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Si conoscono i nomi dalle fonti storiche come: Polignoto Zeusi

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Presentazione sul tema: "Si conoscono i nomi dalle fonti storiche come: Polignoto Zeusi"— Transcript della presentazione:

1 Pittura Greca: della pittura greca non è rimasta nessuna testimonianza.
Si conoscono i nomi dalle fonti storiche come: Polignoto Zeusi Parrasio Nicia Apelle Dalle fonti sappiamo solo che sapevano riprodurre egregiamente il vero. I resti pittorici giunti fino a noi non sono mai degli originali che erano realizzati soprattutto su tavola (meno spesso ad affresco), ma copie talvolta anche molto tarde solitamente di non buona qualità esecutiva.

2 Pinax di Pitsà. Tavoletta di legno dipinta rappresentante una processione votiva, si trova al museo Archeologico di Atene, risale al 540 a. C. ed è realizzata su legno La processione si snoda da sinistra verso destra dove è ben visibile un altare con sotto acceso il fuoco per il sacrificio. Tra i sette offerenti spiccano a sinistra due donne dalla ricca acconciatura, che le scritte identificano come Euthidyke ed Euquòlis» con in mano dei rami forse d'alloro. Seguono due giovinetti che suonano rispettivamente il flauto e la lira, un ragazzo che conduce una pecora e infine una sacerdotessa che reca offerte sul capo e versa libagioni sull'altare.

3 L’unica fonte di informazione sulla pittura arcaica greca è la pittura vascolare. Quella del periodo arcaico non avrà più soggetti geometrici ma temi figurativi (rappresentazione della figura umana) In relazione alle tecniche impiegate per la decorazione ceramica siamo si individuano due stili principali di pittura: a figure nere (a partire dal VI secolo a. C); a figure rosse (dagli ultimi decenni del VI secolo a. C. in poi).

4 La pittura a figure nere è realizzata impiegando una particolare vernice nera che, una volta cotta, diventa lucida e si staglia con grande contrasto sullo sfondo del vaso, che conserva il caratteristico colore rosso-brunastro della terracotta naturale. I particolari e le decorazioni sono ottenuti» prima della cottura» graffendo con un sottile stilo (in legno» osso o metallo) la vernice nera» in modo da scoprire in negativo il colore rosso del fondo sottostante

5 La pittura a figure rosse invece» consiste nel procedimento inverso rispetto a quella a figure nere. Essa si realizza dipingendo di nero l'intero sfondo del vaso e lasciando le figure del color rosso-brunastro della terracotta. La figura rossa si presta a essere maggiormente dettagliata in quanto i lineamenti del volto, i contorni delle membra e i particolari dei panneggi non sono più graffiti bensì dipinti a pennello con sottilissime linee nere e rosse

6 Il momento più alto della pittura vascolare attica a figure nere è rappresentata da Exechias.
Di Exechias è particolarmente nota un'anfora che presenta Achille e Aiace che giocano ai dadi risalente alla II metà del VI sec a.C. I due eroi omerici vengono qui rappresentati mentre, seduti uno di fronte all'altro, stanno tirando i dadi o muovendo delle pedine. Sono in abbigliamento da guerra, hanno appena appoggiato a terra i propri scudi e Achille, il personaggio a sinistra, indossa ancora l’elmo da combattimento. Nonostante si stiano concedendo un momento di svago tra una battaglia e l'altra, il loro atteggiamento appare intento e concentrato e le loro figure, rappresentate perfettamente di profilo, assumono anche nel gioco un aspetto solenne e austero. La tecnica di realizzazione è estremamente raffinata

7 Tutta la scena risulta perfettamente equilibrata e i due personaggi si adattano cosi bene alla forma panciuta dell'anfora che sembrano quasi ampliarla. Le lance poste in diagonale e gli scudi visti di tre quarti sono collocati in modo da proseguire idealmente gli attacchi delle anse, creando cosi un'inscindibile unità tra i soggetti rappresentati e l'anfora Achille Aiace Lancia di achille Lancia di Aiace Scudo di achille Scudo di aiace Ansa sinistra Ansa destra

8 Vaso Francois fu rinvenuto nel 1844 nella tomba etrusca di Fonte Rotella, presso Chiusi, dall'archeologo fiorentino Alessandro Francois, del quale porta ancor oggi il nome. Si tratta di un grandioso cratere attico realizzato intorno al 570 a.C. dal vasaio Ergòtimos (che l'aveva modellato) e dal pittore Kleitìas (che lo decorò) La narrazione comprende undici diversi temi tutti variamente attinti dal ricco repertorio epico e mitologico. Il cratere presenta due facce distinte suddivise orizzontalmente in cinque registri figurati oltre al piede e alle anse anch'essi decorati. L'artista privilegia la rappresentazione dei particolari (vesti dei personaggi, armature caratteristiche degli animali) più che l'organizzazione dell'insieme .

9 Labbro: Caccia ai Cinghiate Calidonio da parte di Peleo e Meleagro
Collo: Giochi funebri (corsa di bighe) in onore di Patroclo Spalla: Processione di divinità che festeggiano le nozze di Peleo e Teti Pancia registro superiore: Agguato di Achille a Trailo Pancia registro inferiore: Belve in lotta e mostri mitologici Piede: battaglia tra pigmei e gru 7. Anse, registro superiore: Artemide come signora delle fiere S. Anse, registro inferiore: Aiace che porta in spalla il cadavere di Achille

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11 Intorno al 530 a.C. ad Atene viene inventata la tecnica a figure rosse che consentiva anche una impermeabilizzazione del vaso. Nell'ultimo scorcio del VI secolo la pittura a figure rosse raggiunge un livello elevatissimo che si riscontra nelle pitture di Euphronios (VI-V sec a.C.), che articola le figure nello spazio ed esprime la psicologia dei personaggi, rendendo con cura i particolari e utilizzando arditi scorci. Il capolavoro di questo artista è il cratere con la lotta di Ercole e Anteo. Alla continuità del movimento si preferisce qui l'immobilità dei personaggi fissati nell'attimo che precede il dramma, probabilmente per rendere poter fare emergere quel valore immutabile insito nel mito rappresentato.

12 Di Euphronios è il grande cratere a calice con Il Sonno e la Morte che sollevano il corpo di Sarpedónte sotto la direzione di Hermes, modellato intorno al a.C. dal vasaio Euxltheos. L'imponente apparato decorativo si articola su tre registri che percorrono l'intera circonferenza del cratere con la sola interruzione delle anse. La narrazione, posta nel registro centrale, occupa più della metà della superficie a disposizione, compresa fra due fregi geometrici di ispirazione floreale. La drammatica scena del lato principale mastra l'eroe troiano Sarpedónte che, dopo essere stato ucciso in battaglia, viene trasportato verso una onorevole sepoltura dal Sonno (in greco Hypnos) e dalla Morte (in greco Thanatos). Zeus in persona, di cui Sarpedónte era figlio, invia sul posto Hermes affinché controlli che le esequie si svolgano nel modo migliore. Ai due lati le figure stanti dei due guerrieri troiani di guardia che, come si vede anche dalle scritte, sono Leodomante a sinistra, e Ippolito a destra

13 Il sonno e la morte che sollevano il corpo di Sarpedonte sotto la direzione di Hermes

14 La monumentale figura sanguinante di Sarpedonte, grande quasi il doppio delle altre, riempie tutta la larghezza del registro e gamba e braccio sinistri assumono, con il tronco orizzontale, una forma geometrica assimilabile a un trapezio. Sarpedonte (figlio di Zeus) Hypnos Thanatos Hermes Leodomante (un guerriero troiano di guardia) Ippolito (un secondo guerriero troiano di guardia)

15 Achille che medica Patroclo ferito


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