Scheda del colloquio diagnostico McWilliams

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Scheda del colloquio diagnostico McWilliams Teoria e tecnica del colloquio clinico e Laboratorio Prof. Daniela Cantone a.a. 2010/2011

L’autrice fornisce una scheda del colloquio diagnostico da utilizzarsi per la presa in carico terapeutica del cliente. McWilliams N. (1994), La diagnosi psicoanalitica. Struttura della personalità e processo clinico. Ed.it. a cura di Sarno L., Caretti V., Astrolabio, Roma, 1999.

DATI DEMOGRAFICI Nome, età, sesso, retroterra etnico e razziale, orientamento religioso, condizione relazionale, condizione genitoriale, livello di istruzione, condizione lavorativa, precedente esperienza di psicoterapia, fonte dell’invio, informatori diversi dal cliente.

PROBLEMI ATTUALI E LORO INSORGENZA Principali disagi e idee del paziente circa la loro origine; storia di questi problemi; farmaci assunti; perché é la terapia viene richiesta proprio ora.

STORIA PERSONALE Dove è nato, dove è cresciuto, numero di figli nella famiglia e collocazione del cliente tra di essi, importanti trasferimenti. Genitori e fratelli: ottenere dati oggettivi (se sono vivi, oppure causa e momento della morte) e dati soggettivi (personalità, natura della relazione con il paziente). Problemi psicologici in famiglia (psicopatologie diagnosticate e altre condizioni, per esempio alcolismo).

Prima infanzia e fanciullezza Se la nascita del paziente era voluta; condizioni della famiglia dopo la sua nascita; qualunque cosa di insolito nelle tappe evolutive fondamentali; qualunque problema precoce (alimentazione, controllo degli intestini, linguaggio, locomozione, enuresi, terrori notturni, sonnambulismo, mordersi le unghie, ecc.) ricordi più precoci, storielle o battute familiari sul cliente. Nella consulenza e nella consultazione, il colloquio sulle fasi precedenti del ciclo di vita parte dalla fase immediatamente precedente quella attuale del cliente: con un adulto si esplorerà più dettagliatamente l’adolescenza, con un adolescente (e con i suoi genitori) l’infanzia, con il bambino (con i suoi genitori in realtà) la storia della coppia e della gravidanza. Si faranno comunque domande anche all’adulto su eventi importanti accaduti in infanzia, o che il cliente ritiene possano essere utili.

Latenza Problemi di separazione, problemi sociali, problemi scolastici, problemi comportamentali, crudeltà verso gli animali, malattie, perdite, trasferimenti o tensioni familiari in questo periodo; violenza sessuale o fisica. Sulla violenza sessuale o fisica: l’analisi della domanda può orientare sulla necessità o meno di esplorare esperienze di violenza agite o subite. In ogni caso va posta particolare attenzione al linguaggio utilizzato e alla comunicazione al cliente sulla utilità di avere informazioni su questo aspetto.

Adolescenza Età della pubertà, qualunque problema fisico con la maturazione sessuale, preparazione alla sessualità da parte della famiglia, prime esperienze sessuali, preferenza sessuale, fantasie masturbatorie; esperienza scolastica, dal punto di vista sociale e dello studio; modelli autodistruttivi (disturbi dell’alimentazione, uso di droghe), giudizio sessuale dubbio, comportamenti eccessivamente rischiosi, impulsi suicidi, modelli antisociali; malattie, perdite, trasferimenti o tensioni familiari in questo periodo. Sull’esplorazione della tematica sessuale: Soprattutto all’inizio della pratica professionale, l’operatore può provare disagio nell’affrontare questa tematica ma molte informazioni utili sul Sé e sulle relazioni oggettuali del cliente possono essere ricavate dall’esplorazione della sfera sessuale. Occorre dunque prepararsi ad affrontare con tatto anche questa area.

Età adulta Storia professionale; storia relazionale; adeguatezza dell’attuale relazione sentimentale; rapporto con i bambini; passatempi, attitudini, piaceri, aree di orgoglio e soddisfazione.

PRESENTAZIONE ATTUALE (STATO MENTALE) Aspetto generale, stato affettivo, umore, qualità del linguaggio, adeguatezza dell’esame di realtà, valutazione dell’intelligenza, adeguatezza della memoria, valutazione dell’attendibilità delle informazioni. Effettuare ulteriori indagini in ognuna delle aree che suggeriscano problemi; per esempio, se l’umore è depresso, valutare le possibilità di suicidio. Uso di sostanze, prescritte o altro, incluso l’alcol.

ARGOMENTI CONCLUSIVI Chiedere al paziente se gli viene in mente qualche informazione importante su cui non gli è stata fatta nessuna domanda. Chiedere al paziente se si trova a proprio agio con voi e ha qualcosa da chiedere. Sul chiedere al cliente se ha qualcosa da chiedere: ovviamente non è in alcun modo possibile rispondere a curiosità del cliente sulla nostra persona né dare consigli seppur dal cliente stesso richiesti, mentre occorre essere disponibili a dare ogni altra informazione sul setting della consulenza/consultazione e sulle finalità. Occorre informare il cliente dell’obbligo di segreto professionale e va chiarito, all’inizio e alla fine del primo incontro il “contratto” di consulenza/consultazione (quante volte lo incontrerete, per quanto tempo, se alla fine scriverete una relazione e/o farete una restituzione solo verbale, i costi, le necessità del rispetto della regola del tempo).

DEDUZIONI Principali temi ricorrenti; aree di fissazione e conflitto; difese preferite; individuazione di fantasie, desideri e paure inconsci; identificazioni centrali, controidentificazioni, perdite non elaborate; coesione del Sé e autostima. Sulle deduzioni: questa ultima parte implica, soprattutto all’inizio del lavoro professionale, la stesura di protocolli degli incontri, la supervisione nei casi di dubbio o di incongruenza tra gli elementi raccolti con i vari strumenti (colloquio, osservazione, test) e per sempre, l’attenzione al controtransfert, la lettura incrociata delle produzioni del cliente ai test (quando si decide di utilizzarli) con gli elementi desunti dai colloqui e dalle osservazioni, una conoscenza adeguata della psicopatologia generale e dello sviluppo e una teoria della personalità che orienti l’assessment.