NASCE UNA NUOVA VITA Fecondazione naturale: ovociti, spermatozoi, sterilità maschile e femminile Fecondazione artificiale Diario della gravidanza Le malattie.

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Transcript della presentazione:

NASCE UNA NUOVA VITA Fecondazione naturale: ovociti, spermatozoi, sterilità maschile e femminile Fecondazione artificiale Diario della gravidanza Le malattie sessualmente trasmissibili AIDS Le malattie genetiche Chi siamo….?

FECONDAZIONE NATURALE La fecondazione avviene quando gli spermatozoi si incontrano con l’ovulo all’interno della tuba, il viaggio dell’ovulo fecondato prosegue poi fino all’utero dove si impianta. L’ovulo e lo spermatozoo sono detti gameti, e possiedono ciascuno 23 cromosomi, un solo cromosoma per coppia.

I CROMOSOMI Le cellule con 46 cromosomi sono dette diploidi, quelle con 23 cromosomi sono dette aploidi. L’insieme di tutti i cromosomi viene detto corredo cromosomico. Il compito principale dei cromosomi è quello di essere il supporto dei caratteri ereditari. Essi sono formati da DNA che racchiude le informazioni genetiche da trasmettere da una cellula all’altra; tali informazioni vengono trasmesse attraverso la mitosi e la meiosi. I cromosomi sono composti da un doppio filamento a struttura elicoidale, il cromonema. Essi si presentano morfologicamente uguali a due a due, anche se ogni coppia differisce notevolmente l’una dall’altra.

CELLULA GERMINALE FEMMINILE Le ovaie sono le gonadi femminili ed hanno una duplice funzione: endocrina e riproduttiva. Il ciclo ovarico è controllato da due strutture del sistema nervoso centrale: ipotalamo e ipofisi. Le ovaie fanno crescere e maturare ogni 28 giorni un solo ovocita,a sua volta contenuto in un follicolo. Intorno al 14° giorno del ciclo ovarico si ha la rottura del follicolo e la fuoriuscita dell’ovocita. Il follicolo rimasto vuoto si riempie di sangue e si trasforma nel corpo luteo che produce il progesterone.

CELLULA GERMINALE MASCHILE I testicoli sono le gonadi maschili ed anch’essi hanno una duplice funzione: riproduttiva ed endocrina. Sono situati nello scroto, all’esterno dell’addome e sono costituiti da tubuli seminiferi. Nello spessore dei tubuli si originano e maturano gli spermatozoi. Quando lo spermatozoo è maturo, cade nel lume del tubulo e inizia la strada verso l’esterno. Lo spermatozoo è lungo circa 60 micron ed è costituito da una piccola testa, contenente il patrimonio genetico del padre, il collo contenente il “motore” e la coda.

STERILITA' FEMMINILE La sterilità femminile può essere dovuta ad impotentia coeundi o generandi. Nel primo caso l'origine può essere psicogena, malformativa o riconducibile ad alterazioni delle vie genitali conseguenti a varie patologie organiche. L'impotentia generandi, invece, può essere imputata essenzialmente a tre tipi di cause: ormonali, organiche ed immunologiche. Tra le cause di natura organica molto importanti sono quelle connesse a problemi alle tube di Falloppio. Le cause immunologiche sono rappresentate dalla presenza di anticorpi antisperma.

STERILITA' MASCHILE La sterilità maschile può essere dovuta ad impotentia coeundi e generandi. Per impotentia coeundi si intende l'incapacità di praticare il coito, per cause psicologiche, neurogene, vascolari o malformative. L'impotentia generandi è caratterizzata dal fatto che il maschio è incapace di procreare. Le cause più comuni di sterilità maschile sono attribuibili ad alterazioni del seme, ad alterazioni delle vie escretrici ed a cause immunologiche. Le alterazioni nel numero, nella motilità e nella forma degli spermatozoi svolgono un ruolo di primaria importanza nel determinismo della sterilità maschile. Grande rilievo hanno le alterazioni del plasma seminale.

FECONDAZIONE ARTIFICIALE Inseminazione artificiale Fivet Microiniezione Intracitoplasmatica (ICSI) Gift, Zift e Tet

FECONDAZIONE ARTIFICIALE L'inseminazione è la più semplice fra le tecniche di procreazione assistita ed è la metodica che rispetta più di ogni altra i tempi e i percorsi di una fecondazione normale. L'incontro della cellula uovo e dello spermatozoo avviene all'interno dell'apparato genitale femminile nel giorno dell'ovulazione, quando un piccolo catetere porta gli spermatozoi all'interno dell'utero.

FIVET La fecondazione in vitro è una tecnica di procreazione assistita extracorporea, in cui cellula uovo e spermatozoo si incontrano e si uniscono all'esterno del corpo femminile. Dopo poche ore dalla fecondazione l'embrione ai primi stadi cellulari viene trasferito all'interno dell'utero della donna, nel suo ambiente naturale. Le delle principali indicazioni sono l'occlusione tubarica, la fertilità inspiegata di lunga durata o precedenti fallimenti con tecniche più semplici come ad esempio le inseminazioni. Per quanto riguarda i difetti del liquido seminale una FIVET è necessaria per danni medio-gravi

ICSI Questa tecnica permette di iniettare un singolo spermatozoo all'interno della cellula uovo. E' indicata quando il liquido seminale è seriamente penalizzato e al test di capacitazione si ottengono pochi spermatozoi, con scarsa motilità e basse possibilità di fecondazione spontanea. Nella FIVET quando uova e spermatozoi vengono messi a contatto si attende semplicemente che la loro unione avvenga e che la formazione dell'embrione si crei in modo spontaneo. Purtroppo questo non accade se gli spermatozoi sono pochi e scarsamente attivi. La novità consiste proprio in questo: se la loro unione non si verifica il biologo introdurrà direttamente lo spermatozoo all'interno dell'uovo femminile.

TECNICHE DI RIPRODUZIONE E’ una tecnica di fecondazione artificiale intracorporea che ha le seguenti fasi di esecuzione: 1) induzione dell'ovulazione e aspirazione delle cellule uovo; 2) prelievo e preparazione (capacitazione) dello sperma. 3) trasferimento dei gameti nella tuba. GIFT Queste tecniche che seguono alcune delle procedure descritte precedentemente rispettivamente nella GIFT e nella FIVET consistono nel trasferimento tubarico di zigoti (ZIFT) o di embrioni (TET Tubal Embryo Transfer). ZIFT TET

DIARIO DI UNA GRAVIDANZA La gravidanza inizia nel momento in cui ovulo e spermatozoo si incontrano formando lo zigote, che si impianterà nell’utero; da questo momento a quello della nascita passano 266 giorni….

L’INIZIO del “VIAGGIO”…. Subito dopo la fecondazione lo zigote, la cellula uovo fecondata, si divide e inizia a crescere. Ed a sviluppare delle “radici” che gli permettono di “pescare” il nutrimento dalla mucosa uterina della madre. Alle prime settimane il piccolo essere incomincia a formarsi: si possono notare i primi abbozzi di braccia, occhi e gambe. Soprattutto il minicuore inizia a pulsare. Alla fine della quarta settimana il cervello inizia a svilupparsi. All’interno del liquido amniotico, l’embrione può nuotare, succhiarsi il dito o “giocare” con il cordone ombelicale; queste attività fanno sviluppare il sistema nervoso e quindi anche la mente. All’ottava settimana l’embrione ha una notevole sensibilità tattile che si amplia progressivamente nelle parti del corpo. Alla nona settimana l’embrione inizia a fare delle smorfie. Allo scadere della nona settimana si parla di feto, diventano più evidenti le dita delle mani e dei piedi, c’è un accenno di palpebre che coprono gli occhi già pigmentati, sono riconoscibili i padiglioni auricolari e l’estremità del naso. Nel frattempo il tronco si allunga, la minuscola testa si arrotonda e compaiono i capezzoli. Alla decima settimana la natura si dedica al compito di rifinitura, infatti si concentra sulle dimensioni del feto, la maturazione degli organi ed infine il peso. All’undicesima settimana inizia a svilupparsi il sistema vestibolare del feto che è soltanto un esserino che misura quattro centimetri. Il sistema vestibolare è un insieme complesso di apparati situati nell’orecchio che permettono l’orientamento del proprio corpo nello spazio e nella gravità. Alla dodicesima settimana si può sapere il sesso del feto perché i genitali sono distinguibili. Se la madre introduce tossine provenienti da alcool o da fumo, il feto è in grado di difendersi da questa “dieta” non del tutto salutare riducendo la quantità di liquido amniotico entrante nel suo organismo.

…CONTINUA… Alla tredicesima settimana il bambino supera i sette centimetri. Alla quattordicesima settimana il peso aumenta relativamente poco, solo in seguito aumenta rapidamente arrivando a 700 grammi Però è in questo periodo che si forma il tessuto adiposo e il piccolo comincia ad assumere i contorni “morbidi” che avrà alla nascita. Anche questa fase è scandita da continui ed incredibili processi e la nascita è molto impegnativa tanto da sfinire il bambino, che passa nel grembo materno la maggior parte del tempo dormendo. Alla diciassettesima settimana il feto ha completato la fase di sviluppo della sensibilità tattile. Nella corteccia promotoria sono rappresentati i movimento delle mani e delle braccia. Alla ventiduesima settimana la mamma inizia a percepire i piccoli movimenti del figlio: prima delicati come un frullar d’ali e poi sempre più decisi ed energici anche se il feto rimane rannicchiato Alla ventiquattresima settimana il bambino è ormai lungo trenta centimetri e il suo peso è di 750 grammi, gli occhi sono completamente formati, i capelli continuano a crescere e il piccolo raddrizza la sua postura in modo che gli organi interni possano sistemarsi nella posizione corretta. Il suo collegamento con il mondo esterno è sempre più intenso: reagisce ai suoni sussultando e aumentando il ritmo del battito cardiaco e può addirittura imparare a rispondere con dei calcetti a piccoli colpi dati sul grembo materno. Dopo poche settimane il feto sarà pronto per il “grande balzo nel mondo”

FINALMENTE…. FUORI! Terminate le 28 settimane il bambino è in grado di superare un parto prematuro, ma la natura si riserva ancora un po’ di tempo per gli ultimi ritocchi. Quando è il momento giusto? Il travaglio inizia quando le contrazioni sono regolari cioè una ogni cinque minuti. Le contrazioni, inizialmente più diradate, aumentano si intensità e di frequenza e costituiscono la “ forza motrice” che permette la progressione del bambino. Il travaglio e il parto sono seguiti dall’ostetrica che ha il compito di valutare le caratteristiche del canale del parto. E’ importante la valutazione del rapporto fra le dimensioni del bacino materno e quelle della teste del bambino per riuscire a comprendere se il parto può avvenire per via vaginale. Nella maggiore parte dei casi il bambino si presenta con la testa perché è la parte più grande, più mobile, ma soprattutto più resistente e al tempo stesso facilmente modellabile. Appena nato il bimbo, a cordone ombelicale ancora integro, l’ostetrica aspira le mucosità delle prime vie aeree per aiutarlo a respirare e lo asciuga per evitare che prenda freddo, poiché non è ancore in grado di regolare la sua temperatura corporea. Compiute queste due operazioni, il bimbo viene appoggiato sulla pancia della mamma per le prime coccole. Grazie al primo strillo il liquido amniotico contenuto nell’albero bronchiale viene sostituito dall’ aria e si aprono le vie aeree polmonari. Ora è pronto per iniziare una nuova vita.

SIFILIDE L'origine della sifilide è sconosciuta, così come lo sono le ragioni per cui il nome è rimasto nel linguaggio medico e corrente a preferenza dei molti sinonimi con cui fu indicata nel corso dei secoli. L'agente patogeno, per lungo tempo sconosciuto, venne scoperto nel 1905 da Schaudinn e Hoffmann: si tratta di una spirocheta, con otto o dieci giri di spira, molto mobile ed estremamente trasmissibile per contagio diretto, quando vi sia un'erosione cutanea o mucosa, in seguito a rapporto sessuale con una persona sifilitica infettante; mediante l'uso di oggetti appena infettati, come bicchieri, rasoi, spugne, cannule, ecc., mediante trasfusione di sangue o plasma infetto, per via transplacentare, dalla madre infetta al feto. La malattia ha un decorso ciclico abbastanza tipico nel quale si distinguono parecchi periodi o fasi. Il periodo primario (o sifilide primaria) comprende l'incubazione che dura in media una ventina di giorni ed è caratterizzato dalla comparsa del sifiloma iniziale, nodulo granulomatoso localizzato nella cute o nella mucosa in corrispondenza del punto d'ingresso del treponema, che può ulcerarsi dando luogo all'ulcera sifilitica o ulcera dura; inoltre si manifesta un'adenopatia a carico delle linfoghiandole regionali (adenopatia satellite). In questo primo periodo le reazioni sierologiche sono ancora negative ma l'inequivocabilità dei sintomi consente di iniziare tempestivamente il trattamento con garanzia di successo. Se invece non si interviene terapeuticamente l'organismo viene progressivamente invaso e a circa due mesi dal contagio inizia il periodo secondario (o sifilide secondaria) dopo un intervallo di apparente benessere. Ai primi disturbi generali (febbre, cefalea, astenia, inappetenza, dolori articolari, muscolari e ossei) si associano adenopatia e splenomegalia oltre alle tipiche alterazioni mucose e cutanee (sifilodermi secondari). Queste possono consistere in roseole distinguibili da quelle di altre malattie tossinfettive perché sono disseminate sul tronco, risparmiando la faccia, e perché non desquamano, oppure da papule indolori, spesso a carico della mucosa orale, che possono confluire dando luogo ai cosiddetti condilomi piani. Il periodo secondario nelle forme non curate può durare due -tre anni o anche decenni, dopo di che subentra quello terziario (sifilide terziaria), tipicamente distruttivo con lesioni a carico di qualsiasi organo. Queste lesioni possono essere di tipo circoscritto oppure infiltrativo e la loro gravità varia in relazione all'organo colpito: particolare gravità rivestono infatti l'epatite, che esita in cirrosi, l'aortite, che si complica con la formazione di aneurismi, la coronarite che porta all'infarto miocardio, la meningite e la meningoencefalite, chiamata impropriamente paralisi progressiva, che comporta disturbi psichici e nervosi

GONORREA La GONORREA è una malattia contagiosa trasmissibile per contatto diretto, rappresentato generalmente dai rapporti sessuali. Il gonococco si localizza principalmente nell'apparato genitale ma può espandersi in tutto l'organismo. La contagiosità e le ripercussioni della GONORREA sulle funzioni della riproduzione ne fanno una malattia sociale, richiedente misure profilattiche, obbligatorie nel caso della congiuntivite GONORREICA dei neonati. Nell'uomo e nella donna la gonorrea può provocare complicazioni extra-urogenitali quali la setticemia, l'artrite, l'oftalmia. La gravità della gonorrea e le sue ripercussioni sociali impongono un trattamento radicale che, soprattutto applicato all'inizio dell'infezione, permette di ottenere una rapida guarigione nella maggior parte dei casi grazie agli antibiotici moderni. Il trattamento dell'infezione, una volta diventata cronica, è invece più aleatorio. GONORREA nell'uomo: da due a cinque giorni dopo il contatto infettante si manifesta uno scolo uretrale purulento (la malattia è nota volgarmente col nome di “scolo”) e le minzioni diventano molto dolorose. Inoltre possono verificarsi complicazioni come cistite, prostatite, epididimite e soprattutto si può verificare un restringimento dell'uretra che richiede poi cure prolungate. Anche dopo la guarigione l'offesa degli organi genitali può essere causa di sterilità. GONORREA nella donna: si manifesta inizialmente con scoli purulenti accompagnati da dolori alla vagina e all'uretra; in seguito può raggiungere gli organi profondi e dar luogo alla metrite e alla salpingite che sono spesso una delle cause della sterilità femminile.

AIDS L’AIDS è una malattia infettiva cronica causata dal retrovirus HIV, che lentamente attacca e distrugge il sistema immunitario, cioè la naturale difesa del corpo dalle malattie. Le vittime del contagio sono vulnerabili a infezioni opportuniste dovute a batteri, funghi, protozoi e virus erpetici, nonché a neoplasie di vario tipo. Questo virus all’aria sopravvive poco e muore a 53°C. Dopo il contagio vi è un “periodo finestra” che dura dai due ai sei mesi. L’AIDS è l’ultima fase dell’infezione da HIV, nella quale si manifestano le malattie che portano alla morte. Essa inizia di solito molto tempo (in media dieci anni) dopo l’infezione, senza che nel frattempo si siano manifestati sintomi gravi. L’HIV è un retrovirus: appartiene cioè a una particolare famiglia di virus che consistono di materiale genetico in forma di RNA (anziché DNA) circondato da un inviluppo di proteine. Quando invade una cellula, l’HIV usa i materiali della cellula ospite per copiare il proprio RNA in forma di DNA (tramite l’enzima trascrittasi inversa); questo DNA viene poi inserito nei cromosomi della cellula ospite.A questo punto l’HIV non diviene dormiente (come si è a lungo creduto, in considerazione del ritardo osservato tra l’infezione e l’insorgere dell’AIDS) bensì si moltiplica a ritmo vertiginoso. Durante questa fase di replicazione nell’RNA si verificano molte mutazioni, e ciò rende ancora più difficile il compito del sistema immunitario che cerca di combattere il virus. Si conoscono due varietà principali del virus, chiamate HIV-1 (la più diffusa) e HIV-2. Il materiale genetico è in gran parte identico per le due varietà, ed entrambe agiscono in modo simile

L’immunodeficienza è dovuta al fatto che il virus HIV attacca una particolare classe di cellule sanguigne, quella dei linfociti T4, che costituisce la chiave di volta di tutto il sistema immunitario. Essa è infatti la progenitrice dei linfociti T killer e la coadiuvante dei linfociti B nella formazione della risposta di tipo umorale (produzione di immunoglobuline); attiva inoltre numerose altre cellule importanti per la resistenza alle infezioni, ed elabora diverse linfochine che inducono la proliferazione delle cellule del sistema immunitario e di quelle emopoietiche. Si determina in tal modo una diminuzione (in un primo tempo) e poi l’assenza completa della risposta immunitaria. Ciò permette l’instaurarsi di infezioni di tipo opportunistico: i sieropositivi soccombono cioè per infezioni da parte di microrganismi saprofiti, che sono scarsamente patogeni per gli individui sieronegativi. Fra gli agenti opportunistici riscontrati vanno ricordati innanzitutto lo Pneumocystis carinii (che causa polmonite), il Toxoplasma, il batterio della tubercolosi, il Cytomegalovirus, il virus dell’epatite B. Entro qualche mese dal contagio si verifica la sieroconversione, cioè la comparsa di anticorpi dapprima rivolti verso antigeni del pericapside e poi contro quelli interni. Fa seguito un lungo periodo di tempo (anche parecchi anni) in cui il soggetto sieropositivo rimane del tutto asintomatico. Poi, a causa dell’attivazione delle cellule che contengono il DNA virale, si passa allo stadio di malattia conclamata; i sintomi di tale stadio sono spesso rappresentati da linfoadenopatie persistenti e da febbre, diarrea, dimagrimento. In seguito compaiono infezioni da parte di agenti opportunistici e anche l'insorgenza di neoplasie (fra le quali molto frequenti sono il sarcoma di Kaposi e i linfomi); in diversi casi possono intervenire malattie neurologiche come encefaliti, meningiti croniche, neuropatie.

Trasmissione e prevenzione L’HIV si trasmette attraverso il sangue, lo sperma e altre secrezioni genitali, latte materno e rapporto orale. Non si può trasmettere invece attraverso la saliva, l’aria respirata o il contatto fisico casuale. Quando l’HIV entra nel sangue, attraverso una ferita, i linfociti lo bloccano e lo divorano. Da questo momento i linfociti rimarranno sempre attaccati al virus che si autoduplicherà insieme ad essi. I linfociti muoiono liberando il virus. Il nostro corpo avverte sempre la necessità di produrre linfociti per sconfiggere l’HIV, ma dopo un po’ no ce la fa a bloccarlo. In questo modo il virus vince. I primi casi di AIDS sono stati identificati nella comunità omosessuale e tra i tossicodipendenti, ma oggi la grande maggioranza (il 70%) delle infezioni da HIV nel mondo avviene attraverso il rapporto sessuale tra eterosessuali. Nonostante il trattamento medico abbia fatto alcuni progressi, non esiste ancora un vaccino né una cura per l’AIDS. Per questa ragione è importantissima la prevenzione, che si basa su due regole fondamentali: usare sempre il preservativo nei rapporti sessuali ed evitare assolutamente il riutilizzo delle siringhe usate. Negli anni 1980 molti emofiliaci sono stati vittime dell’infezione a causa di trasfusioni con sangue contaminato, ma per i prodotti ematici oggi sono applicate rigorose procedure di controllo. In gravidanza le donne sieropositive possono trasmettere il virus al bambino attraverso la placenta, e dopo la nascita attraverso l’allattamento, che va quindi rigorosamente evitato in caso di infezione da HIV. Tentativi di cura Non si è ancora trovato alcun vaccino o cura che possa impedire l’infezione da HIV. L’unico strumento attualmente efficace è la prevenzione basata su un cambiamento delle abitudini sessuali (astinenza, monogamia, uso di contraccettivi a barriera come i profilattici) e sulla rinuncia alle droghe assunte per via endovenosa. In alcune parti del mondo il tasso di contagio si è ridotto significativamente grazie a campagne di informazione volte a scoraggiare la condivisione di aghi ipodermici. Nei primi anni dopo la scoperta dell’AIDS la terapia si limitava al trattamento delle singole infezioni opportuniste man mano che queste si presentavano. La terapia era riassumibile in quattro punti: 1) trattamento sintomatico delle complicanze a carico dei vari organi; 2) terapia chemioantibiotica delle infezioni da agenti opportunisti; 3) immunoterapia nel tentativo di correggere l'immunodeficienza acquisita cellulare; 4) chemioterapia nei casi di neoplasie. Alla fine degli anni 1990 è stato adottato il trattamento comunemente chiamato “cocktail di farmaci”, “cocktail triplo” o anche HAART (highly active antiretroviral therapy, terapia antiretrovirale fortemente attiva). La combinazione di farmaci può ostacolare il virus HIV nei diversi stadi della sua replicazione. Due dei tre farmaci usati in questa terapia sono inibitori della trascrittasi inversa (come l’AZT) mentre il terzo è un inibitore della proteasi, e ha l’effetto di limitare il funzionamento di un altro enzima attivo nella fase terminale del processo di replicazione.

MALATTIE CROMOSOMICHE A differenza delle malattie genetiche, in cui è alterata la struttura di un gene, le malattie cromosomiche si presentano con uno squilibrio quantitativo di molti geni. Fra le anomalie per eccesso o trisomia le più importanti finora conosciute sono: Il mongolismo è noto da tempo che verificatosi con la frequenza di un caso ogni seicento nascite circa, si manifesta con maggior frequenza nei bambini nati da madri di età avanzata e dai quei pochi individui mongoloidi che hanno avuto figli. Da queste considerazioni si è dedotto che il mongolismo possa essere provocato da una mutazione che sopravviene in un determinato momento e che in seguito si trasmette ereditariamente. Gli studi hanno confermato che i mongoloidi possiedono un cromosoma soprannumerario molto piccolo e che questo quarantasettesimo cromosoma è presente nella ventunesima coppia (trisomia 21). Questa malattia cromosomica si traduce in un aspetto caratteristico comune a tutti i pazienti;

La malattia del cri du chat (“lamento del gatto”) in quanto il bambino affetto da questa malattia presenta una particolare struttura della laringe, emette un vagito simile al grido d’angoscia di un gattino. Presenta inoltre il cranio piccolo, faccia rotonda, occhi distanti, epicanto, grave debolezza mentale; essendovi raramente lesioni viscerali, la sopravvivenza è discreta; L’ermafroditismo può essere dovuto a mosaici cellulari in cui una delle discendenze è dotata di cromosoma Y e l’altra ne è invece priva: alcune varietà risultano da una fecondazione anormale, altre da una errata disgiunzione dei cromosomi sessuali nelle prime divisioni di uno zigote. I soggetti presentano una gonade maschile e una femminile e sono sempre sterili.

CELLULE STAMINALI Le cellule staminali vengono chiamate "cellule bambine", perché in un certo senso non hanno ancora deciso cosa faranno da grandi. Sono loro le grandi protagoniste delle cronache di questi giorni, balzate sotto i riflettori perché proliferano indefinitamente in vitro, ma soprattutto perché la loro caratteristica è di non avere caratteristiche particolari, e di poter quindi dare origine a qualunque genere di tessuto o di organo. Una volta conquistato il pieno controllo (che per ora è di là da venire) dei "comandi" necessari per indicare alle cellule staminali quale tipo di specializzazione devono scegliere, si apre dunque la possibilità di disporre di una riserva teoricamente inesauribile di tessuti adulti da trapiantare per sostituire quelli danneggiati da malattie o da traumi.

Cellule staminali embrionali eterologhe Derivano dalla regione interna dell'embrione prima che si impianti nella parete dell'utero. Si moltiplicano con grande facilità e sono in grado di dare origine a tutti i tipi di cellule presenti nell'organismo. Cellule staminali autologhe Sono isolate dopo che il nucleo di una cellula somatica adulta viene trasferito in una cellula uovo privata del suo nucleo. Si ottengono così cellule dotate dello stesso patrimonio genetico del donatore e possono essere trapiantate senza rischio di rigetto. Cellule staminali fetali Sono derivate da aborti e il loro uso equivale a quello di organi da cadaveri. Cellule staminali da cordone ombelicale Teoricamente permettono di creare banche di cellule personalizzate per ciascun neonato, una riserva biologica da utilizzare anche a distanza di decenni per curare malattie. Cellule staminali da adulto Provvedono al mantenimento dei tessuti e alla loro riparazione in seguito a un danno. Alcuni tessuti già differenziati (midollo osseo, fegato, cervello, cordone ombelicale) contengono cellule pluripotenti (staminali d'organo) che sono in grado di riprodurre se stesse e di evolvere in cellule mature dell'organo al quale appartengono.

TIPOLOGIA DI CELLULE STAMINALI In base a questa caratteristica le cellule staminali si distinguono in totipotenti, capaci di trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto, pluripotenti, che si trasformano solo in alcuni tipi di tessuti, o unipotenti, che possono dar luogo soltanto ad un tipo cellulare. Il passaggio da cellule pluripotenti a unipotenti non avviene per tutte le cellule durante lo sviluppo embrionale ma continua anche in alcuni tessuti dell’organismo adulto come nel fegato, che conserva la capacità di rigenerarsi.

La clonazione La parola "clone" deriva dal greco klon, che significa germoglio o ramoscello. In biologia indica la possibilità di "duplicare" il patrimonio biologico (genetico) di qualsiasi essere vitale. Così, ad esempio si possono duplicare organismi e anche intere piante o interi animali. Spesso, l'espressione "clonazione" è indicata come sinonimo di riproduzione asessuale, nel senso che realizza la possibilità di riprodurre individualità biologica senza alcun riferimento alla sessualità

La prima clonazione di animali ottenuta con successo è stata quella delle rane, per la relativa facilità di monitoraggio di tutto il processo riproduttivo. Per la seconda tappa, è necessario anzitutto DNA, poi enzimi di restrizione, un vettore ed infine un ambiente dove il vettore contenente il DNA clonato possa propagarsi. La terza tappa ha realizzato la clonazione di mammiferi. Si è trattato della formazione multipla di embrioni da uno solo, e ciò è stato possibile attraverso la separazione dei blastomeri di un embrione. Se uno di questi blastomeri per qualche ragione si stacca dagli altri, essendo dotato di "totipotenzialità" darà origine a un embrione che sarà identico a quello da cui si è staccato.

- La quarta tappa ha perfezionato la tecnica appena descritta, e, ottenuta una tecnologia migliore per la separazione dei blastomeri, è stata applicata sull'uomo, duplicando embrioni umani (1993) - Nell’ultima tappa sono stati clonati animali attraverso una metodica che riesce a duplicare non semplicemente cellule embrionali, ma cellule adulte e senza alcun intervento di spermatozoi Cioè, gli studiosi si sono serviti di due animali: dalla prima hanno prelevato un ovulo, dalla seconda delle comuni cellule della mammella. Poi hanno preso l'ovulo, vi hanno tolto il nucleo, e l'hanno sottoposto a un campo elettrico perché potesse unirsi alle cellule della mammella. Il risultato è stato la famosa pecora Dolly. Se questo esperimento viene applicato all'uomo, si potranno avere esseri umani senza alcun intervento di spermatozoi

Questo lavoro è stato realizzato dalla classe 2 B IGEA dell’istituto “I.T.C. ROMAGNOSI” di Piacenza in collaborazione con la professoressa di Scienze della natura Cravedi Liliana. Gli autori di questo lavoro sono: Alberici Valentina, Anzalotta Daniele, Arnesano Andrea, Barbieri Clarissa, Bernardi Monica, Bernizzoni Andrea, Bosi Valentina, Cammi Claudia, Camoni Isabella, Carabia Laura, Cecchetto Lorena, Chiotasso Erika, Della Cerra Giacomo, Foroni Andrea, Gambetti Francesca, Metti Barbara, Nicolini Ilaria, Poggi Andrea, Vernasca Stefania.