METODOLOGIA DELLA RICERCA SOCIALE Alessia Bertolazzi

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METODOLOGIA DELLA RICERCA SOCIALE Alessia Bertolazzi

Programma Cipolla C., Il ciclo metodologico della ricerca sociale, Franco Angeli, Milano PROGRAMMA DA 8 CFU: cap. da 1 a 10; cap. 13, 15, 18, 20 PROGRAMMA DA 6 CFU: cap. da 1 a 10; cap. 13

Modalità d'esame FREQUENTANTI: prova scritta (facoltativa) al termine del corso NON FREQUENTANTI: esame orale

Δx ● Δp ≥ h (Heisenberg, 1927) Principio di indeterminazione di Heisemberg.

“…Non ci sono metodi non affetti da errori…” Webb et al, 1966

1936: Elezioni presidenziali americane La rivista Literary Digest organizza uno dei più massicci sondaggi pre- elettorali della storia. Dieci milioni di elettori ricevono a casa un fac- simile di scheda elettorale e ben due milioni simulano il proprio voto rispedendo la scheda elettorale alla rivista. Il risultato?

Il 31.esimo Presidente degli Stati Uniti d’America sarebbe stato il repubblicano Alf Landon, con il 59% dei voti.

Il 31° Presidente Usa non è stato Landon, ma… Franklin D. Roosvelt ( e con il 61% dei voti, circa….)

Quando un individuo sa di essere osservato, può cambiare il suo comportamento. Così, la consapevolezza che le persone hanno di far parte di una ricerca sociale può provocare effetti indesiderati… Si parla di EFFETTO HAWTHORNE o EFFETTO RICERCATORE L’EFFETTO RICERCATORE

3 questioni di fondo 1. La realtà sociale esiste? 2. E’ conoscibile? 3. Come può essere conosciuta?

L’orientamento epistemologico della ricerca sociale Epistemologia come riflessione della scienza su se stessa Perchè parlare di epistemologia? Problema: deficit di astrazione epistemologica

Conseguenze: 1.Incapacità della ricerca empirica di innovazione “Una sociologia priva di orientamento epistemologico osserva il proprio rapporto con il mondo esterno attraverso il senso comune” 2. La tecnica è considerata autosufficiente ed esaurisce la ricerca, ne costituisce il fondamento ultimo.

Come comprendere la natura degli orientamenti epistemologici? A partire dalle distinzioni fra SOGGETTO/OGGETTO OSSERVATORE/OSSERVATO

REALISMO Come interpreta la realtà? La realtà studiata (osservata) è oggettiva e indipendente dallo studioso (dall’osservatore), che deve limitarsi a coglierne la natura intrinseca, senza inquinarla con la propria soggettività. REALTÀ oggettiva, esterna ed indipendente SCIENZA oggettiva ed estranea alla realtà

REALISMO Come interpreta il soggetto? 1.La soggettività dell’osservatore non ha alcuna influenza sulla realtà 2.L’agire soggettivo è subordinato all’esperienza della realtà oggettiva 3.Il realismo non può essere eliminato: la scienza DEVE ammettere l’esistenza di una realtà indipendente dall’osservatore

REALISMO PROBLEMA: Quale ruolo per il soggetto osservatore? Ha soltanto un ruolo di neutralità? CONCEZIONE AMBIVALENTE: Il soggetto deve essere “affettivamente neutrale”, non deve interferire con l’oggettività del reale, ma gli viene comunque attribuita la responsabilità della scoperta scientifica. Il realismo si colloca tra la fiducia nell’oggettività del reale e la fiducia nella competenza tecnica del soggetto che osserva.

COSTRUTTIVISMO Come interpreta la realtà? 1.La realtà studiata e la scienza che la studia hanno ugualmente un’origine SOGGETTIVA 2.La realtà è un’oggettività inafferrabile: esiste in sé 3.La possiamo cogliere soltanto attraverso la COSTRUZIONE che ne fa il soggetto-osservatore

COSTRUTTIVISMO Come interpreta il soggetto? Il soggetto (osservatore) non è estraneo alla realtà, ma facendone parte egli DETERMINA l’osservazione 2 teorie sull’osservatore -Costruttivismo radicale: la realtà è inconoscibile quanto l’osservatore -Costruttivismo che ammette una teoria dell’osservatore (costruttivismo individuale VS costruttivismo sociale)

Quali conseguenze per la RICERCA SOCIOLOGICA EMPIRICA? Per il REALISMO La ricerca è orientata esclusivamente a se stessa, perché l’astrazione realista non ammette l’astrazione dal “dato”; per questo si impiegano procedure di ricerca altamente standardizzate e tecnicizzate. Il miglioramento continuo delle procedure permette di raggiungere UN’OGGETTIVITÀ PURA E COMPLETA

Per il REALISMO Quale tecnica adottare? La STATISTICA: essa “lascia parlare” l’oggetto. Una tecnica di traduzione della realtà oggettiva ed indipendente in un linguaggio noto. Consente un’elaborazione dell’oggetto neutrale, priva di connotazioni soggettive. Il ricercatore deve “trattare” l’oggetto di studio senza influenzarlo.

Per il REALISMO Altre tecniche Scopo: non contaminare l’oggettività con la soggettività Ad esempio: tecniche qualitative sconsigliate perché lasciano troppo spazio alla soggettività nell’interpretazione dell’osservatore

Per il REALISMO Quali rischi? Rischio nell’attività di SINTESI Il realismo è costretto a tentare di rispecchiare una realtà frammentata e dispersa, ma può farlo solo in modo sintetico Le tecniche quantitative riconducono le parti al tutto, “l’insieme dei mattoni alla casa”

LIMITI DEL REALISMO 1.Per riprodurre il mondo, il realismo opera una sintesi; ma la sintesi è comunque una COSTRUZIONE 2.Fa coincidere il mondo stesso alla sintesi, credendo che anch’essa sia oggettiva 3.Per arrivare alla sintesi ricorre a procedure standardizzate, alterando la soggettività fino a renderla oggettiva (OSSERVATORE DE- SOGGETTIVIZZATO)‏

PER IL COSTRUTTIVISMO Dipendenza dell’osservazione dall’osservatore Non è possibile elaborare “grandi narrazioni”; la conoscenza della realtà è una costruzione di chi la osserva. Fine della normatività scientifica e del dogma della razionalità della conoscenza Fine del primato delle osservazioni di primo ordine; primato dell’osservatore e delle osservazioni di secondo ordine Quali conseguenze per la RICERCA SOCIOLOGICA EMPIRICA?

PER IL COSTRUTTIVISMO Non è più sufficiente affidarsi alle tecniche per ottenere risultati certi La realtà non viene negata, ma manca una DISTINZIONE ORIENTATIVA che rende impossibile indagare in un mondo di contingenza TUTTO è ARBITRARIO L’OGGETTIVITÀ NON è RAGGIUNGIBILE

Analisi di REALISMO e COSTRUTTIVISMO a partire da tre principi metodologici 1.Quantità/Qualità 2.Induzione/Deduzione 3.Individuale/Sociale

Ciclo metodologico della ricerca sociale L’utilizzo di un tipo di tecnica di ricerca piuttosto che un altro dipende dallo scopo che gli studiosi si prefiggono. Tuttavia, ogni ricerca sociale può essere scomposta lungo 4 fasi, denominate CICLO METODOLOGICO DELLA RICERCA SOCIALE: 1. co-istituzione dell’informazione; 2. trattamento dell’informazione; 3. interpretazione 4. diffusione e spendibilità

I 3 principi che regolano il ciclo metodologico La logica integrata: il ciclo è una sequenza ordinata ed integrata di passaggi obbligati; il processo di ricerca e le fasi che lo costituiscono devono essere scientificamente rigorosi; i vari passi che costituiscono la ricerca sociale non sono elementi autonomi, ma sono in necessario collegamento tra di loro. L’ interdipendenza delle fasi: tutti le fasi del processo di ricerca sono strettamente legate tra loro; le scelte o gli errori compiuti in un passaggio si ripercuotono sul successivo; nessun passo può essere compiuto senza tenere conto degli altri. L’importanza imprescindibile di ogni fase: il ciclo è una sequenza logica e coordinata; nessuna fase può essere saltata, pena la perdita di scientificità della ricerca.

Fase 1: co-istituzione dell’informazione elementare 1. Non possiamo vedere e osservare i nostri oggetti se prima non abbiamo idee intorno ad essi. LIVELLO OSSERVATIVO + LIVELLO TEORICO I processi cognitivi sono un’autonoma elaborazione del soggetto, che si confronta con altri soggetti dotati della stessa capacità di elaborazione. 2. Perché CO-ISTITUZIONE? L’informazione nasce dalla collaborazione tra soggetto che guarda (ricercatore) e oggetto che è guardato (singolo attore, gruppo sociale, fenomeno sociale…), oltre che dalla mediazione fra l’osservazione e il quadro teorico attraverso il quale l’osservatore interpreta il mondo. 3. Perché INFORMAZIONE ELEMENTARE? La nostra percezione non ci rimanda un dato certo, ma un’informazione che deve essere interpretata.

Analisi delle teorie precedenti Elaborazione di un quadro teorico sull’oggetto di studio Formulazione di ipotesi necessarie per individuare quali informazioni elementari sono da rilevare. Scelta dello strumento di rilevazione più adatto al fenomeno da studiare (tenendo conto anche delle fasi successive dell’indagine). Fase 1: co-istituzione dell’informazione elementare: i passaggi

Fase 1 co-istituzione dell’informazione elementare: gli strumenti di rilevazione Metodi statistici Tipo di informazione elementare: numerica Strumenti: questionario, griglia di rilevazione Vantaggi: - strumenti sintetici e semplificati, che fanno ottenere informazioni in modo standardizzato su campioni anche molto ampi; - Economia di tempo e di denaro; Svantaggi: - Meno informazioni su più persone; - Fotografano una situazione ad un tempo definito; - Si concentrano su ciò che è manifesto ed esplicito.

Metodi empatici Tipo di informazione elementare: orale, letteraria o iconica (visiva e osservativa) Strumenti: intervista (colloquio con un soggetto sulla base di una griglia di argomenti) storia di vita (racconto della propria esistenze: orale o scritta; integrale o topica) osservazione partecipante (presenza del ricercatore nell’ambiente sociale studiato) sociologia visuale (usa l’immagine come strumento di conoscenza: videoregistrazione dell’intreazione; produzione soggettiva di immagini; intervista con foto-stimolo) Fase 1 co-istituzione dell’informazione elementare: gli strumenti di rilevazione

Vantaggi: - Informazioni più accurate su numero limitato di soggetti - I soggetti sono colti nella loro interezza: rilievo al vissuto soggettivo Svantaggi: - Numero ridotto di casi studiati - Risultati non generalizzabili oltre i confini storico- geografici della ricerca - Maggiore impegno di tempo Fase 1 co-istituzione dell’informazione elementare: gli strumenti di rilevazione

Fase 2: Trattamento ed elaborazione dei dati Una volta co-istituita, l’informazione deve venire elaborata. Il trattamento serve “a far dire più di quello che appare” alle nostre informazioni. Le informazioni elementari raccolte devono essere trasformate in elementi leggibili, ordinati, sintetici e comparabili.

Elaborazioni statistiche Tipo di informazione elementare: cifre o etichette numeriche Passaggi: - I dati raccolti devono essere ricondotti ad una griglia di elaborazione, dove ogni domanda o caratteristica rilevata corrisponde ad una VARIABILE. - costruzione di una MATRICE DATI gestita su supporto informatico attraverso programmi di applicazioni statistiche (SPSS) - Analisi interna delle variabili (monovariata, bivariata, a tre variabili, …) Fase 2: Trattamento ed elaborazione dei dati

Elaborazioni empatiche Tipo di informazione elementare: materiale verbale (orale o testuale); fotografie o videoregistrazioni Tipo di elaborazione: ANALISI TESTUALE E DEL CONTENUTO; ANALISI DELLA GESTUALITà E DELLA PROSSEMICA; CARTOGRAFIA POSIZIONALE Elemento comune: EMPATIA Capacità di “mettersi nei panni dell’altro” per cogliere il suo vissuto soggettivo Fase 2: Trattamento ed elaborazione dei dati

Fase 3: L’interpretazione delle informazioni elaborate È strettamente legata alla capacità del ricercatore di individuare le caratteristiche e le tendenze del fenomeno sociale studiato attraverso la sintesi ottenuta dalle informazioni elementari Interpretare significa andare oltre l’evidenza dei dati, dotare di senso elementi tra loro disgiunti L’inferenza adduttiva cerca di integrare: deduzione (derivazione di conseguenze particolari da asserti generali): induzione (generalizzazione di fatti empirici in asserti impersonali) La fase dell’interpretazione coincide con il confronto tra le acquisizioni della ricerca e le ipotesi e i motivi che hanno dato il via allo studio

Fase 4: La spendibilità e/o diffusione dei dati 3 funzioni - controllo intersoggettivo: è la fase in cui i risultati vengono diffusi affinché a chiunque sia possibile ripercorrere gli step che li hanno prodotti - Incremento conoscitivo: apporto alla conoscenza astratto o non immediatamente traducibile in prassi - spendibilità operativa: è la fase in cui si cerca di applicare i risultati all’ambito della ricerca. La spendibilità dell’informazione implica il passaggio dalla comunicazione all’azione.