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1 Heidegger www.arete-consulenzafilosofica.it. 2 Dalla fenomenologia allesistenzialismo allontologia La scoperta husserliana della visione dessenze come.

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1 1 Heidegger

2 2 Dalla fenomenologia allesistenzialismo allontologia La scoperta husserliana della visione dessenze come gesto che non si ferma alla superficie delle cose, ma ne coglie lessenza costituisce per Heidegger lavvio della ricerca ontologica che Husserl non ha potuto svolgere.

3 3 Oltre la coscienza trascendentale Heidegger critica Husserl perché secondo lui non è stato pienamente fedele al principio dellandare alle cose stesse, limitandosi a considerare lintenzionalità come atto della coscienza senza chiedersi quale sia lessere dellente intenzionale che ha la coscienza. Ciò gli ha impedito di porre il problema del senso dellessere stesso, limitandosi alle essenze oggettive costituitesi allinterno della coscienza. Ma oltre la coscienza vi è la questione ontologica dellessere, implicitamente contenuta ma non sviluppata dalla fenomenologia.

4 4 Il senso dellessere Se la fenomenologia ha lasciato fuori dallindagine propriamente lessere di colui che ha coscienza, Heidegger ritiene che questo vuoto vada colmato. Anzi egli ritiene propriamente che per rispondere alla domanda fondamentale della filosofia, quella relativa allessere (per lui infatti la filosofia è anzitutto ontologia), è necessario in via preliminare indagare lessere di colui che si pone la domanda e che pertanto rappresenta il luogo più adeguato per comprendere lessere. Per capire il senso dellessere bisogna dunque indagare lessere delluomo come di quellENTE che si pone la domanda sullessere.

5 5 In ESSERE E TEMPO (1927) Heidegger sviluppa un ANALITICA ESISTENZIALE finalizzata ad indagare lente che si pone la domanda sullessere

6 6 ESSER-CI Luomo è per Heidegger da indicarsi come lESSERCI (DA-SEIN). Tale formulazione indica che lessere delluomo è da sempre collocato in un ci, cioè in una situazione, in un mondo, in un contesto nel quale luomo stesso è come gettato e verso il quale è originariamente aperto.

7 Geworfenheit-gettatezza Luomo è gettato in un mondo, cioè si trova ad essere dentro un contesto di cose senza poter sapere il come e il perché. Gettatezza significa «trovarsi ad essere», ossia lidea di essere stato inserito in un contesto a prescindere da ogni intenzione propria, da ogni propria decisione a proposito: nessuno mi ha interrogato sul mio essere al mondo, semplicemente «sono stato messo al mondo», sono stato appunto gettato. 7www.arete-consulenzafilosofica.it

8 8 Non semplice presenza… Lessere delluomo non si riduce però alla semplice presenza in un mondo od oggettività che caratterizza gli oggetti (Gegenstaende - objecti: ciò che sta contro, ciò che sta davanti). Egli non è mai semplice presenza poiché è quellente PER CUI gli oggetti sono presenti.

9 9 Ma ek-sistenza e possibilità Lessenza delluomo è la sua esistenza. Egli sta sempre fuori-di-sé (ek-sistere) proteso verso le cose, il mondo, gli oggetti. Egli è sempre calato e gettato in una determinata situazione. Ma tale esser-ci dentro una situazione, quindi proteso fuori di sé non è solo spaziale ma anche temporale nel senso che in ogni suo rapporto con il mondo egli realizza il proprio essere, costruendolo istante dopo istante.

10 10 Semplice presenza e possibilità Loggetto semplicemente presente ha un suo essere determinato e chiuso in sé, è lì nella sua oggettività. Luomo non ha un suo essere determinato, ma, nel rapporto con il mondo realizza il suo essere, ha da essere, muta se stesso giungendo ad essere qualcosa (qualcuno) che prima non era. Lesserci è dunque ek-sistente nella possibilità e DECIDE del proprio essere nel senso dellautenticità o della dissipazione di sé.

11 11 PROGETTO Luomo è dunque un poter-essere, è un ente che progetta se stesso e gli oggetti del mondo si orientano in base a questo suo progetto. Essi si qualificano come degli UTILIZZABILI non nel senso utilitaristico del termine, ma nel senso di un rapporto che viene a definirsi di volta in volta in base a ciò che io posso essere.

12 12 ESSERE-NEL-MONDO (In der Welt-sein) Luomo da sempre trascende (oltrepassa) – con il suo progettarsi – se stesso verso il mondo, è sempre proteso oltre se stesso in direzione del mondo, ma non nel senso contemplativo e intenzionale, come asseriva Husserl, bensì nel senso concreto dellavere a che fare con le cose per trasformare, nel commercio con le cose, se stesso secondo il suo poter-essere.

13 13 La CURA (Sorge) Il commercio delluomo con in mondo degli utilizzabili è una CURA, cioè un prendersi cura delle cose, un originaria pre- occupazione per tutto ciò che ci sta attorno e che costituisce il nostro mondo- ambiente (um-Welt, mondo attorno a cui noi siamo). Cura rispetto agli utilizzabili è un prendersi cura mentre la cura nei confronti degli altri uomini è un aver cura.

14 14 Il prendersi cura Il prendersi cura è quella relazione originaria che luomo ha con gli oggetti utilizzabili nel suo ambiente vitale. Egli utilizza gli oggetti e in generale il mondo in vista di un proprio progetto esistenziale cui quelle cose sono finalizzate in qualità di strumenti. Questi sono anche i mezzi di sopravvivenza, oppure ciò che permette la normale vita associata, ciò che viene forgiato nel lavoro, ciò che insomma costituisce il correlato di beni necessari alla nostra quotidianità e nel procurarsi il quale si impara a orientarsi nel mondo e a ordinare lesistenza.

15 15 A ver cura autentico Secondo Martin Heidegger non è pensabile lessere umano (Esserci) senza un mondo popolato da oggetti ma soprattutto da persone che interagiscono non in modo accidentale e fortuito, ma proprio in base alla loro essenza. Heidegger chiama il modo della loro interazione laver cura. Questo si declina in due ulteriori modalità. La prima è quella delloperare affinché laltro giunga a realizzare consapevolmente e liberamente il proprio progetto e la propria umanità. Si tratta, potremmo dire, di una forma materna e paterna di assistenza dellaltro, in cui questo viene aiutato a diventare ciò che è, a formarsi secondo una valorizzazione di ciò che costituisce la propria autentica e migliore personalità. Per far ciò bisogna attendere in generale al bene altrui, al sostegno del carattere, alla disciplina delle debolezze, alla costruzione di una sensibilità per il bello, il giusto e per la cultura nel senso più ampio, in un rapporto sano e liberante con se stesso e con il proprio ambiente umano e materiale.

16 16 Aver cura scaduto Accanto allaver cura autentico, vi è un aver cura chesolleva gli altri dalla cura, sostituendosi loro nel prendersi cura, intromettendosi al loro posto. Infatti il corredo di cose di cui ci si prende cura può essere fornito anche da altri, che possono sostituirsi ad un determinato soggetto nella sua fatica di stare al mondo, una fatica che è tuttavia sommamente educativa e formatrice. Sostituita da un altro in un compito che è proprio, la persona viene aiutata, in realtà non in vista del suo autonomo sviluppo, ma della sua dipendenza dallaltro che le fornisce i servizi e con lesito di una sua sostanziale sottomissione (certe madri iperprotettive, senza volerlo, si comportano precisamente in questo modo con i loro figli).

17 17 Laver cura autentico costituisce il modo autentico di coesistere. Lessere delluomo, infatti, non è solo nel mondo, ma con gli altri (Mit-sein = essere-con, essere assieme). Lessere con gli altri costituisce unaltra determinazione essenziale della sua esistenza (un ESISTENZIALE). MIT-SEIN

18 18 Il Verfallen (scadimento) La possibilità connessa allesistenza umana può smarrirsi negli enti di cui si prende cura, cioè perder se stesso nel vortice dei fatti della quotidianità mantenendo la propria comprensione del mondo al livello ONTICO o ESISTENTIVO. Ciò comporta uno scadimento della sua esistenza, un VERFALLEN (che P. Chiodi traduce con scelta infelice con deiezione).

19 19 ONTICO-ONTOLOGICO ESISTENTIVO-ESISTENZIALE Ontico = il piano immediato degli enti considerati come orizzonte ultimo di comprensione della vita. I fatti e le cose oltre i quali non si va, così come nel loro apparire quotidiano sono utilizzati senza una comprensione del loro essere. Ontologico = la riflessione sullessere dei fatti e sulla loro significatività in ordine ad un progetto autenticamente umano. Esistentivo = ciò che nellesistenza è dato innanzitutto e per lo più, sul piano della coscienza comune. Esistenziale = tutto ciò che riguarda lesistenza umana nel suo essere proprio, cioè il poter essere della sua possibilità.

20 20 IL MAN (si) Lesistenza scaduta è condotta sul piano della chiacchiera, del si dice e si fa, della curiosità vana e pettegola e dellequivoco che non va mai al fondo delle cose in una sorta di vita anonima e priva di significato profondo, in cui più che vivere, ci si lascia vivere nella presa del vortice delle preoccupazioni quotidiane.

21 21 La voce della coscienza Ma nel mezzo della chiacchiera non tarda a farsi sentire la voce della coscienza che richiama alla ricerca del senso del nostro vivere e del nostro esistere permettendoci di compiere il salto dallesistentivo allesistenziale. Ciò significa riportare il nostro progettare umano alla sua radicalità ultima, alla sua possibilità insuperabile, allo scoglio contro il quale non si può non scontrarsi: LA MORTE come possibilità che tutte le possibilità divengano impossibili, come radicale naufragio di ogni progetto mondano.

22 22 La morte La voce della coscienza, ponendo di fronte a noi la morte come esito inaggirabile di ogni progetto, relativizza la portata dei nostri stessi progetti, impedendoci di conferire alla nostra quotidianità una dimensione assoluta che essa non può avere. Solo così il quotidiano è posto in una prospettiva AUTENTICA, quella del nostro essere lì lì per morire, quella del nostro essere- alla-morte (zum Tode sein) o essere-per-la- morte.

23 23 Decisione anticipatrice Ascoltando la voce della coscienza, noi possiamo decidere di anticipare (non nel senso di suicidarsi, ma in quello di aver sempre presente, di sapere consapevolmente) la nostra morte, dimodoché: lanticipante farsi liberi per la nostra morte affranc(hi) dalla dispersione nelle possibilità che si intrecciano casualmente, sì che le possibilità effettive … possano essere scelte autenticamente.

24 24 Il nulla possibile Lanticipazione della morte ci rappresenta il nulla possibile di noi e di tutti gli altri esseri e/o cose e rimane la nostra possibilità più propria. Essa è decisa a partire da una particolare situazione emotiva, quella dellangoscia, che è paura senza oggetto, cioè propriamente latteggiamento che nasce di fronte al nulla possibile che essa intuisce e che la decisione anticipatrice valorizza e pone di fronte a noi.

25 25 Coraggio di fronte alla finitezza Assumendo per sé un atteggiamento risoluto, ci si mette nelle condizioni di guardare in faccia alla nostra mortalità per vivere nella dimensione inaggirabile che ci è propria: quella di essere progetti gettati e destinati a fallire. Questo è il coraggio richiesto per vivere autenticamente. Lo scadimento di tale coraggio si ha quando si trasforma langoscia per il nulla in paura di qualcosa che di volta in volta si può fuggire giungendo ad uninautentica tranquillità.

26 26 IL TEMPO futuro FUTURO LEsserci è possibilità. Il suo essere è dunque temporale; la dimensione più importante della sua temporalità è il FUTURO, cioè lessere sempre proteso in avanti verso il suo ad-venire. Quindi il progetto che realizza noi stessi lo fa riprendendo il nostro passato: dalla nostra protensione al futuro emerge il nostro passato.

27 27 Il TEMPO passato PASSATO Ma questo avvenire in quanto apertura alla possibilità non può non tener conto che si è aperti in quanto nessuno ha già pre-stabilito quello che noi saremo, in quanto non vi è un da-dove che determina a priori una direzione. Dunque lavvenire si apre nella sua possibilità in quanto noi siamo gettati, cioè in quanto la gettatezza è il nostro passato: è autenticamente adveniente solo lesserci che è autenticamente stato cioè assume la sua gettatezza come il suo autentica passato.

28 28 IL TEMPO presente Tra futuro e passato vi è quellaffaccendarsi con le cose che è il presente, il quale è esposto sempre al rischio di SCADERE nella quotidianità indaffarata, oppure di assumere listante come istante della DECISIONE. Sono questi due modi di assumere il venir- incontro delle cose nel presente e del nostro stare presso esse.

29 29 Le estasi temporali La temporalità dellesserci si caratterizza dunque come un ad-per che si protende nella possibilità progettuale, un indietro verso che riporta al proprio esser-stato originario, e in un essere-presso le cose che vengono-incontro. Questi elementi determinano lesserci come tempo cioè come ciò che fa essere lessere fuori di sé, dunque che lo fa essere in modo EK- STATICO. Il tempo è quindi lEKSTATIKÒN: la determinazione dellessere dellesserci come essere costantemente fuori-di-sé. Da tale originaria determinazione nasce ogni possibilità di misurazione e concettualizzazione scientifica del tempo (che è derivata e inautentica).

30 30 ESISTENZA INAUTENCA e no Lesistenza temporalmente inautentica fugge la decisione anticipatrice e si preoccupa per le cose assumendo il criterio della riuscita dei progetti quotidiani con la cancellazione del loro autentico sfondo temporale: la morte (futuro), la gettatezza (passato), langoscia e la decisione (presente).

31 31 Lincompiutezza di Essere e tempo Con Essere e tempo H. giunge a definire la temporalità come essere dellesserci, ma non arriva ancora a guadagnare il senso dellessere in generale. Infatti lopera rimane incompiuta, dice H., anche e soprattutto perché mancava un linguaggio adatto. Inoltre H. si accorge che la prospettiva dellindagine sullessere a partire dallEsserci è ancora insufficiente.

32 32 Perché lindagine dellessere a partire dallesserci è insufficiente? La differenza ontologica (Introduzione a Che cosè la metafisica?, pubblicata nel 1953) Linsufficienza della prospettiva a partire dallesserci è dovuta al fatto che tale indagine sconta un residuo ontico, cioè rimane ancora legata ad un ente e come tale rischia di nascondere implicitamente la differenza tra ente ed essere cioè la differenza ontologica.

33 33 La differenza ontologica Lente è ciò che è. Tutte le cose che sono, sono enti. Lessere è ciò che fa essere lente, è lelemento, la non-cosa, grazie a cui gli enti sono. Negli enti si distingue il loro essere-cose e dietro di loro lessere ineffabile, incatalogabile e finora inesprimibile che manifestandosi, concretizzandosi, lasciandosi essere nelle cose le rende tali, le fa affiorare alla presenza.

34 34 Lessere non è lente Lessere dunque non va confuso con loggetto-ente, la cosa ente. Lente è, lessere è il ni-ente (Che cosè la metafisica? – 1929) cioè è il niente di cose, il niente di oggettività concreta, da cui però scaturisce lente. Lessere propriamente non è ma si dà (es gibt) si offre, si manifesta nelle cose che sono, non coincidendo però con esse.

35 35 Lesserci è un ente Ora malgrado la particolare importanza che ha lesserci, in quanto ente che si pone la domanda sullessere, esso rimane pur sempre un ente. Già Essere e tempo aveva avanzato questa idea, già lì era adombrata la differenza ontologica. Ma si manteneva una certa fiducia nella possibilità di esposizione del senso dellessere a partire da un ente privilegiato. Successivamente H. ritiene che lindagine vada svolta a partire dallessere, che debba diventare unindagine sullessere dal punto di vista dellessere e non dal punto di vista delluomo. Questo è il senso della SVOLTA (Kehre).

36 36 Luomo in secondo piano Nella Lettera sullumanismo (1947) si afferma a chiare lettere tale nuova prospettiva: non più lessere in rapporto all (a partire dall) uomo, ma luomo in rapporto all (a partire dall) essere. Qui luomo diventa più passivo, diventa solo il tramite di una rivelazione dellessere (che solo ci consente di comprenderne appieno il suo essere). Così lontologia heideggeriana come ricerca sullessere e non sullente, non può essere qualificata come un umanismo cioè come una filosofia che pone al centro del mondo il soggetto umano.

37 37 LA METAFISICA E IL SUO ERRARE (Lessenza della verità – ) La metafisica da Platone in poi ha concepito lessere come ciò-che-sta-di-fronte, il Gegenstand, lob-jectum, cioè propriamente loggetto. Così ha confuso lessere con lente, ha oggettivizzato e reificato lessere. Anche Dio, nella scolastica, è stato pensato come nientaltro che lente supremo. Riflettendo sulla storia di questo peculiare scadimento del pensiero metafisico, che cercando lessere ha vagato (errato) fra gli enti, H. è riportato ad una visione più autentica.

38 38 La verità Tale visione indica la verità non come adaequatio rei et intellectus, cioè come adeguamento del nostro intelletto alla cosa (lente-cosa) e nemmeno come certitudo (certezza che le cose stanno come io le penso), ma come alétheia (alfa privativo + lanthàno che significa velare, quindi svelamento, disvelamento, non- nascondimento).

39 39 La verità dellessere La verità non sta nel pensiero del soggetto che giudica ciò che vede (lidea, dalla radice ID di ORÀO = vedere), ma nel manifestarsi dellessere attraverso lente, al di là e oltre lente stesso (come ni-ente). I filosofi pre-socratici avevano pensato la verità in questo modo, prima che la razionalizzazione platonico-aristotelica avesse introdotto questo elemento giudicante (la verità, p. es. nel giudizio logico) che da un lato ha entificato lessere, dallaltro lo ha fatto dipendere dalluomo. Lesito di tale operazione è stato loblio dellessere nella metafisica occidentale e la progressiva centralità in essa del soggetto (metafisica della soggettività). Il culmine di questa autoesaltazione soggettiva è stato Nietzsche e la sua metafisica della volontà di potenza.

40 40 Nietzsche (1961) Con Nietzsche non emerge un pensiero antimetafisico, come il filosofo di Roecken avrebbe voluto, ma poiché lessere è fatto dipendere dalla volontà di potenza del soggetto, esso diventa più che mai oggetto di una produzione, cioè della centrale volontà del soggetto. Ma la volontà di potenza, chiusa nella dominio dellente risulta in modo peculiare dimentica dellessere. Essa, dimenticando lessere, vuole nientaltro che se stessa, come un motore che gira a vuoto, e diventa una nichilistica volontà di volontà. Questo è per H. il compimento nichilistico della metafisica.

41 41 La tecnica (La questione della tecnica – 1950) Esito ultimo della metafisica della soggettività è la peculiare visione dellessere veicolata dalla tecnica. Essa non è neutra, non è strumento che si adatta a tutti i pensieri e i fini, ma già presuppone una data comprensione dellessere dellente. Questultimo dal pensiero della tecnica è visto come fondo-risorsa (Bestand) cioè come qualcosa che è a disposizione per essere calcolato, sfruttato, manipolato, strumentalizzato a prescindere dalla propria significatività. Lessenza della tecnica risiede allora nel pretende(re) dalla natura che essa fornisca energia che possa essere estratta e accumulata. Così la tecnica diviene im-posizione (Gestell), costrizione, atto inquisitoriale nei confronti della natura-oggetto, e ne disvela lessere nella forma più nascosta e obliata possibile.

42 42 Un pensiero in ascolto Invece che padrone dellente luomo deve diventare pastore dellessere, cioè mettersi in ascolto (hoerig), dellessere che si disvela, nascondendosi nelle cose (si disvela perché lessere è essere dellente, infatti lente è ciò che è; si nasconde perché lessere non coincide con lente, ma il vedere tale coincidenza rappresenta per noi una tentazione costante).

43 43 Dove è dato comprendere lessere? Il disvelamento dellessere del mondo si coglie nel LINGUAGGIO che è la casa dellessere (Lettera sullumanismo), ma non nel linguaggio scientifico che misura gli enti, né nel linguaggio inautentico della chiacchiera, bensì nel linguaggio poetico che dà nome alle cose, le esprime nel loro presentarsi e nel modo in cui il loro essere colpisce il pensiero senza volerne diventare un dominatore.

44 44 Chi parla il linguaggio? Ma il linguaggio è forse una creazione del soggetto? E forse luomo che genera il linguaggio? Bisogna farsi tale domanda pensando a noi. Noi abbiamo prodotto la lingua con cui parliamo? Oppure siamo da sempre DENTRO un linguaggio. Il linguaggio è semplicemente uno strumento di comunicazione? Oppure noi non possiamo fare a meno di PENSARE con un linguaggio.

45 45 Poeticamente abita luomo Luomo non parla il linguaggio, ma è parlato da esso. Nella poesia emerge un alludere allessere delle cose, in una plurivocità di significati mai esauribile, che ci mette in contatto con la loro significatività ultima e mai riducibile a formule logiche. Chi parla nella poesia? Non certo il poeta come soggetto, ma la poesia sembra fare del poeta lo strumento della rivelazione di un significato ultimo e misterioso delluniverso.

46 46 Allora: che cosè lessere? Lessere anzitutto NON è COSA (ente). Alla luce delle riflessioni heideggeriane si può dire che lessere entifica lente, cioè lo lascia essere, lo rende visibile, ma non coincide con lente.

47 47 Allora: che cosè lessere? (2) In secondo luogo lessere, che di per sé non è definibile (definibili sono gli enti), può essere pensato come EVENTO (cfr. Contributi alla filosofia. Sullevento – corsi ) Levento è ciò e-viene, viene da: lessere si dà come evento nella storia del mondo e del pensiero. E il manifestarsi di tutto ciò che è (distinto da ciò che si manifesta) che appare come un Destino-Geschick-dono (da schicken = inviare).

48 48 Destino, storia e uomo Lessere come evento-destino sottolinea la sua dimensione temporale e storica. E la storia del mondo, delluomo e dquellelemento che ci è stato inviato dallessereel pensiero. In particolare lessere si invia nella storia di chi lo pensa, cioè delluomo e a lui si manifesta nel suo senso, provocandolo a corrispondervi (la storia della filosofia è manifestazione del senso dellessere di volta in volta nei concetti di fysis, logos, en, energheia, substantia,oggettività, soggettività, volontà di potenza (cfr. Identità e differenza ). Tale manifestazione suggerisce uninterpretazione dellessere che cercandone il senso, al tempo stesso lo oblia, come accade nella storia della metafisica. Ma il darsi come obliato è pure una forma dellevento dellessere.

49 49 Levento che (si) appropria Lessere è il proprio delluomo. Ma delluomo che lo pensa lessere si appropria, nel senso che luomo ne viene interrogato e coinvolto cioè viene portato in una dimensione ulteriore, che non è più suo possesso, in un significato che egli non costruisce ma può solo ascoltare, nel pensiero che vi si rivolge e nel linguaggio poetico che lo dice. Così lessere e luomo sono luno consegnati allaltro. Il progetto gettato di Essere e tempo è allora approfondito come progetto gettato dallessere e promosso grazie allascolto di quellessere che gettando, ci chiama, si appella a noi perché vi corrispondiamo con il pensiero e con la vita.

50 50 Abbandono (Gelassenheit) Lessere che così si dona, lasciando essere lente, non può a maggior ragione essere dominato. Al suo senso che si offe nel linguaggio, nella storia, nel pensiero, nellarte ci si abbandona. Latteggiamento delluomo deve qualificarsi come un silenzio che ascolta il senso dellessere e vi si abbandona.

51 51 La comprensione dellessere: ermeneutica Grazie al fatto che luomo ha da sempre compreso lessere, è da sempre consegnato allessere, egli può comprenderlo. In fondo dunque noi comprendiamo ciò che già sappiamo, e ogni ricerca parte sempre da ciò che è cercato. Tale affermazione costituisce il punto di snodo dellermeneutica contemporanea (che sarà sviluppata da H. G. Gadamer), la quale sottolinea il fenomeno fondamentale del circolo ermeneutico.

52 52 Circolo ermeneutico Ogni nostra conoscenza parte da un sapere, cioè da unidea che noi già abbiamo delloggetto che dobbiamo conoscere (pre-comprensione). Latto del conoscere non è altro che un ritornare sulla conoscenza che noi già abbiamo alla luce di nuove indicazioni di senso, la cui lettura la nostra pre-comprensione orienta e definisce preliminarmente. Ciò significa che quando, per esempio ci accostiamo ad un libro, noi già sappiamo di che cosa parla (anzi il più delle volte ci accostiamo ad esso perché già sappiamo di che cosa parla).

53 Un circolo virtuoso Il testo viene letto alla luce della pre-comprensione che determina in anticipo una gamma di significati possibili e disponibili. Il circolo che così si dispiega non è però vizioso. Il testo è unesperienza che può urtare contro la nostra pre-comprensione, in ogni caso la rinnova, e istituisce nuovi sensi. Così noi sappiamo già, ma ogni esperienza orienta nuovamente i significati, pur non prescindendo mai dai presupposti di partenza (ciò significa che rende questi ultimi espliciti in una determinata direzione).

54 Lultimo Heidegger Come abbiamo visto lultimo Heidegger, insiste sul linguaggio, sulla poesia, sullermeneutica e sui temi dellessere come e-vento e destino appropriante-espropriante. In tale fase della sua riflessione il nostro filosofo tende a promuovere un approccio molto evocativo, suggestivo ai problemi filosofici con un linguaggio denso di neologismi, talora esso stesso tendente ai toni poetici, molto lontano dallo stile apofantico della prosa filosofica normale. Esempio di questo mdo di procedere è il testo, per molti versi oscuro, sul tema della «cosa»… Che cosè realmente una «cosa». Heidegger tratta il tema partendo dalla comprensione di un oggetto di uso comune, una brocca.

55 55 LA COSA Lessenza della brocca, in quanto cosa, cosa è il puro offrente riunirsi della semplicità della Quadratura in un permanere. Forse alla luce di quanto si è detto è possibile leggere questa criptica definizione heideggeriana (che come tale può essere interpretata nei modi più svariati, qui proviamo solo ad avanzare una tra le tante ipotesi possibili).Lessere della cosa può solo essere detto con il termine coseggiare, perché è appunto indefinibile. MA nella sua essenza vi è la Quadratura che si offre in un permanere. La quadratura sono i Quattro: cielo, terra, divini e mortali come immagine di tutto quanto è possibile pensare, il mondo immanente e qualsiasi immagine di trascendenza-profondità, significatività ulteriore, possiamo farci. Si tratterebbe dunque del Tutto, il tutto che viene al nostro pensiero in un permanere cioè in qualcosa di concreto come lente che sta qui davanti a noi. In ogni cosa vi è il mistero di una quadratura, di una totalità dessere che si disvela nel suo senso nascosto e inesauribile, che non può essere detto con definizioni, ma può essere indicato, accennato con la parola poetica e larte su cui il pensiero riflette ascoltando. Il tutto è nel frammento,il tutto delluniverso si dà nella più piccola delle cose, si offre a noi allo stesso tempo svelandosi e nascondendosi nel suo essere.

56 56 Una filosofia apofatica Lessere, lo si evince da quanto abbiamo appena detto, è insomma lindicibile - apofatico, non definibile positivamente - che solo la poesia può dire, pur in modo parziale e non in grado di esaurire la sua significatività. Il mondo è unimmensa trama poetica di cui noi ci dobbiamo mettere in ascolto, non con la voglia di dominarlo, ma con lintento di accoglierlo e di corrispondervi. Corrispondere significa guardare ad un significato che si disvela - come quando noi cerchiamo di capire una terzina dantesca - e allappello che viene da quel significato per il nostro comportamento e la nostra vita.


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