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Lidea dellAssoluto nel mondo attraverso la storia.

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1 Lidea dellAssoluto nel mondo attraverso la storia

2 Lidea e laspirazione allAssoluto nellinfluenzare, sotto i diversi aspetti, la vita dei popoli, la loro arte e il loro sentire è stata da sempre una costante in tutte le civiltà: in ogni tempo esse hanno creduto allesistenza di forze superiori. Greci e Romani credevano in numerose divinità simili alluomo, ma molto più potenti; hanno arricchito i loro pantheon e la loro mitologia di esseri divini e semidivini, talvolta proiezioni delle loro pulsioni, dei loro desideri e del modo di interpretare la natura nel suo manifestarsi agli uomini. Gli Ebrei sono stati il primo popolo ad avere introdotto il monoteismo, ovvero la credenza in un unico Dio Onnipotente. La stessa fede caratterizza anche il Cristianesimo e lIslam. Oggi, molti uomini, pur credendo in Dio, non aderiscono a nessuna confessione in particolare (agnostici) oppure rifiutano qualunque fede religiosa (atei). Le religioni tradizionali si fondano per lo più sulla venerazione delle forze naturali e sul culto degli antenati; quelle rivelate (GIUDAISMO, CRISTIANESIMO, ISLAM), credono in un Dio che si rivela nella storia, comunicando con luomo che risponde affidandosi alla divinità con un atto di fede. Le religioni orientali tendono a presentare la divinità come una forza impersonale e sono state da sempre inclini al panteismo, fin dal tempo in cui anche nelle antiche civiltà (egizia, mesopotamica, greca, romana ecc….) andavano diffondendosi le religioni politeistiche …..

3 LA RELIGIONE GRECO-ROMANA I GRECI E IL DIVINO I ROMANI E IL DIVINO LA RELIGIONE MISTERICA Misteri Eleusini Misteri orfici Londra British Museum, Rilievo con apoteosi di Omero ( a.C.)

4 Il mondo greco ha avuto nei confronti del divino atteggiamenti diversi e talvolta contrapposti: si va così dal politeismo tradizionale, consacrato dai poemi omerici ed esiodei, accolti dal mito con le loro divinità antropomorfe, capricciose, litigiose e lascive, agli atteggiamenti più razionalistici di poeti e filosofi. Questi, attribuendo alla divinità una diversa caratterizzazione, le conferiscono una natura di volta in volta differente e, abbandonato ogni antropomorfismo, riescono a descriverla o come unica e trascendente o come totalmente estranea alle umane vicende o come dotata di una natura tale da risultare pressoché impossibile alluomo comprenderla. Stai attento a te, figlio di Tideo: indietro! Saranno sempre due razze distinte, quelle degli dèi immortali e degli uomini che camminano sulla terra Omero, Iliade V, Idria attica a figure rosse del cosiddetto Pittore di Berlino: Apollo sul tripode delfico. Tra le maggiori divinità dellOlimpo greco, è il Dio che manda le punizioni e scaccia il male, ma è soprattutto il dio che si esprime per mezzo di numerosi oracoli; tra i più famosi, quello di Delfi. I GRECI E IL DIVINO

5 Mantova, Palazzo Tè, Giulio Romano ( ): scena in cui è narrato e descritto lepisodio mitico dellattacco dei Giganti alla dimora divina. La grandezza e la contraddizione degli dèi trova qui ampia e potente rappresentazione.

6 Il rifiuto della divinità omerica è presente, per la prima volta in maniera dichiarata, in Senofane di Colofone (VI sec. a.C.). Lo stesso autore è anticipatore di una ricerca intorno ad una divinità onnicomprensiva, una e immobile. Tutto agli dèi attribuirono Omero ed Esiodo. Quanto presso gli uomini sono vergogna e biasimo: rubare, commettere adulterio, e ingannarsi lun laltro. Silli fr. 10 D. Nella sua totalità vede, nella sua totalità apprende, nella sua totalità ode.Della natura fr. 20 D.

7 Daltra parte sono altrettanto note le posizioni di filosofi che, pur riconoscendo lesistenza degli dèi, ne mettono in discussione la possibilità di un loro intervento nel mondo reale. Epicuro (IV-III secolo a.C.) afferma di loro: [....] Per prima cosa considera la divinità come un essere indistruttibile e beato, secondo quanto suggerisce la comune nozione del divino, e non attribuire ad essa niente che sia estraneo allimmortalità o discorde dalla beatitudine; riguardo ad essa pensa invece a tutto ciò che è capace di preservare la felicità congiunta allimmortalità. Gli dèi esistono: evidente è infatti la loro conoscenza; non esistono piuttosto nella maniera in cui li considerano i più, perché così come li reputano vengono a toglier loro ogni fondamento di esistenza [....] Lettera a Meneceo, 123

8 Riguardo agli dèi, io non ho la possibilità di sapere né che esistono né che non esistono né di quale natura siano nella parvenza esteriore: molti infatti sono gli ostacoli che ne impediscono la conoscenza, la loro impercettibilità e la brevità della vita umana. Degli dèi, fr. 4 D.K. Protagora (V secolo a.C.), intanto, aveva già dichiarato il suo scetticismo, a proposito delle possibilità che hanno gli uomini di giungere ad una comprensione piena del divino:

9 Una rassegna del pensiero greco, su come andasse elaborando la sua idea sulle divinità, sulle qualità da attribuire loro o su unentità superiore, unica e immutabile, non può certamente trascurare Platone e il neo-platonismo. Così Plotino (III secolo a.C.) descrive lessenza dellUno, generatrice di tutte le cose: [....] essa non è nessuna di quelle cose: essa non è pertanto qualcosa, né è qualità, né quantità, né Spirito, né Anima; non è neppure in movimento né, daltronde, in quiete; non è in uno spazio; non è in un tempo; essa è invece lIdeale solitario, tutto chiuso in se stesso o, meglio, lInforme, che esiste prima di ogni ideale, prima del moto, prima della quiete; poiché tali valori aderiscono allessere e lo fanno molteplice [....]. VI, 9,3 Firenze. Museo degli Uffizi, Vaso Francois di Vulci (570 a.C.), Ares

10 Platone aveva già asserito: [....] Ne dobbiamo dunque concludere - affermai - che poiché dio è buono, egli non è la causa di tutto, come volgarmente si dice: egli è causa di una minima parte delle cose umane, non della maggioranza ché i nostri beni sono quasi un nulla di fronte ai nostri mali: egli è soltanto la causa dei beni; ma dei mali altrove che in dio va ricercato il principio [....]. Platone, Repubblica, XVIII, 379b-d Roma. Museo Museo Nazionale, Trono Ludovisi (460 a.C.), Nascita di Afrodite.

11 [....] E dunque prevalse il vivido vigore dell'animo, ed egli si inoltrò lontano, oltre le fiammeggianti mura del mondo, e il tutto immenso percorse con la mente e col cuore, a cui vittorioso riporta a noi quel che possa nascere, quel che non possa, infine per quale modo ogni cosa abbia un potere finito e un termine, profondamente confitto. Quindi la religione è a sua volta sottomessa e calpestata, mentre la vittoria ci uguaglia al cielo. Questo, a tale proposito, io temo: che per caso tu creda d'essere iniziato ai fondamenti d'una dottrina empia e d'entrare nella via della scelleratezza. Poiché invece, assai spesso, proprio la religione cagionò azioni scellerate ed empie [....] De rerum Natura, Lo spirito più pragmatico dei romani, meno inclini alla profondità e alle sottigliezze del pensiero greco, non li rese di certo estranei alla possibilità di interrogarsi sullesistenza degli dèi, come a quella di concepire ununità immutabile, eterna e indivisibile. Nel celebre Elogio di Epicuro il filosofo greco è ampiamente osannato da Lucrezio per avere, per primo, infranto le porte delluniverso I ROMANI E IL DIVINO

12 Assistiamo, in Lucrezio, ad una vera e propria condanna della religio, intesa qui come superstizione, come sentimento apportatore di comportamenti devianti rispetto alla razionalità (come nel caso di Ifigenia, la figlia di Agamennone, sacrificata alla vergine Diana affinché la flotta greca in partenza per Troia potesse avere un viaggio fausto e fortunato). In un vero e proprio rovesciamento delle parti la religione è sottomessa, mentre al greco Epicuro va il merito di aver reso possibile alluomo di sentirsi simile ad un dio. Pompei. Casa del poeta tragico, Affresco (I secolo d. C.), scena del sacrificio di Ifigenia.

13 Da un fronte opposto, Cicerone, dopo che, in sogno, Scipione lAfricano ha descritto al nipote Scipione Emiliano la dimora ultraterrena destinata ai virtuosi, ai grandi e ai forti reggitori degli stati dove potranno godere della meritata immortalità, fa dire allEmiliano: [....] Allora, o Africano, se davvero per chi vanta dei meriti verso la patria si apre una sorta di sentiero per l'accesso al cielo, io, sebbene fin dall'infanzia, calcando le orme di mio padre e le tue, non sia mai venuto meno al vostro decoro, adesso tuttavia, di fronte a una ricompensa così grande, mi impegnerò con attenzione molto maggiore». Ed egli: «Sì, impegnati e tieni sempre per certo che non tu sei mortale, ma lo è questo tuo corpo: non rappresenti infatti ciò che la tua figura esterna manifesta, ma l'essere di ciascuno di noi è la mente, non certo l'aspetto esteriore che si può indicare col dito. Sappi, dunque, che tu sei un dio, se davvero è un dio colui che vive, percepisce, ricorda, prevede, regge e regola e muove il corpo cui è preposto, negli stessi termini in cui quel dio sommo governa questo universo; e come quel dio eterno dà movimento all'universo, mortale sotto un certo aspetto, così l'anima eterna muove il fragile corpo [....]. Cicerone, Dello Stato VI, 8, 26

14 Il termine Misteri designa alcune esperienze religiose proprie del mondo antico (età ellenistico-romana) che offrivano risposta ai problemi estranei allorizzonte della religione pubblica e concernevano il significato dellesistenza e la salvezza dellindividuo. Si posero in alternativa al culto ufficiale. Laspetto costitutivo è lelemento iniziatico, il segreto nel senso di árreton, cioè di indicibile. Gli iniziati sono vincolati al silenzio rispetto ai non iniziati (il termine mistero sembra risalire alla radice indeuropea *mu, indicante il dito sulle labbra per intimare il silenzio; greco mýō: sto chiuso). La promessa di salvezza era fondata sul mito di una divinità che muore e rinasce e si connette ad una visione periodica del mondo, che comprende il ritmo vita-morte, alla luce dellalternarsi delle stagioni e dei fenomeni naturali. LA RELIGIONE MISTERICA Londra. Tate Gallery, Olio su tela, D. G. Rossetti ( ), Proserpina.

15 Misteri Eleusini: I più famosi tra i misteri del mondo antico sono quelli di Eleusi, legati al culto di Demetra e Persefone e celebrati ad Eleusi, città posta sul golfo saronico, a 20 km da Atene. Liniziazione avveniva in due fasi: la prima rendeva mystaí (coloro che hanno gli occhi chiusi e attendono di vedere con la rivelazione o hanno la bocca chiusa e non possono rivelare segreti acquisiti); la seconda rendeva epóptai (coloro che hanno la visione). Ciò che avveniva allinterno del Telestérion doveva essere tenuto segreto. Gli iniziati potevano così divenire mystagogoí (guide dei misteri) e seguire così negli anni successivi il cammino dei nuovi iniziandi. Questi si preparavano ai misteri con sacrifici, abluzioni e alcuni giorni di digiuno rituale. Pompei. Villa dei Misteri (I secolo d.C.), scena tratta dalla rappresentazione figurata di una serie di momenti, probabilmente legati alla celebrazione di misteri.

16 Si distinguono i piccoli misteri e i grandi misteri; i primi si svolgevano alla presenza dellarconte re e dei sacerdoti di Eleusi; avevano una funzione di purificazione preliminare e culminavano con un sacrificio solenne a Demetra e Persefone e con abluzioni nel fiume Ilisso. I grandi misteri avevano la durata di almeno una settimana; secondo una tradizione erano stati rivelati da Demetra in occasione del suo passaggio ad Eleusi, durante la ricerca della figlia Persefone, rapita dal re degli inferi Ade che concesse a Persefone di tornare ogni anno sulla terra per un periodo determinato, durante il quale la terra fioriva, producendo frutti. Pertanto è probabile che i culti di Eleusi avessero, almeno inizialmente, un carattere agricolo. Demetra dalle belle chiome, dea veneranda, io comincio a cantare, e con lei la figlia dalle belle caviglie, che Aidoneo rapì; lo conduceva Zeus dal fuoco profondo, che vede lontano, eludendo Demetra dalla spada doro, dea delle splendide messi mentre giocava con le fanciulle dal florido seno, figlie di Oceano, e coglieva fiori: rose, croco, e belle viole, sul tenero prato; e le iridi e il giacinto; e il narciso, che aveva generato, insidia per la fanciulla dal roseo volto, la terra, per volere di Zeus compiacendo il dio che molti uomini accoglie [....] Inno a Demetra 1-9

17 Pompei. Villa dei Misteri (I secolo d.C.), scena tratta dalla rappresentazione figurata di una serie di momenti, probabilmente legati alla celebrazione di misteri. Nellimmagine una scena di gioia legata verosimilmente alla nascita di Dioniso.

18 Orfismo: Il movimento religioso noto con il nome di orfismo, fu fondato secondo la tradizione dal cantore tracio Orfeo. Possediamo conoscenze imperfette e frammentarie, tuttavia gli studi sulla sua genesi mostrano il movimento come una riforma iniziata in seno alla religione di Dioniso e destinata a rovesciarla in senso ascetico. Orfeo è visto come lantico fondatore delle nuove pratiche iniziatiche (Vegetarianesimo e forme di disciplina spirituale). La dimensione formale poetica è requisito essenziale della religione orfica. Roma. Casa Museo di Giorgio de Chirico, Orfeo trovatore stanco, 1970.

19 Napoli. Museo Archeologico Nazionale, Artemide efesia in alabastro e bronzo (II secolo d.C.). Venerata come dea della vegetazione e della fecondità umana e animale, è in particolare relazione con la vita femminile e con le religioni a carattere misterico. Artemide canto, che strali agita d'oro, la vergine amica di strepiti, arciera che i cervi colpisce, sorella di Apollo che d'oro ha la spada la dea che su ombrosi monti, su rupi che il vento flagella, ebbra correndo alla caccia l'arco distende tutto fulgido d'oro, e dardi scocca mortiferi, treman le balze dei monti sublimi, l'urlo di fiere ferite riecheggia per l'ombre dell'immensa foresta; si turba la terra e il mare pescoso. Con animo ardente la dea d'ogni parte s'aggira e stirpi ferine distrugge. Se poi finalmente si stanca di strage, paga nell'animo lieto l'arciera divina l'arco rallenta e si reca al tempio di Febo, suo caro fratello, a Delfi famosa, per guidare alla danza le Muse e le Cariti. Ivi arco lasciato e faretra, si adorna di splendide vesti e si appresta a danzare. La voce immortale si eleva: cantano Leto di snelle caviglie come diede alla luce i suoi figli eminenti fra i numi immortali per senno e per opere. Salute, figli di Zeus e di Leto bella di chiome: a voi penserò un nuovo inno intonando. Inno orfico a Demetra

20 LEBRAISMO Caratteri generali Diffusione Simbolo Il nome di Dio La concezione di Dio Brani scelti

21 CARATTERI GENERALI LEbraismo è una delle religioni più importanti nellumanità, non tanto per il numero dei suoi fedeli, quanto per lincidenza culturale e religiosa che ha avuto nel mondo. Si tratta infatti della storia di un popolo che ha attraversato circa quaranta secoli, alcuni molto sofferti e difficili, arrivando fino ai nostri giorni ancora forte e vitale; della più antica religione monoteista dellumanità da cui derivano la religione cristiana e quella islamica. Spesso per indicare questa religione si usa il termine giudaismo che indica il ritorno degli ebrei nella loro terra, dopo lesilio babilonese (tra il 538 e il 515 a.C.). Gli elementi caratteristici sono la fedeltà a Dio, alla Torah, al popolo e alla Terra secondo la promessa fatta da Dio ad Abramo.

22 DIFFUSIONE Il numero totale degli ebrei ammonta oggi a quasi 18 milioni, ovvero allo 0,4% della popolazione mondiale. Il 44% vive in Nord America, il 22% nellAsia Meridionale e il 18% nellex Unione sovietica. La religione ebraica è diffusa oggi in 112 paesi, ma solo in Israele costituisce la religione della maggioranza della popolazione; negli altri paesi è in posizione minoritaria. Il 41% di tutti gli Ebrei vive negli Stati Uniti e costituisce circa il 3% della popolazione; nellex Unione Sovietica rappresenta l1,2% degli abitanti. Del milione e mezzo di ebrei che vivono in Europa, circa si trovano in Francia e quasi in Gran Bretagna.

23 SIMBOLO La Stella di David, simbolo molto diffuso nel mondo antico, è composta dallintreccio di due triangolo sovrapposti: uno con il vertice verso lalto, laltro con il vertice verso il basso. I due triangoli intrecciati rappresentano lunione tra Dio e il popolo.

24 Il candelabro a sette bracci menorah, è un antico simbolo ebraico che ricorda quelli che originariamente si trovavano nel Tempio di Gerusalemme. Il braccio centrale indica il sabato e gli altri sei i giorni della creazione. Indica, inoltre la capacità di Dio di vedere ogni cosa come se avesse sette occhi. Esso si collega direttamente ad un passo biblico (Es 25,31 sgg.) in cui si prescrive di ottenere dalla lavorazione di un unico pezzo doro un candelabro a sette bracci, ciascuno dei quali terminante in un calice a fiore di mandorlo.

25 IL NOME DI DIO Dio rivela a Mosè il Suo Nome: Io sono colui che È, Io sono il Signore, Dirai agli Israeliti: Io sono mi ha mandato a voi, Il Dio dei vostri padri, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe mi ha mandato a voi. La parola ebraica Jahwè deriva dal verbo essere; significa perciò che Egli è lEsistente, lEterno. Esprime anche il suo Essere creativo, la sua presenza attiva con il suo popolo. JHWH ci viene presentato come il Dio geloso (nel senso di esclusivo), misericordioso e pietoso, lento allira, ricco di grazia e di fedeltà (Es. 34,6), pronto al perdono e al castigo dei colpevoli.

26 Mostrandosi nel relativo della storia JHWH è apparso come liberatore possibile, per un popolo eletto in modo unico. Allavvicinarsi dellera cristiana, il giudaismo eviterà, per rispetto, di pronunciare il nome divino e gli sostituirà lappellativo Adonai, il Signore (in greco Kyrios). Solo il sommo sacerdote ne pronunciava ancora il nome, entrando nel luogo santissimo il giorno del gran perdono ( Kippur).

27 LA CONCEZIONE DI DIO La professione di fede dIsraele in JHWH suo Dio non ha mai trascurato di prendere radicalmente le distanze dagli idoli (idolatria), cioè dai quasi innumerevoli titolari dei pantheon egiziano e assiro babilonese e delle divinità cananee. Jhwh è lunico Dio delluniverso, onnipotente creatore del cielo e della terra. La professione di fede giudaica sulleternità e sullunicità di Dio è basata sulle parole bibliche: Ascolta Israele, Jhwh è il tuo Dio, Jhwh è unico Laffermazione di JHWH è stata laccettazione di un Assoluto che non tollerava alcuna immagine scolpita ( Es. 20,4), alcuna rappresentazione forgiata a misura degli uomini e delle loro necessità. Sostenendo che Dio è unico (monoteismo) e che tutto il resto è opera sua o non esiste, la fede in Dio ha come corollario e condizione la mondanizzazione del cielo e dellaTerra.

28 Importante è il concetto di elezione, realtà che conferisce una missione ad un popolo specifico, non ad uso interno, ma a favore di tutto luniverso. Il monoteismo ebraico non è che il nome astratto di un rapporto concreto che è lAlleanza. La nazione ebraica è testimone, attraverso la sua esistenza provvidenziale, umanamente inspiegabile, di un Signore che le dice: In mezzo alle nazioni che ti opprimono, io sono qui per te, io, lUnico che denuncia questi idoli tanto vani quanto opprimenti.

29 BRANI SCELTI Lo Shema (letteralmente ascolta), è il credo della fede ebraica che proclama lunicità di Dio, la ricompensa per i giusti, linvito alla preghiera rituale in ricordo dellalleanza. Ascolta, Israele, [….] il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutte le forze [….] Ora, se obbedite ai comandi che oggi vi do, amando il Signore, vostro Dio e servendolo con tutto il cuore e con tutta lanima, io darò al vostro presente la pioggia al suo tempo [….]. Porrete dunque nel cuore e nellanima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi [….]. (Dt. 6,3-8; 11,13-21) Tu sia lodato, Eterno, Dio nostro, re delluniverso. Benedizione

30 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese dEgitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano ed osservano i miei comandi. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio, tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo. DECALOGO (Es. 20,2-17)

31 IL CRISTIANESIMO Caratteri generali Diffusione Simbolo Concezione di Dio Dio nel messaggio evangelico Un Dio trinitario Le eresie cristologiche Cristo nellarte Brani scelti

32 Il Cristianesimo è la più grande religione dellumanità, fondata sul messaggio di Gesù di Nazareth, nato a Betlemme tra l8 e il 4 a.C., riconosciuto dai credenti come Cristo (dal greco unto, consacrato da Dio ed equivalente al termine ebraico Messia) e Signore. Esso annuncia al mondo la Buona notizia dellAmore di Dio nei confronti di tutti gli uomini, soprattutto per i più poveri e bisognosi, non solo da un punto di vista materiale, ma anche spirituale. CARATTERI GENERALI

33 DIFFUSIONE Il Cristianesimo, che ha connessioni profonde con lEbraismo, è fra le religioni più diffuse del mondo. Attualmente il numero totale dei cristiani è di circa un miliardo e mezzo, cioè il 32% della popolazione mondiale. Il 27% dei cristiani vive in Europa, il 25% nellAmerica Latina. IL Cristianesimo è diffuso in 223 paesi ed è la religione maggioritaria ( più del 50% della popolazione) in 138 Stati.

34 SIMBOLO La croce, simbolo della crocifissione di Gesù, rappresenta il suo amore per lumanità e sintetizza, anche visivamente, il messaggio cristiano. Lasta verticale si richiama direttamente a Dio, mentre quella orizzontale abbraccia tutti gli uomini. Il Cristianesimo con lIncarnazione e la Resurrezione del Cristo è lincrocio tra il cielo e la terra, tra la divinità e l umanità, testimoniando una speranza senza fine.

35 LA CONCEZIONE DI DIO Nella religione cristiana Dio è considerato il Creatore e il Signore delluniverso che si è gradualmente rivelato alluomo. Tale manifestazione ha raggiunto il compimento con il mistero dellIncarnazione: Dio si è incarnato in Cristo, assumendo tutti i pregi e i limiti della condizione umana, fino a vincere anche sulla morte. Con la sua Risurrezione Cristo ha redento il mondo, riscattando e valorizzando ogni aspetto materiale (anche i corpi mortali risorgeranno), aprendolo ad una speranza senza fine.

36 DIO NEL MESSAGGIO EVANGELICO Il nucleo della Buona notizia trasmesso da Gesù Cristo è incentrato sulla venuta imminente del Regno di Dio. Gesù riprende la presentazione che Dio aveva fatto di se stesso a Mosè: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe e conclude: Non è un Dio dei morti ma dei viventi (Mc 12,26 ss.) Il Dio di Gesù è un Padre buono e misericordioso (Lc 15). Gesù non si stanca di testimoniare lamore del Padre per i piccoli, i bambini, gli emarginati, i pubblici peccatori… Laffermazione più importante del cristianesimo riguardo al divino è che Dio è Amore ( 1 Gv 4,8). Se Dio è comunità dAmore, gli uomini sono chiamati ad essere fratelli vivendo lo stesso Amore di Dio (Carità).

37 Il Dio di Gesù Cristo non è un Padre bonario, ma il Giudice che fa la cernita tra il grano buono e la zizzania. Il grido Abbà! Padre manifesta lintimità, ma anche la dipendenza radicale, lo stare di fronte, ma anche la distanza. Il termine affettuoso usato nei confronti di Dio, non era abituale nellebraismo del tempo. E lo stesso Gesù che può dire: Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio (Mt. 11,27) e nel Getsemani: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! ( Mt. 26,39).

38 UN DIO TRINITARIO Le rappresentazioni di Dio mutuate dalla religione ebraica sono articolate in maniera trinitaria nel Cristianesimo. La Trinità (dal latino trinitas) indica la fede, basata sulle Scritture del Nuovo Testamento, in un unico Dio (monoteismo) che si manifesta in tre persone (triade), uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo. La formulazione del dogma trinitario è avvenuta gradualmente nei primi secoli della cristianità ed è stata definita dai Concili di Nicea (325) e Costantinopoli (381). Attualmente, insieme alla fede in Cristo risorto, è alla base del credo riconosciuto dalle principali confessioni cristiane.

39 Madrid, Prado. Tiziano, Visione della SS. Trinità ( ). Quadro di scuola fiamminga (secolo XVI) raffigurante la Santa Trinità.

40 Durante la prima età cristiana vi sono state diverse interpretazioni circa il Dio uno e trino, composto da tre persone perfettamente uguali per natura e dignità I Monarchiani che volevano conservare intatta e illimitata la monarchia di Dio, cioè la sua assoluta unicità, interpretarono la persona di Gesù Cristo come un uomo che è legato a Dio solo dal fatto di ospitare in sé la forza divina. LAdozionismo è una definizione globale per le diversi correnti che considerano Gesù Cristo un uomo provvisto di spirito divino adottato da Dio come figlio, e quindi tale per adozione, non per natura. Il Modalismo è una concezione secondo la quale Cristo rappresenta un modo di manifestarsi di Dio. Il Subordinazionismo ovvero la concezione della subordinazione del Figlio al Padre. LArianesimo è la cristologia secondo cui Cristo non è per natura consustanziale al Padre, ma è solo la creatura più eccelsa di Dio. I Macedoniani per i quali non è ammissibile lestensione allo Spirito Santo della sostanza divina del Padre e del Figlio. Gli Arminiani credono, invece, che lEssere Divino sia composto da tre persone uguali per natura, ma di grado diverso. Per i Sociniani Cristo è un uomo elevato da Dio a maestà divina ed è, da allora, Dio per leternità, mentre lo Spirito Santo è una forza che agisce per la santificazione degli uomini. LE ERESIE CRISTOLOGICHE

41 CRISTO NELLARTE Tra le iconografie più potenti dellarte si distingue quella del CRISTO PANTOCRATORE, affermatasi in età bizantina e medievale, soprattutto presente nei mosaici ed affreschi absidali. Gesù è ritratto in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, nell'atto di benedire con le tre dita della mano destra, secondo l'uso ortodosso. Il Cristo Pantocratore è raffigurato nei ricchi mosaici dorati che decorano le più importanti chiese cristiane, come la Basilica cattedrale di Morreale a Palermo o la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli.

42 In Principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano labisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. (Genesi 1,1-2) BRANI SCELTI Dio creò luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. (Genesi 1,27) Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. ( Es. 3,6) Il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. (Mt. 6,14-15)

43 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese dEgitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano ed osservano i miei comandi. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio, tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo. DECALOGO (Es. 20,2-17)

44 SIMBOLO DI NICEA – COSTANTINOPOLI Credo in un solo Dio onnipotente creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre, prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, e salito al cielo, siede alla destra del Padre.

45 E di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti, ed il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio: con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la Risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen

46 Religione islamica Simbolo Diffusione attuale Caratteristiche generali Il fondatore Dio nellIslam Brani scelti

47 CARATTERI GENERALI LIslam nasce nel VI sec. d.C. nella penisola arabica. Il termine deriva dallarabo al-islam e indica labbandono o la sottomissione a Dio. Esso fonda il suo credo, il culto e la pratica di vita sul sublime Corano e sulla nobile Sunna, abbracciando tutti gli aspetti dellesistenza umana. Infatti è inseparabilmente religione (din), sistema di governo (dawla) e vita quotidiana (dunya).

48 DIFFUSIONE ATTUALE I musulmani costituiscono la seconda comunità religiosa del mondo: il loro numero complessivo equivale a circa il 17% della popolazione mondiale. Di essi, circa il 65% vive nellAsia Occidentale e Meridionale e il 26% in Africa. Attualmente lIslam è diffuso in 162 paesi. Dei nove milioni circa di Musulmani che vivono in Europa, oltre due si trovano nella ex Iugoslavia, un milione e mezzo in Francia e un altro milione nella Repubblica Federale Tedesca.

49 SIMBOLO La mezzaluna o hilal è diventato il simbolo universale dellIslam. Ricorda levento miracoloso descritto nel Corano (sura 54) e il calendario lunare che regola la vita dei credenti. La mezzaluna insieme alla stella nascente è il simbolo di Allah che rischiara la vita di ogni fedele, come la luna di notte, indicandogli la strada da seguire, come la stella che indica il Nord.

50 IL FONDATORE Maometto (Muhammad in arabo) era originario de La Mecca. A circa quarantanni Dio gli si rivelò attraverso larcangelo Gabriele. Con la predicazione della rivelazione del Corano promosse il culto della Kaba per ladorazione di un unico Dio (Allah).

51 Il NOME DI DIO Il termine Allah, contrazione dellespressione araba al-ilah, la Divinità per eccellenza, designa l unico Essere Supremo. Con la parola ilah (siriano: alaha, ebraico: el) già usata in epoca preislamica, viene designata qualsiasi divinità in senso generico, mentre col termine Allah s intende la divinità sola e unica; nel Corano il nome di Dio risulta accompagnato da numerosi attributi; la pietà islamica li ha raccolti formulandone l elenco dei 99 bei nomi di Dio, di cui Allah è l ultimo. C è anche un centesimo nome che Dio rivela, personalmente, a pochi eletti.

52 Dio nell Islam La teologia islamica afferma la fede in Allah, Dio unico, trascendente, dotato di unassoluta libertà. Tutto è creato da Dio ed è bene solo ciò che Egli vuole. Alluomo non resta, dunque, che affidarsi totalmente a Lui e adorarlo. Nel Corano il nome di Dio è frequente. In esso è affermata con insistenza lunicità di Dio. Egli è potente, potentissimo, onnipotente, forte, dominatore, dominante, invincibile, signore e re….. La sua potenza si manifesta in modo primario nella creazione. Il libro sacro presenta anche la misericordia di Dio. Versetti rari ma espliciti esprimono la sua vicinanza alluomo e il loro amore reciproco.

53 La misericordia di Dio si misura soprattutto in base a questo immenso beneficio: la direzione o guida che Egli concede agli uomini dirigendoli verso di sé, attraverso linvio dei profeti e il dono della sua Rivelazione. Luomo deve tornare a Dio, in quanto suo creatore e giudice. Dio solo è grande: questa esclamazione apre la preghiera rituale musulmana e la scandisce con la sua ripetizione, stabilendo il primato assoluto di Dio.

54 Egli è lunico Dio, il Dio eterno. Egli non genera e non è generato, e nessuno è pari a lui. (Corano 112) Dite: <> (Corano 2,13) La carit à non consiste nel volgere i volti verso l Oriente e l Occidente, ma nel credere in Allah e nell Ultimo giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi, e assolvere la sâlat e versare la zakat. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversit à e nelle ristrettezze e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati. (Corano 2,177) BRANI SCELTI

55 Gloria a te o Allah con la tua lode. Benedetto sia il tuo nome ed esaltata sia la tua magnificenza. Non cè Dio tranne te O Allah, allontanami dai miei peccati come allontani l Oriente dall Occidente; o Allah, purificami, dalle mie colpe come si purifica la veste bianca dalla sporcizia; o Allah, lava i miei peccati con l acqua la neve e la grandine Nel nome di Dio, clemente e misericordioso! Sia lode a Dio, il Signore del creato, il Clemente, il Misericordioso, il Padrone del giorno del Giudizio! Te noi invochiamo in aiuto: guidaci per la retta via, la via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, la via di coloro con i quali non sei adirato, la via di quelli che non vagano nellerrore! (Corano 1)

56 Caratteri generali della religione Origine e diffusione Simbolo I molteplici aspetti dellinduismo Samsara, Kama e Karma Divinità: la Trimurti e le divinità secondarie Brani scelti

57 ORIGINE E DIFFUSIONE Il termine indù, come il nome dell'India, deriva dal sanscrito Shindu, fiume che i persiani chiamavano Hindu ed i greci traducevano come Indoí. Più tardi, a seguito dell'invasione islamica, l'India fu chiamata Hindustan. Il termine Induismo è di origine persiana e veniva usato per indicare gli abitanti dellIndia non islamizzati; oggi per Induismo intendiamo quel complesso mosaico di religioni e di culture che, antico di tremila anni, nasce nel grande museo dellumanità India. La storia dell'Induismo più antico viene suddivisa in due fasi: la fase vedica, caratterizzata dalla pratica dei sacrifici e dal culto di un numero molto elevato di divinità e la fase post-vedica o brahmanica, in cui sia il sacrificio, sia molte delle divinità vediche perdono importanza, e compare il dio creatore Prajapati (identificato con il Brahmā, l'Assoluto). Gli induisti rappresentano la terza comunità religiosa del mondo. La maggior parte di essi vive in Asia meridionale, e in particolare in India. Sono , cioè il 13% della popolazione mondiale, per il 99% in Asia e, in particolare, nella repubblica indiana.

58 Distribuzione dei principali gruppi religiosi in India. Il colore rosa evidenzia la maggiore presenza induista rispetto alle altre, pur presenti, confessioni (mussulmana, cristiana, sikh).

59 Om (o Aum), la parola più santa per la religione Indù, è il più importante simbolo religioso dellInduismo, il suono primordiale, sintesi di ogni preghiera, rituale o formula sacra. È un segno carico di un messaggio simbolico profondo: è considerato come la vibrazione divina primitiva (Pranava) da cui ha avuto origine l'universo manifesto; rappresenta quindi la base metafisica di tutte le esistenze, l'abbraccio e la fusione di tutta la natura nella Verità Ultima. Da un punto di vista descrittivo, il 3 indica la trinità di dio, che crea, conserva e distrugge; la O è il simbolo meditativo del contatto con la divinità. SIMBOLO

60 LInduismo è contemporaneamente una religione monolatrica, panteista e politeista. È monolatrica perché non vi è alcuna difficoltà per gli indù nel definire lAssoluto, come unico, inconoscibile, misterioso e trascendente. Oltre alla trascendenza, altro carattere del divino è la sua onnipresenza (panteismo): ogni aspetto della natura e del cosmo è pervaso della presenza divina. Innumerevoli infine sono le potenze soprannaturali cui si tributa un culto: per questo possiamo parlare di politeismo. NellInduismo vi è la consapevolezza che dio è Infinito e si manifesta in infiniti modi: ogni singola divinità sottolinea un particolare aspetto di dio. Vengono attribuiti un nome e un aspetto diversi a ogni manifestazione e a ogni caratteristica dellAssoluto. CONCEZIONE DEL DIVINO

61 LA CONCEZIONE DELLUOMO Luomo è considerato una manifestazione divina; attraverso la scoperta del suo ātman (principio spirituale, il sé, lanima individuale, eterna immutabile, non creata, indistruttibile) si manifestano le caratteristiche proprie del divino. La condizione umana può essere superata per giungere a quella divina, solo il divino è permanente: tutto quanto è temporaneo (maya: i rapporti con la famiglia, la casta, il corpo e la materia) deve annullarsi. Luomo è legato al ciclo del tempo e delle eterne rinascite (sa sāra) e ciò che determina la reincarnazione è il karma, ovvero leffetto delle azioni nella vita successiva. La vita delluomo è perciò regolata, come il cosmo, dalleterna legge del dharma (destino). Interesse e compito delluomo è quello di reincarnarsi in una forma di vita superiore a quella precedente, sino al raggiungimento della liberazione dal sa sāra (moksa).

62 LA TRIMURTI E LE DIVINITÀ SECONDARIE Nel pantheon induista numerose sono le figure di dèi e semidei, come pure personificazioni della natura, spiriti e demoni, di volta in volta guidati da una divinità centrale: Vishnu, Śiva o Durga. Vishnu (conservatore), Śiva (distruttore), insieme a Brahmā (creatore) costituiscono la Trimūrti. Il termine trimurti è composto da tri-, radice che rimanda al numero tre e da mūrti, corpo solido, materia, forma e, principalmente, statua o immagine. Alla Trimurti sono associate varie divinità secondarie.

63 Śiva: il distruttore e, nello stesso tempo, rigeneratore del mondo, colui che dispensa la morte, ma anche la vita. Vishnu: il conservatore del mondo. Egli si manifesta in determinati momenti della storia del cosmo attraverso un'incarnazione, per riportare l'ordine fra gli uomini, minacciati da una condizione di instabilità. Brahmā: il regolatore della legge del karma e creatore dell'universo.

64 Parvati: sposa di Siva, rappresenta la duplice personificazione dellAssoluto. Rispecchia laspetto della madre del mondo che è al tempo stesso dispensatrice e distruttrice della vita. È particolarmente venerate dalle donne sposate che pregandola chiedono salute e longevità per i loro mariti. Sarasvati: colei che scorre. E protettrice della musica, della poesia, della sapienza e del discorso. E moglie di Brahma ed il suo attributo fondamentale è il suo Sithar. Ganesha: figlio di Siva e Parvati. E venerato sia da Buddhisti, Induisti e Giainisti. E il Dio della saggezza. Ganesha è protettore della scienza, della scrittura e della scuola. Inoltre viene invocato quando si deve sostenere qualche prova, perché elimina qualsiasi ostacolo e difficoltà. Ganesha viene considerato un essere colmo di amore e difficile da snervare.

65 …"Privo di suono, senza forma, intangibile, non decadibile, senza sapore e odore, senza inizio e fine, immutabile, eterno, trascendente tutta la natura, ineffabile. Coloro i quali possono realizzarlo, ed essi solamente, sono liberi dalle fauci della morte" Katha Upanishad …"È attraverso la conoscenza superiore che raggiungeremo l'informale. La scienza divina ci svela la conoscenza di quella realtà che trascende i sensi, rivela il principio, la causa incausata di tutto, l'Uno che non ha forma né nome Mundaka Upanishad Questo supremo Brahman, atman universale, immensa dimora di tutto ciò che esiste, più sottile di ogni cosa sottile, costante: in verità te stesso, perché Tu sei Quello Kaivalya Upanishad

66 Quando si è conosciuto latman supremo, che riposa in un posto nascosto, senza parti e senza dualità, quale Testimone, esente dallessere e dal non-essere, si perviene alla condizione dellatman universale Kaivalya Upanishad Attraverso il solo studio delle scritture o con lerudizione non si può realizzare l Atman, e nemmeno tramite lintellettualismo e i dibattiti in aula Katha Upanishad Realtà, Conoscenza, Infinito sono Brahman. Nel mondo delle cose periture: nome, forma, tempo, spazio, causalità; quello che non perisce è lImperituro. Colui che dimora eternamente anche al di la del nome, della forma, del tempo-spazio e della causalità, e che viene designato con la parola Quello, ha nome Atman supremo. Io non posso esser scorto sotto le forme dello spazio, del soffio vitale e altre limitazioni. Sono libero dalla forma, dal nome e dallazione. Sono il Brahman, fatto di Esistenza, Coscienza e Beatitudine. Questa è la Reale Scienza Sarvasara Upanishad Solo lo stolto crede nella staticità e nel principio dellimmodificabilità.

67 IL BUDDHISMO Caratteri generali Diffusione Simbolo Lidea di Dio Le divinità e il cosmo Il Buddha nelle diverse interpretazioni Il Nirvāna Brani scelti

68 CARATTERI GENERALI Il termine Buddhismo deriva dal titolo onorifico del Buddha (sanscrito il risvegliato), attribuito al principe Siddhārta Gautama originario di Kapilavastu, nella regione himalayana. Il Buddhismo ebbe origine in India nel VI secolo a.C., in alternativa al Brahmanesimo, dopo che il principe scoprì, al termine di una lunga ricerca, la soluzione al problema del dolore umano; rimasto turbato allincontro causale con la sofferenza e con la morte dedicò tutta la vita a questo problema. Il Buddhismo non si pone domande che considera metafisiche, come ad esempio lesistenza di Dio, ma nasce proprio con lintento di insegnare a tutti quello che il giovane Siddhārta ha scoperto dopo una lunga notte di meditazione, in cui era diventato Buddha: lorigine del dolore e la via per liberarsene (Nirvāna).

69 Rilievo della stele di Barhut (India), Immagine del Buddha. il risvegliato, principe indiano fondatore del Buddhismo. È rappresentato mentre la buona legge rivela agli dèi che ancora non ne erano a conoscenza.

70 Il Buddhismo si diffuse attraverso due scuole principali: quella mahāyāna (del Grande Veicolo) presente soprattutto in Tibet, in Cina, in Corea e in Giappone e che ha reinterpretato più ampiamente il pensiero del fondatore, e quella hināyanā (del Piccolo Veicolo) o theravāda (dottrina degli anziani), forma più antica e classica del Buddhismo, che conquistò il Sud-est asiatico. Il Buddhismo, diffuso in 84 paesi, ha una comunità di fedeli nel mondo pari a 360 milioni (dato aggiornato al 2004), in massima parte concentrati nellAsia Sudorientale. In Europa comunità buddhiste vivono tra Gran Bretagna, Francia e Germania. DIFFUSIONE

71 Espansione del Buddhismo dalle origini al XV secolo con lindicazione dei principali luoghi di culto con reliquie (stūpa), templi scavati nella roccia caitya, montagne sacre e altri importanti centri. I tre colori diversi fanno riferimento alle tre diverse principali scuole e correnti: Hināyāna, Mahāyāna e Vajrayāna.

72 SIMBOLO La ruota della legge (dharmacakra) è il simbolo della dottrina del Buddha: si richiama nella tradizione indiana, al sole, il cui dio, Sūrya, siede in basso. La ruota della vita tibetana rappresenta il perpetuo ciclo delle nascite e delle morti nellinfinità circolare del tempo.

73 LIDEA DI DIO Il Buddha non ha mai risposto alla domanda sullesistenza di Dio, non considerandola fondamentale ai fini della salvezza. Quando gli veniva chiesto se esisteva una divinità trascendente, egli si limitava ad indicare come via la strada che conduce gli esseri umani alla liberazione. Il Buddhismo è portatore di unintuizione molto profonda della realtà dellAssoluto, che può essere espresso solo negativamente, ovvero, dichiarando ciò che non è: così, negli Udāna (III,3), si afferma: Cè un non-nato, non-causato, non- creato, non-formato..... Tutto nel cosmo, esseri e cose, è impermanente, destinato al mutamento e alla distruzione; tutto è puro fenomeno: non vi è dunque né anima individuale, né Dio unico eterno e creatore.

74 LE DIVINITÀ E IL COSMO Il posto e limportanza della divinità sono del tutto secondari: la contestazione radicale del divino comporta la relativizzazione degli esseri celesti o divini. La cosmologia buddhista, accettando le diverse divinità appartenenti alle tradizioni religiose induiste, è tale da dare ampio spazio ad esseri concepiti come celesti incorporei ma mortali, dalla natura superiore a quella delluomo; con essi gli uomini devono trattare come con degli umani più potenti. Queste divinità non possono, però, concorrere alla salvezza delluomo ed esse stesse hanno bisogno di essere liberate dalla catena delle rinascite per accedere al Nirvāna. Luniverso è costituito da più strati; il mondo degli uomini si trova tra i cieli al di sopra e gli inferi al di sotto. A ciascuno strato fanno capo classi differenti di esseri celesti, suddivisi in cinque categorie: dèi, esseri umani, animali, fantasmi e demoni. Tutti possono comparire sulla terra, ma di solito gli dèi abitano il cielo, i demoni gli inferi.

75 Miniatura ottocentesca da Bali (Indocina): Buddha nellincontro con gli spiriti del Bene e del Male

76 IL BUDDHA NELLE DIVERSE INTERPRETAZIONI A seconda delle grandi correnti del Buddhismo, il Buddha e i Bodhisattva sono onorati come divinità e soggetti a diverse interpretazioni. La Hināyāna (Piccolo Veicolo) lo considera lessere più saggio, più nobile e più benevolo dellattuale era cosmica; egli stesso non si considera una divinità, bensì colui che indica la via della salvezza. Il Buddhismo Mahāyāna (Grande Veicolo) considera Gautama la manifestazione visibile di un Buddha ultraterreno dalla triplice essenza (trikaya i tre corpi del Buddha): il corpo della creazione, legata al tempo e allo spazio il corpo del godimento, il corpo della legge. Nel suo terzo aspetto il Buddha coincide con lAssoluto: è pura essenza, illuminazione suprema; è la buddhità presente nella dimensione più profonda di tutti gli esseri e di tutte le cose. I tre corpi vengono concepiti come emanazione di un Buddha originario (Adibuddha), pura luce che, attraverso cinque meditazioni creano i cinque episodi centrali della vita del Buddha storico. I cinque Bodhisattva non possono però rendere partecipi luomo del loro Nirvāna. A farlo sono perciò i cinque Dhyani Bodhisattva (Bodhisattva della meditazione), creatori del mondo nel corso delle ere cosmiche. Il più celebrato tra questi è Avalokitésvara che rinuncia al Nirvāna per far sì che tutta lumanità possa conseguire lilluminazione.

77 Bronzo indiano del XVI-XVII secolo con la raffigurazione del Bodhisattva Avalokitésvara con undici teste

78 IL NIRVANA Secondo la dottrina del Hināyāna, il Nirvāna è la liberazione, già realizzabile in questa vita, dai legami che trattengono lessere nel ciclo delle trasmigrazioni (sa sāra ): i legami dellignoranza, del desiderio e dellodio, dellillusione e delle varie passioni. Vi si perviene grazie allosservanza di una morale rigorosa e con la pratica assidua di meditazioni ed esercizi simili allo yoga. Il Nirvāna (letteralmente dispersione estinzione perciò, coincide con la liberazione definitiva da ogni rinascita. Divenuto arhant, luomo, così liberato, può ancora vivere a lungo, ma alla sua morte non rinascerà più in nessun modo: se questultimo ha infatti ottenuto il suo Nirvāna è liberato dal ciclo delle trasmigrazioni. Seguire però la lunga Via della Liberazione per arrivare il più presto possibile al Nirvāna comporta lobbligo di rinunciare alla vita ordinaria e di condurre una vita errante, di asceta mendicante (bhiksu, parola che viene di solito tradotta con monaco).

79 BRANI SCELTI "In primo luogo a tutto ciò che è male rinuncia, e poi a credere nell'Io, renditi infine libero da tutto, e allora certo diverrai un saggio".


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