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Le seconde generazioni: problemi, opportunità, prospettive Crema 23 febbraio 2012 Gabriella Lessana.

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Presentazione sul tema: "Le seconde generazioni: problemi, opportunità, prospettive Crema 23 febbraio 2012 Gabriella Lessana."— Transcript della presentazione:

1 Le seconde generazioni: problemi, opportunità, prospettive Crema 23 febbraio 2012 Gabriella Lessana

2 Anno scolastico InfanziaPrimariaSec 1° grado 96/9712.80926.75211.9917.837 01/0239.44584. 12245.15327.594 02/0348.072100.93955.90734.890 03/0459.500123.81471.44752.380 04/0574.348147.63384.98963.833 05/0684.058185.95198.15083.052 06/0794.712190.803113.076102.829 07/08111.044217.716126.396118.977 08/09125.092234.206140.050130.012 09/010 010/011 135.6321 144.618 244.457 254.264 150.279 158.261 143.224 153.513

3 Percentuali ogni 100 alunni Anno scolastico InfanziaPrimariaSec.1° grado Sec.2° grado 1997/98 0,81,00,60,3 2010/2011 8,69,08,85,8

4 L’incremento dei nati in Italia La percentuale di nati in Italia è passata dal 34,7% nell’a.s. 2007/08 al 42,1% del 2010/11 l’incidenza più alta si registra nelle scuole dell’infanzia: il 78,3% degli iscritti con cittadinanza non italiana è nato in Italia l’incidenza più bassa è riscontrabile nelle scuole secondarie di secondo grado

5 Sono rappresentati tutti i continenti (esclusa l’Oceania) Europa centro orientale: (Romania, Albania, Moldavia, Ucraina) Asia: (Cina, India, Filippine) Africa: (Marocco, Tunisia) America: Ecuador 196 le nazionalità di provenienza

6 Le seconde generazioni: bambini e ragazzi delle “terre di mezzo” Minori nati in Italia Minori ricongiunti Minori non accompagnati Minori profughi/rifugiati Minori rom e sinti italiani e stranieri Minori arrivati per adozione internazionale Minori figli di coppie miste

7 I minori di origine “straniera” Una pluralità complessa di percorsi bisogni profili linguistici risorse disorientamenti sfide opportunità storie personali, familiari, culturali, di apprendimento, di adattamento, di radicamento

8 Nati in Italia 1 ●Isolamento e solitudine delle neo-madri ● Appartenenza a nuclei monogenitoriali ● Problemi di cura e e custodia dei figli ● Difficoltà di acceso ai servizi sanitari, prevenzione e cura

9 Nati in Italia 2 ● Rischio di pendolarismo tra i due paesi ● Rischio di separazione dalla madre ● Difficoltà di inserimento nei servizi per l’infanzia ● Mancanza di nonni, zii ● Mancanza di esperienze

10 Dissonanza cognitiva ●Le donne immigrate spiegano come nel loro paese le donne incinte siano aiutate e attorniate da altre DURANTE LA GRAVIDANZA ● Donne anziane procedono a una vera e propria iniziazione al ruolo di madre ● Solitudine diventa minaccia ● Se sparisce il gruppo come fonte di trasmissione, le competenze della madre subiscono un fortissimo trauma

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12 Ricongiunti 1 ● Distacco dalle figure affettive di riferimento ● Ricongiungimento a puntate ● Migrazione vissuta come obbligo ● Legami affettivi da riallacciare con i genitori emigrati in precedenza ● Riorientamento spaziale, temporale, percettivo

13 Ricongiunti 2 ● Apprendimento della nuova lingua per comunicare e per studiare ● Modalità dell’inserimento ● Rischi di regressione ● Aspettative frustrate ● Perdita di prestigio della figura paterna

14 Coppia mista

15 “Mia figlia piange perché i bambini le dicono negra, ma io cerco di insegnarle ad essere orgogliosa del suo colore. Le dico: Adesso che hai sei anni possiamo parlare un po’. Tu sei metà e metà. Io sono africano, un nero e tua mamma è italiana e bianca. Tu hai preso un po’ da me e un po’ dalla mamma. Devi essere fiera del tuo colore” Padre zairese “La bambina capisce e parla un po’ arabo. Lei distingue che ci sono due lingue e ha abbinato ogni lingua a uno di noi. Io le parlo spesso in arabo, le racconto delle fiabe italiane anche in arabo” Padre libanese “In arabo non gli ho mai parlato perché: il bambino è abituato a stare con loro (la famiglia della moglie) che parlano solo italiano. Quando è successo che io ho parlato in arabo a mio figlio, tutti loro si sono messi a ridere …” Padre tunisino “Quando viene la madre, ci dice di chiamarlo Amedeo e di dargli da mangiare come gli altri; quando viene il padre, dice che il nome è Ahmed e che non deve mangiare il maiale …” Una insegnante In “Legami familiari e immigrazione: i matrimoni misti” a cura di M. Tognetti Bordogna, 1996

16 Minori non accompagnati 1 Migrazioni di individui “soli” nella fase adolescenziale (perdita di affetti, certezze, status sociale, bisogno di contenimento emotivo) Mobilità spaziale: modo di superare la precarietà della propria situazione (familiare, sociale, del paese d’origine)

17 Minori non accompagnati 2 Migrazione condivisa con la famiglia e sostenuta concretamente dagli stessi genitori. La decisione di partire spesso viene assunta in autonomia dai “minori meno giovani” (16/17 anni) L’abbandono scolastico precoce comporta una riduzione delle opportunità e rappresenta un primo passo verso la scelta migratoria

18 Minori non accompagnati 3 Nel paese d’arrivo si trovano “incastrati” nel circuito del soggiorno irregolare in una condizione di ulteriore fragilità: precarietà, necessità di produrre reddito immediato, maggiore difficoltà a trovare un inserimento nell’economia informale, mobilità frequente sul territorio, marginalità sociale, rischio di devianza I gruppi di socializzazione possono veicolare opportunità lecite o illecite I bisogni affettivi e i bisogni materiali sono profondamente interconnessi

19 Minori adottati Prendono il nome dei genitori adottivi dopo un anno Possono avere problemi di identità in adolescenza 3 piani: la famiglia nucleare, la storia precedente della famiglia, la storia del bambino Per la famiglia e gli insegnanti: saper gestire il recupero della storia

20 Minori rifugiati e profughi Vissuto traumatico Famiglia spezzata Discontinuità rispetto alla vita precedente Rifiuto della cultura d’origine Esperienze difficilmente condivisibili con i compagni di classe Incertezza per il futuro Vissuti di isolamento e solitudine Minorenni qui, adulti là

21 Minori rom e sinti La trasmissione della lingua e della cultura avvengono nel contesto del gruppo La scuola non appartiene alle loro necessità e conoscenze Mondo di oralità, difficoltà a scrivere Popolo orgoglioso

22 Cosa accomuna tutti? ● Sono tutti bambini/ ragazzi a cavallo tra due culture, ragazzi “cerniera” che devono costruire la loro identità a cavallo tra due culture ● Hanno bisogno di una doppia autorizzazione (dalla scuola e dalla famiglia) per costruire la loro identità.

23 Famiglia immigrata 1 Famiglia Lingua 1 Atteggiamenti, regole e valori Abitudini e pratiche culturali Saperi e saper fare

24 Famiglia immigrata 2 Scuola Lingua 2 Atteggiamenti, regole e valori Abitudini e pratiche culturali Saperi e saper fare

25 Famiglia immigrata 3 FamigliaScuola Espressione delle aspettative reciproche Espressione dei codici comunicativi differenti Comunicazione delle reciproche rappresentazioni Contatti personali

26 Microstorie dei ragazzi della migrazione

27 Edlira, 11 anni, albanese Edlira ha 11 anni. Quando è arrivata, grazie alle ore di televisione italiana vista in Albania, non si è sentita troppo a disagio con la nuova lingua. Ha cercato subito di legare con le compagne femmine più popolari della sua classe e non sembra avere particolari problemi. Ma se i professori convocano i genitori per un colloquio, lei li sconsiglia vivamente di farlo. E' meglio che venga la zia da sola, tanto la mamma non parla proprio italiano e anche il papà non lo capisce molto. Edlira è in Italia solo da due mesi e in famiglia parla albanese ma, se le chiedo informazioni sul come si dicono certe parole nella sua lingua, risponde: “Non so..., non ricordo..., è come in italiano”. …

28 Ivaylo, 14 anni, bulgaro Ivaylo ha 14 anni, viene dalla Bulgaria ed è in Italia da sette mesi con i genitori e un fratello. La scuola per lui è una grossa fatica. Ha avuto un insegnante facilitatore, incaricato di insegnargli la lingua e di aiutarlo nella fase di inserimento, ma i suoi progressi scolastici sono molto lenti. A scuola si sente deriso dai compagni e a volte reagisce picchiandoli. Quando gli chiedo di parlarmi dei suoi coetanei italiani, mi riporta dei giudizi molto netti uditi in famiglia: “Noi diciamo: nasce un bambino, tieni il motorino” (nel senso che i genitori italiani regalano il motorino ai figli appena nati e che i ragazzi italiani hanno la vita facile). Se parla di se stesso è per raccontare dei nonni, degli amici rimasti a casa, delle prossime vacanze in Bulgaria. Là gli è rimasto il cuore. Là è molto meglio che qui

29 “Con mio papà va malissimo perché è cambiato. Prima andava bene, andava normale come papà. Andava normale in Ecuador, Adesso non parliamo quasi, infatti non è che si parla, a volte litighiamo quasi. Perché non capisce e non mi capisce. Con mia mamma invece … in Ecuador c’era un rapporto troppo bello, in Ecuador. Adesso è cambiato moltissimo perché mia mamma lavora tutto il giorno e quando arriva a casa è stanca, stanchissima e poi non ha tempo e non le posso raccontare niente. E quando ha tempo c’è mio papà e non mi piace, quindi non le parlo. A mia mamma adesso non le racconto niente perché non ho un bel rapporto”. In “Ragazze e ragazzi nella migrazione” a cura di G. Favaro, M. Napoli, 2004

30 Salma, 13 anni, tunisina [...] per una ragazza di quindici anni è troppo parlare alla mamma, incoraggiarla, sostenere delle verifiche su materie di cui non ha mai sentito parlare, e per ultimo trovarsi ogni giorno a scuola tra l’ironia dei compagni.

31 Fatima, 16 anni, berbera « Io sono berbera e parlo il dialetto con i miei genitori e nel mio paese, però vorrei sapere “L’ARABO” la lingua parlata nel mondo islamico. Il mio + grande sogno è sapere la mia lingua. Mia madre e mio padre vorrebbero che io sapessi l’arabo e lo parlassi bene. Vorrei che quando sono in Marocco io non mi sentissi straniera, non voglio avere qualcosa in meno dei miei coetanei in Marocco. E poi una volta mia madre mi disse che il suo più grande sogno era che i suoi figli imparassero a leggere il corano». Laboratorio “Apriti Sesamo”, 2006 Fatima, 16 anni

32 Grazie dell’attenzione Fondazione Ismu SettoreEducazione Gabriella Lessana g.lessana@ismu.org


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