraico bestia è beheman che significa muta: soltanto luomo può parlare e, imponendo il nome alle bestie, non fa altro che inserire, tramite la sua opera, anche la creazione infraumana nella lode del Creatore

34 luomo, in quanto microcosmo, è una sintesi della creazione egli la conosce dallinterno (perché ne è parte tramite la materia) eppure la trascende (perché è di più della materia) luomo è il limite tra il visibile e linvisibile, il carnale e lo spirituale in lui si attua la congiunzione di divino e terreno e da lui può effondersi la grazia su tutta la creazione. Attraverso luomo, luniverso deve rivelarsiimmagine dellimmagine (Gregorio di Nissa, Hominis op. XII: PG 44, 164°).

35 Luomo logikos è il re-sacerdote che raccoglie i logoi delle cose per offrirli al Logos e per far risplendere in tal modo la gloria di Dio. le cose contengono una dossologia ontologica e luomo è il sacerdote del tempio cosmico: Bisogna raccogliere le ragioni spirituali, i lógoi degli esseri per presentarli a Dio come offerte da parte della creazione ( S. Massimo il Confessore ).

36 Logos Uomo-Sacerdote materia l ógo i Il soggetto, mentre comunica con gli oggetti materiali, comunica con il Logos, di cui le creature sono parola pregnante, cioè simbolo-reale.

37 La CREAZIONE in rapporto alla INCARNAZIONE e alla REDENZIONE La creazione di Dio, buona e bella, si incrocia con la caduta che fa disgregare lessere. Si allargano questi spazi del nulla da cui è stata tratta la creazione ed è avvolta nellillusione

38 Il peccato interpretato in senso ontologico partecipano a Colui che è esistenti Tutti quelli che partecipano a Colui che è (tou Ontos) e i santi vi partecipano sono chiamati con ragione degli esistenti (ontes). Ma coloro che hanno rigettato la loro partecipazione a Colui che è, per il fatto di esserne privati, sono divenuti dei non-esistenti non-esistenti (ouk ontes) Origene

39 Dio consente comunque ai logoi di far continuamente nascere la vita dalla morte. Il progetto divino – unirsi al creato attraverso luomo, deificarlo – è ripreso in un contesto ormai tragico Lattualizzazione dellimmagine di Dio attra- verso le rivelazioni e le tante sapienze degli uomini (quello che i Padri chiamavano le visite del Verbo) esige unascesi violenta che si attua nella logica pasquale. Vedi la collocazione della Croce nella cosmologia:

40 Il simbolo della croce è universale, si trova dappertutto, in quanto è il simbolo per eccel- lenza dellamore di Dio: Ireneo di Lione parla della croce cosmica che è segnata su tutte le creature e deve diventare la croce del Golgota. Efrem il Siro dice che anche la rondine apre in volo le sue ali e confessa la croce del Signore e se si rifiuta di aprire le ali non vola e non vive. Se le ali delluccello restano chiuse rifiutando il semplice segno della croce, laria, da parte sua, lo rifiuterà fino a che le sue ali non confessino la croce.

41 Giustino ricorre a una ricchezza di esempi: lalbero maestro della nave, la struttura verticale e orizzontale delluomo, il volto con il naso, laratro…

42 CROCE COPTA

43 CROCE DEL LATERANO

44 croce SALUS MUNDI

45 CROCE S. CLEMENTE ROMA

46 Lintero universo culmina nel mistero pasquale di Cristo, che restituisce agli uomini la possibilità di trasfigurare luniverso. Nellincarnazione e nella pasqua si svela il significato che la creazione ha inscritto in sé come un divenire si svela ciò che la creatura è chiamata ad essere si sana alla radice il male che la fallibilità delluomo vi ha introdotto.

47 In Gesù, Dio-Uomo, luomo finalmente risponde al dialogo di cui la creazione è segnata. In Cristo cè il Sì, dice Paolo (2Cor 1,19). In lui luomo vive la figliolanza verso Dio e lo fa in questa relazione ipostatizza il mondo.

48 Massimo il Confessore sviluppa lidea che la Pasqua dischiude la rivelazione del creato: Il mistero dellIncarnazione del Verbo contiene in sé il significato di tutti i simboli e gli enigmi della Scrittura, come pure il senso nascosto di tutta la creazione sensibile e intelligibile. Ma colui che conosce il mistero della croce e del sepolcro, conosce anche le ragioni essenziali di ogni cosa. Infine, colui che penetra ancora piú lontano e si trova ad essere iniziato al mistero della risurrezione, apprende il fine per cui Dio ha creato tutte le cose al principio ( Massimo il Confessore )

49 Ippolito di Roma sviluppa lidea che la forza della Pasqua restituisce limmanenza del Logos (ora non solo eterno ma anche storico e glorificato) nella creazione: Nella sua Ascensione, col divino Spirito, rese vita e forza a tutte le cose, come se questa divina estensione e questo supplizio della croce avessero penetrato tutte le cose. O tu, che sei solo tra i soli, e che sei tutto in tutto ! I cieli abbiano il tuo spirito, e il paradiso la tua anima: ma il tuo sangue appartenga alla terra ( Ippolito di Roma )

50 La vocazione della materia è di farsi Volto La scienza moderna solleva il problema del rapporto tra la materia e lenergia, intesa come principio vitale. Negli ultimi secoli, la creazione è stata sempre più considerata e resa una realtà morta, un oggetto da studiare e da usare.

51 Nella visione patristica il principio vitale nel creato è il Lógos, per mezzo del quale il mondo è stato fatto. Se si apre la materia si trova in essa il codice del Verbo, il logos del Lógos, che comporta un dinamismo. Negli inni liturgici si trovano espressioni del tipo che la pietra era per il sepolcro di Cristo, lalbero per la croce, il chicco per leucaristia… Si trova cioè scritto nella materia il suo orienta- mento, la direzione del movimento che ha preso il creato verso lincarnazione, il Dio- Uomo.

52 Cristo unisce nellamore la realtà creata e increata – o meraviglia dellamicizia e della tenerezza divina per noi – e mostra che mediante la grazia le due realtà sono una sola cosa. Il mondo intero entra totalmente nel Dio totale e divenendo tutto ciò che Dio è, eccettuata lidentità di natura, riceve al posto di se stesso il Dio totale (Massimo il Confessore)

53 La creazione è una realtà personale (porta la traccia del Logos) e questo carattere personale inciso nella materia doveva essere accolto e portato alla pienezza nelluomo, immagine di Dio, ipostasi creata, cosa che luomo ha fallito di compiere. Ora con lIncarnazione questa ipostatizzazione può finalmente realizzarsi. Dopo lincarnazione, dopo il Sì che in Gesù luomo dice, finalmente la materia ha accesso alla pienezza di questa vita promessa nella creazione grazie allipostasi delluomo ormai unita in Cristo alla vita divina. È qui che la materia ha la sua strada per farsi volto.

54 Da sempre tutta la materia si muove verso luomo. Bulgakov diceva che la materia vorrebbe entrare nel corpo (cfr. La luce senza tramonto, 294), diventare corpo, perché il corpo delluomo è lunica carne materiale che può essere portatrice dello Spirito, e che partecipa pertanto allamore di Dio e alla possibilità di essere a servizio dellamore, di essere assorbito dallamore. Il corpo umano ha dunque la possibilità della risurrezione e della vita eterna, dato che lamore dura in eterno (cfr. 1Cor 13,8).

55 La materia chiede di far parte dellamore tra le persone, vuole essere presa nel gesto damore, perché così le è aperta la via alleternità, proprio come al corpo umano. Il corpo infatti è portatore dello Spirito Santo. Così, si potrebbe dire che la materia è la corporeità in divenire, qualcosa che aspira ad entrare nel corpo, a farsi corpo grazie alluomo, e con ciò entrare a far parte dellamore.

56 La citazione testuale di Bulgakov: La carne terrena porta il peso della materia o del nulla, cioè dellinerzia, della pesantezza, della pinguedine. Questo misterioso superamento dellidea sulla materia lo osserviamo ogni volta che la forma dei fiori, degli alberi, delle erbe esce «dalla scura zolla», tendendo a costruirsi un corpo, a manifestare in esso la propria idea. Questa stessa cosa viene realizzata anche dallarte, che illumina la materia con lidea. Infine, luomo produce questa medesima cosa nel lavoro spirituale su di sé, costruendo il suo io superiore, e trasformando cosí anche il suo corpo.

57 Corpo e materia non sono affatto identici, come di solito si ritiene. Il nesso della corporeità con la materia è un enigma, di per sé non meno misterioso del legame dellanima col corpo; lesistenza delle idee incorporee è dunque una finzione e unastrazione: nulla idea sine corpore. Tutta la terra è un corpo in potenza; dalla sua condizione «informe e vuota» (Gen 1, 2), essa si riveste continuamente della gloria dei sei giorni della creazione; tutto proviene dalla terra e ritorna alla terra. In questo senso, la terra è il «campo di Dio», il cimitero che custodisce i corpi per la resurrezione e a proposito di questa terra è detto: «Terra tu sei e nella terra tornerai» (cf Gen 3, 19) (S.N. Bulgakov, La luce senza tramonto, tr. it. Roma 2002, 294).

58 Nei mosaici come nella pittura e nellarte sacra emerge la vocazione della materia: tutto converge alla persona e tutto converge al Volto (di Cristo, della Vergine, dei Santi) è al servizio della rivelazione del Volto di Cristo e del volto di coloro che sono in Cristo (i somi- glianti). Così la materia è assunta nello spazio della- more tra le persone vive (Dio e luomo nello spazio del culto; le persone che si scambiano la carità attraverso la materia) ed è redenta dal principio del peccato che la faceva sottostare alla corruzione, in quanto attraverso la carità che non avrà mai fine anche la creazione entra nella vita eterna (cfr. Rm 8,19-23).

59 M. Rupnik: La carità dura in eterno – Montericcio di Albinea

60 La conoscenza degli esseri Luomo rigenerato in Cristo ha la possibilità di accedere alla conoscenza degli esseri, allacontemplazione della natura (physikè theorìa). Dopo il peccato, infatti, luomo non conosce più la creazione e la rivelazione che essa rappresenta. A questa rivelazione naturale Dio ha dovuto supplire con unaltra rivelazione che è quella biblica, dicono i Padri. Dopo il peccato le due rivelazioni devono essere viste in stretto legame, dato che la natura è ormai muta e può di nuovo imparare a parlare solo tramite luomo istruito dalle Scritture.

61 Sono due i libri sacri: Libro storicoLibro cosmico il Libro storico e il Libro cosmico Il Verbo si nasconde misteriosamente nelle ragioni interiori delle cose create come nelle sillabe della Scrittura (S. Massimo il Confessore) Colui che possiede lintelligenza spirituale delle Scritture riceverà anche la contemplazione del cosmo nella sua vera natura (Origene, Commento al salmo 1, 3).

62 Per questa contemplazione, Isacco di Ninive usa la metafora dei due occhi: Come abbiamo due occhi fisici, abbiamo due occhi spirituali [...] e ciascuno di loro ha la propria visione. Con uno vediamo i segreti della gloria di Dio nascosti negli esseri [...]. Con laltro contempliamo la gloria della santa natura di Dio (Trattati ascetici, XXX).

63 È la liturgia cosmica di cui parla Massimo il Confessore: Eccolo, in non-differenziato nelle cose differenziate; il non-composto nelle cose composte; il senza inizio nelle cose soggette ad un inizio; linvisibile nelle cose visibili; limpalpabile nelle cose palpabili. Così ci riunisce in sé a partire da ogni cosa (Ambigua: PG 91, 1288).

64 Tutto diventa comunicazione di ununica vita integrale, tutto diventa il suo simbolo. Labbondanza di simboli corrisponde al modo apofatico di accostarsi a Dio tipico della patristica (e delloriente cristiano): Alla Causa di tutte le cose e che è superiore a tutte le cose non si addice nessun nome e si addicono tutti i nomi delle cose che sono (Dionigi Areopagita, I Nomi divini I, 7). Anche Meister Eckhart: Nomen innominabile, nomen omninominabile, Nome a cui non si addice nessun nome, Nome a cui si addicono tutti i nomi delle cose che sono.

65 Luomo coscientemente logikos, coscientemente immagine di Dio, scopre significati dappertutto. Nella densità stessa delle cose, nella manifestazione della loro forma, intuisce la traccia divina che vi è iscritta. Questa visione però non è frutto di un giorno. Luomo deve imparare così a mettere in atto una trasformazione di tutte le sue facoltà, ragione compresa.

66 La conoscenza della gloria di Dio nascosta nelle cose si presenta allora non come un rapimento irrazionale, una conoscenza superiore gnostica ecc., ma come un processo lungo e paziente i sensi e la mente si purificano e si liberano dalla possessione, si affinano, si fanno più rispettosi fino a quando tutto diventa mediazione di ununica vita integrale, perché i sensi non fermano più le cose a loro stessi e la ragione non possiede ma contempla. Il contemplativo assume locchio luminoso,locchio di fuoco (fuoco = Spirito Santo)

67 Secondo lottica dellantichità, per vedere locchio aveva bisogno di essere ricolmo di luce. Per questo i Padri affermano che gli occhi fisici delluomo possono vedere la luce solo se si aprono, si purificano, e diventano in grado di racchiudere una scintilla di quella luce. Solo chi possiede la Luce (Spirito) può vedere la luce. La capacità di discernere le cose come simboli culmina in quella di contemplare le cose nella loro complessa unità, la connes- sione, nel Logos, delle loro radici spirituali. Vedere nelle cose non solo la presenza del Logos, ma anche vedere la loro unità in lui.

68 Isacco il Siro: Luomo che è stato illuminato vede con locchio dello spirito tutte le cose di Dio e leconomia che dà loro coesione e la sollecitudine superiore piena di misericordia che senza sosta visita la creazione [...] e la grazia di Dio gli manifesta i motivi delle azioni di cui si serve il Creatore come di un aiuto ammirevole per ciascuna delle nature. Non una cosmificazione della persona, ma una personificazione radicale del creato.

69 Osservazioni sintetiche : 1) Il rapporto cosmologia e cristologia La cosmologia è una gnosi non scientifica ma cristologica: * la chiave per capire il mondo è Cristo nella realtà del suo corpo non solo divino-umano ma anche divino-cosmico

70 Il mondo empirico non ha in se stesso che un senso allusivo, in che non vuol dire che è unombra, che non ha consistenza vera, ma tuttavia riceve continuamente lesistenza dal mondo spirituale, dai logoi dentro le cose. Attraverso questi logoi, il Logos si esprime e si simboleggia nel mondo. Se riteniamo che la natura basti a se stessa, che essa sia un insieme di processi immanenti, la natura stessa finisce per non significare più nulla. Anche luomo diventa esclusivamente natu- rale e finisce per essere inevitabilmente condizionato.

71 La natura non basta a se stessa, non è riducibile a un insieme di processi ciechi in un mondo immenso e insieme chiuso, condannato a una morte ciclica. Nella visione antica, fisica e chimica non esauriscono luniverso dellessere ( J. Ratzinger, Il fondamento sacramentale del mondo, p. 22. ) Per lapproccio patristico il mondo è una cristofania

72 La cosmologia patristica è geocentrica, per la semplice ragione che è cristocentrica La terra e non altri pianeti, è così centrale ( teologicamente e non fisicamente ) e pan- cosmica, in quanto lincarnazione del Verbo si è realizzata in Cristo sulla nostra terra Per Gregorio di Nazianzo lincarnazione è la fine dellastrologia: Cristo determina le orbite delle stelle e non viceversa (la lettura tipologica della stella cometa). E ancora: le galassie più lontane sono polveri che gravitano intorno alla Croce (che è il princi- pio di ordine e di governo delluniverso intero).

73 Qui si può trovare la ragione ( teologica e non fisica ) del geocentrismo per lungo tempo difeso dalla Chiesa. Leliocentrismo (già affermato da Aristarco di Samo nel sec. III a.C.) si impose in occidente con Copernico, Keplero e Galilei (XV-XVI sec.).

74 Oggi torna una questione : siamo soli nelluni- verso? Ci sono altri mondi e altri abitatori delluniverso? Questa possibilità non mette in questione la verità dogmatica: Per fede noi sappiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio (Eb 11,3). Si parla di mondi al plurale (i conosciuti e gli ignoti): in quanto Creatore, Dio è in rapporto tramite il Verbo con tutto ciò che esiste (= i mondi) benché, per via della venuta di Cristo sulla terra, si dice che è particolare il modo della relazione di Dio con questo pianeta e i suoi abitatori ( = questo mondo umano-cristico )

75 2) La cosmologia e lantropologia La cosmologia patristica è subordinata alla antropologia, alla storia della relazione tra Dio e uomo evoluzione cosmica nella storia degli uomini Non è la storia delluomo che sintroduce nella evoluzione cosmica, ma è questultima ad essere nella storia degli uomini. La storia delluomo non è il prodotto dellevoluzione cosmica. È vero linverso. differenza e superiorità qualitativa NB: la differenza e superiorità qualitativa : delle creature si dice che sono tracce – vesti- gia del Creatore; solo delluomo si dice che è imago di Dio (= Cristo).

76 3) La cosmologia e lecclesiologia Specie nel mistero dell Ascensione che ha una portata cosmica, Cristo-capo è diventato tutto in tutte le cose ( ta panta ): è Colui che si realizza interamente in tutte le cose (Ef 1,23) ad ogni creatura Col 1,23: il vangelo devessere predicato ad ogni creatura ( pase te ktisei ) perché la chiesa è tutta la creazione (uomini e cose) che si unifica e si cristifica universo creatoeucaristico La Chiesa - che per i padri coincide con il mistero eucaristico - dà la conoscenza di un universo creato per diventare eucaristico, cioè corpo di Cristo che è insieme corpo antropologico e corpo cosmico.

77 Alcuni esempi: Per Ireneo, ciò che la chiesa offre, perché sia reso eucarestia, è tutta la natura (AH IV, 18,5) Cirillo di Gerusalemme ricorda come nella- nafora si fa memoria del cielo, della terra, del mare, del sole, della luna e di tutta la creazione visibile e invisibile (Catechesi mistagogiche V, 6). La liturgia armena proclama: Il cielo e la terra sono pieni della tua gloria grazie allepifania di nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo [...] perché per la passione del tuo Figlio tutte le creature sono fatte nuove. Cè nella liturgia una trasparenza del Cristo cosmico.

78 La materia nel sacramento (il pane, lolio, il vino, lacqua) svela la ragione vera della sua creazio- ne, facendoci andare oltre la comprensione ristretta a cui la riduciamo nelluso quotidiano. Per usare il linguaggio di Ivanov: si passa dalle realia alle realiora (dal pane al vero Pane). I testi percepiscono gli elementi naturali come destinati allEucaristia mentre ancora crescono nel campo; come suggerisce la poesia La Semina dellarmeno Daniel Varujan ( ) : Semina, contadino - in nome dellostia del Signore germi di luce straripino dalle tue dita; in ciascuna delle spighe bianche di latte maturerà domani una parte del corpo di Gesù (Il canto del pane, pp ).

79 2. 2. Sviluppo del dogma Sviluppo del dogma della creazione Precisazioni a confronto con le dottrine eterodosse

80 Il punto di partenza del simbolo della fede nella creazione è la formula di 1Cor 8,6 : Un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene, un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose Due compiti per il cristianesimo antico : Distinguere la fede cristiana dalle diverse interpretazioni non cristiane (gnosticismo, arianesimo, manicheismo) Assimilazione del pensiero metafisico per esprimere la trascendenza del mistero cristiano nelle categorie culturali e filosofiche del tempo

81 simboli battesimali Nei primi simboli battesimali è già presente la dottrina della creazione: Credo in Deus pater omnipotens Dio è il Padre di Gesù Cristo (prima cè la confessione di fede nel Figlio che ci rivela il Padre) poi si aggiunge che è Pantôk r ator : Dio dominatore e sovrano assoluto, con la sua potenza dal nulla ha fatto luniverso

82 NB: equivoco circa la parola Dio : Dio è il Padre di Gesù e non un Essere astratto, Demiurgo o Creatore Si medita il dogma della creazione alla luce della paternità divina : la contemplatio naturalis (padri greci) e le cinque vie di S. Tommaso per arrivare a Dio

83 Precisazioni aggiuntive: sec. IV: riferimento a Cristo: per quem omnia facta sunt (DS 150) sec. V-VI: universorum creatorem (DS 21) sec. VII-VIII: creatorem coeli et terrae (DS 27)

84 Dal II sec. il rapporto Dio-mondo si chiarisce nel confronto con alcune visioni erronee: inaccettabili le rappresentazioni del cosmo derivato dallUno, per un processo di emanazione necessaria o per organizzazione di una materia increata ad opera di un demiurgo (= operaio – fabbri- cante), come quello del Timeo di Platone, potente, ma non onnipotente, che, guar- dando al mondo paradigmatico delle Idee (alle quali è inferiore) plasma su tale modello una materia informe e caotica e produce il cosmo o mondo ordinato Il demiurgo della gnosi non è buono

85 Ireneo contro gli gnostici : demiurgo materia Il demiurgo delluniverso (titolo dato a Dio o a Cristo da Giustino, Taziano, Origene) è il creatore della materia stessa, che la organizza, è il suo inventore Dio trinitario non è un dio inferiore, ma lo stesso Dio trinitario appropriazione tutta la Trinità è creatrice: l appropriazione al Padre è naturale perché Egli è lorigine

86 Pseudo-Dionigi (più vicino allemanatismo) : poiché ogni essere procede dal Bene, la materia pure, ed è buona è per uno straripamento della sua stessa essenza che Dio produce tutte le essenze, ma egli rimane trascendente rispetto a tutti gli esseri che procedono da lui.

87 3. La creazione ex nihilo

88 Il retroterra filosofico del concetto della creazione ex nihilo o de nihilo Platone e coloro che lo seguono dicono che Dio è ingenito e padre e Creatore di tutte le cose, ma poi ammettono due cose ingenite: Dio e la materia; e affermano che la materia è coeterna a Dio. Ora, se la materia fosse ingenita, sarebbe anche immutabile e uguale a Dio. Che cosa vi sarebbe di così grande, se Dio facesse il mondo dalla materia? Anche un artefice umano, quando ha ricevuto la materia da un altro, da essa fa qualunque cosa gli piaccia. La potenza di Dio, invece, appare perché dal nulla fa tutto ciò che vuole (Teofilo di Antiochia)

89 Quale sarebbe la materia increata e originaria del cosmo? La chora = un sito virtuale indistinto… lacqua ( Talete ) laria ( Anassimene ) Il fuoco ( Eraclito ) Innumerevoli materie ( Anassagora ) Democrito : atomi : unità piccolissime e indivisibili che si combinano e fanno sorgere corpi e mondi nuovi Alcuni pensano che il mondo è stato fatto di qualche materia e non ex nihilo ( Tertulliano ) Giustino : creazione a partire da una materia informe Atanasio nella controversia ariana dirà che la materia increata è un errore platonico contrario alla Sacra Scrittura (Oratio de Incarnatione Verbi, 2-3)

90 Antecedenti nella Scrittura : a)Creare-bara (Gn 1,1) -non afferma un fare manuale, che trasforma una materia che già cè -è fare qualcosa di interamente separato e distinto da ogni antecedenza = nessun peso di anteriorità viene a gravare lazione di Dio creatore Soggetto di tale verbo è Dio esclusivamente LXX: non demiurghein, ma kitzein = verbo che designa latto di volere fondamentale, precedente allesecuzione e alla costruzione di qualcosa di materiale e concreto

91 b) 2Mac 7,28 : una madre di sette figli, di fronte al loro martirio, afferma: «ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti » ( ouk ex onton ) Non è laffermazione tecnica della creatio ex nihilo, ma semplicemente che prima della creazione il mondo non cera. Questo accenno, oltre al fatto che sarebbe eccessivo dal punto di vista ermeneutico indurre una dottrina a partire da un singolo versetto, per di più estrapolato dal contesto, è segno dell influsso del vocabolario greco

92 c) Gn 1,2 : La terra era informe e deserta ( tohu- wa-bohu ) = è un dato neutro indeterminato ; non si riferisce a qualcosa di concreto; è un mero simbolo richiesto per un minimo di rappresentazione per il nulla, per il non- ancora. d) Gb 26,7: Egli distende il settentrione sul vuoto e tiene sospesa la terra sul nulla e) Rm 4,17 : Dio…dà vita ai morti e chiama allesistenza le cose che ancora non esistono (ta ouk onta).

93 Origine della formula ex nihilo (ex tou me ontos) è di Erma : Tu hai fatto passare tutte le cose dal nulla allessere -dal II sec. è comune negli scritti dei padri contro i dualismi -e nelle liturgie : Tu hai tratto ogni cosa dal nulla allesistenza, mediante il tuo unico Figlio ( Costituzioni apostoliche )

94 Agostino : manichesimo 1)Contro il manichesimo, cè un unico principio = la materia viene da Dio ed è buona: La fede retta è credere che Dio ha creato tutto dal nulla, perché se anche tutte le cose sono state formate dalla materia, questa stessa materia tuttavia è stata fatta dal nulla assoluto. Dio non è come i fabbri o qualsiasi altro artefice che non può fabbricare qualcosa se non ha da che cosa fabbricare

95 lemanatismo 2) Contro lemanatismo : lessere del mondo non deriva dallessere di Dio, perché non si può introdurre in Dio il divenire : Tutto esiste, perché Egli esiste, ma nulla esiste se non per sua libera decisione, anche il tempo : non cera tempo prima che Dio avesse creato il tempo, e neppure lo spazio cera.

96 tipo di origine Lo sforzo è di pensare un tipo di origine che non era stata mai pensata e che sfugge più di ogni altra alla rappresentazione. Ecco i contenuti essenziali: Dio non trae la creazione da una materia preesistente (sarebbe una forma di dualismo ): tutta la creazione è buona né dalla propria sostanza (una forma di panteismo )

97 dunque crea dal nulla : non cè nessun presupposto esterno nulla non è la espressione mitica di un qualcosa (un materiale preesistente ), il nome dato ad un sostrato informe del mondo, a partire da una errata interpretazione di Gn 1,2 : la terra era informe e vuota.

98 Creazione ex nihilo vuol dire Creazione ex nihilo vuol dire : Il dono dellessere è libera azione creatrice di Dio è dovuta ad un eccesso ( huperbolé ) della bontà divina (G. Damasceno) non da un bisogno presente in Lui o da un condizionamento estraneo a Lui non è necessaria, dunque non è una degradazione del divino : il mondo non è un quaggiù decaduto da un disastro oscuro

99 ma un mondo prezioso perché voluto come dono grazioso di Dio ne conseguono: luniversalità della sovranità di Dio e della mediazione di Cristo rispetto a tutto ciò che esiste

100 Alla fine dellAntichità ex nihilo è una forma tecnica per specificare la relazione di creazione : esempio: Lo Spirito Santo non è creato perché non è ex nihilo (Professione di fede di Meginardo di Fulda – sec. IX)

101 Critiche alla formula : Creatio est productio rei ex nihilo sui et subiecti -Concetto troppo impersonale della creazione ( productio rei ) -Si riferisce all inizio della creazione e non alla sua realtà permanente ( productio ) -Non evita il pericolo di concepire lex nihilo come una ipostasi (il nulla è qualcosa) -Rischio di pensare che lattività creativa di Dio si riferisca soltanto alla sostanza statica e non all attività e alla perfezione delle cose create

102 Specificazioni dellimplicito nella formula -Ex nihilo relativo = nulla relativamente a cosa? Alla creazione non precede il caos o qualche altra realtà nessun dato ante-posto = una materia precedente - Ex nihilo sui = il mondo non è nato da se stesso -Ex nihilo subiecti = si esclude una causa materiale precedente Lunica realtà presupposta alla creazione è Dio (artefice trascendente) non cè qualcosa tra il mondo e Dio come causa trascendente del mondo

103 La formula è una formula tecnica negativa per esprimere che Dio, sotto tutti gli aspetti, è lautore di tutta la realtà : Non cè niente con cui Dio abbia creato, niente che abbia esistenza fuori di Dio.

104 Ma più importante è sottolineare non tanto che Dio crea a partire dal nulla ma che Dio crea a partire da Sé: da se stesso Il Padre Dio fondatore, il creatore, lautore, fece tutte le cose da se stesso, cioè mediante il Verbo e la sua sapienza ( Ireneo ) dal suo amore Il vero sfondo della teologia della creazione ex nihilo è il dato positivo che Dio non crea da nessuna altra realtà se non dal suo amore : «Aperta la mano dalla chiave dellamore, le creature vennero alla luce» ( Tommaso dAquino, Liber Sententiarum,2,1,2,2,1) Dal nulla non nasce nulla!

105 Si evince qual è il compito permanente della cosmologia cristiana : Il mondo creato è legato e diverso da Dio 1) Deve spiegare il mondo come creato (superando la sua particolarità), cioè legato e dipendente da Dio senza identificarsi con Lui: tra Dio e il mondo non regna nessuna identità che li renda uguali, che abbassi Dio al mondo (panteismo) o che elevi il mondo a Dio (pan- en-teismo, teopanismo)

106 evitare: pantesimoil pantesimo con il rischio di unimmersione fusionale del mondo nelloceano della Divinità monismoIl monismo : Dio e il mondo sono la stessa realtà; al contrario cè una assoluta superiorità di Dio sul mondo che conserva sempre la sua dimensione creaturale LemanazionismoLemanazionismo : bisogna affermare che tra Dio e il mondo non cè nessuna continuità che consenta il derivare della terra da Dio (lemanatistico farsi mondo da parte di Dio) o che Dio si formi elevandosi dalla terra (levoluzionistico divenire Dio del mondo)

107 2) Deve distinguere, senza separare, il mondo da Dio presenza di Dio Bisogna evidenziare la presenza di Dio in tutte le cose che da lui ricevono il loro essere pienamente se stesse evitare: cosmismoil cosmismo astratto, in cui lessere del mondo smarrisce il proprio legame con la Divinità dualismoil dualismo : Dio e mondo sono due realtà a confronto, ma separate e non comunicanti

108 Rilettura moderna della creazione de nihilo come autoumiliazione di Dio autocontrazionedi Dio J. Moltamann approfondisce lidea della creazione dal nulla ricorrendo alla dottrina giudaico-cabalistica (qabbălâ = interpretazione) dell autocontrazione di Dio Antecedente Zimmum Antecedente : la tesi si Isaak Luria dello Zimmum (= concentrazione e contrazione – ritirarsi in se stessi) dottrina biblica A partire dalla dottrina biblica della shekinàh (= gloria): il Dio infinito può concentrare la propria presenza per abitare nel tempio

109 teologia cristiana Questa dottrina dellautocontrazione di Dio è recepita nella teologia cristiana ( N. Cusano, G. Hamann, E. Brunner, E. Stein ) = la creazione ad opera di Dio è il primo atto di quellautoumiliazione divina che ha conosciuto il punto vertice sulla croce di Cristo Se Dio non vuole occupare da solo lo spazio dellessere, deve creare spazio ad altri esseri. Ma facendolo, limita se stesso…la kenosis, che conosce la sua acme sulla croce di Cristo, inizia già con la creazione del mondo ( E. Brunner )

110 Dio si ritrae da se stesso in sé, per rendere possibile una creazione. antecede ad extra non inizia nellatto creatore presupposto Questautoumiliazione divina antecede il suo agire creatore ad extra. Dunque questo processo non inizia nellatto creatore col quale Dio si concede a questo mondo, ma ne rappresenta un presupposto. Lamore creatore di Dio è fondato sul suo amore che si umilia, si abbassa, si rimpicciolisce

111 Nella creazione è già in atto lautoalienazione di Dio che Fil 2 dice svuotò – spogliò se stesso (nella manifestazione gloriosa dei suoi attributi divini) Già per creare il cielo e la terra Dio si è estrin- secato dalla sua onnipotenza e ha assunto da Creatore, limmagine del servo. Quale contributo alla visione cristiana della creazione dal nulla? Dio crea quando fa-essere, quando am-mette e si ritrae (J. Moltmann)

112 Anche nella prospettiva ortodossa (cfr. il testo di S. Bulgakov citato dopo), la kenosi di Dio nella creazione si può ravvisare nel fatto che quando crea Dio getta i semi dellessere nel semi-essere del divenire, butta delle scintille di vita divina nello spazio e nel tempo della creazione, nel suo divenire. Per questo la creazione è creativa, perché questa creatività delluomo si basa sulle forze divine poste in essa. Dio lascia andare la propria creatura nella libertà della creatività del non-essere chiamato allessere.

113 Creato per mezzo del Logos, il mondo ha una realtà sua. Il Dio che non ha nulla fuori di sé, rende possibile lapparizione di una realtà altra, in una specie di ritiro, di contrazione, di messa da parte sacrificale. La kenosi del Creatore consiste anche nel fatto che, proprio perché il mondo ha una sua consi- stenza, ha la possibilità sia di essere opaco a queste scintille di luce che contiene, di ripie- garsi su se stesso abbandonandosi alla poten- za delle tenebre, sia di diventare trasparente, attraverso luomo, alle energie divine che ha in sé. Il carattere della vita ricevuta alla creazione è ambiguo, la sua pienezza resta ancora solo sperata.

114 La vita che Dio vuole concedere alluomo implica una finalità da raggiungere, uno sviluppo che corrisponda al progetto di Dio sulluomo. Se il creato rimane in vita, è grazie alla relazione con Dio che non finisce in un atto passato, ma che continua e costituisce il presente del suo essere. Questa vita vuol dire una finalità da raggiungere che implica un rapporto dialoga- le. Il progetto di Dio consiste nel fatto che il non-Dio entra in Dio attraverso la relazione. Dunque anche luomo dovrà, in un atteggiamento kenotico, accettare il sacrificio di non porsi come centro autarchico del cosmo, ma di vivere la sua creatività secondo lispirazione divina.

115 S.N. Bulgakov Il Golgota non è stato solo eternamente prestabilito al momento della creazione del mondo come evento temporale, ma costituisce anche la sostanza metafisica della creazione. Il «tutto è compiuto» divino, proclamato dalla croce, avvolge lessere intero, entra in relazione con tutto il creato. Il sacrificio volontario dellamore sacrificale, il Golgota dellAssoluto, è il fondamento della creazione. Infatti, «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito», e lo ha mandato «non a giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,16-17). Il mondo è stato creato dalla croce, eretta da Dio su di sé per amore. La creazione è un atto non solo dellonnipotenza e della prescienza di Dio, ma anche di un amore che porta al sacrificio ( S.N. Bulgakov, La luce senza tramonto, 208).


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