LA SHOAH IIS Beretta a.s. 2013/’14.

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LA SHOAH IIS Beretta a.s. 2013/’14

SHOAH In ebraico «catastrofe» Annientamento di un popolo, processo di distruzione (R. Hilberg, storico americano)

LA GIORNATA DELLA MEMORIA IN ITALIA Con la legge n.211 del 20 luglio 2000, il Parlamento italiano ha istituito il «Giorno della memoria» al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che subirono la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio (art.1).

«Conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, affinché simili eventi non possano più accadere» (art.2). Il fine ultimo è evitare la ripetizione di avvenimenti tragici attraverso la lotta contro l’oblio. FINALITÀ DELLA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA

I nazisti parlarono di «soluzione finale». Parlare di «olocausto», ha sottolineato il superstite Bruno Bettelheim , «ci consente di padroneggiarlo intellettualmente laddove i fatti nudi e crudi, se fossero chiamati con il loro nome consueto, ci sopraffarebbero emotivamente: perché si è trattato di una catastrofe, che supera ogni comprensione, che supera i limiti della nostra immaginazione». I nazisti parlarono di «soluzione finale».

Olocausto è una parola che si trova nei Salmi e crea connessioni improprie, addirittura false tra un perverso assassinio di massa e antichi riti religiosi.

Non si intende dare forma ad una concezione giudeocentrica della storia, o mitizzare il genocidio antiebraico, ma ricordare che la logica aberrante, che ha portato al genocidio degli ebrei, spesso in tante parti del modo ha generato e genera massacri efferati.

(Antonio Alberto Semi, psicoanalista) «La specificità della Shoah è data dal contesto – l’Europa, la Germania, la prima metà del XX sec. – che sembrava escludere questa possibilità. E la specificità del trauma della Shoah sta nell’assenza della sua iscrizione nelle possibilità culturali note». (Antonio Alberto Semi, psicoanalista)

La Shoah ha posto alla fede due questioni importanti: 1) alla coscienza universale: come mai un simile avvenimento ha potuto prodursi in seno e dal seno della civiltà universale illuminista e umanista? 2) alla coscienza ebraica: come è stato possibile, al di là delle responsabilità dei nazisti o della civiltà occidentale nel suo insieme, che tali avvenimenti si siano abbattuti sul popolo ebraico? (Leon Askenazi)

FONDAMENTALE RIMANE LA MEMORIA UMANA «La memoria umana è uno strumento meraviglioso, ma fallace […]. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi nella pietra; non solo tendono a cancellarsi, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei». (P. Levi, I sommersi e i salvati)

Simon Dubnov, illustre storico ebreo, mentre i nazisti nel 1941 lo strapparono dal ghetto di Riga disse: «Shreibt und farschreibt (yiddish per «scrivete e registrate») perché la Shoah è un annientamento dell’intera umanità e deve servire come punto terribile di riferimento delle coscienze.

Numerosi storici hanno cercato di interpretare lo sterminio alla luce della sua modernità, perché per la prime volta nella storia un complesso sistema amministrativo, burocratico ed industriale è stato usato per eliminare un popolo in un modo pianificato ed organizzato, me è stato qualcosa di più e di diverso.

Diverse interpretazioni storiche Gli storici intenzionalisti sostengono che non ha senso ridurre tutto quello che è accaduto in Germania a un’emanazione della volontà di potenza di Hitler. Gli storici funzionalisti sostengono che non ha senso considerare la Shoah come risultato inevitabile di una radicalizzazione progressiva del sistema e attribuire a Hitler la responsabilità di averne coperto a posteriori gli aspetti aberranti.

Raul Hilberg, autore della monumentale opera La distruzione degli ebrei d’Europa, accettando il metodo degli storici intenzionalisti ha interpretato lo sterminio come la conclusione logica di 1500 anni di persecuzioni antiebraiche

Arno J. Mayer, in La soluzione finale nella storia, affronta il problema del genocidio in un quadro generale di guerra terribile e perdente. L’idea di espansione ad est, il darwinismo sociale e l’antimarxismo furono la miscela che rese possibile la politica nazista radicale, tanto da creare Auschwitz.

Henry Feingold sostiene che Auschwitz fu anche un’estensione del moderno sistema di fabbrica. Invece di produrre merci, sfornava la morte come prodotto finale. Le ciminiere, simbolo della moderna fabbrica, sputavano l’acre fumo prodotto dalla combustione della carne umana.

Qui non c’è nessun perché Un’anonima disse a PRIMO LEVI Hier ist kein warum Qui non c’è nessun perché È proprio per questo che, dopo Auschwitz, i perché non possono MAI cessare di esistere

Raul Hilberg distingue 4 fasi nella politica antisemita: 1 Raul Hilberg distingue 4 fasi nella politica antisemita: 1.definizione degli ebrei in base ad una rigorosa legislazione 2. espropriazione di ogni loro bene 3. concentrazione nei ghetti orientali 4. sterminio

Lo sterminio ha avuto due momenti: I ad opera degli Einsatzgruppen dall’estate 1941 alla primavera 1942 II ad opera del funzionamento dei campi e delle camere a gas

La legislazione tedesca: le leggi di Norimberga 15/9/1935 Legge per la cittadinanza del Reich → Il Reichstag ha approvato all’unanimità la seguente legge che qui viene promulgata. I.1. È cittadino dello Stato colui che fa parte della comunità protettiva del Reich tedesco con il quale ha legami che lo impegnano in maniera particolare. II.1. Cittadino del Reich è soltanto l’appartenente allo Stato di sangue tedesco o affine. II.3. Il cittadino del Reich è il solo depositario dei pieni diritti politici a norma di legge.

il Reichstag ha approvato all’unanimità la seguente legge che qui viene promulgata. I.1. Sono proibiti i matrimoni tra ebrei e cittadini dello Stato di sangue tedesco o affine. I matrimoni già celebrati sono nulli anche se celebrati all’estero per sfuggire a questa legge. II. Sono proibiti i rapporti extramatrimoniali tra ebrei e cittadini dello Stato di sangue tedesco o affine. III. Gli ebrei non potranno assumere al loro servizio come domestiche cittadine di sangue tedesco o affine sotto i 45 anni. IV. 1. Agli ebrei è proibito innalzare la bandiera del Reich. (L. Casali, Fascismi, CLUEB, Bologna, 1995)

Il censimento degli ebrei italiani Nel 1938 il governo fascista aveva introdotto una legislazione antiebraica. L’atto più importante fu in luglio la trasformazione dell’Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza (Demorazza), per lo studio e la messa in atto dei provvedimenti.

La Demorazza gestì il censimento dell’agosto 1938, il primo atto governativo rivolto a tutti gli ebrei italiani e stranieri presenti nella penisola per una vera e propria schedatura di carattere politico, uno strumento essenziale per l’attuazione della legislazione che sarebbe entrata in vigore a partire da settembre.

Non fu solo raccolta di dati anagrafici, ma si chiesero anche l’eventuale data di iscrizione al partito fascista e le benemerenze patriottiche. Censimenti specifici vennero fatti in ogni settore: enti, accademie, istituzioni pubbliche e private. I dati furono continuamente aggiornati, così al momento dell’occupazione nazista, tutti gli ebrei erano schedati e nel 1943 verranno arrestati e inviati i campi di sterminio.

Le leggi antiebraiche in Italia In settembre 1938 furono emanati i primi decreti che allontanarono studenti e insegnanti dalle scuole e dalle università e imposero agli ebrei stranieri giunti in Italia dopo il 1918 di lasciare la penisola entro sei mesi. Il 17 novembre il decreto legge principale vietò agli ebrei di contrarre matrimoni misti; di possedere aziende di rilievo per la difesa nazionale o con più di 99 dipendenti e di avere terreni o fabbricati che superassero i limiti stabiliti; di avere al proprio servizio domestici non ebrei; di prestare servizio alla dipendenza di amministrazioni pubbliche civili e militari.

Nel giugno successivo la normativa sul lavoro dispose la loro cancellazione dall’albo per la maggior parte delle professioni; si poteva esercitare solo a favore di ebrei. Gli ebrei in possesso di particolari benemerenze vennero esentati da un piccolo numero di divieti, ottenendo la cosiddetta "discriminazione". Neppure vivere secondo i precetti mosaici fu più possibile, entro la fine dell’anno fu sospesa la pubblicazione di tutta la stampa ebraica.

La Dichiarazione della razza, 6 -7 ottobre 1938 Il Gran consiglio del fascismo stabilisce: a) il divieto di matrimoni di italiani/e con elementi appartenenti alla razza semita e altre razze non ariane, b) il divieto per i dipendenti dello Stato e di Enti pubblici di contrarre matrimonio con stranieri di qualsiasi razza, c) il matrimonio di italiani/e con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno. Ebrei ed ebraismo: il Gran consiglio del fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero italiano durante la guerra etiopica è stato unanimemente ostile al Fascismo. (L. Casali, Fascismi, CLUEB, Bologna, 1995)

L'applicazione delle leggi razziali italiane L’applicazione delle leggi razziali fu capillare grazie anche alla burocrazia che si impegnò a schedare e informare . Gli ebrei vennero allontanati da tutti i settori pubblici e privati: l’esercito, gli impieghi statali, gran parte dei posti di lavoro privati, il partito fascista e le sue organizzazioni, le associazioni culturali e per il tempo libero. Si volle cancellare la loro presenza nella vita nazionale, e il loro contributo doveva sparire in ogni sua manifestazione.

La reazione degli ebrei d’Italia alle leggi razziali Per la grande maggioranza degli ebrei in Italia le leggi costituirono un colpo improvviso, inatteso e doloroso. Le Comunità ebraiche si impegnarono prima di tutto per organizzare scuole e percorsi di studio per i ragazzi ebrei; rafforzarono anche il loro impegno assistenziale e culturale organizzando raccolte di fondi, incontri, dibattiti, attività per i bambini. Molti – sempre più isolati rispetto al mondo circostante – rinsaldarono i vincoli comunitari altri invece si staccarono definitivamente dall’ebraismo. L'Unione delle Comunità Israelitiche italiane moltiplicò sia i suoi sforzi di coordinamento e assistenza presso le singole comunità sia i suoi interventi presso le autorità fasciste per ottenere che alcuni provvedimenti fossero almeno attenuati. Circa 6000 ebrei italiani emigrarono (soprattutto verso la Palestina, gli Stati Uniti e il sud America), scelta difficile non solo per motivi economici ed organizzativi, ma ancor più per il profondo e antico radicamento in Italia.

La reazione degli italiani alle leggi razziali La promulgazione e l’applicazione della legislazione antisemita furono accolte dalla maggioranza degli italiani con indifferenza, favorite da più di un decennio di regime dittatoriale e dal fatto che pochi fra i non ebrei furono direttamente colpiti negli affetti e nelle abitudini. Alcuni le condannarono nettamente in pubblico o in privato. Tanti voltarono le spalle ad amici e colleghi; altri cercarono di approfittare della situazione sfruttando le opportunità che i licenziamenti e i divieti creavano. Fu un impegno attivo a sostenere e diffondere le nuove parole d’ordine del regime, nelle scuole e nelle università. In molte città i negozi esposero scritte antisemite. La Santa Sede e la Chiesa cattolica non presero mai posizione contro l’insieme della legislazione antiebraica italiana, limitandosi a intervenire in difesa dei matrimoni misti. Un peso non trascurabile ebbe in questo l’antico retaggio dell’antigiudaismo cattolico e, se il razzismo biologico nazista era condannato, non si ritenne necessario prendere posizione contro la restrizione dei diritti degli ebrei. In Italia pochi fra i non ebrei colsero la gravità di quanto stava accadendo; fu più facile dall’estero per gli esuli antifascisti stigmatizzare la svolta antiebraica del regime.

→ 21/9/1939 gli ebrei polacchi dovevano essere internati nei ghetti (o quartieri speciali), direttiva di Reinhardt Heydrich.

L’INVASIONE DELLA POLONIA In Polonia, prima dello scoppio della II G.M. vivevano 3.000.000 di ebrei distribuiti fra Governatorato generale e territori annessi al Terzo Reich. Dapprima scapparono sempre più ad est del fiume Bug. Alla fine del 1939 i russi impedirono la fuoriuscita.

→23/11/1939 un’ordinanza del governatore Hans Frank impose a tutti gli ebrei del Governatorato generale di apporre una stella gialla sui vestiti.

→Anni 1940/’41 sfruttamento della manodopera ebraica reclusa nei ghetti.

La guerra italiana e la partecipazione degli ebrei L’inizio del conflitto, nel giugno 1940, significò un aggravamento ulteriore della situazione degli ebrei; venne ripresa la propaganda antisemita. Uno dei primi provvedimenti del governo fascista fu l’internamento di tutti gli ebrei stranieri e di quelli fra gli italiani considerati “pericolosi nelle contingenze belliche”. Il binomio ebreo-pericolo veniva così ribadito. Vennero allestiti numerosi campi di internamento nel centro- sud, il più grande a Ferramonti di Tarsia. Numerosi furono gli atti di violenza antiebraica come le aggressioni, le scritte antisemite, le devastazioni di sinagoghe. Nel maggio del 1942 venne decretata la precettazione al lavoro obbligatorio per tutti gli ebrei, uomini e donne, che vennero adibiti a lavori manuali di varia natura. Il 25 luglio 1943 Mussolini venne deposto e il maresciallo Badoglio fu incaricato dal re di formare un nuovo governo. L’8 settembre 1943 fu annunciata la firma dell’armistizio del Regno d’Italia con gli Alleati, sbarcati il 10 luglio in Sicilia. Nei quarantacinque giorni che intercorsero fra queste due date le condizioni degli ebrei in Italia non subirono sostanziali mutamenti. Nonostante la speranza di una rapida abolizione e le richieste avanzate dai partiti antifascisti e da singoli cittadini italiani, le leggi antiebraiche non furono abrogate.

→ 1942 inizio dello sterminio degli ebrei polacchi.

→ motivazione nazista di tipo ideologico: garantire la sopravvivenza della superiore razza ariana a discapito della criminale e demoniaca stirpe giudaica.

gennaio-luglio 1942 in Polonia orientale furono operativi 3 centri di sterminio: Belzek – Sobibor – Treblinka (parte del progetto denominato Aktion Reinhard), questi erano luoghi di esecuzione con gas e fucilazioni collettive, Dachau, Buchenwald, Mauthausen erano invece luoghi nati negli anni ‘30 per internare soggetti pericolosi per lo Stato o da rieducare.

→dopo le deportazioni del 1942 dal ghetto di Varsavia, nacque la ZOB (Organizzazione ebraica di combattimento) formata da giovani →16/2/1943 Himler ordinò la completa cancellazione del ghetto di Varsavia →20/4/1943 si ordinò la sistematica distruzione col fuoco di tutti gli edifici del ghetto, compresi quelli sotterranei →tra aprile e maggio forte fu la reazione della ZOB

→20/1/1942 conferenza a Wannsee sulla soluzione finale della questione ebraica in Europa → organizzati convogli diretti ad Auschwitz →qui vi erano una rete di campi di concentramento: Auschwitz I (luogo di detenzione per i prigionieri politici polacchi) Auschwitz II Birkenau Auschwitz III Monowitz

Le peculiarità di Auschwitz Auschwitz fu il più grande centro di concentramento e di sterminio nazista. Il primo campo, Auschwitz I, fu allestito nel 1940. Il campo Auschwitz II, Birkenau, fu aperto nel 1942 a tre chilometri di distanza da Auschwitz I e venne continuamente ampliato sino a raggiungere un’estensione di quasi 200 ettari. Venne suddiviso in vari settori, fra cui quello destinato agli zingari. Auschwitz III, Monowitz, fu costruito per l’industria chimica IG Farben alla fine del 1941, allo scopo di sfruttare il lavoro coatto per la produzione di materie sintetiche.

A Birkenau gli ebrei venivano selezionati sulla banchina di arrivo: coloro che erano ritenuti incapaci di lavorare (bambini e anziani) erano mandati a morte nelle camere a gas, gli altri venivano immatricolati e fatti entrare nel campo per essere poi lentamente uccisi da condizioni e ritmi di lavoro disumani. Nel settembre del 1941 cominciarono ad Auschwitz I le uccisioni sperimentali per gassazione con Zyklon B. All’inizio del 1942 a Birkenau iniziò la costruzione di nuove e più grandi camere a gas per attuare l’eliminazione sistematica degli ebrei d’Europa. Con l’avvicinarsi delle truppe sovietiche, che entrarono nel campo il 27 gennaio 1945, i nazisti evacuarono gran parte degli internati con trasferimenti a piedi verso ovest, le “marce della morte”.

Cosa si sapeva della Shoah? Lo sterminio degli ebrei d’Europa avrebbe dovuto realizzarsi nel più assoluto segreto. Ciò non avvenne e anche il governo fascista era informato, parzialmente, di quanto stava accadendo, grazie ai contatti diplomatici e alle informazioni della stampa. Nell’agosto 1942 un diplomatico tedesco che lavorava a Roma aveva fatto capire ai colleghi italiani che deportazione significava, in pratica, eliminazione. Anche il Vaticano sapeva, grazie ai suoi canali di informazione diffusi ovunque. Notizie più vaghe circolavano anche in strati più ampi della popolazione: le lettere dal fronte orientale e altre testimonianze lo confermano.

Il regime vi aveva rinchiuso i prigionieri politici (comunisti soprattutto), asociali (alcolisti, vagabondi, disoccupati, artisti, musicisti), omosessuali, dissidenti religiosi. Durante la guerra vennero aggiunti individui considerati razzialmente inferiori: ebrei, zingari, polacchi e russi. I lager Campi di concentramen to nati in Germania subito dopo la conquista del potere nazista nel 1933

LA FUNZIONE IDEOLOGICA DEL LAGER Denutrizione e lavoro forzato Assenza di solidarietà fra i detenuti Degradazione morale dei detenuti →morte e sfinimento fisico →probabilità scarsa di sopravvivenza →apparente conferma degli stereotipi razziali nazisti ↓ giustificazione nazista dello sterminio (G.L. Mosse, storico americano)

«L’ideologia, ha scritto Mosse, fu sempre la principale preoccupazione del nazionalsocialismo. La riduzione dell’ebreo a vile ed immorale, come l’opposto da distruggere».

Mentre i nazisti rafforzarono la loro ideologia di appartenere alla razza superiore, riuscirono perfino a convincersi che non stavano compiendo un crimine orrendo, bensì rendevano un servizio all’umanità.

(Z. Bauman, sociologo britannico) «Un omicidio accurato, globale, definitivo richiedeva la sostituzione della folla con la burocrazia, della furia collettiva con l’obbedienza all’autorità. Ira e furore sono strumenti di distruzione di massa primitivi e inefficienti. L’omicidio di massa contemporaneo si distingue, da una parte, per l’assenza pratica di spontaneità e, dall’altra, per il prevalere del progetto razionale, accuratamente calcolato». (Z. Bauman, sociologo britannico)

Cosa cambiò per gli ebrei italiani dopo l’armistizio dell’8/9/1943? Dopo l’8 settembre 1943, il re e il maresciallo Badoglio fuggirono al sud, mentre truppe tedesche occuparono l’Italia centro- settentrionale. L’Italia si ritrovò frammentata in tre parti soggette a tre diversi tipi di amministrazione: una al sud, mano a mano liberata dagli Alleati; una più vasta, al centro e al nord sotto l’amministrazione della neo-fondata Repubblica sociale italiana con capitale Salò e sotto la guida di Mussolini (una repubblica occupata militarmente, ma alleata politicamente con la Germania nazista). Infine la ‘zona di operazione’ Prealpi e quella del Litorale Adriatico amministrate direttamente da organi periferici del Reich.

Le regioni meridionali e le isole furono per gli ebrei un territorio sicuro già nell’ottobre del 1943. Gli ebrei stranieri internati, in particolare i circa 1500 reclusi nel campo di Ferramonti di Tarsia, vennero liberati. A nord della linea del fronte, invece, gli ebrei furono esposti agli arresti e alle deportazioni fino alla liberazione di quei territori, e cioè fino al giugno 1944 a Roma, fino all’aprile 1945 a Milano e nelle altre città centro-settentrionali.

La politica antiebraica dell’occupante tedesco: settembre- dicembre 1943 In Italia, come nel resto d’Europa, gli occupanti tedeschi attuarono il progetto di annientamento degli ebrei. Dal settembre al dicembre del 1943 gestirono la politica antiebraica nell’intero territorio occupato con retate e arresti, organizzando le prime deportazioni, compiendo confische e razzie ai danni degli ebrei. Le azioni antiebraiche dei tedeschi iniziarono nel settembre 1943 con gli arresti nella zona di Bolzano, Merano e gli eccidi del lago Maggiore.

La retata più grande ebbe luogo a Roma, il 16 ottobre del 1943, preceduta dall’estorsione di 50 chili d’oro e dal saccheggio delle biblioteche ebraiche. I tedeschi arrestarono più di 1000 persone, in maggioranza donne e bambini, nell’antico ghetto e in tutti i quartieri di Roma. Il 18 ottobre partì un treno con 1020 ebrei diretto verso il campo di Auschwitz. I sopravvissuti furono solo 17. La polizia tedesca, affiancata dalla milizia fascista, compì in novembre nuove retate in Toscana e Liguria, a Bologna, Torino e Milano. Il 30 novembre 1943, la RSI scese in campo, dando avvio con un’ordinanza alla politica di arresti. Nelle due zone di operazioni Prealpi e Litorale Adriatico soltanto le autorità tedesche gestirono la persecuzione degli ebrei fino alla fine della guerra.

Le deportazioni e le loro tracce Spesso i biglietti gettati dai treni in corsa verso Auschwitz costituivano l’ultima notizia di coloro che furono deportati. La maggior parte dei viaggi intrapresi dagli ebrei dall’Italia fu senza ritorno: su poco meno di 7.800 deportati solo 837 sopravvissero. Su 733 bambini solo 121 ritornarono dai campi. I primi convogli partirono da Merano il 16 settembre 1943 e da Roma il 18 ottobre.

Fino al gennaio 1944 altri trasporti partirono da Milano, Firenze, Bologna, Verona. Dal campo di raccolta e transito di Fossoli i convogli si succedettero con varia frequenza fino a fine luglio 1944. I trasporti successivi partirono dal campo di Bolzano. Una ventina furono i convogli da Trieste. Per quasi tutti gli ebrei italiani la destinazione fu il campo di Auschwitz-Birkenau, dove erano in funzione gli impianti di sterminio. Al numero dei deportati dall’Italia vanno aggiunti gli ebrei dei possedimenti italiani del Dodecaneso: in 1.819 furono arrestati dai tedeschi il 19 luglio 1944 e, dopo una sosta ad Atene, deportati ad Auschwitz.

Gli eccidi degli ebrei italiani Oltre agli arresti e alle deportazioni, dal 1943 al 1945 oltre 300 ebrei vennero uccisi per motivi di rapina o rappresaglia; vi furono anche vari suicidi. Le vittime degli eccidi compiuti fra metà settembre e metà ottobre del 1943 nei pressi del lago Maggiore furono 54. Nel settembre 1944 a Forlì 17 ebrei stranieri furono prelevati dalle carceri e fucilati. Uno degli episodi più gravi fu la strage delle Fosse Ardeatine a Roma, attuato per ritorsione a un attentato contro le forze d’occupazione tedesche. Vi trovarono la morte 335 persone, prelevate fra i reclusi nelle carceri; di questi 75 erano ebrei.

Le notizie sulle persecuzioni Durante l’occupazione nazista e la Repubblica sociale italiana circolano notizie sulle persecuzioni e sulla sorte degli ebrei deportati. In una relazione sugli ebrei nella Repubblica sociale italiana indirizzata nel febbraio 1945 a un comitato di soccorso in Svizzera, Giorgina Segre scriveva: “Del deportato in Germania non se ne sa più nulla; muore in qualche oscuro campo di concentramento dopo atroci sofferenze fisiche o morali, ridotto forse ad uno stato di abbrutimento animalesco”.

In più occasioni i giornali clandestini, come l’organo del Partito d’azione “L’Italia Libera” e il giornale comunista “L’Unità”, denunciarono gli arresti e informarono che la deportazione degli ebrei nei campi dell’Europa dell’Est significava spesso morte. Gli italiani che portarono soccorso ai perseguitati, così come le autorità fasciste responsabili degli arresti e i singoli autori di delazioni, avevano qualche consapevolezza del destino che incombeva sulle vittime.

Clandestinità, fuga, resistenza Gradualmente gli ebrei si resero conto di quanto gravi fossero i pericoli che stavano correndo. Solo con l’intensificarsi degli arresti aumentarono coloro che si allontanarono dalla propria casa, procurandosi documenti falsi e cercando rifugio in luoghi più sicuri.

Furono circa 22.000 le persone considerate di ‘razza ebraica’ che riuscirono a sfuggire agli arresti e alle deportazioni, vivendo in clandestinità fino alla Liberazione. Molti si salvarono grazie all’aiuto di concittadini non ebrei. Circa 6.000 persone affrontarono un viaggio pericoloso e ripararono in Svizzera. Gli ebrei che parteciparono alla lotta partigiana furono un migliaio. Tra essi numerosi furono i caduti.

20/11/1945 – 1/10/1946 processo di Norimberga Crimini di guerra (uccisione di prigionieri, bombardamento di città). Crimini contro la pace (guerra di aggressione in violazione di trattati) Crimini contro l’umanità (persecuzione, sterminio, schiavizzazione e deportazioni). Questi delitti non sono giustificabili dall’ordinamento di alcuno Stato: nessuno può obbedire a ordini criminali.