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Case History United Colors of Benetton Roberto Ruta Marzo 2015.

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Presentazione sul tema: "Case History United Colors of Benetton Roberto Ruta Marzo 2015."— Transcript della presentazione:

1 Case History United Colors of Benetton Roberto Ruta Marzo 2015

2 Definizione del problema di comunicazione “La comunicazione non si deve comprare da un fornitore esterno, deve nascere dal cuore dell’impresa” (Luciano Benetton). “Il conformismo è il peggior nemico della creatività. Chiunque sia incapace di prendersi dei rischi non può essere creativo” (Oliviero Toscani) Obiettivo: dalla capitalizzazione dell'immagine, alla creazione di “valore” (non tanto per il consumatore, ma per l’individuo)  investimento strategico nella marca Rivolgendosi a un individuo, invece che a un cliente, la marca può identificare il suo target non a partire dall'età o dal reddito dei consumatori, ma sulla base di una visione comune di ciò che è importante, a partire da un insieme di valori condivisi

3 Il messaggio Globalizzazione: I colori uniti dei pullover sono diventati presto metafora dei colori uniti dei giovani di diversa nazionalità cui i maglioni erano destinati. Impegno sociale: Con l'allargarsi dei mercati - Benetton è diventato in pochi anni un marchio globale - si è esteso il concetto di United Colors fino a comprendere, oltre alle razze diverse, i concetti di tolleranza, di pace, di rispetto delle diversità. Colore: L'evoluzione dell'idea di “marca” si lega anche alla nuova realtà tecnologica dell'azienda (tintura “in capo”). Si reagisce molto più in fretta alle tendenze della moda. La manipolazione dei colori diventa perciò un vero e proprio elemento di identità e di cultura industriale per l'azienda.

4 lo slogan “United Colors of Benetton” diventa marchio Intorno ai “colori uniti” si svilupperanno i concept delle immagini pubblicitarie che punteranno a creare una rete sempre più estesa di “United People”. Sono immagini che mostrano ragazzi e ragazze di ogni colore che esprimono integrazione, dinamismo, gioia di vivere. Evocano un universo un po' astratto dove domina la facilità delle relazioni e dei sentimenti.

5 La costruzione del valore della marca avviene in tre diverse fasi: 1.Il ciclo della differenza 2.Il ciclo della realtà 3.Il ciclo del diritto di parola e della legittimità ad esercitarlo

6 1) Il ciclo della differenza Collaborazione di Oliviero Toscani (campagna 1986) Il sovvertimento degli stereotipi. I gruppi felici di giovani multirazziali lasciano il posto alla raffigurazione di “coppie” che mettono in scena un’interpretazione della differenza assolutamente nuova. Il termine “differenza” acquista in questo ciclo un significato polemico e oppositivo. La marca scopre che gestire la problematica della differenza all'interno di un procedimento di comunicazione non è poi così semplice. Spesso, cercare di accostare individui diversi può portare al conflitto invece che alla felicità e all'euforia. –Un'immagine mostra un'opposizione religiosa e politica (il palestinese e l'israeliano). –Un'altra mostra un'opposizione religiosa e sessuale (il prete che abbraccia la suora) –Un'altra ancora un'opposizione morale (gli stereotipi del male e del bene) L’impegno: Le opposizioni si fondano su interdizioni, su un'impossibilità di coesistenza, su una differenza che separa invece che unire. Prendendo atto di queste diversità e divieti, la marca assume un tono più impegnato. Prende posizione, non si limita a fornire una semplice rappresentazione “oggettiva” del mondo: la marca si impegna ad assicurare la coabitazione di identità opposte, vuole abbattere le barriere e assicurare il dialogo. Benetton cerca l'unificazione delle differenze sotto un'unica bandiera, quella della marca. In questa fase, il “prodotto” scompare progressivamente dalle immagini pubblicitarie. Una volta stabilite in modo chiaro l’identità della marca e la sua identità visiva, il prodotto diventa uno degli attributi della marca

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8 2) Il ciclo della realtà Benetton affronta la realtà di ciò che è comune a tutti, di ciò che è proprio dell'Uomo in generale. Il dialogo instaurato da Benetton con i “consumatori” (individui) acquista profondità. Nel 1991, in occasione della Guerra del Golfo viene realizzata la foto di un cimitero di guerra Pubblicata su un solo giornale, in Italia, Il Sole 24 Ore, poiché tutti gli altri la rifiutarono, annuncia una frattura con le immagini precedenti. Lo stile diventa “realistico”, si introduce la profondità di campo, un pezzo di “vita vera” irrompe nell’universo edulcorato e falso della pubblicità Questa foto provocherà centinaia di articoli in tutto il mondo. Alle opposizioni nei confronti dell’irruzione del tema della morte in pubblicità Benetton risponde con una nascita, la famosa immagine di un neonato ancora attaccato al cordone ombelicale In Italia, il Comune di Palermo ingiunge alla Benetton di togliere le affissioni. A Milano, nega il grande spazio di Piazza Duomo. Arriva la condanna del Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria, il Comitato di Autoregolazione della categoria per il quale la foto “non tiene conto della sensibilità del pubblico”. Critiche analoghe vengono espresse anche in Gran Bretagna, Irlanda e Francia... Dopo, passato il periodo del rifiuto, l’immagine comincia ad essere compresa ed apprezzata (premi e mostre, in Svizzera, Italia, Olanda) il linguaggio della comunicazione Benetton cambia radicalmente. Con la campagna del febbraio 1992, arriva lo scandalo planetario. Questa campagna è costituita da foto di agenzia che mostrano immagini drammatiche, reali: l'agonia di un malato di Aids, un soldato che bandisce un femore umano, un uomo assassinato dalla mafia, un’automobile incendiata, una nave presa d'assalto da emigranti Sensibilizzazione nei confronti dei malati di AIDS: il mondo si divide tra accuse di cinismo e approvazione, e molte riviste avevano già rifiutato la pubblicazione, la madre di David Kirby disse: "Noi non abbiamo la sensazione di essere usati ma di usare la Benetton: David parla a voce molto più alta ora che è morto che non quando era vivo" Una nuova interessante domanda sul destino della pubblicità: si può usare il messaggio pubblicitario, l'enorme potenza dei budget impiegati in pubblicità, per instaurare con i consumatori un dialogo diverso dall’informazione sui prodotti? Chi ha stabilito che la pubblicità possa rappresentare soltanto l’assenza dei conflitti e del dolore?

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10 3) Il ciclo del diritto di parola e della legittimità ad esercitarlo Le accuse: –il carattere “scioccante” delle pubblicità –inaccettabile che un’operazione di sensibilizzazione fosse fonte di guadagno e associata a un'attività commerciale. Il guadagno trasformerebbe la denuncia in speculazione, la sensibilizzazione in cinismo Ciò che le si rimprovera a Benetton non è di esercitare un diritto di parola. È di non avere la legittimità per farlo. Finché la marca si limitava a mostrare immagini appartenenti al suo mondo possibile, non le si contestava niente. Ciò che ha dato fastidio è che Benetton abbia confuso il mondo “possibile” con il mondo “reale”, credendo di avere la legittimità di parlare di un mondo che non ha generato Successiva legittimazione del marchio grazie alla collaborazione con numerose associazioni riconosciute internazionalmente permette di superare questa critica: –Nel 1993 Caritas Svizzera e Federazione Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, campagna “Clothing Redistribution Project” (Luciano Benetton nudo).. Altre 44 associazioni in tutto il mondo –Sesta Giornata Mondiale dell'AIDS e l'obelisco di Place de la Concorde a Parigi Con l'alleanza con associazioni no-profit, istituzioni, organismi internazionali, Benetton dimostra che un uso “differente” della pubblicità è possibile Realizzazione dei cataloghi delle collezioni moda, ma fotografati con “gente vera”, realizzati a volte in collaborazione con grandi testate giornalistiche, o con istituzioni educative (come l'Istituto St. Valentin, per giovani disabili, in Germania). Oppure con i giovani abitanti desiderosi di riscatto di una cittadina siciliana (Corleone), in odore di “mafia”, o ancora con le tribù metropolitane di un quartiere alla moda di Tokyo

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12 Una delle campagne con Toscani, fotografata nel 2000 in alcuni penitenziari americani, aveva per oggetto la pena di morte ed ebbe un impatto mediatico sensazionale. Le principali TV di tutto il mondo dedicarono all’argomento parte dei loro notiziari. Tutta la stampa internazionale pubblicò le foto dei condannati mentre il dibattito sulla pena di morte si arricchiva di nuovi significativi contributi Toscani venne accusato dallo Stato del Missouri di falso fraudolento per aver ritratto con l'inganno dei condannati a morte. Secondo l'accusa, chiedendo il permesso di scattare le fotografie dei candidati alla sedia elettrica (un soggetto peraltro che ricorre anche nelle foto di Toscani), l'artista non avrebbe specificato ai responsabili lo scopo per cui voleva ritrarre i condannati, cioè quello di realizzare una campagna pubblicitaria. Toscani si giustificò negando il fatto che si trattasse di vera pubblicità, tematizzando invece la problematica dei valori umani e della pena di morte. Benetton decise di scusarsi con i parenti dei condannati, finendo per tirare su di sé la disapprovazione di Toscani “Niente è eterno per fortuna! – ha detto Toscani - E’ bello avere il coraggio di finire qualcosa che è stato fantastico e avere ancora l’entusiasmo di affrontare nuovi progetti”.

13 Dal 2000 Oliviero Toscani passa il testimone della creatività a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione che lui stesso ha contribuito a fondare. Così a partire dal 2001, il brand ha alternato, ogni tre stagioni, tradizionali campagne prodotto e campagne istituzionali sempre di più ampio respiro. 2001, Volunteers in Colors : una campagna di comunicazione Benetton, per celebrare l'Anno Internazionale del Volontariato. Non più la rappresentazione del volontariato associata soltanto all'emergenza e al dolore, ma piuttosto a un modo di realizzarsi nell’aiuto degli altri, legato a scelte personali e di qualità della propria vita 2003, Food For Life : una campagna di comunicazione Benetton, un libro e un supplemento di COLORS, in collaborazione con World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite in prima linea per la lotta contro la fame nel mondo 2004, James & Other Apes : una campagna di comunicazione Benetton, un libro e una mostra del Museo di Storia Naturale di Londra, con il supporto del Jane Goodall Institute, fondato dalla nota primatologa impegnata nella salvaguardia dell'ambiente e messaggero di pace delle Nazioni Unite 2008, Africa Works: una campagna mondiale di comunicazione dedicata al progetto di microcredito in Senegal. Benetton ha messo in primo piano l’Africa che lavora: una campagna mondiale di comunicazione per promuovere il progetto di microcredito in Senegal di Birima, la società di credito cooperativo fondata dal cantante senegalese Youssou N’Dour, alla quale il Gruppo Benetton ha destinato anche un solido sostegno economico. La vecchia accusa “Benetton sfrutta il dolore per vendere maglioni” si è ormai ribaltata. Sono le Nazioni Unite e le altre Associazioni a sfruttare la potenza e la riconoscibilità del marchio Benetton e dei suoi maglioni per dare voce “al resto del mondo”. Benetton continua a parlare di consumo e di comunicazione. La marca non vuole e, ovviamente, non può risolvere i problemi planetari. Il destinatario della marca non è un target specifico, è invece un soggetto collettivo, consumatori agiati che comprano dei vestiti e che la marca ritiene sufficientemente evoluti intellettualmente da smettere di bombardarli con spot coercitivi all'acquisto

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