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Le politiche previdenziali. Concetti di base Pensione Prestazione vitalizia in denaro prevista per affrontare rischi di vecchiaia e invalidità, nonché.

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Presentazione sul tema: "Le politiche previdenziali. Concetti di base Pensione Prestazione vitalizia in denaro prevista per affrontare rischi di vecchiaia e invalidità, nonché."— Transcript della presentazione:

1 Le politiche previdenziali

2 Concetti di base Pensione Prestazione vitalizia in denaro prevista per affrontare rischi di vecchiaia e invalidità, nonché in relazione al grado di parentela con un assicurato o un pensionato defunto Sistema pensionistico Complesso di regole ed istituzioni preposte ad erogare prestazioni pecuniarie vitalizie a coloro che hanno terminato la carriera lavorative, a fronte del versamento di parte del reddito percepito dai lavoratori/cittadini

3 VecchiaiaPremorienzaInvalidità Pensione previdenziale di vecchiaia Pensione indiretta Pensione d’invalidità previdenziale Pensione previdenziale di anzianità Pensione di reversibilità Pensione d’invalidità civile Pensione sociale Pensione di base

4 Vecchiaia Pensione previdenziale di vecchiaia: si eroga al lavoratore che ha raggiunto l’età pensionabile. Il diritto a questa prestazione è vincolato dal pagamento di contributi per un periodo minimo variabile nei diversi paesi (periodo contributivo minimo) Pensione previdenziale di anzianità: la prestazione viene erogata sulla base di versamento contributivo per un numero prestabilito di anni (in Europa, tra i 35 e i 45 anni)

5 Vecchiaia Pensione sociale: trattamenti a carattere assistenziale che garantiscono un livello minimo di reddito alle persone che, superata una certa soglia di età, non hanno alcun requisito contributivo o non hanno contributi sufficienti per avere diritto ad una pensione di vecchiaia. Si ottiene previo superamento della “prova dei mezzi”

6 Vecchiaia Pensione di base: è a somma fissa e spetta a tutti i cittadini che hanno superato una soglia di età (non è collegata al precedente reddito da lavoro); garantisce un livello minimo di reddito a tutti i cittadini anziani.

7 Premorienza Pensione indiretta: si eroga al coniuge (o in assenza, ai parenti più prossimi) nel caso in cui l’assicurato muoia prima del ritiro dal lavoro Pensione di reversibilità: si eroga ai medesimi soggetti nel caso in cui l’assicurato muoia dopo il pensionamento

8 Invalidità Pensione d’invalidità previdenziale: prestazione corrisposta ai lavoratori assicurati a fronte della perdita (parziale o totale) della capacità di lavoro a causa di un evento invalidante Pensione d’invalidità civile: prestazione di natura assistenziale rivolta agli invalidi civile (totali o parziali), ai non vedenti e ai sordomuti che si trovano in stato di bisogno, accertato attraverso la “prova dei mezzi”

9 3 tipi di sistemi pensionistici PRIMO PILASTRO: La previdenza pubblica o Sistema a capitalizzazione: i contributi versati dalle persone vengono accumulate in conti individuali, investiti sui mercati finanziari, rivalutati (secondo il rendimento degli investimenti) e convertiti in rendita al momento del pensionamento

10 o Sistema a ripartizione (pay as you go): i contributi versati dalle persone al tempo t vengono immediatamente utilizzati per il pagamento delle pensioni ai pensionati nel medesimo tempo t; I lavoratori che hanno versato i contributi al tempo t hanno il diritto, quando si ritireranno al tempo t + 1, a ricevere una pensione che sarà pagata da chi lavorerà al tempo t + 1

11 3 tipi di sistemi pensionistici SECONDO PILASTRO: Previdenza privata integrativa Gestita dallo Stato o da società (assicurazioni, banche) e costituita da fondi pensione occupazionali o collettivi, in genere basati su un sistema a capitalizzazione. 3 modalità: - Partecipazione in fondi pensione non gestiti dal datore di lavoro - Polizza vita di gruppo sottoscritta da un’impresa - Accantonamenti per mezzo di riserve di bilancio

12 3 tipi di sistemi pensionistici TERZO PILASTRO: Previdenza privata I lavoratori sottoscrivono su base volontaria polizze vita individuali con compagnie di assicurazione. Si basano in genere su un sistema a capitalizzazione e a contribuzione definita (il reddito da pensione è variabile a seconda dei rendimenti degli investimenti)

13 3 modi di calcolare le prestazioni pensionistiche  Prestazioni a somma fissa (flat rate): non c’è rapporto con i contributi effettivamente versati  Prestazioni calcolate con sistema retributivo: correlate al precedente reddito e calcolate sulla media delle retribuzioni, (retribuzione pensionabile)  Prestazioni calcolate con sistema contributivo: collegate all’effettivo ammontare di contributi versati

14 Prestazioni calcolate con sistema retributivo Le prestazioni sono collegate al precedente reddito da lavoro e generalmente sono calcolate sulla media delle retribuzioni di n anni di carriera P = rp · n · r P = rp · n · r P = pensione rp = retribuzione pensionabile (media delle retribuzioni di n anni di lavoro) n = numero degli anni di lavoro r = aliquota di rendimento (quanto rende un anno di contribuzione)

15 Prestazioni calcolate con sistema contributivo L’importo della pensione è strettamente legato all’ammontare dei contributi versati (montante contributivo) e in genere dipende da un altro parametro effettivo (tasso di rendimento degli investimenti) o convenzionale (stabilito dal legislatore, es. crescita del PIL)

16 RipartizioneCapitalizzazione Prestazioni collegate a retribuzione (A) Sistema retributivo (C) Sistema a prestazione definita Prestazioni collegate a contribuzione (B) Sistema contributivo (D) Sistema a contribuzione definita

17 Sistemi a RIPARTIZIONE (A)Sistema retributivo: l’importo della prestazione è collegato al livello di reddito da lavoro percepito prima del pensionamento (B) Sistema contributivo: l’importo della prestazione è calcolato sulla base dell’ammontare dei contributi versati e rivalutati

18 Sistemi a CAPITALIZZAZIONE (C) Sistema a prestazione definita: si stabilisce “a monte” il livello della pensione (in genere, in rapporto al reddito percepito nell’ultimo anno, oppure in rapporto alla contribuzione media degli ultimi n anni di lavoro). Il tasso di contribuzione richiesto al lavoratore (e al datore di lavoro) viene adeguato alle fluttuazioni del mercato finanziario e sulla base di proiezioni calcolate su altre variabili, al fine di garantire il livello di pensione prestabilito → RISCHIO: soprattutto a carico del soggetto che promuove il piano pensionistico

19 Sistemi a CAPITALIZZAZIONE (D) Sistema a contribuzione definita: si stabilisce “a monte” il tasso di contribuzione del lavoratore (e del datore di lavoro). Il livello di pensione dipende dal montante contributivo e dal rendimento che proviene dai contributi investiti sul mercato → RISCHIO: soprattutto a carico del beneficiario del piano pensionistico

20 Calcolo del valore delle pensioni TASSO DI SOSTITUZIONE LORDO Valore della pensione lorda al momento del pensionamento Valore dell’ultima retribuzione lorda percepita

21 Modelli originari degli schemi pensionistici Modello bismarckiano Modello beveridgeano Obiettivo Mantenimento del reddito Prevenzione della povertà Prestazioni Collegate al reddito A somma fissa Regole d’accesso Pagamento dei contributi Cittadinanza (bisogno) CoperturaLavoratori Tutta la popolazione (anziani poveri) Finanzia- mento Contributi Fiscalità generale

22 Il primo schema pensionistico italiano  Rivolto ad operai ed impiegati al di sotto di una certa retribuzione  Finanziamento: lavoratori e datori (in parti tendenzialmente uguali) + quote dello Stato  Gestione delle risorse a capitalizzazione  Calcolo della pensione secondo il sistema contributivo, con tassi di rivalutazione predeterminati, che consentono di pre- definire il livello della pensione futura  Età di pensionamento a 65 anni

23 Modifiche in epoca fascista  Introduzione della pensione di reversibilità  Abbassamento dell’età pensionabile (60 M; 55 F)  Finanziamento non più paritario ( 2/3 a carico del datore di lavoro; 1/3 del lavoratore)

24 Cambiamenti nella fase espansiva ( ) Modelli bismarckiani Modelli beveridgeani Rete di protezione per anziani in stato di bisogno, per mezzo di schemi che erogano prestazioni modeste sulla base della prova dei mezzi Estensione della copertura a tutta la popolazione anziana residente, attraverso la pensione di base e di cittadinanza Rafforzamento della protezione di base

25 Cambiamenti nella fase espansiva ( ) Modelli bismarckiani Modelli beveridgeani - Estensione della copertura a nuovi lavoratori - Passaggio a sistemi a ripartizione, spesso con calcolo delle pensioni con sistema retributivo - Riduzione età pensionabile - Introduzione di schemi integrativi con prestazioni calcolate sulla base del reddito precedente 2 modelli: - Gestione a ripartizione attraverso sistema pubblico - Sviluppo di fondi pensione privati a capitalizzazione Richieste dal ceto medio di nuove o più generose prestazioni pensionistiche

26 Sistemi monopilastro Sistemi multipilastro Paesi bismarckiani (Austria, Belgio, Francia, Grecia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna) + Finlandia, Norvegia, Svezia Paesi beveridgeani (Danimarca, Olanda, Gran Bretagna, Svizzera, Irlanda)

27 Sistema pensionistico italiano (prima degli anni ’90)  basato sul primo pilastro  dalla fine degli anni ’60 adotta il sistema a ripartizione  introduce il fondo che attualmente si indica con TFR (trattamento di fine rapporto) (L. 297/1982) (dopo gli anni ’90)  riconfigurazione del sistema su tre pilastri

28 TFR  Viene erogato obbligatoriamente dalle imprese al lavoratore che cessa il rapporto di lavoro (pensionamento, cambio di occupazione, licenziamento)  Finanziato da contributi sociali (6,91% della retribuzione lorda) per lavoratori privati (per pubblici, è prevista l’Indennità di buona uscita)  La prestazione è erogata in un’unica soluzione: retribuzione annua lorda di ogni anno di lavoro/13,5 x anni di contratto di lavoro  Il TFR costituisce in pratica una fonte di finanziamento per le imprese

29 Primo pilastro: previdenza pubblica Schemi pubblici a ripartizione con prestazioni collegate alle retribuzioni/alla contribuzione Assegno sociale Erogato da GIAS (Gestione interventi assistenziali per conto dello Stato) INPS, INPDAP, Casse autonome lavoratori dipendenti, Casse privatizzate dei liberi professionisti)

30 Secondo pilastro: forme pensionistiche a capitalizzazione ad adesione collettiva Fondi preesistenti Fondi “aperti” ad adesione collettiva Fondi “chiusi” o occupazionali Adesione collettiva da parte di lavoratori appartenenti ad una stessa azienda o settore produttivo (istituita da attori finanziari, senza intervento delle parti sociali) Istituiti attraverso la contrattazione collettiva tra sindacati e datori di lavoro per specifiche categorie di lavoratori

31 Terzo pilastro: forme pensionistiche a capitalizzazione ad adesione individuale Fondi “aperti” ad adesione individuale Polizze individuali pensionistiche Introdotte nel 2000

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33 Le cifre del sistema pensionistico (al 2003)

34 Il finanziamento  Versamento obbligatorio di contributi sociali  Aliquote contributive: 32,7% lavoratori dipendenti iscritti all’INPS 32,35% dipendenti pubblici iscritti all’INPDAP 10-20% per autonomi o parasubordinati  Lavoratori dipendenti: contribuzione per 2/3 a carico del datore di lavoro; per 1/3 del lavoratore  Lavoratori autonomi: completamente a loro carico

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37 Crisi dei sistemi a ripartizione  Rallentamento della crescita economica e delle retribuzioni  Aumento dei tassi di disoccupazione  Modificazione della struttura demografica: calo della fertilità; invecchiamento della popolazione (indice di dipendenza demografica degli anziani; indice di dipendenza economica degli anziani)

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39 Riforma dei sistemi mono-pilastro Riforme STRUTTURALI:  Riarticolazione su più pilastri,basati sulla capitalizzazione. È necessario definire regole per le forme pensionistiche complementari, nonché agevolare la deducibilità fiscale per i fondi complementari PROBLEMA: il “doppio pagamento”

40 Riforma dei sistemi mono-pilastro Riforme PARAMETRICHE  Innalzamento età pensionabile  Diminuzione dell’importo delle prestazioni  Passaggio da sistema retributivo a sistema contributivo  Estensione del periodo contributivo minimo per avere diritto alla pensione di anzianità e vecchiaia

41 La pensione non viene più equiparata al salario, ma si introduce il principio di piena corrispettività tra contributi versati e pensione percepita PROBLEMA: adeguatezza delle prestazioni previdenziali erogate

42 Principali provvedimenti normativi nel settore della previdenza in Italia Legge 153/1969  passaggio al sistema a ripartizione  Calcolo delle prestazioni di tipo retributivo Conseguenze  aumento della spesa  Elevata frammentazione normativa  Elevato livello delle pensioni a fronte di requisiti contributivi poco stringenti  Deficit strutturale per le pensioni dei lavoratori autonomi  Inconsistenza degli schemi complementari (secondo e terzo pilastro)

43 Anni ’90: la fase delle riforme RIFORMA AMATO L. 421/1992 legge-delega D.Lgs 503/1992: Ristrutturazione del sistema pubblico a ripartizione (primo pilastro) o Modifica nel calcolo delle pensioni: estensione del periodo di riferimento per il calcolo delle retribuzioni pensionistiche o Innalzamento età pensionabile per dipendenti privati o Innalzamento dei requisiti di accesso alle pensioni di anzianità o Indicizzazione delle pensioni al tasso di inflazione o Aumento da 15 a 20 anni del periodo contributivo minimo per accedere alle pensioni di vecchiaia o Introduzione del divieto di cumulo tra pensione e reddito

44 RIFORMA AMATO d.Lgs 124/1993 Quadro normativo per lo sviluppo dei pilastri pensionistici complementari a capitalizzazione: - Si creano fondi “aperti” e “chiusi” - Possibilità di utilizzare il TFR per finanziare i fondi pensionistici complementari: i lavoratori entrati nel mondo del lavoro dopo il 1° gennaio 1993 devono obbligatoriamente versare il TFR sui fondi pensioni, nel caso in cui scelgano di sottoscrivere un piano pensionistico complementare. L’adesione resta dunque VOLONTARIA

45 RIFORMA DINI L. 335/1995 introduce il nuovo sistema CONTRIBUTIVO per il calcolo delle pensioni (i contributi vengono rivalutati secondo la media del PIL degli ultimi 5 anni; il montante contributivo accumulato viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione, che aumenta all’aumentare dell’età di pensionamento introduce il nuovo sistema CONTRIBUTIVO per il calcolo delle pensioni (i contributi vengono rivalutati secondo la media del PIL degli ultimi 5 anni; il montante contributivo accumulato viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione, che aumenta all’aumentare dell’età di pensionamento Si individuano 3 gruppi di lavoratori: Si individuano 3 gruppi di lavoratori: - Contribuzione uguale o superiore a 18 anni: resta il sistema retributivo - Contribuzione inferiore a 18 anni: sistema misto (sistema contributivo pro rata) - Nuovi entrati nel mercato del lavoro (dopo 1° gennaio 1996): sistema contributivo - Età pensionabile flessibile (tra 57 e 65 anni)

46 L. 243/2004  incentivi per dipendenti privati a restare nel mondo del lavoro, anche dopo aver maturato requisiti di età e contributivi (versamento dei contributi in busta paga)  Innalzamento dei requisiti minimi per le pensioni di anzianità (35 anni di contribuzione e 60 anni di età; nel anni; oppure 40 anni di contributi)  Requisiti per pensioni di vecchiaia: 5 anni di contributi e 65 anni (uomini) 60 (donne)  “silenzio assenso” per trasferimento del TFR ai fondi pensionistici complementari  Agevolazioni fiscali per sviluppare il secondo e terzo pilastro

47 L’assegno sociale L’assegno sociale, introdotto con la legge di riforma n. 335/1995, trova applicazione con riferimento alle nuove liquidazioni dal 1996, ed è una prestazione assistenziale non reversibile erogata dall’INPS ai cittadini italiani che hanno compiuto 65 anni di età, residenti sul territorio nazionale e sprovvisti di reddito, ovvero in condizioni particolarmente disagiate. Per l’anno 2008 l’importo mensile dell’assegno sociale è di € 395,59 per tredici mensilità e pertanto i limiti di reddito sono di € 5.142,67 se il richiedente non è coniugato, e di € ,34 annui (cioè il doppio dell’assegno sociale) se il richiedente è coniugato.

48 Il trattamento minimo Il trattamento minimo è un’integrazione che lo Stato, tramite l’Inps, corrisponde al pensionato quando la pensione che deriva dal calcolo dei contributi è di importo inferiore a quello che viene considerato il “minimo vitale”, la cui cifra viene stabilita, di anno in anno, dalla legge. Per l’anno 2008 l’importo del trattamento lordo minimo di pensione è pari a € 443,12 per tredici mensilità (€ 5.760,56 annui), mentre nel caso di reddito cumulato con quello del coniuge è pari a € ,68.

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