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DACHAU. STORIA Il 22 marzo del 1933, alcune settimane dopo la nomina di Adolf Hitler, fu creato a Dachau un campo di concentramento per prigionieri politici.

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1 DACHAU

2 STORIA Il 22 marzo del 1933, alcune settimane dopo la nomina di Adolf Hitler, fu creato a Dachau un campo di concentramento per prigionieri politici. Il campo di concentramento di Dachau è stato il primo istituito «ufficialmente» dal regime nazista, poche settimane dopo la presa del potere in Germania. Il campo formava un rettangolo di circa 300 metri di larghezza e 600 metri di lunghezza ed era derivato dalla ristrutturazione degli edifici e dei terreni di una fabbrica di munizioni in disuso.

3 DACHAU IN CIFRE Originariamente progettato ed attrezzato per ospitare al massimo detenuti, dopo successive estensioni e ramificazioni, il Lager fu sovraffollato al limite tale che tre persone dovevano dormire nello stesso letto, servirsi degli stessi impianti igienici, dividere il poco e pessimo cibo. Iniziò come campo di lavoro e all’arrivo dei detenuti ebrei si trasformò anche in campo di sterminio. A Dachau furono registrati a turno circa deportati (di cui oltre italiani), ma in effetti essi furono molti, molti di più. Non è ancora stato possibile stabilire esattamente il numero dei morti. L'anagrafe del campo ha registrato circa decessi, ma questa è sicuramente una cifra irrisoria. Durante i dodici anni della sua esistenza più di persone provenienti da tutta Europa furono rinchiuse qui e nei numerosi campi secondari. Sono stati giustiziati prigionieri.

4 COMANDANTE DEL CAMPO Nel giugno di 1933 Eicke fu nominato comandante del campo. Fu proprio lui a sviluppare un piano organizzativo e regole con prescrizioni dettagliate che divennero poi valide per tutti i campi di concentramento. Fu l'inizio di un sistema di terrore installato a Dachau che non può essere paragonato a nessun altro stato di persecuzione e sistema penale. Eicke ideò anche la divisione del campo di concentramento in due aree: quella del campo per i prigionieri circondata da una varietà di strutture di sicurezza e di torri di sorveglianza, filo spinato etc.. e l’area dei comandi con edifici amministrativi e caserme per le SS. In seguito Eicke fu nominato alla carica d’ispettore per tutti i campi di concentramento e stabilì il campo di concentramento di Dachau come modello per tutti gli altri campi e scuola di crimini delle SS. Dachau divenne così prototipo, modello d'ispirazione per i campi successivi; fu la scuola dell'omicidio e della violenza delle SS che esportarono negli altri lager "lo spirito di Dachau", il “terrore senza pietà". Fu la scuola dell'assassinio per le SS, un vero e proprio banco di prova per ogni tipo di violenza. A questo campo infatti si attribuisce il triste primato di durata e di insopportabilità del regime di detenzione. Fu un campo nel quale furono sperimentate e messe a punto le più raffinate tecniche di annientamento fisico e psichico degli avversari politici, cioè degli oppositori del regime, ai quali in un primo tempo quel Lager era dedicato come luogo di «rieducazione politica».

5 ALL’INIZIO Originariamente infatti il campo venne destinato agli oppositori politici di Hitler, a chi non si adeguò subito all'ideologia nazista. Gli internati venivano rieducati tramite il lavoro duro e l'indottrinamento. I prigionieri erano prevalentemente sottoposti a lavori pesanti al fine di "punire" in loro il sentimento antinazista. Altro sistema era "rieducarli" al nazismo facendoli accedere a materiali vari di propaganda, presenziare a riunioni, veri e propri corsi, dibattiti e ascoltare dalla radio gli eventuali discorsi di Hitler, che i prigionieri udivano anche arrampicati sulle vecchie strutture del lager. Estenuanti marce erano effettuate inoltre, tra gli edifici e baracche del campo su cui erano state dipinte, a monito enormi scritte della nascente dottrina nazista. IN UN SECONDO TEMPO Solo in seguito divenne campo di concentramento destinato, oltre agli oppositori politici, anche ad ebrei e minoranze “sgradite” come testimoni di Geova, omosessuali, emigrati, zingari, sacerdoti etc. Es: dopo la famosissima “Notte dei Cristalli” più di ebrei furono inviati al campo di concentramento di Dachau.

6 LIBERAZIONE DEL CAMPO Il 29 aprile 1945 gli americani liberarono i sopravvissuti del campo. Due targhe commemorative, in ricordo dell’evento sono appese alle pareti interne dell’ingresso al campo.

7 INGRESSO AL LAGER - JOURHAUS I deportati in arrivo al lager percorrevano una larga strada, la Lager strasse, al termine della quale era situato il cosiddetto Jourhaus, la "porta dell'inferno", l’edificio di guardia del comandante del campo con una torretta di guardia sul tetto. Lo Jourhaus servì come uscita principale e ingresso al campo dei prigionieri, e come sede principale del personale delle SS presso il campo. Il passaggio attraverso l'edificio è stato reso possibile da un cancello-sbarra di ferro attraverso il quale i prigionieri entravano nel campo al loro arrivo, e dove poi sfilarono ogni giorno per andare ai campi di lavoro. Il cancello separava i prigionieri dal mondo esterno. La grata in ferro battuto con un piccolo cancello al centro reca la scritta: Arbeit macht frei.Arbeit macht frei

8 CANCELLO

9 ARBEIT MACHT FREI Le SS avevano apposto il motto "Il lavoro vi renderà liberi" sul cancello del campo. Il motto rifletteva bene l’obiettivo della propaganda nazista di banalizzare il campo di concentramento agli occhi degli estranei e di presentarlo come un "campo di lavoro e di rieducazione". La frase svela anche la mentalità cinica delle SS, le quali utilizzarono il lavoro forzato come metodo di tortura e come estensione del terrore nel campo di concentramento. Con gli anni questo cinico slogan di Dachau, venne esportato in numerosi altri lager e divenne il tristemente famoso simbolo della menzogna nazista laddove il lavoro non liberò mai nessuno ma fu invece usato come strumento di morte per lo sterminio. Centinaia di migliaia di prigionieri varcarono quel cancello con quella scritta, di molti di loro non è rimasto letteralmente nulla.

10 MONUMENTO Una delle prime cose con cui il visitatore si ritrova entrando nel campo è il monumento. Ufficialmente inaugurato nel 1968, il monumento è stato progettato dall'artista jugoslavo e sopravvissuto al campo Nandor Sgusciava. Il suo progetto, selezionato attraverso un concorso internazionale, rappresentò un segnale importante per la progettazione di un luogo della memoria sul terreno dell’ex campo di concentramento. Per prima cosa si nota una scritta in molte lingue: "Possa l'esempio di coloro che furono sterminati qui tra il 1933 e il 1945 a causa della loro lotta contro il nazionalsocialismo, unire i contemporanei nella loro difesa della pace e della libertà e nel rispetto della dignità umana".

11 MONUMENTO: IL MEMORIALE INTERNAZIONALE

12 "Possa l'esempio di quelli che furono sterminati qui dal 1933 al 1945 nella lotta contro il nazismo fare che i vivi si uniscano per difendere la pace, la libertà ed il rispetto per la persona umana".

13 "MONUMENTO DEI TRIANGOLI" Il "monumento dei triangoli" ricorda le targhette che ogni prigioniero portava distinte per colore a seconda della tipologia di detenuto. Voluto nel 1968 dal Comitato Internazionale dei Prigionieri, composto soprattutto da ex- prigionieri politici, rappresentava i gruppi "ufficiali" di perseguitati, per motivi politici, razziali o religiosi, gli altri gruppi non sono stati rappresentati. Quindi non ci sono i triangoli neri degli asociali, quelli verdi dei criminali e quelli rosa degli omosessuali, tutte "vittime dimenticate".

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15 TRIANGOLI un triangolo di colore rosso identificava i prigionieri politici, nei cui confronti era stato spiccato un mandato di arresto per ragioni di pubblica sicurezza;pubblica sicurezza una stella a sei punte di colore giallo identificava i prigionieri ebrei; dalla metà del 1944 gli ebrei furono contrassegnati come le altre categorie ma con l'apposizione sopra il distintivo triangolare di un rettangolo di stoffa giallo;ebrei1944ebrei un triangolo verde identificava i prigionieri criminali comuni; un triangolo di colore nero identificava gli "asociali";asociali un triangolo di colore viola identificava i Testimoni di Geova; i religiosi cristiani ricevevano un triangolo di colore rosso, perché generalmente internati in seguito ad azioni repressive naziste rivolte contro l'autorità; un triangolo di colore rosa identificava i prigionieri omosessuali;omosessuali un triangolo di colore marrone identificava i prigionieri "zingari"zingari un triangolo di colore verde appoggiato sulla base identificava i prigionieri assoggettati a misure di sicurezza, dopo che avevano scontato la pena loro inflitta; una lettera "E" prima del numero di matricola identificava i detenuti "da educare" (Erziehungshäftling); un cerchietto di colore rosso recante la sigla "IL" identificava i prigionieri ritenuti pericolosi o sospetti di tentare la fuga; un cerchietto di colore nero identificava i prigionieri della "compagnia penale".

16 MONUMENTO DEI TRIANGOLI

17 PIAZZA DELL’APPELLO Davanti, la piazza dell’appello dove ogni giorno, alla mattina e alla sera, si svolgeva l'appello generale dei detenuti. Poteva contenere da 40 a 50 mila. Qui i prigionieri erano costretti ogni giorno di mattina e sera a radunarsi e a patire l’appello che durava molte ore. Durante questo procedimento erano posti di fronte alla scritta dipinta sul tetto dell’edificio di manutenzione che recitava: "C'è un cammino verso la libertà. Le sue tappe sono: l'obbedienza, l'onestà, la pulizia, la sobrietà, la diligenza, l’ordine, lo spirito di sacrificio, la veridicità, l'amore per la patria". Come la scritta "Il lavoro vi renderà liberi" montato sul cancello, questo motto esprime il cinismo delle SS nei confronti dei prigionieri.

18 APPELLO

19 TESTIMONIANZA L'ex prigioniero Kupfer-Koberwitz descrive l’appello al suo arrivo al campo di Dachau: "Con precisione militare partiamo, marciamo lungo il vicolo verso la strada del campo e andiamo dritti verso la piazza dell’appello. Diversi gruppi si erano già radunati lì nella spianata. Ognuno di loro sembrava conoscere il proprio posto. Alla parola 'attenzione' tutti si raddrizzano. Alla parola 'fermi' univano i loro talloni, ponevano le mani lungo le gambe, e fissavano dritto. Alla parola 'cappello' la mano destra si eleva verso la testa, tornando al suo posto alla parola 'giù'. Una voce ruggente dietro di noi risuona in tutta la piazza. Non era la voce di un essere umano, ma quella di un animale furioso. Un ufficiale corpulento delle SS era in piedi con le mani sui fianchi e urlava a un prigioniero. (…) L'ufficiale delle SS lo prese a calci con forza, colpendolo ancora e ancora sulle gambe con i suoi pesanti stivali. Una mano mi tocca; l'uomo accanto a me sussurra: 'Non guardare, dobbiamo guardare davanti a noi. Se lui vede che hai girato la testa farà la stessa cosa a te”.

20 CASERMA DI REGISTRAZIONE ALL’ARRIVO Sulla piazza d’appello, dietro al monumento c’è l’attuale centro di documentazione dove foto e documenti illustrano a mostra ciò che avveniva nel campo. All’epoca era edificio di manutenzione, sede della cucina e dei magazzini, dei “bagni dei prigionieri” e caserma dove si svolgeva la degradante procedura di registrazione dei detenuti appena arrivati. Un ago era inserito nella sedia, l'uomo delle SS non aveva voglia di dire sempre: "Il prossimo", semplicemente premeva un pulsante, l'ago punzecchiava il prigioniero che si alzava subito – ed era il turno del seguente. Si accedeva poi ai “bagni dei prigionieri” per la spoliazione di tutto. Tutto doveva essere consegnato: denaro, anelli, orologi. Si rimaneva completamente “nudi”.

21 TESTIMONIANZA: KUPFER-KOBERWITZ Edgar Kupfer-Koberwitz dà il seguente resoconto di ciò che avveniva nei bagni di spoliazione: "Siamo stati lavati con degli irrigatori singoli attaccati al muro. (…) Mi hanno dato una camicia che appena arrivava al mio ombelico, (…) calzini che giungevano a metà del piede (…) I pantaloni arrivavano sopra la caviglia e potevo appena abbottonare il grembiule in fondo ma non potevo abbottonarlo sul petto, le maniche erano troppo corte, ed erano completamente strette ai gomiti. Avevo due scarpe diverse, una poteva andare, l'altra era una camera di tortura. (…) Mi resi conto che la parola stracci è solito attribuirla a queste situazioni".

22 IL BUNKER Alle spalle dell’edificio centrale (oggi centro-di-documentazione) c’è il bunker, ossia il carcere del campo, dove venivano torturati i prigionieri fino ad ottenere le loro confessioni. Fra i due edifici vi è il cortile del bunker, luogo delle esecuzioni capitali. In realtà erano tre gli edifici di detenzione chiamati bunker; oggi è conservato solo un edificio. Sin dall'inizio infatti esisteva nel campo una «Compagnia di punizione»: i prigionieri venivano stroncati dalla fatica ma altri subivano l'inumana pena del bunker, dove languirono per mesi (se non soccombevano prima) incatenati, alimentati con pane ed acqua e condizioni disumane.

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24 DETENZIONE NEL BUNKER La detenzione nel bunker era un metodo che permetteva alle SS di isolare i prigionieri ribelli e poco disciplinati, per rinchiuderli ed esporli a condizioni di detenzione più severe di quelle inflitte ai compagni di prigionia, per torturarli o addirittura ucciderli. Nel bunker vi erano piccole celle dove avvenivano segregazioni e torture varie: le fustigazioni, il cosiddetto “albero” o palo dove il prigioniero era costretto sull'attenti per periodi estremamente lunghi. Venne usata la tortura per punire anche le più lievi mancanze disciplinari; una tortura molto usata era quella di appendere i prigionieri per le mani legate dietro la schiena senza che i piedi toccassero terra: le braccia si slogavano tra atroci dolori. Stessa punizione anche per chi non si toglieva il berretto davanti a una SS o non riusciva a stare in piedi sull'attenti davanti a loro.

25 PUNIZIONI Se a Dachau un prigioniero veniva trovato con un mozzicone di sigaretta, anche nascosto in tasca, riceveva dalle 25 alle 50 frustate. Sempre nel bunker altra punizione era "la scatola"; era un casotto delle dimensioni di una cabina del telefono, fatta in modo che il detenuto non potesse stare in piedi, né seduto né tanto meno sdraiarsi; vi venivano stipavano dentro fino a 4 detenuti che venivano lasciati lì dentro per tre giorni e tre notti, senza mangiare, bere o servizi igienici, senza luce. Dopodiché li aspettavano 16 ore ininterrotte di lavori forzati. A Dachau poi le SS nel cortile del bunker iniziarono ad esercitarsi al tiro sparando sui prigionieri. Questo il trattamento, il sistema per eliminare dalla circolazione chi non era gradito al regime.

26 TESTIMONIANZA:ULC Il pittore ceco Josef Ulc così descrive il suo periodo nel bunker: "Fui rinchiuso in una cella buia e costretto a trascorrere 14 giorni lì dentro. E 'stato terribile, tutto da solo nel buio più completo. Ho patito la fame per tre giorni e il quarto giorno mi diedero qualcosa da mangiare. Non sapevo che ora fosse, a volte mi sembrava di impazzire. Tutto quello che potevo fare era raccontare a me stesso la storia della mia vita, ho ricordato il mio arresto, come sono stato denunciato da un avversario, oppure ricordavo dolcemente tutti i tipi di opera e operette, anche canzoni di successo, e addirittura pensai a nuove melodie. Ho continuato a parlare tutto il tempo, ho contato i miei passi (era vietato sedersi) da 10 a Spesso battevo le ciglia e mi chiedevo se ero ancora lucido".

27 BARACCHE E VITA AL CAMPO Il campo dei prigionieri era formato da 34 baracche disposte su due file separate da un lungo viale alberato; 15 di esse erano suddivise ciascuna in 4 camerate, ognuna con un vano soggiorno e un dormitorio; ogni due camerate vi era un lavatoio e una serie di gabinetti. I posti letto per camerata erano per 52 deportati, per un totale, quindi, di 208 a baracca. In periodi di maggior affollamento si arrivò ad ospitare fino a 1600 detenuti a baracca, con condizioni igieniche indescrivibili, tanto che scoppiavano violente epidemie. Le baracche originarie erano state in gran parte abbattute e le poche ancora in piedi, al momento della ricostruzione, erano in condizioni pietose. Delle altre 32 baracche che costituivano il campo sono rimaste le indicazioni delle fondamenta in cemento. Solo due baracche sono state ricostruite per mostrare al visitatore le condizioni di vita nel campo ed una è visitabile anche con i suoi interni in legno ed i servizi.

28 ESPERIMENTI IN ALCUNE BARACCHE Il numero di caserme designate per uso medico (infermeria) continuò a crescere nel corso degli anni, finendo per occupare nove caserme sul lato destro. L'assistenza medica nel campo era comunque completamente inadeguata. Inoltre, queste caserme furono utilizzate dai medici delle SS per condurre brutali esperimenti sugli esseri umani usati come “cavie umane”. Si fecero sperimentazioni su vasta scala ed i medici vennero incaricati di testare gli effetti sull'organismo umano della permanenza ad alta quota e della caduta improvvisa da una grande altezza. Questi esperimenti, mortali il più delle volte, vennero eseguiti allo scopo di trovare rimedi per i problemi dei soldati e piloti dell'esercito nazista impegnati su fronti diversi, come in caso di congelamento in acqua o alta pressione in volo, problemi di tubercolosi e altre malattie di cui si studiavano nuovi farmaci.

29 ESPERIMENTI A questo scopo migliaia di detenuti fecero da cavie anche per esperimenti inutili ed empirici, come quello di far bere acqua salata o di congelare un ebreo in acqua fredda per poi cercare di rianimarlo. Si sono trovate lettere di medici nazisti che ammettevano di aver annegato nell'acqua le cavie umane ancora svenute. Per sperimentare i nuovi farmaci fu inoculata la malaria, batteri del tetano, della gangrena, del tifo petecchiale, della tubercolosi e della peste. Si tentarono esperimenti di sterilizzazione su ebrei con raggi X e con sostanze acide inalate nelle donne ebree nelle parti intime. Furono amputati arti, teste, organi e ricavati scheletri per le università tedesche. Esperimenti criminali che lasciarono per sempre nei corpi delle poche cavie sopravvissute orribili mutilazioni.tetanogangrenatifo petecchialetubercolosi

30 TESTIMONIANZA Di ritorno a Dachau nel 1955, Nico Rost ricorda questi sperimenti: "Anche oggi, anni e anni dopo la liberazione, il visitatore viene travolto da una certa inquietudine arrivando all'incrocio che porta a quella che una volta fu la caserma 3. Questa era la caserma che i prigionieri temevano di più - la caserma degli sperimenti, il regno del dottor Rascher. Le atrocità che sono state commesse qui superarono tutte le altre crudeltà effettuate nei campi di concentramento tedeschi; i medici delle SS le infliggevano a prigionieri inermi, di cui abusarono per i loro cosiddetti sperimenti medici: qui i prigionieri furono immersi in acqua ghiacciata fino all’ipotermia, spesso per ore e ore fino alla morte, in modo da calcolare il tempo medio trascorso oltre il quale non avrebbe avuto più alcun senso cercare i paracadutisti caduti nelle acque della Manica dopo essere stati abbattuti. Sperimenti di trapianti ossei, sui tessuti connettivi e di ipertermia furono effettuati in questi caserme, fino a provocare la morte, agonizzante, dopo una terribile sofferenza".

31 FALSA PUBBLICITA’ Alle delegazioni tedesche e straniere in visita al campo veniva mostrata solo una parte del campo, perché si voleva che se ne ricavasse l'impressione di un luogo ordinato, efficiente e moderno. Nel 1933 venne pubblicato sulla rivista Münchner Illustrierte un articolo di propaganda nazista con il titolo La verità su Dachau, che riportava una serie d'immagini sul lager, che avrebbe dovuto dissipare le voci emergenti sulle condizioni di vita drammatiche del campo. Furono mostrate fotografie dell'appello del mattino, della giornata tipo, con prigionieri lindi e pinti, sorridenti, in forma e ben trattati; foto che mostravano i loro abbondanti pasti, comprensivi di surrogato di caffè, pane, stufato e anche il pranzo della domenica, con minestra ed un pezzo di carne di maiale con insalata di patate. La realtà era assai ben diversa.

32 VITA DEI PRIGIONIERI Quando i prigionieri arrivavano al campo erano picchiati con 25 bastonate di benvenuto ed alcuni di loro non sopravvivevano; le guardie poi dicevano esplicitamente loro che non avevano diritti, né onore né potevano difendersi. Insultati, rasati, e privati di tutti i loro averi entravano nel campo. Le SS potevano uccidere chiunque. Le punizioni includevano quella di essere appesi per le mani dietro la schiena a ganci per ore, abbastanza in alto da non toccare terra con le punte dei piedi; essere frustati su cavalletti, battuti con fruste di cuoio bagnate ed essere messi in isolamento per giorni in stanze troppo piccole per potersi sdraiare. I deportati "indisciplinati" o "incorreggibili" erano destinati a detenzione particolarmente dura, venivano rinchiusi nelle baracche di punizione.

33 REGOLAMENTO CAMPO Il regolamento del campo di concentramento di Dachau conteneva ordini di servizio per le SS addette alla sorveglianza e brutali sanzioni per i detenuti; doveva spezzare la personalità degli internati e impedire ogni tentativo di fuga, prevedeva pene corporali ed esecuzioni. Alcuni punti del regolamento del personale di sorveglianza: 1.chi dovesse lasciar fuggire un detenuto verrà arrestato e consegnato alla polizia con l'accusa di liberazione per negligenza di un detenuto 2. se un detenuto tenta la fuga si deve sparare senza preavviso. 3.se una guardia, nell'esecuzione dei suoi doveri, dovesse uccidere un detenuto che tenta di fuggire, non ne subirà conseguenze penali. 4. se dovesse ammutinarsi un reparto di detenuti, tutte le guardie presenti dovranno aprire il fuoco sui rivoltosi, senza colpi di avvertimento.

34 REGOLAMENTO Alcuni punti del regolamento per i detenuti: punto 6 - Chi assuma un atteggiamento ironico nei confronti delle SS, chi ometta intenzionalmente il saluto regolamentare o chi rifiuti di sottomettersi alla disciplina, verrà punito con otto giorni di arresto e con venticinque bastonate all'inizio ed alla fine di tale periodo – punto 12 - Chi aggredisce una guardia, chi rifiuta di lavorare, chi istighi alla rivolta, chi lascia una colonna o il posto di lavoro, chi durante queste attività scrive, sobilla o tiene discorsi viene passato per le armi sul posto o successivamente impiccato.

35 TESTIMONIANZA A Dachau venne scritta clandestinamente, la Canzone di Dachau, una marcia con testo di Jura Soyfer con un ritornello che ripeteva più volte: Arbeit macht frei. L’autore Jura Soyfer era un ebreo di origine ucraina trasferitosi a Vienna, arrestato e deportato a Dachau, dove scrisse la canzone. Questa drammatica composizione esorta i compagni di prigionia a non lasciarsi sopraffare ed abbrutire dal lavoro disumano e bestiale di Dachau ma di reagire allo slogan Arbeit macht frei, trascendendolo anche con sofferenza in modo da riconquistare la dignità umana lesa dalla violenza nazista, di resistere con tutta la forza della disperazione e dell'orgoglio fino all'ultimo appello, quando si apriranno le porte del lager verso l'immancabile libertà. La canzone divenne l'inno di resistenza antinazista e regalò una speranza a milioni di condannati a morte durante l'Olocausto.Jura Soyfer

36 TESTO DELLA CANZONE DI DACHAU ARBEIT MACHT FREI Filo spinato carico di morte è teso intorno al nostro mondo. Sopra, un cielo senza pietà manda gelo e raggi roventi. Lontani da noi son tutti gli amici,lontana è casa, lontane le donne quando muti marciamo al lavoro,a migliaia sul far del giorno. Ma abbiamo imparato la parola d’ordine di Dachau e l’abbiamo rispettata rigorosamente. Sii un uomo, compagno, rimani un uomo, compagno.Fa’ tutto il lavoro, sgobba, compagno, poiché il lavoro, il lavoro rende liberi. Arbeit macht frei! Con addosso la canna dei fucili noi viviamo notte e giorno. La vita qui è per noi una lezione più dura di quel che mai pensavamo. Nessuno più conta giorni e settimane,molti più nemmeno gli anni.E poi tanti sono distrutti e hanno perso il loro aspetto. Arbeit match frei! Ma abbiamo imparato la parola d'ordine di Dachau e l’abbiamo rispettata rigorosamente. Sii un uomo, compagno, rimani un uomo, compagno. Fa’ tutto il lavoro, sgobba, compagno, poiché il lavoro, il lavoro rende liberi. Arbeit macht frei! Porta via la pietra, tira la carriola, nessun carico ti sia troppo peso. Quel che eri in giorni lontani oggi non lo sei più da tempo. Pianta la vanga nel terreno. seppelliscici dentro la pena, diverrai nel tuo sudore anche tu pietra ed acciaio. Arbeit macht frei! Ma abbiamo imparato la parola d’ordine di Dachaue l’abbiamo rispettata rigorosamente. Sii un uomo, compagno, rimani un uomo, compagno. Fa' tutto il lavoro, sgobba, compagno, poiché il lavoro, il lavoro rende liberi. Arbeit macht frei !

37 TESTIMONIANZA DI FELLENZ Ecco come il tenente colonnello americano Fellenz descrisse il saluto dei prigionieri superstiti all'arrivo degli americani a Dachau: "A diverse centinaia di metri all'interno del cancello principale, abbiamo trovato il campo di concentramento. Davanti a noi, dietro un recinto elettrificato di filo spinato, c'era una massa di uomini, donne e bambini plaudenti, mezzi matti, che salutavano e gridavano di gioia – i loro liberatori erano arrivati! Il rumore assordante del saluto era di là della comprensione! Ogni individuo degli oltre che poteva emettere un suono lo faceva, applaudiva e urlava parole di giubilo. I nostri cuori piangevano vedendo le lacrime di felicità cadere dalle loro guance." Vi erano soldati americani avvezzi alle più crude atrocità della guerra ma che qui a Dachau, piangevano nel vedere quegli scheletri viventi in "pigiama" a strisce, sporchi, laceri, traballanti fantasmi ancora in piedi, dagli enormi occhi assenti, che venivano piano piano loro incontro e che provavano a sorridere o a parlare; molti cadevano a terra, un guizzo e spiravano; musulmani li chiamavamo, perché stremati cadevano spesso in ginocchio con le braccia in avanti a terra e il capo chino come nella tipica posa dei musulmani che pregano. Morivano anche detenuti che al momento, con gli aiuti, avevano potuto finalmente mangiare a sazietà; il loro stomaco si era troppo ristretto e letteralmente scoppiava per il tanto cibo. Nel campo prigionieri affamati erano arrivati persino a cibarsi di topi e vi furono anche diversi episodi di cannibalismo su cadaveri.

38 MONUMENTI A RICORDO Nel 1955 gli ex prigionieri sopravvissuti di Dachau, decisero di erigere monumenti a ricordo dell'immane tragedia che in quel luogo si era consumata. In dieci anni di lavori sono state realizzate: le baracche ricostruite, e alcuni monumenti commemorativi religiosi: quattro cappelle in rappresentanza delle varie religioni professate dai prigionieri: Cappella Cattolica, Chiesa Protestante, Cappella Russo-Ortodossa, Memorial Ebraico.

39 RICORDO DELLE VITTIME

40 MEMORIALE CATTOLICO

41 MEMORIALE ORTODOSSO

42 MEMORIALE EBRAICO Il Memoriale Ebraico, eretto a destra della cappella Cattolica, è stato consacrato il 7 maggio del Zvi Guttmann, l'architetto, aveva progettato una struttura più grande, ma durante la costruzione si è ridotta a tre quarti della sua dimensione originale. La struttura è realizzata in basalto lavico nero e inclinata verso il basso come una rampa. Nel punto più basso, tuttavia, la luce filtra attraverso un'apertura nel soffitto. Una menorah (candelabro) a sette braccia fatto di marmo di Pek'in aleggia sopra l'edificio. All'interno brucia la "Ner Tamid," la luce eterna. La ringhiera ricorda il filo spinato che era onnipresente nel campo di concentramento, ed insieme alla rampa permea l'edificio di simbolismo che richiamano alla memoria lo sterminio degli ebrei europei. Il seguente versetto del libro dei Salmi è scolpito sopra l'ingresso del Memoriale: "Riempile di spavento Signore, sappiano le genti che sono mortali”.

43 MONUMENTO EBRAICO

44 FORNI CREMATORI E CAMERE A GAS Il luogo più tragico del campo: il crematorio. L’edificio oltre a dei forni crematori contiene anche una camera a gas camuffata da locale docce. Inizialmente era una baracca in legno: il forno crematorio del campo venne costruito come appare oggi da alcuni detenuti ai quali avevano insegnato il mestiere di muratore. Collegata con il forno crematorio era stata costruita una camera a gas, che non ha mai funzionato. Al crematorio venivano solo portati i prigionieri morti per essere bruciati. Il crematorio servì a smaltire i cadaveri del campo di concentramento, la maggior parte dei forni era in funzionamento giorno e notte. Alla fine del 1944 la loro capacità non era più sufficiente per cremare i numerosi cadaveri del campo. Si stima che a pieno regime ci volessero circa minuti per cremare un corpo. Neanche questa drammatica capacità distruttiva dei crematori era sufficiente a smaltire i corpi delle vittime, tanto che si doveva ricorrere anche allo scavo di fosse comuni.

45 FORNI CREMATORI

46 LIBERAZIONE Dopo la liberazione del campo alla fine di aprile del 1945, i soldati americani si imbatterono in innumerevoli cadaveri ammucchiati nel forno crematorio. Le fotografie di queste scene fecero il giro del mondo e mostrarono la portata e la crudeltà della persecuzione nazista e della loro opera di sterminio. Per scopi di sterminio venne costruita la grande camera a gas camuffata da "Sala doccia", in tedesco Brausebad, come ancora oggi si legge sul cartello all'ingresso. Il vasto locale è dotato di porte ermetiche con spioncino e numerosi soffioni d'acqua finti incassati nel soffitto. Due sportelli esterni in ferro, con maniglia per l'immissione dei cristalli del gas Zyklon B nella camera, confermano le sue finalità omicide. Secondo i produttori del gas, assai notevole è la differenza di quantità di gas usata per lo sterminio degli insetti e quello di esseri umani: 0,3 grammi per metro cubo per uccidere esseri umani e ben 10 grammi per metro cubo per gli insetti; queste basse concentrazioni di acido cianidrico rendevano relativamente facile e poco costosa l'eliminazione di grandi numeri di vittime. Questa camera a gas è una delle poche, assieme a quelle di Sachsenhausen e Majdanek, che non è stata distrutta all'arrivo delle truppe di liberazione, com'è successo invece ad Auschwitz-Birkenau ed in altri campi di sterminio, in particolare in quelli liberati dall'esercito sovietico.camera a gasSachsenhausenMajdanekAuschwitzBirkenau

47 LIBERAZIONE

48 Fotografie scattate dagli americani all'esterno del crematorio, subito dopo la liberazione del campo (1945), mostrano un'alta recinzione in tavolato di legno, che chiude alla vista esattamente la parte del muro esterno dove vi sono i cassetti in ferro per l'introduzione dell'acido cianidrico volatile Zyklon B nella camera a gas; ciò poteva servire per nascondere alle vittime i contenitori del gas e le operazioni di gasamento. A conferma del suo utilizzo c'è anche il fatto che i prigionieri da eliminare non potevano essere più inviati a centri di sterminio in quanto già a gennaio del '45 erano stati tutti smantellati; da questa data e fino ad aprile '45, alla liberazione del campo, ciò fa supporre che almeno in questi ultimi mesi la camera a gas abbia funzionato.Zyklon B È recente anche la testimonianza, più precisa e preziosa su questa camera a gas, di un sopravvissuto italiano di Dachau, Enrico Vanzini, tuttora vivente. Per sessant'anni, incredibilmente, la famiglia e i conoscenti hanno ignorato la sua storia, taciuta per il troppo dolore che gli procurava; ora da qualche anno, con aiuti esterni, ha trovato la forza di parlarne.Enrico Vanzini

49 VANZINI Nel documentario Dachau-baracca 8, numero vi si racconta come il Vanzini venne costretto a far parte, per quindici giorni, del Sonderkommando, la squadra speciale di detenuti, utilizzata per rimuovere i corpi degli ebrei e di altri sventurati, uccisi nella camera a gas e per portare i cadaveri nei forni crematori. «A Dachau c'erano due crematori e una camera a gas - ha riferito - Quante persone venivano bruciate ogni giorno! Poveri, poveri ragazzi. Quando entravamo nella camera a gas vedevamo i corpi di questi uomini abbracciati gli uni agli altri... e non avevamo il coraggio di andarli a prendere!...sono arrivato nell'ottobre del 1944, all'età di 23 anni, e ci sono rimasto fino a che non sono arrivati gli americani».Sonderkommando dei prigionieri dei campi di concentramento, fossero essi malati, invalidi, fisicamente esauriti e comunque inabili al lavoro. I nazisti, colossali imprenditori di manodopera schiava, li consideravano bocche inutili da sfamare, letteralmente "zavorra umana" (ballastexistenzen) da far sparire. Nella logica criminale nazista, qualunque prigioniero considerato un "peso morto", cioè inutile e costoso all'economia del Reich, doveva essere condannato a morte immediata; prima lo si eliminava e più si risparmiava.


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