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Empirismo e razionalismo Le due grandi correnti del pensiero moderno www.arete-consulenzafilosofica.it1.

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Presentazione sul tema: "Empirismo e razionalismo Le due grandi correnti del pensiero moderno www.arete-consulenzafilosofica.it1."— Transcript della presentazione:

1 Empirismo e razionalismo Le due grandi correnti del pensiero moderno

2 Razionalismo La riflessione filosofica moderna è caratterizzata da un’insistenza sul problema GNOSEOLOGICO. Cartesio ha inaugurato tale filone di ricerca offrendovi una soluzione razionalistica, poi confermata e approfondita da Spinoza: si tratta di individuare il criterio della verità delle nostre affermazioni sul mondo nell’evidenza razionale delle nostre idee e nella correttezza deduttiva dei nostri discorsi. Tanto più le idee sono evidenti – cioè chiare e distinte – tanto più sono vere; tanto più i ragionamenti sono deduttivamente rigorosi e corretti, tanto più sono veri.

3 Empirismo L’empirismo dà una risposta diversa al problema delle garanzie della verità delle nostre conoscenze. Per gli empiristi è dall’esperienza che sorge la nostra conoscenza. Le nostre idee derivano da una certa esperienza del mondo. Fare esperienza per un uomo significa che 1) gli organi di senso reagiscono a qualcosa; 2) la mente rappresenta, registra e conferma i dati offerti dagli organi di senso.

4 Gli oggetti d’esperienza Oggetto d’esperienza è una cosa corporea esterna all’uomo, oppure anche un suo stato interiore, percepito con un senso interno, per esempio: i nostri stati psichici, la nostra volontà, ma anche gli stati relativi ai nostri organi interni.

5 A priori, a posteriori Per i razionalisti la conoscenza avviene a priori, cioè prima del nostro contatto con il mondo. Prima di esso un corretto ragionamento può discriminare ciò che nell’esperienza sarà vero o falso. Per gli empiristi la conoscenza avviene a posteriori, cioè dopo l’esperienza, dopo il contatto con il mondo.

6 Tabula rasa e idee innate: un confronto Utile per capire le divergenze tra i due filoni di pensiero è un confronto tra l’empirista John Locke ( ) e il razionalista Gottfried Wilhelm Leibniz ( ), l’uno rappresentate dell’empirismo inglese, l’altro della corrente razionalista. Il primo sostiene che la mente umana sia un foglio bianco, una tavoletta di cera rasata, in cui l’esperienza scrive tutte le nozioni che essa va a possedere. Quindi le idee si formano induttivamente, cioè sono rielaborazioni che generalizzano i dati particolari ricevuti attraverso l’esperienza. Il secondo ritiene che la mente sia già fornita, sin dall’inizio, di alcune idee fondamentali che, opportunamente sviluppate grazie ad un rigoroso ragionamento deduttivo, ci offrono la conoscenza esatta e necessaria della realtà.

7 John Locke (Saggio sull’intelletto umano) «Supponiamo che la mente sia quel che si chiama un foglio bianco, privo di ogni carattere, senza alcuna idea. In che modo giungerà essa a ricevere delle idee? Da dove e come ne acquista quella quantità prodigiosa che l’immaginazione dell’uomo, sempre all’opera e senza limiti, le offre con una varietà quasi infinita? Da dove ha tratto tutti questi materiali della ragione e della conoscenza? Rispondo con una sola parola: dall’esperienza. È questo il fondamento di tutte le nostre conoscenze…

8 John Locke (continua) «…Da qui esse traggono la loro prima origine. Le osservazioni che facciamo sia intorno agli oggetti esteriori e sensibili, sia intorno alle operazioni della nostra mente, che percepiamo e sulle quali noi stessi riflettiamo, forniscono il nostro intelletto di tutti i materiali del pensiero».

9 Gottfried Wilhelm Leibniz (Nuovi saggi sull’intelletto umano, Proemio) «Le verità necessarie, che si trovano nelle matematiche pure, e particolarmente nell’aritmetica e nella geometria, devono avere principi la cui prova non dipende affatto dagli esempi né, per conseguenza, dalla testimonianza dei sensi, benché senza i sensi non saremmo mai stati indotti a pensarvi […]. La logica, e con questa la metafisica e la morale, delle quali la prima fonda la teologia e la seconda la giurisprudenza […] sono piene di tali verità e di conseguenza la lor prova non può derivare che da quei principi interni che si dicono innati».


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